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domenica 14 giugno 2015

L'Amore più grande - Sacra Sindone


Preghiera davanti alla Sindone
Signore Gesù,
davanti alla Sindone, come in uno specchio,
contempliamo il mistero della tua passione e morte per noi.

È l’Amore più grande
con cui ci hai amati, fino a dare la vita per l’ultimo peccatore.

È l’Amore più grande,
che spinge anche noi a dare la vita per i nostri fratelli e sorelle.

Nelle ferite del tuo corpo martoriato
meditiamo le ferite causate da ogni peccato:
perdonaci, Signore.

Nel silenzio del tuo volto umiliato
riconosciamo il volto sofferente di ogni uomo:
soccorrici, Signore.

Nella pace del tuo corpo adagiato nel sepolcro
meditiamo il mistero della morte che attende la risurrezione:
ascoltaci, Signore.

Tu che sulla croce hai abbracciato tutti noi,
e ci hai affidati come figli alla Vergine Maria,
fa’ che nessuno si senta lontano dal tuo amore,
e in ogni volto possiamo riconoscere il tuo volto,
che ci invita ad amarci come tu ci ami.
+ Cesare Nosiglia

Arcivescovo di Torino
Custode Pontificio della S. Sindone




Commento dei Padri al Vangelo della deposizione

Gli scritti dei padri accompagnano oggi la meditazione del pellegrino sul racconto della deposizione di Cristo nel sepolcro, racconto evocato dalla Sindone. Il loro commento ci guida a vedere la scena, a scoprirne il valore spirituale, a interiorizzarne il senso. Gli autori di questi brani sono diversi per provenienza e periodo storico, ma accomunati da un amore profondo per la Parola di Dio; Parola che risuona nella contemplazione della Sindone, icona di Gesù Cristo.
Nella meditazione lo sguardo cade su alcune cose e si incontrano persone; i padri ci aiutano a scoprire il valore simbolico di ogni elemento che scaturisce dalla Parola.
Il telo, simbolo della purezza , è considerato non solo candida veste per il Signore Gesù, ma anche per tutta la Chiesa. E' paragonato alla tovaglia posta sull'altare del banchetto eucaristico; nonché alla tovaglia che Pietro vede calare dal cielo (At 10,11) portando ogni genere di animale, simbolo della chiesa che accoglie anche uomini pagani. Il lenzuolo semplice ed essenziale richiama l'umiltà del cuore puro che accoglie Cristo; contro ogni sfarzo e ostentazione di ricchezza.
I padri si avvicinano a Giuseppe, scrutando le sue azioni; egli è considerato il discepolo fedele, pienamente consapevole dell'umanità di Cristo, per il quale organizza la sepoltura, e non ancora giunto, forse, alla fede nella resurrezione. Giuseppe che vigila il sepolcro richiama, al momento della morte di Gesù, l'altro Giuseppe, che lo accolse al suo nascere, vegliandolo nella grotta di Betlemme. Anche il suo cuore svela carità: Giuseppe, in qualche modo, vestendo il corpo nudo di Cristo, si è fatto prossimo.
I Padri si sforzano di immaginare questo sepolcro, di visitarlo, di entrarvi dentro; addirittura di parlarvi come fosse un essere vivente; anche quando si tratta del sepolcro della Madre di Dio. Non mancano le domande su dove il sepolcro fosse situato, da chi e come fosse stato costruito, per poi trasferirlo presto sul piano spirituale, considerandolo un giardino. La grotta di Betlemme è misteriosa anticipazione della pietra del sepolcro: le immagini si scoprono legate una all'altra, a racchiudere un unico messaggio d'amore e di salvezza. La roccia tagliata è simbolo della durezza del mondo pagano in cui Cristo è chiamato a restare; un sepolcro che non ha confini perché quell'uomo racchiuso nella tomba è già nell'alto del cielo; nuovo perché mai un uomo vi era stato deposto prima, sigillando così la novità assoluta della morte di Cristo, morte presto destinata a sottrarsi per lasciare che si faccia presente il Risorto.
Queste pagine emanano i profumi del sepolcro: mirra e aloe. "Unguento mistico" dice Ambrogio, in cui la Chiesa riunisce in un unico soave odore la diversità delle genti.
Nella scena emerge anche Maria, partecipe nel dolore. Non solo è notata dai Padri, ma gli stessi elementi della scena tornano al momento della sua sepoltura. E' lei che sollecita la sepoltura del figlio Gesù, lei invita Giuseppe d'Arimatea a trovare degna sistemazione per il corpo.


