Visualizzazione post con etichetta Catechesi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Catechesi. Mostra tutti i post

sabato 11 marzo 2023

Gesù al pozzo di Giacobbe… Omelia 15 - Sant’Agostino


Incominciano i misteri. Non per nulla si stanca Gesù, non per nulla si stanca la forza di Dio. Ci troviamo di fronte a un Gesù forte e di fronte a un Gesù debole. La forza di Cristo ci ha creati, la sua debolezza ci ha ricreati. Ci ha creati con la sua forza, è venuto a cercarci con la sua debolezza.

1. Non suona nuovo alle orecchie della vostra Carità il fatto che l'evangelista Giovanni com'aquila voli più alto di tutti, elevandosi al di sopra della caligine della terra, fino a fissare fermamente gli occhi nella luce della verità. Con l'aiuto del Signore e per mezzo del nostro ministero, molte pagine del suo Vangelo vi sono già state commentate; seguendo l'ordine viene questo passo, che oggi è stato letto. Ciò che con l'aiuto del Signore sto per dire, servirà a ricordare a molti di voi ciò che già sapete, piuttosto che a insegnarvi altre cose. Ma non per questo deve essere minore la vostra attenzione, pur se si tratta di richiamare alla mente cose già note. E' stato letto - e abbiamo in mano il testo che dobbiamo spiegare - che il Signore Gesù parlava con una donna samaritana presso il pozzo di Giacobbe. In quella occasione egli espose grandi misteri e preannunziò cose sublimi. L'anima che ha fame trova qui di che pascersi, l'anima affaticata trova di che ristorarsi.

domenica 16 ottobre 2022

Universalità della parentela divina di Padre Agostino Bartolini

 



Nella vita di società avere delle buone e valide amicizie e parentele giova molto sia per il prestigio personale, sia in vista del conseguimento di benefici e di favori che rendono l’esistenza più tranquilla e sicura. Questo è un fatto che, nella storia degli uomini, si è sempre ripetuto ed è, tuttora, valido nella società degli uomini del nostro tempo. Si viene a verificare che è ritenuto fortunato e nobile chi ha amicizie fra personaggi importanti e influenti e chi, fra i suoi parenti, conta persone ricche o celebri per cultura o per censo. 
Nel mondo così, alcuni, proprio per questo, vengono considerati più fortunati ed altri meno; pertanto, in conseguenza di tale disparità, si creano disuguaglianze sociali e valutazioni ingiuste perché, a costituire la speranza di successo di una persona ed il suo prestigio nell’opinione pubblica non sono i meriti propri ma la posizione sociale e politica di altri, il che non è giusto. 

domenica 11 settembre 2022

Lettera sulla preghiera… (di Bruno Forte - Vescovo di Chieti)



Mi chiedi: perché pregare? Ti rispondo: per vivere.

Sì: per vivere veramente, bisogna pregare. Perché? Perché vivere è amare: una vita senza amore non è vita. È solitudine vuota, è prigione e tristezza. Vive veramente solo chi ama: e ama solo chi si sente amato, raggiunto e trasformato dall’amore. Come la pianta che non fa sbocciare il suo frutto se non è raggiunta dai raggi del sole, così il cuore umano non si schiude alla vita vera e piena se non è toccato dall’amore. Ora, l’amore nasce dall’incontro e vive dell’incontro con l’amore di Dio, il più grande e vero di tutti gli amori possibili, anzi l’amore al di là di ogni nostra definizione e di ogni nostra possibilità. Pregando, ci si lascia amare da Dio e si nasce all’amore, sempre di nuovo. Perciò, chi prega vive, nel tempo e per l’eternità. E chi non prega? Chi non prega è a rischio di morire dentro, perché gli mancherà prima o poi l’aria per respirare, il calore per vivere, la luce per vedere, il nutrimento per crescere e la gioia per dare un senso alla vita.

mercoledì 4 maggio 2022

MODO DI AMARE GESÙ CRISTO... di Sant’ Agostino Roscelli



L'amore verso Gesù Cristo, come è il primo tra i doveri del cristiano, è anche il fondamento della più dolce e più sicura confidenza della nostra eterna salute. Come senza di Lui non possiamo far niente di bene, così senza di Lui non potremo mai conseguire la gloria del Cielo, quella gloria beata che è solo frutto dei Suoi meriti, poiché le nostre azioni non sono meritorie, se non in quanto passano per quella fonte di Paradiso che sono i meriti infiniti di Gesù.

Egli è la sola via che ci conduce al Cielo; la sola chiave misteriosa di Davide che ci può aprire le porte eterne della celeste Gerusalemme, le quali - come dice S. Giovanni nell'Apocalisse - nessuno può aprire se Egli le chiude, e nessuno può chiudere se Egli ce le apre.

Gesù Cristo, dunque, come è tutta la nostra speranza, deve essere ancora l'unico nostro anelito: per Lui deve essere tutto il nostro cuore, a Lui devono essere rivolti tutti i nostri pensieri e i nostri desideri, a Lui devono essere dirette tutte le nostre azioni. Pieni di santa confidenza dobbiamo dire con l'apostolo Paolo: «Chi ci separerà dall'amore di Gesù Cristo? Forse la tribolazione o l'angustia, la fame o la nudità, i pericoli, le persecuzioni, la spada?» No, mai. Siamo certi che, con la divina grazia né la morte né la vita né gli Angeli né i Principati né le Potestà né le altezze né le profondità né le cose presenti né le future né alcuna creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio che è in Gesù Cristo, nostro Signore.

