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venerdì 8 maggio 2015

Colloquio con Motovilov - SERAFIM DI SAROV

 



Era un giovedì. Il cielo era grigio. La terra era coperta di neve. Spessi fiocchi continuavano a turbinare nell’aria quando Padre Serafino iniziò a conversare con me in una radura vicina al suo «piccolo eremitaggio» di fronte al fiume Sarovka che scorreva ai piedi della collina. Mi fece sedere sul ceppo d’un albero da poco abbattuto mentre lui si rannicchiò di fronte a me.
Il Signore mi ha rivelato — disse il grande starez — che dalla vostra infanzia avete sempre desiderato sapere quale sia il fine della vita cristiana. Per questo avete interrogato diverse persone alcune dei quali ricoprivano anche alte cariche ecclesiastiche.
Devo dire che dall’età di dodici anni ero perseguitato da quest’idea e che, per questo, avevo rivolto tale domanda a parecchie personalità ecclesiastiche senza mai aver ricevuto una risposta soddisfacente. Lo starez avrebbe dovuto ignorare tutto questo.
Ma nessuno — continuò Padre Serafino — vi ha mai detto niente di preciso. Vi consigliarono di andare in chiesa, di pregare, di vivere secondo i comandamenti di Dio, di fare del bene. Tale, vi dissero, era lo scopo della vita cristiana. Alcuni giunsero pure a disapprovare la vostra curiosità, trovandola fuori posto ed empia. Essi avevano torto. Quanto a me, miserabile Serafino, ora vi spiegherò in che consiste realmente questo fine.
La preghiera, il digiuno, le veglie e le altre attività cristiane, per quanto possano parere buone, non costituiscono il fine della vita cristiana ma sono il mezzo attraverso il quale vi si può pervenire. Il vero fine della vita cristiana consiste nell’acquisire lo Spirito Santo. Per quel che riguarda la preghiera, il digiuno, le veglie, l’elemosina ed ogni altro tipo di buona azione fatta in nome di Cristo, non sono che dei mezzi per acquisire lo stesso Spirito.

martedì 25 febbraio 2014

San Serafim di Sarov (1759-1833) - Norma di preghiera

San Serafim di Sarov (1759-1833)

            A san Serafim si rivolgevano molte persone appartenenti alle classi umili, nella maggior parte analfabeti, come pure persone che spesso non avevano il tempo libero per la preghiera, del che con vivo rincrescimento informavano il Santo. Egli era indulgente nei confronti delle debolezze e delle sofferenze umane, né d’altra parte voleva imporre ad alcuno preghiere superiori alle forze, per cui raccomandava a queste persone le seguenti norme, assai semplici, concernenti la preghiera.


Norma di preghiera

            Ogni Cristiano, appena svegliatosi dal sonno, stando davanti alle icone reciti tre volte, in onore della Santissima Trinità, la preghiera del Signore; quindi, pure tre volte, il “Rallegrati, o piena di grazia”, ed infine, una volta sola, il Simbolo della fede. Dopo aver recitato queste preghiere, ogni Cristiano attenda alle occupazioni a cui è stato chiamato. Durante il lavoro a casa o per strada, reciti in silenzio la preghiera di Gesù: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore (o peccatrice)”. Se altre persone lo circondano, continuando ad attendere al proprio lavoro, reciti con la mente: “Signore, abbi pietà” e così continui sino al pranzo.
            Prima del pranzo reciti le preghiere del mattino precedentemente indicate. Dopo il pranzo, occupandosi del proprio lavoro, ogni Cristiano reciti in silenzio: “Santissima Vergine, salva me peccatore”, oppure: “Signore Gesù Cristo, per le preghiere della tua Santissima Madre, abbi pietà di me peccatore”. E le ripeta sino all’ora del sonno.
Prima di addormentarsi ogni Cristiano reciti le preghiere del mattino summenzionate; quindi si addormenti dopo essersi segnato, a propria difesa, con il segno della Croce.
Attendendosi a questa norma si può raggiungere la perfezione cristiana, poiché le tre preghiere, che sono state indicate, sono il fondamento del Cristianesimo: la prima ci è stata insegnata dal Signore ed è di modello ad ogni preghiera; la seconda è stata portata dal cielo dall’Arcangelo allorché salutò la Vergine Maria, Madre del Signore. Infine il Simbolo della Fede racchiude in sé in breve tutti i dogmi salvifici del Cristianesimo!

           
            A coloro che per varie ragioni non era possibile attenersi neppure a queste brevi preghiere, san Serafim consigliava di recitarle in ogni circostanza: durante il lavoro, camminando ed anche a letto. Ed in ciò si fondava sulle parole della Scrittura “chi invocherà il nome del Signore, si salverà”, chi invece dispone di più tempo di quanto richiesto per le norme summenzionate, e per di più è una persona istruita, costui, secondo san Serafim, aggiunga anche altre preghiere utili alla vita spirituale, la lettura di canoni, di acatisti, di Salmi, dell’Evangelo e dell’Apostolos.


            San Serafim diceva: Dio è fuoco, che riscalda ed incendia il cuore e l’intimo di ogni uomo. Se sentiamo freddo nel nostro cuore, il che è opera del demonio, poiché egli è freddo, invochiamo il Signore, il quale, giungendo riscalderà il nostro cuore con l’amore perfetto non solo nei suoi confronti, ma anche del nostro prossimo.