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giovedì 21 maggio 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,20-23 - Nessuno potrà togliervi la vostra gioia.



In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».


Parola del Signore


Riflessione personale

In questa lettura Gesù avverte i suoi discepoli che verranno giorni difficili per loro. Ma questo avviso è anche per l’uomo di oggi in questo tempo di pandemia.
In questo momento così difficile per il mondo intero, tanti di noi stanno soffrendo il dolore di una separazione da una persona cara o attraversando tanti disagi per la perdita del proprio lavoro o sofferenze per problemi di salute. Tutto il mondo si è fermato.
Quante emozioni abbiamo vissuto e stiamo continuando a vivere in questo periodo! Quanta rabbia, paura, tristezza e dolore hanno riempito il nostro cuore! Quante volte ci siamo sentiti persi, soli e spaventati.
Meno male che ci pensavano le notizie e le immagini alla Tv a rincuorarci!! Un incubo ogni giorno... Era la fine del mondo!
Dobbiamo però ringraziare il buon Dio perché in questo triste momento la Chiesa è stata molto presente, anche se solo virtualmente. Ogni giorno in tanti modi ci ha fatto arrivare la Sua Parola e grazie alla Comunione Spirituale, ci ha aiutati a non lasciarci sopraffare da questa prova.
E proprio oggi il nostro buon Gesù, vuole che noi crediamo che dopo questi giorni difficili, sperimenteremo una nuova vita, un nuovo modo di vivere e vedere le cose.

lunedì 22 maggio 2017

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16, 16-20 - Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia




In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

Parola del Signore
Riflessione

Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”
I discepoli non capirono... Ma noi, che invece siamo dei fenomeni, noi che ci crediamo migliori di loro, noi che siamo convinti di avere molta più fede di loro, comprendiamo subito quello che Gesù dice?...
Di primo acchito, le parole del Signore mi hanno lasciata un pochetto perplessa: "Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”... Gesù caro, se qualcuno mi dicesse una cosa del genere penserei subito che è fuori come un citofono!!! È vero che i tuoi pensieri non sono i nostri pensieri, ma, a volte, dai per scontato che tutto sia chiaro per noi. Gesù... Tu sai che siamo dei poveretti, che siamo un po' duri di cervice, e che, con tutto quello che abbiamo da purificare, non riusciamo a vedere chiaro nelle situazioni che ci fai attraversare, inoltre, facciamo fatica ad accettare la realtà che viviamo, le prove e i disagi che abbondano in varietà, intensità, durata... Poi, non dobbiamo fare i conti solo con le nostre miserie, ma anche quelle degli gli altri non le possiamo schivare, ci cadono addosso, ci opprimono, ci rattristano... 

venerdì 21 aprile 2017

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 21,1-14 - Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.


 Gv 21,1-14

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Parola del Signore

Riflessione

E' la terza volta che Gesù, dopo la risurrezione, appare ai discepoli. Questa volta il luogo scelto è il lago di Tiberiade in Galilea. Gesù è stato di parola... infatti nella prima apparizione alle donne aveva detto:...andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”. I discepoli che troviamo nel Vangelo di oggi non sono più pieni di paura e fuggitivi come a Gerusalemme... ora hanno imparato a controllarsi e così hanno ripreso a svolgere il lavoro di prima. Quella notte uscirono a pescare in sette, ma ahimè non presero nulla. Tutto questo rispecchia in qualche modo le nostre esperienze di vita... quando vediamo che nonostante il nostro impegno e il duro lavoro, otteniamo poco o nulla.

martedì 10 maggio 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni -Gv 13,16-20 - Chi accoglie colui che manderò, accoglie me.


 
Gv 13,16-20

[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

Parola del Signore
Riflessione personale

Gesù, con il gesto della lavanda dei piedi, ci lascia un esempio da imitare. Lui, che è il Signore, si comporta come un servo. Questo gesto di umiltà dovrebbe far sciogliere la superbia che è incollata al nostro cuore.
Se Gesù, ricco come era, si è umiliato fino alla morte in croce per la salvezza di tutti... chi siamo noi per fare tanto gli altezzosi nei confronti dei nostri fratelli?
Pensiamo di essere sempre i migliori, di sapere tutto e di saper fare tutto. In realtà siamo affetti da una miopia acuta, ma ci reputiamo sani... e se ci ostiniamo a non capire che abbiamo bisogno di un medico, la miopia diventerà cronica e difficile da guarire.
Gesù, con le Sue parole e il Suo comportamento ci istruisce ogni giorno, ma noi, oltre a essere miopi, facciamo finta di essere sordi e smemorati... e così continuiamo a essere infelici.
Molto spesso le parole di Dio entrano da un orecchio e  escono dall'altro... Diceva bene Giacomo (1, 25): “Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla.”
Il nostro guaio è che molto spesso ci rendiamo conto che gli insegnamenti di Gesù sono veritieri, ma ci rendiamo poco conto che per riuscire a metterli in pratica dobbiamo subire un intervento al cuore, allora abbiamo confusamente paura di firmare il foglio di ricovero, e rimandiamo l'operazione pensando di riuscire da soli a guarire o a metterli in pratica. Che presuntuosi!!!
Gesù, nel vangelo di oggi ci dice che non basta comprendere, ma bisogna mettere in pratica il Suo insegnamento. Parla poi in modo particolare di Giuda, facendoci capire che il Suo amore non esclude nessuno... infatti, pur sapendo che di li a poco lo avrebbe tradito, gli lava ugualmente i piedi. Questo ci fa comprendere che ogni nostro servizio, sia all'interno di una comunità, sia fuori, deve essere compiuto senza pregiudizi... anche agli antipatici... anzi, a questi bisogna dare di più perché hanno più bisogno della luce di Cristo. Non solo, quando compiamo qualcosa di buono o diciamo qualcosa di bello secondo la volontà del Signore, dobbiamo renderci conto che non siamo noi i principali artefici... è bene infatti ricordare e meditare quanto Gesù dice di Sé: Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare (Gv 12, 49). Quindi, tutto ciò che di bello facciamo, viene in primo luogo da Dio e in secondo luogo da noi.
Se provassimo a vedere ogni fratello come un padrone da servire con umiltà, troveremmo lassù una bella eredità. E' Gesù che lo promette: “Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.”
Se invece facciamo l'orecchio da mercante assomiglieremo a un uomo che si guarda allo specchio: appena si è guardato, se ne va, e subito dimentica come era (Gc 2, 23-24).
Alla fine del vangelo di oggi Gesù fa un bel discorsetto missionario... chi crederà alle persone inviate da Lui, chi metterà in pratica le Sue parole e  chi avrà resistito agli insulti andando contro corrente, non perderà la sua ricompensa. In Matteo (10, 41-42) dice: "Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa".
Stupendo!!!! A chi darà, a un suo rappresentante, anche solo un po' di ammirazione o di refrigerio, Gesù promette una ricompensa. Non dice che cosa... ma sono convinta che qualcosa di bello sarà!!! Le sorprese sono il Suo forte!!!
Chiediamo allora al buon Dio di ravvivare sempre la nostra fede, di aiutarci ad essere più umili e più amabili, in modo da diffondere sui nostri fratelli il Suo profumo, così, se qualcuno ci offrirà un bicchiere d'acqua fresca, non perderà la sua ricompensa.
Pace e bene.

