Ogni
volta che si evoca un santo, viene in mente il nome di un capolavoro;
eppure quale fu la loro ambizione? Rispondere all'amore di Dio, amare
il prossimo come se stessi – ciò presuppone che si siano anche
amati umilmente, così come li aveva fatti Dio; e che, al di là di
se stessi, abbiano amato come ci ha amato Cristo. In fin dei conti,
lasciando che Egli agisse in loro, persone di tutte le razze e di
tutte le lingue, hanno lasciato, nel nostro mondo, una scia di
assoluta bellezza.
(Régine
Pernoud)
I
cappuccini, nel 1972, hanno ricordato il 350 anniversario del
martirio di un loro confratello, S. Fedele da Sigmaringa. Con decreto
del Vicariato di Roma, 6 febbraio 1973, in Via Monti di Pietralata,
Roma, settore nord, venne costituita la parrocchia intitolata a lui,a
S. Fedele martire. Chi è costui? Una risposta, pur breve, tuttavia
sicura ed esauriente, la troverai leggendo queste pagine. Alla fine
della lettura, ti accorgerai di aver fatto conoscenza con un Santo «
mai sentito ». Proverai ammirazione per un grande missionario e per
un eroico martire. Spontaneamente, ti sentirai convinto a metterti in
ginocchio per pregarlo e a metterti con impegno ad imitarlo. E'
quanto ti augura, con cordialità e sincerità, il tuo parroco.
Padre
GEREMIA LUNARDI, dei cappuccini
Roma,
24 aprile 1973, nella festa di S. Fedele martire.
IN
UNA POZZA DI SANGUE
Ore
9 della mattina del 24 aprile 1622, quarta domenica dopo Pasqua. Sul
pulpito della chiesa di Seewis (Svizzera), affollata di pochi fedeli
e da molti calvinisti, è salito un cappuccino, per la predica. E'
un frate di statura mediocre, dalla faccia piuttosto rotonda e ben
colorita, con fronte spaziosa, occhi vivaci, barba corta e ricciuta
di color biondo. Il suo nome di religioso: padre Fedele da
Sigmaringa. Sulla sponda del pulpito era stato collocato un
biglietto, su cui era scritto: Oggi predicherai e non più. Padre
Fedele, in silenzio, lo legge. Resta pensoso, un istante. Senza la
minima esitazione, inizia la sua predica, svolgendo un tema desunto
dalla lettera di Paolo apostolo agli Efesini: Un solo Signore,
un'unica fede, un solo battesimo (Ef 4,5). La voce non tradisce
emozione: ha il tono franco di sempre, che scaturisce spontaneo dalla
convinzione. Espone con chiarezza, con pronuncia spiccata e chiara,
all'uditorio inquieto. «Basta! Smettila!» è il rabbioso invito di
alcuni. «Fuoco! fuoco!», grida un soldato, entrando in chiesa.
L'uditorio scatta in piedi, alcuni presi dal panico, altri da
soddisfazione rabbiosa. Fischiano le palle, crepitano le munizioni
che erano state apprestate precedentemente, in segreto, nel paese in
cui covava la ribellione. Si dà ordine al padre Fedele di scendere
dal pulpito. Nella chiesa e fuori, è un pandemonio.