Dopo avervi esposto i principali motivi che noi abbiamo di amare Gesù Cristo, voglio insegnarvi ora la maniera con cui possiamo tradurre in pratica questo santo amore. State attente, perché l'argomento non può essere più dolce né più importante.

lunedì 13 dicembre 2021

Fare del bene è una festa… del cardinale Angelo Comastri

Dopo la seconda guerra mondiale, Winston Churchill, che era stato Primo Ministro del Regno Unito negli anni terribili 1939 - 1945, venne ' invitato nel 1948 negli Stati Uniti d'America, dove gli vennero tributati eccezionali onori. Da tutti veniva riconosciuto l'indispensabile contributo da lui dato per giungere alla vittoria nel drammatico conflitto della seconda guerra mondiale:  i nazisti, infatti, mai riuscirono a mettere piede in Inghilterra e Churchill rifiutò sempre ogni compromesso con loro e criticò aspramente il famigerato "Patto di Monaco" che aveva dato il via libera alla pazzia di Hitler. 

Per questo motivo Churchill venne ricevuto al Massachussets Institute of Technology di Boston - ritenuto uno dei massimi centri scientifici del mondo - e il Rettore Magnifico gli rivolse un discorso carico di fiduciosa certezza riguardo al futuro verso cui camminava l'umanità dopo la vittoriosa guerra mondiale contro la barbarie nazista. 

Dopo aver accennato a tutto ciò che la civiltà doveva a Churchill per il suo apporto al superamento del pericolo nazista, l'illustre Rettore si attardò a descrivere le caratteristiche della civiltà post-bellica, che sarebbe la nostra. Sentite cosa disse (!): "Oggi - disse testualmente - tramite la scienza e la tecnica abbiamo preso possesso di ogni aspetto della vita dell'uomo. Oggi solo un piccolo passo ci separa dall'ottenere un dominio completo anche sul pensiero e sul sentimento dell'uomo. Pertanto, grazie alla scienza e alla tecnica, nessun Hitler potrà più spuntare nel mondo, per il semplice fatto che la società odierna rassomiglia ad una grande officina impostata su un progetto buono: e la realizzazione di questo progetto è garantita dalla scienza". Parole folli! Parole incredibili! 

sabato 23 ottobre 2021

HALLOWEEN FESTA DELL'IGNORANZA E DELLA SUPERSTIZIONE

 


"SÌ"  ALLA FESTA DEI DEFUNTI E DI TUTTI I SANTI


"NO"  ALLA FESTA DI HALLOWEEN


Non è più giusto e più rispettoso della fede cristiana almeno spostare la data di questa festa di Halloween, non farla cioè coincidere con le due significative feste cristiane di tutti i Santi e dei fedeli defunti?


SENTINELLE VIGILI E ATTENTE?


Siamo sentinelle del mattino,vigili,sveglie,attente (cfr.Is21,6-8) che sanno "alzare la voce" (cfr.Is52,8) che "non taceranno mai" (cfr.Is62,6) che "vigilano sulla casa d'Israele" (cfr.Ez3,16) oppure siamo sentinelle un pò sonnecchianti,oppure addirittura addormentate? Prima di partecipare ad una festa di Halloween,ti sei informato-come è doveroso-sulle sue origini, la sua natura, le sue implicazioni? Si tratta veramente-come dicono-solo di un modo innocuo di divertirsi,come se fosse solo un "altro carnevale", oppure c'è "altro"? All'interno del diritto all'informazione vogliamo informare sulle radici culturali, le implicazioni,il clima ambiguo e le finalità di questa festa "made in USA"che ha ormai colonizzato l'Italia.


PULCINELLA COME LE STREGHE?

giovedì 22 luglio 2021

L’INFERNO E IL MISTERO DEL MALE...

Seguendo l'esempio di Cristo, la Chiesa ha ammonito i fedeli, durante tutto il corso della sua storia, "della triste realtà della morte eterna". La Sacra Scrittura parla di questo castigo eterno e ci mette in guardia contro la malizia deliberata che distrugge una persona interiormente e conduce alla morte eterna. 

C'è un nesso essenziale tra l'inferno e il mistero del male, e in ultima analisi, tra l'inferno e la libertà dell'uomo. Il rifiuto di credere all'inferno equivale al rifiuto di prendere Dio sul serio, e anche al rifiuto di considerare seriamente l'uomo, la sua libertà e la sua responsabilità di compiere il bene. Per questa ragione, una certa conoscenza dell'inferno è necessaria per comprendere, come si conviene, il senso dell'uomo e il suo posto in questo mondo, secondo il piano di Dio. Nelle prime tappe della storia della salvezza, la realtà dell'inferno non è stata concretamente intuita come lo fu invece nella rivelazione posteriore. Si concepiva lo "Shéol" come il luogo ove sia i buoni che i cattivi dimoravano dopo morte, e dove avevano una forma di esistenza oscura e insoddisfacente. Si capiva che Dio avrebbe severamente punito chi era ostinatamente cattivo, ma molti restavano perplessi, perché i malvagi parevano prosperare tanto quanto i giusti. 

domenica 4 luglio 2021

Il Sacramento della Confessione



Il perdono dei peccati e la piena riconciliazione dell’uomo con Dio sono avvenuti in Cristo, per la Sua Croce e Risurrezione. In noi avvengono per opera dello Spirito Santo, mediante la mediazione e il ministero della Chiesa.

