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giovedì 6 agosto 2015

Vivere l'amicizia di Dio – Tratto da “ Danzando nel deserto” di Padre Elias Vella o.f.m. conv.



Questa amicizia con Gesù normalmente inizia attraverso un’esperienza avuta con lui.
Il Battesimo e gli altri Sacramenti che riceviamo non per forza ci avvicinano automaticamente o necessariamente a Cristo.
Infatti, ci sono tantissime persone che ricevono la Comunione tutti i giorni, vanno a Messa tutti i giorni, ma nella loro vita non cambia niente. Non vivono una vera esperienza di Gesù. Poi arriva un momento in cui veniamo svegliati!
Ricordate i discepoli di Emmaus: mentre camminavano lungo la strada, Gesù iniziò a camminare con loro.
Fu come se qualcosa stesse impedendo ai loro Occhi di riconoscerlo.
Lo videro e lo riconobbero solo quando spezzò il pane; come dice Luca : “Allora si aprirono loro gli occhi” (Lc 24,31).
Qualsiasi cosa stesse impedendo ai loro occhi di Vederlo era stata abbattuta.
Ora potevano rendersi conto che quello straniero che Stava con loro era in realtà Gesù che entrava nelle loro vite.
Era il momento dell’illuminazione. È per noi il momento in cui accade qualcosa che genera un cambiamento interiore.
Questo è ciò che molto probabilmente è accaduto a molti di noi.



Esempi di ciò possono essere trovati nei Vangeli.
Prendete per esempio Zaccheo. Non era mai passato per la mente di Zaccheo che avrebbe dovuto cambiare. Era felice così com’era: un uomo d’affari, di successo. Pensava che la sua vita stesse andando abbastanza bene, finché non è accaduto qualcosa nella sua vita, quando Gesù l’ha chiamato e gli ha detto: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza” (Lc 19,9).
Considerate la conversazione con la Samaritana. Era una donna che viveva con un uomo che non era suo marito e per questo si vergognava di presentarsi in pubblico. Ecco perché era andata a prendere l’acqua al pozzo in un’ora disumana, a mezzogiorno, quando era molto caldo. Dopo aver parlato con Gesù è successo qualcosa a questa donna, è tornata nella sua città cambiata. È corsa indietro gridando alla gente che aveva incontrato un uomo che le aveVa detto di essere il Messia.
Guardate Pietro. Aveva visto tantissimi miracoli di Gesù, e anche se ne era rimasto impressionato, quei segni non erano riusciti a generare quel cambiamento in lui. Pietro è cambiato nel momento in cui ha toccato il fondo, quando ha rinnegato Gesù. È stato quando il gallo ha cantato e Gesù lo ha guardato fisso negli occhi. È stato in quel momento che Pietro ha potuto vedere la sua debolezza e il suo fallimento, ed è cambiato.
Guardate Maria di Magdala, una donna, dice il Vangelo di Giovanni, posseduta da sette demoni. Il numero sette nelle Scritture non va inteso letteralmente, ma significa moltissimi. Ora però Maria è cambiata.
Quindi troviamo molti esempi nel Vangelo di persone che sono completamente cambiate dopo un contatto con Gesù.
Questo è l’inizio di un’amicizia, l’inizio di una relazione. Una relazione che non finisce in quel momento, ma che continua attraverso molte altre esperienze nelle loro vite, esperienze che molte volte finiscono con il sacrificio della propria vita per lui.
Questa amicizia, come possiamo vedere, è un’amicizia che cresce; non è statica. È un’amicizia generata da Dio stesso in un certo momento della nostra vita.
Può essere generata da Dio improvvisamente, cambiando in questo modo le nostre vite e il loro corso.
La vita nuova attraversa molte fasi. Molte volte è un’amicizia che può anche essere emozionale, come per esempio in un’esperienza mistica, o può attraversare momenti bui.
San Giovanni della Croce chiama questi momenti “la notte dell’Oscurità”.
A volte si prova gioia nel servire Dio; altre volte si prova dolore.
Ci sono momenti diversi fra loro in cui viviamo questa amicizia con Dio, ma è pur sempre un’amicizia con lui, un’amicizia colorata da esperienze ed espressioni differenti.
