giovedì 30 aprile 2015

Il più grande tra voi sia il vostro servo... Tratto dalla collana sulla Piccolezza Evangelica curati da Don Liborio Tambè



PRESENTAZIONE
1° - Il mondo di oggi attraversa una crisi profonda, estesa a tutti i livelli (religioso, morale, ambientale, socio-economico, politico).
Lo intuiscono tutti: Siamo ad una svolta epocale, foriera di radicali trasformazioni.
A noi il grandioso compito di farla svolgere positivamente,
orientandola verso più luminosi traguardi:
A noi, cioè agli “uomini di buona volontà”: ce n’è tanti ancora oggi nel mondo, nonostante le apparenze negative.
Il momento è grave e solenne…e la lotta è decisiva.
L’avanzata del “maligno” sembra, a prima vista, inarrestabile:
Il tentativo diabolico di strappare Dio dalle coscienze, dalle famiglie e dalla società si fa sempre più subdolo e insidioso.
L’umanità sembra impazzita, dietro agli idoli del     consumismo  e dell’edonismo più aberranti e invadenti.
La corruzione sembra sia penetrata in ogni settore e in ogni ambiente.
Il livello morale, in gran parte della gente, si va notevolmente abbassando, fino a giustificare qualsiasi comportamento, anche il più disonesto.
Certo, ci sono tanti segni positivi, che infondono speranza; ma non  possiamo chiudere gli occhi sui tanti mali di cui è malata la società di oggi, che tutti siamo chiamati a curare.
Non c’è tempo da perdere!
Bisogna correre ai ripari, per arrestare questa progressiva invasione infernale e, nello stesso tempo, per guarire il pessimismo e la sfiducia di tanta gente onesta.

2°-     Ma, attenzione, c’è il pericolo di “girare a vuoto”,  vanificando l’enorme potenziale di bene che ci viene da Dio e dalla Chiesa.
Bisogna avere chiaro l’obiettivo e puntarvi decisamente, adoperando tutti i mezzi, senza perdersi in sterili analisi o in rimedi approssimativi.
Il mondo è immerso nel ghiaccio dell’indifferenza e dell’egoismo, che blocca ogni slancio e ogni iniziativa di bene.
Occorrono “cristiani di fuoco”, che facciano dell’Amore l’unico fondamento e l’unico scopo della loro vita, come il Cristo:
Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei
  che fosse già acceso”.(Lc 12, 49).
Ecco la “vocazione” d’ogni cristiano, in qualsiasi stato o condizione si trovi:
Lasciarsi invadere da questo fuoco divino e diventarne trasmettitori incandescenti!
E’ questa la cosa più importante:
Tutto il resto è insignificante.
Bisogna che ci bruci dentro il fuoco travolgente del suo Spirito, non la fiammella incerta di un sentimentalismo vago, che si alimenta di emozioni passeggere.
       “Egli vuole o il Fuoco divino o nessun fuoco:
accetta soltanto ciò che è mosso dal suo Spirito.
Si direbbe che una parte della terra sia stata incendiata con il fuoco dell’inferno, mentre le fiamme della Pentecoste tremolano nelle nostre mani come candelucce, incapaci di infiammare il mondo”. (Mons. Fulton Sheen).
3°-     Ecco un programma, che si propone l’obiettivo al quale abbiamo accennato: "I Volontari dell’Amore"  e della “Piccolezza”.
Tre  parole  semplici,  che  racchiudono valori grandissimi:
                    “Volontà- Amore- Piccolezza”
I°.  L’Amore è tutto, certamente.
II°. Ma,  per amare, occorre lo “strumento” adatto, che è la volontà.
III°. Perché   la  volontà   sia   capace   di   vero   amore, ha bisogno del terreno adatto e dell’atmosfera vitale,    che è “la piccolezza evangelica”.
Non si tratta  di  una  nuova  associazione di “volontariato” o di un nuovo gruppo ecclesiale.
E’, piuttosto, un programma di vita, che tutti possono accettare, anche se sono già impegnati in qualche gruppo, comunità o istituto.
Non si oppone agli altri programmi di spiritualità, che ognuno può avere e che deve continuare a seguire (ve ne sono tanti, forse più perfetti e più completi di questo):
Non vuole sostituirli, ma potenziarli.
I suoi princìpi, ispirati al “Vangelo”, e gli   impegni concreti che propone sono le condizioni indispensabili perché l’Amore diventi una realtà vivificante e travolgente.
Seguendo questo programma, non c’è pericolo che si venga distratti o allontanati dalle specifiche attività della propria comunità.
Al contrario, da questa spiritualità si  riceve maggiore stimolo a vivere con perfezione il proprio “carisma” e a realizzare meglio le attività del proprio gruppo.
Oggi, più che mai, è necessaria la comunione dei beni spirituali, prima e più che la comunione dei beni materiali.
La “circolarità dei carismi” è il grande ideale, a cui da tutti bisogna tendere:
Pur rimanendo nel proprio gruppo, ognuno può e deve fare proprie le ispirazioni e le sollecitazioni che vengono da altre realtà…e portarle avanti insieme, come cosa propria.
E’ proprio questo il segno della vera conversione al Vangelo:
Non chiudersi nel proprio “orticello”, ma “aprirsi al vento dello Spirito che soffia dovunque”, arricchendosi dei tanti frutti che il Signore semina in altri “campi”.
Non c’è pericolo peggiore dell’orgoglio di gruppo, che fa chiudere moltitudini di persone pie, dentro il “filo spinato” del proprio “recinto”.
4°-   Qui non c’è una struttura vera e propria, con superiori o responsabili a cui rendere conto:
Il responsabile sei tu!
E’ questo il suo limite, ma anche il suo pregio.
Non ci sono riunioni proprie o altri impegni organizzativi.
Uno solo qui è l’impegno:
Vivere l’Amore nella forma più perfetta, che è la “piccolezza” o “povertà evangelica”.
Amore”   e   “Piccolezza” :    un    binomio   inscindibile, due virtù inseparabili, che sono l’essenza di tutta la vita cristiana  e che contengono tutte le altre virtù.
Sono molti coloro che sanno parlare di amore, magari con accenti vibranti.
Ma pochi sono i cristiani convinti che, senza “la piccolezza”, è impossibile vivere l’amore in tutto il suo reale significato.
Nessuno si illuda di potere amare, se non si fa “piccolo” nel senso evangelico della parola:
La crescita dell’amore è possibile solo con la crescita della “piccolezza”:
Amore” e “piccolezza”  crescono      (o  diminuiscono)  di pari passo.
Oggi, tutti siamo chiamati a crescere in queste  due virtù   e a divenirne apostoli infaticabili…
pena il fallimento di tutto.
5°- Chiunque tu sia, a qualunque gruppo o movimento appartenga, se senti il fascino di questa spiritualità, è segno che sei “chiamato” da Dio stesso a divenirne apostolo e a propagarne “il fuoco”.
Se vuoi, puoi fare tuo questo  progetto.
Se vuoi, puoi anche tu fare  parte di questo “esercito” nascosto di “Volontari”, la cui forza sta solo nella  “debolezza” e “povertà” dei “piccoli”:
debolezza” e “povertà” totale: di persone, di mezzi,   di apparati, di organizzazione,
perché possa agire e risplendere in essi soltanto “la potenza di Dio”. (Col. 2,12)
Con i più fervidi auguri!
* * *
N.B.  Il programma viene diviso in tre parti (e in tre volumetti):
Nella prima parte (o primo volumetto) si parla dell’amore verso il prossimo e dell’amore verso Dio, che ne è la sorgente.
Nella seconda parte si parla della “piccolezza” o “povertà evangelica”, che è la condizione indispensabile per “entrare e per vivere nel regno dell’Amore”.
Nella terza parte (o terzo volumetto) si approfondisce quella che è la qualità più importante della “piccolezza” (e della vita cristiana in genere):
cioè “la fiducia”, in tutti i suoi aspetti.
I. L’AMORE E’ TUTTO
Uno solo è il rimedio a tutti i mali dell’umanità:
l’Amore.
Solo  l’Amore   può  soddisfare   tutte   le   esigenze   e   le           
           aspirazioni dell’uomo.
Solo l’Amore potrà salvarci.
-- Non l’amore com’è inteso per lo più dagli uomini, ma l’Amore stesso che è  in Dio, l’Amore che è Dio stesso.
-- Non l’amore parlato o sognato, ma l’Amore concreto, com’è stato vissuto da Cristo.
* Non c’è verità più inebriante:
Dio è Amore”     
* Non c’è dovere più stimolante:
           “Amatevi come vi ho amato Io”.
* Non c’è via più sicura per realizzare l’amore:
           “Farsi piccoli e poveri”, perché soltanto questi            
             possono entrare “nel Regno dell’Amore”. 
Questo è il Cristianesimo.
Questo devono essere i cristiani!
Per il Cristianesimo l’Amore è tutto:
Non abbiate alcun debito tra di voi, salvo quello dell’amore vicendevole…Quindi chi ama ha adempiuto  tutta la legge…Pieno compimento della legge è l’amore”.(Rom.13, 8).
Senza  amore, tutto è niente”.(Teresa d’Avila).
II. L’AMORE PARLATO
1°-   Quanti libri meravigliosi sono stati scritti sull’Amore!         
        Quanti bei discorsi sono stati pronunziati…
Ma quanto pochi sono i cristiani che amano di vero amore!
Molti credono d’amare, perché sanno parlare d’amore con tanta convinzione e commozione…
 Ma, ahimè, in nome di un Dio d’Amore, quante violazioni della giustizia…quanti peccati contro la carità…quante violenze contro la persona e contro la comunità… e ancora
quanta intolleranza, quanti morti, quanta fame!
Dobbiamo saper coniugareVangelo” e “vita”… soprattutto nel campo dell’economia: usiamo i soldi come se non conoscessimo nulla del Vangelo…
e leggiamo il Vangelo come se non avessimo soldi”.
Finchè avremo nel mondo il 20 per cento  che vive da nababbi, pappandosi quasi tutte le risorse di questo mondo, (a spese dell’80 per cento dell’umanità costretta   a vivere sulla soglia della povertà o nella miseria più assoluta), non ci sarà pace, non ci sarà sicurezza, neppure
              per i ricchi”. (Alex Zanotelli, Missionario)
--       Senti quant’è realistica questa preghiera:
Padre, tu vuoi essere credibile ancora,
ma gli uomini ti rifiutano perché noi ti abbiamo      testimoniato poco…o non ti abbiamo testimoniato affatto.
          Signore, tu sarai credibile,  se noi vivremo la nostra povertà di uomini, la nostra autenticità di figli tuoi.
Tu hai bisogno di uomini credibili: molti ti annunciano,
        pochi ti testimoniano.
Padre, saremo credibili, non annunciando il Cristo,
        ma vivendolo,
non predicando il suo Vangelo,
        ma praticandolo,
non presentando l’amore di Cristo,
        ma realizzandolo.  (P.MAIOR)
2°-   Per amare veramente non basta compiere qualche “buona azione”.
Certi gesti di “bontà” sono suggeriti dall’emozione del momento o (peggio ancora) dal calcolo e dalla vanagloria.
          Accecati dall’orgoglio, tanti non si accorgono che il centro di tutto il bene che credono di fare non è Dio o il prossimo, ma il loro “io”:
Pur dichiarandosi votati o consacrati a Dio, continuano a ricercare se stessi, il proprio vantaggio, la propria soddisfazione, la propria gloria…
Quello che ricevono dagli altri appare loro sempre poco…
e pretendono, con insaziabile bramosìa, di avere sempre di più: diritti, onori, preferenze, riconoscenze…
Parimenti, ritengono mostruose e intollerabili le offese e le ingiustizie che subiscono…
e se ne affliggono amaramente…e tormentano la comunità, ammorbandone l’atmosfera con lamentele, mormorazioni, gelosie, rivendicazioni, processi interminabili. Afferma S. Agostino:
Una sola briciola di orgoglio è capace di distruggere montagne di bene”…
Altro che amore!
III. L’AMORE VISSUTO
1°-   No, non è questo l’amore di cui c’è bisogno.
       Il mondo ha bisogno non di propagandisti dell’amore, ma di testimoni autentici, che predicano l’amore  con la vita.  E’ l’unica catechesi che convince e commuove gli uomini del nostro tempo.
Giovanni Paolo II, P. Pio, Madre Teresa di Calcutta e altri eroici “testimoni”, hanno contribuito a fare crollare dai cuori tanti muri e a sfondare tante porte blindate, soprattutto   con  la  forte  testimonianza  della  loro  vita,     tutta  “a servizio dell’Amore.
Non ti senti “infiammare” anche tu da quest’ideale?
Basta con le chiacchiere!
              “Testimoniare la verità con la carità”:
Questa è la prima condizione della “nuova evangelizzazione”.           
        Come Gesù, anche noi siamo chiamati a mostrare, riprodotto nella nostra vita, “il vero volto del Padre”, che molto spesso abbiamo mostrato deturpato e sfigurato coi nostri comportamenti:
Nel nostro modo di accogliere gli altri, soprattutto i bisognosi e i sofferenti, manca il calore e la tenerezza del Dio-Amore che noi pretendiamo  di far conoscere.
No, ciò che convince e trascina, non sono i ragionamenti più o meno convincenti, ma i fatti evidenti, intessuti di carità premurosa e disinteressata.
Tutto il resto è insignificante:
  “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona…E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
      E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova”. (I Cor.13,1)
2°-  Quante prediche, quante riunioni, quanti convegni bene organizzati, che ci lasciano tanto soddisfatti, come se fossero queste “le opere” che il Signore ci chiede e che il mondo si aspetta da noi, mentre sono solo il punto di partenza:
        Le discussioni sono utili solo se portano alle decisioni e alle attuazioni.
·                    Quanti gruppi di preghiera, spesso molto  ferventi...  
quante devozioni, quante “pratiche” spirituali scrupolosamente eseguite…                 
Ma chi è veramente afferrato dall’Amore, cerca  l’occasione di tradurre in azione ogni riflessione e ogni orazione.
        E corre…corre, come Maria, “sulle montagne” (cioè tra difficoltà d’ogni genere) “per raggiungere in fretta” (senza ritardi e senza rinvii) ogni persona che ha bisogno del nostro aiuto o del nostro servizio.
Quanti casi pietosi…che potrebbero essere alleviati, se noi avessimo veramente capito che,
        “senza la carità, tutto il resto non giova nulla”.
                                                                     (1 Cor.13).