Il sacramento che toglie tutti i peccati, sia il peccato originale (anche per i neonati) che i peccati personali (di chi ha già l’uso di ragione) è  quello del Battesimo: esso ci purifica dai peccati e ci inserisce nella vita divina della SS.ma Trinità. Così dice Gesù (cfr. Mc 16,16) e così professiamo di credere anche nel Credo: “Professo un solo battesimo per il perdono del peccati”.

Per i peccati, specie se gravi (mortali), che purtroppo possiamo ancora commettere anche se battezzati e cristiani (resi cioè figli di Dio, uniti a Cristo e abitati dallo Spirito Santo) Gesù ha istituito un nuovo sacramento, quello della Penitenza, detto anche della Riconciliazione o Confessione (cfr. Gv 20,21-23).

Dio, che conosce il nostro cuore, vede subito se siamo davvero pentiti dei nostri peccati e ci accoglie; ma il perdono oggettivo dei peccati mortali commessi ci è dato solo attraverso il Sacramento della Riconciliazione, confessandoli cioè davanti al sacerdote e ricevendone da lui l’assoluzione.

Nel sacramento il sacerdote agisce “in persona Christi”, cioè è Gesù stesso che agisce in lui, tanto è vero che al momento dell’assoluzione il sacerdote usa il primo pronome personale "“Io ti assolvo".

Il sacerdote, in modo subordinato al Vescovo (1), può e deve assolvere tutti i peccati che un penitente (battezzato) confessa, purché questi ne sia pentito ed abbia il proposito, con l’aiuto di Dio, di non commetterli più; altrimenti non ci sarebbe un vero pentimento, cioè non sarebbe ancora convinto che quella scelta è peccato e come tale è davvero il proprio male!

Quando mancasse tale pentimento e soprattutto tale proposito, come nel caso di chi vive stabilmente in una situazione di peccato, il sacerdote non può e non deve assolvere, come prescrive lo stesso Gesù (cfr. ancora Gv 20,21-23).  Tale impedimento non è dato tanto o soltanto dalla gravità del peccato, visto che la misericordia di Dio è infinita, ma appunto dalla situazione di stabilità del peccato, che di fatto rende falso il proposito (necessario per essere perdonati da Dio) di non commetterlo più

lunedì 16 novembre 2020

GESÙ È PERDONO - RIFLESSIONE DI NOVEMBRE – Tratto dalla rivista “Umiltà nella carità”


«Neanch'io ti condanno; va’ e d'ora in poi non peccare più» - Giovanni 8, 11

L’espressione di Gesù che ci viene consegnata in questo mese per l’Impegno di Vita tratta dal vangelo secondo Giovanni, non può che toccare in maniera tenera e profonda la nostra fragile umanità, desiderosa di amore e compassione, di misericordia e redenzione.

Una donna (l’umanità) e Gesù (misericordia, amore e redenzione) si sono incontrati. Un incontro del tutto nuovo e particolare, che non ha come centro la legge (il giudizio), ma l’amore di Dio che conosce e scruta il cuore di ogni persona, e sa quali siano i desideri più profondi che essa porta dentro di sé. È bello pensare allo sguardo amorevole di Gesù verso quella donna, (verso l’umanità, verso ciascuno di noi), uno sguardo che ha saputo leggere il grande e profondo desiderio di perdono e liberazione che lei aveva.

sabato 14 novembre 2020

Liberazione dal Maligno: un discorso da fare - di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino


Nell’opera di liberazione dalle influenze malefiche il progresso è spesso lento e faticoso. Se Dio permette tempi lunghi è perché sa che una liberazione facile e veloce esporrebbe la persona, poco radicata nella pratica della vita cristiana, a ridiventare facile preda di Satana. Più spesso però è l’interessato a porre ostacoli...

Il processo di liberazione dall’influsso di Satana (in particolare di quello che si contrae mediante maleficio) può necessitare poco o molto tempo, in relazione principalmente alla causa scatenante ed al permesso di Dio. Per cui, nel cammino di liberazione, risulta deleterio e di nessun vantaggio lasciarsi afferrare dalla fretta di ottenere la liberazione, continuando d’altra parte a vivere nelle abitudini peccaminose di sempre. In questo ambito risultano indispensabili, oltre alla pratica della fede, le virtù cristiane, con particolare riguardo a quelle dell’umiltà e della pazienza.

Questo è il motivo per cui Dio spesso permette tempi lunghi: desidera e spinge ad una sincera conversione, abituando la persona colpita ad uno stile di vita basato sui valori e sulle pratiche cristiane. Vuole che si crei un vero e proprio “rapporto di dipendenza d’amore” verso di Lui (così come fino a quel momento vi era stato quello verso le potenze del male) senza il quale nessun uomo può più vivere; “
solo in Lui trova riposo la nostra anima” (cf. Sal 61,2; 61,6).

Sono molte le persone disperate che si sono avvicinate al Signore, non avendo nient’altro a cui aggrapparsi, ed hanno così scoperto una realtà immensa e piena d’amore della quale non hanno più potuto fare a meno. È stato il principio efficace di una vita nuova in Cristo.

Tra le cause più frequenti per le quali una persona non riesce ad ottenere la liberazione si possono elencare le seguenti:
-

lunedì 9 novembre 2020

Il Vangelo della Salute… di + Javier Lozano Barragán - Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari.