Giuseppe

Era vicina la fine del tempo presente e la promessa aveva il suo compimento e la legge, per mezzo di Cristo, conseguiva l'atteso adempimento. Tutti i profeti in Gerusalemme e i giusti che aspettavano la redenzione di Israele, apprendendo dallo Spirito che questa era vicina, desideravano vederne l'avvento non solo con gli occhi dell'anima, ma anche con quelli del corpo, prima di morire. E non solo desideravano, ma anche pregavano e innalzavano suppliche a Dio e, poiché ne erano degni, ottenevano ciò che desideravano. Tale era Simone che, in quanto sacerdote, ha accolto Cristo nelle sue braccia e l'ha riconosciuto Signore di tutta la creazione. Tale era Anna che, trascorrendo onorevolmente la sua lunga vedovanza, serviva notte e giorno Dio nel tempio e, dotata di spirito profetico, ha rivelato a quanti allora erano lì la presenza di Cristo. Tale era Giuseppe d'Arimatea che ha avuto il coraggio di seppellire la vita di tutti ed è proclamato valente consigliere soprattutto per questo motivo, perché ha rifiutato, come turpe e indecorosa, la decisione dei giudei nei confronti del salvatore. "Egli infatti - così sta scritto - non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri" (Lc 23,51). E' stato il solo a dare, in maniera splendida e onesta, il suo onesto e splendido consiglio.
Sofronio di Gerusalemme - Omelia VI, 5

Allora anche Nicodemo viene in aiuto a Giuseppe: e danno a Gesù una dignitosa sepoltura. Lo ritenevano infatti ancora un semplice uomo. E portano gli aromi più adatti a conservare a lungo il corpo, perché non si corrompa troppo presto: cosa che indica che essi non avevano del Cristo un concetto molto alto; gli dimostrarono però in questo modo il loro grande affetto. Ma perché non venne nessuno dei dodici, non Giovanni, non Pietro e nemmeno qualche altro tra i più illustri? L'evangelista ne lascia intravedere anche il motivo. Se si avanzasse infatti l'ipotesi che quelli erano assenti per timore dei giudei, resta il fatto che anche questi altri avevano paura: tanto che Giuseppe "se ne stava nascosto per paura dei giudei". E non si dica che egli fece tutto ciò perché sprezzava il pericolo, dato che anche lui ne aveva paura; Giovanni, invece, che aveva assistito alla sua agonia e lo aveva visto spirare, non fece niente di questo genere. Che dovremo dunque dire? Io ritengo che Giuseppe fosse uno degli uomini più illustri, come risulta chiaro dal fatto che si accollò le spese del funerale e che era conosciuto da Pilato: proprio per questo ottenne tale grazia. E poi seppellisce il corpo di Gesù non come quello di un condannato, ma nel modo in cui i giudei usavano seppellire un uomo grande e illustre.
Giovanni Crisostomo - Commento al Vangelo di Giovanni LXXXV 19,14

Come a Giuseppe d'Arimatea,
il discepolo giusto e santo,
accordami il tuo corpo come dono di grazia,
Tu che distribuisci a tutti la vita.
In un lenzuolo puro Tu sei stato avvolto,
in una tomba nuova Tu sei stato posto;
non permettere mai che io sia simile
a coloro che discendono negli inferi.
Donami di far morire la mia anima al vizio,
rendila viva con lo Spirito,
a causa del mistero della santa mirra
e dell'incenso puro dal profumo soave.
Tu che dai cori angelici
in maniera invisibile sei onorato con timore,
Tu il medesimo, Tu sei stato vegliato dai soldati,
o guardiano vigilante d'Israele. Proteggimi con la legge,
e affidami all'Angelo santo,
affinché di notte mi mantenga sano e salvo
nel combattimento spirituale.
Tu sei stato sigillato con l'anello
della guardia sacerdotale dissoluta;
Tu che sei tesoro di vita immortale,
Tu sei stato sigillato nel cuore della terra.
Le porte del mio spirito e dei miei sensi,
dove si trovano bene e male,
sigillale con il segno della tua Croce,
e stabilisci in me il bene.
Nerses Snorhali - Gesù unico Figlio del Puro, 758-764

