giovedì 28 aprile 2016

Santa Gianna Beretta Molla - Magenta, Milano, 4 ottobre 1922 - 28 aprile 1962



P R O F I L O   B I O G R A F I C O

La famiglia

Gianna Beretta Molla nacque a Magenta (Milano), nella casa di campagna dei nonni paterni, da genitori profondamente cristiani, entrambi Terziari francescani, il 4 ottobre 1922, festa di San Francesco d’Assisi, e l’11 ottobre, nella Basilica di San Martino, ricevette il S. Battesimo con il nome di Giovanna Francesca.
Era la decima di tredici figli, cinque dei quali morirono in tenera età e tre si consacrarono a Dio: Enrico, medico missionario cappuccino a Grajaù, in Brasile, col nome di padre Alberto; Giuseppe, sacerdote ingegnere nella diocesi di Bergamo; Virginia, medico religiosa canossiana missionaria in India.
La famiglia Beretta  visse sino al 1925 a Milano, in Piazza Risorgimento n.10; durante i 18 anni della sua residenza milanese, frequentò assiduamente la Chiesa dei Padri Cappuccini in Corso Monforte.
Nel 1925, dopo che l’influenza spagnola si era portata via tre dei cinque figli che morirono in tenera età, e a seguito di un principio di tubercolosi della sorella maggiore Amalia, di sedici anni, la famiglia si trasferì a Bergamo in Borgo Canale n.1, dove l’aria di collina era più salubre.
Il papà di Gianna, Alberto, nato come lei a Magenta, era impiegato al Cotonificio Cantoni, e fece enormi sacrifici perché tutti i figli potessero studiare sino alla laurea, riducendo tutte quelle spese che riteneva essere spese inutili, come quando, di punto in bianco, smise di fumare il suo sigaro. Uomo dalla fede profonda, dalla pietà sincera, convinta e gioiosa, fu loro di grande esempio cristiano: ogni giorno si alzava alle 5 per recarsi alla S. Messa ed iniziare così, davanti al Signore e nel Suo nome, la sua giornata di lavoro. Anche la mamma, Maria De Micheli, nata a Milano, era donna dalla fede profonda, dall’ardente spirito di carità, dal carattere umile e al tempo stesso forte, fermo e deciso. Si recava anch’ella ogni giorno alla S. Messa, insieme ai suoi figlioli, dopo che il marito era partito per raggiungere con il treno, a Milano, il suo posto di lavoro. Mamma Maria si occupò di ciascun figlio come se ne avesse avuto uno solo; correggeva i suoi figlioli aiutandoli a capire i loro sbagli e talvolta bastava il solo sguardo. Fu loro sempre vicina: imparò persino il latino e il greco per seguirli meglio negli studi.

La giovinezza

martedì 26 aprile 2016

Dagli Atti degli Apostoli -At 5,17-26 - Ecco, gli uomini che avete messo in carcere si trovano nel tempio a insegnare al popolo.





At 5,17-26

In quei giorni, si levò il sommo sacerdote con tutti quelli della sua parte, cioè la setta dei sadducèi, pieni di gelosia, e, presi gli apostoli, li gettarono nella prigione pubblica.
Ma, durante la notte, un angelo del Signore aprì le porte del carcere, li condusse fuori e disse: «Andate e proclamate al popolo, nel tempio, tutte queste parole di vita». Udito questo, entrarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare.
Quando arrivò il sommo sacerdote con quelli della sua parte, convocarono il sinedrio, cioè tutto il senato dei figli d’Israele; mandarono quindi a prelevare gli apostoli nella prigione. Ma gli inservienti, giunti sul posto, non li trovarono nel carcere e tornarono a riferire: «Abbiamo trovato la prigione scrupolosamente sbarrata e le guardie che stavano davanti alle porte, ma, quando abbiamo aperto, non vi abbiamo trovato nessuno».
Udite queste parole, il comandante delle guardie del tempio e i capi dei sacerdoti si domandavano perplessi a loro riguardo che cosa fosse successo. In quel momento arrivò un tale a riferire loro: «Ecco, gli uomini che avete messo in carcere si trovano nel tempio a insegnare al popolo».
Allora il comandante uscì con gli inservienti e li condusse via, ma senza violenza, per timore di essere lapidati dal popolo.