1. La Suocera di Simone (Mc 1,29-32)
"E, usciti dalla Sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella si mise a servirli".
Iniziamo queste riflessioni sulle guarigioni delle malattie che fa Gesù, dal Vangelo di San Marco. La prima guarigione che incontriamo è la guarigione della suocera di San Pietro che era colpita dalla febbre. Il Signore inizia all'interno di un focolare domestico; la sposa di Pietro sicuramente fu molto riconoscente. Nella Cappella Sistina nel dipinto sulla creazione dal contatto del dito di Dio con il dito dell'uomo scaturisce l'espressione della vita per tutta l'umanità; qui in San Marco, nell'intimità della famiglia, dal contatto della mano di Cristo con la mano della malata scaturiscono la guarigione e la salute, l'affetto e la gratitudine come preludio della stessa Risurrezione del Signore. Così lo deve aver raccontato Pietro a Marco: ella si mise a servire, ed è così che la riconoscenza di chi è stato salvato da Cristo non può che tradursi nel servizio a Gesù Cristo.
2. Guarigione di un lebbroso (Mc 1:40-45)
"Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: Se vuoi, puoi guarirmi!. Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: Lo voglio, guarisci!. Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: Guarda di non dir niente a nessuno, ma va, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro. Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte."
Diciamo che volere è potere, ma tante volte ci sbagliamo. Solo in Gesù volere è davvero potere. Oltre alla malattia fisica, il Signore guarisce l'emarginazione sociale e dà una nuova convivenza all'uomo separato dal proprio popolo. I suoi miracoli sono cosa pubblica e hanno delle risonanze nella vita sociale. Ed è una nuova opinione generale che genera: non poteva entrare in nessun paese perché la sua fama lo precedeva. Lui ha guarito anche noi. L'annuncio al mondo della nostra guarigione ha generato quest'accordo generale fra la gente in tale maniera che tutti si gettino ai piedi del Signore come l'unico che salva? Si parla della salute della terra e del fatto che, assieme alla sua malattia, va comparendo anche quella di noi tutti. L'unico che può guarire la terra nel suo ecosistema è Gesù Cristo perché è l'unico che può fare sì che gli uomini smettiamo di distruggere il nostro pianeta, sia mediante la devastazione delle risorse naturali, sia mediante la polluzione dei residui radioattivi e simili da parte delle grandi potenze. Lui è l'unico che può guarire questa nuova lebbra, tramite il grande precetto di amarci davvero gli uni gli altri.

giovedì 15 ottobre 2020

GESÙ È ACQUA VIVA - RIFLESSIONE DI OTTOBRE – Tratto dalla rivista “Umiltà nella carità”


 "Chi ha sete venga a me e beva" (Giovanni 7, 37)

Senza dubbio quest'anno 2020 rimarrà nella storia come un punto di rottura nel cammino di tutta l'umanità. Di sicuro una gran quantità di persone si sono trovate (forse per la prima vota) con sé stesse e hanno scoperto il vuoto e la sete, che molte volte calmavano con cose superficiali, però senza spegnere la sete. Molte volte cerchiamo la cause o le colpe e, frequentemente, si dà la colpa ad altri di questa insoddisfazione: alla moglie o al marito, al lavoro, all'economia, ai politici, al governo ..., però in realtà la vera causa di questo malcontento si trova dentro di uno stesso. Infatti, se continuiamo ad incolpare gli altri, mai risolveremo questa angustia interiore e la sola cosa che otterremo sarà quella di proiettare questa amarezza sugli altri. A volte, con la voglia di riempire la vita di senso, proviamo diverse soluzioni: si cambia lavoro, l'aspetto, gli amici, le abitudini, la moglie, la religione, il governo, il paese ..., però sempre rimane questo male misterioso, che ci accompagna tenacemente attraverso tutti i cambiamenti, e la sete rimane. Di fronte a questa situazione, Gesù grida con voce potente:"Chi ha sete venga a me e beva ... e dal suo interno sgorgherà una fonte di acqua viva". Coloro che bevono di quest'acqua, non solo calmano la propria sete, ma questa benedizione si moltiplica dentro di loro, di modo che diventano una fonte di nuove acque per altri. Don Ottorino ci invita ad avvicinarci a Gesù e saziare la nostra sete, come leggiamo nella meditazione proposta più sotto. "Quando tu vai in chiesa fai 'la cura del sole', cioè in altre parole ti metti lì, adori il Signore, lo ringrazi, lo vedi vivo nel tabernacolo, lo senti dentro di te attraverso lo Spirito Santo; ti metti in adorazione, vorrei dire quasi in contemplazione". Il Signore spiega che questa pienezza interiore sarebbe possibile per mezzo dello Spirito Santo, che verrebbe ad abitare in noi: "Disse ciò dello Spirito che dovevano ricevere coloro che credessero In lui". Come vediamo, la vita di chi possiede la pienezza dello Spirito non è inattiva né sterile, ma vigorosa, dinamica, in continua crescita ed ha come fine spandersi come benedizione sugli altri. Non solo supplisce ai nostri bisogni, ma anche ci aiuta a soddisfare i bisogni altrui. Comincia ad inondare il nostro cuore per poi diffondersi per il mondo in un servizio fecondo. Come vivere, allora, la Parola dell'Impegno di Vita di questo mese? Durante questo tempo cercherò di essere più cosciente circa il mio incontro personale con Cristo, scoprendo quale sete vorrei saziare in Lui e, nello stesso tempo, per chi e come sarò "acqua".
Come vivere, allora, la Parola dell'Impegno di Vita di questo mese?
Durante questo tempo cercherò di essere più cosciente circa il mio incontro personale con Cristo, scoprendo quale sete vorrei saziare in Lui e, nello stesso tempo, per chi e come sarò "acqua".


