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venerdì 2 ottobre 2015

Il Signore ti manderà il suo angelo, e custodirà il tuo cammino.....Diverse storie di angeli - Tratte da “ GLI ANGELI” di Don Giuseppe Tomaselli



San Venceslao.
Il re di Boemia, San Venceslao, era religiosissimo. Si dedicò al bene dei sudditi e specialmente dei poveri ed afflitti. Coltivava la virtù della purezza con ogni cura e poteva dirsi un Angelo in carne. Iddio lo assisteva sempre. Un giorno si trovò davanti ad un fiero nemico, certo Radislao, re di Corimena; avrebbe incontrato certamente la morte. Essendo in grave pericolo, alcuni Angeli apparvero intorno a lui, dandogli delle armi; inoltre dissero: « Radislao, non arrischiarti a ferire costui! ». Il nemico, spaventato, cadde in ginocchio e chiese umilmente perdono al re di Boemia. Un'altra volta a S. Venceslao, mentre era seduto sul trono, apparvero due Angeli, con una croce di oro, in atto di consegnargliela. Il re, sceso dal soglio, prese la croce con devozione. Gli Angeli poi sparirono; la croce invece rimase. Forse il Signore voleva preavvisarlo del martirio che presto gli sarebbe toccato. Infatti, mentre pregava in Chiesa, una masnada di uomini, con a capo il fratello, gli fracassò la testa ed il sangue fu asperso sulle pareti della stessa Chiesa. Era d'accordo in questo delitto anche la madre; ma Iddio fece aprire la terra e l'infelice donna fu inghiottita dal suolo. L'anima di S. Venceslao fu portata dagli Angeli al trono di Dio ed oggi fa parte della grande schiera dei Martiri.
I buoni sono sempre perseguitati. Ma guai ai persecutori, perchè presto o tardi saranno colpiti dalla giustizia di Dio!




Il monte Gargano.
Sul monte Gargano, nelle Puglie, è innalzato un grande santuario a S. Michele Arcangelo. Questo Principe degli Angeli, che nell'antico Testamento era il Custode della Sinagoga degli Ebrei ed oggi è il Custode della Chiesa Cattolica, ha voluto scegliersi in Italia, ov'è la Sede del Vicario di Gesù Cristo, un luogo particolare di venerazione. Alle falde del monte Gargano si trovava un armento di buoi a pascolare. Ad un tratto un bue si separò dall'armento e fuggì lontano. Inseguito, entrò in una grotta del monte; nessuno osava entrarvi, essendo il bue inferocito. Un tale tentò di ucciderlo, lanciando una freccia. Questa non si conficcò nel corpo della bestia, ma tornò indietro verso l'arciere. I presenti, sbalorditi, non osarono fare altro contro il bue; andarono però dal Vescovo a riferire l'accaduto. Il Vescovo ordinò tre giorni di digiuno e di preghiera per ottenere da Dio i lumi in proposito. Dopo i tre giorni, San Michele Arcangelo apparve al Vescovo, dicendogli che quel luogo era sotto la sua custodia e che quel prodigio era avvenuto per dimostrare che Iddio voleva ivi un culto particolare in memoria di sè e degli Angeli. Il Vescovo andò alla grotta in processione con gran numero di fedeli ed, ivi giunto, avvenne un altro prodigio: apparve in quel luogo un bel Tempio. Contemplarono tutti la visione. Il Vescovo comprese che Iddio voleva innalzato ivi una Chiesa e stabilì che vi si cominciassero a compiere le sacre funzioni. I miracoli si moltiplicarono sul monte Gargano ed il culto di San Michele Arcangelo e degli Angeli si diffuse sempre più. Fu costruito il Tempio con sollecitudine.Ogni anno la Santa Chiesa ricorda l'apparizione dell'Arcangelo San Michele ed il Santuario del monte Gargano è gremito di fedeli. Si fanno dei viaggi in Italia in occasione di nozze o per visitare i luoghi più celebri. Ma chi pensa a visitare il Santuario del monte Gargano? Eppure è questo uno dei luoghi più sacri dell'Italia, luogo di prodigi e di celesti benedizioni.

San Filippo Neri.
Uno dei Santi più popolari di Roma fu San Filippo Neri. Esercitava le virtù cristiane con grande perfezione particolarmente la carità verso i poverelli. Gesù riconosce come fatto a sè quello che si fa al prossimo; volle perciò dare a San Filippo Neri una prova del suo gradimento per la carità. Un giorno si presentò al Santo un povero. Al solito, San Filippo diede l'elemosina. Il povero cambiò di forma, divenne bello e luminoso e disse: « Io sono un Angelo del Signore! » E sparve. Il Santo ne provò tanta gioia. Di notte tempo egli andava una volta a portare il pane a famiglie bisognose. Nel buio precipitò in una fossa. Povero vecchietto! Rimase là dentro, impotente ad uscirne. Si rivolse a Dio. L'Angelo Custode, che sino a quel momento l'accompagnava invisibilmente, prese forma umana; diede la mano al Santo e in un attimo lo estrasse dalla fossa. Giusto premio a chi esercita la carità cristiana! 

L'Etiopico. 
Gli episodi narrati riguardano l'assistenza che gli Angeli esercitano verso il corpo dell'uomo. Ciò che adesso viene esposto, riguarda il bene spirituale. Si legge negli Atti degli Apostoli: Un uomo di Etiopia, che molto poteva presso Candace, Regina degli Etiopi, quantunque pagano, era andato a Gerusalemme ad adorare la Divinità. Era un uomo retto. Faceva già ritorno dalla città santa e stando sul cocchio leggeva il Profeta Isaia. Iddio gradì l'ossequio e volle convertirlo al Cristianesimo, servendosi di un Angelo. Mentre il Diacono San Filippo attraversava la Samaria, un Angelo gli si presentò, dicendogli: « Va' verso mezzogiorno, sulla strada che conduce da Gerusalemme a Gaza. Questa è deserta ». San Filippo partì subito. Lungo la strada vide un cocchio. Sentì nell'anima queste parole: « Va' avanti e avvicinati a quel cocchio ». Affrettò il passo e sentì che l'uomo di Etiopia leggeva il Profeta Isaia. Gli domandò: Comprendi tu quello che leggi? »
- « Come lo posso io », rispose l'altro, « se qualcuno non me lo spiega? ».
E pregò San Filippo che salisse sul cocchio. Il Santo Diacono gli spiegò tutto, annunciandogli la venuta di Gesù Cristo sulla terra. Quel pagano si convinse, credette in Gesù e volle essere subito battezzato. Incontrando un corso d'acqua, il cocchio si fermò e venne amministrato il Battesimo. Il compito era finito; sul l'istante S. Filippo fu sollevato in alto e sparì. Poco dopo si trovò nella città di Gaza.

