(Pawiak-Auschwitz,
febbraio-15 agosto 1941)
Polacco
in vita e in morte!
Massimiliano
Sa di essere nel mirino della Gestapo, prevede lucidamente la sua
fine: in molti gli avevano fatto presente che si stava tramando alle
sue spalle, per il suo arresto, chiedendogli di essere prudente.
Padre Massimiliano, anche durante l’occupazione tedesca, rivela
dunque talento e capacità non comuni, tanto da riuscire ad attirare
su di sé l’attenzione e l’affetto di ogni genere di persona.
Anche la polizia tedesca intuisce queste doti capaci d’influire,
specie attraverso la Stampa, Sul popolo polacco. La Gestapo, infatti,
al fine di catturarne il potere mediatico, arriverà addirittura a
offrirgli di assumere la cittadinanza tedesca, equivocando sul fatto
che il suo cognome, Kolbe, sia un cognome assai diffuso in Germania.
Fiero
delle sue origini polacche, onesto fino al martirio, egli rifiuta la
proposta, affermando di essere stato e di Voler rimanere polacco,
peggiorando così la sua situazione, già pesantemente condizionata
dalla sua appartenenza al popolo polacco e dallo stato di religioso
cattolico. Per questo ai polacchi è doppiamente caro: perché santo
e perché volle morire da polacco!
«Addio
cari figli, non sopravvivrò a questa guerra»
La
sera del 16 febbraio, Massimiliano sembra inquieto e più affettuoso
che mai con i suoi figlioli, tanto che questi, ripercorrendo in
seguito col pensiero quelle ultime ore con il padre, comprenderanno
solo dopo le sue parole e il perché di quel suo inconsueto, accorato
trasporto.
Tra
mezzanotte e le due del mattino, padre Kolbe telefona a fra Pelagio,
svegliandolo, per riprendere la conversazione spirituale che avevano
avuto durante il giorno, sprona il confratello alla fedeltà verso il
Signore e alla devozione all’Immacolata. Dopo un po', i due
recitano insieme la seguente preghiera: «Immacolata Concezione,
Immacolata Concezione, Immacolata di Dio, Immacolata di Dio, mia
Immacolata, mia Immacolata, Immacolata nostra, Immacolata nostra».
Padre Massimiliano torna poi nella sua stanza. Siamo alle prime ore
del 17 febbraio: il frate, allo stremo della fatica, non volendo però
rinunciare all’urgenza di lasciare sulla carta le sue meditazioni,
chiede a fra Arnaldo di scrivere sotto dettatura quelle che saranno
le ultime appassionate parole che illumineranno il mistero
dell’Immacolata, consegnandoci pagine di altissima mistica sulla
Santissima Trinità e sulla figura dell’Immacolata Concezione in
seno a essa.
«Fratelli,
non dimenticate l’amore!».