Essere innamorato di Dio

sabato 15 febbraio 2020

LA MALATTIA: COME AFFRONTARLA CRISTIANAMENTE?



Da dove ha origine la malattia?
La Fede cristiana afferma che Dio non ha creato la malattia. Essa è entrata nel mondo a causa del primo peccato, commesso dall'uomo Adamo e dalla donna Eva, allorquando, tentati dal Diavolo, abusando della loro libertà, hanno disobbedito a Dio: volevano essere superiori allo stesso Dio e bramavano di conseguire il loro fine al di fuori di Dio. In seguito i peccati di ogni singola persona non faranno che accrescere il mondo delle sofferenze umane.
Dio quindi non vuole la malattia; non ha creato il male e la morte. Ma, dal momento in cui queste, a causa del peccato, sono entrate nel mondo, il suo amore è tutto proteso a risanare l'uomo, a guarirlo dal peccato e da ogni male e a colmarlo di vita, di pace e di gioia. Per questo ha inviato il Suo Figlio Gesù, che è morto e risorto per liberare l'uomo dal peccato e dalle sue conseguenze.
Qual è il senso della malattia?
La malattia, che tocca prima o poi tutti e coinvolge la persona a tutti i livelli (da quello fisico a quello psicologico, spirituale, morale), è e rimane pur sempre un mistero, un enigma.
La scienza e la tecnica possono aiutare a trovare una risposta alla malattia. Esse possono curarla, alleviarla, eliminarla almeno in parte, ma non potranno mai eliminarla del tutto, e soprattutto non potranno mai dare una risposta soddisfacente agli interrogativi fondamentali che la sofferenza, la malattia, la stessa morte suscitano nel cuore dell'uomo.
Occorre approfondire il senso della malattia, del dolore, della sofferenza tenendo presenti anche i loro fondamenti medico-scientifici, storici, filosofici, biblici, teologici.
È importante in particolare approfondire i testi della Sacra Scrittura sulla visione della sofferenza, sul senso della morte.
Il senso ultimo di tali realtà lo si può scoprire soltanto alla luce della Fede cristiana: "Per Cristo e in Cristo riceve luce quell'enigma del dolore e della morte, che al di fuori del Vangelo ci opprime" (Gaucliwn et spes, n.22).
Dio infatti non ha risparmiato la sofferenza e perfino la morte al Suo stesso divin Figlio Gesù, il quale vince il peccato e gli effetti di questo (la malattia, la sofferenza, la violenza e la morte) con la Sua morte in croce e soprattutto con la Sua Risurrezione.
E questa vittoria Cristo la riporta anzitutto per se stesso, distruggendo la morte con la Sua Risurrezione, e poi anche per noi. Infatti, mediante il Battesimo da Lui istituito, ci viene perdonato il peccato originale e risorgiamo alla vita dei figli di Dio. Durante poi tutto il corso della nostra vita quaggiù sulla terra, lottando contro il peccato e le sue conseguenze, riportiamo con Cristo la nostra vittoria, che per ora è parziale, in attesa di quella definitiva che Cristo attuerà per noi alla fine di questo mondo, allorquando ogni sofferenza, malattia, morte saranno da Lui definitivamente distrutte.
Pertanto, la sofferenza può diventare sereno abbandono alla volontà divina e partecipazione al sacrificio di Cristo.
Perché continuano ad esistere la malattia e la sofferenza, nonostante Dio sia buono, onnipotente, provvidente?

martedì 14 gennaio 2020

LA VITA CRISTIANA SPIEGATA AI GIOVANI


PRESENTAZIONE

Caro giovane, pensiamo di farti un dono prezioso invitandoti a leggere questo libretto.
Costa meno di un fumetto, ma vale più di tutto l'oro del mondo, perché ti insegna a diventare un vero Cristiano. Non leggerlo in fretta, sbadatamente, ma con attenzione, fermandoti a riflettere su ciò che più ti ha colpito e, soprattutto, cercando di metterlo in pratica giorno per giorno. Ricordati che essere Cristiano vuol dire andare «contro corrente»: contro la corrente delle proprie passioni e contro quella dell'andazzo del mondo. Ma vuol dire anche avere il cuore pieno di gioia e di pace, la gioia che solo Dio sa donare ai suoi figli.

Don Angelo Albani Don Massimo Astrua


Capitolo I

CONOSCI TE STESSO!

Tu non sei un essere tanto semplice. Per non fare confusione andiamo perciò con ordine.
In te vi sono tre parti distinte: il corpo, l'anima e la Vita di Dio: il corpo e l'anima fanno di te un uomo; la presenza di Dio ti rende Suo figlio.

