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mercoledì 13 agosto 2014

Massimiliano Kolbe - al battesimo Raimondo - nasce l'8 gennaio del 1894 a Zdunska Wola non molto lontano da Lodz (Polonia), figlio di Giulio e Maria Dabrowska.



Nella sua adolescenza, si sente affascinato dall'ideale di San Francesco d' Assisi ed entra nel seminario minore dei Francescani conventuali di Leopoli.
Dopo il noviziato è inviato a Roma, al Collegio Internazionale dell'Ordine, per gli studi ecclesiastici. Nell'anno 1915 consegue il diploma in filosofia e nel 1919 in teologia.
Mentre l'Europa è sconvolta dalla Prima Guerra Mondiale,Massimiliano sognauna grande opera al servizio dell'Immacolata per l'avvento del Regno di Cristo.
La sera del
16 ottobre 1917, fonda con alcuni compagni la "Milizia dell'Immacolata". Il suo fine è la conversione e la santificazione di tutti gli uomini attraverso l'offerta incondizionata alla Vergine Maria.
Nel 1918 è ordinato sacerdote e nel 1919, completati gli studi ecclesiastici, ritorna in Polonia per iniziare a Cracovia un lavoro di organizzazione e animazione del movimento della Milizia dell'Immacolata.
Come strumento di collegamento tra gli aderenti al movimento fonda la rivista "Il Cavaliere dell'Immacolata"
La città dell'Immacolata (Niepokalanow)
Nell'anno 1927 stimolato dal notevole incremento di collaboratori consacrati e dal crescente numero di appartenenti alla M.I., trasferisce il centro editoriale a Niepokalanow, o "Città dell'Immacolata", vicino Varsavia, dove saranno accolti più di 700 religiosi, che si dedicano all'utilizzo dei mezzi di comunicazione sociale per evangelizzare il mondo. Nell'anno 1930 con altri quattro frati, parte per il Giappone, dove fonda "Mugenzai no Sono" o "Giardino dell'Immacolata", nella periferia di Nagasaki, e stampa una rivista mariana. Questa "città" rimase intatta quando nel 1945 esplose, a Nagasaki, la bomba atomica. Nel 1936, rientra in Polonia, sollecitato dalla crescita della comunità religiosa e dall'espansione dell'attività editoriale: undici pubblicazioni di cui un quotidiano di grande ripercussione nella classe popolare con una tiratura 228.560 copie e il Cavaliere con un milione di copie.
Il primo settembre del 1939, scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Anche Niepokalanow è bombardata e saccheggiata. I religiosi devono abbandonarla. Gli edifici sono utilizzati come luogo di prima accoglienza per profughi e militari. Il 17 febbraio 1941 Padre Kolbe è arrestato dalla Gestapo e incarcerato nel carcere Pawiak di Varsavia. Il 28 maggio dello stesso anno è deportato nel campo di sterminio di Auschwitz, nel quale gli viene assegnato il numero 16670.
I frati lasciano Niepokalanow
Alla fine di luglio avviene l'evasione di un prigioniero. Come rappresaglia il comandante Fritsch decide di scegliere dieci compagni dello stesso blocco, condannandoli ingiustamente a morire di fame e di sete nel sotterraneo della morte.
Con lo stupore di tutti i prigionieri e degli stessi nazisti, Padre Massimiliano esce dalle file e si offre in sostituzione di uno dei condannati, il giovane sergente polacco Francesco Gajowniezek.
In questa maniera inaspettata ed eroica Padre Massimiliano scende con i nove nel sotterraneo della morte, dove, uno dopo l'altro, i prigionieri muoiono, consolati, assistiti e benedetti da un santo.
Il 14 agosto 1941, Padre Kolbe termina la sua vita con un'iniezione di acido fenico. Il giorno seguente il suo corpo è bruciato nel forno crematorio e le sue ceneri sparse al vento. Il 10 ottobre 1982, in Piazza San Pietro, Giovanni Paolo II dichiara "Santo" Padre Kolbe, proclamando che "San Massimiliano non morì, ma diede la vita..."

