1.
A questo punto sembra utile fornire un’esposizione più chiara e
dettagliata di quanto detto prima. Ho mostrato come i nostri appetiti
provochino nell’anima due danni principali. Il primo lo priva dello
spirito di Dio; l’altro la stanca, la tormenta, la oscura, la
sporca, l’indebolisce e la ferisce, proprio come afferma Geremia:
Duo
mala fecit populus meus: dereliquerunt fontem aquae vivae, et
foderunt sibi cisternas dissipatas, quae continere non valent aquas,
cioè: Il
mio popolo ha commesso due iniquità: essi hanno abbandonato me,
sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate
che non tengono l’acqua
(Ger 2,13). Questi due mali, privativo e positivo, sono provocati da
qualsiasi atto disordinato dell’appetito. Parlando, in primo luogo,
di quello privativo, è chiaro che, per lo stesso motivo per cui
l’anima si affeziona a qualsiasi bene creato, quanto più
quell’appetito è radicato in essa, tanto meno è capace di unirsi
a Dio. Infatti, come dicono i filosofi e come ho già riferito nel
capitolo 4, due contrari non possono coesistere in uno stesso
soggetto. Ora, l’amore per Dio e quello per le creature sono
contrari; quindi non possono coesistere in una stessa volontà
l’affetto per le cose create e quello per Dio. Cosa ha a che
vedere, infatti, la creatura con il Creatore, il sensibile con lo
spirituale, il visibile con l’invisibile, il temporale con
l’eterno, il cibo celestiale, puro e spirituale, con il nutrimento
grossolano dei sensi, lo spogliamento del Cristo con l’attaccamento
alle cose?
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martedì 13 dicembre 2016
giovedì 30 ottobre 2014
Per andare da Gesù, bisogna sudare “sette camicie”... ma alla fine, Lui ci darà un prezioso aiuto...
Prima
di essere esaltata, l'anima viene umiliata e, prima di essere
umiliata, è esaltata. Se l'anima vorrà riflettere a ciò, vedrà
bene quanti alti e bassi patisce in questo cammino e come dopo aver
goduto la prosperità viene qualche tempesta e travaglio, talché
le sembra che quella abbondanza le sia stata data per prepararla e
rinforzarla in vista della funzione seguente, come dopo la miseria e
la burrasca viene l'abbondanza e la bonaccia per cui all'anima sembra
di aver fatto quella vigilia per godere poi di quella festa. Questa è
la norma ordinaria dello stato di contemplazione, finché non si
raggiunge quello di quiete: non si rimane mai nelle stesse posizioni,
ma è tutto un salire e uno scendere.
San Giovanni della Croce - 2N 18, 3
San Giovanni della Croce - 2N 18, 3
mercoledì 28 maggio 2014
S. Giovanni della Croce: Notte Oscura - Libro I
Ove si tratta della
notte dei sensi.
Strofa
In una notte
oscura,
con ansie, dal mio
amor tutta infiammata,
oh, sorte
fortunata!,
uscii, né fui
notata,
stando la mia casa
al sonno abbandonata.
Spiegazione
1. In questa prima strofa l’anima racconta in che modo si è dovuta distaccare affettivamente da se stessa e da tutte le cose, cioè come abbia dovuto praticare una radicale rinuncia per morire a queste cose e a se stessa. Solo così è riuscita a vivere una vita d’amore con Dio, piena di dolcezze e delizie spirituali. Afferma, altresì, che tale distacco è stato una notte oscura, termine che qui si riferisce alla contemplazione purificante. Mediante questa, come dirò più avanti, si opera passivamente nell’anima la suddetta rinuncia a se stessa e a tutte le cose.
2. Se ha potuto
operare il distacco – tiene a precisare –, lo ha fatto con la
forza e la veemenza dell’amore che lo Sposo le ha concesso in
questa contemplazione oscura. In tutto ciò riconosce la felice
sorte, che le è toccata, di arrivare a Dio attraverso questa notte
con così grande fortuna, che nessuno dei tre nemici, cioè il mondo,
il demonio e la carne, che ostacolano sempre il cammino, ha potuto
impedirle di avanzare. Difatti la notte della contemplazione
purificante ha assopito e addormentato nella casa della sua
sensibilità tutte le passioni e le tendenze che le erano contrarie.
Per questo il verso dice: In
una notte oscura.
Ove si comincia a
parlare delle imperfezioni dei principianti.
1. L’anima comincia a
entrare in questa notte oscura quando Dio la fa uscire dallo stato
dei principianti, cioè di coloro che si servono ancora della
meditazione nel cammino spirituale, e la trasferisce gradatamente in
quello dei proficienti, cioè quella dei contemplativi. Superato
questo stadio, la conduce allo stato dei perfetti, che è quello
dell’unione con Dio. Al fine di chiarire e meglio comprendere che
notte sia quella che l’anima deve attraversare e per quale motivo
il Signore ve la ponga, è opportuno prima d’ogni cosa accennare ad
alcune imperfezioni dei principianti. Lo farò molto rapidamente, ma
non per questo ciò sarà inutile agli stessi principianti. Difatti,
anche in questo modo, essi potranno comprendere lo stato di vita in
cui giacciono, per poi sentirsi spinti a desiderare che Dio li faccia
entrare in questa notte, dove l’anima si fortifica attraverso
l’esercizio delle virtù e gusta le inestimabili delizie dell’amore
di Dio. Se mi dilungherò un po’, non sarà più di quanto basti
per poter trattare subito dopo della notte oscura.
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