Ascolta le parole roventi del profeta Isaia:

        “Così dice il Signore: Grida a squarciagola…
        Mi ricercano ogni giorno…bramano la vicinanza di
        Dio…Ecco voi digiunate fra litigi e alterchi…
Non digiunate più come fate oggi…Non consiste forse il digiuno nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza distogliere gli occhi dalla tua gente?”(Isaia, 58)…
e le esortazioni insistenti del libro del Siracide:
Figlio, non rifiutare il sostentamento al povero,   non essere insensibile allo sguardo dei bisognosi.
  Non rattristare un affamato…non esasperare un uomo che è già in difficoltà…
  Non negare un dono al bisognoso. Non respingere la supplica di un povero, non distogliere lo sguardo dall’indigente…Non offrire a nessuno l’occasione di maledirti”.(Sir.4,1-5).
Tra le tantissime esortazioni, più o meno vibranti, del Nuovo Testamento, ascolta quest’ultima di S. Giacomo:
Questa è la religiosità che Dio Padre considera      pura e genuina: prendersi cura degli orfani e delle vedove che sono nella sofferenza”…(Gc.1,27).
3°-   Meditiamo  queste parole forti di Madre Teresa:
       “Oggi, i poveri sono affamati di pane, di riso…e d’amore;
  sono assetati d’acqua e di pace, di verità e di giustizia;
  sono nudi—spogliati dei loro abiti ma anche della loro   
  dignità umana--; sono senza casa –privi d’un tetto e di  
  quattro mura, ma anche d’un cuore gioioso che tutto copra,
  comprenda, ami; sono malati –bisognosi di cure mediche, ma 
  anche d’un tocco gentile, d’un sorriso pieno di calore umano.
       La gente che nessuno vuole, che nessuno ama, i drogati, gli   
      alcolizzati, gli abbandonati, i reietti, --tutti coloro che         rappresentano una zavorra per la società,--tutti coloro che      hanno perso ogni speranza e fede nella vita, che hanno dimenticato il sorriso…-- tutti costoro guardano a noi in cerca di conforto: se gli voltiamo le spalle, noi voltiamo le spalle a Cristo; e nell’ora della morte noi saremo giudicati in base a se avremo riconosciuto il Cristo in loro, e a cosa avremo fatto a loro e per loro. E ci saranno solo due vie: “Venite”…
                         o “Via, lontano da me”(Mt.25,31).
Come sono davvero angosciose le condizioni della società:
        egoismo,  fame, ingiustizie, emarginazione, tristezza,
        solitudine, disperazione, violenza d’ogni genere…
Non esistono problemi difficili o situazioni penose, in cui non sia doveroso il nostro intervento.
Ma quanto pochi sono coloro che s’impegnano realmente a portare quei beni, di cui noi cristiani dovremmo essere particolarmente ricchi:
luce, pace, gioia, fede, verità, speranza, amore, solidarietà, condivisione, perdono, riconciliazione…
       
Facciamo nostra la “preghiera semplice”, attribuita a San Francesco; ripetiamola e meditiamola spesso:
      “Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace,
        Signore, fa’ di me uno strumento del tuo amore!
                Dove c’è odio, ch’io porti l’amore,
                    dov’è l’offesa, ch’io porti il perdono.
                Dove son le tenebre, ch’io porti la luce,
                    dov’è tristezza, ch’io porti la gioia.
                Dov’è discordia ch’io porti l’unione,
                    dov’è l’errore, ch’io porti la verità.      
                Dove è il dubbio, ch’io porti la fede,
                   dove è disperazione, ch’io porti la speranza.
Seguendo   l’esempio   dei  Santi,         dall’ ”amore poetico”  dobbiamo  decisamente  passare   all’ “amore evangelico” così com’è stato predicato e vissuto da Cristo.
IV. IL VERO SENSO DELL’AMORE
1°-   Per Cristo (e per noi suoi discepoli) amare significa:
        uscire da sé, per “donarsi” all’altro.
L’altro: visto non per quello che ha, ma per quello che è:        Creatura di Dio, amata dal Padre,
          redenta dal Figlio,
           arricchita dei doni dello   Spirito…
           preziosa più di tutti i beni dell’universo.
L’altro:  collocato al centro dei nostri interessi e dei nostri impegni, non ai margini o all’ultimo posto.
L’altro: che per noi cristiani s’identifica con Cristo, a tal   punto da considerare fatto a Lui tutto quello che si fa (o non si fa) “al più piccolo dei fratelli”: 
Ho avuto fame…ho avuto sete… ero forestiero… nudo…  malato… carcerato… e voi non mi avete aiutato.(Mt.25,24).
Parole che scottano…non te ne senti scuotere e infiammare?
                        L’altro vale quanto Dio (!)
Così Lui stesso ha dichiarato:
        “Qualunque cosa avete   fatto all’ultimo dei miei                    
           fratelli l’avete fatto a me”.(Mt.25,40).
Anche se “l’ultimo” non possedesse nulla di buono, anche se fosse sprofondato in un abisso di peccato e di miseria, possederebbe tuttavia il massimo dei beni, perché destinato a vivere la vita stessa di Dio.
Investiti dalla luce dello Spirito, scopriamo il volto di Dio in ogni uomo, anche se sfigurato dalla colpa:
Ad ogni uomo  si è unito  in certo modo il  Figlio     di   Dio  con l’Incarnazione”. (Gaudium et Spes).
Su ogni uomo dobbiamo perciò riversare tutto l’amore e tutta la delicatezza che merita Cristo stesso.
Dice Madre Teresa di Calcutta:
Nell’Eucaristia abbiamo Gesù sotto le apparenze      del Pane; nei bassifondi tocchiamo Cristo nei corpi affranti dei malati, poveri e abbandonati; ma è sempre lo stesso Cristo”.
2°- Certo, riesce molto difficile riconoscere Cristo in certe persone:
        nel vicino di casa che non ti lascia mai in pace,
        nel malato psichico o mentale,
        nel giovane drogato,
        nel vecchio brontolone e incontentabile,
        nel vizioso incorreggibile,
        in chi ha un carattere difficile e intrattabile,
        nell’amministratore senza scrupoli,
        in chi non ha più nulla di umano
        e sembra somigliare alle belve…
e soprattutto in chi ti ricambia il bene con tanta              cattiveria e ingratitudine.
Difficile, ma meraviglioso, perché ci fa toccare con mano “la carne” del Dio invisibile e ci fa assaporare la sua gioia incomparabile, la gioia dell’Amore che si dona, senza aspettarsi nulla in contraccambio.
Nessuno può essere escluso dal nostro amore, neppure i più indegni e i più colpevoli, che sono proprio quelli che hanno maggior bisogno di amore:
         - Bisogna  comprenderli, pur senza giustificarli;
         - scusare le loro colpe, pur senza approvarle;
         - infondere loro fiducia nella propria possibilità di            
       ripresa, senza tuttavia incoraggiarli a persistere      
       nel male.
Che si senta nella nostra compassione tutta la tenerezza e la  condiscendenza della misericordia di Dio:
          “nemmeno Io ti condanno :  
           va’ e non peccare più”.(Gv 8, 11).
3°- Quando inizieremo ad amare veramente, iniziando proprio da questi “ultimi”?
        Ricordiamoci che, in forza del Battesimo, siamo “Corpo di Cristo”, ”sacramento” del suo amore:
nel nostro comportamento deve perciò brillare il suo amore dolcissimo e misericordioso.
        Basta con gli accomodamenti e con le scorciatoie. Finiamola di recitare la commedia, atteggiandoci a “giudici degli altri” e “guardando la pagliuzza del loro occhio”, senza preoccuparci di “togliere la trave” della nostra presunzione e ipocrisia.
Qui, o si rivoluziona radicalmente il nostro modo di amare e di fare il bene, o non si fa altro che continuare ad ingannare Dio e a tradire le attese dell’umanità:
        Amare quelli che nessuno ama;
        aiutare quelli a cui nessuno pensa;
        avvicinare quelli che gli altri respingono;
        correre dove nessuno vuole andare;
fare quei servizi che nessuno è disposto a fare.
Questo è “lo specifico” del vero cristiano.
Ascolta queste altre parole “rivoluzionarie” del Maestro:
        “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i    
        tuoi amici, i tuoi parenti e i ricchi vicini: essi infatti      
        hanno la possibilità di invitarti a loro volta
        e tu, in questo modo, hai già ricevuto la ricompensa.
        Al contrario, quando offri un banchetto, invita 
i poveri, gli storpi, gli zoppi e i ciechi. Allora sarai veramente beato, perché questi non hanno la possibilità di ricambiarti; e così tu riceverai la ricompensa da Dio”.(Lc.14,12).
5°-   Meditiamo questa pagina stupenda di Madeleine Delbrel:
        Il cristiano, non solo ama il prossimo come se stesso,
ma deve amarlo “come il Cristo ci ha amato”,
nello stesso modo del Cristo.
        Non solo è fratello del prossimo vicino,
ma del prossimo lontano, universale.
        Non solo dà, ma condivide.
Non solo è fratello di quelli che lo amano,     
        ma dei suoi stessi nemici.
Non solo non rende il male, ma perdona e dimentica.
        Non solo dimentica, ma “rende bene per male”.
Non solo giudica con giustizia, ma non giudica nessuno.
        Non solo è felice perché vive con Dio e per Dio,
ma perché farà vivere i suoi fratelli con Dio per sempre.
5°- Facciamo nostra questa vibrante preghiera di A. Dini:
      “C’è qualcuno che aspetta me, o Signore,
      per chiedermi anche solo una briciola di quello che ho,
      di quello che sono, di quello che posso…
           Che vale la mia preghiera, o Signore,
      se io tengo tutto per me?
           Che vale la mia comunione con Te, o Signore,
       se io non entro in comunione con il povero che incontro?
           Che vale il mio Battesimo,
      se io non riesco a condividere la sua pena?
           Aiutami, Signore, ad essere, ogni giorno,
      mano che dona, cuore che accoglie, volto che sorride,
      così da sentirmi solidale con ogni povero…
            Mi vergogno, Signore, di chiamarmi cristiano,
      se non trovo il coraggio
      di camminare al passo del povero Lazzaro…
V. IL MODELLO DELL’AMORE
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi   dobbiamo amarci gli uni gli altri”.(Gv. I Cor.4,11).
1°-   La regola, la misura e il modello del nostro amore deve essere Dio stesso, il quale ama senza limiti e senza misura.
Gesù lo dichiara in maniera inequivocabile:
Da questo riconosceranno che siete miei      discepoli,   se   vi   amerete   gli   uni   gli   altri,
        come io ho amato voi”.(Gv 13, 35).
Non dalle pie pratiche o dalle solenni celebrazioni si riconosce il vero cristiano, ma dalle opere di carità, tutte impregnate della stessa carità di Cristo:
Fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e   camminate nella carità, sullo stesso esempio di Cristo, che vi ama e ha dato se stesso per noi”.
                                                                             (Ef.5,1)
2°-   Ma, questo “dare se stesso per noi” Cristo non l’ha realizzato solo nel momento supremo della morte, ma in ogni istante della sua vita, in ogni sua scelta, in ogni suo comportamento.
A questo proposito, ascolta le stupende riflessioni del “Catechismo degli adulti, al N.130:
        “…Gesù annuncia che Dio si mette a fianco degli oppressi, degli affamati, dei malati, degli afflitti, dei perseguitati  e comincia a liberarli.

Rendendo visibile con il suo comportamento l’agire stesso di Dio, il Maestro va incontro a ogni miseria spirituale e materiale:

        Nutre con la parola e con il pane le folle stanche e senza guida, disprezzate dai gruppi religiosi osservanti. si commuove di fronte ai malati e li guarisce.
        Avvicina varie categorie di emarginati, i bambini, le donne , i lebbrosi, i peccatori segnati a dito, come i pubblicani, le prostitute, i pagani.
        Tende la mano a chiunque è umiliato dal peccato, dalla sofferenza, dal disprezzo altrui…”
Vedi come si ama!…O si ama così, come ama Cristo, o non si ama affatto.
3°-   --“Ma, certe cose non tocca a me farle”.--
 Ecco come ti risponde il Signore:
      “Portate ognuno i pesi degli altri
       e così adempirete la legge di Cristo”.(Gal 6,2)           

        

Questa è la prova più certa dell’amore cristiano: 

Portare  i pesi degli altri. cioè:

        -   “le croci” e i dolori “degli altri”:
                     “piangere con chi piange” (Rm 12, 15);
-        le colpedegli altri”, pagando a proprie spese anche per le colpe che non sono nostre…
                proprio come ha fatto Lui…
             facendo anche quei sacrifici che non toccano a noi.
E’ questo l’amore più vero, il più conforme all’amore di Cristo, il quale:
         “è stato trafitto per i nostri delitti…
           per le sue piaghe noi siamo stati guariti…
           Il Signore fece ricadere su di lui
           l’iniquità di noi tutti…”(Isaia 53, 5).
Pagare le colpe degli “altri”: è  fonte di ogni fecondità.
Solo così si può salvare l’umanità:
         “Il giusto mio servo giustificherà molti,
           egli si addosserà la loro iniquità.
           Perciò io gli darò in premio le moltitudini…
           Quando offrirà se stesso in espiazione,
           vedrà una discendenza…
           si compirà per mezzo suo la volontà del Signore”
                                                                                         (Isaia,53, 10-13).
Ascolta questa pagina stupenda di S. Paolo:
        “Noi eravamo ancora incapaci di avvicinarci a Dio,
quando Cristo, nel tempo stabilito, morì per noi peccatori. E’ difficile che qualcuno sia disposto a morire per un uomo onesto; al più si potrebbe forse trovare qualcuno disposto a dare la propria vita per un uomo buono.
      Cristo invece è morto per noi, quando eravamo ancora peccatori: questa è la prova che Dio ci ama…Noi eravamo nemici suoi, eppure Dio ci ha riconciliati a sé mediante la morte del Figlio suo…
                                                     (Rom.5,6) (traduz. ecumenica).
E’ proprio così: “Questa è la prova che Dio ci ama:
         morire per noi peccatori, suoi nemici!