giovedì 21 aprile 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni -Gv 14, 1-6- Io sono la via, la verità e la vita



Gv 14, 1-6

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

Parola del Signore

Riflessione

Certo che per i discepoli quest'ultima cena è stata veramente pesante! E' successo di tutto... Il tradimento di Giuda, la lavanda dei piedi, l'istituzione dell'Eucaristia, l'annuncio della Sua “partenza”, l'annuncio del rinnegamento di Pietro... Quali saranno stati i sentimenti dei poveri discepoli e di Gesù?
Proviamo ad immaginare la scena... Ci troviamo a una cena con dei cari amici e, all'improvviso, colui che ha organizzato tutto dice che una persona seduta a tavola con loro lo tradirà, che ha pochi giorni di vita e che un'altro amico, sempre fra gli invitati, avrebbe fatto finta di non conoscerlo quando, di li a poco, sarebbe stato arrestato, poi si mette un grembiule e inizia a lavare i piedi a tutti facendo un discorso sull'amore... Come avremmo reagito noi? Che sentimenti avremmo avuto nel cuore?
Penso che saremmo rimasti di stucco, paralizzati e soprattutto molto turbati. Ma Gesù che conosce il cuore degli uomini meglio di noi, dice a tutti una parola di conforto... “Non sia turbato il vostro cuore”. Saranno bastate queste parole a consolare il cuore dei discepoli? A noi sarebbero bastate? Facciamo attenzione a dire precipitosamente di si... Certo, quando Dio ci dice di non temere, se crediamo veramente in Lui, non dobbiamo avere timore, questo è vero... ma dal dire al fare c'è di mezzo il mare! A dire, infatti, siamo molto pronti, non ci batte nessuno... ma è nel fare che siamo piuttosto scarsi. Soprattutto quando le situazioni si complicano.
Noi, avremmo fatto meglio di Tommaso e di Filippo? Entrambi hanno capito poco di quello che Gesù aveva detto e fatto durante la cena. Il primo infatti vuole sapere che strada prendere per seguire Gesù e il secondo gli domanda di mostrare loro il Padre. Insomma, un quadro piuttosto sconfortante! Ma evitiamo di sdegnarci, perché i discepoli scelti dal Signore sono il prototipo dei discepoli di tutti i tempi, quindi anche di noi oggi... duri di comprendonio, traditori, poco inclini a farci coinvolgere in situazioni più grandi di noi, preferiamo il conforto del nostro piccolo orticello, preferiamo farci i fatti nostri... io non conosco nessuno... io non so... io non ho visto... meglio non lasciarci coinvolgere troppo...
Ma nonostante tutte queste miserie Gesù ci ama... Gesù si preoccupa per noi... Gesù ci consola: “Non sia turbato il vostro cuore”...
Gesù, con il cuore triste per tutto quello che avrebbe subito a breve, pensa a consolare i suoi amici. Il Signore confidandosi a suor Josefa Menendez dice: “Se il bacio di Giuda mi cagionò tanto dolore, fù precisamente perché egli era uno dei miei Dodici e da lui come dagli altri attendevo più amore, più consolazione, più tenerezza”. Ma nonostante la tristezza per la tiepidezza dei suoi amici Lui non pensa a Sè, ma a loro. Che cuore mio Gesù!
Grazie o mio Signore, perché anche se ogni giorno vieni trafitto al cuore dai tuoi amici, dai tuoi consacrati, dai tanti nemici, Tu continui ad amarci e continui a dirci di non avere paura; non solo, ma ci assicuri che: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore... Vado a prepararvi un posto”. Questo sì che è vero amore! Pensare all'altro anche quando si sta male e si soffre, pensare a consolare anche chi ti tradisce... Quando si ama, l'altro è sempre primo nel tuo cuore, viene prima anche di te stesso.
Che bello o mio Gesù!... Ma quanto mi ami Tu!!! E quanto non ti amo io!!! Perdonaci Gesù perché noi, a differenza di Te, siamo sempre curvi su noi stessi e quando abbiamo delle noie, dei problemi, dei dolori, diventiamo insopportabili a noi e agli altri. Altro che pensare a confortare un fratello! Al limite lo aiutiamo ad affondare con le nostre urla e con il nostro veleno, come se quello che ci succede fosse colpa degli altri! Alla faccia dell'amore! Che il Signore abbia pietà di noi.
E adesso proviamo a pensare alle sconcertanti affermazioni che Gesù attribuisce a Sé: “Io sono la via, la verità e la vita”. E' come se dicesse: "Volete trovare pronta una dimora in Cielo? Se si, allora Io sono la via per cui dovete passare. La Croce è l'unica via che conduce a questa dimora. Uniformarsi alla mia volontà è l'unica via per avere accesso a questa dimora. Riconoscere queste Verità è possedere le chiavi della porta della vita Eterna".
Se una persona pensa di arrivare in Paradiso senza passare per la porta stretta e senza portare la Croce, sbaglia di grosso... “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Nessuno dunque può salvarsi se non è unito a Cristo, nessuno può andare in Paradiso se non pratica i Suoi insegnamenti e lo segue sempre e comunque, magari zoppicando... ma lo segue! Diceva bene Sant'Agostino: “E' preferibile camminare zoppicando sulla via ad un incedere energico fuori strada”. Ricordiamoci che la via della Croce è la via dell'Amore... Se vogliamo il Tutto, dobbiamo soffrire di tutto.
Ringrazio il buon Dio perché il Vangelo di oggi è molto bello e carico di insegnamenti, anche se io non riesco a mettere per iscritto tutto ciò che vorrei dire. Dico solo di lasciarci fare da Gesù, di affidarci a Lui per ogni cosa, non temiamo e non induriamo il nostro cuore e, se sbagliamo, se continuiamo a zoppicare, se continuiamo a cadere, non sconfortiamoci, ma perseveriamo e Lui ci sosterrà. Diceva Gesù sempre a suor Josefa Menendez: “Vieni! Sono colui che ti ama, colui che ha sparso il Suo sangue per te! Ho compassione della tua debolezza e ti aspetto ansiosamente per riceverti nelle Mie braccia!”
Allora, quando come Giuda lo tradiamo per trenta denari, quando facciamo di testa nostra perché siamo impazienti e vogliamo tutto subito, quando in certi momenti non capiamo nulla, lo sgridiamo per quello che ci sta capitando e gli chiediamo continuamente un segno come Tommaso e Filippo, quando ci vergogniamo di Lui e ci adeguiamo al mondo per non essere isolati come Pietro... non ci disperiamo, Gesù ci aspetta sempre a braccia aperte. Guardiamo il Crocifisso, le Sue braccia non sono mai state così operose... Andiamo da Lui e diciamogli: "Gesù, grazie perché mi ami nonostante le mie continue cadute, ma, come vedi, sono dinanzi a Te, dal profondo della mia miseria supplico la Tua misericordia. Aumenta la mia fede perché diventi una stella che brilla nella notte in questa terra, una stella che brillerà ancora di più in Cielo accanto a Te".
Pace e bene

