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sabato 13 luglio 2019

San Fedele da Sigmaringa (Sigmaringen 1578 - Seewes1622)



Ogni volta che si evoca un santo, viene in mente il nome di un capolavoro; eppure quale fu la loro ambizione? Rispondere all'amore di Dio, amare il prossimo come se stessi – ciò presuppone che si siano anche amati umilmente, così come li aveva fatti Dio; e che, al di là di se stessi, abbiano amato come ci ha amato Cristo. In fin dei conti, lasciando che Egli agisse in loro, persone di tutte le razze e di tutte le lingue, hanno lasciato, nel nostro mondo, una scia di assoluta bellezza.
(Régine Pernoud)


I cappuccini, nel 1972, hanno ricordato il 350 anniversario del martirio di un loro confratello, S. Fedele da Sigmaringa. Con decreto del Vicariato di Roma, 6 febbraio 1973, in Via Monti di Pietralata, Roma, settore nord, venne costituita la parrocchia intitolata a lui,a S. Fedele martire. Chi è costui? Una risposta, pur breve, tuttavia sicura ed esauriente, la troverai leggendo queste pagine. Alla fine della lettura, ti accorgerai di aver fatto conoscenza con un Santo « mai sentito ». Proverai ammirazione per un grande missionario e per un eroico martire. Spontaneamente, ti sentirai convinto a metterti in ginocchio per pregarlo e a metterti con impegno ad imitarlo. E' quanto ti augura, con cordialità e sincerità, il tuo parroco.


Padre GEREMIA LUNARDI, dei cappuccini
Roma, 24 aprile 1973, nella festa di S. Fedele martire.


IN UNA POZZA DI SANGUE
Ore 9 della mattina del 24 aprile 1622, quarta domenica dopo Pasqua. Sul pulpito della chiesa di Seewis (Svizzera), affollata di pochi fedeli e da molti calvinisti, è salito un cappuccino, per la predica. E' un frate di statura mediocre, dalla faccia piuttosto rotonda e ben colorita, con fronte spaziosa, occhi vivaci, barba corta e ricciuta di color biondo. Il suo nome di religioso: padre Fedele da Sigmaringa. Sulla sponda del pulpito era stato collocato un biglietto, su cui era scritto: Oggi predicherai e non più. Padre Fedele, in silenzio, lo legge. Resta pensoso, un istante. Senza la minima esitazione, inizia la sua predica, svolgendo un tema desunto dalla lettera di Paolo apostolo agli Efesini: Un solo Signore, un'unica fede, un solo battesimo (Ef 4,5). La voce non tradisce emozione: ha il tono franco di sempre, che scaturisce spontaneo dalla convinzione. Espone con chiarezza, con pronuncia spiccata e chiara, all'uditorio inquieto. «Basta! Smettila!» è il rabbioso invito di alcuni. «Fuoco! fuoco!», grida un soldato, entrando in chiesa. L'uditorio scatta in piedi, alcuni presi dal panico, altri da soddisfazione rabbiosa. Fischiano le palle, crepitano le munizioni che erano state apprestate precedentemente, in segreto, nel paese in cui covava la ribellione. Si dà ordine al padre Fedele di scendere dal pulpito. Nella chiesa e fuori, è un pandemonio.