1° Il corpo
Sai bene cosa sia perché è ciò che più dà nell'occhio: lo vedi, lo tocchi, lo puoi pesare, ecc.
Esso è fornito di 5 sensi: la vista, l'udito, l'olfatto, il gusto e il tatto, che sono come cinque finestre attraverso le quali entrano in te i colori, i suoni, gli odori, i gusti e le forme delle cose che ti circondano.
Nel tuo corpo vi sono anche le passioni che sono degli impulsi che ti spingono verso ciò che piace ai sensi (ad esempio un buon odore, una bella musica, un compagno simpatico, ecc.), e che ti respingono da ciò che dispiace ai sensi (ad esempio un cattivo odore, una musica stonata, un compagno fastidioso, ecc.).
Esse «scattano» solo se le cose piacevoli o spiacevoli sono entrate in te attraverso i sensi.
Le passioni più frequenti alla tua età sono la pigrizia, la gelosia, l'odio, la paura, la sensualità. Se le passioni vengono accontentate, a lungo andare diventano prepotenti e creano in te abitudini cattive che difficilmente poi si possono vincere.

mercoledì 9 ottobre 2019

Il nostro migliore amico ... "Guardatevi dal disprezzare uno di questi piccoli; perché vi dico che gli angeli loro, nei cieli, vedono continuamente la faccia del Padre mio che è nei cieli" (Mt 18,10)




La Chiesa insegna che ogni uomo, battezzato o non battezzato, credente o non credente, riceve da Dio un angelo che, durante tutta la vita, gli resta a fianco con il compito di accompagnarlo sulla via della perfezione e di proteggerlo. Quasi nessuno di noi riceve la grazia di vedere questo compagno celeste, il nostro migliore amico che non ci abbandona mai. Ci sono tuttavia alcuni ai quali è stato concesso di rivolgere uno sguardo nelle realtà invisibili; loro ci possono aiutare a donare più attenzione e amore al nostro angelo custode e così ricorrere più efficacemente al suo soccorso. Questo è il motivo per cui in questo numero del "Trionfo del Cuore" vogliamo farci "arricchire" soprattutto dalle esperienze dei mistici.
Tradizionalmente la Chiesa Cattolica ricorda gli angeli custodi nel mese di settembre e il 2 di ottobre celebra la loro memoria. Per questo si appella a Gesù stesso, che ai suoi discepoli ha parlato di questi meravigliosi esseri spirituali: "Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli". Pochi anni dopo questo insegnamento, san Pietro ha potuto sperimentare personalmente l'aiuto di un angelo: gli Atti degli Apostoli riportano in modo impressionante che la notte prima che Erode lo portasse in giudizio davanti al popolo, l'angelo lo liberò dalle catene e lo guidò nel carcere attraverso quattro posti di guardia, senza che fosse visto. I fatti storici confermano che qui non si tratta di una favola. L'angelo custode è l'espressione dell'amorosa premura con la quale Dio ci circonda. Gli angeli vogliono e possono servire i loro protetti, dei quali tuttavia rispettano pienamente la libertà. Più profonda è la relazione di una persona con il suo angelo, più lo invoca, più questo compagno celeste può aiutare colui che gli è stato affidato e farlo partecipe delle sue capacità.

domenica 8 ottobre 2017

“Ringraziate per tutto!” Tratto da “Trionfo del Cuore” LA GRATITUDINE CHIAVE DELLA FELICITÀ PDF - Famiglia di Maria Luglio - Agosto 2014 N° 26


Dire “grazie” è così facile, ma spesso è anche tanto difficile. Talvolta è forse solo l’abitudine a non renderci del tutto consapevoli del bisogno che abbiamo l’uno dell’altro: in primo luogo di Dio, poi anche di molte altre persone che a volte non conosciamo; come, ad esempio, il contadino che ha munto la mucca, grazie al quale noi al supermercato possiamo comperare il latte. Non ce ne rendiamo conto e non sentiamo il bisogno di ringraziare. Quando poi gli manca qualcosa o le cose non corrispondono a quanto desiderato, l’uomo si lamenta subito e diventa scontento. In fondo è una forma di incredulità, perché se fossimo convinti che, nel Suo amore, Dio si occupa di noi perfino nelle cose più banali, non ci lamenteremmo subito quando una situazione non corrisponde alle nostre aspettative o è contraria ai nostri piani. Chi dice grazie, testimonia l’importanza della gratitudine. Questa è una delle verità fondamentali dell’umanità: tutta la nostra vita, dalla nascita alla morte, è un dono; la nostra anima, il nostro corpo, i nostri talenti, tutto è un dono di Dio, che noi abbiamo ricevuto senza aver fatto nulla, senza aver presentato alcuna richiesta. I nostri genitori ci hanno donato il loro affetto e le loro premure, senza i quali non avremmo potuto sviluppare la nostra personalità. Se da giovani siamo stati convinti di avere in mano le redini della nostra vita e di riuscire a realizzarla secondo la nostra volontà, nella vita spirituale dobbiamo riconoscere che siamo sempre e solo coloro che ricevono tutto in dono. In tutti i sacramenti, dal Battesimo all’Eucarestia, riceviamo gratuitamente, e senza alcun merito da parte nostra, il dono più grande che un uomo possa ricevere: la presenza in noi del Dio in tre Persone. Come risposta ci resta solo una profonda gratitudine: “Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la Sua misericordia”. (Sal 107)
Una persona riconoscente è una persona umile

