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lunedì 13 gennaio 2014

L' ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO




C’è un profondo bisogno di amore in ciascuno di noi, così spesso prigionieri delle nostre solitudini. È il bisogno di una parola di vita che vinca le nostre paure e ci faccia sentire amati. Il profeta Amos descrive con efficacia questa situazione: “Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore Dio - in cui manderò la fame nel paese; non fame di pane né sete di acqua, ma di ascoltare le parole del Signore” (8,11). E sant’Agostino - che quella Parola ha incontrato, fino a farne la ragione di tutta la sua vita - così presenta la risposta del Dio vivente al nostro bisogno: “Da quella città il Padre nostro ci ha inviato delle lettere, ci ha fatto pervenire le Scritture, onde accendere in noi il desiderio di tornare a casa” (Commento ai Salmi, 64, 2-3).
Se si arriva a comprendere - come è capitato a tanti credenti di ieri e di oggi - che è questa “lettera di Dio”, che parla proprio al nostro cuore, allora ci si avvicinerà a essa con la trepidazione e il desiderio con cui un innamorato legge le parole della persona amata. Allora, Dio, che è insieme paterno e materno nel suo amore, parlerà proprio a ciascuno di noi e l’ascolto fedele, intelligente e umile di quanto egli dice sazierà poco a poco il nostro bisogno di luce, la tua sete d’amore. Imparare ad ascoltare la voce di Dio che parla nella Sacra Scrittura è imparare ad amare: perciò, l’ascolto delle Scritture è ascolto che libera e salva.
Il Dio che parla
Solo Dio poteva rompere il silenzio dei cieli e irrompere nel silenzio del cuore: solo lui poteva dirci - come nessun altro - parole d’amore. Questo è avvenuto nella sua rivelazione, dapprima al popolo eletto, Israele, e poi in Gesù Cristo, eterna fatta carne. Dio parla: attraverso eventi e parole intimamente connessi, egli comunica se stesso agli uomini. Messi per iscritto sotto l’ispirazione del suo Spirito, questi testi costituiscono Scrittura , la dimora della Parola di Dio nelle parole degli uomini. Il Signore dice ciò che fa e fa ciò che dice. Nell’Antico Testamento annuncia ai figli d’Israele la venuta del Messia e l’instaurazione di una nuova alleanza; nel Verbo fatto carne compie le sue promesse oltre ogni attesa.
Antico e Nuovo Testamento ci narrano la storia del suo amore per noi, secondo un cammino con cui Dio educa il suo popolo al dono dell’alleanza compiuta: l’Antico Testamento si illumina nel Nuovo e il Nuovo è preparato nell’Antico. Perciò, i discepoli di Gesù amano le Scritture che lui stesso ha amato, quelle che Dio ha affidato al popolo ebraico, e che essi leggono nella luce di lui, crocifisso e risorto. Il compimento della rivelazione, infatti, è Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo per noi, unica, perfetta e definitiva del Padre, il quale in lui ci dice tutto e ci dona tutto. Nutrirsi della Scrittura è nutrirsi di Cristo: “L’ignoranza delle Scritture - afferma san Girolamo - è ignoranza di Cristo” (Commento al Profeta Isaia, PL 24,17).
Chi vuole vivere di Gesù deve ascoltare, allora, incessantemente le divine Scritture. È in esse che si rivela il volto dell’Amato. Ed è lo Spirito Santo, che ha guidato il popolo eletto ispirando gli autori delle Sacre Scritture, ad aprire il cuore dei credenti all’intelligenza di quanto è in esse contenuto. Perciò, nessun incontro con di Dio andrà vissuto senza aver prima invocato lo Spirito, che schiude il libro sigillato, muovendo il cuore e rivolgendolo a Dio, aprendo gli occhi della mente e dando dolcezza nel consentire e nel credere alla verità. È lo Spirito a farci entrare nella verità tutta intera attraverso la porta della Parola di Dio, rendendoci operatori e testimoni della forza liberante che essa possiede.
La casa della Parola
Nella sua Parola è Dio stesso a raggiungere e trasformare il cuore di chi crede: “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore” (Ebrei 4,12). Affidiamoci, allora, alla Parola: essa è fedele in eterno, come il Dio che la dice e la abita. Perciò, chi accoglie con fede , non sarà mai solo: in vita, come in morte, entrerà attraverso di essa nel cuore di Dio: “Impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio” (San Gregorio Magno).
Alla Parola del Signore corrisponde veramente chi accetta di entrare in quell’ascolto accogliente che è l’obbedienza della fede. Il Dio, che si comunica al nostro cuore, ci chiama ad offrirgli non qualcosa di nostro, ma noi stessi. Questo ascolto accogliente rende liberi: “Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8,31-32).
Per renderci capaci di accogliere fedelmente di Dio, il Signore Gesù ha voluto lasciarci - insieme con il dono dello Spirito - anche il dono della Chiesa, fondata sugli apostoli. Essi hanno accolto la parola di salvezza e l’hanno tramandata ai loro successori come un gioiello prezioso, custodito nello scrigno sicuro del popolo di Dio pellegrino nel tempo. è la casa della Parola, la comunità dell’interpretazione, garantita dalla guida dei pastori a cui Dio ha voluto affidare il suo gregge. La lettura fedele della Scrittura non è opera di navigatori solitari, ma va vissuta nella barca di Pietro.
Accogliere nel silenzio e nella contemplazione
È l’amore il frutto che nasce dall’ascolto della Parola: “Siate di quelli che mettono in pratica , e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi” (Giacomo 1,22). Chi si lascia illuminare dalla Parola, sa che il senso della vita consiste non nel ripiegarsi su se stessi, ma in quell’esodo da sé senza ritorno, che è l’amore. L’ascolto costante della Sacra Scrittura ci fa sentire amati e ci rende capaci di amare, dando gioia e speranza al nostro cuore: se ci consegniamo senza riserve al Dio che ci parla, sarà lui a donarci agli altri, arricchendoci di tutte le capacità necessarie per metterci al loro servizio.
La Parola è guida sicura perché - fra i rumori del mondo - ci conduce a impegnarci per gli altri sui passi di Gesù, a riconoscere negli altri la sua voce che chiama: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo 25,40). Chi ama , sa quanto sia necessario il silenzio, interiore ed esteriore, per ascoltarla veramente, e per lasciare che la sua luce ci trasformi mediante la preghiera, la riflessione e il discernimento: nel clima del silenzio, alla luce delle Scritture, impariamo a riconoscere i segni di Dio e a riportare i nostri problemi al disegno della salvezza che ci testimonia.
Certo, il silenzio necessario all’ascolto non è mutismo, ma espressione di un amore che supera ogni parola. Solo l’amore apre alla conoscenza dell’Amato, come è stato per il discepolo, che ha posato il suo capo sul petto del Signore nell’ultima cena: Poteva comprendere il senso delle parole di Gesù, soltanto colui che riposò sul petto di Gesù” (Origene, In Joannem, 1,6: PG 14,31). Anche noi dobbiamo poggiare il capo sul cuore di Cristo e ascoltare le sue parole, lasciando che esse parlino al nostro cuore e lo facciano ardere del suo amore.

Conferenza Episcopale Italiana Lettera ai cercatori di Dio