(Commento al versetto: " Ero nudo e voi mi avete vestito", Mt 25,43)
Martino, per esempio, ancora catecumeno, ha tagliato in due il suo mantello e ha rivestito il Cristo. Giuseppe ha deposto il Cristo dalla Croce e l'ha avvolto in un sudario, fornendo così un vestito al suo cadavere, senza parlare dell'imbalsamazione. Fai lo stesso anche tu, per fiorire come il giglio nel suoi quattro petali. "Se tu hai due tuniche, donane a colui che non ne ha". Io non ordino di dividerne una a metà, come fece Martino, ma se tu hai due tuniche e incontri un povero nudo, vestilo.
Julien De Vezelay - Sermone XVI (127-133)

L'Apostolo (1Cor 11,28) ha decretato "Ognuno esamini se stesso e solo dopo mangi il pane e beva dal calice". Chi mangia e beve senza esserne degno si condanna con questo suo atto. A mio parere l' evangelista, tenendo presente quest' esigenza, allude ad essa in modo inequivocabile là dove narra che subito dopo la passione mistica quel giusto membro del consiglio avvolse il corpo del Signore in un lenzuolo senza macchia e pura e lo depose in un sepolcro nuovo e puro: di conseguenza, sia il precetto dell'Apostolo sia la scrupolosa osservanza di cui parla l'Evangelista, sono diventati per noi una legge, che ci prescrive di accogliere il santo corpo in una coscienza pura, lavando con l'acqua delle lacrime le eventuali macchie prodotte dal peccato.
Gregorio di Nissa - La perfezione cristiana 192, 8

Quella candida sindone, che viene posta per il servizio dei doni divini, ricorda il ministero svolto da Giuseppe d'Arimatea. Infatti, come Giuseppe depose nella tomba il corpo del Signore avvolto in un candido lenzuolo, per mezzo del quale tutto il genere umano ha ottenuto la risurrezione; allo stesso modo noi, consacrando il pane, ci troviamo di fronte al corpo di Cristo, dal quale zampilla come da una fonte, quell’immortalità che il Salvatore Gesù, deposto nel sepolcro da Giuseppe, ma risuscitato dai morti, ci ha benignamente donato.
Isidoro di Pelusio - Lettere al Conte Doroteo I, 123

Eva rappresenta Maria e Giuseppe un altro Giuseppe. Infatti colui che domandò il cadavere del Signore si chiamava Giuseppe. Per prima cosa Giuseppe fu giusto nel fatto che non rientrò nel numero dei suoi accusatori; così è chiaro che il Signore, che si era affidato al primo Giuseppe al momento della sua nascita, concesse all'altro Giuseppe di sorvegliarlo dopo la sua morte, affinché fosse pienamente onorato il nome di Giuseppe il quale, come al tempo della sua nascita nella grotta, aveva assistito alla sua deposizione nel sepolcro.
Effrem il Siro - Diatesseron II, 20

Il sepolcro

Anche la sua sepoltura ha qualcosa di mirabile. Infatti, sebbene fosse stato unto da Giuseppe e posto nel sepolcro, con un'azione davvero nuova, egli stesso, sebbene morto, dischiudeva il sepolcro dei morti. Il suo corpo giaceva nella tomba, ma egli, libero tra i morti, distrutta le legge della morte, donava il perdono a coloro che stavano nell'inferno. Dunque la sua carne era nel sepolcro, ma la sua potenza operava dal cielo. Si mostrava a tutti attraverso la realtà del suo corpo perché la carne non era il Verbo, ma era la carne del Verbo.
Ambrogio - Il mistero dell'Incarnazione, 40

Cristo, luce del mondo dei ciechi, purificazione dalla lebbra, udito per i sordi, riposo agli affaticati, piede degli zoppi, lingua dei muti, redentore del mondo e vera salvezza del popolo schiavo, benché immortale sopportò l'angustia della comune sepoltura e rimane eterno colui che un sepolcro rinchiuse. Era immortale: morì ed ora vive; egli che prima era Dio è uomo; ora come Dio dall'umanità sale al cielo accolto nella sacra dimora; come eterno Signore è, era e verrà.
Paolino da Nola - Carme III, 217-225