domenica 17 gennaio 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 2, 1-11 - Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù.



 
In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Parola del Signore

Riflessione

Gesù è invitato a una festa di nozze e in questa occasione compie il Suo primo miracolo... Trasforma l'acqua in vino; oggi, le cooperative vinicole lo assumerebbero subito!!! Questo è il primo segno che Gesù fà per manifestare la Sua identità e per suscitare la fede nei discepoli di allora e in quelli di oggi. I protagonisti principali di questo Vangelo sono Gesù e la Sua Mamma; dai loro comportamenti e dalle loro parole possiamo trarre molti insegnamenti.
Partiamo dalla Mamma...
Come una vera madre Maria è attenta e premurosa, si accorge subito che è venuto a mancare il vino e chiede a suo Figlio di rimediare a questo spiacevole inconveniente. Maria dunque è la prima che vede quando nella nostra vita manca qualcosa; lei naturalmente non è in grado di cambiare la natura delle cose, quello lo può fare solo Gesù, ma può intercedere per noi e, se lei intercede, Gesù qualcosa farà.
Primo insegnamento: nei momenti di disagio, rivolgiamo il nostro sguardo a questa Mamma dall'intuito formidabile, domandiamole di aiutarci nei nostri bisogni, piccoli e grandi, e in ogni nostra difficoltà, ma sopratutto di essere attenta alle necessità di cui nemmeno ci rendiamo conto, impariamo poi da Lei ad essere più attenti a tutto ciò che ci circonda... impariamo da Lei ad abbandonarci a Gesù senza pretese e senza impazienze. Maria accetta infatti anche una risposta forse un pochetto dura da parte del Figlio: “Donna, che vuoi da me?...”. Aver messo al mondo il Verbo non la fa sentire detentrice di privilegi, accetta quindi che il Suo Gesù da Sua creatura diventi il Suo Creatore. Maria si mette da parte... “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”...

sabato 21 novembre 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 18, 33-37 - Tu lo dici: io sono re.



