venerdì 28 febbraio 2014
giovedì 27 febbraio 2014
Il Signore ci da' ogni giorno la possibilita' di vivere l' amicizia con lui , e allora perchè non approfittarne?
Dio ci propone la sua amicizia. Possiamo dirgli di si e possiamo dirgli di no. L'inferno non è che la conseguenza estrema del rispetto che Dio ha per la nostra libertà: rispetto eterno di fronte ad un rifiuto eterno
Padre Marie Dominique Moliniè O.P.
LA MISERICORDIA E LA BENEFICENZA SONO AMICHE DI DIO San Gregorio di Nissa
Gregorio,
vescovo di Nissa (335-394), è fratello di S. Basilio, che egli
considera sempre come suo maestro, per quanto gli sia superiore per
profondità e originalità teologica. Poeta e mistico, è anche il
pensatore più vigoroso e più brillante dei Padri greci del IV
secolo. Le sue doti intellettuali non gli impedivano, di essere molto
umano e attento ai bisogni dei suoi fratelli. Lo spirito evangelico
di questo vescovo ne fece il grande difensore dei poveri.
Per quanto ogni parola della Scrittura ci educhi a divenire simili al nostro Signore e Creatore, nella misura in cui è possibile ad un essere mortale imitare Dio sommamente beato, noi tuttavia facciamo sempre tornare ogni cosa a nostro personale vantaggio e quello che non tratteniamo per le necessità della nostra vita lo riponiamo in serbo per i nostri eredi. Non si fa nessun conto degli sventurati, non ci si dà minimamente pensiero, con un briciolo d'amore, dei poveri. O gente incapace di misericordia!
Se qualcuno vede un altro privo di pane, che manca perfino della razione di cibo indispensabile alla vita, non corre subito in suo aiuto con generosità, non gli tende la salvezza, ma lo sta a guardare da lontano, come si guarda un albero dai rami fiorenti, che avvizzisce miseramente per mancanza di acqua. E tutto questo avviene quando egli personalmente possiede dei beni materiali sovrabbondanti e quando sarebbe in grado di far rifluire, a vantaggio di molti, il soccorso delle sue ricchezze. Il flusso di una sorgente irriga molte distese campestri che le si aprono attorno: allo stesso modo, l'agiatezza economica di una casa potrebbe essere sufficiente per salvare folle di poveri: a, patto però che non si sia preoccupati soltanto di sé o si rifiuti di mettere in comune i propri beni, come pietre, che, cadute nello sbocco di una sorgente, ne ostruiscono il fluire delle acque. Non viviamo soltanto secondo la carne: viviamo un po' anche per Dio... La misericordia e la beneficenza sono opere gradite a Dio. Quando tali virtù abitano in un uomo, lo divinizzano; imprimono in lui la somiglianza perfetta del bene, perché sia immagine dell'Essenza prima, santa e superiore ad ogni intelligenza...
Perciò voi tutti, che siete stati creati esseri ragionevoli e possedete l'intelligenza, maestra e interprete delle realtà divine, non lasciatevi sedurre dalle realtà effimere. Cercate di acquistarvi ciò che non delude mai chi ne entra in possesso. Segnatevi dei limiti nell'uso dei beni della vita. Non tutto è vostro: fatene parte coni poveri, i prediletti di Dio. Tutto è di Dio, il nostro Padre comune. E noi siamo fratelli, perché abbiamo la stessa origine. Per dei fratelli, la cosa migliore e più equa è avere in sorte la loro eredità secondo parti uguali. Ma se, in una suddivisione ingiusta, uno o due usurpano la porzione migliore, gli altri, almeno, ne ricevano una parte. Se qualcuno poi volesse assolutamente essere padrone di tutto, escludendo i fratelli anche dalla terza o quinta parte, questi sarebbe un crudele tiranno, un barbaro intrattabile, una bestia insaziabile...
Serviti perciò dei beni materiali, ma non abusarne.
Peri
philoptokhias kai eupoiias
mercoledì 26 febbraio 2014
IL FILO DALL'ALTO - da una novella di Johannes Jørgensen
Il nostro cuore deve essere ancorato alla
speranza...... altro non è che il “ filo dall'alto”....Perché,
dov'è il tuo tesoro, là sarà
anche il tuo cuore.(Mt.6,21)
In un radioso mattino di settembre un
piccolo ragno
giallo decise di costruire la sua tela. Girovagò a
lungo ai
margini del bosco, salì su un alto albero, poi si calò
giù
attaccandosi al suo filo lucente e si posò su una siepe
spinosa. Lì cominciò a costruire la sua tela lasciando
che il
filo, lungo il quale era disceso, reggesse il lembo
superiore di
tutto l’impianto. Era un’opera bella e
grande che si slanciava verso l’alto,
e quasi scompariva
nell’azzurro del cielo. Passavano i giorni e il
ragnetto
diventava grande. Quando le mosche scarseggiavano si
vedeva costretto ad ampliare la tela; e questo gli era
possibile
proprio grazie a quel filo che scendeva dall’alto, del quale non si
riusciva a vedere la fine. Una
mattina il nostro amico, vuoi per il
freddo della notte,
vuoi soprattutto per la fame arretrata, si
svegliò di pessimo umore e così, di punto in bianco, decise di fare
un
giro d’ispezione sulla tela:
controllò ogni angolo, tirò
ogni filo, rimise tutto in ordine,
finché notò nella parte superiore della rete un filo teso verso
l’alto di cui non
ricordava la funzione e nemmeno l’esistenza.
Di tutti
gli altri fili conosceva l’importanza, i punti di snodo,
i
ramoscelli dove erano stati fissati; ma quel filo inesplicabile
non andava da nessuna parte. Il ragno cercò di
osservare da ogni
angolatura, si rizzò sulle zampette,
guardò con tutti i suoi
occhi... ma non riuscì a capire
dove andasse a finire. «A cosa serve
questo stupido filo...» disse il ragno, «via i fili inutili!». Un
colpo di mandibole e... patatrac!, tutto gli rovinò addosso. Aveva
dimenticato che, un lontano mattino di settembre, lui
stesso era
sceso giù da quel filo, e da lì aveva iniziato a
tessere la sua
tela. Ora, invece, si trovava a giacere sulle foglie della siepe
spinosa, imprigionato nella sua
stessa rete divenuta ormai un
piccolo, umido cencio.
Era bastato un solo istante per distruggere
una magnifica opera e soltanto perché non era riuscito a capire
l’importanza di quel “filo dall’alto”.
(Da una novella di Johannes Jørgensen)
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La speranza (CCC) n°1817
: La speranza è la virtù teologale per la quale desideriamo il
regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la
nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle
nostre forze, ma sull'aiuto della grazia dello Spirito Santo. «
Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza,
perché è fedele colui che ha promesso » (Eb 10,23). Lo
Spirito è stato « effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo
di Gesù Cristo, Salvatore nostro, perché, giustificati dalla sua
grazia, diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna »
(Tt 3,6-7).