Se tu vedi colui che ti guida a operare miracoli e ricevere la gloria, guarda, gioisci, rendi grazie a Dio di aver trovato un tale maestro, ma non ti scandalizzare di vederlo disonorato dagli uomini, vederlo schiaffeggiato e trascinato a terra: con l'ardore di un nuovo Pietro afferra la tua spada, stendi la mano, taglia non soltanto il lobo dell'orecchio, ma la mano e la lingua di colui che osa parlare contro tuo padre. E allo stesso modo se, come Pietro, tu capisci i suoi rimproveri, in ogni caso riceverai ancora di più per il tuo grande amore e la tua fede. E ugualmente se, da uomo quale sei, nel tuo spavento tu dirai: "Non conosco questo uomo", piangi non meno, piangi amaramente su di lui, ma non farti sommergere dalla disperazione. Io confido che Lui, il Primo, ti ricondurrà a sé. Se tu lo vedi messo in croce come un criminale, sofferente dalla parte dei criminali, se lo puoi, muori con Lui: altrimenti non ti unire al malvagio e al traditore, non condividere con loro il sangue innocente, ma dopo aver abbandonato un momento il tuo pastore, come uno stolto e un pusillanime, conserva la fede in Lui. Se Lui è liberato dai suoi lacci, ritorna presso di Lui e, come un martire, veneralo di più: ma se Lui soccombe ai tormenti, prendi il tuo coraggio, reclama il suo corpo e rendigli i più grandi onori. Stringilo a te, ricoprilo di profumi e seppelliscilo sontuosamente: di fatto, anche se non è il terzo giorno, nientemeno l'ultimo giorno resusciterà. Credilo, Lui si avvicina a Dio in tutta libertà, anche se tu hai deposto il suo corpo dentro la tomba: invoca senza esitare la sua intercessione, Lui ti soccorrerà quaggiù, ti guarderà da tutte le avversità, ti accoglierà all’uscire dal tuo corpo e ti preparerà una dimora eterna.
Simeone Nuovo Teologo - Catechesi, XX, 130-160

Gesù viene deposto in un sepolcro nuovo e in un lenzuolo intatto e non sta tra i morti più di quattro giorni. Per questo egli era "libero tra i morti"; e si desta nel (giorno) numero tre, il numero libero e santo. In esso egli santifica anche noi con il lavacro dell'acqua, dicendo che noi dovevamo essere battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Origene - Commento al Vangelo di Giovanni, Frammenti LXXIX

Il telo

La semplicità della sepoltura del Signore condanna le pretese dei ricchi, che non possono portare con sé le loro ricchezze fin nelle loro tombe. Ecco quello che noi possiamo comprendere in senso spirituale: il corpo del Signore non deve essere avvolto nell'oro, nelle perle o nella seta, ma in un lino puro. Inoltre c'è un altro possibile significato. Colui che avvolge Gesù in un lenzuolo bianco è colui che l'ha ricevuto con un cuore puro.
San Girolamo - Su S. Matteo 27,59, (441-459)

E il giusto avvolge il corpo di Cristo in un lenzuolo, l'innocente lo unge con il profumo; troviamo che queste precisazioni non sono superflue, poiché la giustizia veste la Chiesa e l'innocenza somministra la grazia. Perciò rivesti anche tu della sua gloria il corpo del Signore, in modo da essere anche tu giusto, e sebbene lo giudichi morto, coprilo con la pienezza della sua divinità. Ungilo di mirra e di aloe, affinché tu sia il buon profumo di Cristo. Giuseppe, l'uomo giusto, adoperò un eccellente lenzuolo: probabilmente era quello che Pietro vide calare verso di sé dal cielo, pieno di ogni genere di quadrupede e di fiere per rappresentare i pagani (At 10,11). Pertanto la Chiesa viene con Lui seppellita in quell'unguento mistico, autentico, perché in essa ha riunito insieme le diversità dei popoli comunicando loro la sua fede.
Ambrogio - Esposizione del Vangelo secondo Luca X, 137