E tu…vorresti amare soltanto coloro che ti fanno del bene?

Anche per te, “la prova che tu ami come lui” è questa: “Dare la vita per i nemici”.
Medita spesso la pagina più rivoluzionaria del S. Vangelo: (Mt.5,44) e (Lc.6,27).
Ne riportiamo solo qualche frase:
Amate i vostri nemici…fate del bene a coloro che vi odiano e prestate senza sperare di ricevere nulla in cambio: allora sarete veramente figli di Dio, che è buono anche verso gli ingrati e i malvagi…
Se voi amate soltanto coloro che vi amano, che merito ne avete? Anche i malvagi fanno lo stesso…
A dire il vero, sembra troppo pesante, addirittura impossibile questo “amore dei nemici”.
Ma Colui che ha detto:
  “Venite a me, il mio giogo è soave e leggero il mio peso” ci renderà possibili, anzi “soavi e leggeri” questi gesti eroici.
          Basterà chiederlo, con fiducia e con insistenza.
Provalo…e vedrai che non esiste una gioia più grande del perdono.

La misericordia” è la prerogativa divina maggiormente esaltata in tutta , soprattutto nei Salmi e nei Vangeli: “…Eterna è la sua misericordia”…
        E’ il ritornello maggiormente ripetuto.
Il cristiano che perdona, perciò, è “la testimonianza” più convincente ed efficace, perché mostra “il volto” più bello e più accattivante del “Dio-Amore”.
VI-“DONARE LA VITA”
Ecco come ama Cristo:
Il Figlio dell’Uomo è venuto per dare la sua vita in       riscatto per molti”.  (Mt.20,28).
Per Gesù questa è la caratteristica essenziale dell’amore:
        “Nessuno ha un amore più grande di questo:
         donare la vita per i propri amici”.    (Gv.15,13).
Per conseguenza:
Noi abbiamo capito cosa vuol dire amare il prossimo, perché Cristo ha dato la sua vita per noi. Anche noi dobbiamo donare la vita per i fratelli.”
                                                                 (I Gv.3,16).                 
Sarà bene, a questo punto, spiegare il significato di questi
due termini:
1° donare…2° la vita.
1°-Donare”:
---    Non è dare in prestito o dare in cambio, ma è regalare, “gratuitamente”, senza pretendere compensi di alcuna sorta, senza aspettarti riconoscenza o gratitudine, rinunziando a qualsiasi desiderio di affermazione o di stima:
        “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
O doni “gratuitamente” o sei un ipocrita egoista, che vuole sfruttare anche i gesti più nobili per il proprio vantaggio.
La “gratuità è la caratteristica essenziale del dono:
           senza gratuità non c’è amore-dono.
Eppure se ne vede tanto poca “gratuità” nel nostro modo di amare e di donare.
---    “Donare”  non  è  un  gesto  episodico,  occasionale,
o un lampo di emozione momentanea per certi casi toccanti; ma è una risoluzione permanente e definitiva, uno stato abituale di offerta:
il cristiano ama così come respira, si dona in continuazione, come in continuazione batte il suo cuore e pulsa il suo sangue.
2°-   “la vita”.
Vita vuol dire tutto, tutto ciò che fa parte della vita, non solo le parti marginali o l’involucro esteriore.
  “La vita” è la totalità della persona e dei suoi beni, spirituali e materiali.
     
        “Dare la vita” diventa un’espressione vuota e menzognera, se non siamo disposti a donare tutto quello che fa parte  della nostra vita, come chi volesse donare il portafogli trattenendo per sé tutto quello che c’è dentro.

        C’è gente (tanta, purtroppo) che è convinta di amare, sol perché è disposta a donare qualche briciola o qualche residuo delle proprie cose, con la pretesa che anche il dono più insignificante le venga compensato coi regali più preziosi, quali: la gloria, la gratitudine e l’ammirazione di tutti.
        E lo chiami “dono” questo?
Medita  attentamente  le  parole  stupende che sono scritte sul  muro   della  “Casa  dei  bambini” di  Calcutta 
e capirai cosa significa “donare la vita…gratuitamente:
        “L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico:
                Non importa, amalo.
          Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici:
               Non importa, fai il bene.
          Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri           
           nemici:
               Non importa, realizzali.
          Il bene che farai verrà domani dimenticato:
               Non importa, fai il bene.
           Quello che per anni hai costruito
           può essere distrutto in un attimo:_
               Non importa, costruisci.
          Se aiuti la gente, se ne risentirà e ti sarà ingrata:
               Non importa, aiutala.
          Da’ al mondo il meglio di te, e ti prenderanno
          a calci:
               Non importa, da’ il meglio di te.
Che ne pensi?…
Vale davvero la pena di amare così!
VII. DONO REALE E CONCRETO
L’amore non è sentimentalismo, che si nutre di emozioni o di dolci parole, ma è donazione effettiva e concreta, secondo i bisogni e le esigenze di ciascuno:
     Dona il tuo denaro a chi soffre la fame
         e il tuo soccorso a chi è nel bisogno.
    Dona la tua assistenza a chi è solo e abbandonato
         e il tuo servizio a chi è anziano o malato.
    Dona il tuo conforto a chi è triste e sconsolato
         e il tuo incoraggiamento a chi è sfiduciato.
    Dona la tua mano amica a chi è caduto nella colpa
         e il tuo sorriso benevolo a chiunque si avvicina a te,
         anche se ti dà fastidio o ti fa perdere tempo.
    Dona infine il tuo aiuto fattivo a chi lavora per gli altri
         e la tua collaborazione alle  iniziative  di   carità
         che si svolgono nella comunità.
        Non  illuderti  che  tu  possa  riuscire  a  fare  molto  bene da solo; nella vita c’è bisogno della collaborazione di tutti,  in qualsiasi campo, ma soprattutto nelle opere di carità.
Quale  enorme  potenziale  di  bene    si   nasconde   spesso
nelle nostre  comunità…e quante opere meravigliose si potrebbero realizzare, se tutti vi partecipassero in maniera attiva e responsabile, senza tirarsi mai indietro, senza cercare di scaricare sui pochi disponibili tutto il lavoro più pesante e impegnativo.
Ecco   una   sintesiche   può   aiutarti   a   realizzare                      
l’ “a m o r e - d o n o”.
1°- Donarsi tutto:
  *                              mente, cuore, volontà, libertà…
  *                              denaro, tempo, compagnia, comprensione, servizio…
  * donarsi anche nelle cose che ci ripugnano  e ci costano                  
               maggiormente e che saremmo tentati di non fare.
2°- Donarsi a tutti:
   -  senza distinzione alcuna (di ideologia, di religione, di        
                parentela o di classe sociale);
    - anche a coloro che non lo meritano,
                anche agli avversari e ai nemici;
   -  privilegiando coloro che hanno maggiore bisogno di    
                 amore.
Ricorda sempre che il dono più prezioso agli occhi   di Dio è il per-dono, che ti rende più simile a Lui:
     Siate misericordiosi, come è misericordioso
     il Padre vostro…Perdonate e vi sarà perdonato”
                                                                                   (Mt.5,44).
3°- Donarsi sempre:
     *  anche quando non ci sentiamo;
     *  anche quando non siamo disposti
            o  “non ci parte dal cuore”;  
     *  anche  nei  momenti  più  difficili  o nelle circostanze   
         più fastidiose…
perché l’amore è vita e, come la vita, non può subire interruzioni (come il cuore che batte sempre),
non può essere affidato ai capricci del sentimento
      o allo stato d’animo del momento.
- Donarsi con gioia.
             “Il Signore predilige chi dona con gioia”.           
      Se tu, quando ti doni o ti sacrifichi per gli altri, pensi che stai facendo la cosa più gradita al Signore e più vantaggiosa per te stesso e per gli altri, non puoi fare a meno di esultare e cantare di gioia. 
        Se poi ti rendi conto che, quando doni te stesso o doni qualcosa per amore, sei tu a ricevere, molto più di quanto doni, allora il tuo dono sarà sempre rivestito di letizia e di gratitudine:
          Anziché pretendere la riconoscenza dai tuoi beneficati, sarai tu a ringraziare coloro che accettano il tuo dono e il tuo servizio.
          Non ti sentirai un benefattore o un eroe di carità, ma un povero  uomo fortunato,  che  viene  arricchito e beneficato da coloro che valgono più di tutti davanti a Dio:
cioè i poveri, i sofferenti, gli emarginati,“gli ultimi”.
        Questo è lo stile cristiano della carità:
non una carità “dall’alto”, ma una “carità in ginocchio”, all’insegna della gioia.
5°- Donarsi perdendo:
        Si ama tanto quanto si dona.
Ma si dona solo quello che si perde.
Se non si vuole “perdere”, non si dona nulla
     e quindi non si ama.
Questa è la logica dell’amore; tutto il resto è poesia…          
     o ipocrisia.
Se vuoi amare veramente, devi essere disposto a “perdere tutto” per amore:
interessi, guadagni, gloria, onori, piaceri, gusti, comodità, riposo…
     nel segno della “gratuità” più disinteressata.
   
In verità, ”si perde” solo apparentemente, perché
         “Chi perderà la propria vita a causa mia e del              
          Vangelo  la troverà(Lc.9’24).
La troverà” sicuramente nell’eternità; ma, molto spesso,
          anche su questa terra:
La tua vita, donata e sacrificata per amore, si moltiplicherà  in tanti cuori, (anche se lontani e sconosciuti), come      
il  chicco di grano” che, morendo, produce molto         frutto”.(Gv.12,24).
Al contrario,
        se non vuoi “perdere” mai,
        se vuoi avere sempre ragione,
         se ti lamenti e ti tiri indietro quando non sei   
             apprezzato o ricompensato come vorresti,
è segno evidente che non vuoi donare nulla
anzi, sei tu che vuoi possedere tutto e tutti.
    Cristo, Vittima senza colpa, ha guadagnato tutti                    
    “perdendo” sempre, “perdendo” tutto…per amore!
6°-  Infine, un accenno a un’altra qualità  dell’amore-dono:
      Donarsi col cuore di un bambino,
con l’atteggiamento umile, semplice e amabile dei “piccoli”.
(Ma di questo parleremo nella “parte seconda”, quando tratteremo delle qualità ineguagliabili dei “piccoli”).
VIII. “CHARITAS CHRISTI URGET NOS”
1°-   Sì, “l’Amore di Cristo ci deve spingere” a fare sempre di più, a oltrepassare ogni limite, a superare ogni traguardo, perché il traguardo del cristiano è l’amore stesso del “Padre”, che è senza confini:
Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro”.(Mt5,48)
Chi vuole amare con l’amore stesso di “Cristo”, che è quello del “Padre”, deve progredire sempre più nella pratica dell’amore:
        “Il Signore vi faccia crescere con abbondanza
         nell’amore tra di voi e nell’amore verso tutti…
         in  modo  che  possiate  essere  santi  e perfetti 
         davanti a Dio nostro Padre.”(I Ts.3,12- trad.ecumen.)
        Bisogna andare sempre oltre...
Non possiamo contentarsi di una carità ridotta ad elemosina; ma dobbiamo tendere alla solidarietà piena…addirittura alla “condivisione”.
        Secondo l’insegnamento e l’esempio di Cristo e dei Santi, i veri cristiani non possono limitarsi a dare ai bisognosi “il superfluo”, ma devono sforzarsi di condividere con loro quello che hanno…(ovviamente, con la dovuta prudenza e gradualità):
        “Chi ha due abiti, ne dia uno a chi non ne ha,
          e chi ha da mangiare faccia altrettanto”.(Lc.3,11).
Ascolta cosa afferma il documento della C.E.I.
         “Evangelizzazione e  Promozione umana”:
La carità evangelica esige la conversione del cuore.
Può essere facile aiutare qualcuno senza accoglierlo pienamente. Accogliere il povero, il malato, lo straniero, il carcerato significa infatti fargli spazio nella propria casa, nel proprio tempo, nelle proprie amicizie”.(ETC.39).
        Così hanno sempre fatto i veri “amanti dell’Amore”.
        Così ha sempre insegnato
2°-   , basandosi sulla “parola di Dio”, (in particolare su Mt.25)   ha  sintetizzato  i doveri della carità
in una formulazione completa ed efficace (anche se oggi andrebbe espressa con un linguaggio nuovo):
 “Le opere di misericordia, corporali e spirituali.
Sono come la sintesi operativa del “Vangelo della carità”:
Perciò devono diventare il programma basilare di ogni persona,  di  ogni  comunità   e  di  ogni  gruppo  ecclesiale
che vuole prendere sul serio il Vangelo.
(Le riportiamo qui, per favorire qualcuno che non le ricorda e che non riesce a trovarle nei libri).
a).Le 7 opere di misericordia corporale”:
1) Dar da mangiare agli affamati. 2) Dar da bere agli assetati.    3) Vestire gli ignudi.   4) Ospitare i senza tetto.
5) Visitare i malati. 6) Visitare i carcerati. 7) Seppellire i morti.
b).“Le 7 opere di misericordia spirituale”:            .
1)     Consigliare i dubbiosi. 2) Insegnare agli ignoranti.
2)     Ammonire i peccatori. 4) Consolare gli afflitti.
5)   Perdonare le offese.     6) Sopportare pazientemente
le persone moleste. 7) Pregare Dio per i vivi e per i morti.
Imparale bene a memoria… ma soprattutto impegnati ad applicarle alla tua vita di ogni giorno.
Come avrai notato, tutto questo libretto è un commento, (anche se molto sintetico e generico) alle “opere di misericordia,  sia corporali  che  spirituali”.
(In verità, meriterebbero una riflessione più dettagliata, punto per punto; ma andremmo al di là dei limiti e degli obiettivi che ci siamo prefissi.)
3°-   Se vuoi riuscire più facilmente a metterle in pratica, fatti un elenco dei “peccati di omissione” contro le “opere di misericordia”, nei quali più facilmente incorri:
Ti aiuterà a correggerti e a migliorare, giorno dopo giorno.
IX. “Il BUON SAMARITANO”
A questo punto appare quanto mai stimolante la parabola del “buon Samaritano”, riferita da Luca  (10,33) e da Giov. (4, 5).
                                  Sembra  la  rappresentazione  plastica  di quello che Gesù
ha fatto e insegnato” nella sua vita…e di quello che dovremmo fare noi, suoi seguaci.
       