San Raimondo Nonnato.
Chi ama Gesù in vita e lo serve fedelmente, sarà assistito specialmente sul letto dimorte. S. Raimondo, detto Nonnato, aveva speso le sue energie a beneficio degli schiavi. Quante sofferenze non dovette affrontare! Giunto in fine di vita, desiderava ardentemente ricevere Gesù Sacramentato, come Viatico. Domandò di un Sacerdote, ma nessuno veniva a comunicarlo; la morte era prossima. Il Santo rivolse una fervente preghiera al Signore, che non lo lasciasse morire senza il Viatico. Com'è buono Gesù! Dal cielo scesero alcuni Angeli, prendendo le sembianze di Sacerdoti; entrarono nella stanza del moribondo e gli chiesero se avesse voluto comunicarsi. « Non desidero altro! », rispose il Santo. Allora uno degli Angeli estrasse un Vaso Sacro, in cui era un'Ostia Consacrata, e diede la Comunione a S. Raimondo. Dopo gli Angeli sparirono, lasciando soddisfatto il Santo, il quale ringraziando Gesù moriva. Com'è consolante ricevere il Viatico e prepararsi al passo estremo con Gesù nel cuore! Eppure tanti che si dicono Cristiani, in fine di vita, o hanno paura di comunicarsi e rimandano più che sia possibile, oppure ricevono Gesù Sacramentato con freddezza!

La redenzione degli schiavi.
Nei secoli scorsi c'era in Europa la piaga dei pirati, cioè dei ladri di mare, i quali rapinavano le persone e le conducevano in schiavitù. Gli schiavi erano trattati come bestie e venivano anche venduti nei pubblici mercati; chi aveva la disgrazia il cadere in schiavitù, era in grave pericolo per la moralità e per la fede. Iddio ebbe compassione di tanta misera gente e volle scegliere prodigiosamente degli uomini, che si dedicassero a questa opera di redenzione. Uno di essi fu S. Giovanni di Matha. Costui era stato ordinato Sacerdote e celebrava la prima Messa nella cappella del Vescovo, alla presenza di altri. Durante il Santo Sacrificio, Iddio mandò un Angelo al novello Sacerdote, per fargli intendere la sua volontà. L'Angelo apparve in veste candida e luminosa; sul petto aveva una croce di colore rosso-azzurro; ai lati apparvero pure due schiavi: uno cristiano e l'altro maomettano. L'Angelo pose le mani sul capo dei due schiavi e poco dopo sparì. S. Giovanni di Matha comprese essere volontà di Dio che egli si dedicasse alla redenzione degli schiavi. Passarono degli anni e il Santo pregava per conoscere ancora meglio i disegni di Dio. Strinse amicizia con un certo Felice Valeria, che menava vita eremitica. Un giorno, mentre parlavano di cose celesti, apparve un cervo che portava fra le corna ramificate una croce di due colori: rosso ed azzurro. Valerio si meravigliò ed allora San Giovanni di Matha gli manifestò la visione dell'Angelo, avvenuta il giorno della sua prima Messa. Per tre notti tutti e due ebbero una celeste visione. Iddio rivelava che era suo desiderio si fondasse una Congregazione per la redenzione degli schiavi. Per iniziare una Congregazione religiosa è necessaria l'approvazione del Capo della Chiesa. Era allora Papa Innocenzo Terzo. San Giovanni di Matha e Valerio si presentarono a lui; furono ben accolti; però il Papa voleva esaminare meglio l'affare. Iddio venne in soccorso per mezzo di un Angelo. Il Papa in quei giorni, mentre celebrava la S. Messa, nell'atto in cui sollevava l'Ostia Consacrata, vide apparire un Angelo, dalla veste bianca, con una croce bicolore sul petto e due schiavi ai lati. Comprese che Iddio voleva la nuova Congregazione el'approvò. Iddio premiò con una grande santità tanti di quegli uomini che si dedicarono alla salvezza spirituale e corporale degli schiavi. Chi si mostra generoso con Dio, è ricambiato con generosità da Lui, poiché Gesù ha detto: « Date uno e riceverete cento ».

Sant'Isidoro.
Iddio suscita i suoi Santi in ogni età e condizione. Un contadino di nome Isidoro era molto devoto dell'assistenza alla Messa. La mattina, prima di recarsi in campagna, andava in Chiesa, ascoltava la Messa ed offriva a Dio il lavoro della giornata. Tutto ciò richiedeva impiego di tempo. La campagna non ne soffriva, poiché Iddio benediceva il buon contadino. Alcuni compagni irreligiosi e gelosi, accusarono Isidoro presso il padrone, dicendo che andava tardi al lavoro. Il padrone volle accertarsi e una mattina, all'insaputa, al tempo dell'aratura, andò nella campagna di buon'ora. Il Signore venne in aiuto. Quella mattina all'alba un Angelo scese dal Cielo, aggiogò i buoi all'aratro e poi fece le veci d'Isidoro. Il padrone, a vedere tanto terreno arato, essendo ancora per tempo, scorgendo quel personaggio misterioso a guidare i buoi, non sapeva spiegarsi il fatto. Quando arrivò Isidoro l'Angelo sparì. Comprese il padrone che quel contadino era un Santo e lo lasciò libero di compiere le sue pratiche devote. S. Isidoro è il patrono degli agricoltori, come S. Giuseppe dei falegnami. Serva quest'esempio ad amare di più la S. Messa e fare anche dei sacrifici per assistervi, non solo nelle feste, ma anche nei giorni feriali.