Giuseppe, dopo aver chiesto a Pilato di consegnargli il corpo, lo avvolge in un lenzuolo, lo depone in una tomba nuova scavata nella roccia e fa rotolare una grande pietra all'ingresso del sepolcro. Benché tutto ciò sia nell'ordine dei fatti e fosse necessario seppellire colui che sarebbe risuscitato dai morti, tuttavia le azioni sono state annotate una per una, perché non sono senza una qualche importanza. Giuseppe è figura degli apostoli: perciò è chiamato discepolo del Signore, anche se non era nel numero dei dodici apostoli. Egli avvolse il corpo in un candido lenzuolo. In questa stessa tovaglia noi vediamo ogni sorta di animali discendere dal cielo davanti a Pietro (At 10,11). Per cui non è esagerato ritenere che la Chiesa è sepolta con Cristo nel nome di questa tovaglia, poiché in essa, come nella confessione della Chiesa, sono riunite le diverse specie di esseri viventi puri e impuri. Così il corpo del Signore è come deposto mediante l'insegnamento degli apostoli in un luogo di riposo, vuoto e nuovo, di una roccia tagliata: il Cristo è quindi deposto, come mediante un’opera di insegnamento, nel cuore scavato della durezza pagana, cioè rozzo, nuovo e inaccessibile in precedenza all'entrata del timore di Dio.
Ilario di Poitiers - Commentario a Matteo, XXXIII, 8

Noi dobbiamo quindi impararlo: tutto ciò che il Cristo ha subito, Lui l'ha sopportato per noi e per la nostra salvezza, realmente e non in apparenza; e noi allora diventiamo partecipi delle sue sofferenze. Di qui la giustissima dichiarazione di Paolo (Rom 6,5): "Se noi siamo divenuti una stessa pianta con il Cristo, tramite la somiglianza con la Sua morte, noi lo saremo anche per la somiglianza con la Sua Resurrezione." Allo stesso modo è efficace l'espressione "una stessa pianta". Poiché di fatto qui è stata piantata una vigna, e anche noi, con la partecipazione al battesimo della sua morte, siamo divenuti "una stessa pianta con Lui." Applica il tuo spirito con molta attenzione alle parole dell'apostolo. Egli non dice: "Noi siamo divenuti una stessa pianta tramite la morte", ma "tramite la somiglianza con la morte".
In realtà, infatti, una morte vera ha toccato il Cristo, la Sua anima è stata separata dal Suo corpo e reale fu anche la sua sepoltura, poiché il suo santo corpo fu avvolto in un lenzuolo puro, e tutto in lui è giunto a verità. Per noi questa è la somiglianza con la morte e con le sofferenze; ma quando si tratta della salvezza non è una somiglianza ma la realtà.
Cirillo d'Alessandria - Catechesi mistagogiche II, 7

Alcuni obiettano che, quando si tratta del problema della divinità, io attribuisca a Gesù Cristo una divinità sostanziale e che, tuttavia, io ho professato davanti alla Chiesa la resurrezione del corpo morto. Ebbene! Poiché il nostro Salvatore e Signore ha assunto un corpo, esaminiamo ciò che era quel corpo. Solo la chiesa, contro tutte le eresie che negano la resurrezione, professa la resurrezione del corpo morto, poiché dal fatto che le primizie sono resuscitate dai morti, ne consegue che i morti resuscitano. Le primizie, il Cristo; è per questo che il suo corpo è divenuto cadavere. Poiché, se il suo corpo non fosse divenuto cadavere in grado di essere avvolto in un telo, di ricevere delle essenze e tutto ciò che è d'uso per il trattamento dei cadaveri, e di essere seppellito in un sepolcro - cose che non possono accadere a un corpo spirituale, poiché non è assolutamente possibile che lo spirituale diventi cadavere, e ancora non è possibile che lo spirituale divenga insensibile - se, di fatto, è possibile che lo spirituale divenga cadavere, c'è da temere che dopo la resurrezione, quando il nostro corpo sarà resuscitato secondo la parola dell'Apostolo (1Cor 15,14): "Se c'è un corpo animale, c'è anche un corpo spirituale", noi moriamo tutti.
Infatti, il Cristo resuscitato dai morti non muore più. E non solamente il Cristo resuscitato dai morti non muore più, ma coloro che sono da Cristo resuscitati dai morti non muoiono più. Se voi siete d'accordo su questi punti, anche quelli, con l'adesione solenne dei fedeli, saranno d'ora in poi regolati in forza della legge e fissati definitivamente.
Origene - Disputa con Eraclide 5,8-6,8