Un'amicizia che pota
Il momento più elevato dell’amicizia con Dio durante il nostro viaggio spirituale è l’Eucaristia.
È per questo che l’Eucaristia è essenziale per tutti i santi e per tutte le persone che amano Dio e che Vogliono crescere e andare avanti nel loro cammino interiore.
Arrivati a questo punto di riflessione, che cosa significa vivere in amicizia con Dio?
In termini pratici significa prima di tutto permettere a Dio di potarci continuamente.
Tutti i rami che danno frutto devono essere potati di tanto in tanto.
La potatura non è qualcosa di piacevole.
Significa che dobbiamo permettere a Dio di strappare via, in qualsiasi momento, qualsiasi cosa non sia davvero buona, tutto ciò che è negativo, così che possiamo essere più freschi nella nostra vita e dare più frutti.
Gesù prova continuamente a potarci durante il nostro viaggio spirituale e questa potatura porta con sé il fatto che molte volte potremmo non comprendere cosa Stia realmente accadendo.
Eventi e situazioni potrebbero essere completamente contrari alla nostra natura e alle nostre inclinazioni o a quello che ci aspettiamo, ma è attraverso di essi che Dio tira fuori il buono da noi.
Prendete ad esempio Maria e Giuseppe durante la fuga in Egitto.
Dio li ha mandati in Egitto come rifugiati per circa sette anni, ma non perché non avesse altra soluzione: infatti aveva centinaia di altre soluzioni per quella situazione.
Avrebbe potuto lasciarli lì e accecare i soldati in quel momento, così che non avrebbero visto la piccola casa di Maria e Giuseppe.
Dio sapeva come nascondere Gesù in molti modi.
Quindi, perché Dio ha scelto questa via di dolore e sofferenza per Maria e Giuseppe?
Maria e Giuseppe erano persone povere. Hanno dovuto lasciarsi alle spalle la piccola casa a Nazaret, la piccola bottega, il lavoro di Giuseppe e scappare in un paese che per i Giudei era pagano: l’Egitto.
In Egitto hanno dovuto trovare un nuovo modo di vivere e hanno dovuto vivere per sette anni da rifugiati.
Perché tutte queste sofferenze, che a noi sembra no così illogiche?
Dio Padre stava potando Giuseppe e Maria, facendo sì che in loro crescessero la pazienza, l’amore, la dolcezza, crescessero i frutti dello Spirito, l’umiltà e l’obbedienza.
Guardate: Se non arriviamo ad un certo livello di maturità spirituale, facilmente ci ribelliamo alla Volontà di Dio.
Ma perché Dio permette tutto ciò?
Dio permette tutto ciò perché vuole farci crescere e maturare.
E quindi ci mette alla prova. Ci pota. Ci allunga.
Egli permette che si verifichino situazioni in cui possiamo crescere in fede ed amore, in speranza ed umiltà.
Dio non permette che tutte queste cose accadano nelle nostre vite perché ci abbandona.
Non è un segno della mancanza di attenzione di Dio nei nostri confronti.
È, al contrario, un segno della vera amicizia di Dio con l’uomo, proprio perché Dio vuole rendere l’uomo più maturo.
Dio vuole rendere l’uomo più forte. Andando avanti nella nostra vita spirituale, cominciamo a comprendere il bisogno di essere potati da Dio.
Diventare un amico di Dio significa iniziare a seguirlo come un discepolo.
Come abbiamo detto prima, l’amicizia non è qualcosa di statico.
L’amicizia è dinamica. L’amicizia significa andare avanti. Spesso essere amico di Dio non significa aspettarsi che Dio ci accarezzi per tutto il tempo.
Significa seguirlo e lasciare anche che ci faccia attraversare valli Oscure.
E non perché Dio non ci ama, o perchè ci ignora, ma precisamente perché Dio vuole farci diventare... qualcosa di stupendo.
Nella sua eterna Presenza
Tutto ciò accade attraverso la preghiera. Non può accadere se non attraverso l’intima preghiera. Il solo modo sicuro in cui il mio essere discepolo e l’essere in intimità con Dio possono crescere è nell’essere presenti l’uno per l’Altro, e Viceversa.
