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domenica 4 luglio 2021

Il Sacramento della Confessione



Il perdono dei peccati e la piena riconciliazione dell’uomo con Dio sono avvenuti in Cristo, per la Sua Croce e Risurrezione. In noi avvengono per opera dello Spirito Santo, mediante la mediazione e il ministero della Chiesa.

Il sacramento che toglie tutti i peccati, sia il peccato originale (anche per i neonati) che i peccati personali (di chi ha già l’uso di ragione) è  quello del Battesimo: esso ci purifica dai peccati e ci inserisce nella vita divina della SS.ma Trinità. Così dice Gesù (cfr. Mc 16,16) e così professiamo di credere anche nel Credo: “Professo un solo battesimo per il perdono del peccati”.

Per i peccati, specie se gravi (mortali), che purtroppo possiamo ancora commettere anche se battezzati e cristiani (resi cioè figli di Dio, uniti a Cristo e abitati dallo Spirito Santo) Gesù ha istituito un nuovo sacramento, quello della Penitenza, detto anche della Riconciliazione o Confessione (cfr. Gv 20,21-23).

Dio, che conosce il nostro cuore, vede subito se siamo davvero pentiti dei nostri peccati e ci accoglie; ma il perdono oggettivo dei peccati mortali commessi ci è dato solo attraverso il Sacramento della Riconciliazione, confessandoli cioè davanti al sacerdote e ricevendone da lui l’assoluzione.

Nel sacramento il sacerdote agisce “in persona Christi”, cioè è Gesù stesso che agisce in lui, tanto è vero che al momento dell’assoluzione il sacerdote usa il primo pronome personale "“Io ti assolvo".

Il sacerdote, in modo subordinato al Vescovo (1), può e deve assolvere tutti i peccati che un penitente (battezzato) confessa, purché questi ne sia pentito ed abbia il proposito, con l’aiuto di Dio, di non commetterli più; altrimenti non ci sarebbe un vero pentimento, cioè non sarebbe ancora convinto che quella scelta è peccato e come tale è davvero il proprio male!

Quando mancasse tale pentimento e soprattutto tale proposito, come nel caso di chi vive stabilmente in una situazione di peccato, il sacerdote non può e non deve assolvere, come prescrive lo stesso Gesù (cfr. ancora Gv 20,21-23).  Tale impedimento non è dato tanto o soltanto dalla gravità del peccato, visto che la misericordia di Dio è infinita, ma appunto dalla situazione di stabilità del peccato, che di fatto rende falso il proposito (necessario per essere perdonati da Dio) di non commetterlo più

giovedì 17 novembre 2016

LA CONFESSIONE FREQUENTE - Prima parte - di BENEDETTO BAUR O.S.B. Arciabate di Beuron





Quale è lo scopo della confessione frequente?
Può ricevere frequentemente il sacramento della penitenza chi ricade continuamente in un peccato mortale e vuole ottenerne il perdono da Dio. Non è questo il senso nel quale noi qui parliamo di confessione frequente. Ciò che qui intendiamo è la frequente confessione di una persona che generalmente non commette nessun peccato mortale, che vive dunque una vita di unione con Dio, e che a Lui è legata nell’amore. Anche questi commette infedeltà e mancanze d’ogni genere, e soffre di varie debolezze, abitudini e tendenze disordinate, nella lotta contro la concupiscenza e l’amor proprio. Egli non resta indifferente all’aver mancato in varie occasioni, sia pure in cose senza alcuna sostanziale importanza, e all’aver agito contro la propria coscienza. Ciò che gli preme è di purificare la sua anima da ogni macchia di peccato o di errore, di conservarla pura e di rafforzare la volontà nella lotta per avvicinarsi a Dio. Per questa ragione egli ricorre spesso, eventualmente anche tutte le settimane, alla confessione. Egli cerca una purificazione interiore, cerca un consolidamento della volontà, una nuova energia per lo sforzo diretto a raggiungere la perfetta unione con Dio e con Cristo. Sa bene di non essere minimamente obbligato in coscienza a confessare i peccati veniali che ha commesso. Sa essere esplicita dottrina della Chiesa che i peccati veniali possono venir taciuti nella confessione, perché esistono molti altri mezzi con i quali la colpa dei peccati veniali viene tolta dall’anima. Tali mezzi sono tutti gli atti di una vera contrizione soprannaturale, tutte le preghiere per il perdono del peccato, tutte le opere assunte e i dolori sopportati con spirito di penitenza e di espiazione. Sono inoltre tutti gli atti di perfetta carità verso Dio e Cristo, tutte le azioni e le opere di cristiano amor del prossimo scaturite da moventi soprannaturali, come tutte le opere compiute e i sacrifici offerti per amore soprannaturale. Un altro mezzo è costituito dal giusto uso dei cosiddetti Sacramentali, per es. dell’acqua benedetta, da una serie di preghiere liturgiche come il Confiteor, L’Asperges e, specialmente, dalla partecipazione alla S. Messa e dalla frequenza alla S. Comunione: per mezzo della S. Comunione noi «veniamo liberati dalle colpe quotidiane» (Concilio di Trento, sess. 13, cap. 2). Quanto facile ha reso dunque la misericordia di Dio all’anima che compie un sincero sforzo, il riparare immediatamente una mancanza nella quale sia incorsa!
I. Quando esistono tante vie per purificare l’anima dal peccato veniale anche all’infuori del sacramento della penitenza, quale senso e quale valore ha la confessione dei peccati veniali? In che cosa consiste l’«utilità» di questa confessione, della quale parla il Concilio di Trento? Esso dice: «I peccati veniali, con i quali non ci escludiamo dalla grazia di Dio e nei quali cadiamo più di frequente, vengono giustamente (recte) e utilmente accusati nella confessione, come è dimostrato dall’uso delle persone pie» (sess. 14, cap. 5).