 Gv 18, 33-37
In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Parola del Signore


Riflessione

Caro Pilato, mi sa che hai sottovalutato la persona che ti stava davanti!!! E' anche vero che non ti poteva far paura un uomo malconcio, povero, senza la corona in testa, senza un esercito al suo fianco... e con i pochi discepoli che se l'erano date a gambe levate. Tu eri tranquillo e beato... quell'uomo era un nulla e lo potevi disintegrare come e quando volevi.
A volte anche noi ci comportiamo come tanti “Pilato”... ci crediamo migliori solo perché occupiamo un ruolo di prestigio o perché abbiamo amici influenti; allora guardiamo dall'alto in basso chiunque ci capiti a tiro, se poi qualcuno è vestito in modo un pochetto semplice o sobrio, per noi non vale un soldo... quella persona potrebbe anche essere uno scienziato, ma noi che giudichiamo dalle apparenze non ce ne accorgiamo!!!... Sul momento non ci fa paura e quasi ci prendiamo gioco di lui e lo consideriamo un sempliciotto... Non conosciamo la persona, non ci siamo mai interssati a lui, come vive, cosa fa, la sua fede, i suoi problemi... ma chissà perché, ci crediamo migliori.

domenica 8 novembre 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 2, 13-22- Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere



Gv 2,13-22


Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Parola del Signore



Riflessione
 
Finalmente un Gesù che perde le “staffe”!!! Tutto questo mi fa sentire un pochetto meglio... perché, tante volte, anche se non ho usato la frusta, ho denunciato apertamente il poco zelo che tanti cristiani hanno nella casa del Signore. A volte pensavo di essere esagerata perché mi si azionava automaticamente la centrifuga, e avrei voluto che Gesù fosse entrato dalla porta per fare un po' di pulizia. Ma, pensandoci bene, se fosse successo questo la Chiesa sarebbe diventata un deserto...
In ogni caso è molto bello vedere l'amore che Gesù ha per la casa del Padre. Casa destinata esclusivamente per l'incontro con Dio. Luogo dove si deve fare silenzio dentro e fuori di noi, luogo in cui chiacchierare con il vicino è un'indelicatezza molto grave nei confronti del Padrone di casa. Povero Gesù, cosa deve vedere e sopportare!!!...

venerdì 21 agosto 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni-Gv 6,60-69 - Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.



Gv 6, 60-69
In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Parola del Signore


Riflessione

Le parole del Signore: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui (Gv 6, 56)... Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno" (Gv 6, 57-58), vengono prese alla lettera da molti discepoli, vengono giudicate pittosto macabre e impossibili da accettare... e allora i più girano le spalle a Gesù dicendo: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Le parole di Gesù erano dure da accettare allora come lo sono oggi.
Certo che siamo veramente dei fenomeni: prendiamo alla lettera quello che ci fa comodo!!!... Ma se una persona ci dice: "Ti va se uno di questi giorni usciamo e ci facciamo due chiacchiere e quattro passi?"... Che facciamo? Se prendessimo alla lettera questo invito la nostra uscita si concluderebbe molto presto e la nostra lingua non si asciugherebbe!!!... Quindi, come andiamo oltre per il senso letterale di alcune affermazioni, dovremmo andare oltre anche per le parole di Gesù....
Il Signore non ci vuole né cannibali, né dracula!!!... Lui desidera la nostra salvezza eterna, ma per averla dobbiamo fidarci di Lui.
Oggi Gesù ci chiede di fare una scelta chiara, senza compromessi... O accettiamo Lui, così com'è... o seguiamo il mondo!!! Insomma, non possiamo avere un Gesù secondo i nostri gusti... Invece noi vogliamo un Gesù che dica delle paroline mielose e leggere, che ci riempia di doni, che ci dica che seguirlo è uno scherzo... Invece le parole di Gesù molto spesso sono esplosive... a noi però di esplosivo piacciono solo i fuochi d'artificio... quando invece si tratta di decidere se seguire Gesù o correre dietro ai piaceri del mondo che tanto ci seducono... allora iniziamo a storcere il naso!!!
Quasi tutto ciò che a noi piace a Gesù non piace... quasi tutto ciò che noi riteniamo gradevole per Gesù è spregevole. Se Gesù non critica i nostri comportamenti, le nostre vedute, allora sì che ci garba... ma quando ci ammonisce alziamo le spalle e andiamo via... «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Questo perché spesso ci facciamo un'immagine di Gesù tutta a modo nostro. Insomma, un Gesù che non ci chiede niente, che non ci mette in discussione e che non ci inviti a toccare troppo le sue ferite. Vogliamo seguirlo con una luce un po' soffusa... un po' di luce e un po' di buio. Il problema è che amiamo troppo i comfort, la bella vita, i soldi, il successo... e non vogliamo assolutamente cambiare. Vogliamo mettere il tempo che dedichiamo agli svaghi, ai discorsi frivoli e inutili, allo shopping, alla soddisfazione di varie passioni... in confronto al tempo che dedichiamo a Gesù per conoscerLo, per stare con Lui?... Molti, "credono"... ma senza eccedere. E così la superficialità e la tiepidezza influenzano anche la fede. Molti pensano che dedicando un giorno alla settimana a Dio - se va bene - o dando qualche elemosina, sono a posto; niente di più sbagliato!!!... Seguire Gesù implica un cambiamento radicale nei pensieri e nel modo di agire, la tua vita deve cambiare per forza. Solo Gesù può riempire il vuoto che abbiamo nel cuore, solo Gesù può appagare la nostra fame e sete di amore... Gesù parla sempre di amore, l'amore deve essere la base della nostra vita. Ma anche la parola “amore” viene spesso usata in modo troppo superficiale. La comunione con Gesù è una cosa seria e non ci si deve accostare alla Sua mensa per abitudine, perché in quel momento Gli stiamo dicendo il nostro “amen”, gli stiamo dicendo insomma che siamo disposti a diventare con Lui una cosa sola e quindi, quando Lui lo vorrà, anche a bere il calice amaro che Lui ha bevuto.
Chiediamo allora al buon Dio di aumentare la nostra fede, in modo da rimanere con Lui sia nei momenti dolorosi, sia nei momenti lieti, sempre insomma... perché solo Lui ha parole di vita eterna. Amiamolo non solo a parole ma con le opere. Camminiamo al Suo fianco mettendo da parte il nostro io, i nostri interessi, il nostro orgoglio, i nostri comfort...
Pietro ha deciso di stare dalla parte di Gesù: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». E noi da che parte vogliamo stare?... Aspettiamo forse che ci dica: “Anche tu vuoi andartene?”...
Oh Gesù mio... e chi ti molla?!!!
Pace e bene

venerdì 31 luglio 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,24-35 - Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!