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Dalla
Lettera Enciclica “ SPE
SALVI “ di
Benedetto XVI
“…...Giungere
a conoscere Dio – il vero Dio, questo significa ricevere speranza.
Per noi che viviamo da sempre con il concetto cristiano di Dio e ci
siamo assuefatti ad esso, il possesso della speranza, che proviene
dall'incontro reale con questo Dio, quasi non è più percepibile.
L'esempio
di una santa del nostro tempo può in qualche misura aiutarci a
capire che cosa significhi incontrare per la prima volta e realmente
questo Dio. Penso all'africana Giuseppina Bakhita, canonizzata da
Papa Giovanni Paolo II. Era nata nel 1869 circa – lei stessa non
sapeva la data precisa – nel Darfur, in Sudan. All'età di nove
anni fu rapita da trafficanti di schiavi, picchiata a sangue e
venduta cinque volte sui mercati del Sudan. Da ultimo, come schiava
si ritrovò al servizio della madre e della moglie di un generale e
lì ogni giorno veniva fustigata fino al sangue; in conseguenza di
ciò le rimasero per tutta la vita 144 cicatrici. Infine, nel 1882 fu
comprata da un mercante italiano per il console italiano Callisto
Legnani che, di fronte all'avanzata dei mahdisti, tornò in Italia.
Qui, dopo « padroni » così terribili di cui fino a quel momento
era stata proprietà, Bakhita venne a conoscere un « padrone »
totalmente diverso – nel dialetto veneziano, che ora aveva
imparato, chiamava « paron » il Dio vivente, il Dio di Gesù
Cristo. Fino ad allora aveva conosciuto solo padroni che la
disprezzavano e la maltrattavano o, nel caso migliore, la
consideravano una schiava utile. Ora, però, sentiva dire che esiste
un « paron » al di sopra di tutti i padroni, il Signore di tutti i
signori, e che questo Signore è buono, la bontà in persona. Veniva
a sapere che questo Signore conosceva anche lei, aveva creato anche
lei – anzi che Egli la amava. Anche lei era amata, e proprio dal «
Paron » supremo, davanti al quale tutti gli altri padroni sono essi
stessi soltanto miseri servi. Lei era conosciuta e amata ed era
attesa. Anzi, questo Padrone aveva affrontato in prima persona il
destino di essere picchiato e ora la aspettava « alla destra di Dio
Padre ». Ora lei aveva « speranza » – non più solo la piccola
speranza di trovare padroni meno crudeli, ma la grande speranza: io
sono definitivamente amata e qualunque cosa accada – io sono attesa
da questo Amore. E così la mia vita è buona. Mediante la conoscenza
di questa speranza lei era « redenta », non si sentiva più
schiava, ma libera figlia di Dio. Capiva ciò che Paolo intendeva
quando ricordava agli Efesini che prima erano senza speranza e senza
Dio nel mondo – senza speranza perché senza Dio. Così, quando si
volle riportarla nel Sudan, Bakhita si rifiutò; non era disposta a
farsi di nuovo separare dal suo « Paron ». Il 9 gennaio 1890, fu
battezzata e cresimata e ricevette la prima santa Comunione dalle
mani del Patriarca di Venezia. L'8 dicembre 1896, a Verona, pronunciò
i voti nella Congregazione delle suore Canossiane e da allora –
accanto ai suoi lavori nella sagrestia e nella portineria del
chiostro – cercò in vari viaggi in Italia soprattutto di
sollecitare alla missione: la liberazione che aveva ricevuto mediante
l'incontro con il Dio di Gesù Cristo, sentiva di doverla estendere,
doveva essere donata anche ad altri, al maggior numero possibile di
persone. La speranza, che era nata per lei e l'aveva « redenta »,
non poteva tenerla per sé; questa speranza doveva raggiungere molti,
raggiungere tutti.”
*******
“…..L'uomo
ha, nel succedersi dei giorni, molte speranze – più piccole o più
grandi – diverse nei diversi periodi della sua vita. A volte può
sembrare che una di queste speranze lo soddisfi totalmente e che non
abbia bisogno di altre speranze. Nella gioventù può essere la
speranza del grande e appagante amore; la speranza di una certa
posizione nella professione, dell'uno o dell'altro successo
determinante per il resto della vita. Quando, però, queste speranze
si realizzano, appare con chiarezza che ciò non era, in realtà, il
tutto. Si rende evidente che l'uomo ha bisogno di una speranza che
vada oltre. Si rende evidente che può bastargli solo qualcosa di
infinito, qualcosa che sarà sempre più di ciò che egli possa mai
raggiungere. “
*******
“…..Ancora:
noi abbiamo bisogno delle speranze – più piccole o più grandi –
che, giorno per giorno, ci mantengono in cammino. Ma senza la grande
speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano. Questa
grande speranza può essere solo Dio, che abbraccia l'universo e che
può proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere.”
Lettera di san Giacomo 4,13-17.
Lettera di san Giacomo
4,13-17.
Eccomi
ora a voi, che dite: "Oggi o domani andremo nella tal città e
vi passeremo un anno e faremo affari e guadagni",
mentre non sapete cosa sarà domani! Ma che è mai la vostra vita? Siete come vapore che appare per un istante e poi scompare.
Dovreste dire invece: Se il Signore vorrà, vivremo e faremo questo o quello.
Ora invece vi vantate nella vostra arroganza; ogni vanto di questo genere è iniquo.
Chi dunque sa fare il bene e non lo compie, commette peccato.
mentre non sapete cosa sarà domani! Ma che è mai la vostra vita? Siete come vapore che appare per un istante e poi scompare.
Dovreste dire invece: Se il Signore vorrà, vivremo e faremo questo o quello.
Ora invece vi vantate nella vostra arroganza; ogni vanto di questo genere è iniquo.
Chi dunque sa fare il bene e non lo compie, commette peccato.
Riflessione ( Dio mi
perdoni!!!!!)
Ogni volta che ho fatto
dei progetti per il futuro, ogni volta che ho cercato di fare
qualcosa che desideravo...è stato sempre un fallimento....
Allora....cosa insegna la
lettura di oggi? ….che è molto ma molto imprudente fare calcoli
per il domani e come giustamente stà scritto: “ molti sono i
progetti nel cuore dell'uomo, ma solo i disegni del Signore si
compiono” ( Prov.19,21).
Un futuro progettato da
noi nei minimi dettagli, senza domandarci minimamente se ciò che
abbiamo pensato di fare, è un disegno di Dio oppure no, è destinato
ad andare in fumo....come il vapore che appare in un istante e poi
scompare.
La nostra vita è
veramente breve, sappiamo molto bene che siamo di passaggio...e Gesù
non dice che non dobbiamo fare progetti, non dice che non dobbiamo
divertirci, ma ci fa capire che tutto ciò che noi pianifichiamo,
diventa realtà solo se Lui lo vorrà.
