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lunedì 22 maggio 2017

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16, 16-20 - Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia




In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

Parola del Signore
Riflessione

Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”
I discepoli non capirono... Ma noi, che invece siamo dei fenomeni, noi che ci crediamo migliori di loro, noi che siamo convinti di avere molta più fede di loro, comprendiamo subito quello che Gesù dice?...
Di primo acchito, le parole del Signore mi hanno lasciata un pochetto perplessa: "Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”... Gesù caro, se qualcuno mi dicesse una cosa del genere penserei subito che è fuori come un citofono!!! È vero che i tuoi pensieri non sono i nostri pensieri, ma, a volte, dai per scontato che tutto sia chiaro per noi. Gesù... Tu sai che siamo dei poveretti, che siamo un po' duri di cervice, e che, con tutto quello che abbiamo da purificare, non riusciamo a vedere chiaro nelle situazioni che ci fai attraversare, inoltre, facciamo fatica ad accettare la realtà che viviamo, le prove e i disagi che abbondano in varietà, intensità, durata... Poi, non dobbiamo fare i conti solo con le nostre miserie, ma anche quelle degli gli altri non le possiamo schivare, ci cadono addosso, ci opprimono, ci rattristano... 
Ma Gesù oggi ci invita alla speranza... ci dice che il nostro cuore non deve lasciarsi vincere dalla disperazione e dalla tristezza, perché, come leggiamo nel libro dei proverbi: L'attesa dei giusti finirà in gioia, ma la speranza degli empi svanirà” (10, 28).
Noi leggendo il Vangelo sappiamo che con le parole: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”, Gesù si riferiva alla Sua morte e poi alla Sua resurrezione. Ma possiamo anche comprendere quelle parole secondo un'altro senso e applicarle a noi... Quand'è che noi non vediamo più il Signore? E quando invece lo vediamo di nuovo? Andiamo con ordine: “Un poco e non mi vedrete più”...
E' doloroso perdere qualcuno che abbiamo molto amato, qualcuno che ha condiviso con noi molti momenti della vita... è triste vedere un familiare che soffre a causa di una malattia grave... è difficile dormire tranquilli e camminare sereni sapendo di non riuscire a pagare le bollette, di non riuscire a provvedere alla propria famiglia perché si è perso il lavoro... è difficile educare i propri figli in questa società che ha perso i quasi tutti i valori morali e spirituali... è difficile oggi mettere in pratica i comandamenti del Signore, il cammino è sempre più in salita e, anche se ti impegni a fondo, a volte cadi stremato. Tutti questi problemi ti portano alla depressione, vedi il futuro buio da far paura. E così diventiamo una lamentazione continua come il popolo di Israele... ecco le nostre "lamentazioni": "Ma a che serve pregare?... a che serve mettere Dio al primo posto?... a che serve essere buoni con tutti?... a che serve continuare a essere onesti se attorno dilaga la disonestà?... a che serve amare se poi gli altri ti sputano in faccia?... a che serve essere miti e misericordiosi se poi gli altri ti aggrediscono e ti insultano senza motivo?... Seguo il Signore e sono pieno di problemi, più di prima che non lo seguivo!!! Come mai?"...
Gesù mio, perdonaci se siamo deboli, perdonaci se le paure e i problemi minacciano la nostra poca fede. Il punto è che, in questi momenti, non ci fidiamo di Te, non crediamo veramente alla Tua potenza, alla Tua Provvidenza, alla Tua Protezione... i Santi sì che credono, non noi... ecco perché non Ti vediamo più!... Quando non ci fidiamo più di Te, quando non ci affidiamo a Te, quando non vogliamo offrirTi tutte le nostre paure, i nostri disagi, le nostre miserie, quando brontoliamo per quello che ci sta capitando e diciamo continuamente: "Perché proprio a me?"... noi non vediamo più Te... in questi momenti noi moriamo, vediamo tutto nero, non vediamo niente di positivo... e non riusciamo sentire il tuo messaggio di speranza che ci assicura: ...voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia”. Allora, dobbiamo avere fiducia in questo Gesù meraviglioso che ci ama immensamente, che ci aiuta in ogni istante, ci dà la forza per affrontare ogni cosa, ci rialza da tutte le cadute, ci dona degli angeli per soccorrerci in ogni situazione. Dobbiamo imparare a fare più silenzio dentro di noi, e chiedere al buon Dio di aumentare la nostra fede per vedere un pochetto con i Suoi occhi... Lui vuole salvare tutti e a volte, proprio per salvarci, permette anche delle prove molto pesanti. Lui ci conosce molto bene e sa che, senza certe prove, noi continueremmo a vivere nelle tenebre fino alla fine... le tribolazioni infatti ci mettono in discussione, danno una scrollata al nostro quieto vivere che a noi sembra l'ideale, pacifico, retto, quasi felice... e non ci rendiamo conto di essere in pericolo, di essere poveri, ciechi, nudi, infelici (Ap 3, 17)... allora Dio interviene e produce o permette delle situazioni che ci rattristano: perché la tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo produce la morte” (2Cor 7, 10).
Se proviamo a vedere tutte le prove come permesse da Dio per il nostro bene, necessarie per renderci belli e idonei a vivere eternamente con Lui, allora riusciremo a sopportare, all'inizio con tristezza, ma poi anche con gioia qualsiasi cosa ci capiti, certi che: “un poco ancora e mi vedrete!”...
Naturalmente insieme alle prove ci sono anche le gioie... ma dobbiamo imparare a comportarci da bravi amministratori, dobbiamo immagazzinare nel nostro cuore tutte le dolcezze che riceviamo senza insuperbirci, non dobbiamo dimenticarci di ringraziare immensamente e incessantemente il Signore nostro, perché Lui ci dona le consolazioni non certo per i nostri meriti, ma per la Sua grande Misericordia! Ci serviranno per continuare a camminare sulla via dell'esodo da questo all'altro mondo.
Il buon Dio non è mai distratto, come noi... Lui veglia sempre su ognuno di noi, ci chiede di amarlo e aspetta il nostro consenso al trattamento, non dei dati sulla privacy, ma a lasciarci fare, ci supplica di fidarci di Lui, ci chiede di abbandonarci tra le Sue braccia.
Personalmente ho potuto constatare che Gesù mantiene le promesse. Il Suo aiuto arriva sempre, all'ultimo minuto, ma arriva... arriva quando sei con l'acqua alla gola, questo è il Suo modo di fare, da sempre... dobbiamo saperlo e non lasciarci prendere dal panico. Se ci pensiamo bene, usa questa tattica perché non pensiamo di essere noi i primi governanti della nostra vita, affinché non pensiamo di essere noi a gestire ogni cosa, affinché non pensiamo di essere bravi con le nostre forze... Lui è il Re dei re, Lui, intervenendo alla fine, fa in modo che la nostra superbia sia un pochetto frantumata, e così diveniamo più umili. Senza di Lui siamo spacciati!...
Mio caro Gesù, Tu sei la mia speranza in questa vita e ti chiedo perdono se qualche volta penso che, perché ti sei nascosto, non pensi più a me... Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede, perché solo Lui può salvarci e sostenerci nelle prove, pensiamo che il premio sarà grandioso: “...è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio” (At 14, 22), ma Lui cambierà la nostra tristezza in gioia...
Pace e bene