
Quando, nel 1845, grazie al contributo del passionista p. Dominic Barberi, l'illustre anglicano John Henry Newman (1801-1890) fu accolto nella Chiesa Cattolica, nessuno poteva immaginare che un giorno sarebbe diventato un sacerdote cattolico oratoriano, un cardinale, un santo e un importante teologo, la cui vita e le cui opere avrebbero influenzato in modo permanente generazioni di credenti. Dopo la sua conversione, molti si chiesero cosa lo avesse spinto ad abbandonare i suoi amici, i suoi parenti e una posizione di spicco all'Università di Oxford. Nella sua autobiografia "Apologia pro vita sua", ancor oggi un classico spirituale e letterario, Newman espose una serie di motivi che lo portarono ad essere fermamente certo che solo nella Chiesa Cattolica si può trovare la pienezza della verità. Quanto quest'uomo sensibile e riservato si fosse lasciato guidare da Dio, fin da quando era un giovane religioso anglicano, è evidente dalle parole della sua famosa poesia: "Guidami tu, Luce gentile, attraverso il buio che mi circonda... sii tu a condurmi! ... Non chiedo di vedere ciò che mi attende all'orizzonte, un passo solo mi sarà sufficiente".
Diamo ora uno sguardo ad alcune tappe dell'avventura intellettuale e spirituale che portò Newman nella Chiesa di Roma.
John Henry, un giovane intelligente e avido di sapere, proveniente dalla benestante famiglia Newman, giunse ad Oxford, per gli studi universitari, nel 1817; successivamente, nel 1822, diventò membro e professore del rinomato Oriel College. Contrariamente al progetto originario di diventare avvocato, nel 1825, quando aveva 24 anni, John Henry si fece ordinare prete anglicano. "Tra i 19 e i 27 anni, Dio mi ha condotto avanti attraverso una serie di coincidenze. Sono stato l'opera delle sue mani", avrebbe scritto in seguito. Per un breve periodo, Newman fece parte della corrente evangelica "Chiesa d'Inghilterra" e in questo spirito, oltre all'insegnamento, assunse anche compiti pastorali per innalzare il livello religioso di Oxford. Nel 1828 divenne responsabile della chiesa universitaria St. Mary the Virgin, impegnandosi molto per le anime. In breve tempo, raggiunti i 27 anni, lo studioso, che conosceva a memoria la maggior parte della Sacra Scrittura, diventò famoso tra i professori, gli studenti e nella diocesi, per le sue omelie accuratamente elaborate, pronte perfino per la stampa. Era molto stimato anche per la sua personale ricerca della santità e per l'autentico impegno a vivere ciò che predicava.
"Il cristiano possiede una pace profonda che il mondo non vede... il cristiano è sereno, gentile, mite, premuroso, forte, non esigente. non conosce finzioni...". In verità. si può dire che, con queste sue parole, il nobile Cardinal Newman stia descrivendo sé stesso.
“I Padri mi hanno fatto diventare cattolico”
In quel periodo, l'intellettuale anglicano cominciò a leggere e a studiare sistematicamente i Padri della Chiesa: Ignazio d'Antiochia, Giustino Martire..., affascinato specialmente dalla figura di sant'Atanasio d'Alessandria, il grande difensore del Credo Niceno contro l'eresia ariana. La ricchezza spirituale e il tesoro, scoperti nei testi dei Padri della Chiesa, (a partire dal IV secolo la Chiesa si è basata sulla loro vita santa e sulla loro dottrina ortodossa), daranno in futuro un'impronta essenziale alla vita e alla predicazione di Newman - e anche di più! Con alcuni amici stimati, tutti teologi ed ecclesiastici anglicani come lui, dal 1833 Newman operò in tutta l'Inghilterra con il cosiddetto "Movimento di Oxford".
In dura lotta contro lo spirito del tempo, questo movimento aspirava ad un rinnovamento della Chiesa inglese di Stato, indebolita dal protestantesimo e dal liberalismo, basandosi sullo spirito dei Padri della Chiesa e sulla Chiesa delle origini - in ogni caso con una chiara distanza dalla Chiesa di Roma. Fu un periodo di intensa predicazione, studio e stampa di volantini, piccole pubblicazioni e trattati. Era soprattutto Newman a convincere il pubblico e i lettori con la sua mente acuta e la sua penna feconda. Tuttavia lo studio teologico dei Padri della Chiesa fece vacillare le sue convinzioni personali. Sempre più spesso fu assalito da dubbi riguardo la continuità della Chiesa d'Inghilterra con la Chiesa apostolica. Non sorprende quindi che confidasse a Edward Pusey, uno dei suoi fedeli compagni di battaglia: "I Padri della Chiesa mi hanno reso cattolico e non respingerò la scala sulla quale sono entrato nella Chiesa".
