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giovedì 15 maggio 2014

Sant'Isidoro l'agricoltore (San Isidro labradòr) laico (ricorrenza: 15 maggio)


 

Isidoro (Isidro de Merlo y Quintana) nacque a Madrid attorno al 1070 da poveri contadini e contadino "sotto padrone" fu egli stesso per tutta la vita, così come per tutta la vita fu analfabeta, cosa del tutto normale a quei tempi. Rimasto presto orfano di padre si vide costretto a lasciare la zona di Madrid per via della guerra (le conquiste musulmane degli Almorávidi) per andare verso Torrelaguna (a una cinquantina di chilometri) dove trovò anche moglie: Maria Toribia, contadina pure lei. Rientrò a Madrid solo alla fine della guerra.
(Nel 1697 papa Innocenzo XII proclamò beata sua moglie Maria Toribia, ora nota come Santa María de la Cabeza)
Profondo credente, durante la giornata lo si vedeva spesso appartato a pregare, tanto da essere accusato di svogliatezza dagli altri lavoranti che spinsero il padrone Juan de Vargas a controllarlo. Ma dai "controlli" emerse semplicemente che, pur con le soste di preghiera, alla fine della giornata il lavoro che Isidoro avrebbe dovuto fare era comunque sempre completato "per intervento di due angeli", come ebbe a raccontare il padrone; questi, ormai convinto dell'onestà del suo contadino, se lo affiancò come suo uomo di fiducia. Isidoro fu pure accusato di rubare il grano dai sacchi da portare al mulino; e nella faccenda c'era del vero perché Isidoro ne dava effettivamente ai poveri (taluno racconta che ne dava anche agli uccellini), solo che all'arrivo il grano era miracolosamente di nuovo tutto al suo posto, malgrado i "prelievi" fatti, sicché....
Guadagnando di più per la considerazione del padrone, Isidoro e Maria dividevano ancora più di prima le loro cose con i poveri attorno a loro. Il miracolo più noto è tuttavia legato alla sua famiglia: essendo suo figlio caduto in un pozzo profondo quasi trenta metri, Isidoro con le sue preghiere fece salire l'acqua fino al bordo, che così sollevò il bimbo che si salvò.
Il figlio sarà conosciuto come San Illán (Giuliano), eremita a Cebolla (presso Toledo) dove viene ricordato la terza domenica di settembre.
Isidoro morì il 30 novembre 1172, "circa" novantenne. Dopo una quarantina d'anni il corpo fu riesumato dal cimitero madrileno di Sant'Andrea a furor di popolo e fu portato nella vicina chiesa omonima; la gente già si rivolgeva a lui per chiedere favori legati ai raccolti e ai campi.
Annessa alla chiesa sorse poi la "Capilla de San Isidro" costruita a partire dal 1657 e più volte ristrutturata; secondo la tradizione la Cappella si trova sul luogo della casa dove erano vissuti Isidoro e Maria. Ora ospita un piccolo museo.
Fu il re di Spagna Filippo II, ritenutosi miracolato per intercessione di Isidoro, a "dare la spinta" per la sua canonizzazione, proclamata nel 1622 da papa Gregorio XV (assieme a Filippo Neri, Teresa d’Avila, Ignazio di Loyola e Francesco Saverio). In realtà la morte del Pontefice fece slittare la Bolla di Canonizzazione al 4 giugno 1724 quando fu firmata da Benedetto XIII.
Isidoro era stato beatificato da Paulo V il 14 giugno 1619, ed allora ne era stata fissata la festa al 15 maggio. Dal 1212 è patrono di Madrid (addirittura dal 1621 la sua festa è "giorno di precetto" nella capitale spagnola).
San Isidro Labradòr (labradòr = contadino), come dicono in Spagna (o anche semplicemente "el Santo Labradòr"), è patrono dei contadini, dei raccolti, dei campi e come tale la sua fama si diffuse prima in Spagna e nelle sue colonie americane e quindi in molti Paesi europei.
La ricorrenza di Sant'Isidoro è l'evento più importante per tutta Madrid sia per il sacro, con grandi celebrazioni e una seguìta processione sia sotto l'aspetto più profano, con concerti, mostre e spettacoli dove non è raro incontrare madrileni vestiti con il tipico castizo che gustano le tradizionali ciambelle. Evento nell'evento e clou delle celebrazioni di San Isidro è il Festival Taurino che riempie la "plaza de toros de Las Ventas" per un mese intero con corride giornaliere.

 
Sant'Isidoro venerato anche in Sardegna


Sant'Isidoro è venerato in numerosi paesi della Sardegna (Sinnai, Mandas, Senorbì, Orosei, Galtellì, Sedilo, Genoni, Orroli, Calangianus, Santa Teresa Gallura, Teulada) e le celebrazioni in suo onore rappresentano una delle principali feste della primavera. Un tempo le processioni in onore del Santo vedevano la partecipazione di bovi aggiogati e inghirlandati con fiori di campo, mentre oggi prevalgono lunghe teorie di trattori infiorati. Ma oggi come in passato si chiede al Santo di propiziare un buon raccolto e gli si affidano le messi chiedendogli di allontanare le carestie. Nelle varie località dell'isola oltre alla processione religiosa con il canto dei gosos o goccius (antichi canti sacri con i quali si celebrano le lodi del santo cui sono dedicati), si può assistere alle sfilate di costumi tradizionali, a spettacoli folkloristici quali balli, canti tradizionali e gare poetiche in lingua sarda.