Gv 6,24-35

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Parola del Signore
 
Riflessione

Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, il popolo, non contento, chiede a Gesù una prova che dimostri che sia Lui il vero Messia. E così gli domandano: “Scusa... ma se Mosè ha sfamato il popolo con il pane dal cielo... Tu, che cosa ci dai?”. Che pianto!!!... Hanno preso Gesù per un candidato alle politiche... Forse si aspettavano come risposta: Mosè ha dato il pane, mentre io vi do un milione di posti di lavoro!!!
Immaginiamo la scena... fra la gente che segue Gesù, molti lavoravano duramente per avere il pane quotidiano. Trovano per incanto qualcuno che moltiplica pane e pesci... è normale che vogliano farlo Re!!!
Pensiamo se tutto questo succedesse oggi... Arriva, di punto in bianco, una persona che compie questo genere di miracoli. Cosa succederebbe?... Sono sicura che non ci sarebbe bisogno di fare le “primarie”, costui diventerebbe all'istante Presidente del Consiglio!!!
Quindi, come allora, oggi più che mai, gli uomini sono orientati a seguire chi gli promette qualcosa per riempire momentaneamente lo stomaco, e Gesù, siccome vuole dare un pane diverso, che a tanti non pare molto “sostanzioso”... viene subito scartato e, come dicono i ragazzi di oggi: "HAI PERSO!!!! Prima lo stomaco... e poi lo spirito".
La realtà è invece che il cibo che ci dà Gesù, non solo ci sostiene ora, ma è il biglietto d'ingresso per la vita eterna. Diceva bene Ignazio di Antiochia riferendosi al pane: “è il farmaco dell’immortalità e l’antidoto contro la morte”.
Ancora oggi però, Gesù è visto come una "slot machine" che al posto di gettoni sputa fuori miracoli... Non tutti infatti, riescono a vederlo come una persona viva, presente nella nostra vita, non solo nel nostro quotidiano, ma nei Sacramenti, dove Lui è più presente che mai. Ma non basta avvicinarsi alla Sua mensa per essere suoi discepoli, bisogna vivere questa esperienza con il batticuore. Ogni giorno infatti, è un incontro amoroso con Lui e ogni giorno deve essere diverso, mai uguale. E' come un rapporto tra sposi... nel momento in cui si arriva a fare tutto per abitudine, senza meravigliarsi, in cui ogni giorno è uguale all'altro, prima o poi si arriva alla rottura.
Torniamo al Vangelo... La cosa che mi fa sorridere è che Gesù, spiega bene che la manna del deserto, data da Dio e non da Mosè, era un sostentamento momentaneo e non adatto per l'eternità..., il Padre suo darà il pane vero..., ma i suoi ascoltatori continuano a vedere solo cibo... Sembra di sfogliare il fumetto di Poldo, che molti ricorderanno... il quale vedeva solo ed esclusivamente panini dappertutto...
E così, gli domandano una bella provvista: «Signore, dacci sempre questo pane». ...paro paro la samaritana al pozzo, che gli domanda un'acqua per la sua brocca così da non dover andare troppo spesso ad attingerla al pozzo... Povero Gesù... scambiato anche per un Supermercato all'ingrosso di pane, pesce e acqua !!!
Ma nel momento in cui iniziano a comprendere che Gesù, parlando del pane sta parlando di Se stesso, iniziano a mollarlo... e così, uno alla volta, piano piano, i più si dileguano.
Gesù assomiglia a una bella torta (non fatta da me...), che sta al centro di un tavolo... tutti i commensali la guardano con meraviglia, ma tra di loro ci sono gli ingordi che esagerano e ne mangiano più del necessario, altri.. quanto basta, altri... la sprecano spargendo pezzi su tutta la tavola, e altri infine la disprezzano senza neanche assaggiarla.
E allora, se non vogliamo essere come la folla che non comprende Gesù, dobbiamo impegnarci e rimanere in fila... per nutrirci di questo cibo che Lui ci mette a disposizione. Dobbiamo cercare, insomma, di prendere sul serio il Suo invito, fidandoci di Lui e avvicinandoci alla Sua mensa con cuore sincero. E quando ci dice: chi viene a me, non avrà più fame”, attenzione... non significa che siccome ho fatto la comunione sono a posto... perché si potrebbe morire di fame ugualmente se non ci avviciniamo a Gesù con sincerità. Con l'Eucaristia noi entriamo infatti in comunione con Lui già in questa vita, anche perché lassù, mi sa che non avremo bisogno di fare la comunione... Gesù sarà davanti a noi e potremo vederlo e toccarlo.
Proviamo a non ricercare sempre segni eclatanti, più evidenti o più sicuri, perché, liberandoci da questa ossessione, riusciremo a dare il giusto valore a quello che abbiamo già ogni giorno sotto il nostro naso e ci è offerto come dono. Un dono che nutre il corpo e guarisce l'anima.
Pace e bene

mercoledì 22 luglio 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,1-8 - Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.