Sposalizio mistico.
Nella storia della Chiesa risplende di luce particolare la figura di Santa Caterina da Siena. Questa Santa si era data a Dio totalmente. Nelle opere di bene non indietreggiava; preghiere, sacrifici, atti di carità ... tutto praticava, accesa com'era d'amore divino. Gesù, che spesso le appariva, volle fare con essa lo sposalizio mistico, cioè con atto ufficiale volle stringere con la Santa i rapporti d'amore spirituale. Ecco come: Comparve Gesù Cristo e la Madonna; in un atto così solenne non poteva mancare la Corte Celeste. Apparvero perciò degli Angeli, i quali stavano attorno a Gesù e alla Santa, come testimoni. Uno degli Angeli, di gerarchia superiore, teneva l'anello dello sposalizio. A tempo opportuno, l'anello fu consegnato dal Serafino a Gesù, il quale lo mise al dito di Santa Caterina. L'anello, formato da una gemma, era visibile soltanto alla Santa; emanava una luce meravigliosa, che diminuiva o cessava del tutto secondo che la mistica sposa di Gesù rallentava nell'amore divino. Sembrerebbe strano il contegno di Gesù con certe anime; ma Egli è il padrone assoluto e tratta con le anime come vuole.

Il Poverello d'Assisi.
S. Francesco, ancora giovane, lasciò le comodità della vita, si spogliò di tutti i beni ed abbracciò la via della sofferenza, unicamente per amore di Gesù Crocifisso. Dietro al suo esempio, altri uomini lasciarono la vita gaudente e divennero suoi compagni d'apostolato.Gesù lo arricchì di doni spirituali e fece a lui una grazia, che a nessun altro aveva fatto nei secoli precedenti. Volle renderlo simile a sé, imprimendogli le cinque piaghe. Questo fatto è passato alla storia col nome di «Impressione delle stimmate». S. Francesco, due anni prima di morire, era andato sul monte della Verna, incominciando il digiuno rigoroso, che doveva durare quaranta giorni. Il Santo voleva in tal modo onorare il Principe della Milizia Celeste, S. Michele Arcangelo. Una mattina, mentre pregava, vide scendere dal cielo un Serafino, che aveva sei ali luminose ed infuocate. Il Santo guardava l'Angelo che discendeva con volo radioso ed avendolo vicino, si accorse che oltre ad essere alato era anche crocifisso, cioè aveva le braccia distese e le mani forate dai chiodi, come pure i piedi; le ali erano disposte in modo strano: due erano ritte verso l'alto, due distese come per volare e due circondavano il corpo, quasi per velarlo. S. Francesco contemplava il Serafino, provando grande gaudio spirituale, però si meravigliava come mai un Angelo, puro spirito, potesse subire i dolori della crocifissione. Il Serafino gli fece comprendere che era stato mandato da Dio per significargli che avrebbe dovuto avere il martirio d'amore nella forma di Gesù Crocifisso. Sparì l'Angelo; S. Francesco si avvide che nel suo corpo erano apparse cinque piaghe: le mani e i piedi erano forati e versavano sangue, così pure il costato era aperto ed il sangue che usciva inzuppava la tunica ed i fianchi. Per umiltà il Santo avrebbe voluto nascondere il grande dono, ma essendo ciò impossibile, si rimise al volere di Dio. Le piaghe rimasero aperte ancora per due anni, cioè sino alla morte. Dopo S. Francesco, altri hanno ricevuto le stimmate. Tra costoro c'è P. Pio da Pietrelcina, Cappuccino. Le stimmate apportano grandi dolori; eppure sono un regalo particolarissimo della Divinità. Il dolore è un dono di Dio, perchè con esso si sta più distaccati dal mondo, si è costretti a rivolgersi al Signore con la preghiera, si scontano i peccati, si attira la grazia per se e per gli altri e si guadagnano meriti per il Paradiso. I Santi sapevano valutare la sofferenza. Beati loro!

Quaranta corone.
Il martirio, sofferto per Gesù Cristo, è il più grande atto di amore verso il Creatore. Sottoporsi ai tormenti ed alle umiliazioni, è cosa assai difficile; però Gesù ai suoi Martiri dà una forza particolare, per cui i tormenti riescono sopportabili ed alle volte leggerissimi. Durante il martirio la potenza di Dio si suole manifestare anche sensibilmente con miracoli e gli Angeli sono mandati dal Cielo per assistere alla lotta degli eroi della Fede. Tra gli innumerevoli esempi ne scelgo alcuni. Al tempo dell'Imperatore Licinio, a Sebaste città dell'Armenia, furono accusati come Cristiani quaranta soldati. Nell'Impero Romano i Cristiani erano considerati nemici dello Stato, perchè praticavano una Religione nuova, la cui dottrina era contraria alla passione dell'odio e della disonestà. I quaranta soldati furono chiusi
in un'oscura prigione; in seguito ebbero rotti i denti con pietre; in ultimo furono messi nudi in uno stagno di acqua freddissima, nel crudo inverno. Il tormento era grande e doveva durare sino alla morte. Chi non era rapace di soffrire, poteva uscire dall'acqua ghiacciata e tuffarsi nella vicina acqua tiepida.
I soldati pregavano così: « O Signore, Siamo quaranta nello stagno; quaranta siano lecorone! » - La potenza divina era con loro e resistevano ai tormenti. Gli Angeli erano presenti e godevano di quella prova di amore verso la Divinità. Ad un tratto una luce arcana circondò lo stagno dell'acqua fredda. Apparvero tanti Angeli, con in mano trentanove corone: ogni soldato riceveva una corona, come segno di vittoria e pegno della corona eterna. Chi può immaginare il conforto provato dai soldati a tale scena! Un custode del bagno, mentre gli altri compagni dormivano, vide la bellissima schiera angelica e rimase estatico; contò le corone che gli Angeli stavano distribuendo e non sapeva spiegarsi come i Martiri essendo quaranta, le corone fossero trentanove. In quell'istante scorse uno dei soldati uscire dallo stagno freddo e gettarsi nell'acqua tiepida; non aveva costui resistito al martirio. Fortemente impressionato, il custode svegliò le guardie e disse: « Anch'io sono Cristiano! ». Tolse l'abito, si gettò nell'acqua fredda e morì martire, ricevendo la quarantesima corona. Il dieci di marzo di ogni anno la Santa Chiesa festeggia questi quaranta Martiri. - Chi perde la sua vita per me, dice Gesù Cristo, la troverà. - Questa schiera di soldati diede la vita terrena per professare la fede: ma guadagnò la vita eterna. Oggi i Quaranta Martiri fanno corona al Creatore, in compagnia degli Angeli.