Quindi dobbiamo accettare
che dipendiamo completamente da Lui e riconoscere insomma che non
sapremo mai come sarà il nostro futuro..... E dobbiamo metterci
l'anima in pace quando una porta si chiude....evidentemente il
Signore ha deciso che quella porta si doveva chiudere....sappiamo
molto bene , che poi si aprirà un portone molto più grande e più
bello.
Testimonianza di Catalina Rivas sulla Santa Messa Selezione di brani tratti dal libro "La Santa Messa"
[...]
È questa la testimonianza che devo e voglio dare al mondo intero,
per la maggior Gloria di Dio è per la salvezza di chiunque voglia
aprire il proprio cuore al Signore. Affinché molte anime, consacrate
a Dio, ravvivino il fuoco dell’amore per Cristo, sia quelle che
hanno nelle loro mani il potere di farlo scendere sulla terra per
essere nostro nutrimento, sia le altre, affinché perdano l’uso di
riceverlo "per abitudine" e rivivano il meraviglioso
stupore dell’incontro quotidiano con l’amore. Affinché i miei
fratelli e sorelle laici di tutto il mondo vivano il più grande dei
Miracoli con il cuore: la celebrazione della Santa Eucaristia.
Era
la vigilia del giorno dell’Annunciazione e noi tutti del nostro
gruppo eravamo andati a confessarci. Alcune signore del gruppo di
preghiera non riuscirono a farlo e rimandarono la confessione al
giorno seguente, prima della Santa Messa.
Quando
il giorno seguente giunsi in chiesa con un po’ di ritardo, il
signor Arcivescovo e i sacerdoti stavano entrando già nel
presbiterio. In quel momento la Vergine disse [...]: "Oggi
per te è un giorno di apprendistato e voglio che tu faccia molta
attenzione perchè, di ciò che sei testimone oggi, dovrai farne
partecipe l'umanità".
[...]
Il
signor Arcivescovo cominciò la Santa Messa e giunto all'Atto
Penitenziale, la SS. Vergine disse: "Dal
profondo del tuo cuore, chiedi perdono al Signore per tutte le tue
colpe, per averlo offeso, così potrai partecipare degnamente a
questo privilegio di assistere alla Santa Messa".
Per
una frazione di secondo pensai: "Sono in grazia di Dio, mi sono
appena confessata ieri sera". La Madonna rispose:- "E
tu credi che da ieri sera non hai offeso il Signore? Lascia che ti
ricordi alcune cose. Quando stavi uscendo per venire qui, la ragazza
che ti aiuta ti si avvicinò per chiederti alcune cose, e poiché eri
in ritardo, sbrigativamente le rispondesti in modo non molto cortese.
E' stata una mancanza di carità da parte tua, e dici di non avere
offeso Dio...?
Nella
strada che hai fatto per venire qui, un autobus ti ha attraversato la
strada e ti ha quasi urtato e tu ti sei espressa in maniera poco
conveniente contro quel pover'uomo, invece di venire in chiesa a fare
le tue orazioni, preparandoti per la Santa Messa. Hai mancato di
carità e hai perso la pace, la pazienza. E dici di non aver offeso
il Signore?...
E
arrivi all'ultimo momento, quando già la processione dei celebranti
sta uscendo per celebrare la Messa... e stai per parteciparvi senza
una previa preparazione...".
[...]
"Perchè
arrivare all'ultimo momento? Dovreste essere qui prima, per poter
fare una preghiera e chiedere al Signore di mandare il Suo Santo
Spirito, perchè vi conceda uno spirito di pace che scacci via lo
spirito del mondo, le preoccupazioni, i problemi e le distrazioni, e
poter essere così capaci di vivere questo momento tanto sacro.
Invece arrivate quasi all'inizio della celebrazione e vi partecipate
come se andaste ad assistere ad un evento qualsiasi, senza nessuna
preparazione spirituale. Perché? E' il miracolo più grande, e voi
avete la possibilità di vivere il momento del più grande regalo da
parte dell'Altissimo, ma non lo sapete apprezzare".
[...]
Era
un giorno di festa e si doveva recitare il Gloria. Nostra Signora
disse: "Glorifica
e benedici con tutto il tuo amore la Santissima Trinità,
riconoscendoti una Sua creatura".
[...]
Arrivò
il momento della Liturgia della Parola e la Vergine mi fece ripetere:
"Signore,
voglio oggi ascoltare la Tua Parola e dare frutto abbondante; che il
Tuo Santo Spirito mondi il terreno del mio cuore, perchè la Tua
Parola cresca e si sviluppi, purifica il mio cuore perchè sia ben
disposto".
"Voglio
che tu stia attenta alle letture e a tutta l'omelia del sacerdote.
Ricorda che la Bibbia dice che la Parola di Dio non ritorna senza
aver dato frutto. Se stai attenta, resterà qualcosa in te di tutto
quello che ascolti. Devi cercare di ricordare tutto il giorno quelle
Parole, che hanno lasciato in te un’impronta. Potranno essere una
volta due frasi, poi sarà l'intera lettura del Vangelo, qualche
volta solo una parola, da assaporare per il resto del giorno; questo
si farà carne in te perchè è questa la maniera di trasformare la
vita, e fare in modo che la parola di Dio trasformi".
"E
ora, dillo al Signore che sei qui per ascoltare ciò che tu vuoi che
Egli dica oggi al tuo cuore".
Ringrazio
nuovamente Dio perché mi dà l’opportunità di ascoltare la Sua
Parola; chiedo perdono per aver mantenuto un cuore tanto duro per
così tanti anni e per aver insegnato ai miei figli ad andare alla
Messa la domenica perché così comandava la Chiesa, e non per amore
e per il bisogno di riempirsi di Dio...
Io
che avevo assistito a tante Eucaristie, più che altro come un
obbligo, e avevo creduto con questo di essere salva... Di viverla,
nemmeno per sogno, di porre attenzione alle letture e alla omelia del
sacerdote ancor meno. Quale dolore ho provato per tanti anni persi
inutilmente, a causa della mia ignoranza!... Quanta superficialità
nelle Messe alle quali assistiamo quando c’è un matrimonio, o una
Messa da morto, oppure perché ci teniamo a farci vedere dagli altri!
Quanta ignoranza riguardo questa nostra Chiesa e riguardo i
Sacramenti! Quanto spreco nel voler istruirci e coltivarci nelle cose
del mondo, che in un momento possono sparire senza che nulla rimanga,
e che alla fine della vita non ci servono neanche ad aggiungere un
minuto alla nostra esistenza! Ma di quello che ci farà guadagnare un
poco di cielo sulla terra e poi la vita eterna, non sappiamo niente!
E ci consideriamo uomini e donne istruiti...!