 Gv 15,1-8

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore
Riflessione

Gesù, dicendoci nel Vangelo di oggi: “Io sono la vite vera...”, ci mette in guardia; ed è come se ci dicesse di stare lontani da tante piante di vite selvatiche che crescono dappertutto, ma che non daranno mai frutto. "Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata” (Mt 15, 30). Quindi, se ci ostiniamo a rimanere attaccati alla pianta sbagliata finiremo nel caminetto!!!
Il cammino di fede è come una pianta di vite... ha necessità di cure continue e, a volte, drastiche. Dio, che è l'agricoltore, ha molta pazienza, ogni giorno lavora per la Sua vigna affinché nel giorno della vendemmia il Suo Regno sia colmo di ceste d'uva. Possiamo considerare inoltre come la vite sia un segno di comunione, infatti, dal suo frutto si ottiene il vino... e questo durante l'ultima cena viene trasformato: "...Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati (Mt 26, 28). Quindi, se Lui è la vite e noi i tralci, il raccolto è bello che assicurato. San Paolo, nella lettera ai Romani, ci dà un ottimo incoraggiamento: Se le primizie sono sante, lo sarà anche tutta la pasta; se è santa la radice, lo saranno anche i rami” (Rm 11, 16).
Il problema di tanti cristiani è che vogliono essere circondati da piante o erbacce per sentirsi più sicuri e non sentirsi soli. I soldi, le cene con amici, i viaggi, la bella automobile, le discoteche, i vestiti firmati, non sono altro che erbacce che coprono la pianta. Tutte cose stimolanti e piacevoli, ma che non durano, e una volta circondata la pianta soffoca e muore. Piano piano infatti, ci si renderà conto che tutte queste cose hanno una fine... e così, un bel giorno, ci si ritroverà veramente soli. Allora Gesù, oggi, ci dà la ricetta per evitare di soffrire inutilmente... “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto”. Dire di si a Dio e mettersi nelle Sue mani significa accettare di lasciarsi lavorare. Significa lasciarsi svestire completamente... e poi, Lui stesso confezionerà un bel vestitino fatto apposta per noi. Questo momento di spogliamento è per noi piuttosto doloroso. Con le Sue cesoie infatti, il Signore molto spesso sembra che non vada tanto per il sottile, è un po' pesante, addirittura insopportabile!!!... E così, sforbiciata dopo sforbiciata, ti ritrovi nuda. Non solo... ma guardandoti attorno vedi tanto verde e, per un momento, ti senti sconsolata e infreddolita... quasi, quasi, invidi la pianta selvatica piena di foglie. Ti ritrovi inoltre a combattere con le tue debolezze e a dover sopportare la derisione delle altre piante, apparentemente più rigogliose e prospere di te. Mi viene in mente un passo di Isaia (5, 20): “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro”. Questo passo dovremmo tenerlo a mente in certi momenti di tentazione...
Allora, una volta che abbiamo deciso di farci lavorare, cerchiamo di essere dei bravi pazienti e sopportiamo le medicine anche se, a volte, sono un po' amare. Gesù non ci molla un attimo e non ci nega mai la Sua tenerezza. Il Suo mantello infatti è sempre sulle nostre spalle. Lui non permetterà mai che i Suoi amici muoiano di freddo... e, anche nel post-operatorio si prende cura di noi, non ci farà mancare mai niente. La pace e la gioia sono i Suoi doni preferiti... La cosa singolare in questo cammino di fede, è che non siamo a posto con una sola potatura, essendo dei malati cronici e piuttosto complicati, abbiamo bisogno ogni giorno di essere ritoccati. Con me il buon Dio non rimarrà mai senza lavoro!!!
Con il Sacramento della Confessione, "frequente", abbiamo poi la possibilità di eliminare subito le piccole piantine selvatiche che stanno per spuntare attorno, in modo da essere sempre lindi. Essere spolverati è meno doloroso che essere potati... Quindi... E poi, accostandoci ogni giorno alla Sua Mensa, continueremo a rimanere con Lui e nessuno ci potrà più estirpare. Le Sue radici infatti, non sono di questo mondo...
Pace e bene

martedì 21 luglio 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 20, 1-2.11-18 - Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.



