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martedì 4 novembre 2014

Beata Teresa Manganiello - 1 gennaio 1849 - 4 novembre 1876 - “Pietra Angolare” e “Madre Spirituale” “Prima Terziaria di Montefusco”




Fanciullezza e adolescenza

La Beata Teresa Manganiello, undicesima di dodici figli, nasce a Montefusco, antica "città regia" del Principato Ultra, oggi Provincia di Avellino, il 1° gennaio 1849; i suoi genitori erano Romualdo Manganiello e Rosaria Lepore, "onesti concittadini" pieni di fede e di profonda pietà cristiana.  Il giorno dopo riceve il Battesimo nella Chiesa Palatina di San Giovanni del Vaglio.
La sua fanciullezza fu come il fiore del campo che si alimenta di innocenza e di grazia. Certo non ebbe agi e comodità nella casa colonica in mezzo a occupazioni e preoccupazioni di ogni giorno; aiutava la numerosa famiglia sempre con dedizione e generosità, sia nei lavori domestici che in quelli dei campi.
I biografi informano che "bella di aspetto, sorridente e affabile con tutti, parlava e agiva con soavità e mitezza".  Priva di ogni malizia, in continua unione con Dio, fin da giovinetta non si disperdeva in discorsi vani o peccaminosi; invitava dolcemente anche le sue compagne a coltivare purezza e amore verso Dio e verso i fratelli.  Suoi prediletti i bambini, di cui si prendeva cura come una madre premurosa.  A chi le chiedeva come facesse a tenere docili tra faccende e difficoltà i vivaci nipotini, rispondeva: "Me li quiete la Madonna". Amava tutti in Dio, ma soprattutto i poveri, i malati di ogni specie di cui non temeva i contagi; gli sventurati, i carcerati, gli orfani, che le strappavano lacrime di sofferenza e che ricordava sovente nella preghiera.
Per Teresa i bisognosi, i sofferenti erano immagini di Dio e personificazioni di Gesù, per cui amava soccorrerli tutti.  Particolare attenzione aveva per i malati.  Per essi aveva "creato" nella sua casa la "farmacia", con medicinali ricavati dalle erbe che lei stessa coltivava.  La "Farmacia" di Teresa non conosceva turni o chiusura, sempre aperta, luogo dove Teresa vive nell'abbraccio giubilante con la povertà; si sente in comunione autentica con chi soffre e fra le varie faccende, svolge anche quella di infermiera: leniva il dolore, lavava con acqua tiepida le lesioni, con delicatezza le medicava con una pozione particolare preparata da lei stessa; curava micosi, scabbia, eczemi, malattie come le tigne, che figuravano nell'800 tra "quelle più sordide della specie umana".
Affidarsi alle cure di Teresa significava non cadere in balia del cieco empirismo dei medicastri del tempo. Nonostante la  sua giovane età, ella metteva a repentaglio la sua reputazione e si esponeva al continuo rischio di contrarre le affezioni della pelle di cui erano portatori i poveri infermi che mendicava ed assisteva.  Teresa aveva un modo tutto suo, pieno di umanità, per assistere gli infermi.  Non solo li accoglieva nella sua casa, ma li cercava, sapeva dove essi si trovavano e andava da loro per dispiegare la sua azione curativa e caritativa.  Meraviglioso anticipo del "Volontario" dei nostri giorni.
Aveva un particolare riguardo per i sacerdoti.  In ognuno di essi vedeva e rispettava il Sommo Sacerdote Gesù.  Per essi, come del resto per tutti i fratelli in Cristo, offriva tutto quello che poteva:  riparazione, penitenza, testimonianza e, se necessario, ammoniva con coraggio e fermezza.