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venerdì 28 ottobre 2016

Beata Chiara Luce Badano -Tema: Cancro - Focolari - Chiara Badano detta Chiara Luce (Sassello, 29 ottobre 1971 – Sassello, 7 ottobre 1990) è stata una giovane appartenente al Movimento dei Focolari, morta a diciotto anni per un tumore osseo. Dichiarata venerabile dalla Chiesa cattolica il 3 luglio 2008, è stata proclamata beata il 25 settembre 2010. La sua data di culto è stata stabilita al 29 ottobre.


«Giovani, non abbiate paura di essere santi!» Questo appello lanciato dal beato Giovanni Paolo II nell’agosto 1989, alle Giornate  Mondiali della Gioventù di Santiago de Compostela, risuonava nel cuore di Chiara, una giovane italiana diciottenne. Dalla sua camera di malata, seguiva l’avvenimento alla televisione e offriva le sue sofferenze per i giovani. Ventun anni più tardi, il 3 ottobre 2010, dalla Sicilia, papa Benedetto XVI la proponeva loro come esempio: «Sabato scorso, a Roma, è stata proclamata beata... Chiara Badano... [che] è morta nel 1990, a causa di una malattia inguaribile. Diciannove anni pieni di vita, di amore, di fede. Due anni, gli ultimi, pieni anche di dolore, ma sempre nell’amore e nella luce, una luce che irradiava intorno a sé e che veniva da dentro: dal suo cuore pieno di Dio! Com’è possibile questo? Come può una ragazza di 17  - 18 anni vivere una sofferenza così, umanamente senza speranza, diffondendo amore, serenità, pace, fede?»
Il 29 ottobre 1971, dopo undici anni di matrimonio, Ruggero e Maria Teresa Badano vedono finalmente realizzarsi il loro desiderio più caro, con l’arrivo della loro prima e unica figlia: Chiara, nata a Sassello, paese della Liguria, nell’entroterra del golfo di Genova. «Quando è arrivata, testimonierà suo padre, questo ci è subito apparso un dono. L’avevo chiesto alla Vergine in un santuario della nostra diocesi. Questa bambina coronava la nostra unione.» Sua madre aggiungerà: «Cresceva bene, sana, e ci dava una grande gioia. Ma sentivamo che non era solo nostra figlia. Era prima di tutto figlia di Dio, e dovevamo educarla così, rispettando la sua libertà.» Mentre Ruggero percorre tutta l’Italia al volante del suo camion, Maria Teresa lascia il suo lavoro per dedicarsi all’educazione della loro figlia: «Ho compreso, dirà, l’importanza di rimanere costantemente accanto ai propri figli, non tanto parlando, ma con l’essere madre, vale a dire amando, e insegnando loro ad amare.»