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domenica 8 novembre 2015

FARE LA CARITA' ATTRAVERSO L' ELEMOSINA - (Mc 12,38-44) di don Fernando Maria Cornet



Nel libro dei Proverbi sta scritto che chi fa la carità al povero, fà un prestito al Signore che gli ripagherà la buona azione (Prv 19, 17).
C’è chi, nell'abbondanza dei suoi beni, dona agli altri; costui, a causa della sua filantropia, merita di essere lodato dagli uomini. Lui infatti è un uomo giusto, dato che appartiene alla giustizia compartire con chi manca nel necessario.
C’è chi, nella sua mancanza e necessità, dona agli altri benché ciò fosse per lui necessario; costui merita di essere lodato ancora di più dagli uomini. Lui è infatti buono e giusto.
C'è chi, sia nell'abbondanza sia nel bisogno, dona agli altri per amore al Signore. Costui è giustificato dai suoi peccati (Sir 3, 29) e ripieno della bontà dell'Altissimo. Non sarà misurato secondo la misura degli uomini, ma secondo la misura del Signore (cfr. Sal 38,5ss; Ger 10,24; Lc 6,36-38). Non godrà della lode destinata a perire (cfr. Sap 2,4-5), perché la parola dell'uomo è come un soffio che il vento porta via (cfr. Sal 93, 11; Gb 7,7.16), ma gioirà con la lode che esce dalla bocca di Dio (cfr. Sir 44, 1ss), con la Parola che sussiste eternamente (1 Pt 1,24-25; cfr. Bar 4, 1; Lc 21, 33; Gv 1, 1-2). Perché chi fa la carità al povero, fà un prestito al Signore che gli ripagherà la buona azione (Prv 19, 17). Chi è buono con gli uomini, è buono per gli uomini . Chi è giusto con gli uomini, è giusto tra gli uomini. Ma chi opera la carità, è santo agli occhi del Signore (cfr. I Gv 4, 7-21). E chi fa la caritä al povero, fa un prestito al Signore che gli ripagherà la buona azione (Prv 19, 17).

Altro è amare mio padre perché è mio padre: ciò mi permette di essere buon figlio e di vivere secondo giustizia; altro è amare mio padre perché è il mio prossimo: questo mi permette di essere buon cristiano e di vivere secondo il comandamento divino. Altro è compartire i miei beni con i poveri perché sono commosso dal loro bisogno: ciò mi rende grande e generoso; altro invece è compartire ciò che possiedo perché ho ascoltato Cristo che disse: ebbi fame e mi avete dato da mangiare; ebbi sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi (Mt 25,35-36). Questo mi ha reso partecipe del regno preparato per noi fin dalla fondazione del mondo (Mt 25,34). E il Re dei re aggiungerà: in verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me (Mt 25, 40). O si!, chi fà la caritä al povero, fa un prestito al Signore che gli ripagherà la buona azione (Prv 19, 17).
Dice Clemente Alessandrino: “ Perché non useremo ciò che Dio ha foggiato?'; e ancora: “È a mia disposizione, perché non ne godrò?"; e “Per chi è stato creato, se non per noi?'. Ecco espressioni di gente che è perfettamente all'oscuro della volontà di Dio... Dio ha condotto la nostra stirpe umana alla comunione, dando per primo le sue cose ed elargendo a tutti gli uomini in comune, come aiuto, il suo Logos, e facendo tutto per tutti...
Dire: ‘Ne ho a disposizione e me ne sopravanza, perché non me la godrò? non è né umano né sociale. Ecco invece la prova dell'amore: 'Ne ho a disposizione, perché non ne darò ai poveri?. Un uomo così, che adempie il precetto amerai il tuo prossimo come te stesso è perfetto. Questa è la vera gioia, il tesoro saggiamente accumulato. Ma le spese per le proprie voglie vane non contano come spese, ma come perdite" (Il Pedagogo II, 119-120).
O si! Veramente sì! Chi fa la carità al povero, fa un prestito al Signore che gli ripagherà la buona azione (Prv 19. 17).
E breve il tempo di questa vita, e breve ancora di più il possesso dei beni temporali (I Cor 7, 29-31). È addirittura instabile la signoria sulle cose materiali. “Tutti siamo forestieri, dice San Giovanni Crisostomo... Il possesso è una semplice parola; in realtà noi tutti siamo padroni di beni altrui, e sono nostri solo quelli che abbiamo mandato avanti; ma quelli che restano quaggiù, non sono nostri, bensì dei viventi; anzi, spesso ci abbandonano mentre siamo ancora in vita. Sono beni nostri solo le belle opere spirituali, l'elemosina e la bontà. Gli altri vengono detti beni esterni anche dai pagani; sono infatti fuori di noi. Facciamo dunque che siano dentro di noi! Non possiamo partircene prendendo le nostre ricchezze, ma possiamo andarcene con le mostre elemosine : o meglio, mandiamole avanti, perché ci preparino un posto nelle dimore eterne" (Omelia sulla 1 Tim 11, 2 ) . Perché è vero, verissimo che chi fa la carità al povero, fa un prestito al Signore che gli ripagherà la buona azione (Prv 19, 17),
Senza ritardo, quindi, comincia a compartire di cuore ciò che hai con gli altri: chi ha denaro sia generoso con chi è più povero di lui; chi è coraggioso sia sostegno per chi è abbattuto nell’animo; chi è forte si prenda cura dei deboli; chi è sapiente trasmetta la sua conoscenza a chi ancora rimane nell'ignoranza; chi ė giusto sia anche operatore di pace in mezzo agli uomini; chi è puro divenga fuoco e luce che faccia a tutti innamorarsi di Dio che è Bello e Casto, chi vive dalla preghiera innalzi i carnali verso le realtà celesti; chi ha conosciuto Dio sia testimonianza della Maestà Gloriosa del nostro Creatore; chi ha esperimentato la dolcezza di Cristo sia balsamo che guarisca le ferite dei cuori; chi è santo faccia sovrabbondare la grazia dov'è abbondato il peccato; chi vive nella Luce faccia scomparire le tenebre e l'ombra di morte.
Perché l'elemosina è sempre gradita al Signore (Tb 12, 8-9), e trasforma ciò che è nulla, ciò che è poco, ciò che passa in un tesoro che non andrà mai perduto (Lc 12, 33). Davvero è così: chi fa la carità al povero, fa un prestito al Signore che gli ripagherà la buona azione (Prv 19, 17).

don Fernando Maria Cornet - Tratto dal libro “ Meditazioni sui misteri”.