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mercoledì 14 ottobre 2015

Vivi desideri della sposa di sopportare grandi prove per amore di Dio e del prossimo -Tratto da “ PENSIERI SULL’AMORE DI DIO” di SANTA TERESA DI GESÙ - CAPITOLO 7



1 - Che divino linguaggio per questo mio argomento! Ecchè, santa donna, vi fa dunque morire la dolcezza? Alle volte infatti, come io stessa ho sentito dire, la soavità è così intensa che l'anima si liquefa, e sembra proprio che non possa più vivere. E voi allora chiedete dei fiori? Ma quali fiori chiedete? Per il vostro male non son essi un rimedio, a meno che non li chiediate per morire del tutto, come veramente si desidera quando l'anima è giunta a questo stato. Eppure non è questo che la sposa intende, perché dice: Sostenetemi con i fiori. E domandare di essere sostenuta non mi sembra che sia chiedere di morire, ma piuttosto di vivere onde lavorare alquanto per Colui a cui si sente obbligata.
2 - Non pensate, figliuole, che sia esagerato affermare che l'anima sta morendo. Così è realmente, perché come vi ho già detto, l'amore opera alle volte con tale violenza da impadronirsi di tutte le forze naturali. Conosco una persona che essendo una volta in questa orazione, udì cantare una bella voce. Assicura che per l'eccesso della gioia e della soavità di cui si sentì da Dio inondata, le sembrò che l'anima stesse per separarsi dal corpo, come realmente sarebbe avvenuto se quel canto non fosse cessato. Buon per lei che il Signore dispose che cessasse, perché ella da parte sua, trovandosi in quello stato, avrebbe ben potuto morire, ma non mai dire una parola per far sospendere il canto. Infatti il suo esteriore giaceva in completa impotenza e immobilità , capiva il rischio in cui era, ma pareva come uno profondamente addormentato che sogna di trovarsi in un pericolo: vuole allontanarsi, ma, nonostante i suoi sforzi, non riesce a parlare.