Passo dopo passo, Newman si avvicinò sempre più alla Chiesa Cattolica; ma per lui, vissuto nell'anglicanesimo e profondamente radicato in esso, dove il Papa era considerato l'Anticristo, fu un processo lungo e faticoso, una maturazione, un liberarsi e un familiarizzare: "Ai giorni nostri, Dio onnipotente sembra proprio mostrare la sua misericordia e... guidare molti alla piena verità, come essa è in Gesù; li guida e loro stessi non lo sanno. Essi cambiano gradualmente e, a poco a poco, trasformano le loro opinioni mentre pensano di essere rimasti gli stessi. Altri forse vedono com'è la situazione di questi, ma non vedono sé stessi; a tempo giusto lo vedranno. Questa è la meravigliosa via di Dio".
Infatti i professori e gli amici anglicani si allontanarono sempre di più da Newman e, nelle loro lettere pastorali, i vescovi intervennero contro le sue idee di riforma. Soprattutto il suo "Trattato 90" causò una violenta opposizione e lui, che ne era l'autore, venne marchiato pubblicamente come traditore, cosa che significò la fine di tutto il Movimento di Oxford. L'uomo, prima molto stimato, venne considerato un rinnegato. Guardando indietro, Newman scrisse nella sua "Apologia": "Dalla fine del 1841, per quello che riguarda la mia appartenenza alla Chiesa Anglicana, ero sul letto di morte, anche se allora lo percepivo solo un poco alla volta". La sua ultima predica da anglicano, "Separarsi dagli amici", tenuta nella chiesa che aveva costruito a Littlemore, un piccolo villaggio che apparteneva alla sua parrocchia, rispecchia il drammatico dolore vissuto da Newman quando, seguendo la sua coscienza e il suo amore per la verità, si ritirò: "Pregate che possa riconoscere la volontà di Dio in tutte le cose e che sia pronto a compierla in ogni momento".
L'accanito combattimento di Littlemore
Nel 1842 Newman fissò la sua dimora proprio a Littlemore, che distava un'ora di cammino da Oxford. La sua lotta per ottenere chiarezza nelle grandi domande che lo agitavano, si abbinò ad una vita ascetica, ad una intensa preghiera e allo studio. Fu una vita di alti e bassi. "Il cielo si era aperto e si era chiuso di nuovo. Per un istante mi veniva il pensiero che, dopo tutto, la Chiesa di Roma si sarebbe dimostrata essere quella giusta; poi spariva di nuovo. Le mie vecchie convinzioni erano rimaste le
stesse di prima". Per molti aspetti, la dottrina della Chiesa di Roma non coincideva con la sua pratica vissuta: "Finché Roma è così com'è, l'unità è impossibile... Se vogliono convertire l'Inghilterra, devono andare scalzi nelle nostre città industriali, devono predicare alle persone come ha predicato il nostro Francesco Saverio, devono farsi percuotere e calpestare e allora ammetterò che sono in grado di fare ciò che noi non siamo in grado di fare".
" Lì mi è stata mostrata la mia via e ho ricevuto una risposta alle mie preghiere", scriveva Newman ad un amico sei mesi dopo la sua conversione.
Sentimenti contrapposti e il richiamo della sua coscienza occuparono pesantemente Newman alla ricerca della verità, fino a che egli comprese che era la Chiesa Cattolica, e non l'Anglicana, a trovarsi nella successione apostolica. Malgrado la sorpresa, il rifiuto e il disprezzo che la sua conversione avrebbe suscitato, questa convinzione gli diede la forza di lasciare coraggiosamente tutto, per seguire, come uomo d'azione, la "Kindly Light", "la Luce gentile" della fede. Per prima cosa, egli ritrattò pubblicamente tutte le sue dure dichiarazioni contro la Chiesa di Roma; poi si dimise dalla sua carica di sacerdote anglicano e abbandonò la sua attività di insegnamento ad Oxford - passi di grande peso e con ampie conseguenze per una delle personalità più note dell'anglicanesimo di allora, un uomo che sarebbe diventato un luminoso modello per un'intera generazione di studenti e religiosi! A sua sorella scrisse: "Ho un buon nome presso molte persone; lo sacrifico deliberatamente... Rattristo tutti quelli che amo, preoccupo tutti quelli ai quali ho insegnato e che ho sostenuto. Vado da uomini che non conosco e dai quali mi aspetto molto poco. Faccio di me stesso un emarginato e questo alla mia età... in che cosa dovrei sperare se non in Lui? Chi altro può dire una parola di consolazione se non Lui?".
Un po' come Abramo, John Henry partì per una terra a lui sconosciuta; il suo caro amico Pusey scrisse: "È uscito come da un semplice dovere... per mettersi completamente nelle mani di Dio". In seguito, lui stesso descrisse il suo comportamento: "Sapevo che era necessario cercare la Grazia di Dio là dove Lui l'aveva deposta, se volevo partecipare ad essa. Ho creduto che questa grazia si può trovare solo nella comunità di Roma, non in quella anglicana. Per questo sono diventato cattolico".
