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lunedì 27 ottobre 2014

Rolando Rivi - Tema: Seminarista - Martire



Il visitatore che entra nella chiesa di San Valentino di Castellarano, in Italia centrale, vi nota la tomba di un adolescente morto a quattordici anni, sulla quale può leggere l’iscrizione: Io sono di Gesù. “Io appartengo a Gesù” è una frase che Rolando Rivi ripeteva in ogni occasione opportuna e non opportuna. Questa appartenenza incondizionata a Gesù Cristo, confermata dalla morte sanguinosa, costituisce una risposta forte alle ideologie del XX secolo, che sostenevano che l’uomo appartiene alla razza o allo Stato; è anche una risposta cristiana alla mentalità secondo la quale l’uomo non ha altro padrone che se stesso e i suoi desideri.
Rolando è nato il 7 gennaio 1931 a San Valentino, nella diocesi di Reggio Emilia, in una famiglia numerosa di agricoltori, unita e sostenuta da una viva fede cristiana. Suo padre, Roberto, consacra il bambino fin dal giorno del suo battesimo alla Madonna del Carmelo. Dalla nonna, Rolando imparerà la devozione al Rosario. Alla scuola elementare, viene affidato alla maestra Clotilde Selmi, cristiana fervente che attinge la sua forza nella Comunione quotidiana. Un anno, nel periodo di Natale, il bambino porta al presepio un sacchetto, e dice ad alta voce: «O buon Gesù, ecco i miei peccati; ce ne sono cento, li ho contati. Ma Ti prometto che, un altr’anno, Ti porterò un sacco di virtù!» Rolando fa la sua prima Comunione il 16 giugno 1938. Verrà descritto dai suoi compagni come un bambino pieno di vitalità, dal carattere entusiasta, scatenato durante i giochi, il più veloce nella corsa, ma anche il più assiduo alla preghiera. Intelligente, dotato di un ascendente naturale, ha una personalità trascinatrice: sa organizzare le distrazioni, ma anche, una volta passata l’ora del gioco, condurre i suoi compagni in chiesa. Mostra loro come pregare il rosario, li incoraggia a servir Messa con lui e insegna loro la carità fraterna: «Se ami il Signore, allora ami tutti». Per Rolando, la carità nei confronti dei poveri è inseparabile dall’amore di Dio; quando un povero viene a bussare alla casa paterna, egli è il primo ad accoglierlo, a portargli del pane e delle coperte.