Medaglia Miracolosa - Senza «prove più chiare»



San Massimiliano considerava la medaglia miracolosa “la pallottola dell’Immacolata” per fare breccia nel cuore dell’uomo e disporlo all’accoglienza della grazia di Dio.  Ecco una sua testimonianza raccontata ai lettori del Rycerz  Niepokalanej.
«Quello ormai non si converte più», si lamentava la moribonda. La confortavo come potevo, dicendole che la Madre Ss. ma è capace di salvare anche i peccatori ostinati, perciò anche suo marito aveva ancora la possibilità di convertirsi.  Poco dopo egli venne a trovare la moglie. …In qualità di cappellano dell’ospedale ritenni in certo modo mio dovere occuparmi anche di quella anima. Nei momenti liberi, dunque conversavo volentieri con lui su problemi riguardanti la fede. Tuttavia, il suo argomento conclusivo era: «Io ho bisogno di prove più chiare». Allorché gli parlai con maggiore risolutezza, egli dichiarò apertamente: «Padre, io sono eretico».
Vedevo che non voleva istruirsi e disprezzava le buone letture. A questo punto, che fare? Raccomandai l’intera faccenda all’Immacolata. per l’intercessione  della vergine di Lucca Gemma Galgani, morta pochi anni fa in concetto di santità e già conosciuta in tutto il mondo. Poco dopo venni a sapere che il giorno seguente egli sarebbe partito; a brevissima distanza una seconda notizia mi informava che la partenza sarebbe avvenuta propria durante la notte seguente. Per complicare le cose, era giunto un suo parente che soggiornava insieme con lui. Per trovarlo solo, gli feci sapere che più tardi sarei stato occupato, perciò se desiderava incontrarsi con me lo avrebbe dovuto fare subito. E, infatti, venne.
Partendo da lontano, indirizzai la conversazione sulla confessione, ma l’argomento procedeva con difficoltà; improvvisamente si aprì la porta e si presentò proprio quel parente, che gli disse di fare in fretta, perché era già ora di andare al treno. E uscirono dopo un breve saluto. Rimasi solo… «Come andrà a finire questa faccenda?», dissi tra me e me. Mi inginocchiai e supplicai con poche parole, ma fervorosamente, l’Immacolata per intercessione di Gemma. Tutt’a un tratto mi viene un’ispirazione: esco in corridoio. Vi trovo quel parente. «Mi scusi – gli dico rivolgendomi a lui – devo sbrigare ancora una faccenda con questo signore». «Ma certamente, prego», risponde. Il mio «eretico» stava già uscendo dalla stanza con la valigia in mano. Lo invito, allora, nella mia stanza. Appena chiusi la porta, presi una «medaglia miracolosa» e gliela diedi come ricordo. L’accettò per cortesia. Allora gli proposi nuovamente di confessarsi.
«Non sono preparato. No! Assolutamente no!» ebbi per tutta risposta. Ma …nello stesso momento cadde in ginocchio, come se una forza superiore lo avesse costretto a farlo. La confessione incominciò.  E pianse come un bambino… L’Immacolata aveva vinto anche senza prove «prove più chiare». Gloria a Lei in eterno!.
(SK1047)

Cosa rappresenta la Medaglia Miracolosa

E' il segno esterno della totale donazione interiore all'Immacolata (la seconda condizione per appartenere alla M.I.)
Questa medaglietta è chiamata comunemente "miracolosa", poiché, in effetti, essa ha operato innumerevoli conversioni. L'Immacolata si compiace di far scendere incessantemente numerosissime e svariate grazie su coloro che la portano al petto con devozione.
(SK 1226)

Origini della Medaglia Miracolosa

La medaglia ebbe la propria origine nell'anno 1830; fu coniata nell'anno 1832. L'Immacolata stessa la volle mostrare a Caterina LABOURE', novizia delle Suore della Misericordia, a Parigi. La gran quantità di grazie ottenute conferma l'autenticità di tale apparizione. (SK 1226) Ascoltiamo il suo racconto: "il 27 novembre, sabato precedente la prima domenica di avvento, vidi la SS. Vergine accanto al quadro di s. Giuseppe. Aveva la faccia abbastanza scoperta e sotto i suoi piedi vi era il globo terrestre. Le sue mani reggevano delicatamente un altro globo terrestre. Mentre, affascinata dalla vista della SS Vergine Maria, stavo mirando la maestà di Lei, la SS Vergine volse il benevolo sguardo su di me, mentre una voce interiore mi diceva: "il globo terrestre che tu vedi rappresenta il mondo intero e ogni singola persona ".I raggi che tu vedi emanare dalle palme delle mie mani sono il simbolo delle grazie che spando su coloro che me le domandano. (SK 1011)