Una conversione per mano di Maria
Newman sapeva di essere guidato da Maria, nella sua vita e nella sua ricerca della verità; l'infuocata difesa della Madonna, nelle sue parole e nei suoi scritti, gli procurò in seguito il titolo di "Dottore mariano del XIX secolo". Giunse a questa profonda convinzione: "Se Maria è venerata, veramente venerata, anche Cristo è venerato".
Parlare della Madre di Dio diede calore alle sue prediche successive e questo grande uomo di preghiera mai fu stanco di contemplarla, ad esempio come "nuova Eva", "Rosa mistica" o "Stella del mattino". "Maria non brilla per sé stessa e non brilla da se stessa, Lei è piuttosto il riflesso del suo e del nostro Salvatore e lo glorifica. Quando appare nel buio, sappiamo che Lui è vicino".
Il 9 ottobre 1845, un passionista italiano, il beato p. Dominic Barberi (1792-1849), umile apostolo dell'Inghilterra, ebbe il privilegio di accogliere John Henry Newman nel seno della Chiesa, "nell'unico vero gregge del Salvatore". La sera prima, p. Barberi era arrivato a Littlemore con la pioggia. In seguito raccontò: "Mi sono seduto vicino al camino per asciugare i miei abiti. In quel momento Newman è entrato nella stanza, si è gettato ai miei piedi, mi ha chiesto la benedizione, di ascoltare la sua confessione e di accoglierlo nella Chiesa". Che cosa si saranno detti quella notte i due uomini di Dio, animati da una profonda interiorità, prima che John Henry il giorno dopo si convertisse nel suo oratorio privato, "con tale fervore e devozione che ero quasi fuori di me dalla gioia", testimoniò p. Dominic.
...questo ha provocato un'ondata
Se fino a poco prima della sua conversione, Newman aveva evitato il contatto con i cattolici, con le loro chiese e le loro forme di culto, ora respirava intensamente e con gratitudine "l'aria saporita della religione cattolica" - anche a Roma dove Papa Pio IX lo salutò con gioia come "pecorella ritrovata" e dove, a 46 anni, fu ordinato sacerdote cattolico. Subito dopo entrò nell'Oratorio di san Filippo Neri e a Birmingham fondò la prima sede di sacerdoti secolari in terra inglese, mettendola totalmente sotto la protezione della Madonna. Newman era felice: "Mai, neanche per un minuto mi è venuta la tentazione di pentirmi del grande passo... io stesso ho trovato tutto quello che cercavo, tutti i miei desideri sono appagati, come è stato per tutti quelli che sono diventati cattolici e che conosco più da vicino". Negli anni successivi, alcune centinaia di universitari, studenti e anche accademici seguirono il suo esempio, una vera ondata di conversioni! Lo stesso Newman, con molta sensibilità, con i suoi consigli e la sua delicata guida spirituale, poté indicare a molti la strada "per Roma".
Ma lo zelo e lo slancio, questo "nuovo vino", del grande maestro e pastore di anime, che lavorava duramente, in alcuni luoghi si scontrò con una violenta opposizione: gelosia nel clero. incomprensioni e dubbi sull'ortodossia di Newman ed anche attacchi pubblici da parte degli anglicani, che lo fecero passare per un bugiardo: "Ho lavorato in Inghilterra per essere frainteso, calunniato e deriso", ammise avvilito. Nel 1864 compose la già citata "Apologia", in cui espose dettagliatamente i motivi della sua conversione e che lo rese famoso presso amici e nemici. Nonostante prove durate anni, la certezza della fede di Newman brillò immutata fino a che egli morì molto anziano, a 89 anni, nell'Oratorio
di Edgbaston a Birmingham. Fu un ricercatore appassionato, privo di compromessi che, sempre riconoscente, rimase fedele alla verità che aveva trovato: "Dal momento in cui sono diventato cattolico... ho vissuto in completa pace e in una indisturbata calma interiore, senza essere afflitto dal minimo dubbio ... mi è sembrato come se avessi raggiunto il porto sicuro dopo un viaggio burrascoso; e la felicità che ho provato per questo è durata senza interruzioni fino ad oggi". In modo commovente aveva pregato in una delle sue ultime meditazioni: "Gesù, rimani vicino a me! Allora anche io brillerò come Tu hai brillato, sarò luce per gli altri".
Quando, a 78 anni, fu nominato cardinale da Papa Leone XIII, Newman scrisse al suo amico Dean Church a proposito di questa tardiva, meritata onorificenza: "Tutte le chiacchiere che circolavano su di me, che sarei un mezzo cattolico, un cattolico liberale, sospetto, inaffidabile, ora sono finite".
La canonizzazione del Cardinal Newman ha avuto luogo nel 2019. È chiamato spesso "Dottore della Chiesa dell'età moderna" ed essendo una figura di spicco della storia della Chiesa con tutta probabilità, in futuro, sarà riconosciuto e annoverato ufficialmente tra i moderni Dottori della Chiesa.
Tratto dalla rivista “IL TRIONFO DEL CUORE” – Luglio Agosto 2024
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