Chi è sorpreso ad assaggiare dall'albero originario,
colto dal terribile mistero della Croce,
sarà condannato per l'eternità;
chi è spinto a ribellarsi e a disobbedire agli ordini del Signore,
sarà distrutto dall'inclinazione della testa dell'Infinito;
chi perseguita e ferisce a morte,
sarà trapassato dall'arma della lancia terribile,
affondata nel costato del creatore d'Adamo;
chi è avvolto da dolori e da sofferenze terribili,
sarà stretto nella stoffa del sudario
di Colui che governa l'universo;
chi con astuzia sente il bisogno di guardare l'abisso della morte,
sarà ucciso dentro la roccia della morte;
chi si rallegra davanti alle mie cadute troppo umane,
di nuovo, che egli si curvi e si ripieghi
alla vista del Dio immortale che, resuscitando nella gloria,
ha rinnovato con sé tutti coloro che sono morti.
Gregorio di Narek - Il libro delle preghiere 66,IV

La mirra

(I magi) offrirono anche la mirra, penso, a indicare attraverso questo dono il patimento della morte. Osserva come anche i magi riconobbero che rimase Dio e divenne uomo, accettando la morte. Divenne come me per innalzare la nostra natura alla sua dignità. L'unione indissolubile realizza questa realtà, nel momento in cui unisce ad uno ciò che è proprio dell'altro. Perciò, pur essendo Dio, divenne uomo, affinché anche l'uomo divenisse Dio, elevato da questa unione alla gloria divina, poiché era uno e il medesimo ad essere glorificato come Dio e a soffrire la realtà umana.
Teodoto di Ancira - Omelia II, 5

Questo è il crocifisso che Giuseppe e Nicodemo, l'angelo e l'amico, depongono e ungono con una mistura di mirra e aloe, affinché colui che non ha amato la corruzione nel sepolcro non senta dall'inferno i vermi che non muoiono mai. Senza alcun dubbio Lui avrà, alla testa e ai piedi, angeli che guarderanno la sua entrata e lo condurranno fino al riposo
Piero della Cella - La scuola del chiostro 7 98,102

Una notte, siccome il crocifisso che lei aveva vicino al letto, inclinato su di lei, sembrava sul punto di cadere, lei lo raddrizzò e gli rivolse queste dolci parole "O mio dolcissimo piccolo Gesù, perché ti inclini così?" Le fu subito risposto:" L'amore del mio cuore mi attira verso di te" Allora, preso il crocifisso, lei lo strinse dolcemente al suo cuore, lo avvolse di carezze e lo coprì di baci dicendo "Il mio amato è per me come mirra profumata" E subito il Signore aggiunse, come togliendole la parola per continuare: "Riposa qui sul mio seno".
Con questo le fece comprendere che tutti gli uomini dovranno avvolgere tutte le loro pene e le loro avversità, tanto dell’anima come del corpo, nella Santissima passione del Signore come uno stelo secco in un mazzo di fiori.
Gertrude d Helfta - Opere spirituali, XLII, 1-13e

Guarda come avvolge il corpo e serra le sue braccia sul suo petto. Quel sant' uomo poteva ben dire: "Mio bene amato, riposa sul mio petto come un sacchetto di mirra" (Cant 1,12). Sii allora il tesoro più prezioso del mondo e reggi i piedi oppure sostieni le braccia e le mani, o ancora raccogli gelosamente le gocce di questo sangue prezioso che vengano a cadere, e posa le tue labbra sulla polvere dei suoi piedi. Guarda anche il beato Nicodemo: con quella cura affettuosa lui toccò con le sue dita quelle membra così sante e le cosparse d'unguento; come, con il venerabile Giuseppe, lo avvolse nel lenzuolo e lo depose nella tomba.
Aelred De Rievaulx - La vita del recluso 31