Un
attimo dopo si arrivò all'Offertorio e la Vergine Santissima disse:
"Recita
così: «Signore,
Ti offro tutto ciò che sono, quello che ho, quello che posso, tutto
pongo nelle Tue mani. Eleva Tu, Signore, quel poco che io sono. Per i
meriti del Tuo Figlio, trasformami, Dio Altissimo. Ti supplico per la
mia famiglia, per i miei benefattori, per ogni membro del nostro
apostolato, per tutte le persone che ci combattono, per quelli che si
raccomandano alle mie povere preghiere... Insegnami ad umiliare il
mio cuore affinché il loro cammino sia meno duro!» E'
così che pregavano i Santi e così voglio che facciate voi".
[...]
All'improvviso,
cominciarono ad alzarsi in piedi delle persone che non avevo visto
prima. Era come se dal fianco di ogni persona che si trovava nella
Cattedrale, uscisse un'altra persona. La chiesa si riempì così di
varie persone giovani e belle, vestite con tuniche bianchissime. Si
diressero fino al corridoio centrale procedendo poi verso l'altare.
Disse
nostra Madre: "Osserva,
sono gli Angeli Custodi di ognuna delle persone che si trovano qui.
E' il momento nel quale il vostro Angelo Custode porta le vostre
offerte e preghiere all'Altare del Signore".
[...]
Alcuni
di loro portavano un vassoio d'oro con qualcosa che risplendeva di
una luce bianco-dorata. Disse la Vergine: "Sono
gli angeli Custodi che stanno offrendo questa Santa Messa per molte
varie intenzioni, di quelle persone che sono coscienti di ciò che
significa questa celebrazione, di quelle che hanno qualcosa da
offrire al Signore...
In
questo momento..., offrite le vostre pene, i vostri dolori, le vostre
speranze, le vostre gioie e tristezze, le vostre richieste.
Ricordatevi che la Messa ha un valore infinito, quindi siate generosi
nell'offrire e nel chiedere".
Dietro
ai primi Angeli, ne venivano altri che non avevano niente nelle mani,
le avevano vuote. Disse la Vergine: "Sono
gli Angeli delle persone che pur essendo qui, non offrono mai niente,
che non sono interessate a vivere ogni momento liturgico della Messa
e non hanno offerte da portare all'altare del Signore".
Per
ultimi, vi erano degli altri Angeli che erano piuttosto tristi, con
le mani giunte in preghiera, ma con gli occhi bassi: "Sono
gli Angeli Custodi delle persone che pur essendo qui, è come se non
ci fossero, vale a dire delle persone che sono venute per forza, che
sono venute perchè si sentono obbligate, ma senza nessun desiderio
di partecipare alla Santa Messa, e così gli Angeli vanno tristemente
perchè non hanno niente da portare all'Altare, salvo le proprie
preghiere.
Non
intristite il vostro Angelo Custode... Pregate molto, pregate per la
conversione dei peccatori, pregate per la pace nel mondo, per i
vostri famigliari, per il vostro prossimo e per quelli che si
raccomandano alle vostre preghiere. Pregate, pregate molto, non solo
per voi, ma anche per gli altri.
Ricordatevi
che l'offerta più gradita al Signore la fate quando offrite voi
stessi come olocausto, affinché Gesù, nello scendere, vi trasformi
con i Suoi propri meriti. Cosa avete da offrire al Padre che sia solo
vostro? Il nulla ed il peccato, ma se vi offrite in unione ai meriti
di Gesù, quell’offerta è gradita al Padre".
[Catalina
vede ora tante persone vestite con tuniche di vari colori; N.d.R.]
Tutti questi si inginocchiavano al canto "Santo, Santo, Santo il
Signore...". Nostra Signora disse: "Sono
tutti i Santi e i Beati del Cielo e fra di essi vi sono anche le
anime dei vostri famigliari che godono già della Presenza di Dio".
[...]
La
Vergine disse: "Ti
colpisce il fatto di vedermi un poco più indietro di Monsignore [il
celebrante; N.d.T.], vero?
Ma così deve essere... Per quanto mi ami, il Figlio Mio non Mi ha
dato la dignità che dà ad un sacerdote, di poterlo continuamente
portare quotidianamente tra le Mie mani, come lo fanno le mani
sacerdotali. Ecco perchè provo un profondissimo rispetto per il
sacerdote e per quel miracolo che Dio realizza per suo mezzo, e che
mi obbliga qui ad inginocchiarmi".
Dio
mio, quanta dignità, quanta grazia riversa il Signore sulle anime
sacerdotali, e noi non ne siamo coscienti, e talvolta, nemmeno tanti
di loro!
Di
fronte all'altare cominciarono a presentarsi delle ombre di persone
di colore grigio, che sollevavano le mani verso l'alto. Disse la
Vergine Santissima: "Sono
anime benedette del Purgatorio che aspettano le vostre preghiere per
trovare refrigerio. Non cessate di pregare per loro. Pregano per voi,
ma non possono pregare per loro stesse, siete voi che dovete pregare
per loro, per aiutarle ad uscire per incontrarsi con Dio e godere
eternamente di Lui.
Come
vedi, Io sono qui sempre... La gente fa pellegrinaggi, cerca i luoghi
delle apparizioni, e questo va bene per tutte le grazie che si
ricevono in quei luoghi, ma in nessuna apparizione, in nessun luogo
Io sono presente per più tempo, come durante la Santa Messa. Ai
piedi dell'Altare dove si celebra l'Eucaristia, sempre Mi potrete
trovare; Io rimango ai piedi del Tabernacolo insieme agli Angeli,
perchè Io sto sempre con Lui".
Lo
dico con dolore: la maggioranza degli uomini, ancor più delle donne,
se ne stanno in piedi [durante la consacrazione] con le braccia
incrociate come se dovessero rendere un omaggio al Signore da pari a
pari, da uguale ad uguale. Disse la Vergine: "Dillo
agli esseri umani, che mai un uomo è così davvero uomo come quando
piega le ginocchia davanti a Dio".
Il
celebrante pronunciò le parole della "Consacrazione". Era
una persona di statura normale, ma all'improvviso cominciò a
crescere, a riempirsi di luce, di una luce soprannaturale, tra il
bianco e il dorato che lo avvolgeva, e diventava fortissima nella
parte del volto, tanto che non si potevano più vedere i suoi
lineamenti. Quando sollevò l'Ostia, vidi che le sue mani avevano sul
dorso dei segni, dai quali usciva molta luce. Era Gesù!... Era Lui
che con il Suo Corpo avvolgeva quello del celebrante. [...]
Istintivamente
abbassai la testa e Nostra Signora disse: "Non
distogliere lo sguardo, alza gli occhi, contemplalo, incrocia il tuo
sguardo con il Suo e ripeti la preghiera di Fatima: «Gesù
mio, io credo, adoro spero e Ti amo. Ti chiedo perdono per tutti
quelli che non credono, non adorano, non sperano e non ti amano».