Due sorelle.
Due giovanette romane, sorelle, avevano fatto voto di verginità, cioè per amore di Gesù Cristo volevano privarsi del matrimonio. Abbracciare la vita matrimoniale non
è male, anzi è un bene; ma la verginità votata a Dio è il dono più nobile dell'anima a Dio. Le due sorelle, Rufina e Seconda, furono costrette dai genitori a scegliere lo sposo; la prima avrebbe dovuto sposare Armentario e l'altra Verino. Le giovani, per non venir meno alla promessa fatta a Dio, si rifiutarono. Furono accusate come Cristiane. Condotte davanti al Prefetto Giunio, dapprima ebbero promessi onori ed altri beni; ma tutto rifiutarono. Allora Rufina fu legata e battuta aspramente con verghe. Seconda disse al Prefetto: « Perché fai battere soltanto mia sorella? Tratta tutte e due allo stesso modo! Fa' battere anche me! » Giunio, pieno di sdegno, ordinò che le due sorelle venissero rinchiuse in un carcere, buio e puzzolente. Gli Angeli tutto seguivano. Appena le giovanette giunsero nel carcere, gli Angeli prestarono meravigliosamente la loro opera. Ecco la prigione divenire luminosissima, sparire il fetore nauseante ed impregnarsi l'atmosfera di odori soavissimi ... Deluso il Prefetto, comandò che fossero messe in un bagno bollente. Anche questo tormento riuscì vano, poiché le due ne uscirono intatte. Venne legato un pesante sasso al collo delle giovani e così furono precipitate nel fiume Tevere. Erano già in fondo al fiume: avrebbero dovuto annegarsi; ma Iddio volle far splendere nuovamente la sua potenza e mandò un Angelo in loro aiuto, il quale ruppe la fune che legava il sasso al collo e le due Martiri apparvero tranquille sulla riva. Dopo di ciò, furono condotte fuori Roma e decapitate lungo la via Aurelia. Rufina e Seconda furono sorelle di sangue, ma più che tutto sorelle di spirito e di martirio. I loro corpi sono seppelliti a Roma, nella Basilica di Costantino; le loroanime godono in Cielo le delizie degli Angeli, presso il trono dell'Agnello Immacolato, Gesù Cristo.

Un giovanetto.
Venanzio, giovanetto di quindici anni, mosso dallo Spirito Santo, ebbe il coraggio di presentarsi spontaneamente al giudice durante la persecuzione di Decio. Mentre il giudice trovavasi alla porta della città di Camerino, Venanzio gli disse: « Io sono un seguace di Gesù Cristo ». Forse il giudice avrà sorriso davanti al giovanetto debole, pensando che lo avrebbe obbligato a rinunziare alla sua Religione. Ma Venanzio non era solo: aveva al suo fianco l'Angelo Custode. Il giudice tentò di convincerlo, adoperando parole dolci e modi cortesi; ma vista la sua costanza, ordinò che fosse battuto a lungo e dopo legato. L'Angelo Custode, mentre tutti guardavano il giovane, ruppe le catene e Venanzio rimase libero e sereno dinanzi ai soldati. Il giudice non si diede per vinto: lo fece legare di nuovo, sospeso con la testa in giù. Alcuni soldati gli bruciavano le carni con lampade ardenti e altri facevano penetrare il fumo nella bocca, affinché morisse asfissiato. Certamente Venanzio sarebbe morto, se Iddio non l'avesse assistito. L'Angelo Custode gli apparve in bianche vesti e stava sul fumo, impedendo che il martire soffrisse. All'improvviso spezzò i legami e Venanzio restò tranquillo dinanzi alla moltitudine curiosa. A questo prodigio, un certo Atanasio, cubiculario, si convertì a Gesù Cristo e in seguito subì il martirio anche lui. Riuscito vano ogni sforzo contro Venanzio, si pensò di chiuderlo in una prigione. Passato un po' di tempo, il prefetto della città volle rinnovare i tormenti e gli fece rompere i denti e fracassare le mascelle con pietre. Venanzio era sfinito; pensando il carnefice che ormai stesse per morire, lo fece gettare sopra un letamaio. Povero giovane! Aveva tanto sofferto e sperava volare al Paradiso; ma non era ancora tempo. L'Angelo Custode ridiede la perfetta vigoria al Martire e lo spinse a presentarsi daccapo al carnefice. Venanzio parlò con energia al giudice, facendogli vedere la grandezza della Religione di Gesù Cristo; ma il giudice non voleva cedere. Iddio lo colpì sull'istante. Infatti il tiranno cadde dal suo seggio e morì pronunciando queste parole: « Il Dio di Venanzio è il vero; distruggete i nostri dèi! ». La rabbia dei persecutori era al colmo. Si ordinò che il giovane venisse dato in pasto ai leoni. Ecco Venanzio in mezzo alle belve! L'Angelo del Signore tolse la ferocia ai leoni e questi stavano ai piedi del Martire come mansueti agnelli. Fu dato ordine di trascinarlo per luoghi aspri e spinosi. Ma a tutto resisteva il giovane. In ultimo fu precipitato da una alta rupe; l'Angelo Custode lo sostenne e Venanzio si trovò sereno alla base della rupe. Quivi giunto, vedendo i soldati assetati nella prossima vallata, pregò Iddio e da una roccia scaturì acqua fresca. Molti soldati, davanti al miracolo, si convertirono ed ebbero tagliata la testa, assieme a Venanzio. Mentre si compiva la strage, lampi, tuoni e frequenti terremoti misero in fuga tutti. Il corpo di S. Venanzio
è venerato con grande onore a Camerino e la festa ricorre il 18 maggio. Sembra una leggenda il martirio di S. Venanzio; eppure non può mettersi in dubbio la sua veridicità. Non è l'uomo l'autore di tanti prodigi, ma il Creatore dell'universo, che si serve dei suoi Angeli.Tanti miracoli erano necessari nei primi tempi del Cristianesimo, affinché la nuova Religione si affermasse sul paganesimo. Alla vista di avvenimenti così strepitosi, i Cristiani andavano al martirio con entusiasmo e con gioia e furono in numero stragrande. Ai nostri giorni avvengono pure dei prodigi, che Iddio opera per mezzo dei suoi Angeli e dei suoi Santi, però non sono così frequenti come nei primi secoli del Cristianesimo.