Maria

La Madre benedetta soffrì con Giuseppe nel momento di staccare dalla croce il suo Re e Figlio. Inondò con le sue lacrime la terra, accolse tra le braccia colui che era stato deposto, ricevette in grembo i chiodi, abbracciò con tenerezza le membra ferite, lavò il sangue con le sue lacrime e pianse amaramente su quel figlio, che era la dolcezza bramata dagli angeli e dagli uomini. Ma quando fu deposto dal legno, e il corpo di colui che è più alto dei cieli toccò la terra, anche lei cadde e quasi crollò. Lo lavò con le lacrime più cocenti, e con parole divine proclamò la lode della sepoltura: "O morte più ammirabile dell’Incarnazione! Giace privo d'anima il Creatore delle anime, riposa come un cadavere colui che a tutti dona salvezza; è senza parola la Parola del Padre, che ha fatto ogni creatura che parla; senza vita sono gli occhi spenti di colui alla cui parola e al cui cenno si muove tutto ciò che ha vita, alla vista del quale crollano le montagne, "lui che guarda la terra e la fa tremare, tocca le montagne ed esse fumano" (Sal 103,32), che legge il pensiero degli uomini, ne scruta il cuore e le viscere, che dà testimonianza di sé ai figli dell'uomo che lo cercano, e illumina e rende saggi i ciechi".
Massimo il Confessore - Vita di Maria, 89

(Maria) quando vide il Figlio morto, riuscì a controllare il suo dolore. Anzi, quando lo deposero dalla croce lo aiutò con le sue stesse mani materne, riponendo sul suo seno i chiodi che venivano estratti. Abbracciò le membra senza vita, ora stringendole tra le braccia, ora lavando le piaghe con le lacrime; e infine riversò tutta se stessa sull'intero corpo del Figlio. E con voce pacata gli disse: "Ecco Signore, per te è giunto a compimento quel mistero stabilito prima dei secoli". Poi, porgendo un candido lenzuolo a Giuseppe, soggiunse: "Tu ti prenderai cura di ciò che ancora resta da fare: lo avvolgerai ben bene in questo lenzuolo, cospargerai di mirra il suo corpo e lo deporrai nel sepolcro come si conviene.
Simeone Metafraste - Vita di Maria, 34

(Parla Maria, rivolta a Giuseppe e Nicodemo)
Prendete il cadavere e portatelo nella tomba nuova, che lo attende. Andate, tumulatelo in un sepolcro che risulterà splendido! Possiede tutti i drappi che bene si addicono a quelli che sono sottoterra, esiguo conforto per i morti. Sono convinta che per i morti non corra molta differenza se uno ottiene ricche offerte funebri: queste non son altro che vana gloria per i viventi! Ricoprite dunque, quanto più in fretta potete, il volto con i drappi, toccatelo delicatamente con le mani, tumulate in fretta il cadavere, il Sovrano che fu messo a morte dai giudei; è necessario togliere rapidamente colui che è stato da poco abbattuto... O Figlio, che tutto hai creato, di un Dio che è causa di tutto, che si compie ai mortali senza te? Che cosa di quanto avviene quaggiù non è, in realtà, voluto da Dio? Oh, oh. O Re, come ti piangerò? Dio mio, Dio mio, come ti invocherò? Quali canti ti rivolgerò mai dalla mia anima amante? Tu giaci avvolto in questi tessuti, tu che un tempo fosti avviluppato in fasce.
(Dialogo tra Nicodemo e Giuseppe)
Nicodemo. Dai, vecchio mio, sistemiamo bene il capo di colui che è tre volte beato; distendiamolo come si deve e sistemiamone con cura tutto il corpo, per quanto ci riusciamo.
Giuseppe. O carissimo volto, o guance giovanili, ecco io vi ricopro il capo con questo velo, e proteggo con drappi nuovi le tue parti ed i tuoi arti bagnati di sangue e trapassati da chiodi ed il costato trafitto completamente insanguinato.
Gregorio di Nazianzo - La Passione di Cristo, 1446-1474