Perdono e Misericordia... Adesso digli quanto lo ami, rendi il tuo
omaggio al Re dei Re".
[...]
Non
appena Monsignore pronunciò le parole della Consacrazione del vino,
insieme alle sue parole, incominciarono ad apparire dei bagliori come
lampi, nel cielo e sullo sfondo. La chiesa non aveva più né tetto,
né pareti, tutto era buio, vi era solamente quella luce che brillava
nell'Altare.
All'improvviso
sospeso in aria vidi Gesù Crocifisso, dalla testa sino alla parte
bassa del torace. Il tronco trasversale della croce era sostenuto da
grandi e forti mani. Dal centro di quello splendore, si distaccò un
piccolo lume come una colomba molto piccola e molto brillante che,
fatto velocemente il giro della chiesa, si posò sulla spalla
sinistra del signor Arcivescovo [il celebrante; N.d.R.], che
continuava ad essere Gesù, perchè potevo distinguere la Sua
capigliatura, le Sue piaghe luminose, il Suo grandioso corpo, ma non
vedevo il Suo volto.
In
alto, Gesù Crocifisso, stava con il viso reclinato sulla spalla
destra. Si vedevano sul volto e sulle braccia i segni dei colpi e
delle ferite. Sul costato destro, all'altezza del petto, vi era una
ferita da cui usciva a fiotti verso sinistra del sangue, e verso
destra qualcosa che sembrava acqua, però molto brillante; ma erano
piuttosto fasci di luce quelli che si dirigevano verso i fedeli,
muovendosi a destra e a sinistra. Mi stupiva la quantità di sangue
che traboccava dal Calice e pensai che avrebbe impregnato e macchiato
tutto l'Altare, ma non ne cadde una sola goccia!
In
quel momento la Vergine disse: "Te
l'ho già ripetuto, questo è il miracolo dei miracoli, per il
Signore non esistono né tempo, né distanza e nel momento della
Consacrazione, tutta l'Assemblea viene trasportata ai piedi del
Calvario nell'istante della Crocifissione di Gesù".
Può
qualcuno immaginarselo? I nostri occhi non lo possono vedere, ma
tutti siamo là, nello stesso momento nel quale lo stanno
crocefiggendo e mentre chiede perdono al Padre, non solamente per
quelli che lo uccidono, ma per ognuno dei nostri peccati: "Padre,
perdonali perché non sanno quello che fanno!".
A
partire da quel giorno, non mi importa se mi prendono per pazza, io
chiedo a tutti di inginocchiarsi, chiedo a tutti di cercare di vivere
con il cuore e con tutta la sensibilità di cui sono capaci quel
privilegio che il Signore ci concede.
Quando
stavamo per cominciare a pregare il Padre Nostro, parlò il Signore,
per la prima volta durante la celebrazione, e disse: "Ecco,
voglio che tu preghi con la maggiore profondità di cui sei capace e
che, in questo momento, ti ricordi della persona o delle persone che
ti hanno causato più male nella tua vita, affinché tu li abbracci e
dica loro con tutto il cuore: «Nel Nome di Gesù io ti perdono e ti
auguro la pace. Nel Nome di Gesù io ti chiedo perdono e desidero la
mia pace». Se questa persona merita la pace, la riceverà e ne avrà
un gran bene; se questa persona non è capace di aprirsi alla pace,
la pace tornerà al tuo cuore. Ma non voglio che tu riceva o dia la
pace ad altre persone, fino a quando non sei capace di perdonare e di
provare quella pace dapprima nel tuo cuore".
"Fate
attenzione a quello che fate"
- continuò il Signore - "Voi
ripetete nel Padre Nostro: perdonaci come noi perdoniamo quelli che
ci offendono. Se siete capaci di perdonare e non, come dicono alcuni,
di dimenticare, state mettendo delle condizioni a Dio. State dicendo:
perdonami soltanto come io sono capace di perdonare, non di più".
Non
so come spiegare il mio dolore, nel comprendere quanto possiamo
ferire il Signore e quanto possiamo fare male a noi stessi con tanti
rancori, con i cattivi sentimenti e le cose brutte che nascono dai
complessi e dalla suscettibilità. Perdonai, perdonai di cuore e
chiesi perdono a tutti quelli che talvolta mi avevano offeso, per
sentire la pace del Signore.
[...]
Arrivò
il momento della Comunione dei celebranti [...] la Vergine disse:
"Questo
è il momento di pregare per il celebrante e per i sacerdoti che lo
accompagnano, ripeti con me: Signore, benedicili, santificali,
aiutali, purificali, amali, abbine cura, sostienili con il tuo
amore... Ricordatevi di tutti i sacerdoti del mondo, pregate per
tutte le anime consacrate...".
Amati
fratelli, questo è il momento in cui dobbiamo pregare perché loro
sono la Chiesa, così come lo siamo anche noi laici. Molte volte i
laici esigono molto dai sacerdoti, però siamo incapaci di pregare
per loro, di capire che sono persone umane, di comprendere e
apprezzare la solitudine che molto spesso può circondare un
sacerdote.
Dobbiamo
capire che i sacerdoti sono persone come noi e che hanno bisogno di
comprensione, di assistenza, che hanno bisogno di affetto e di
attenzioni da parte nostra, perché stanno dando la loro vita per
ognuno di noi, come Gesù, consacrandosi a Lui.
Il
Signore vuole che la gente del gregge che Dio ha affidato loro,
preghi e aiuti il proprio Pastore a santificarsi. Un giorno o
l’altro, quando saremo dall’altra parte, comprenderemo la
meraviglia compiuta dal Signore nel darci dei sacerdoti che ci
aiutano a salvare la nostra anima.
[...]
La
gente cominciò ad uscire dai banchi per andare a comunicarsi [...]
Il Signore mi disse: "Aspetta
un momento, voglio che tu osservi qualcosa...".
Per un impulso interiore alzai gli occhi fino alla persona che andava
a prendere la comunione nella lingua dalle mani del sacerdote. Devo
precisare che questa persona [...] non si era potuta confessare la
sera prima e lo fece quella mattina, prima della Santa Messa. Quando
il sacerdote ebbe posto la Sacra Ostia sulla sua lingua, vi fu come
un lampo di luce; quella luce di colore bianco dorato intenso,
attraversò questa persona prima dalla spalla e poi circondando la
spalla, gli omeri e la testa. Disse il Signore: "E'
così che Io Mi compiaccio nell'abbracciare un'anima che viene a
ricevermi col cuore puro!".
Il tono di Gesù era quello di una persona contenta.
[...]
Quando
mi diressi a ricevere la comunione, Gesù mi ripeté: "L'Ultima
Cena fu il momento di maggiore intimità con i Miei. In quell'ora
dell'amore, istituii quello che agli occhi degli uomini potrebbe
sembrare la più grande pazzia, farmi prigioniero d'Amore. Istituii
l'Eucaristia. Volli rimanere con voi fino alla fine dei secoli,
perchè il Mio Amore non poteva sopportare che rimanessero orfani
quelli che amavo più della Mia Vita...".