Al dottore della legge che gli domanda:
        “chi è il mio prossimo”?
Gesù risponde con una parabola che mette in splendida luce alcuni aspetti essenziali della carità:
1°-   Non ci sono diversi tipi di amore, ma uno solo.
        L’amore di Dio e l’amore del prossimo sono un unico amore: vanno sempre insieme, sono interdipendenti, l’uno fa crescere l’altro.
        L’amore di Dio, che ne è la sorgente, si esprime e si concretizza nell’amore del prossimo:
        Si serve Dio servendo il prossimo.
Il servizio di Dio non può essere perciò una scusa per trascurare il servizio verso il prossimo.
2°-   Bisogna “farsi prossimo” con tutti, anche con gli stranieri, persino con gli avversari e i nemici.
3°-   Il prossimo si ama, non con le belle parole, né con le  “buone intenzioni” o le facili emozioni, ma con gesti concreti…
non contentandoci di fare solo qualcosa, ma facendo il massimo...tutto quello che è in nostro potere…
        come questo “Samaritano” della parabola.
4°-   Osserviamolo…e imitiamolo:
*      Anziché “passare oltre”, come i primi due uomini tanto “religiosi”, egli si fermò, osservò lo stato pietoso di quel povero ferito…e “ne ebbe compassione” .
*      Ma , all’amore non basta “la compassione”:
Come se non avesse nient’altro da fare, scese da cavallo, si prostrò in ginocchio e si prodigò per soccorrerlo, sfruttando tutti i mezzi che possedeva.
        Nessuna scusa potè distoglierlo, neppure la sua insufficienza e la sua imperizia.
        *      Ed ecco, infermiere improvvisato, versò su quelle ferite “il vino” per disinfettarle e “l’olio” per lenirne il bruciore.
Ci vogliono tutti e due: “il vino” e “l’olio”…soprattutto   per sanare le ferite morali e spirituali del prossimo.
Guai se, nel correggere i nostri fratelli, a noi mancano:
          “il vino” della verità e della sincerità…e
                                   “l’olio” della delicatezza e della dolcezza.
 *      Ancora gli appare poca cosa quello che ha fatto.
l’amore non dice mai “basta” e trova sempre nuove risorse:
Lo carica delicatamente sul suo giumento e lo porta alla       locanda  più  vicina;  là  passa  tutta la notte a servire lui,   
come se fosse un suo familiare o una persona cara…
e dire che era “un giudeo”, nemico della sua gente.
        Quale mirabile esempio per noi!
        Quale straordinaria lezione per tanti “buoni cristiani”
        che non riescono a superare risentimenti e rancori!
*      Per quell’infelice straniero ha trascurato i suoi affari,
ha messo da parte tutti i suoi impegni…
perché  ha  capito   che   il  servizio   della  carità   è   il  più importante  degli  affari  e  perciò  viene prima  di  tutti gli altri impegni.
 *     Non si limita a operare in prima persona; cerca di coinvolgere anche altri, a cominciare dai più vicini (come il locandiere).
Sì, perché (lo ripetiamo) non è sufficiente l’esercizio individuale della carità. Tutta la comunità deve sentirsi impegnata a testimoniare con le opere di carità:
                                  “veritatem facientes in charitate”,(Ef.4,15)
facendo quasi a gara nel cercare i servizi più umili e impegnativi, senza rivalità o ipocrisia.
5°-   Questa carità così impegnativa potrà sembrare una “utopia”, un ideale impossibile, da proporre solo ai “pochi” privilegiati chiamati alla santità.
        No, non è così: L’amore autentico, quello che viene da Dio, non solo è possibile, ma è bello, affascinante, gratificante.
        E perciò è conveniente ed è doveroso per tutti; tanto più che, in forza del Battesimo, siamo tutti chiamati alla santità, cioè alla perfezione dell’amore.
Richiede, certamente, sacrifici e rinunzie; ma ne vale la pena.
Del resto, l’esperienza c’insegna che qualsiasi obiettivo,  anche il più insignificante, richiede sacrifici e rinunzie ancora più grandi e meno gratificanti.
Noi   abbiamo   la   “ garanzia”  che   la   forza   di    amare
è Dio che ce la dona…
è alla sua Sorgente inesauribile che possiamo e dobbiamo attingerla.
X. ALLA SORGENTE DELL’AMORE
1°- A questo punto, non si può procedere in avanti, se non si torna all’inizio, all’origine dell’Amore.
L’Amore non è un’opera, un’attività o un oggetto, ma una Persona:
        “Dio è l’Amore”!
               “Deus Charitas est”! (I Giov.4, 8)
Il suo stesso “Essere”, cioè la  sua  natura  o  essenza  divina, è  Amore,  tutto Amore, solo  Amore.
La sua attività non può essere che Amore; le sue opere sono tutte opere d’Amore.
Se si vuole capire cos’è l’Amore, bisogna partire da Lui che ne è la sorgente, immergersi nella contemplazione del suo mistero, nella meditazione delle sue opere:
        “Miei cari, amiamoci gli uni gli altri, perché
         l’amore viene da Dio…Chi non ama non ha  
         conosciuto Dio, perché Dio è amore…
        In questo sta l’amore: Non siamo stati noi ad amare   
        Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo
        Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
        Carissimi, se Dio ci ha amato così, anche noi          
         dobbiamo amarci gli uni gli altri…
        Dio è amore; chi vive nell’amore è unito a Dio
        e Dio dimora in lui”. (I Giov.4, 7-16).
Parole sublimi, estasianti!
Nessuno avrebbe potuto scriverle o anche solo immaginarle.
        Solo “l’Amore” poteva dettarle.
Perciò, più vogliamo impegnarci nelle opere di carità o di volontariato, e più dobbiamo vivere intimamente “uniti a Dio”, per lasciarci riempire del suo stesso amore.
        Come  la  diga:  più  si  lascia  riempire  d’acqua        
        e più ne può riversare sui terreni circostanti.
 2°- Certo, bisogna riconoscere che ci perdiamo in un abisso che nessuno potrà mai scandagliare…
Nessuno, eccetto “il Verbo”, che è “l’immagine del Dio invisibile (Col.1,15), irradiazione della sua gloria  e impronta della sua sostanza”.(Eb.1,3).             
Per comunicarci la vita e l’amore del Padre, egli ha effuso su di noi il suo Spirito, che è “l’abbraccio d’amore” del “Padre” e del “Figlio”:
Ripieni del suo “Spirito”, noi abbiamo la certezza di potere amare col suo stesso “Amore”:
        “La speranza non delude, perché l’amore di Dio
è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello       Spirito Santo che ci è stato dato”.   (Rom.5,5).
Dato”: perciò gratuitamente, senza alcun nostro merito, senza alcun suo vantaggio.
Oh “follìa” sconvolgente di un “Amore”, che oltrepassa ogni limite, che supera ogni misura:
        “ci ha amati per primo”…(I Giov.4,10)
        “ci ha amati di amore eterno”…(Ger. 31,37).
Chi potrà  comprenderlo?…Chi saprà spiegarlo?…
3°- Ma l’Amore non ci chiede di essere compreso o spiegato;
---   ci chiede solo di lasciarlo entrare in noi e di “lasciarci amare da Lui”…
--- ci chiede di lasciarci compenetrare e trasformare da questo ”fuoco divorante”, come lo chiama Sacra Scrittura  (Esodo,24,17+Dt.4,24 e 9,3+Isaia 33,14+Gl 2,3+
                                                             (Ebrei,12,29). 
---  ci   chiede    ( oh   commovente    condiscendenza      di
Dio-Amore)  di entrare nella sua “Famiglia Trinitaria”, per vivere la vita stessa delle Tre divine Persone:
Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio”.(Ef.2,19).
Mistero ineffabile: Siamo della stessa “famiglia” di Dio!
        (Non ti senti fremere?)…
E non per una adozione legale ed esterna, ma perché, “rinati a nuova vita dall’acqua e dallo Spirito”, veniamo “incorporati e immedesimati” al Figlio suo “incarnato”.
         Che dono meraviglioso e beatificante è “ santificante”:
     -- Essere, fin da questa terra, “una sola cosa”(“unum”)
col “Padre”, col “Figlio” e con lo “Spirito Santo”!
 -- Potere amare, pensare, gioire con loro e come loro!
Dio stesso, pur nella sua infinita onnipotenza, non potrebbe trovare un dono più bello e più grande di questo.
       
Come si può restare indifferenti di fronte ad una verità così esaltante?
        Quale stupore dovrebbe invadere la nostra anima!
La contemplazione amorosa di questo Mistero, che sta dentro di noi, dovrebbe assorbire e sostituire qualsiasi altro interesse terreno!
Lo stesso Aristotele (il sommo filosofo avanti Cristo), lo aveva intuito:
       “Anche una piccola conoscenza della Realtà Suprema
        dà soddisfazione molto più grande della conoscenza
        di qualsiasi altra realtà”.
Ma,  cosa abbiamo capito noi  delle “meraviglie” di questa
        “Realtà Suprema”?…
Forse non ci siamo neppure accostati “al torrente delle sue delizie”:
        “Quanto è preziosa la tua grazia, o Dio! Gli uomini   
           si saziano dell’abbondanza della tua casa
           e tu li disseti al torrente delle tue delizie.
           E’ in te la sorgente della vita,
           alla tua luce vediamo la luce”.(Sal.35, 8).
Se le avessimo  solo  assaporate,  noi  “venderemmo tutto”
lasceremmo tutto”, per potercene “dissetare” sempre:
        “Come la cerva anela ai corsi d’acqua,
          così l’anima mia anela a te, o Dio”. (Salmo 41,2).
          “…di Te ha sete l’anima mia…
                a te anela la mia carne,           
                come terra deserta, arida, senza acqua…
                Poiché la tua grazia vale più della vita…
                 mi sazierò come a lauto convito”… (Salmo 62).
4°-   Non è possibile qui riportare gli innumerevoli passi della Sacra Scrittura che ci parlano dell’Amore straordinario di questo nostro Dio, che non finisce mai di stupirci:
Se ci pensassimo…se ci credessimo veramente, nessuna cosa riuscirebbe ad allontanarci o “separarci” da Lui:
       
        “Chi ci separerà dall’Amore di Cristo?
        Forse la tribolazione, l’angoscia,  la persecuzione,
        la fame, la nudità, il pericolo, la spada?                                            
            In tutte queste cose siamo più che vincitori,
        per virtù di Colui che ci ha amati”.
            Io sono sicuro che né morte né vita,  né  il presente       
        né  l’avvenire , né le potenze del cielo e della terra,    
         né alcun’altra creatura ci potrà mai strappare     
         dall’amore di Dio, rivelatoci in Cristo Gesù”. (Rom.8,35).
Pensiamoli sempre questi Tre nostri “familiari”
Stiamo volentieri con loro:
Salutiamoli,  adoriamoli, ringraziamoli, ascoltiamoli.
Sentiamoci continuamente pensati, amati, accolti, abbracciati…da tutti e “Tre”…nello stesso amplesso d’amore che li unisce eternamente…
       
        Oh gioia inebriante!…O “fuoco divorante”!…
5°-   Tra le tante pagine dei Santi, che esaltano con accenti infuocati “il sommo Bene, pazzo d’amore per la sua creatura”, non possiamo fare a meno di citare il celebre passo  di S.Caterina da Siena,  nel
         “DIALOGO DELLA DIVINA PROVVIDENZA”:
Tu, Trinità eterna, sei come un mare profondo, in cui più cerco e più trovo; e quanto più trovo, più cresce la sete di cercarti. Tu sei insaziabile; e l’anima, saziandosi nel tuo abisso, non si sazia mai, perché permane nella fame di te, sempre più te brama, o Trinità eterna…
        Lo Spirito Santo poi, che procede da te e dal tuo Figlio, mi ha dato la volontà con cui posso amarti...
e ho conosciuto che tu sei innamorato della bellezza della tua creatura.
        O abisso, o Trinità eterna, o Deità, o mare profondo! E che cosa più potevi dare a me che te medesimo? Tu sei un fuoco che arde sempre e non si consuma. Sei tu che consumi col tuo calore ogni amor proprio dell’anima, che toglie ogni freddezza, e illumini le menti con la tua luce.
         Specchiandomi in questa luce, ti conosco come sommo bene, Bene sopra ogni bene, bene felice, bene incomprensibile, bene inestimabile; Bellezza sopra ogni bellezza; Sapienza sopra ogni sapienza…
        Tu che con fuoco d’amore ti sei dato agli uomini.
Tu vestimento che ricopre ogni mia nudità. Tu cibo che pasci gli affamati con  la tua dolcezza. Tu sei dolce senza alcuna amarezza. O Trinità eterna!”
       