Santa Cecilia.
Nata da nobili genitori, Santa Cecilia ancor giovanetta si consacrò a Dio col voto di verginità. Però fu data in sposa, contro sua voglia, ad un nobile romano, certo Valeriano, il quale non credeva in Gesù Cristo. Santa Cecilia era addoloratissima; non voleva vivere la vita matrimoniale. Il Signore, per consolarla, di tanto in tanto le rendeva sensibile la presenza dell'Angelo Custode. Quante volte, durante la preghiera, il buon Angelo le parlava, assicurandole la sua speciale assistenza! - Non temere, Cecilia! Io sarò il custode della tua verginità. - Il giorno delle nozze S. Cecilia ebbe con lo sposo questo colloquio: « Valeriano, ho un segreto da rivelarti. Io sono sotto la tutela del mio Angelo, che custodisce la mia verginità. Tu rispetta la mia virtù, se no proverai l'ira di Dio! - Valeriano stupì a questo parlare e si accese in lui il desiderio di vedere l'Angelo della sposa. « Lasciami vedere quest'Angelo! Dopo crederò anch'io in Gesù Cristo! » Rispose la Santa: « Tu potrai vedere l'Angelo dopo che avrai ricevuto il Battesimo ».
- Sono disposto a farmi battezzare. - Allora va' a trovare il Sommo Sacerdote Urbano, il quale trovasi nelle catacombe di Via Appia; egli ti istruirà e ti amministrerà il Battesimo. - Valeriano seguì il suggerimento. Al ritorno, entrato nell'appartamento della sposa, la trovò in compagnia dell'Angelo. Questo Celeste Spirito, in sembianze umane, era luminoso, risplendente di luce divina. Valeriano era fuori di sè per la commozione e per la gioia; dopo la scomparsa dell'Angelo, andò in cerca di suo fratello Tiburzio e gli parlò dell'Angelo di Cecilia. Gli narrò il fatto con tanto entusiasmo, che Tiburzio esclamò: « Per vedere l'Angelo, mi farò battezzare anch'ío ». Ricevuto il Battesimo, potè assistere alla comparsa dell'Angelo della cognata. Passato poco tempo, essendo stati scoperti come Cristiani, tutti e tre furono uccisi. Chi va oggi a Roma, nel quartiere di Transtevere, può visitare la casa di S. Cecilia; vi si vedono tre sepolcri artistici, i quali conservano i corpi di Santa Cecilia, dello sposo
e del cognato. Sulla parete di una camera interna, un'artistica pittura raffigura la Santa in colloquio con l'Angelo; è la camera dove l'Angelo Custode soleva manifestarsi. Fortunate le anime vergini, che formano la predilezione di Dio e dei suoi Angeli!

Fanciulla eroica.
La purezza è la virtù per cui si porta il massimo rispetto al proprio corpo e all'altrui; questa virtù proibisce ogni atto indegno, ogni sguardo immodesto ed ogni pensiero e desiderio cattivo. La purezza è da Dio ordinata nel 6 ° e 9 ° Comandamento e deve osservarsi da tutti, secondo il proprio stato, o verginale o matrimoniale. Ecco uno dei tanti fatti, dal Signore permessi, in cui risplende la virtù della creatura, pronta a morire anziché offendere la purezza, che è chiamata virtù angelica.Una fanciulla di tredici anni, Agnese, dotata di beni di fortuna e di bellezza, avendo compreso la preziosità della purezza, ne fece voto alla Divinità, scegliendo per mistico sposo Gesù Cristo. Procopio, figlio del prefetto di Roma, s'innamorò di lei e ne chiese la mano. Agnese rifiutò. Il giovane riferì la cosa al proprio padre; questi, in qualità di capo della città di Roma, comandò che la fanciulla gli fosse presentata. Le chiese: Perché non vuoi essere la sposa di mio figlio? - Rispose Agnese: Ho un altro amante, al quale ho giurato fedeltà ».
« Certamente, continuò il prefetto, nessun giovane di Roma ha tanti meriti quanti ne ha mio figlio. Chi è questo tuo amante? ».
« È Colui al quale ubbidisce il Cielo e la terra; è Gesù Cristo! ».
« Dunque tu sei Cristiana? ... Per la stima che ho di te e per il bene che voglio a mio figlio, abbandona la tua Religione! In compenso avrai i beni e tutti i piaceri che Roma può apprestarti. -
« Tengo per niente queste cose! ». Il prefetto allora ordinò che venisse condotta a luogo infame. Agnese era tranquilla; pensava: « Sono nelle mani di Dio ed ho l'Angelo come custode del mio corpo ».
I soldati e la plebaglia erano ad aspettare fuori, mentre la fanciulla era introdotta in un triste locale, piuttosto buio. L'Angelo del Signore era pronto, col compito di vigilare sulla sposa di Cristo. Il locale fu illuminato dalla presenza dell'Angelo. Agnese ringraziò la Divinità per averle mandato un sì potente aiuto.
« Non temere, disse l'Angelo, io son qui per custodirti ». Procopio, il figlio del prefetto, volle entrare per primo. Non l'avesse mai fatto! L'Angelo lo colpì di morte improvvisa. Il padre del giovane, accorso, era frenetico per il dolore: ma avendo Agnese pregato Iddio, Procopio riebbe la vita; il prefetto comprese essere vero il Dio dei Cristiani. Siccome il popolo faceva clamore, lasciò il da farsi ad Aspasio, vice prefetto. In seguito Agnese fu messa a bruciare; ma anche qui l'Angelo separò in due colonne le fiamme e la fanciulla vi stava in mezzo come circondata da fiori. Continuando altro genere di martirio, Agnese volò al cielo. Sul luogo dei prodigi avvenuti, dopo le persecuzioni i Cristiani innalzarono un bel tempio a S. Agnese. Il corpo suo si trova in una cappella sotterranea, situata nel terreno che allora era proprietà della Santa, in fondo alla Via Nomentana, in Roma. Quale esempio luminoso di purezza, specialmente per la gioventù femminile! Oggi le fanciulle sogliano mettere in pericolo il giglio della purezza e facilmente perdono un tesoro così prezioso, lasciandosi attirare dai falsi piaceri della vita. Il paganesimo ormai rivive nella società!