[...]
Quando
tornai al mio posto, mentre mi inginocchiavo il Signore mi disse:
"Ascolta...".
[in quel momento una signora, seduta davanti a Catalina che aveva
appena preso la Comunione, senza aprire bocca disse]: "Signore,
ricordati che siamo alla fine del mese e che non ho i soldi per
pagare l'affitto, la rata della macchina, il collegio dei bambini,
devi fare qualcosa per aiutarmi... Per favore, fa che mio marito
smetta di bere tanto, non posso sopportare più le sue ubriachezze, e
mio figlio minore perderà di nuovo l'anno se non lo aiuti, questa
settimana ha gli esami... e non dimenticarti della vicina che deve
cambiare casa, che lo faccia una buona volta perchè io non la posso
sopportare...".
[...]
Gesù mi disse con un tono triste: "Ti
sei resa conto? Non mi ha detto una sola volta che Mi ama, non una
sola volta ha dato segni di gratitudine per il dono che le ho fatto
di far scendere la Mia Divinità fino alla sua povera umanità, per
elevarla a Me. Non una sola volta ha detto: «grazie, Signore». E'
stata una litania di richieste... e sono così quasi tutti quelli che
vengono a ricevermi.
Io
sono morto per amore e sono risuscitato. Per amore aspetto ognuno di
voi e per amore rimango con voi... ma voi non vi rendete conto del
fatto che Io ho bisogno del vostro amore. Ricorda che Sono il
Mendicante d'Amore in quest'ora sublime per l'anima".
[...]
Quando
il celebrante stava per impartire la benedizione, la Vergine
Santissima disse: "Fai
attenzione, osserva bene... Invece di fare il segno della Croce, voi
fate un ghirigoro. Ricorda che questa benedizione può essere
l'ultima che ricevi nella tua vita dalla mano di un sacerdote. Tu non
sai se uscendo da qui, morirai o no, e non sai se avrai l'opportunità
che un altro sacerdote ti dia una benedizione. Quelle mani consacrate
ti stanno dando la benedizione nel Nome della Santissima Trinità,
pertanto, fai il Segno della Croce con rispetto e come se fosse
l'ultimo della tua vita".
[...]
[subito
dopo la fine della Messa, Gesù disse:] "Non
andate via di corsa dopo terminata la Messa, rimanete un momento in
Mia compagnia, traetene profitto e lasciate che anche Io possa trarre
profitto dalla vostra compagnia...".
[...
Catalina chiede a Gesù:] Signore quanto rimani davvero, dopo la
comunione? Suppongo che il Signore abbia riso della mia ingenuità,
perché disse: "Tutto
il tempo che tu vorrai tenermi con te. Se mi parli durante tutto il
giorno, dedicandomi qualche parola durante le tue faccende, Io ti
ascolterò. Io sono sempre con voi, siete voi che vi allontanate da
Me. Uscite dalla Messa, e per quel giorno è quanto basta; avete
osservato il giorno del Signore, e tutto finisce lì, e non pensate
che Mi piacerebbe condividere la vostra vita familiare con voi almeno
in quel giorno.
Voi
nelle vostre case avete un luogo per tutto, e una stanza per ogni
attività: una camera per dormire, un'altra per cucinare, una per
mangiare, ecc.. Qual'è il luogo che hanno destinato a Me? Deve
essere un luogo nel quale non soltanto tenete una immagine
permanentemente impolverata, ma un luogo nel quale almeno per cinque
minuti al giorno la famiglia si riunisce a ringraziare per la
giornata, per il dono della vita, a pregare per le necessità
quotidiane, chiedere benedizioni, protezione, salute... Tutti hanno
un posto nelle vostre case, tranne Io.
Gli
uomini programmano la loro giornata, la settimana, il semestre, le
vacanze ecc.. Sanno in quale giorno riposeranno, in che giorno
andranno al cinema o ad una festa, a visitare la nonna o i nipoti, i
figli, gli amici, quando andranno a divertirsi. Ma quante famiglie
dicono almeno una volta al mese: «Questo è il giorno in cui
dobbiamo andare a visitare Gesù nel Tabernacolo» e tutta la
famiglia viene a fare conversazione con Me, a sedersi di fronte a Me
e a parlarmi, a raccontarmi ciò che è accaduto negli ultimi giorni,
raccontarmi i problemi, le difficoltà che hanno, chiedermi ciò di
cui hanno necessità... Farmi partecipe delle loro faccende! Quante
volte?
Io
so tutto, leggo nel più profondo dei vostri cuori e delle vostre
menti, però Mi piace che siate voi a raccontarmi le vostre cose, che
me ne facciate partecipe come uno della famiglia, come con l'amico
più intimo. Quante grazie perde l'uomo perchè non Mi dà un posto
nella sua vita...".
[...]
"Volli
salvare la Mia creatura, perchè il momento di aprirle la porta del
Cielo è stato pieno di troppo dolore...
Ricorda
che nessuna madre ha nutrito il proprio figlio con la sua carne. Io
sono arrivato a questo eccesso d'Amore per comunicarvi i Miei meriti.
La
Santa Messa sono Io stesso che prolungo la Mia vita e il Mio
Sacrificio sulla Croce in mezzo a voi. Senza i meriti della Mia Vita
e del Mio Sangue, che cosa avete voi per presentarvi davanti al
Padre? Il nulla, la miseria, il peccato...
Voi
dovreste sorpassare in virtù gli Angeli e gli Arcangeli, perchè
loro non hanno la fortuna di ricevermi come alimento, voi sì. Essi
bevono una goccia della sorgente, ma voi che avete la grazia di
ricevermi, potete bere tutto l'oceano...".
L'altra
cosa di cui il Signore mi parlò con dolore fu di quelle persone che
si incontrano con Lui per abitudine. Di quelle che hanno perso il
meraviglioso stupore di ogni incontro con Lui. Di come l'abitudine
faccia diventare certe persone così tiepide che non hanno mai niente
di nuovo da dire a Gesù quando Lo ricevono. Delle non poche anime
consacrate che perdono l’entusiasmo di innamorarsi del Signore e
fanno della loro vocazione un mestiere, una professione, alla quale
non si dedicano più di quanto sia necessario, ma senza sentimento...
Quindi
il Signore mi parlò dei frutti che ogni comunione deve portare in
noi. Accade infatti che ci sia della gente che riceve il Signore ogni
giorno, ma non cambia la propria vita.
Dedicano
molte ore alla preghiera, compiono molte opere, ecc. ecc., ma la loro
vita non si trasforma, e una vita che non si trasforma non può dare
frutti autentici per il Signore. I meriti che riceviamo
nell’Eucaristia debbono portare frutti di conversione in noi e
frutti di carità per i nostri fratelli.