Stupende espressioni!…anche se dicono troppo poco in confronto alla realtà ineffabile di questo nostro Dio, che i Padri della Chiesa chiamano “Amore-Agape”:
        “Sembra che Dio non abbia nient’altro da fare
          che amarci”.
Medita anche questi pensieri di altri grandi Santi:
       
        --- S. Alfonso M. dei Liguori:
O amare o morire: morire ad ogni amore, per vivere a quello di Gesù.
Ah, se la fede non ci assicurasse, chi mai potrebbe arrivare a credere che un Dio onnipotente, felicissimo, e Signore di tutto, abbia voluto amare tanto l’uomo, che sembra essere uscito “fuori di sé”, per amore dell’uomo”.
        --- S. Lorenzo Giustiniani:
Abbiamo veduto la stessa Sapienza, cioè il Verbo eterno,  impazzito per il troppo amore portato agli uomini”.
  
                                  --- S. Maria Maddalena de’ Pazzi:
Sì, Gesù mio, che tu sei pazzo d’amore, lo dico e sempre lo dirò: pazzo d’amore sei tu”!
E, infine, ascolta gli accenti infuocati di un grande convertito (Giovanni Papini) nella sua “Storia di Cristo:
    “Abbiamo bisogno di Te, di Te solo e di nessun altro.
Nessuno dei tanti che vivono…nessuno può dare a noi, (bisognosi, riversi nell’atroce penuria, nella miseria più tremenda di tutte, quella dell’anima), il bene che salva.
      Tutti hanno bisogno di Te, anche quelli che non lo sanno, e quelli che non lo sanno assai più di quelli che lo sanno.
      L’affamato s’immagina di cercare il pane:
e ha fame di Te!
      L’assetato crede di volere l’acqua:
e ha sete di Te!
      Il malato s’illude di agognare la salute:
e il suo male è l’assenza di Te!
      Chi cerca la bellezza del mondo, senza accorgersi, cerca Te, che sei la Bellezza intera e perfetta!
      Chi persegue nei pensieri la verità, desidera (senza volere) Te, che sei l’unica Verità degna di essere conosciuta!
      E chi si affanna dietro la pace, cerca Te, sola Pace dove possono riposare i cuori più inquieti!
      Ma noi, gli ultimi, ti aspettiamo…ti aspettiamo ogni giorno, a dispetto della nostra indegnità.
      E tutto l’amore, che potremo torchiare dai nostri cuori devastati, sarà per Te, Crocifisso, che fosti tormentato per amore nostro…e ora ci tormenti con tutta la potenza del tuo implacabile amore!”
6°-  Inabissata in quest’oceano d’amore, l’anima diventa realmente partecipe della vita di questi “Tre amanti, fino a raggiungere il prodigio più mirabile:
fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno:    l’acqua viva dello Spirito”, (Gv.7, 38).
        “l’acqua    che   io    gli    darò     diventerà    in    lui     
         sorgente di acqua  che zampilla  per  la vita eterna”.
                                                                        ( Gv.4,14).
Comprendi, fratello, quanto sei “grande”?…
Senti ancora questa  (Isaia, 12,3):
         “Attingerete con gioia alla sorgente della salvezza”.
Se  sarai  intimamente  unito  “alla Sorgente,  che  è  Lui,
lo Spirito stabilirà anche in te la sua “sorgente di acqua zampillante”.
         Esulta di gioia:
Dal tuo misero cuore, immerso nell’Amore, sgorgherà solo Amore…
         non qualche rara goccia, ma “fiumi d’Amore     sgorgheranno dal tuo seno”.
         E tu “amerai come Lui”: col suo “cuore mite e umile”.
         E opererai come Lui: facendo “le sue stesse opere”, perché sarà il suo Amore a operare in te.
Sublime verità…che può diventare realtà anche nella tua vita, nella vita di ogni credente:
          Basta solo volerlo!
Su, immergiti, senza esitare, in questa immensità di  amore e di pace!
XI. “RIMANETE NEL MIO AMORE”
        E’ evidente che, per raggiungere tale unione vivificante, non è sufficiente qualche pensiero fugace o qualche breve invocazione.
Occorre stabilire appuntamenti quotidiani, incontri prolungati con Dio…così da avere, ogni giorno, tutto il tempo necessario per assimilare la sua parola e la sua vita.
Ascolta cosa ti dice il Signore:
        “Rimanete in me e io in voi.
Come il tralcio non può fare frutto da se stesso, se non rimane nella vite, così anche voi, se non rimanete uniti a me.   
        Io sono la vite. Voi siete i tralci.
Chi rimane in me e io in lui produce molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla…
      Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà dato.                Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato
        voi. Rimanete nel mio amore…perché la mia gioia
               sia in voi. (Gv.15,4).
Quanto sono illuminanti queste parole!
1°-  Rifletti, in particolare, sul significato profondo di queste espressioni:
        “Rimanete in me e io in voi…”.
Sono  tanti   i  cristiani   che  vogliono  “rimanere in Lui”;
         ma sono molto pochi quelli  disposti ad accettare che “Lui rimanga in noi”.
Cristo, cioè, vuole “rimanere in noi” con le sue idee, i suoi sentimenti, i suoi criteri di giudizio, i suoi voleri…     
        ma, annullando i nostri.
Noi, al contrario, vorremmo “rimanere in Lui”, ma restando  sempre  con  le  nostre  idee,  i  nostri sentimenti,
le nostre preferenze, le nostre abitudini…
        senza cambiare mai.
2°-   Rifletti ancora:        
Rimanere vuole dire continuità, stabilità,
                      legame permanente.
Per avere acqua in abbondanza e in continuazione,  bisogna costruire vasche, acquedotti, canali…
        con impianti stabili.   
Per avere la luce, con tutti i suoi innumerevoli benefici, occorrono centrali elettriche, impianti di pali e di fili…
        ben progettati e ben fissati.
Così, per “rimanere” nel suo amore” in maniera stabile e reale, è assolutamente necessario fissare, nei particolari, un programma di vita spirituale, che va osservato con la massima regolarità possibile, senza affidarsi al sentimento o al fervore del momento.
FAC-SIMILE di
PROGRAMMA SPIRITUALE”
    Meditazione quotidiana :                    alle ore…………
                                  (scrivere l’orario più probabile).
    
     Lettura spirituale (di “vite di Santi”
                    o di opere di spiritualità):        ore ...………
    Visita a Gesù Eucaristia :                   ore…………
   
    Messa (e Comunione)……………..   ogni…………….
    Confessione      :                                  ogni…………….
    Ritiro spirituale (da solo o in gruppo) ogni…………….  
   
    S. Rosario                                             ore ………………
    
    Altre devozioni  (…………………...)        ……………..
Queste “pratiche” spirituali, se non sono “programmate” in maniera precisa  e particolareggiata (come si fa per tutte le cose importanti), vengono, purtroppo, rinviate a tempo indeterminato…e molto spesso (assorbiti come siamo da mille occupazioni esteriori) saltano fuori,
pur essendo convinti che sono le cose più importanti ed essenziali.
XII. “AMARE CON TUTTO IL CUORE”
1°-    Al dottore della Legge, che gli chiedeva:
        “Qual è il più importante di tutti i comandamenti?”
Gesù rispose:
Ama Dio con tutto il tuo cuore, con tutta
 la tua mente, con tutte le tue forze”…(Mc.12,30)
              (come era scritto in Dt.6,5).
Nel Deuteronomio (4,29) sta pure scritto:
        “Cercherai il Signore tuo Dio e lo troverai, se lo
         cercherai con tutto il cuore e con tutta l’anima”.
L’amore, o è donazione totale, o non è amore.
Ricorda chi è Colui al quale devi donare tutto il tuo amore:
E’ Lui la tua vita, la tua vera felicità, il tuo unico Bene, l’Unico che può saziare la tua insaziabile “sete”.
Il grande teologo S. Roberto Bellarmino esclamava:
      “Che cosa vi è di più facile, di più soave e dolce che         
        amare l’Amore, , la bellezza?
        E tutto questo sei tu, Signore mio Dio!”
        
Ascolta questo passo famoso delle  “Confessioni” di
S. Agostino, in cui egli canta la gioia di avere scoperto
la fonte” della felicità, che invano cerchiamo altrove:
    “Tardi ti amai, Bellezza così antica e così nuova!
    Tardi ti amai…il tuo splendore dissipò la mia cecità…
    e anelo verso di Te…ho fame e sete di Te… o sommo,     
    ottimo, potentissimo, misericordiosissimo e giustissimo,
    bellissimo, fortissimo, stabile e  inafferrabile,
    rinnovatore di ogni cosa, sempre attivo e sempre quieto,
    che cerchi, mentre nulla ti manca…
    Ma, chi ha qualcosa che non sia  tua?…”.
Proprio così: “Chi ha qualcosa che non sia sua?…
Tutto quello che di buono c’è in noi viene da Lui.
         Eppure egli ce lo chiede in dono, come se fosse conquista nostra: E noi possiamo “farci belli” con Lui con i suoi stessi doni.
        Oh abisso di amore e di degnazione, che ci dovrebbe riempire di gratitudine infinita!
2°-   Il minimo che possiamo fare per Lui è di donargli tutto quello che abbiamo, tutto quello  che siamo…
non perché egli  abbia bisogno del nostro dono, ma perché abbiamo bisogno noi di riempirci e saziarci di Lui e dei suoi doni.
        Non si può dare meno di tutto a Colui che è Tutto
        e si dona tutto.
Dargli meno di tutto equivarrebbe a non dargli nulla…  
e sarebbe una grande  stoltezza, una perdita incalcolabile.
Forse abbiamo paura di dovere rinunziare a tante cose…
di perdere la libertà e la gioia di vivere…
e  ci  fermiamo a metà strada,   facendo    l’altalena   tra
         l’esperienza serena di Dio
                    e la ricerca affannosa di noi stessi…
        tra l’immensità del suo amore liberante
          e la chiusura nel proprio “io” asfissiante…
e non si comprende che è proprio il contrario:
Solo chi si dona interamente a Lui può entrare nell’orbita della sua libertà senza confini e godervi la pienezza della sua gioia.
Vuoi sapere  qual’ è il risultato delle nostre “mezze scelte” o “mezze misure”:
Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo.  . Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. (Apoc.3,15).
Certamente…perché, vedi, la nostra vita, donata un po’ a Dio e un po’ agli idoli del “mondo”, rassomiglia ad un piatto dove si mescolano insieme cibi prelibati ed immondizie nauseanti, che suscitano il “vomito” di Dio
        e forse anche  quello di tanta gente che ci sta accanto.
       
3°-   Al contrario, quale immensa “fortuna” potere amare l’Amore con tutto il nostro essere, possederlo tutto intero,    
         o meglio, lasciarsi possedere tutto intero da Lui!
Più che un dovere, questo è un privilegio incomparabile.
        Ascolta queste toccanti parole di S. Filippo Neri, pronunziate mentre era tutto invaso dal “fuoco dello Spirito”:
        “Colui che brama qualcosa che non sia Cristo,
                    costui non sa cosa brama.
          Colui che desidera qualcosa che non sia Cristo,
                    costui non sa cosa desidera.
          Colui che lavora per qualcosa che non sia Cristo,
                    costui non sa perché lavora”.
Oh, quando apriremo gli occhi, per comprendere e apprezzare questo “tesoro” inestimabile che è l’amore del Signore?:
Implorai e venne in me lo Spirito della Sapienza.
La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto; perché tutto l’oro al suo confronto è un po’ di sabbia e come fango è l’argento”. (Sap.7,7).
Non può essere diversamente.
       Colui che si lascia invadere dallo “spirito della sapienza”, cioè “dalla sublimità della conoscenza e dell’amore di Cristo”, non sa trovare appagamento in nessun altro bene:
tutto il resto gli appare sempre più sbiadito e insignificante, tanto da considerare tutto come “una perdita”, come “sabbia, fango o spazzatura”.
La fede e l’esperienza gli fanno toccare con mano che ogni “rinunzia” accettata per il Signore gli viene ricambiata in maniera del tutto sproporzionata…con una crescita sorprendente di amore, di gioia e di libertà:
        “Chiunque per causa mia avrà lasciato fratelli
        e sorelle, padre, madre e figli, case e campi,
        riceverà cento volte di più (in questa terra) ed avrà
        in eredità la vita eterna” (cioè la vita stessa di Dio,
         la sua felicità). (Mt.19,29). 
Tutto perciò è disposto ad accettare e a soffrire per suo amore. Nulla più gli sa rifiutare…anche le “rinunzie” più eroiche gli sembrano ben poca cosa, in confronto a quello che il Signore è  e fa per nostro amore.
Ti basta per tutti la testimonianza vibrante di Paolo:
“…Ma tutte queste cose che prima avevano per me un  grande  valore,  ora  che  ho  conosciuto  Cristo le ritengo da buttare via.
Tutto è una perdita di fronte al vantaggio di conoscere Gesù Cristo, il mio Signore.
Per lui ho rifiutato tutto e lo considero come spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere unito a lui”…(Fil.3,7). 
Quale lezione per noi…così facili alla commozione,
ma così refrattari ad ogni rinunzia!
Ripeti anche tu, con lo stesso trasporto d’amore, il canto di San Giovanni della Croce:
                    “Nulla ti turbi, nulla ti spaventi…
                        Chi ha Dio nulla gli manca.
                       Nulla ti turbi, nulla ti spaventi.
                      Solo Dio basta”!
Quando te ne convincerai?
Non hai capito nulla, se non hai capito questo.
4°-   E’ ora di decidersi per la totalità dell’amore.
        Lo ripetiamo ancora più forte:
Sono troppi i cristiani che si illudono di amare Dio e di essere fedeli al suo Vangelo, sol perché sono capaci di recitare tante preghiere e di essere fedeli a certe pie pratiche; ma, in realtà, a Dio non danno nulla: appartengono tutti interi a se stessi…
cercano solo il proprio vantaggio o i propri gusti.
C’è una cosa da fare, la più importante di tutte,
se vogliamo vivere nell’amore di Dio, e cioè:
la   decisione   di   fare   di  Dio    il  Signore
della  nostra  vita,  fino a consegnare a Lui 
tutto noi stessi”.
Occorrono, oggi più che mai, cristiani interamente donati a Dio…in cui DIO sia realmente il Signore”:
Colui, cioè, che si può servire di loro come e quando vuole…
che può fare in loro tutto quello che vuole…
che può chiedergli  tutto, anche i più grandi sacrifici:
Tutti suoi, dalla testa ai piedi…pronti a seguirlo in tutto,
a piacergli in tutto, a sacrificargli tutto…
(s’intende tutto quello che contrasta con lAmore,
 e che  offende Dio, degradando l’uomo).
Non servono i “cristiani di sentimento”, coloro, cioè, che fanno soltanto quello che sentono loro, quando lo sentono e come lo sentono.
Questa è l’ora della “radicalità evangelica”!
Oggi l’umanità sta raggiungendo la totalità della perversione, percorrendo fino in fondo la via della perdizione
Per salvarla “il Signore” “ha bisogno” di cuori che vogliono raggiungere la totalità della donazione, percorrendo fino in fondo la via dell’immolazione.
Solo questi sono i veri “amanti” e collaboratori di Dio-  Amore.
Ma “tutto” significa proprio ogni cosa, fino all’ultima briciola…senza alcuna eccezione, senza porre alcun limite o alcuna condizione…
        A volte noi crediamo di donargli tutto; ma poi, nella realtà, gli rifiutiamo proprio quel sacrificio o quell’umiliazione  che più piace a Lui e che maggiormente giova a noi e agli altri.
        Solo coloro che appartengono interamente a Lui possono essere riempiti del suo “Spirito” e quindi diventare capaci di “amare come ama Lui”.
       