Parola di Dio

Riflessione

I sadducei iniziano a non sopportare più la situazione che si è venuta a creare in città. Il motivo principale del loro disappunto è la gelosia, perché il numero delle persone che inizia a credere alla predicazione degli apostoli cresce a vista d'occhio.
La cosa buffa è che ogni azione che cercano di attuare per far fuori questi poveretti, viene sistematicamente frantumata in mille pezzi, e ogni rimedio che escogitano non fa altro che ottenere l'effetto contrario. Infatti, più gli apostoli vengono perseguitati e maltrattati, più aumentano le persone che credono in Gesù. Ma nonostante tutto, i sadducei continuano a non voler capire, continuano con la loro ostilità, e così decidono ancora una volta di arrestare gli apostoli. Questo per farci capire che anche chi segue il Signore e fa la sua volontà non è immune da sofferenze. Molto spesso infatti, Dio permette molti impedimenti e persecuzioni, non certo perché è un sadico, ma perché in questo modo Lui viene glorificato e la Chiesa cresce di numero.
Nella lettura di oggi Gesù ci insegna che è veramente inutile per gli uomini cercare di mettere un bastone tra le ruote ai Suoi disegni... perché Lui in ogni caso avrà l'ultima parola... sempre. E quando noi a volte ci troviamo in situazioni difficili, quando non riusciamo a trovare una via d'uscita, quando ci sentiamo perduti, dobbiamo cercare di fidarci di Gesù, perché Lui ha sempre un piano ed è infallibile. In quanto a sorprese infatti, non lo batte nessuno!!!
Anche a noi a volte manda degli angeli, come agli apostoli, che ci aiutano in questa valle di lacrime, ci confortano, ci aiutano a diventare delle belle persone, ci guidano in modo sempre più intenso e bello verso il Signore. Altre volte invece, Dio opera nel cuore degli uomini rendendoli più caritatevoli verso chi è perseguitato, diciamo che il Signore mette dentro il loro cuore un po' di peperoncino in modo da frenare la loro collera.
Il Signore manda degli angeli a liberarle gli apostoli imprigionati, ma con una clausola... essi dovranno proclamare che l'unica strada per essere salvati è Gesù morto e risorto... e infatti loro, da veri apostoli, obbediscono a Dio e fanno ciò che gli è stato comandato senza paura... fiduciosi che Dio non li abbandonerà.
Oggi noi dovremmo imitare un po' di più gli apostoli, dovremmo essere insomma più obbedienti a Dio, dovremmo lasciare che Lui modelli il nostro cuore e la nostra mente lasciando perdere quello che la gente dice o pensa di noi... tanto, in ogni caso, parla sempre... non gli va bene mai niente... Dobbiamo quindi fidarci di Gesù, perché Lui tiene la situazione in pugno e, in mezzo alla tempesta, ci protegge sempre, non solo, porterà a termine ciò che ha iniziato e nessun uomo potrà impedirglielo.
Pace e bene


giovedì 21 aprile 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni -Gv 14, 1-6- Io sono la via, la verità e la vita