Un volo misterioso.
La Palestina è molto cara ai Cristiani, perchè quel suolo fu calpestato per tanti anni dai piedi del Figlio di Dio e fu testimone dei più strepitosi miracoli. Giustamente quelle contrade si chiamano « Luoghi Santi ». Un culto particolare si ha per la grotta di Bethlem, per il Cenacolo e per il Calvario. Un tempo in Palestina era tanto venerata la Casa di Nazareth, ove Gesù trascorse lamaggior parte della vita lavorando da falegname, in compagnia di S. Giuseppe e sotto lo sguardo amoroso della Madonna. I disegni di Dio su quella casa erano misteriosi. Dopo diversi secoli dalla morte di Gesù Cristo, l'abitazione della Sacra Famiglia non si trovò più a Nazareth; era scomparsa improvvisamente. Gli Angeli, seguendo i divini voleri, in un attimo trasportarono la casa di Gesù sulle coste della Dalmazia. Questa però non era che la prima tappa della traslazione. Quando Iddio volle, mentre regnava il Pontefice S. Celestino V, nuovamente la casa di Gesù fu trasportata per opera angelica e fu portata in Italia, a Loreto, cittadina del Piceno. Il fatto è documentato da Bolle Pontificie. Da tutte le parti del mondo accorrono i fedeli a Loreto; i molteplici miracoli avvenuti e le innumerevoli grazie provano la santità del luogo venerato. Oggi la Casa di Nazareth è dentro un grande Tempio. Si resta meravigliati, entrati nel Santuario, ricco di lavori artistici, a vedere l'umile casa della Sacra Famiglia, di forma rettangolare, con una stanza ed una stanzetta, dai muri di mattonelle di terracotta; tutto spira umiltà e semplicità.
I militari sogliono prendere un Patrono o una Patrona. I fanti hanno per Protettore S. Martino, gli artiglieri Santa Barbara e gli avieri la Madonna di Loreto, in vista del misterioso volo della Casa di Nazareth.

Santa Gemma.
Gesù scelse una giovane di Lucca, Santa Gemma, a strumento della sua misericordia. Le appariva e l'esortava alla pratica eroica delle virtù cristiane; le fece provare i dolori della Passione e le donò anche le stimmate. Il demonio, geloso di tanta predilezione, assaliva spesso la Santa anche in forma sensibile. Iddio però mise a disposizione della sua mistica sposa l'Angelo Custode. Sarebbe troppo lungo narrare tutti gli episodi della vita di S. Gemma, in cui l'Angelo le veniva in aiuto. Mi limito a qualcuno in particolare. S. Gemma Galgani era nella sua cameretta; Gesù le si presentò, dandole lezioni per amarlo ancor di più. Si presentò anche l'Angelo Custode. La Santa, che tante volte aveva esperimentato le delicatezze angeliche, sentì il bisogno di dirgli: « Angelo mio, quanto ti voglio bene! ».
- « E perchè mi vuoi bene? » - « Ti amo perchè m'insegni l'umiltà e perchè mantieni la pace interna nel mio cuore. Se qualche volta sono cattiva, caro Angelo, non ti adirare; voglio essere grata prima a Gesù e poi a te ».
- Sì, soggiunse l'Angelo, io sarò la tua guida sicura; sarò il tuo compagno indivisibile. Non sai chi mi ha dato te in custodia?
- « Sì, il mio pietoso Gesù ». - Una sera la Santa ricevette un colpo di bastone sul collo da parte del demonio. Credeva di morire per il dolore; ma offrì a Gesù la sofferenza. Non poteva voltare la testa e non riusciva a piegarsi. Le apparve l'Angelo per sostenerla e le diede il suo aiuto per mettersi a letto. S. Gemma scriveva un giorno al suo Direttore Spirituale, P. Germano Passionista: « Giovedì sera, prima che io cominciassi a soffrire un poco, venne l'Angelo Custode. Tutti e due dicemmo subito: «Viva Gesù!» Adorammo insieme la Maestà grande di Dio; mi dette poi un dolore così vivo dei miei peccati e ne provai tanta pena che mi vergognavo di trovarmi davanti alla sua presenza... Durai assai in questo tormento; ma poi l'Angelomi fece coraggio; si tolse una spada dal suo seno e me la fece vedere, dicendo che Gesù presto me l'avrebbe messa nel povero cuore attraverso la croce. Egli poi aveva due corone bellissime; una di spine assai lunghe, ma non era veramente una corona, era fatta a guisa di berretta; e l'altra era una ghirlanda di gigli. Mi chiese quale io volessi; però non risposi nulla. L'Angelo me lo ripetè, gridando: « Viva Gesù! ». Quelle cose che, al primo vederle, mi avevano assai turbata, mi diedero ad un tratto una immensa consolazione e risposi: « Voglio la corona di Gesù! ». L'Angelo mi diede la corona di spine e io la baciai più volte. Sparì l'Angelo e mi lasciò così calma che cominciai a soffrire; però la sofferenza era dolce. - Un giorno l'Angelo le disse: « Gemma, scrivi la tua confessione generale; poi la manderai al tuo Direttore Spirituale ». La Santa sentiva rincrescimento, ma l'Angelo la confortò, promettendo che l'avrebbe aiutata. In un quaderno cominciò a scrivere la sua vita; l'Angelo l'aiutava a ricordare tante cose ed anche le dettava ciò che doveva scrivere. Questo quaderno si trova a Roma, nel convento dei PP. Passionisti.
A proposito di scrivere, è interessante l'opera angelica nella corrispondenza epistolare della Santa. Dimorava S. Gemma a Lucca ed il suo Direttore Spirituale a Roma. Dato il lavoro intenso che Dio compiva in quell'anima, era necessario che il Padre Germano la conoscesse nei particolari. La Santa provava ripugnanza a scrivere. Spesso l'Angelo le diceva: « Gemma, scrivi al Direttore Spirituale! ». « Ma non saprei cosa dire! »
« Ti detto ogni cosa io ». Difatti certe lettere della Santa sono state dettate per intero dall'Angelo. Qualche volta essa diceva: « Non posso uscire per impostare la lettera ». -- « Non darti pensiero; dalla a me e la imposterò io ». Altre volte la Santa diceva: « Non posso spedire questa lettera, perché non ho denaro per i francobolli! ». L'Angelo rispondeva: « Sta' tranquilla; porterò la lettera io personalmente». Il P. Germano, testimonio dei fatti, dice: « Qualche volta la lettera di Gemma mi veniva consegnata dall'Angelo direttamente. Una mattina d'inverno, trovandomi in camera, mi accorsi che un uccellino batteva le ali contro il vetro della finestra; teneva col becco una lettera. Mi affrettai ad aprire; l'uccellino posò sul davanzale la lettera. Gemma aspettava con urgenza la risposta. Preparai subito la lettera e la posi sul davanzale. L'uccellino l'afferrò col becco e la portò a destinazione, nella città di Lucca ». La storia di S. Gemma è tanto graziosa. Si consiglia la lettura della sua Autobiografia
e specialmente del volume « Lettere di S. Gemma », capolavoro di ascetica e mistica.