Come è fatta la Medaglia Miracolosa

Poi la SS Vergine fu circondata come da una cornice ovale, sulla quale apparve la seguente scritta a caratteri d'oro: O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI, CHE RICORRIAMO A TE. Poi sentìi una voce che mi diceva: "Fa coniare una medaglia secondo questo modello; tutti coloro che la porteranno riceveranno grandi grazie, particolarmente se la porteranno al collo. Elargirò numerose grazie a coloro che confideranno in me". A questo punto mi sembrò che il quadro si voltasse. E sull'altro lato vidi la lettera "M", dal centro della quale si ergeva una croce, mentre al di sotto del monogramma della SS Vergine vi erano: il Cuore di GESU' circondato da una corona di spine e il Cuore di MARIA trafitto da una spada." (SK 1011)

Maria stessa ha consegnato all'umanità la Medaglia Miracolosa

In diversi tempi la SS Vergine Maria è venuta in aiuto dei propri figli ed ha offerto svariati modi per raggiungere più facilmente la salvezza e la liberazione degli altri dal giogo di satana. Adesso, nell'era dell'Immacolata Concezione, la SS Vergine ha consegnato all'umanità la medaglia miracolosa, la quale, per mezzo di innumerevoli miracoli di guarigioni e soprattutto di conversioni, conferma la propria provenienza celeste. Manifestandola, l'Immacolata stessa promise moltissime grazie a tutti coloro che l'avrebbero portata; e poiché la conversione e la santificazione sono grazie divine, la medaglia miracolosa è il mezzo migliore per raggiungere il nostro scopo. Essa, perciò, costituisce l'arma migliore della "Milizia". (SK 1248)

La pallottola dell’Immacolata

Distribuire la Medaglia Miracolosa, ovunque è possibile, anche ai fanciulli, affinché la portino sempre al collo, agli anziani e soprattutto ai giovani, affinché sotto la sua protezione abbiano  le forze sufficienti per respingere le innumerevoli tentazioni e insidie che incombono su di loro in questi nostri tempi. Anche a coloro che non entrano mai in chiesa, che hanno paura di accostarsi  alla confessione, che si fanno beffe delle pratiche religiose, che ridono delle verità di fede, che sono immerse nel fango dell’immoralità oppure vivono nell’eresia  fuori della Chiesa: a costoro è indispensabile offrire  la medaglietta dell’Immacolata e sollecitarli a volerla portare e, nello stesso tempo, supplicare con fervore l’Immacolata per la loro conversione. Molti riescono a raggiungere il loro scopo persino, quando qualcuno non vuole accettare nel modo più assoluto la medaglietta. Ebbene, la cuciono di nascoste nelle vesti e pregano, mentre l’Immacolata, presto o tardi, dimostra quel che è capace di fare. La medaglia miracolosa, quindi, è la pallottola della Milizia dell’Immacolata.  (SK 1122)

La partita è vinta

In questi giorni è venuta da me una signora per chiedermi di recarmi da un ammalato che…non voleva confessarsi. Era già stato a trovarlo il sacerdote Don H., il quale aveva appunto mandato da me quella signora, perché i suoi tentativi erano falliti.
«L’ammalato prega la Madonna recitando almeno un’Ave Maria al giorno?», le chiesi.
«Glie l’ho proposto, ma egli mi ha risposto che non crede nella Madonna».
«La prego di portargli questa medaglietta – dissi io porgendole una medaglia miracolosa -  Chissà che non accetti per riguardo verso di lei e se la lasci mettere al collo! »
«L’accetterà per fare un piacere a me».
«Bene, gliela porti e preghi per lui; per parte mia io cercherò di fargli una visitina» E se ne andò…
Nel frattempo mi sono incontrato con don H., il quale mi ha raccontato: « Sono stato dall’ammalato e mi sono incontrato con lui come se si fosse trattato di una persona di mia conoscenza, tuttavia non sono riuscito a combinare alcunché. La prego: ci vada anche lei. Debbo aggiungere che l’ammalato è una persona colta; ha appena terminato gli studi universitari di selvicoltura».
Non molto tempo dopo quella signora è ritornata per dirmi che l’ammalato stava peggiorando e che i suoi genitori, presenti accanto a lui, non si sbrigavano affatto a chiamare un sacerdote, perché temevano di impressionarlo.  Pensavo tra me: « L’ammalato non desidera il sacerdote e neppure i suoi genitori: a che scopo andarci, dunque? »; nonostante tutto, però, ci sono andato, benché nel profondo dell’animo fossi tormentato dal dubbio sull’esito positivo della visita. L’unica speranza era la medaglietta che l’ammalato teneva con sé. Strada facendo recitai il Rosario. Dopo un penoso cammino suonai alla porta dell’ospedale. Subito dopo fui accompagnato nel reparto delle malattie infettive, dove appunto era ricoverato l’ammalato. Mi sedetti accanto al suo letto e avviai la conversazione. Mi informai sul suo stato di salute, ma in breve la conversazione si spostò su argomenti religiosi. L’ammalato mi manifestava i suoi dubbi e io cercavo di chiaririglieli. Durante la conversazione notai al suo collo un cordoncino azzurro, proprio quello a cui era infilata la medaglietta. «Ha la medaglietta – pensai – perciò la partita è vinta».
Improvvisamente l’ammalato si rivolge a me e dice : «Padre, si potrebbe venire al dunque?
«Allora lei vuole confessarsi? », chiedo io. Per tutta risposta un pianto dirotto sconvolse il suo petto dimagrito….Il singhiozzo durò per un buon minuto, quando l’ammalato si fu calmato, ebbe inizio la confessione.
Dopo aver ricevuto il viatico e l’estrema unzione, l’ammalato volle manifestarmi la propria riconoscenza, abbracciandomi e baciandomi. Nonostante il pericolo di infezione della malattia, gli diedi volentieri il bacio della pace. (SK1066)