Gv 14, 1-6

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

Parola del Signore

Riflessione

Certo che per i discepoli quest'ultima cena è stata veramente pesante! E' successo di tutto... Il tradimento di Giuda, la lavanda dei piedi, l'istituzione dell'Eucaristia, l'annuncio della Sua “partenza”, l'annuncio del rinnegamento di Pietro... Quali saranno stati i sentimenti dei poveri discepoli e di Gesù?
Proviamo ad immaginare la scena... Ci troviamo a una cena con dei cari amici e, all'improvviso, colui che ha organizzato tutto dice che una persona seduta a tavola con loro lo tradirà, che ha pochi giorni di vita e che un'altro amico, sempre fra gli invitati, avrebbe fatto finta di non conoscerlo quando, di li a poco, sarebbe stato arrestato, poi si mette un grembiule e inizia a lavare i piedi a tutti facendo un discorso sull'amore... Come avremmo reagito noi? Che sentimenti avremmo avuto nel cuore?
Penso che saremmo rimasti di stucco, paralizzati e soprattutto molto turbati. Ma Gesù che conosce il cuore degli uomini meglio di noi, dice a tutti una parola di conforto... “Non sia turbato il vostro cuore”. Saranno bastate queste parole a consolare il cuore dei discepoli? A noi sarebbero bastate? Facciamo attenzione a dire precipitosamente di si... Certo, quando Dio ci dice di non temere, se crediamo veramente in Lui, non dobbiamo avere timore, questo è vero... ma dal dire al fare c'è di mezzo il mare! A dire, infatti, siamo molto pronti, non ci batte nessuno... ma è nel fare che siamo piuttosto scarsi. Soprattutto quando le situazioni si complicano.
Noi, avremmo fatto meglio di Tommaso e di Filippo? Entrambi hanno capito poco di quello che Gesù aveva detto e fatto durante la cena. Il primo infatti vuole sapere che strada prendere per seguire Gesù e il secondo gli domanda di mostrare loro il Padre. Insomma, un quadro piuttosto sconfortante! Ma evitiamo di sdegnarci, perché i discepoli scelti dal Signore sono il prototipo dei discepoli di tutti i tempi, quindi anche di noi oggi... duri di comprendonio, traditori, poco inclini a farci coinvolgere in situazioni più grandi di noi, preferiamo il conforto del nostro piccolo orticello, preferiamo farci i fatti nostri... io non conosco nessuno... io non so... io non ho visto... meglio non lasciarci coinvolgere troppo...
Ma nonostante tutte queste miserie Gesù ci ama... Gesù si preoccupa per noi... Gesù ci consola: “Non sia turbato il vostro cuore”...
Gesù, con il cuore triste per tutto quello che avrebbe subito a breve, pensa a consolare i suoi amici. Il Signore confidandosi a suor Josefa Menendez dice: “Se il bacio di Giuda mi cagionò tanto dolore, fù precisamente perché egli era uno dei miei Dodici e da lui come dagli altri attendevo più amore, più consolazione, più tenerezza”. Ma nonostante la tristezza per la tiepidezza dei suoi amici Lui non pensa a Sè, ma a loro. Che cuore mio Gesù!
Grazie o mio Signore, perché anche se ogni giorno vieni trafitto al cuore dai tuoi amici, dai tuoi consacrati, dai tanti nemici, Tu continui ad amarci e continui a dirci di non avere paura; non solo, ma ci assicuri che: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore... Vado a prepararvi un posto”. Questo sì che è vero amore! Pensare all'altro anche quando si sta male e si soffre, pensare a consolare anche chi ti tradisce... Quando si ama, l'altro è sempre primo nel tuo cuore, viene prima anche di te stesso.
Che bello o mio Gesù!... Ma quanto mi ami Tu!!! E quanto non ti amo io!!! Perdonaci Gesù perché noi, a differenza di Te, siamo sempre curvi su noi stessi e quando abbiamo delle noie, dei problemi, dei dolori, diventiamo insopportabili a noi e agli altri. Altro che pensare a confortare un fratello! Al limite lo aiutiamo ad affondare con le nostre urla e con il nostro veleno, come se quello che ci succede fosse colpa degli altri! Alla faccia dell'amore! Che il Signore abbia pietà di noi.
E adesso proviamo a pensare alle sconcertanti affermazioni che Gesù attribuisce a Sé: “Io sono la via, la verità e la vita”. E' come se dicesse: "Volete trovare pronta una dimora in Cielo? Se si, allora Io sono la via per cui dovete passare. La Croce è l'unica via che conduce a questa dimora. Uniformarsi alla mia volontà è l'unica via per avere accesso a questa dimora. Riconoscere queste Verità è possedere le chiavi della porta della vita Eterna".
Se una persona pensa di arrivare in Paradiso senza passare per la porta stretta e senza portare la Croce, sbaglia di grosso... “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Nessuno dunque può salvarsi se non è unito a Cristo, nessuno può andare in Paradiso se non pratica i Suoi insegnamenti e lo segue sempre e comunque, magari zoppicando... ma lo segue! Diceva bene Sant'Agostino: “E' preferibile camminare zoppicando sulla via ad un incedere energico fuori strada”. Ricordiamoci che la via della Croce è la via dell'Amore... Se vogliamo il Tutto, dobbiamo soffrire di tutto.
Ringrazio il buon Dio perché il Vangelo di oggi è molto bello e carico di insegnamenti, anche se io non riesco a mettere per iscritto tutto ciò che vorrei dire. Dico solo di lasciarci fare da Gesù, di affidarci a Lui per ogni cosa, non temiamo e non induriamo il nostro cuore e, se sbagliamo, se continuiamo a zoppicare, se continuiamo a cadere, non sconfortiamoci, ma perseveriamo e Lui ci sosterrà. Diceva Gesù sempre a suor Josefa Menendez: “Vieni! Sono colui che ti ama, colui che ha sparso il Suo sangue per te! Ho compassione della tua debolezza e ti aspetto ansiosamente per riceverti nelle Mie braccia!”
Allora, quando come Giuda lo tradiamo per trenta denari, quando facciamo di testa nostra perché siamo impazienti e vogliamo tutto subito, quando in certi momenti non capiamo nulla, lo sgridiamo per quello che ci sta capitando e gli chiediamo continuamente un segno come Tommaso e Filippo, quando ci vergogniamo di Lui e ci adeguiamo al mondo per non essere isolati come Pietro... non ci disperiamo, Gesù ci aspetta sempre a braccia aperte. Guardiamo il Crocifisso, le Sue braccia non sono mai state così operose... Andiamo da Lui e diciamogli: "Gesù, grazie perché mi ami nonostante le mie continue cadute, ma, come vedi, sono dinanzi a Te, dal profondo della mia miseria supplico la Tua misericordia. Aumenta la mia fede perché diventi una stella che brilla nella notte in questa terra, una stella che brillerà ancora di più in Cielo accanto a Te".
Pace e bene