Teresa Neumann.
Chi non ha sentito parlare di Teresa Neumann? Diversi autori ne hanno pubblicato le meraviglie; giornalisti nazionali ed esteri se ne sono interessati. Aveva le stimmate e perdeva ogni anno Kg. 2 e mezzo di sangue. Leggeva nelle coscienze; aveva una conoscenza teologica e storica superiore alla sua capacità intellettuale. In una persona, che Iddio suscitò in questo secolo come sfida all'empietà e al materialismo, non poteva mancare l'assistenza prodigiosa dell'Angelo Custode. Teresa diceva di avere spesso a fianco il suo Angelo risplendente; anche quandoqualche volta non lo vedeva, sentiva però sensibilmente la sua voce. Quando un visitatore andava a trovarla, ordinariamente sentiva l'Angelo a dirle: « Teresa, fa' questa correzione... manifesta il tale segreto... » e la signorina, ubbidiente, eseguiva. Alle volte avveniva che mentre la Neumann era in casa, in mezzo ai familiari e ai visitatori, era vista altrove, anche in luoghi lontanissimi, a centinaia di chilometri. Aveva il dono della bilocazione. Il fenomeno fu verificato diverse volte e da molteplici persone. Un tale stava per suicidarsi; le si presentò la Neumann, lo dissuase con dolci parole e subito sparì. Un Sacerdote lasciava a desiderare per 1a sua condotta. Mentre un giorno predicava, vide davanti a se, a circa quattro metri, una donna grondante sangue al volto ed alle mani. A tale vista si sentì scosso spiritualmente e risolvette di cambiare vita. Egli non conosceva ancora Teresa Neumann e non sapeva spiegarsi chi fosse quella donna sanguinante. Venne a sapere essere costei la stimmatizzata di Konnersreuth. Interrogata del fenomeno, Teresa rispose: « Non sono io personalmente a trovarmi in questo o in quel luogo mentre nel frattempo sono in casa. E’ il mio Angelo Custode, che prende le mie sembianze e fa le mie veci ».

Alla fine del mondo.
Questa terra, oggi così popolata e movimentata, un giorno sarà ridotta in un immenso cimitero. Ciò accadrà alla fine del mondo. Si tratta di avvenimenti futuri, dei quali noi siamo a conoscenza, perchè Iddio stesso si è degnato manifestarceli. Quanto sto per esporre è contenuto nel S. Vangelo e nell'Apocalisse. La fine del mondo sarà preceduta da tremendi castighi, cioè da fame; guerre, terremoti, maremoti, fuoco e sconvolgimento degli astri. Gli Angeli, ministri della Divina Giustizia, saranno a capo di tutto.