Noi
laici abbiamo un incarico molto importante dentro la nostra Chiesa,
non abbiamo nessun diritto di tacere davanti all’invito che ci fa
il Signore, come lo fa ad ogni battezzato, di andare ad annunciare la
Buona Novella. Non abbiamo alcun diritto di ricevere tutte queste
conoscenze e non darle agli altri, e così permettere che i nostri
fratelli muoiano di fame, mentre noi abbiamo tanto pane nelle nostre
mani.
Non
possiamo stare a guardare mentre la nostra Chiesa cade in rovina,
perché siamo comodi nelle nostre Parrocchie, nelle nostre case,
ricevendo e continuando a ricevere tanto dal Signore: la Sua Parola,
le omelie del sacerdote, i pellegrinaggi, la Misericordia di Dio nel
Sacramento della confessione, l’unione meravigliosa attraverso il
cibo Eucaristico, i discorsi del tale o del tal’altro predicatore.
In
altre parole, stiamo ricevendo tanto e non abbiamo il coraggio di
uscire dalle nostre comodità, di andare in un carcere, in una casa
di correzione, di parlare con chi è più bisognoso, di dirgli che
non si dia per vinto, che è nato cattolico e che la sua Chiesa ha
bisogno di lui, anche lì dove è, sofferente, perché questo suo
dolore servirà per redimere altri, perché questo sacrificio gli
farà guadagnare la vita eterna.
Non
siamo capaci di andare negli ospedali dove ci sono i malati terminali
e, recitando la coroncina alla Divina Misericordia, aiutarli con la
nostra preghiera in quei momenti di lotta tra il bene e il male, per
liberarli dalle insidie e dalle tentazioni del demonio. Ogni
moribondo ha paura, e anche soltanto tenendo loro la mano, parlando
loro dell’amore di Dio e della meraviglia che li aspetta nel Cielo
con Gesù e Maria e insieme ai propri cari che sono già partiti,
reca loro conforto.
L’ora
che stiamo vivendo, non ammette che accettiamo l’indifferenza.
Dobbiamo
essere per i nostri sacerdoti la mano d’aiuto che va dove loro non
possono arrivare. Ma per fare questo, per averne il coraggio,
dobbiamo ricevere Gesù, vivere con Gesù, alimentarci di Gesù.
Abbiamo paura di impegnarci un po’ di più e quando il Signore
dice: "Cerca
prima il Regno di Dio e il resto ti sarà dato in aggiunta",
è ricevere tutto. È cercare il Regno di Dio con tutti i mezzi e...
aprire le mani per ricevere TUTTO in aggiunta; perché Egli è il
Padrone che paga meglio, l’unico che è attento anche alle tue più
piccole necessità!
†
Fratello,
sorella, grazie per avermi permesso di portare a termine la missione
che mi è stata affidata, di farti giungere queste pagine.
La
prossima volta che assisterai alla Santa Messa, vivila. So che il
Signore compirà anche in te la promessa che "la
tua Messa non sarà mai più quella di prima"
e quando lo ricevi: Amalo...!
Sperimenta
la dolcezza di riposare tra le piaghe del Suo costato aperto per te,
per lasciarti la Sua Chiesa e Sua Madre, per aprirti le porte della
Casa del Padre Suo, e perché tu sia capace di verificare il Suo
Amore Misericordioso attraverso questa testimonianza e di cercare di
corrispondervi con il tuo piccolo amore.
Che
Dio ti benedica in questa Pasqua di Resurrezione.
Tua
sorella in Gesù Cristo Vivo,
Catalina
Missionaria
laica del Cuore Eucaristico di Gesù
Da
"La
Santa Misa"
di Catalina
Rivas,
(pubblicato con Imprimatur del Vescovo)
martedì 25 febbraio 2014
Storia di una madre - Una fiaba di Hans Christian Andersen
Una madre sedeva accanto
al suo bambino, era molto triste e temeva che morisse. Era così
pallido, con gli occhietti chiusi, respirava a fatica e ogni tanto
tirava un sospiro, ansimante quasi un gemito; la madre lo guardava
allora col cuore ancora più addolorato.
Bussarono alla porta e entrò un povero vecchio, avvolto in una grande coperta di quelle che si mettono di solito sui cavalli e che teneva molto caldo, e proprio di questo lui aveva bisogno, perché era un inverno rigido: fuori tutto era coperto di neve e di ghiaccio e il vento soffiava da tagliare il viso.
Il vecchio tremava per il freddo, e poiché il bambino si era assopito un momento, la madre andò a mettere della birra sulla stufa, affinché si scaldasse e potesse riscaldare il vecchio mentre lui cullava il bambino, poi gli sedette accanto, guardò i bambino malato che respirava a fatica, e gli sollevò una manina.
Bussarono alla porta e entrò un povero vecchio, avvolto in una grande coperta di quelle che si mettono di solito sui cavalli e che teneva molto caldo, e proprio di questo lui aveva bisogno, perché era un inverno rigido: fuori tutto era coperto di neve e di ghiaccio e il vento soffiava da tagliare il viso.
Il vecchio tremava per il freddo, e poiché il bambino si era assopito un momento, la madre andò a mettere della birra sulla stufa, affinché si scaldasse e potesse riscaldare il vecchio mentre lui cullava il bambino, poi gli sedette accanto, guardò i bambino malato che respirava a fatica, e gli sollevò una manina.
LA LUCERNA SUL CANDELABRO San Massimo il confessore
San
Massimo il confessore
Nato verso il 580 a Costantinopoli e
morto in esilio nel Caucaso, nel 662, Massimo deve il suo titolo di
«confessore» alla costanza con cui si oppose a/fa corrente
teologica monotelita, che negava la volontà umana del Cristo. Il
vigore e la chiarezza del suo pensiero, ispirato da Gregario
Nazianzeno e da Dionigi l'Areopagita, fanno di lui uno dei teologi
più profondi dell'antichità cristiana.
Il mistero del Verbo incarnato sta al centro della sua meditazione. Dandoci una interpretazione originale della parabola della lampada, egli descrive qui con eccezionale abilità l'azione illuminatrice esercitata nella Chiesa da Cristo, Parola di Dio.
Il mistero del Verbo incarnato sta al centro della sua meditazione. Dandoci una interpretazione originale della parabola della lampada, egli descrive qui con eccezionale abilità l'azione illuminatrice esercitata nella Chiesa da Cristo, Parola di Dio.
La lampada posta sul candelabro è la
vera luce del Padre, quella che illumina ogni uomo che viene nel
mondo: il nostro Signore Gesù Cristo, che prendendo la nostra carne,
s'è fatto e s'è chiamato lampada. Colui cioè che è per natura
Sapienza e Parola del Padre; colui che nella Chiesa di Dio è
proclamato dalla fede; colui che è esaltato e fatto risplendere tra
i popoli con una vita virtuosa grazie all'osservanza dei
comandamenti, e che brilla per tutti quelli che sono nella casa, cioè
in questo mondo. Così infatti afferma lo stesso Dio e Verbo: Nessuno
accende una lucerna e la mette
sotto il moggio, ma
sul candelabro, dove brilla
per tutti quelli che sono nella casa (Mt.