domenica 17 aprile 2016

Meditazione di Eugenio Pramotton - IL buon pastore... la porta... entrare.. uscire... - Gv 10, 1-18

 

  Gv 10, 1-18


Questa similitudine disse loro Gesù, ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.

Noi il più delle volte non capiamo le parole di Gesù, perché Gesù ci parla di cose più grandi di noi, perché Gesù con le sue parabole si propone di farci conoscere i misteri del Regno dei Cieli (Mt 13, 11). Noi che siamo più che altro attaccati alle cose della terra e poco familiari con quelle del cielo, facciamo molta fatica a capirLo. E facciamo anche fatica a capirLo perché nella nostra mente c'è poca luce e molta confusione. Allora Gesù, che ci vuole bene, racconta delle storie in cui ci sono cose che riusciamo a capire; queste sono simili ad altre che non riusciamo ancora a capire, ci aiuta così a compiere il passaggio dalle cose che conosciamo a quelle che non conosciamo.
Un altro motivo per cui Gesù parla spesso in parabole è per nascondere i misteri o i tesori del Regno a coloro che non meritano che vengano loro manifestati (Mt 13, 13). Così, quelli che dimostreranno buona volontà nel cercare di comprendere quanto dice il Signore verranno illuminati, mentre quelli che non si impegnano, non pregano, non vogliono fare nessuno sforzo per comprendere la Parola di Dio o, peggio ancora, disprezzano le cose di Dio, rimarranno nelle tenebre.
Rimane il fatto che il brano di Vangelo che abbiamo ascoltato non è di facile comprensione. Il rischio di fare un po' di confusione c'è. Sant'Agostino, un giorno che doveva spiegare alla sua comunità questo stesso Vangelo, ha sentito il bisogno di rivolgersi ai suoi ascoltatori più o meno con queste parole: "Quando avrò spiegato, secondo le mie forze, queste parole, può darsi che non riesca a farmi capire, o perché il significato di queste parole è ben nascosto, o perché io non ne ho capito bene il significato, oppure perché non sono capace di spiegare quello che ho capito, o infine perché qualcuno di voi ha difficoltà a capire; chi avrà difficoltà a capire non si scoraggi, creda nelle cose che non capisce, e il Signore al momento opportuno lo illuminerà".

martedì 12 aprile 2016

Sant’Espedito - Patrono delle cause urgenti e disperate - Se hai qualche problema di difficile soluzione ed hai bisogno di aiuto Urgente, chiedelo a Santo Espedito che è il Santo delle cause che richiedono una soluzione veloce.