Santità

Devo essere santo, un grande santo”

«La via verso la santità è aperta a tutti». (SK 1004)«Per natura l’uomo tende al proprio perfezionamento non soltanto fisico e intellettuale, ma anche morale; perciò nella storia dell’umanità ci incontriamo ovunque in persone che sono considerate superiori non soltanto rispetto alla gente comune, ma anche a individui dotti e queste persone vengono chiamate : santi»….”Falsa è pure l’idea, abbastanza diffusa, che i santi non siano stati simili a noi. Anch’essi erano soggetti alle tentazioni, anch’essi cadevano e si rialzavano, anch’essi si sentivano oppressi dalla tristezza, indeboliti e paralizzati dallo scoraggiamento. Tuttavia, memori delle parole del Salvatore: «Senza di me non potete far nulla” [Gv 15,5], e di quelle di san Paolo: “ Tutto posso in colui che mi dà forza” [Fil 4,13], non confidavano in se stessi, ma, ponendo tutta la loro fiducia in Dio, dopo ogni caduta si umiliavano, si pentivano sinceramente, purificavano l’anima nel sacramento della penitenza e poi si mettevano all’opera con un fervore ancora maggiore”. Allorché s. Scolastica chiese al fratello s. Benedetto che cosa fosse necessario per raggiungere la santità, ottenne questa risposta: «Bisogna volere» (SK 1001)

Amare Dio fino all'eroismo

Solo Gesù venendo al mondo, ha indicato all'umanità, con l'esempio e con la parola la strada verso la vera santità. La sostanza di essa è amare Dio fino all'eroismo. Il segno distintivo è il compimento della Volontà Divina, contenuta soprattutto nei comandamenti di Dio e della Chiesa e nei doveri del proprio stato. Il mezzo è la continua vigilanza su se stessi, al fine di conoscere i propri difetti e sradicarli, innestare le virtù, coltivarle, svilupparle fino ai gradi più elevati; poi la preghiera, con la quale l'anima si procura le grazie divine soprannaturali, indispensabili al progresso spirituale. In tutti i santi la preghiera occupa un posto di primo piano. (SK 1001)

La via più breve per raggiungere la S. è imitare Gesù

Non abbiate affatto paura di amare troppo l'Immacolata, dato che non l'ameremo mai nel modo come l' l'ha amata Gesù. Ebbene, tutta la nostra santità consiste nell'imitare Gesù. Chi si avvicina a Lei, per ciò stesso si avvicina a Dio, solo che lo fa percorrendo una strada più breve, più sicura , più facile. (SK 542)

La S. si raggiunge compiendo scrupolosamente la propria missione

Ogni uomo nasce con le capacità proporzionate alla missione a lui affidata e, per tutto il corso della sua vita, l'ambiente e le circostanze, tutto contribuisce a rendergli possibile e facile il conseguimento dello scopo. E in tale conseguimento dello scopo consiste appunto tutta la perfezione dell'uomo; e con quanta maggiore precisione uno realizza il proprio compito, quanto più scrupolosamente compie la propria missione, tanto più è grande e santo agli occhi di Dio. (SK 1010)

Come si arriva alla S.

Alla Santità si giunge mediante il quotidiano rinnegamento di sé. Se è difficile, rivolgiamoci all'Immacolata ed Ella ci insegnerà il modo di farlo e aggiungerà le energie per attuarlo. (SK 1358)