La vera intimità fra due persone, che siano sposate o fidanzate, può crescere solamente nella misura in cui le due persone passano del tempo insieme. Più tempo passano insieme, più la loro intimità cresce. Iniziano a capirsi l’un l’altro proprio perché restano insieme.
Ecco dove l’intimità con Dio può essere intensificata: nella preghiera di fronte a lui.
È l’unica maniera che abbiamo per conoscere Dio.
Si può conoscere Dio solamente attraverso la propria mente e il proprio cuore.
Per esempio, il teologo conosce Dio attraverso la sua mente, ma ciò non è sufficiente.
Noi abbiamo bisogno di amicizia. Abbiamo bisogno di intimità con Dio. L’intimità con Dio può essere raggiunta solamente attraverso l’essere presenti alla sua Presenza.
È solo nel momento in cui sono di fronte a lui, nel silenzio e nella solitudine, che comincio a conoscerlo, e non solo con la mia mente, ma anche con il mio cuore.
È là che posso entrare in intimità con lui. Questa vita piena di preghiera trova il suo momento più alto nell’Eucaristia, attraverso l’Adorazione.
Che cosa significa adorare l’Eucaristia e vivere l’esperienza di Dio nella propria vita?
Come possiamo cercare di comprendere il significato di accrescere la nostra amicizia con Gesù nell’Eucaristia?
Gesù ci ha già dato il simbolismo della vite e dei tralci per capire il significato di “essere in eterno in lui”.
Essere un tralcio unito al tronco della vite, significa portare frutto.
La differenza fra un tralcio tagliato dal tronco e un tralcio che è uno con il tronco sta nel fatto che il primo si secca mentre l’altro rimane vivo e genera frutti.
Qual è il vero significato della parabola della vite e dei tralci nel Vangelo di Giovanni?
Quello che impariamo è che non è il lavoro che facciamo che importa, ma è il frutto dello Spirito.
Con Gesù nello spirito, quindi, noi cresciamo nell’amore.
Il nostro cuore sarà pieno di pace, gioia, forza, delicatezza, pazienza, umiltà, generosità, onestà, fedeltà e tutto il resto.
Cominciamo a Sentire l’autocontrollo e l’autodisciplina.
In maniera più definitiva, questo è un percorso, non qualcosa che si acquisisce in maniera istantanea.
Noi cambiamo un po’ alla volta attraverso il nostro contatto diretto con Gesù.
È Gesù che ci cambia lentamente, ma inesorabilmente.
Noi vogliamo ringraziare veramente Dio per aver dato vita all’amicizia con l’uomo.
Non abbiamo nessun diritto di pretendere questa amicizia, perché Dio è Dio e noi semplici creature.
Una normale amicizia nasce fra pari, ma non c’è assolutamente nessuna eguaglianza fra Dio e l’uomo. Nonostante ciò Gesù stesso dice: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi ” (Gv 15,15).


Preghiera
Ti ringrazio, mio Signore, per aver voluto essere mio amico.
Molte volte, mio Signore, sono stato più interessato a quello che tu potevi darmi piuttosto che al fatto che tu fossi mio amico.
Molte volte, mio Signore, il mio amore è egoista e ti amo nella misura in cui tu mi dai quello che chiedo.
Ma tu mi stai offrendo te stesso al posto di “cose”.
Tutti i tuoi doni sono bellissimi, ma possono riempire il mio cuore solo parzialmente e temporaneamente.
Non c'è niente di più bello di te.
Solo tu, mio Signore, solo il tuo amore può riempirmi.
Solo la tua amicizia può soddisfarmi.
Purtroppo, troppo poco spesso mi viene in mente di ringraziarti per la tua amicizia.
Ma oggi tu mi fai rendere conto di questo dono.
Grazie, mio Signore. So che tu sei amico dell'uomo.
Tu sei mui amico.
Sto ancora viaggiando, mio Signore.
Molte volte mi sforzo e dubito. Aiutami ad assaporare la tua amicizia.
Aiutami, mio Signore, ad avere te, e solo te, come Signore della mia vita, il vero Signore della mia vita.
E per tutti i momenti in cui dubiterò, ti prego Signore di accrescere questa amicizia con me, così che io non diventi una lampada senza olio.
Posso avere bisogno di molte cose e metterle avanti a te, mio Signore, ma ti ringrazio sempre di più per essere mio amico. Amen.