Gv 20, 1-2.11-18



Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Parola del Signore


Riflessione


Maria, come tutti i discepoli, è ancora smarrita per quello che è accaduto nei giorni precedenti. Il dolore è grande ma, nonostante tutto, si butta giù dal letto mentre ancora è buio e va a trovare il suo Signore... la sua Aurora. E' bellissima questa immagine!!!... Dovremmo imparare da lei quando nei momenti di dolore, di buio, di sofferenza, di disagio... ci lasciamo andare, ci angustiamo, ci disperiamo, non vogliamo reagire, ci rinchiudiamo in noi stessi, non vogliamo fare più nulla né per noi, né per gli altri... Maria si trova davanti al sepolcro di Gesù e piange... pensa che il Suo corpo sia stato rubato. Certo fa un po' sorridere il fatto che scambia Gesù per un giardiniere, un ladro di salme, e in più anche poco furbo... Si è mai visto un ladro che dopo aver rubato se ne sta tranquillo ad aspettare le forze dell'ordine?... L'inquietudine e l'affanno la tormentano finché il “giardiniere” pronuncia il suo nome: "Maria"!!!... Adesso i dubbi, le inquietudini e le angosce svaniscono... solo il suo Maestro la poteva chiamare in quel modo così dolce, così tenero... Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia (Salmo 126, 2).
Come Maria però, anche noi, molto spesso, specialmente nei momenti di dolore, abbiamo delle difficoltà a riconoscere il Signore, a riconoscere la Sua voce... Nella nostra quotidianità ci sono momenti in cui tutto sembra finito, tutto si sgretola: tanti dolori, tante delusioni, tanti tradimenti... è come se il terreno ti venisse a mancare sotto i piedi. Il pianto che sgorga da queste sofferenze ci annebbia la vista e ci impedisce di vedere chi ci sta accanto. Siamo così concentrati su noi stessi e su quello che ci sta accadendo che non vediamo chi al nostro fianco soffre più di noi. Ma le nostre orecchie funzionano meglio dei nostri occhi (a volte)... infatti Maria riconosce Gesù dalla Sua voce... Una voce non menzoniera, che si distingue da quella di un brigante perché è la voce del buon Pastore... "Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono" (Gv 10, 27). Certo che ascoltare la voce di Dio, parlare con Lui,  obbedirGli... oggi è considerato da tanti una follia... e forse lo è anche!!!
Non è facile infatti riconoscere la voce di Gesù in mezzo alla confusione che ci circonda; confusione fuori e dentro di noi... in mezzo alla vita frenetica di questo mondo, in mezzo ai problemi e alle sofferenze di ogni genere... come riconoscere la voce di Gesù? Abbiamo bisogno di un aiuto perché non è facile discernere la voce di Dio dalla nostra. A volte siamo convinti che sia Lui a parlare, invece sono solo i nostri desideri. Ecco perché abbiamo bisogno di una buona guida spirituale che ci accompagni lungo il cammino. Non è facile da trovare neanche quella... ma una volta trovata, non pensiamo di aver risolto i nostri problemi o i nostri turbamenti... i timori li avremmo sempre; diceva giustamente Sant'Alfonso Maria de Liguori in Solitudine e aridità spirituale - “La Pace vera e totale Dio ce l'assicura solo in cielo. In questa vita vuole che avvertiamo qualche timore, altrimenti ci dimentichiamo di chiedergli il suo aiuto divino e non confidiamo più nella sua misericordia. Proprio per questo Dio permette che siamo turbati da timori, per non lasciare di ricorrere a lui”.
Con la Risurrezione Gesù ci dimostra che è un uomo di parola come pochi... mantiene la Sua promessa: “Si dimentica forse una donna del suo bambino così da non commuoversi per il figlio del suo seno? Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49, 15).
Gesù ci ridà la speranza e ci fa capire che il Suo amore è più forte della morte e che niente può distruggerlo... "E se anche doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non vi sgomentate per paura di loro, né vi turbate, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi..." (1Pt 3, 14-15).
Gesù è stato e sarà il Signore dei vivi e non dei morti. Dobbiamo quindi cercare Lui non nel sepolcro ma dentro il nostro cuore... nel nostro intimo. Lui infatti continua ancora oggi a essere presente e vivo come non mai nell'Eucaristia. Lui vive in noi ogni Santo giorno e possiamo così esclamare come San Paolo: "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2, 20).
Nel momento della Comunione entriamo in intimità con Gesù come se fosse un amico vero e vivo... perché Gesù è Risorto e quindi vive. E' un balsamo per le nostre ferite... è un fuoco che non brucia e che rimane acceso in noi anche quando rientriamo a casa o siamo presi dalle nostre occupazioni.
E' un amico che riempie le nostre giornate e ci fa desiderare di stare sempre con Lui, ci fa desiderare di non mollarlo un solo istante.
E quando nei momenti di sconforto i nostri occhi si appannano dal pianto, proviamo ad aggrapparci a Lui... Lui non aspetta altro che asciugare le nostre lacrime. E poi... possiamo domandarGli di aiutarci ad annunciare al mondo, con la nostra vita, la gioia di averLo incontrato... un incontro che cambia la vita, che cambia il cuore riempiendolo di speranza, di fede e di amore. La nostra vita finalmente diventerà un capolavoro! Allora, forza e coraggio... non perdiamo la speranza perché, come ha detto Papa Francesco: "Quando un cristiano dimentica la speranza, o peggio perde la speranza, la sua vita non ha senso. È come se la sua vita fosse davanti ad un muro: niente. Ma il Signore ci consola e ci rifà, con la speranza, andare avanti".
Pace e bene

domenica 17 maggio 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,29-33 - Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!



 Gv 16, 29-33
In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Parola del Signore
Riflessione

Quanto è facile dire a parole: “Per questo crediamo che sei uscito da Dio”... Ma nella quotidianità, siamo pronti a portare il peso della croce? Oppure Gesù è presente nella misura in cui ci serve? Siamo pronti ad accettare di essere trattati come è stato trattato Gesù? Davanti alle avversità della vita, reagiamo come ha reagito Lui? Mi sa di no... Il Signore conosce le nostre debolezze, conosce i nostri bellissimi propositi... che non durano più di un minuto. Ma conosce anche il nostro dispiacere nel momento del fallimento. Lui sa molto bene quanto ci sentiamo soli quando ci ritroviamo spaventati di fronte alle avversità. Noi, non siamo più bravi degli apostoli. Avremmo forse superato più brillantemente la prova nel momento della Sua passione?... Meno male che, come dice Gesù, c'era il Padre... altrimenti avrebbe compiuto il suo sacrificio nella più grande solitudine.
E se le parole: Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo” appaiono quasi una sgridata, poi, come un vero amico ci dà una pacca sulla spalla e ci incoraggia a seguirlo: abbiate coraggioperchè, con Lui accanto, non saremo mai soli. E con l'affermazione: “io ho vinto il mondo!” ci da una luce e una speranza per la notte più buia. Così Gesù invita tutti noi a non lasciarci prendere da pessimismi e da tristezze, perché è l'ottimismo che deve stare nel cuore di un vero discepolo, il quale mette tutta la sua speranza in Colui che ha vinto il mondo. A questo punto entrano in ballo i veri amici di Gesù... se nella nostra vita abbiamo incontrato un vero discepolo che ci sta accanto in questo cammino, le cadute saranno meno traumatiche, se invece non è così, preghiamo il Signore di mandarcene uno... sono sicura che prima o poi ci esaudirà...
Allora continuiamo a pregare, continuiamo a sperare, continuiamo a chiedere. Continuiamo insomma a stare accanto a Lui anche quando agli occhi di tanti, e molte volte anche di chi si professa credente, non c'è niente da fare. Alzare la bandiera bianca con Gesù accanto non deve esistere, perché se rimaniamo con Lui siamo invincibili, e chi ha Dio come amico non manca di nulla. “La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono” (Eb 11, 1).
Pace e bene 

giovedì 14 maggio 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16, 20-23 - Nessuno potrà togliervi la vostra gioia.