Sant’Espedito è chiamato il santo dell’undecima ora, come intercessore potente presso la Santissima Vergine Maria, anche nelle cause più difficili e disperate, e nei bisogni più urgenti della vita. Particolarmente invocato dagli esaminandi e per il buon esito dei processi.
Sant’Espedito nacque in Armenia al temine del II secolo. Intraprese la carriera militare dove si dimostrò giovane pieno di brio e di coraggio e divenne capo di una legione romana. Nel 304, sotto Diocleziano, per essersi rifiutato di offrire sacrifici agli idoli, fu torturato e, vista la sua fermezza nella fede, fu poi decapitato il 19 aprile di quell’anno a Melitene, in Turchia. Morire si, anche fra i più atroci tormenti, ma mai accettò di rinnegare il suo Dio!
Intorno alla figura di S. Espedito sono nate diverse leggende, tanto che alcuni credono non sia mai esistito o sia stato scambiato con un’altro martire. Ma in tanti paesi europei ed in Sicilia guai a mettere in dubbio la sua potente intercessione. La credenza più diffusa dice che quando si convertì, gli apparve il Demonio sotto forma di corvo per indurlo a rimandare la conversione  Espedito tenta di scacciare un corvo, che grida cra cra, mentre il santo mostra un orologio. In raffigurazioni più tarde l’orologio viene sostituito dalla croce, che il santo tiene in mano. Dal non rimettere a domani ciò che si deve e si può fare oggi, Espedito è divenuto il santo nemico del domani.
In un’altra leggenda, si spiega che il nome “Expeditus” deriverebbe dalla scritta ”spedito” posta su un pacco contenente le reliquie di un santo sconosciuto, ma “Expeditus significa anche “libero da impacci”. Anche da questa tradizione deriverebbe il suo essere particolarmente attivo nel rispondere alle richieste dei devoti, senza attendere appunto il domani. Proclamato protettore dei mercanti e dei navigatori nonché secondo patrono di Acireale  (Sicilia – Italia) da Papa Pio VI. Viene anche pregato dagli esaminandi e per il buon esito dei processi

Preghiera per casi urgenti

sabato 2 aprile 2016

Beata Elisabetta Vendramini - Bassano del Grappa, Vicenza, 9 aprile 1790 - Padova, 2 aprile 1860



La Vendramini nacque a Bassano del Grappa (Vicenza) il 9-4-1790, settima dei dodici figli che Francesco, ricco possidente di negozi e magazzini. ebbe da Antonia Angela dei nobili Duodo di Venezia, e fu battezzata il giorno dopo nella chiesa parrocchiale di S. Maria in Colle coi nomi di Elisabetta Giovanna. Bambina vivace e decisamente volitiva, fu affidata dai genitori all'educandato delle Monache Agostiniane di S. Giovanni, il più vicino alla loro abitazione. Colà per nove anni la beata imparò a venerare la Madonna e il Bambino Gesù e a praticare con decisione le più solide virtù. A giudicare dagli strafalcioni di sintassi e di ortografia che farà per tutta la vita nei suoi scritti, dovremmo dire che nello studio della lingua italiana fece pochi progressi.
All'età di quindici anni Elisabetta ritornò in famiglia. Nel Diario Spirituale che l'anno dopo cominciò a scrivere sotto la direzione spirituale del P. Antonio Maritani (+1852), francescano del convento di S. Bonaventura, attesta: "In famiglia, dove tutto spirava piaceri e comodi, io ben presto cambiai modo di vivere e divenni l'anima della conversazione della sera".