3 - Tuttavia l'anima non vorrebbe uscire da quello stato. La morte non le sarebbe penosa, anzi molto gradita e non fa che bramarla. Come sarebbe felice di morire per la forza di tanto amore! Ma di quando in quando il Signore le invia la sua luce per farle conoscere che le conviene vivere. Ed ella allora, vedendo che la sua naturale debolezza non può a lungo resistere sotto l'eccesso di quel gaudio, ne domanda un altro che la sottragga a quello, e dice: Sostenetemi con i fiori. Questi fiori hanno un profumo ben diverso da quelli che odoriamo quaggiù. E con essi la sposa chiede di far grandi cose in servizio di Dio e del prossimo, rinunciando volentieri a quelle delizie e soavità pur di esserne esaudita. Vero è che con questo sembra che ne venga quasi a scapitare, per il fatto che la sua domanda risente più della vita attiva che della contemplativa; ma qui Marta e Maria van quasi sempre d'accordo, perché l'interiore opera sull'esteriore e su quanto ad esso si riferisce. Leopere esteriori che procedono da questa radice sono fiori ammirabili e profumatissimi. Sbocciando sull'albero del divino amore, perché fatte unicamente per Iddio, senza alcun interesse personale, effondono la loro fragranza in vantaggio di un gran numero di anime, fragranza duratura che si fa sentire per molto tempo e produce grandi effetti.
4 - Voglio spiegarmi di più per farmi meglio capire. Un oratore tiene una predica. Suo scopo è di far del bene alle anime. Tuttavia non è così staccato da ogni umano interesse da non nutrire qualche desiderio di piacere, sia per guadagnarsi stima ed onore che per buscarsi qualche canonicato nel caso che predichi bene. E altrettanto si dica di molte altre cose che si fanno in utilità del prossimo. Con la buona intenzione si ha pure un'attentissima preoccupazione di piacere e di non perdervi nulla. Si temono le persecuzioni; si cercano le grazie dei re, dei grandi e del popolo: insomma, si procede con quella discrezione che il mondo tanto apprezza e che sotto il nome di discrezione nasconde una quantità di difetti. – Piacesse
a Dio che fosse vera discrezione!...
5 - Si serve il Signore e si fa del bene anche così; ma non credo che sian questi i fiori, ossia le opere che la sposa domanda, perché ella nelle sue azioni non mira che all'onore e alla gloria di Dio. Le anime giunte a questo stato dimenticano se stesse, come se più non esistessero. Così ho inteso di alcune, e ne sono sicura. Non pensano se avranno da perdere o da guadagnare: unico loro scopo è di servire e contentare il Signore. Conoscendo l'amore ch'Egli porta ai suoi servi, rinunciano volentieri a ogni personale soddisfazione per non contentare che Lui, servendo il prossimo e annunziando alle anime nel miglior modo possibile le verità che fan loro del bene. Delle perdite che esse potrebbero averne, no, non si preoccupano affatto. Hanno innanzi il solo interesse del prossimo e nient'altro. Per meglio piacere a Dio, dimenticano se stesse per gli altri, pronte pure a morire, se occorre, come fecero molti martiri. Le loro parole risentono di un grande amore di Dio. Nell'ebbrezza di questo vino celeste, non solo non vien loro il dubbio di esser di disgusto agli uomini, ma nemmeno se ne curano nel caso che loro venisse. Insomma, sono anime che fanno un gran bene.
6 - Mi ricordo di quella santa Samaritana a cui ho pensato varie volte. Ella doveva essere ferita dal dardo che si tempra al succo di quest'erba. Oh, come aveva ben compreso le parole del Signore, se l'abbandonò per dare ai suoi cittadini la possibilità di approfittare di Lui e averne giovamento. Come la sua condotta conferma quel che dico! E in ricompensa della sua grande carità, meritò di essere creduta e di vedere il gran bene che il Signore fece in quel paese. Credo che una delle più grandi consolazioni di questa vita sia vedere le anime avvantaggiarsi per nostro mezzo. E' allora che si mangia il frutto deliziosissimo di quei fiori. Felici le anime a cui il Signore concede queste grazie! Essedevono maggiormente servirlo. Correva quella santa donna, in preda a un'ebbrezza divina, gettando grida per la strada... Ciò che mi sorprende è vedere come quella gente abbia creduto a una donna, e a una donna che non doveva essere di nobile condizione, perché andava ad attinger acqua. Umile, sì, doveva essere, perché quando il Signore le palesò i suoi peccati, non solo non se ne offese, come si farebbe oggi nel mondo dove la verità è difficilmente ascoltata, ma rispose che Egli doveva essere un profeta. – Fatto sta che fu creduta, e per la sua parola molti uscirono di città per andare incontro al Signore.
7 - Insomma, non è a dire di quanta utilità sian coloro che dopo essersi intrattenuti con Dio qualche anno nel godimento delle sue delizie e dei suoi favori, accettano di servirlo anche nelle cose penose, nonostante che per esse debbano sacrificare così dolci consolazioni. Quei loro fiori di opere, usciti e sbocciati sull'albero di un così intenso amore, hanno un
8 - Poi da quei fiori derivano i frutti, che sono i pomi di cui parla la sposa quando dice: “Fortificatemi con i pomi! – Signore, datemi travagli e persecuzioni!”. Lo desidera veramente e ne esce con grandi effetti. Dimentica di ogni suo personale interesse, non pensa che a contentare il Signore, godendo immensamente di imitare almeno in qualche cosa la vita penosissima di Cristo. Per melo intendo l'albero della croce, secondo l'altro passo dei Cantici: Ti ho suscitato sotto un albero di melo. Gran sollievo per un'anima abitualmente immersa nelle delizie della contemplazione è vedersi circondata da croci, travagli e persecuzioni. La sofferenza le è di grandissima gioia, anche perché non prova in esse quell'indebolimento e consunzione di energie che deve produrre la contemplazione quando le potenze vi si sospendono di frequente. Perciò l'anima ha ragione di domandar patimenti. Non conviene star sempre nella gioia senza aver mai da soffrire. Questo io ho osservato attentamente in alcune persone, il cui numero, purtroppo, non è che assai esiguo, a causa dei nostri peccati. Più esse sono innanzi in quest'orazione e inondate di maggiori delizie, più si consacrano ai bisogni del prossimo, specialmente alle necessità delle anime, pronte, sembra, anche a sacrificare mille vite pur di trarne una sola dal peccato mortale, come ho già detto in principio.
9 - Ma chi potrà convincerne le anime che il Signore comincia a favorire delle sue delizie? Anzi, parrà loro che quelle conducono una vita dissipata, e che sia meglio rimanersene in un angolo a godere di quel bene. Ma credo che sia per una grazia della divina provvidenza se non comprendono il grado di perfezione a cui quelle sono giunte, perché altrimenti, nel fervore degli inizi, potrebbero pretendere di arrivar subito a quell'altezza, che per il momento non conviene a loro. Non si sono ancora fortificate, ed han bisogno di continuare per altri giorni a nutrirsi con il latte di cui ho parlato in principio. Stiano attaccate alle divine mammelle, sicure che quando si saranno fortificate, il Signore le porterà più in alto. Senza diquesto, non solo non farebbero agli altri il bene che si immaginano, ma sarebbero di danno a loro stesse. – Siccome nel libro di cui vi ho parlato troverete esposto minutamente quando un'anima deve uscire dalla solitudine per rendersi utile al prossimo e il danno che le verrebbe uscendone troppo presto, qui non voglio ripetermi né estendermi di più.
10 - Mia intenzione nel cominciare questo scritto era d'insegnarvi a trovare le vostre consolazioni nelle parole dei Cantici che vi avvenisse di udire, e a meditare i grandi misteri che sono in esse racchiusi, nonostante l'oscurità che presentano. Temerario sarebbe voler dire di più. E Dio non voglia che ciò sia di me in quello che ho scritto, benché non abbia fatto che obbedire a chi me l'ha comandato. Si degni il Signore di ricavarne la sua gloria! Siate intanto persuase che se in questo scritto vi è qualche cosa di buono, ciò non viene da me, anche per la fretta con cui l'ho composto, a causa delle mie molte occupazioni, come sanno le monache di qui. Piuttosto pregate il Signore che mi faccia intendere per esperienza quanto vi ho detto. Quella fra voi che crederà di goderne qualche cosa, ne ringrazi il Signore e gli domandi la medesima grazia per me, affinché il guadagno non sia soltanto per lei. – Si degni il Signore di sorreggerci con la sua mano e d'insegnarci il modo di far sempre la sua volontà. Amen.