5, 15). Egli chiama evidente mente se stesso lucerna, in
quanto è Dio per natura e s'è fatto carne secondo l'economia della
salvezza... Credo che anche il grande Davide pensasse a questo quando
chiamò lucerna il Signore, dicendo: Lucerna
per i miei piedi è la
tua legge, e luce
sui miei sentieri (Sal. 118,
105). Il mio Salvatore e mio Dio è liberatore dalle tenebre
dell'ignoranza e del vizio: è per questo che anche dalla Scrittura è
stato detto lucerna. Lui solo, dissipando quale lucerna la caligine
dell'ignoranza e le tenebre del peccato, si è fatto per tutti
cammino di salvezza. Mediante la virtù e la conoscenza, egli porta
al Padre quelli che vogliono percorrere questa via di giustizia con
l'osservanza dei comandamenti di Dio.
Quanto al candelabro, è la Santa Chiesa. Basata sulla sua predicazione, la Parola di Dio splende e illumina con lo sfavillio della verità tutti quelli che si trovano in questo mondo, come fossero in una casa, riempiendo le menti di tutti della conoscenza di Dio...
La Parola non vuole in nessun modo essere tenuta sotto il moggio: essa vuoi essere posta ben in alto, dove più sublime è la bellezza della Chiesa. Tenuta infatti sotto la lettera della Legge come sotto un maggio, la Parola lasciò tutti privi della luce eterna, senza dare la contemplazione spirituale a quanti cercavano di svestirsi del senso ingannevole, capace soltanto d'illusione, atto a percepire solo le cose corruttibili. Ma posta sul candelabro che è la Chiesa, cioè sul culto razionale nello Spirito, essa illumina tutti... Perché la lettera, se non è compresa spiritualmente, ha solo il senso limitato della sua espressione, e non permette alla forza di quel che è stato scritto di aprirsi una strada verso l'intelligenza...
Se accendiamo dunque la lucerna, cioè la Parola luminosa della conoscenza, con la contemplazione e con la azione, non mettiamola sotto il maggio, al fine di non essere condannati per aver circoscritto entro la lettera !'incomprensibile forza della Sapienza. Mettiamola piuttosto sopra il candelabro, cioè sulla santa Chiesa, sulla sommità della vera contemplazione, perché possa far risplendere su tutti la luce della divina verità.
Quanto al candelabro, è la Santa Chiesa. Basata sulla sua predicazione, la Parola di Dio splende e illumina con lo sfavillio della verità tutti quelli che si trovano in questo mondo, come fossero in una casa, riempiendo le menti di tutti della conoscenza di Dio...
La Parola non vuole in nessun modo essere tenuta sotto il moggio: essa vuoi essere posta ben in alto, dove più sublime è la bellezza della Chiesa. Tenuta infatti sotto la lettera della Legge come sotto un maggio, la Parola lasciò tutti privi della luce eterna, senza dare la contemplazione spirituale a quanti cercavano di svestirsi del senso ingannevole, capace soltanto d'illusione, atto a percepire solo le cose corruttibili. Ma posta sul candelabro che è la Chiesa, cioè sul culto razionale nello Spirito, essa illumina tutti... Perché la lettera, se non è compresa spiritualmente, ha solo il senso limitato della sua espressione, e non permette alla forza di quel che è stato scritto di aprirsi una strada verso l'intelligenza...
Se accendiamo dunque la lucerna, cioè la Parola luminosa della conoscenza, con la contemplazione e con la azione, non mettiamola sotto il maggio, al fine di non essere condannati per aver circoscritto entro la lettera !'incomprensibile forza della Sapienza. Mettiamola piuttosto sopra il candelabro, cioè sulla santa Chiesa, sulla sommità della vera contemplazione, perché possa far risplendere su tutti la luce della divina verità.
Quesito 63 a Talassio
lunedì 24 febbraio 2014
Se si dà si riceve....... La favola " Inferno e paradiso "
Se si dà si riceve.......
Il
vero cristiano affronta le sfide, i malintesi e gli impedimenti in
maniera diversa e sorprendente da chi è lontano da Dio. Se c'è fede
nel Signore, ogni ostacolo viene superato. Chi ha Cristo nel cuore,
non pensa a se stesso ma si preoccupa di nutrire il proprio fratello.
L'amore di Dio trasforma il nostro egoismo in solidarietà.
Un
sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese: -
Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno. Dio
condusse il sant'uomo verso due porte. Aprì una delle due e gli
permise di guardare all'interno. Al centro della stanza, c'era una
grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola, si trovava un
grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il
sant'uomo sentì l'acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al
tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato. Avevano tutti
l'aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi,
attaccati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di
cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era
più lungo del loro braccio, non potevano accostare il cibo alla
bocca. Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro
sofferenze. Dio disse:- Hai appena visto l'Inferno. Dio e l'uomo si
diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì. La scena che l'uomo
vide era identica alla precedente. C'era la grande tavola rotonda, il
recipiente colmo di cibo delizioso che gli fece ancora venire
l'acquolina. Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i
cucchiai dai lunghi manici. Questa volta, però, le persone erano ben
nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo. Il sant'uomo
disse a Dio:- Non capisco! E' semplice, rispose Dio, dipende solo da
un'abilità. Essi hanno appreso a nutrirsi reciprocamente mentre gli
altri non pensano che a se stessi.
domenica 23 febbraio 2014
I vestiti nuovi dell'Imperatore di Hans Christian Andersen
Beati i poveri in spirito, perché di
essi è il regno dei cieli....
In una società dove l'apparire è più
importante dell'essere, dove si dà rilevanza alla ricchezza,dove il
potere è dettato dall'arrivismo e dalla presunzione,dove tutti
mentono sfacciatamente.... la finzione diventa poi una cosa normale.
La cosa tragica è che i governanti
continuano a comandare in questo modo, perché trovano sempre servi
sciocchi e lontani da Dio. E come sempre succede, la verità viene
vista attraverso gli occhi di un bimbo e la sua innocenza fa scappare
tanti bugiardi e ipocriti.
C'era una
volta un imperatore che amava così tanto la
moda da spendere tutto il suo denaro soltanto
per vestirsi con eleganza. Non aveva nessuna
cura per i suoi soldati, né per il teatro o le
passeggiate nei boschi, a meno che non si
trattasse di sfoggiare i suoi vestiti nuovi:
possedeva un vestito per ogni ora del giorno,
e mentre di solito di un re si dice: "È nella
sala del Consiglio", di lui si diceva
soltanto: "È nel vestibolo".
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