martedì 29 novembre 2016

Il libro della Fiducia di Padre Thomas de Saint Laurent


CAPITOLO I - Nostro Signore ci invita alla fiducia

Voce di Cristo, voce misteriosa della grazia che risuonate nel silenzio dei cuori, voi mormorate nel fondo delle nostre coscienze parole di dolcezza e di pace. Nelle nostre miserie presenti, ci ripetete la parola che il Maestro pronunciava così spesso durante la sua vita mortale: "Fiducia, fiducia!".
All'anima colpevole, oppressa dal peso delle sue colpe, Gesù diceva: "Abbi fiducia, figliuolo, i tuoi peccati ti son perdonati" . "Fiducia!" diceva ancora alla malata abbandonata che attendeva da lui la sua guarigione, "la sua fede ti ha salvata" . Quando i suoi apostoli tremavano di spavento, vedendolo camminare di notte sul lago di Genezareth, egli li tranquillizzava con questa affermazione rassicurante: "Abbiate fiducia! Sono io; non abbiate paura" . E la sera della Cena, conoscendo i frutti infiniti del suo sacrificio, lanciava, mentre andava alla morte, questo grido di trionfo: "Fiducia, abbiate fiducia! Io ho vinto il mondo" .
Questa parola divina, cadendo dalle sue labbra adorabili, tutta vibrante di tenerezza e di pietà, operava nelle anime una trasformazione meravigliosa. Una rugiada soprannaturale fecondava la loro aridità; delle luci di speranza dissipano le loro tenebre; una serena certezza scacciava le loro angosce, perché le parole del Signore "sono spirito e vita" . "Beati quelli che le ascoltano e le mettono in pratica" .
Come un tempo i suoi discepoli, siamo noi ora invitati da Nostro Signore alla fiducia. Perché rifiutarci di ascoltare la sua voce?

Molte anime hanno paura di Dio

Pochi cristiani, anche tra i più ferventi, possiedono questa fiducia che esclude ogni ansietà ed ogni esitazione. Diverse sono le cause di questo fatto.
Il Vangelo narra che la pesca miracolosa sbalordì san Pietro. Con la sua foga abituale, egli misurò in una sola occhiata la distanza infinita che separava la grandezza del Maestro dalla sua bassezza. Egli tremò di sacro terrore e prosternandosi, il volto contro la terra, gridò: "Allontanatevi da me, Signore, perché sono un peccatore" .
Alcune anime hanno, come l'Apostolo, questo timore. Esse sentono così vivamente le loro macchie e la loro miseria che osano appena avvicinarsi alla Divina Santità. Sembra loro che un Dio così puro debba provare una repulsione invincibile a chinarsi verso di esse. Malaugurata impressione, che imprime un contegno forzato alla loro vita interiore e talvolta la paralizza completamente.
Come si ingannano queste anime!

DOBBIAMO RESISTERE ALLE TENTAZIONI E SOPPORTARE LE PROVE di Alberto Magno Tratto da “L’UNIONE CON DIO”



Il servizio di Dio non esclude la tentazione

Chi vorrà avvicinarsi a Dio con cuore sincero e puro, dovrà necessariamente subire la tentazione e la prova.

Come resistervi

Regola da seguire in tutte le tentazioni è questa: non acconsentirvi, appena sono sentite, ma sopportarle con pazienza, dolcezza, umiltà e longanimità.
Se si tratta di bestemmie o di cose vergognose, non si può fare di meglio che disprezzare tali immaginazioni o fantasie come futili.
Senza dubbio, la bestemmia è colpa, obbrobriosa, orribile; bisogna tuttavia sprezzare simili tentazioni senza cedere a turbamenti di coscienza. Se disprezzate così il nemico e le sue suggestioni, egli si ritirerà ben presto. E’ troppo orgoglioso per subire lo sprezzo e la noncuranza.
Il miglior rimedio è dunque di non preoccuparsene affatto, come se si trattasse di mosche che, nostro malgrado, ci volteggiano davanti agli occhi.

Durante le tentazioni non bisogna allontanarsi dalla presenza di N. Signore
Voi dunque che servite Gesù Cristo, guardatevi bene dall’allontanarvi facilmente dalla presenza del Signore, di indignarvi, lagnarvi di queste mosche, cioè delle tentazioni leggere, delle supposizioni, delle tristezze e pusillanimità, degli abbattimenti e delle mille nullità che il buon volere e un atto di elevazione a Dio possono allontanare.

L’unione a Dio si compie con la buona volontà

Per mezzo della buona volontà, l’uomo fa di Dio il proprio Signore; dei santi angeli fa i propri custodi e protettori.
La buona volontà mette in fuga le tentazioni, come la mano scaccia le mosche che si posano sulla fronte. “Pace agli uomini di buona volontà” .
La buona volontà è, per l’anima, la sorgente di tutti i beni, la madre di tutte le virtù.
Chi la possiede, tiene in sua mano, senza paura di perderlo, tutto ciò che gli è necessario per vivere bene .
Se voi volete il bene, ma non potete compierlo, Dio ve ne compenserà come se l’aveste compiuto .
Per legge eterna e immutabile Dio ha stabilito che il merito sia nella volontà, che in cielo o in inferno la volontà faccia la ricompensa o il supplizio .
La carità non è altro che una grande volontà di servire Dio, un soave desiderio di piacergli, un bisogno fervidissimo di goderlo.
La tentazione non è un peccato, ma è la prova della virtù.

La tentazione fortifica la virtù

Per mezzo della tentazione l’uomo può acquistare molti beni , tanto, più che “la vita dell’uomo sulla terra è una continua tentazione .


sabato 19 novembre 2016

DOTI ED EFFICACIA DELLA PREGHIERA. E’ NECESSARIO CONSERVARE IL CUORE NEL RACCOGLIMENTO INTERIORE di Alberto Magno Tratto da “L’UNIONE CON DIO”



La carità e le altre grazie si ottengono per mezzo della preghiera

Ma noi siamo incapaci di acquistare la carità ed ogni altro bene, e nulla ci è possibile offrire da noi stessi al Signore, che è l’autore di tutti i beni.
Tutto ciò che noi abbiamo, ha avuto inizio da Dio e gli appartiene. Una cosa sola è nostra; Dio stesso ce la indicò con la sua parola e i suoi esempi, quando ci ha insegnato a ricorrere alla preghiera in tutte le necessità, in tutti i casi della vita.

