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lunedì 3 aprile 2017

Venerabile Marcello Candia - Laico missionario



Dove c'è gioia, fervore voglia di portare Cristo agli altri, scriveva papa Francesco, sorgono vocazioni genuine. Tra queste non vanno dimenticate le vocazioni laicali alla missione. Ormai è cresciuta la coscienza dell'identità e della missione dei fedeli laici nella Chiesa, come pure la consapevolezza che essi sono chiamati ad assumere un ruolo sempre più rilevante nella diffusione del Vangelo” (Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2014). Nel ventesimo secolo, la vita di Marcello Candia illustra queste parole, dopo aver vissuto nell'agiatezza di una famiglia dell'alta borghesia milanese, si è impegnato come laico nella missione e ha costruito, grazie alla vendita dei suoi beni, un Ospedale per i poveri in Brasile.
Marcello Candia è nato nel 1916 a Portici, nella regione della Campania, terzo di cinque figli. Camillo, Suo padre, è un industriale: ha fondato a Milano, poi a Napoli, Pisa e Aquileia, una serie di fabbriche di acido carbonico. Egli non pratica la sua religione, ma ha mantenuto della sua educazione cattolica un senso elevato della rettitudine, del rispetto per le persone e della giustizia professionale e sociale. È un dirigente tutto dedito alla sua famiglia e alla sua impresa, uomo del dovere e della responsabilità. Si oppone al fascismo fin dal suo inizio, e affida i figli a scuole private in modo che non siano raggiunti dall'ideologia totalitaria dominante.
Passione per i poveri
Marcello apprende da sua madre, Luigia Bice Mussato, i primi rudimenti della fede. Donna colta e dotata di grandi qualità umane, ella si dona completamente ai suoi nonché ai poveri attraverso opere caritative, in particolare l'associazione San Vincenzo de Paoli. Marcello accompagna volentieri sua madre: con lei, visita i poveri, non senza essere passato prima in una chiesa per incontrarvi Gesù Eucaristia. Nel suo cuore si sviluppa una vera passione per i diseredati e i sofferenti; sarà l'orientamento fondamentale della sua vita. Fin dall'età di dodici anni, aiuta i Padri Cappuccini della via Piave a Roma a distribuire la minestra ai poveri. Ma il 7 febbraio 1933, la signora Candia muore, all'età di quarantadue anni. Marcello, che ha diciassette anni, ne prova un dolore così profondo che si ammala. Da quel giorno, soffrirà di frequenti mal di testa e insonnia.
La profonda pietà di Marcello impressiona i suoi parenti, che lo accusano di condurre una "doppia vita": in effetti, da un lato si mostra giovane ricco, elegante e corteggiato, studente brillante e di buona compagnia, ma dall'altro, tutti constatano che è immerso in un dialogo incessante con Dio. Nel 1939, Marcello consegue la laurea in chimica. All'inizio della seconda guerra mondiale, occupa per qualche tempo un posto di chimico in una fabbrica di esplosivi, poi viene smobilitato. Prosegue allora i suoi studi, mentre lavora assistendo il padre nella sua professione. Nel 1943, consegue le lauree in biologia e in farmacia. In quei tempi di guerra, partecipa alla resistenza contro l'occupazione tedesca, rischiando più volte la libertà e anche la vita, e s'impegna, a fianco dei Padri Cappuccini, nell'aiuto agli ebrei minacciati di deportazione. Alla fine della guerra, assiste i deportati e prigionieri che tornano in patria. Con tre amici, organizza, in stazione, un'accoglienza sia medica che umanitaria, e fa installare, in gran parte a proprie spese, nel parco del palazzo Sormani, messo a disposizione, rifugi temporanei prefabbricati. Un giorno, un cappellano-capitano autoritario fa annunciare: « Inizia la Messa; quelli che non ci vengono non avranno da mangiare». Marcello afferra il microfono e rettifica: «No, tutti avranno da mangiare ! »