Visione dell'Apocalisse.
S. Giovanni Apostolo ebbe da Dio il privilegio di vedere ciò che capiterà alla fine del mondo. Scrisse quanto vide, affinché servisse di monito a tutti i popoli.
« Io vidi quattro Angeli che stavano sui quattro angoli della terra e tenevano i quattro venti della terra... E vidi un altro Angelo che saliva da levante ed aveva il sigillo del Dio vivente, e gridò ad alta voce ai quattro Angeli, ai quali fu dato ordine di fare del male alla terra ed al mare, dicendo: « Non fate del male fino a tanto che abbiamo segnato nella loro fronte i servi del nostro Dio! »... Dopo di ciò, vidi una turba grande che nessuno può numerare, di tutte le genti, che stava davanti all'Agnello!
« E tutti gli Angeli stavano davanti al trono e si prostravano davanti a Dio e l'adoravano. Poi vidi i sette Angeli, che stanno dinanzi a Dio, e furono date ad essi sette trombe. Venne un altro Angelo e si fermò davanti all'Altare, tenendo un turibolo d'oro... Lo riempì del fuoco dell'Altare e lo gettò sulla terra; ne vennero tuoni, voci, fulmini e grandi terremoti. I sette Angeli che avevano le trombe, si accinsero a suonare; il primo Angelo diede fiato alla tromba e si fece grandine e fuoco, con mescolamento di sangue, e tutto fu gettato sulla terra... Il secondo Angelo suonò la tromba e quasi un grande monte ardente di fuoco fu precipitato nel mare... Suonò il terzo Angelo e cadde dal cielo una stella grande, ardente come una fiaccola accesa, riversandosi nella terza parte dei fiumi e delle sorgenti di acqua. Il nome della stella è« Assenzio ». Parte dell'acqua diventò assenzio. Molti uomini morivano, poichè le acque erano amare. Il quarto Angelo diede fiato alla tromba e fu percossa la terza parte del sole, della luna e delle stelle, onde diminuì la luce al giorno ed alla notte. Io vidi allora un'aquila che volava nel cielo e con grande voce diceva: « Guai, guai, guai agli abitanti della terra, per le altre voci dei tre Angeli, che stanno per suonare la tromba! » - Il quinto Angelo suonò la tromba ed a lui fu data la chiave del pozzo dell'abisso; aprì il pozzo e salì il fumo come quello di grande fornace e s'oscurò il sole e l'aria. Dal fumo del pozzo uscirono locuste per la terra, alle quali fu dato un potere come l'hanno gli scorpioni; fu dato loro ordine di non far male alle piante, ma solo agli uomini, che non hanno il segno di Dio sulla fronte, e fu ordinato a loro di non ammazzarli, ma di tormentarli, per cinque mesi... E in quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno.
« Il sesto Angelo suonò la tromba e udii una voce dai quattro Angeli dell'Altare d'oro, la quale diceva all'Angelo: « Sciogli i quattro demoni, che sono legati presso il grande fiume Eufrate ». E furono sciolti i quattro demoni preparati per l'ora, il giorno, il mese e l'anno, ad uccidere la terza parte degli uomini... E vidi un altro Angelo forte, discendente dal cielo, coperto d'una nube; ed aveva sul capo l'iride; la sua faccia era come il sole ed i suoi piedi come colonne di fuoco; aveva in mano un libriccino aperto e posò il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra. Poi l'Angelo alzò al cielo la mano e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli che non vi sarà più tempo. Ma nei giorni del parlare del settimo Angelo, quando comincerà a dar fiato alla tromba, sarà compiuto il mistero di Dio, conforme evangelizzò per mezzo dei Profeti... In seguito vidi un grande trono luminoso e Gesù Cristo che sedeva su di esso; vidi pure i morti, grandi e piccoli, stare davanti al trono e si aprirono i libri; i morti furono giudicati in base a ciò che era scritto nei libri, secondo le loro opere ».

Il giudizio universale.
Questa visione di S. Giovanni Apostolo fa comprendere in qualche modo ciò che avverrà alla fine del mondo, cioè grande tribolazione sulla terra. Dice Gesù Cristo: « Ci saranno tanti dolori che mai si sono visti da che il mondo è stato fatto e se Iddio non abbreviasse quei giorni, si dispererebbero anche i buoni ». Quando tutti gli uomini saranno morti a motivo delle guerre, della fame, delle pestilenze, dei terremoti, del riversamento del mare sulla terra e del fuoco che scenderà dall'alto, allora gli Angeli suoneranno una tromba arcana ai quattro venti e tutti i morti risorgeranno. Iddio, che dal nulla ha creato l'universo, con un atto della sua onnipotenza farà ricomporre tutti i corpi umani, facendo uscire dal Paradiso e dall'inferno tutte le anime, le quali si uniranno al proprio corpo. Chi è salvo, sarà luminoso, risplendente come il sole nel firmamento; chi è dannato, sarà come un tizzone d'inferno. Avvenuta la risurrezione universale, tutta l'umanità sarà disposta in due schiere, una dei giusti e l'altra dei reprobi. Chi farà questa separazione? Dice Gesù Cristo: « Manderò i miei Angeli e separeranno i buoni dai cattivi... come il contadino separa nell'aia il frumento dalla paglia, come il pastore separa gli agnelli dai capretti e come il pescatore mette nei vasi i pesci buoni e getta via i cattivi ». Gli Angeli espleteranno il loro compito con massima esattezza e velocità.Quando le due schiere saranno in ordine, apparirà nel cielo il segno della redenzione, cioè la Croce; a quella vista tutte le genti piangeranno. I dannati invocheranno le montagne che vadano a schiacciarli, mentre i buoni aspetteranno con ansia la comparsa del Giudice Supremo. Ecco apparire Gesù Cristo, il grande Re, nella maestà della sua gloria, circondato da tutti gli Angeli del Paradiso! Chi mai potrà descrivere questa scena? La santa umanità di Gesù, fonte di luce eterna, illuminerà tutti. Venite, dirà Gesù ai buoni, o benedetti del Padre mio, a possedere il regno che vi è stato preparato sin dalla costituzione del mondo!... E voi, dirà ai cattivi, andate, o maledetti, nel fuoco eterno, preparato a Satana e a suoi seguaci! »
I malvagi, come pecore destinate al macello, rosi dal rimorso e dalla rabbia, si precipiteranno nella fornace ardente, per non uscirne mai più.
I buoni, risplendenti come astri, sollevandosi in alto, voleranno in Cielo, mentre gli Angeli in festa li accoglieranno negli eterni tabernacoli. Questo sarà l'epilogo dell'umana generazione.

Conclusione
Onoriamo gli Angeli! Ascoltiamone la voce! Invochiamoli spesso! Viviamo degnamente alla loro presenza! Se siamo i loro amici durante il pellegrinaggio di questa vita, saremo un giorno, nella eternità, i loro fedeli compagni. Uniremo per sempre le nostre lodi a quelle degli Angeli e in un abisso di felicità ripeteremo: « Santo, Santo, Santo, è il Signore, il Dio dell'universo! ». E’ lodevole, settimanalmente, in un giorno fisso, comunicarsi in onore del proprio Angelo Custode, oppure compiere qualche altro atto di ossequio.

Tratto da “ GLI ANGELI” di Don Giuseppe Tomaselli – dal sito http://www.preghiereagesuemaria.it/