        Tutti gli altri sono solo dei sognatori dell’amore...
che non giovano alla causa del Regno di Dio.
5°-   Non ti spaventi questa totalità di donazione:
-- In realtà, tu non rinunzi ad altro che a “monete false” e a “panni immondi”…per ricevere in cambio beni “inimmaginabili”:
         “Come si legge nella Bibbia:
          Quello che nessuno ha mai visto e udito,
          quello che nessuno ha mai immaginato,
          Dio lo ha preparato per quelli che lo amano”.
                                                 (I Cor.2,9) (trad. ecum.)
-- Non temere se non ci riesci sempre:
Il Signore si contenta della volontà che abbiamo di donargli tutto...anche se poi, in certe occasioni, veniamo meno al nostro impegno, a causa della nostra fragilità, (non sempre colpevole).
  Egli sa, comprende e perdona…e si serve della nostra “debolezza” per accrescere la nostra umiltà, che è la           
             nostra “forza”:
Quando sono debole è allora che sono forte”.        (IICor.12,10)
  --      E poi, rifletti bene:
se sarai tutto Suo (e per conseguenza lo lascerai fare in te)      
anche Lui sarà tutto tuo:    
            tutta tua sarà la sua forza, la sua luce, la sua gioia.
Puoi credere a questo e non fremere d’entusiasmo…
e non riempirti di fiducia e di coraggio?
Cosa aspetti ancora a deciderti per “il Tutto”?
XIII. DIO o IL PROSSIMO ?
Nella graduatoria dell’amore, chi viene prima:
        Dio…o il prossimo?
Cosa vale di più: Amare Dio… o amare i fratelli?
        adorare il Signore…o servire chi ha bisogno?

No,  non  sono  due  amori  diversi,   ma  un  unico  grande
         Amore, con un’unica radice:
L’amore verso “il prossimo” altro non è che l’Amore traboccante di Dio che riempie l’anima e si riversa sui fratelli.
        Al dottore della legge che gli domandava “Qual è il primo di tutti i comandamenti”?, Gesù rispose:
Il primo comandamento è:
        Amerai  il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore…
Il secondo è questo: “Amerai il prossimo tuo come te     
        stesso”.          (Mc.12,28).
E’ certo che l’Amore “a Dio” viene “prima”; ma è altrettanto certo che l’Amore a Dio si esprime nell’amore ai fratelli.
        “L’amore di Dio è il primo come comandamento, ma
l’amore del prossimo è il primo come attuazione pratica”.
                                                                    (S. Agostino)
  C’è qualcuno che, affascinato dall’ideale della solidarietà fraterna, pensa che il servizio dei fratelli venga “prima” o valga di più della preghiera e dell’adorazione di Dio.
     (Attenzione: In questo campo è facile fare confusione).
1°-   Sì, è vero: tutto quello che si fa al prossimo per puro amore, è autentica preghiera, è adorazione di Dio;
l’ha detto Lui stesso…e guai se, rifugiandoci nella   preghiera, trascuriamo l’aiuto  ai fratelli bisognosi!
Contro tale pericolo ci mette in   guardia S. Giovanni:
Se uno ha di che vivere e vede un fratello bisognoso, ma non ha compassione e non lo aiuta, come fa a dire: “Io amo Dio”? (I Giov.3,17).
E continua:
Se uno dice: “Io amo Dio” e poi non ama suo fratello, è bugiardo. Infatti, se uno non ama il prossimo che si vede, certamente non può amare Dio che non si vede”.(I Giov.4, 20).
Anche l’Apostolo Giacomo ci ammonisce:
        “La fede, se non ha le opere, è morta in se stessa…
Tu credi che c’è un solo Dio? Fai bene; anche i     demoni ci credono e tremano. Ma senza le opere la fede è senza valore”…(Gc.2,17).
2°.    Ma l’errore sta nell’illudersi di potere amare e servire i fratelli senza dovere attingere questo amore alla sua unica sorgente, che è l’amore di Dio.
        Al di fuori di questo amore, saremo forse capaci di qualche atto di filantropia o di qualche gesto  isolato  di  altruismo; ma  non  saremo  capaci   di   amare veramente:   
         di amare  tutti i fratelli…
        di amarli sempre…
        di amarli “gratuitamente”…
        in una parola, di amarli “come li ama Dio stesso”.
Più si ama Dio e più si riceve la forza di amare i fratelli “come li ama Lui”: senza misura e senza limiti.
        E, nello stesso tempo, più si compiono atti di amore  verso il prossimo e più cresce l’amore verso Dio.
         (Così come avviene tra due vasi comunicanti)
XIV. PROGRAMMA DI CARITA’ VISSUTA
        Le riflessioni di queste pagine probabilmente avranno acceso in te il desiderio di metterle in pratica, impegnandoti più di prima.
        Ma, attento ad un pericolo, sempre ricorrente:
Nonostante la tua ferma convinzione e la tua buona volontà, i tuoi propositi  potrebbero restare “lettera morta”:
perché, i tuoi molteplici impegni (tutti urgenti e impellenti) ti porteranno  a rinviare le opere di carità al momento più favorevole, a quando avrai più tempo…
        pur essendo convinto della loro priorità assoluta.
Cosi che il bene che il Signore esige da te viene trascurato o ridotto al minimo.
        No, fratello, il solo fatto di avere pensato le opere di bene non possono lasciarti soddisfatto e tranquillo…come se bastasse il solo desiderio a sollevare i bisogni dell’umanità.
        Ricorda sempre la maledizione che Gesù diede al “fico” pieno di sole foglie, ma senza frutti, (nonostante non
         fosse ancora giunta la stagione dei frutti)…
quasi che Gesù volesse dire a noi cristiani che non dobbiamo contentarci di produrre frutti di bene solo in certi periodi o in certe occasioni, ma sempre, anche nei periodi più difficili e nelle circostanze più sfavorevoli.
        Se è vero che l’amore è tutto, le opere di carità devono essere messe al primo posto, come tutti gli altri doveri principali:
        non possiamo farle dipendere dalle    circostanze, dal caso o dall’umore del momento  (sempre variabile e incerto), ma dobbiamo fissarle e programmarle accuratamente, secondo le nostre possibilità.
Ecco un FAC-SIMILE
che può essere modificato e adattato alla propria situazione.
     
1°- Visitare le seguenti persone, sole o ammalate:
                    ………………………………………………..
                     ……………………………………………….
                    possibilmente ogni…………………………...

2°- Prestare qualche servizio necessario
                     a questa persona……………………………
                     o a quest’altra……………………………...
3°- Ospitare o invitare a pranzo qualche persona sola e   
                    bisognosa (chi?) ……………………….…                         
                    (o qualche straniero)………………………..
                    possibilmente ogni………………………….
                             (Tanti cristiani oggi lo fanno:                                 
                                 perché non puoi farlo anche tu?)                
 4°- Collaborare (in qualche gruppo) alle seguenti
                    attività caritative…………………………….                              
                     ………………………………………………
                     ………………………………………………
 5°- Partecipare alle seguenti attività pastorali della           
                     Parrocchia…………………………………...                     ………………………………………………
                     ………………………………………………
                      ………………………………………………
6°- Diffondere, in  tutti  i  modi  e con tutti i mezzi, questo    
        programma (insieme agli altri volumetti della stessa serie). 
XV. I BISOGNI MORALI e SPIRITUALI
1°-     Se guardiamo ai bisogni morali e spirituali di oggi, c’è veramente da metterci a “gridare a squarciagola” (come dice Isaia, 58).
Bisogna guardare in faccia la realtà per scoprire i mali che affliggono l’umanità e apportarvi gli opportuni rimedi:
  Pensiamo a tanti cuori spezzati dall’odio…a tante coscienze deformate e distrutte dal vizio…a tante piaghe familiari e sociali divenute cancrenose… a tante famiglie lacerate…a  tanti giovani sbandati e rovinati dalla droga o dalla malavita (e sono la speranza del futuro!)…
       a tanti bambini vittime dell’egoismo e della violenza fisica e morale…agli spaventosi orrori del terrorismo,
ai tanti focolai di guerra, diffusi in tutti i continenti…
alla corruzione invadente, al secolarismo  dominante,
al materialismo e al neo-paganesimo dilagante…
     alla perdita del “senso del peccato”…
al “relativismo morale” che, sempre di più, avvolge di tenebre le menti e i cuori degli uomini, offuscando la distinzione tra il bene e il male, tra la verità e l’errore,          
         (favorito enormemente dai mass-media)…
e, infine, all’invasione delle sette e dei nuovi movimenti pseudo-religiosi, che allontanano dalla vera “Fede”
E’ vero che affiora qua e là un certo risveglio religioso…
Ma non c’è da nutrire illusioni, perché (il più delle volte) si tratta di una religiosità del tutto soggettiva, che non ha alcun riferimento alla “Verità” rivelata da Dio:
non possiamo consolarci per l’apparente risveglio di una religiosità, che si risolve tutta a scapito della vera “Fede”:
(Perché…non bisogna dimenticare la differenza              sostanziale tra  “religiosità” e “Fede”).
Ricordiamo la domanda inquietante di Gesù:
Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà ancora Fede     sulla terra?”.(Lc 18,8)
2°-     Attenti a non giudicare la realtà solo dalle apparenze.
Apriamo gli occhi, per capire, alla luce del Vangelo, i              veri “segni dei tempi”:

       “Ipocriti, siete capaci di prevedere il tempo che farà,

         come mai non sapete capire il significato di ciò che            

         accade in questo tempo?”.(Lc.12,56).

La storia del mondo è attraversata  da  una lotta immane tra le forze del bene e le potenze del “maligno”:
lotta per lo più invisibile, di cui quello che appare è solo la punta di un iceberg, che rimane quasi del tutto sommerso sotto il groviglio di avvenimenti complessi e contrastanti.
--    Nascoste   sono    le  “armi  segrete”     che possiedono  tante anime semplici votate all’Amore, che si immolano e si consumano nel silenzio della “piccolezza” e dell’umiltà,
per la salvezza dell’umanità.
--     Nascoste  sono anche le trame e le strategie infernali, volte a strappare Dio e la sua legge dalla coscienza degli uomini, servendosi di tutti i mezzi, soprattutto dei mezzi moderni della comunicazione, che esaltano la vita      “secondo la carne”, capovolgendo tutti i valori umani e
        cristiani.
Certamente, è doveroso essere grati allo Spirito (come fa spesso Giov.Paolo II) per i meravigliosi “segni di speranza” che appaiono nell’umanità di oggi
(quali, ad esempio, l’impegno per  la   giustizia e la pace, gli sforzi per raggiungere l’unità dei popoli e delle religioni…ecc.);
ma non possiamo restare indifferenti di fronte alla perdita di tanti valori…e di tante anime.
Sarà bene riflettere sul giudizio che, del mondo d’oggi, dà una giovane scrittrice, molto nota, Susanna Tamàro:
Da anni il nostro paese vive in uno stato sempre più grave di degrado…una lunga discesa buia, della quale non si riesce a vedere la fine. La sensazione è un po’ quella di trovarsi su un mezzo di trasporto guidato da un autista impazzito…L’autobus ormai corre sul baratro, ma dagli altoparlanti continuano a dirci che si tratta di una gita di piacere: Dobbiamo far finta di crederci?”
3°-   Bisogna intervenire con urgenza e con zelo generoso e tempestivo.
Troppo tempo si è perduto in chiacchiere vuote…
Il mondo va alla deriva…e noi ci trastulliamo in misere soddisfazioni o in sterili ricerche!
         “Ho compassione di questa folla” diceva Gesù.
E tu…non ti commuovi di fronte a tanti mali morali, che rendono irrimediabilmente schiava tanta parte dell’umanità?
Cosa stai facendo, tu, per soccorrere i più miseri tra i miseri?
Come “buon Samaritano”, devi guardare anche le ferite spirituali, che sono spesso la causa (o l’aggravante) di quelle materiali:
Non ti basta solo pregare (pur essendo la prima cosa da fare).       
        Devi  uscire da te,  correre, scomodarti, abbassarti...
per dare aiuto a tanti infelici che sono immersi nella melma di  tanto  sudiciume…forse  più  vittime  che  colpevoli…più deboli che malvagi…
       “condannati”, purtroppo,  a  restare  sempre  tali,  se     
         tu non intervieni.
Ah, se tutti i cristiani cosiddetti “praticanti” comprendessimo che la prima carità è quella di soccorrere i malati nell’anima e “spezzare il giogo iniquo”    
        del demonio!  
Purtroppo, sono pochi quelli che lo fanno…pochissimi coloro che lo fanno sino in fondo…
        mentre la maggior parte “passiamo oltre” (come i due religiosi della parabola)…o ci contentiamo di cercare le parole giuste per giudicare e condannare i peccatori.
4°-   Quelli che viviamo (lo dicono tutti) non sono tempi normali, sono tempi pericolosissimi, eccezionali:
        Occorrono, perciò, impegni eccezionali.
Nessuno può tirarsi indietro, con la scusa di avere troppi impegni o troppi problemi personali.
Uno solo, oggi, è il problema:
Salvare questa povera umanità, che rischia di andare a fondo, inesorabilmente!
Quando divampa l’incendio o la nave minaccia di affondare, bisogna buttare via qualsiasi cosa.
        Le critiche e i lamenti non servono…
        I  bei progetti e i discorsi programmatici non bastano.
Viviamo sotto la minaccia di mali estremi, che richiedono rimedi estremi.
E il peggio è che solo in parte ce ne rendiamo conto!
Il nemico semina” ovunque la zizzania infernale...
     …e “gli operai del Regno dormono”…(Mt 13,25)           
E’ ora di scuoterci dal “sonno”, ma bisogna fare subito!