 Gv 16, 20-23

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Parola del Signore
Riflessione

Il giorno prima di morire Gesù fa un discorsetto particolare ai Suoi discepoli, questo discorsetto è ancora valido per noi oggi. Come si dice: "Uomo avvisato... mezzo salvato!!!".
Proviamo ad immaginare la scena... Gesù riunisce i suoi amici e li avvisa che fra poco non sarà più con loro, dice che saranno esposti agli attacchi del mondo molto incredulo, che saranno accusati ingiustamente per causa sua, che avranno momenti di confusione e di tristezza... Una bella prospettiva!!! Cosa sarà frullato nella loro testa e nel loro cuore?
Senza Gesù, che in qualche modo li proteggeva, sarebbero stati capaci di camminare sempre sulla retta via?... Quando il mondo avrebbe fatto di tutto per metterli al tappetto, come avrebbero reagito?... Avrebbero retto senza scoraggiarsi, vedendo il mondo nella gioia e nella prosperità, mentre loro dovevano sopportare tribolazioni, affanni, strettezze?... Mi sa che questi pensieri frullano anche oggi nella testa e nel cuore di tanti di noi. Infatti, come è possibile essere gioiosi quando si attraversano momenti di dolore, di malattia, di persecuzione, di incomprensione, di abbandono... insomma, tribolazioni di ogni genere? Ma se ci fidiamo delle parole di Gesù, con il suo aiuto, riusciremo a vedere con un'altra luce i momenti di afflizione e di disagio. Ci sarà dato di credere che questi momenti non sono inutili e sterili, ma fecondi. Come il chicco di grano che deve morire per portare frutto... Come Maria, quando Gesù le consegna il Suo testamento... "Donna, ecco il tuo figlio!", può intuire la futura moltitudine dei figli di Dio... E' la gioia di Gesù che, grazie alla Sua obbedienza al Padre, salverà l'umanità intera. Tutto questo dovrebbe aiutarci a superare i nostri dolori, i nostri affanni, i nostri momenti di scoraggiamento, dovrebbe darci la speranza che la luce, la gioia, l'amore... avranno l'ultima parola. Gesù è la nostra gioia!
Come sappiamo bene, i veri discepoli del Signore non sono immuni dalle sofferenze, anzi... a dire il vero ne hanno il doppio, ma la presenza reale di Gesù nel nostro cuore è un balsamo nei momenti bui e, prima o poi, Lui li trasformerà in gioia. Attenzione, il male subito o fatto rimane, ma il dolore si trasformerà e diventerà come una sorgente d'acqua fresca che zampilla nel deserto.
Gesù fa poi un esempio della sofferenza e della gioia parlando di una donna che stà per mettere al mondo un bimbo. Un esempio ben azzeccato... bella mossa Gesù!!!
Quante volte abbiamo sentito dire da una neo mamma: "Per carità... ho sofferto così tanto che questa è l'ultima volta, mai più figli!!!"... L'ultima parola famosa!!! Dopo un anno la si rivede nuovamente con il pancione. Allora mi domando: e il dolore, che fine ha fatto?... Eh... mi sa che ha ragione Gesù!!! Dopo un po' non lo si ricorda più!!!
Mi viene in mente quando ero piccola. Avevo le ginocchia che erano una crosta ambulante per le cadute sui pattini. Ogni caduta era una tragedia napoletana... lacrimoni, sangue... e mia madre, dopo avermi spruzzato quell'alcool terribile che faceva più male della ferita, mi diceva la solita frase: “Quando ti sposerai... non te ne ricorderai più!”. Meno male che il dolore è passato molto prima, altrimenti, visto che non mi sono sposata, sarei ancora qui a soffrire!!!
Comunque, tornando al Vangelo, Gesù ci incoraggia tutti dicendo che le sofferenze quaggiù sono necessarie in vista di una nuova nascita che ci otterrà il dono della vita eterna. Una visione molto ottimista!!!... Guardiamo allora Gesù sulla Croce, la sua sofferenza quando si è sentito abbandonato dal Padre... Quando saliva il calvario c'era tra la folla chi gli sputava addoso e lo insultava, e c'erano anche persone che Lui aveva guarito e beneficato... Il fuggi, fuggi dei discepoli non era certo una consolazione; il dolore dei flagelli e dei chiodi... Insomma, dolori fisici, morali e spirituali... Ma Gesù sapeva che tutte queste sofferenze si sarebbero trasformate in gioia. Lui, con la Sua morte e resurrezione, ha dato alla luce una nuova discendenza... ”... se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24).
Chiediamo allora al buon Dio di rafforzare la nostra fede per non vivere quaggiù in modo rassegnato e apatico. Evitiamo di scolpire le nostre sofferenze, i nostri dolori, i nostri tormenti... su una pietra indelebile e le gioie sul bagnaasciuga del mare. Proviamo a fare il contrario, così le gioie rimarranno sempre impresse, nessuno potrà portarcele via e ci serviranno anche da balsamo per i momenti NO...
Il Vangelo termina con una affermazione un pochetto particolare... ”Quel giorno non mi domanderete più nulla”...
Caro Gesù... è vero che in quel giorno di stupore e di gioia a nessuno verebbe in mente di domandarti altro, però una cosa siamo obbligati a fare... renderti grazie e lodarti per essere morto e risorto per noi. Grazie Gesù mio... grazie...
Pace e bene