Indice
Inizio del libro
1. Il primo miracolo
2. Tentazione e vittoria
3. Il segno della croce
4. Correzione del monaco dissipato
5. L’acqua dalla pietra
6. Il ferro che torna nel manico
7. Mauro cammina sull’acqua
8. Il pane avvelenato
9. La pietra che diventa leggera
10. L’incendio della cucina
11. Il piccolo monaco schiacciato
12. Il cibo preso trasgredendo la Regola
13. Il fratello del monaco Valentiniano
14. La simulazione del re Totila
15. La profezia per Totila
16. Il chierico liberato dal demonio
17.
Predice la distruzione del suo monastero
18. Il furto del bariletto di vino
19. I fazzoletti delle monache
20. Il pensiero superbo del piccolo monaco
21. La farina alle porte del monastero
22. Una fabbrica regolata in visione
23. Le monache riconciliate per mezzo del Sacrificio
24. Il piccolo monaco fuggitivo
25. Il monaco e il dragone
26. L’elefantiaco risanato
27. Il debitore pagato
28. La bottiglia che non si rompe
29. L’anfora vuota riempita d’olio
30. Il monaco liberato dal demonio
31. Uno sguardo liberatore
32. Il fanciullo risuscitato
33. Il miracolo di sua sorella Scolastica
34. L’anima di sua sorella vola al cielo
35. La visione del mondo e dell’anima di Germano
36. La regola monastica
37. Il passaggio all’eternità
38. La pazza risanata nello Speco
Inizio del libro
Gregorio: seguitando le nostre conversazioni, parleremo oggi di un
uomo veramente insigne, degno di ogni venerazione. Si chiamava
Benedetto questo uomo e fu davvero benedetto di nome e di grazia. Fin
dai primi anni della sua fanciullezza era già maturo e quasi
precorrendo l’età con la gravità dei costumi, non volle mai
abbassare l’animo verso i piaceri.
Se l’avesse voluto avrebbe potuto largamente godere gli svaghi del
mondo, ma egli li disprezzò come fiori seccati e svaniti.
Era nato da nobile famiglia nella regione di Norcia. Pensarono di
farlo studiare e lo mandarono a Roma dove era più facile attendere
agli studi letterari. Lo attendeva però una grande delusione: non vi
trovò altro, purtroppo, che giovani sbandati, rovinati per le strade
del vizio.
Era ancora in tempo. Aveva appena posto un piede sulla soglia del
mondo: lo ritrasse immediatamente indietro. Aveva capito che anche
una parte di quella scienza mondana sarebbe stata sufficiente a
precipitarlo intero negli abissi.
Abbandonò quindi con disprezzo gli studi, abbandonò la casa e i
beni paterni e partì, alla ricerca di un abito che lo designasse
consacrato al Signore. Gli ardeva nel cuore un’unica ansia: quella
di piacere soltanto a Lui. Si allontanò quindi così: aveva scelto
consapevolmente di essere incolto, ma aveva imparato sapientemente la
scienza di Dio.
Certamente io non posso conoscere tutti i fatti della sua vita. Quel
poco che sto per narrare, l’ho saputo dalla relazione di quattro
suoi discepoli: il reverendissimo Costantino, suo successore nel
governo del monastero; Valentiniano, che fu per molti anni superiore
del monastero presso il Laterano; Simplicio, che per terzo governò
la sua comunità; e infine Onorato, che ancora dirige il monastero in
cui egli abitò nel primo periodo di vita religiosa.
1. Il primo miracolo
Abbandonati dunque gli studi letterari, Benedetto decise di ritirarsi
in luogo solitario. La nutrice però che gli era teneramente
affezionata, non volle distaccarsi da lui e, sola sola, ottenne di
poterlo seguire. E partirono.
Giunti alla località chiamata Enfide, quasi costretti dalla carità
di molte generose persone, dovettero interrompere il viaggio; presero
così dimora presso la chiesa di S. Pietro.
Qualche giorno dopo, la nutrice aveva bisogno di mondare un po’ di
grano e chiese alle vicine che volessero prestarle un vaglio di
coccio. Avendolo però lasciato sbadatamente sul tavolo, per caso
cadde e si ruppe i due pezzi. Ed ora? L’utensile non era suo, ma
ricevuto in prestito: cominciò disperatamente a piangere.
Il giovanotto, religioso e pio com’era, alla vista di quelle
lacrime, ebbe compassione di tanto dolore: presi i due pezzi del
vaglio rotto, se ne andò a pregare e pianse. Quando si rialzò dalla
preghiera, trovò al suo fianco lo staccio completamente risanato,
senza un minimo segno d’incrinatura: «Non c’è più bisogno di
lacrime – disse, consolando dolcemente la nutrice – Il vaglio
rotto eccolo qui, è sano!».
La cosa però fu risaputa da tutto il paese e suscitò tanta
ammirazione che gli abitanti vollero sospendere il vaglio
all’ingresso della chiesa: doveva far conoscere ai presenti e ai
posteri con quanto grado di grazia Benedetto, ancor giovane, aveva
incominciato il cammino della perfezione.
Il vaglio restò lì per molti anni, a vista di tutti, e fino al
tempo recente dei Longobardi, è rimasto appeso sopra la porta della
chiesa.
Benedetto però non amava affatto le lodi del mondo: bramava
piuttosto sottoporsi a disagi e fatiche per amore di Dio, che non
farsi grande negli onori di questa vita. Proprio per questo prese la
decisione di abbandonare anche la sua nutrice e nascostamente fuggì.
Si diresse verso una località solitaria e deserta chiamata Subiaco,
distante da Roma circa 40 miglia, località ricca di fresche e
abbondantissime acque, che prima si raccolgono in un ampio lago e poi
si trasformano in fiume.
Si affrettava dunque a passi svelti verso questa località, quando si
incontrò per via con un monaco di nome Romano, che gli domandò dove
andasse.