5°-   Certo, bisogna riconoscere che c’è tanto impegno e tanto fervore in alcune persone e in alcuni gruppi…

        Ma tanti cristiani potrebbero meritare il rimprovero fatto dal Signore alla Chiesa di Sardi:

Svegliatevi! Rafforzate la fede dei pochi che sono          ancora viventi, prima che muoiano del tutto…
Di quello che fate, non ho trovato nulla che il mio Dio possa considerare ben fatto...
Cambiate vita! Se continuate a dormire, verrò come un ladro, all’improvviso…”
                                               (Apoc.3,1- traduzione ecumenica).
XVI. ZELO PER “IL REGNO”
1°-     E’ vero: I mali morali di oggi sono molto più gravi e profondi di quanto noi immaginiamo.
Ma nessuno scoraggiamento è consentito, nessuna paura può essere giustificata.
Il Signore, al contrario, c’incoraggia a “sperare contro ogni speranza”:
Non temete: Io ho vinto il mondo”!

Coloro che hanno “fede” hanno la vittoria assicurata:           

        “Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo;

          e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo:

              la nostra fede” (I Giov.5,4)…
la nostra “fede in Gesù”, non in noi stessi.

Fede piena, totale, incondizionata…non incrinata da dubbi, da tormenti e da paure:

Perché temete, gente di poca fede?”(Mt 14, 31)
Era questo il rimprovero più insistente di Gesù ai suoi.
Il dubbio, il tormento e la paura sono il segno che abbiamo più fede in noi, anziché in Dio.

2°-   La vera fede ci porta ad affidarci totalmente a Dio… e a cercare solo quello che vuole Lui, cioè il suo “Regno”:

         “Cercate prima di tutto il regno di Dio,

e tutto il resto  vi sarà dato in soprappiù”.(Mt 6, 33)

Per chi ha fede “tutto il resto”  (prestigio, successo, salute,   
affari)  viene dopo, conta meno del “Regno”.
e viene vista in funzione del “Regno”,
(che è la vita costruita secondo il progetto di Dio,   nella verità, nella giustizia, nell’amore e nella pace).
         
Ammoniva Tolstoj: ”L’unico significato della vita consiste   
nell’aiutare a stabilire “il regno di Dio”.
E S. Bernardo: (con parole equivalenti) “Chi crede nel “regno        
         di Dio”  non  si  dà  pace, fino a che non abbia dato        
         tutto per la sua diffusione.
Siamone certi: Il grande male del mondo e delle potenze infernali (anche quando raggiungesse un livello più spaventoso dell’attuale) “sarà vinto”, senza alcun dubbio, da coloro che “danno tutto” per “il Regno”.
Lo Spirito” ne suscita tanti di questi cuori generosi, soprattutto quando il demonio si scatena maggiormente:
       “Essi lo hanno vinto per il sangue dell’Agnello e                  
la  testimonianza del loro martirio,

         perché non hanno risparmiato la vita,

         neppure di fronte alla morte”. (Apoc.12, 11).

(Di questa fede incrollabile parleremo nella parte seconda).

3°-   La fiducia nella vittoria definitiva, però, non può farci fermare, anzi deve spingerci ad affrettare la corsa, a “moltiplicare” lo zelo:     

     “Decuplicate lo zelo per ricercare Dio”.(Baruc 4,28).

     “Lo zelo per la tua casa mi divora.(Sal.69,10 + Gv.2,17).

 “Voi, o Corinti, vi segnalate in ogni zelo”.(2 Cor,8,7)

   lo zelo per propagare il vangelo della pace”. (Ef.6,15)

Allo stadio tutti corrono per conquistare il premio.

 Correte anche voi, in modo da conquistarlo.

 Essi si sottomettono a una rigida disciplina, per una  

 corona che presto appassisce; noi invece per una
 corona che durerà sempre.(1 Cor.9,24).

Non sono ancora arrivato al traguardo. Continuo però      la corsa per tentare di afferrare il premio, perché anch’io sono stato afferrato da Cristo Gesù. Questo solo io faccio: dimentico ciò che sta alle mie spalle e mi slancio verso ciò che mi sta davanti.

        Continuo la mia corsa verso il traguardo”. (Fil.3,12)

      “Corsa”…”slancio”…”traguardo”…

Ma, ci pensiamo che ci stiamo avvicinando sempre più al “traguardo”… e “il regno di Dio” è ancora così lontano dalla vita e dalle aspirazioni dell’umanità?…

Non è forse anche colpa nostra?…
Come  “il  servo  fannullone”   della  parabola  evangelica,
abbiamo avuto “paura di perdere il talento…e l’abbiamo nascosto sotterra”(Mt.25)…
facendoci trovare addormentati”(Mc.13,36)…e facendo indignare “il Padrone, che aveva dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito”…
Uno è “il compito” dei cristiani, di tutti i cristiani:
Collaborare instancabilmente all’avvento del “regno dell’Amore” in tutti i cuori e in tutte le realtà umane…
seguendo le esigenze del “Regno
e “rinunziando” alle proprie.

4°-   Non dimentichiamolo: Questi sono tempi di battaglia.  Siamo chiamati all’eroismo!

L’amore di Cristo ci spingea fare anche  “l’impossibile”, se è vero che abbiamo dentro di noi la potenza stessa di Dio, che è “lo Spirito Santo”.
        Metti in pratica queste raccomandazioni infuocate dell’Apostolo Paolo:
        “Combatti la buona battaglia della fede”(1 Tm.6,12).
        “Dio  non  ci ha  dato  uno spirito  di paura, ma  uno     
          spirito di forza, di amore e di saggezza”.(2 Tm.1,7).
       evita le chiacchiere inutili”…
 Annunzia la parola di Dio, insisti in ogni occasione,           opportuna e non opportuna, ammonisci,  rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina”. (2 Tm.4,2).                             
Hai capito?…Questa è la sua “parola d’ordine”:
        “Svegliatevi”…”Correte”, per “accendere ovunque il fuoco dell’Amore”
        Ah, ”come vorrei che fosse già acceso”! (Lc.12,49).
Cerca tutte le occasioni per trasmettere la Parola, suscitare entusiasmo, seminare “speranza”, costruire collaborazione
e solidarietà.
Su, muoviti…Esci dal tuo piccolo guscio:
Corri, va’, parla, telefona, scrivi, esorta, stimola, “insisti”, incoraggia…sempre e ovunque!
Non puoi fermarti più…E’ Dio che ti lancia:
XVII. L’AMORE CENTRO DELLA VITA
1°-   Lo ripetiamo ancora: Noi viviamo in tempi eccezionali, che richiedono impegni eccezionali.
Impegni eccezionali” non significa fare cose straordinarie (che il Signore richiede solo a pochissimi).
Diceva Madre Teresa di Calcutta:
Ciò che conta non è fare molto, ma mettere molto  
amore in ciò che si fa”.
E con altre parole ripeteva:
Non si tratta di quanto facciamo, ma di quanto amore e di quanta dedizione mettiamo nell’operare”
Papa Giovanni XXIII affermava:
Non conta nella vita fare cose grandi o piccole, vistose o insignificanti, ma conta l’amore con cui si fanno”.
E s.Teresa d’Avila:
       “Senza amore, tutto è niente”.
2°-   Facciamo attenzione, però, a non confondere il vero “Amore” con l’amor proprio.
         (Proprio qui si nasconde l’equivoco più insidioso).
Dice un famoso autore:
L’amore ha un solo nemico: l’amor proprio”.
E s. Agostino afferma:
Due amori hanno costruito le due città:
L’amore di sé spinto fino al disprezzo di Dio
ha prodotto la città terrena (o la civiltà del peccato); mentre l’amore di Dio portato fino al disprezzo di sé, ha costruito la città celeste” (o la civiltà dell’amore).
3°-  Allora un impegno eccezionale che si chiede oggi ai “Volontari dell’Amore” (insieme a quello della totalità del      
                                         dono di sé)
  è proprio questo:
Cambiareil centro” della propria vita!
          Togliere dal centro se stessi, il proprio “io”
           e mettervi l’Amore, cioè Dio e “il suo regno”.
(“Il centro” da cui tutto parte e a cui tutto converge…      proprio tutto: pensieri, aspirazioni, attività, progetti, vita).
La scelta radicale di Cristo esige necessariamente il “rinnegamento di sé”:
Se qualcuno mi vuol seguire, rinneghi se stesso”…
          (traduz. ecumenica):”smetta di pensare a se stesso.
                                                           (Mt.16,24 e Lc.9, 33)
Sono troppi i cristiani che vorrebbero seguire Cristo, senza
rinnegare se stessi”.
Perciò, al centro della propria vita e della propria attività mettono sempre se stessi:
cioè la propria volontà, il proprio giudizio, il proprio interesse, la propria gloria…
Per loro tutto ruota attorno a questo centro e in funzione di esso…persino la preghiera, l’apostolato, il bene che compiono, i sacrifici che fanno…
Possono anche “buttarsi” in tante opere e attività benefiche, ma cercando sempre se stessi.
E le conseguenze sono disastrose…e scandalose:
agitazioni, divisioni, discordie, lacerazioni, invidie,       lotte, rivalità, indipendenza, ribellioni…
Di questi cristiani (anche se intelligentissimi e capacissimi), non ne ha bisogno né né l’umanità, perché non fanno  altro  che  portare scompiglio e rovine di ogni genere.
4°-   Non temere che, “rinnegando te stesso”, abbia a perderci la tua personalità.
Ascolta, oltre ai tantissimi nostri Santi, un grande “profeta” non cristiano:
        “Trova se stesso chi perde il proprio io”.
   “Quando l’ io muore, Dio ne riempie il vuoto”.(Gandhi).
5°-   Come si vede, non si tratta di aggiungere  o aggiustare qualcosa della nostra vita:
        tutta la vita deve cambiare.
Se per noi il centro diventa Cristo, tutto cambia:
        nella vita di ciascuno  e nella vita delle comunità…
e, attraverso di noi, cambierà il mondo intero!
XVIII. IL MIRACOLO DELL’AMORE:
L’UNITA’
* * * * *
1°-   Ce  ne  vogliono  tanti  di  questi  cristiani    
      “centrati su Cristo”.
Appena Gesù Cristo comincia a diventare “il centro” della vita, ecco realizzato il grande miracolo, il più caro a Dio e il più utile all’umanità:
        “Il miracolo dell’unità”!
Tutti quanti, come tanti raggi, convergono a quest’unico “centro”,  che è Cristo…e, uniti in Cristo, raggiungono il massimo vertice dell’unità, che è la Trinità:
O Padre, che tutti siano uno, come noi”.
E’ questo il frutto più immediato del vero amore (quello che proviene da Dio), che, come “fuoco” incandescente, fonde in “unità perfetta” coloro che ne sono investiti:
O Padre, l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro, perché siano “perfetti nell’unità”.
                                                                     (Gv.17,23)
Ed è questo il progetto più grandioso e il desiderio più accorato di Gesù, espresso nel momento più solenne della sua vita:
         “         Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi
           una cosa sola, perché il mondo creda”.(Gv.17,21
Oh prodigio dell’unità:
        “il mondo crederà” quando vedrà in noi “credenti” “l’unità perfetta”, che è come il riflesso e la manifestazione del Dio “Trino e Uno”.
        E  ne è “il segno e lo strumento” visibile.
Così vuole “il Maestro”.
        Tutti ne siamo convinti, tutti la vogliamo, tutti ne parliamo…ma, siamo tutti disposti a pagarne il costo per realizzarla veramente?
       