L’umiltà e la confidenza in Dio rendono la preghiera efficace
Dobbiamo ricordarci che noi siamo colpevoli, miserabili, poveri, mendicanti, infermi, indigenti, sudditi, schiavi, fanciulli, e che in noi vi è soltanto una desolazione completa.
Sforziamoci dunque, di umiliare profondamente la nostra anima nella prosternazione, nell’amore e nel timore; facciamo regnare in noi il raccoglimento e la pace; aggiungiamo ai progressi misurati, sinceri, semplici della modestia, la grandezza dei desideri, l’ardore e i gemiti del cuore, la semplicità e sincerità dello spirito e poi supplichiamo Iddio ed esponiamogli con grande confidenza i pericoli che ci minacciano da ogni parte.
Liberi e fermi, senza esitazione, affidiamoci e offriamoci completamente a lui fino nella più intima fibra.
Non siamo noi forse delle creature che gli appartengono realmente e assolutamente?
Non serbiamo per noi nulla di noi stessi e allora s’adempirà in noi la parola del beato Padre del deserto, Isacco, il quale, a proposito della preghiera disse: “Noi saremo con Dio un solo spirito e Dio solo sarà per noi tutto e in tutte le cose, quando la perfetta carità con la quale egli per il primo ci ha amati sarà passata nell’intimo del nostro cuore . Ciò avverrà, quando tutto il nostro amore ed ardore, i nostri desideri e sforzi, tutti i nostri pensieri, tutto ciò che vediamo, diciamo, speriamo, sarà Dio stesso; quando l’unità che esiste tra il Padre e il Figlio, tra il Figlio e il Padre, sarà passata nei nostri sensi e nella nostra anima.

giovedì 17 novembre 2016

LA CONFESSIONE FREQUENTE - Prima parte - di BENEDETTO BAUR O.S.B. Arciabate di Beuron





Quale è lo scopo della confessione frequente?
Può ricevere frequentemente il sacramento della penitenza chi ricade continuamente in un peccato mortale e vuole ottenerne il perdono da Dio. Non è questo il senso nel quale noi qui parliamo di confessione frequente. Ciò che qui intendiamo è la frequente confessione di una persona che generalmente non commette nessun peccato mortale, che vive dunque una vita di unione con Dio, e che a Lui è legata nell’amore. Anche questi commette infedeltà e mancanze d’ogni genere, e soffre di varie debolezze, abitudini e tendenze disordinate, nella lotta contro la concupiscenza e l’amor proprio. Egli non resta indifferente all’aver mancato in varie occasioni, sia pure in cose senza alcuna sostanziale importanza, e all’aver agito contro la propria coscienza. Ciò che gli preme è di purificare la sua anima da ogni macchia di peccato o di errore, di conservarla pura e di rafforzare la volontà nella lotta per avvicinarsi a Dio. Per questa ragione egli ricorre spesso, eventualmente anche tutte le settimane, alla confessione. Egli cerca una purificazione interiore, cerca un consolidamento della volontà, una nuova energia per lo sforzo diretto a raggiungere la perfetta unione con Dio e con Cristo. Sa bene di non essere minimamente obbligato in coscienza a confessare i peccati veniali che ha commesso. Sa essere esplicita dottrina della Chiesa che i peccati veniali possono venir taciuti nella confessione, perché esistono molti altri mezzi con i quali la colpa dei peccati veniali viene tolta dall’anima. Tali mezzi sono tutti gli atti di una vera contrizione soprannaturale, tutte le preghiere per il perdono del peccato, tutte le opere assunte e i dolori sopportati con spirito di penitenza e di espiazione. Sono inoltre tutti gli atti di perfetta carità verso Dio e Cristo, tutte le azioni e le opere di cristiano amor del prossimo scaturite da moventi soprannaturali, come tutte le opere compiute e i sacrifici offerti per amore soprannaturale. Un altro mezzo è costituito dal giusto uso dei cosiddetti Sacramentali, per es. dell’acqua benedetta, da una serie di preghiere liturgiche come il Confiteor, L’Asperges e, specialmente, dalla partecipazione alla S. Messa e dalla frequenza alla S. Comunione: per mezzo della S. Comunione noi «veniamo liberati dalle colpe quotidiane» (Concilio di Trento, sess. 13, cap. 2). Quanto facile ha reso dunque la misericordia di Dio all’anima che compie un sincero sforzo, il riparare immediatamente una mancanza nella quale sia incorsa!
I. Quando esistono tante vie per purificare l’anima dal peccato veniale anche all’infuori del sacramento della penitenza, quale senso e quale valore ha la confessione dei peccati veniali? In che cosa consiste l’«utilità» di questa confessione, della quale parla il Concilio di Trento? Esso dice: «I peccati veniali, con i quali non ci escludiamo dalla grazia di Dio e nei quali cadiamo più di frequente, vengono giustamente (recte) e utilmente accusati nella confessione, come è dimostrato dall’uso delle persone pie» (sess. 14, cap. 5).