(La vergine chiede aiuto a Giuseppe d Arimatea)
Deponi il suo corpo; raccogli quel tesoro del mondo, che ti sta davanti. Aiutaci, siamo bisognosi e in terra straniera, odiati e avversati da tutti; tutti ci detestano e ci scherniscono. Gli amici e i conoscenti ci hanno abbandonati; nessuno ha compassione di noi. Nessuno ci protegge; nessuno corre in nostro aiuto; nessuno osa chiedere il suo corpo; nessuno ci ha pensato, nessuno si è preoccupato della sua sepoltura! Come vedi, a me che sono sola, insieme all'unico discepolo che mi è accanto, è impossibile l'una e l'altra cosa; né posso rivolgermi direttamente a Pilato, né procurarmi altrove le cose necessarie per la sepoltura. Non riusciamo a trovare altra soluzione per toglierlo dalla croce e coprire la sua nudità. I soldati infatti si sono divise le vesti, tirandole a sorte, senza lasciargli neppure l'ultima tunichetta.
Giorgio di Nicomedia - Omelie, 34

E tu, la più santa delle tombe consacrate, almeno dopo la tomba vivificante del Signore, che fu la culla della resurrezione- io ti parlerò come parlerei a un essere vivente -, dov'è l'oro puro che le mani degli apostoli deposero in te come un tesoro? Dov'è la ricchezza inesauribile? Dove è l'oggetto prezioso ricevuto da Dio? Dov'è la tavola vivente, il libro nuovo in cui ineffabilmente la Parola divina si è inscritta senza l'ausilio della mano? Dov'è l'abisso della grazia, l'oceano delle guarigioni? Dov'è la fonte generatrice di vita? Dov'è il corpo della Madre di Dio, oggetto di tanti voti e tanto amore?
Perché cercate in una tomba colei che fu elevata alle dimore celesti? Perché mi fate domande sulla sua scomparsa? Io non so contrastare la volontà divina. Quando ha lasciato la sindone, che ha santificato anche me impregnandomi di soave profumo e facendo di me un tempio divino, il corpo santo è stato rimosso e se ne è andato, accompagnato da angeli e arcangeli e da tutte le potenze celesti. Adesso mi custodiscono gli angeli; in me dimora la grazia di Dio. Io sono diventata per i malati la medicina che scaccia i mali, io la fonte eterna della guarigione, io la difesa dai demoni; io sono diventata la città in cui trovano protezione tutti coloro che si rifugiano".
Giovanni Damasceno - Sulla dormizione II, 17

Una folla incalcolabile accorse al funerale della madre della Vita. Tutti erano meravigliati per la sua morte improvvisa, e si stupivano per l'arrivo degli apostoli attraverso l'aria. Per tutta Gerusalemme si era diffusa su di loro la notizia che una nuvola tuonante e vorticosa, formatasi un attimo prima, li aveva fatti scendere sulla casa della vergine come un vento che portava pioggia e rugiada. Piacendo a Dio gli apostoli per riverenza e timore esitavano a toccare il corpo della Vergine. Da una parte i discepoli per eccellenza, convinti che il suo corpo era vaso di Dio, mostravano un lodevole timore nel toccare il corpo di lei. Dall'altra la gente fedele, per la propria santificazione, bramava prendere una sua reliquia. Tuttavia nessuno pose le mani su di lei, avendo come esempio la temerarietà dell'Ebreo che era già stato colpito. Per decisione comune degli apostoli, Pietro e Paolo, avendo preso la sindone che pendeva leggera da entrambe le parti del catafalco, posero la salma nel sepolcro. Apostoli gloriosissimi e supremamente pii, avendo toccato solo la sindone e non direttamente il corpo di lei con le loro mani; mostrarono chiaramente, nell'umiltà, il loro timore di Dio. (Gli apostoli) degni servi e annunciatori dell'amore di Cristo, con straordinario onore venerarono Cristo a causa della madre e la madre a causa di Cristo; a causa del Dio fatto uomo, prestarono un nobile servizio alla Madre, che aveva generato lui nella carne. Mentre tutti guardavano il corpo puro della Vergine fu strappato via dalle loro mani. Nessuno vide Colui che lo portò via - era l'Invisibile Dio - ma fra le mani degli apostoli la sindone apparve allora leggermente mossa dal vento, in una leggera nuvola.
Germano di Costantinopoli - Omelie Mariane, IV