Certo, bisogna riconoscere che mai, come oggi, questa esigenza di “unità” è stata avvertita in maniera così forte, soprattutto nella Chiesa:
--      L’ecumenismo ne è un “segno”.
Ma quanto cammino resta ancora da fare!
--      Un altro incoraggiante “segno” è la straordinaria fioritura di gruppi e di comunità, spesso molto ferventi.
        Ma, dobbiamo ammettere che non sempre, al moltiplicarsi delle comunità, corrisponde una crescita di comunione, nonostante gli appelli e le iniziative  del Papa, della Gerarchia e di tanti responsabili.
A volte si notano chiusure e steccati, anche tra i gruppi più impegnati…Certe comunità danno l’impressione di essere l’incontro (o lo scontro) di tanti egoismi, che rendono insofferenti, intolleranti e arroganti…sempre pronti a criticare, a giudicare, a fare processi…per primeggiare sugli altri…per avere ragione a tutti i costi!
Nel nome del Dio dell’amore e dell’unità, quante  lotte, quante divisioni e incomprensioni…(soprattutto nel passato)!
E la colpa “è sempre degli altri” …(?)…
2°-   Vuoi sapere qual è il motivo di questa assurda
        incoerenza?…L’abbiamo già accennato:
        Ognuno di noi considera come “centro” il proprio “io”, (o “l’io” di gruppo), cioè le proprie idee, le proprie vedute, i propri giudizi…che vengono identificati con “la Verità”.
Per conseguenza, si pretende che tutti gli altri costruiscano “l’unità” attorno a questo presunto “centro”:
chiunque si discosta dalle nostre vedute o non le appoggia, viene considerato come distruttore dell’unità.
Forse anche noi, (magari senza accorgercene) siamo infetti da questa “epidemia”, sia a livello individuale, che a livello comunitario:
Siamo portati ad ingrandire gli aspetti positivi del nostro gruppo o movimento, mentre negli altri movimenti vediamo soprattutto i limiti e i difetti.
        Altro che “Comunione Trinitaria”!
E’ sempre in agguato, tra le nostre comunità, il rischio di formare tanti anelli staccati…incapaci di unirsi in unica catena.
        Così, pur dichiarandoci innamorati dell’ideale dell’unità, non facciamo che sgretolarla con la nostra presunzione e le nostre orgogliose sicurezze.
        E il motivo di fondo è sempre quello:
        Tanti “io” messi al centro, al posto di Dio.
No, “l’unità” si costruisce non sulle nostre belle parole, ma sulle “ceneri” del nostro amor proprio:
riconoscendo umilmente i nostri limiti…
e accettando generosamente le ragioni degli altri.
Il nostro grande Pontefice (e non soltanto lui) ci è di stimolo e di modello.
Il Signore ci sarà di aiuto, se lo invocheremo.
--     “Madre Teresa” e “Fratel Roger” di Taizè,
                                  nel 1976, composero insieme questa preghiera:
O Dio, Padre nostro, Tu chiedi a tutti noi di diffondere   
        amore dove i poveri sono umiliati,
        gioia dove i fedeli sono mortificati,
        riconciliazione dove la gente è divisa…
           dove il marito si oppone alla moglie,
            i credenti si oppongono a coloro che non credono,
           i cristiani ai loro fratelli cristiani di altre Chiese,
             che essi non sanno amare.
        Apri Tu questa strada per noi, così che
        il Corpo ferito di Gesù Cristo, che è la tua Chiesa,
        possa essere lievito di comunione
        in tutta la famiglia umana.
3°-   Ecco la grandiosità di questo nostro progetto:
        I  “Volontari dell’Amore”   vogliono  portare  avanti
il grande “sogno” di Gesù (“che siano perfetti nell’unità”)
cercando di realizzare  l’unità spirituale 
        di tutte le Chiese, di tutti i gruppi o movimenti,
        in una parola, di  tutti  “gli uomini di buona volontà”: di coloro, cioè, che hanno scelto Dio come scopo e come centro della propria vita…e perciò non gli importa più nulla di se stessi.
        Unità spirituale che si può ottenere soltanto se si diventa “piccoli” e ci si ama con “cuore di bambino”.
--      Perché questo impegno di “unità” sia reso più facile e più concreto, può essere utile conoscersi e incontrarsi visibilmente; ma non è strettamente necessario:
        La fede nel “Corpo mistico” e l’esperienza  storica di tante anime ci insegnano che, anche tra persone che non si possono mai incontrare visibilmente, si può raggiungere “l’unità spirituale più perfetta”.
        Al contrario, se non c’è “l’unità nell’amore e nella piccolezza”, anche gli incontri  frequenti e ben organizzati non possono costruire la veraunità”.
Ecco cosa vogliamo:
Unirci spiritualmente   in   un    unico   grande  “Cuore”,
il Cuore ardente  di Cristo”
Tutti Uno in Cristo”! (Gal.3,28)
con  un’unica  insegna:  quella  dell’Amore Uno e Trino,
sotto la protezione della “Madre della Chiesa”.
Così ci vuole il Signore:
         Tutti  impegnati  ad  accendere  amore,  a  seminare     
          pace, a diffondere armonia, a “tessere comunione,
non solo con i membri del proprio gruppo, ma anche     con quelli degli altri gruppi, di qualsiasi appartenenza.

        Per questo ideale vogliamo vivere e impegnarci.
Questo programma vogliamo  portare  avanti    (insieme al   
                        (programma che ognuno ha nel suo movimento).
Non sempre riusciremo a raggiungere l’unità nelle idee o nei programmi; ma  sempre  potremo riuscire  a  realizzare “l’unità nell’amore, che ci porta a comprenderci e ad    
          accettarci gli uni gli altri così come siamo…
a volerci bene ed ad aiutarci in tutto,
   nonostante le diversità.
Solo così  si potrà giungere alla completaunità”, quella “sognata” da Cristo. 
CONCLUSIONE
In quest’opera di cambiamento e rinnovamento radicale, bisogna evitare i due eccessi opposti:
        a) “il prurito della novità” (o la smania del diverso), che ci fa accettare ciecamente tutto ciò che è nuovo o diverso di prima;
        b) “la chiusura nel passato”, che ci porta a respingere tutto ciò che è nuovo o diverso, per continuare a fare sempre le solite cose.
Bisogna andare sempre avanti…ma lasciandosi portare “dal vento dello Spirito, il quale “crea e rinnova ogni cosa”:
        “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.(Ap 21, 5)
Lo Spirito Santo” è forza dinamica:
           sempre “nuovo”, imprevedibile, sconvolgente…
Attento, perciò, a “cogliere al volo” le “novità” stupende e multiformi che “lo Spirito”  porta sempre alla Chiesa, soprattutto alla Chiesa di oggi.
Esci, perciò, dal vecchio e stretto circuito delle tue abitudini…e immettiti nell’orbita meravigliosa e sempre attuale dello Spirito.
2°-     Non preoccuparti se ciò che è “nuovo” ti riesce più difficile.
Non sarà necessario che tu “inventi” “cose nove”
ti basterà servirti di qualcuno dei tanti strumenti “nuovi” che la Provvidenza ti metterà tra le mani.
          Ecco:      
Uno strumento “nuovo” molto valido potrebbe essere il programma di questo libretto:
Se lo trovi interessante, è segno che è il Signore che lo vuole.
Perciò te ne devi servire, non solo per te, ma anche per gli altri.
Fallo conoscere…diffondilo, più che puoi.        
Ma senza esitare.
Rinviare o temporeggiare è una colpa, oggi più che nel passato.
* * * * *
Chiedi tutte le copie che vuoi, (di questo e degli altri libretti) all’indirizzo di Barrafranca (stampato in fondo alla copertina):
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 Si accettano tuttavia le offerte spontanee, come contributo alle spese enormi che si sostengono.
N.B.     Le eventuali offerte si possono spedire a
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                                    c.c.p. N. 116 76 947
APPENDICE
 
CHI SONO “I VOLONTARI”
1°-“I Volontari”  sono  coloro   che   s’impegnano   in  un’opera   o   in   un    servizio  non per obbligo di legge,        ma per libera scelta,
non per guadagni economici, o per desiderio di  avventura,  ma  per  puro  amore verso Dio e verso i fratelli…

E’ un confortante “segno dei tempi” questo improvviso sviluppo del “Volontariato”, in ogni ambiente e in ogni settore.
Ma, perché possa produrre “frutti” abbondanti e costanti, si richiedono nei volontari delle qualità morali e spirituali.
La prima qualità  che  devono  avere  “i Volontari”   è
la volontà:
una volontà ben formata, umanamente e cristianamente.
Sarebbe un’assurdità, se nei “Volontari” non funzionasse la volontà.
Senza la volontà, nessun bene si farà, perché la volontà è la facoltà umana che ci rende capaci d’amare.
          Tutto ci viene da Dio, è vero; ma, perché Dio entri in noi e ci colmi dei suoi doni, vuole il libero consenso della nostra volontà: “Se vuoi”…”Chi vuole”…così ripeteva sempre Gesù.
Senza il concorso della nostra volontà Dio non vuole fare nulla.
La volontà è la porta d’ingresso di Dio (e di satana):     solo se acconsente la volontà, si può realizzare in noi la più grande santità…o il più spaventoso traviamento.
         
E’ la volontà che fa l’uomo grande o miserabile”.
(Schiller)
Il segreto della potenza e della bontà è nella  
      volontà”.(Mazzini).
La volontà è veramente la potenza più grande del mondo:
Credere è soltanto la seconda potenza;
  volere è la prima”.(Victor Hugo).
Questa straordinaria potenza va’ perciò curata, educata, illuminata, altrimenti può diventare la potenza più distruttrice dell’umanità:
          “La volontà senza la ragione è cieca,
            contro la ragione è pazza”.
2°- Ecco le qualità che deve avere la volontà, perché sia effettivamente la potenza più grande e più benefica:
--- VOLONTA’ RISOLUTA  :
* che vuole il bene, sul serio, costi quel che costi…
* capace di dire “voglio” anche nelle opere più difficili;            
senza fermarsi mai, neppure di fronte ai più grossi ostacoli;
*decisa ad andare avanti, anche quando tutti gli altri si       
  tirano indietro:
Il segreto della riuscita è di volere poche cose per   volta, ma di volerle a tutti i costi”. Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli”.(Vittorio Alfieri).
--- VOLONTA’ DI FUOCO:
* capace di accendersi d’entusiasmo e di accendere anche    
   gli altri;
* pronta a partire subito, senza mai rinviare…
senza aspettare che siano gli altri a cominciare, anzi     adoperandosi per trascinare anche coloro che si mostrano freddi o indecisi.
--- VOLONTA’ DI ACCIAIO:
* che non tentenna mai…
* che non si piega sotto qualsiasi pressione o lusinga…
* che non si scoraggia e non si abbatte, neppure quando  si       
   rimane soli, perseguitati o incompresi.
--- VOLONTA’ LIBERA:
*  libera della vera libertà;
* capace di fare le proprie scelte ispirandole al Vangelo         
   e non alle opinioni della maggioranza;
*che non si lascia influenzare o manipolare dalla                          
  propaganda martellante o dalla moda seducente;
*che non si adegua al comportamento dei più                 
  e non si arrende ai ricatti e ai compromessi.
E, infine, la qualità più importante:
    --- VOLONTA’ ILLUMINATA:
La volontà diventa veramente libera, forte, ardente, travolgente, quando è unita stabilmente alla Volontà di Dio, fino a combaciare perfettamente con essa, come i fili della spina con la presa della corrente elettrica.
La Volontà di Dio, infatti, è la sorgente dell’Amore e la fonte di ogni bene: la volontà di Dio è libertà, è vita, gioia, pace: “nella sua voluntate è nostra pace”(Dante-Paradiso).
Fuori della Volontà di Dio non v’è alcun bene; anzi, tutto quello che non vuole Dio è il massimo male, è la causa di tutti i mali, è il fallimento dell’uomo.
Perciò, chi esce fuori della Volontà di Dio perde tutto, come il pesce che esce fuori dal mare, come il treno che esce fuori dal binario.
Anche le opere più grandiose e straordinarie (come i miracoli) Gesù le chiama“iniquità”, se non corrispondono alla sua Volontà:
Non quelli che mi dicono: “Signore, Signore” entreranno nel Regno di Dio, ma quelli che fanno del Padre mio. Molti mi diranno: Signore, noi abbiamo profetato, cacciato i demoni e compiuto miracoli nel tuo nome…Ma io dirò loro:  Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, operatori d’iniquità”.(Mt.7,22).
Tutta la vita dipende da un grandioso “Voglio”:
Voglio Dio”, che è il massimo Bene!        
Non voglio” altro all’infuori di Dio e del suo Volere.
E’ evidente che la Volontà di Dio deve essere cercata e accertata con molta accuratezza, ascoltando e meditando la “Parola di Dio”, alla luce degli insegnamenti della Chiesa, perché non avvenga anche a noi quello che dice il Manzoni di donna Prassede, nei “Promessi Sposi”:
Tutto il suo studio era di assecondare il volere del cielo; ma faceva spesso uno sbaglio grosso, che era di prendere per cielo il suo cervello”.
  Concludiamo con una preghiera ispirata, del sommo teologo Tommaso d’Aquino:
          “Misericordioso Dio, concedimi di desiderare sempre ciò che a Te piace, di investigarlo con saggezza, di conoscerlo autenticamente e di eseguirlo con perfezione: a lode e gloria del tuo nome”.
4°- Queste preziose qualità vanno sempre coltivate e perfezionate.
 Senza queste qualità non esiste volontà, ma soltanto “velleità” o volontà apparente, che si nutre di vaghi sentimenti e di fantasie inconcludenti.
Con i “vorrei” non si è fatto mai niente;
  con i  “voglio”  si sono fatti “miracoli”.
C’è tanta gente che s’illude d’amare e di volere il bene, mentre non è capace di muovere un dito per operare il bene.
Questo è il tempo delle personalità forti:
dal “cuore mite e umile”, ma dalla volontà irresistibile…che, per muoversi, non aspettano incoraggiamenti e non pretendono riconoscimenti.
In un mondo che rifugge dal sacrificio, adagiato nei molteplici conforts del consumismo, solo chi ha una volontà solida e robusta è in grado di portare avanti le opere di Dio.
        Chi  vuole  realizzare  il  bene, qualsiasi  bene, non si lascia  trasportare   dalle   onde   instabili   del  sentimento;
al contrario, proprio quando “non si sente” si impegna maggiormente, perché sa che il bene che si fa per puro amore ha più merito, più valore e più efficacia:
Il vero bene, infatti, non è quello che “parte dal cuore”, ma quello che parte da Dio e dalla sua Volontà.
* * * * *
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