martedì 26 novembre 2013

Come nei romanzi gialli - Riflessione di Eugenio Pramotton

Come nei romanzi gialli …

Riflessione di Eugenio Pramotton


Di solito i romanzi gialli hanno il seguente andamento: una serie notevole di indizi si concentra su una persona, e così gran parte di chi è coinvolto nella vicenda ritiene di individuare in essa l'autore del delitto. Ma vi è anche chi ha il presentimento che il colpevole o l'assassino deve essere qualcun altro. E in effetti, dopo attenta ricerca, si scopre che l'assassino è sempre qualcuno a cui meno di altri si sarebbe pensato.
Qualcosa di analogo accade nella ricerca della felicità.
Una serie notevole di indizi sembra indicarla inequivocabilmente presente in ciò che subito appaga, gratifica, emoziona, da gloria, splendore e gusto alla nostra vita. Quanti, sedotti dalle apparenze e senza troppo riflettere, si lanciano su questa via sperando di raggiungerla, rimarranno delusi. Come chi costruisce sulla sabbia o come chi vuol dar gusto agli alimenti con un sale insipido. Chi invece non si lascia sedurre dalle apparenze e si impegna in una ricerca più attenta e approfondita, sarà condotto su una via che si inoltra per luoghi e contrade che mai avrebbe pensato di percorrere.
Un esempio tipico di questo percorso ci è mostrato nella storia di Abramo a cui Dio dice: Vattene dal tuo paese, dalla tua patria, e dalla casa di tuo padre - ossia dal luogo dove tutti sperano di trovare la felicità - verso il paese che io ti indicherò... (Gn 12, 1). E ancora con altre immagini: La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d'angolo, ecco l'opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi (Sal 117, 22-23). Stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita e quanto pochi sono quelli che la trovano (Mt 7, 14). Come a dire: "La via scartata dai più, è l'unica via che conduce davvero, lì dov'è possibile trovare ciò che il nostro cuore cerca".

Eugenio Pramotton dal sito http://www.medvan.it/


mercoledì 20 novembre 2013

Un paio di scarpe nuove, un medico, una conversione - Tratto da: “ I fioretti di Don Orione



Un gesto di carità può servire nei disegni di Dio quale invito ad una sincera conversione. Racconta don Sparpaglione: «Una sera d'inverno del 1900, mentre infuriava una bufera di neve, don Orione di ritorno a piedi da una missione predicata in un paese di montagna, bus­sò alla porta del parroco di Borgoratto Mormorolo (PV) e fu ospite gradito quanto inaspettato. Era fradi­cio e stanco.
Fu cambiato d'abito, ristorato e regalato di un bel paio di scarpe nuove che subito calzò in sostituzione delle vecchie, al solito sfondate.
Si trovava in canonica il dottor Alberto Bernar­delli e avendo don Orione espresso il desiderio di proseguire al più presto, si offrì di accompagnarlo sul proprio calesse fino a Casteggio.
Partirono la mattina e giunti alla Fornace di Staghiglione ci fu una sosta perché il medico era impe­gnato in una visita. Nel frattempo un mendicante male in arnese si avvicinò a don Orione, che rimane­va solo sul calesse, e domandò l'elemosina.
Don Orione non stette su a pensarci: si slacciò una dopo l'altra le scarpe nuove che aveva ai piedi e le consegnò al povero rimettendosi quelle logore an­cora marcie di acqua; e dei due non si saprebbe dire chi fosse più felice.
Il dottore arrivò in tempo ad assistere a quella scena insolita e lì per lì disapprovò il gesto di don Orione. Ma Dio l'aveva condotto a quell'incontro perché l'immagine del sacerdote caritatevole tornasse alla sua mente in un'ora grave della vita.
Una mattina dell'ottobre 1924, mentre a cavallo e disarmato si recava in visita, un pazzo criminale lo assalì proditoriamente e gli scaricò addosso due colpi di fucile. Ricevuti i primi soccorsi, fu trasportato al­l'ospedale di Voghera dove per parecchi giorni versò in pericolo di vita. I congiunti, le suore e il cappella­no cercavano di insinuargli l'idea dei sacramenti da molti anni negletti; ma egli nicchiava. Finalmente espresse il desiderio di vedere don Orione.
Il giorno dopo ad ora tardissima don Orione giun­geva al suo capezzale, viaggiando direttamente da Roma a Voghera. Baciò il ferito tra lacrime di com­mozione e gli raccontò di essere accorso per aver let­to il fatto sui giornali. Dopo averlo confortato ne ascoltò la confessione, lo comunicò ed ebbe in segui­to la gioia di saperlo fuori pericolo.
Nell'economia della Provvidenza anche un paio di scarpe, donate, possono valere la conquista di un'ani­ma » (Sp 192 s.).

Tratto da: “ I fioretti di Don Orione

martedì 12 novembre 2013

Vuoi onorare il corpo di Cristo ?

"Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità.. . Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli tra questi, dice il Signore, non l'avete fatto neppure a me(cfr Mt25,45)
S. Giovanni Crisostomo Vescovo