sabato 28 settembre 2013

FUGA E LOTTA CON DIO...Meditazione di Eugenio Pramotton

 

Fuga e lotta con Dio ... 1


La gravità del peccato originale e di ogni peccato, è nel fatto che l'uomo, non solo non crede alle parole di Dio, ma stoltamente giudica più credibili le parole del demonio. Questo da origine alla situazione penosa, complicata e paradossale in cui ci troviamo a vivere. Ogni peccato infatti, produce prima o poi tribolazioni e morte a cui è impossibile sfuggire, e il paradosso è che per l'accecamento prodotto dal peccato noi riteniamo che il demonio sia nostro amico e Dio nostro nemico. Allora, quando Dio si avvicina, l'uomo si nasconde e ha paura (Gn 3, 10).
Don Divo Barsotti lapidariamente ed efficacemente dice che ormai: La reazione che ha l'uomo di fronte al Signore è la fuga. Ma il dramma non finisce qui. Se Dio insiste a cercare l'uomo per manifestargli nonostante tutto il suo amore e offrirgli un rimedio, una via di salvezza; la sua reazione può spingersi fino all'estrema stoltezza di condannare Gesù alla morte di croce. Il che fa esclamare al santo curato d'Ars: Comprendere che noi siamo l'opera di Dio è facile; quello che è incomprensibile è che la crocifissione di Dio sia opera nostra.
Dio è la perfezione assoluta della conoscenza, dell'amore, della vita, della gioia, della bellezza… e noi siamo coloro a cui la conoscenza, l'amore, la vita, la gioia, la bellezza… mancano in modo assoluto. È inevitabile allora che quando Dio si avvicina emerga il contrasto fra la gloria del suo essere e la povertà del nostro nulla. La cosa non sarebbe grave, anzi, sarebbe magnifica se fossimo innocenti, perché vivremmo qualcosa di simile allo splendore del rapporto fra una mamma e il suo bambino; un bambino ha bisogno di tutto ed è felicissimo di ricevere tutto da sua madre. Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli (Mt 18, 3) ...


Fuga e lotta con Dio ... 2/2


Noi non siamo più bambini, siamo in uno stato di rottura con Dio e siamo impegnati nell’impossibile impresa di entrare nel Regno dei Cieli, ossia nel regno della beatitudine, con le sole nostre industrie e senza voler assolutamente dipendere da una madre, senza passare per l’unica via e l’unica porta che introducono nel Regno. Se fossimo umili sarebbe un’altra storia, ma siamo orgogliosi e il nostro orgoglio non vuole riconoscere e ammettere la nostra assoluta povertà, la nostra miseria, la nostra impotenza, il nostro nulla… Tu dici: sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo…(Ap 3, 17).
Allora è inevitabile una dura lotta fra la verità del progetto di Dio e le nostre contraffazioni della realtà, fra la bontà di Dio che ci invita alla riconciliazione e la durezza del nostro cuore che in mille modi respinge il suo invito. La lotta è dura non perché Dio sia duro, esigente, inflessibile, cattivo… ma perché l’orgoglio che è in noi ci rende duri, inflessibili, cattivi… Tanto cattivi da crocifiggere l’Unico che ci ami veramente.
Come spesso accade, noi cediamo le armi, troviamo la via dell’umiltà e della supplica senza arroganza, quando tocchiamo il fondo, quando siamo costretti dagli eventi a prendere atto dei nostri errori e della nostra impotenza nel trovare un rimedio alla situazione di morte in cui siamo finiti.
Un percorso diverso è tuttavia possibile, anche se sono pochi coloro che lo trovano. Questo percorso ci è suggerito e raccomandato in modo particolare da Santa Teresina di Gesù Bambino, la quale assicura che la via della perfezione, ossia della gioia, è assai facile: Basta riconoscere il proprio nulla e abbandonarsi come un bambino nelle braccia di Dio (Lettera 202). E che ciò che rende graditi lei e noi agli occhi di Dio, non sono i nostri atti eroici, ma il vedere che amiamo la nostra piccolezza e la nostra povertà (Lettera 176). Le più piccole azioni, fatte per amore, sono quelle che affascinano il cuore di Dio (Lettera 171). Quando non sento nulla, quando sono incapace di pregare, di praticare la virtù, è quello il momento di cercare delle piccole occasioni, dei nonnulla che piacciono a Gesù più che l’impero del mondo, più del martirio sofferto eroicamente (Lettera 122). Sentire il proprio nulla e rallegrarsi di non essere che un povero piccolo niente, è in realtà una grande grazia (Lettera 100).
Tutti i suoi scritti sono in fondo una spiegazione delle insuperabili parole di Gesù: Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli (Mt 18, 3). Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli (Mt 11, 25).

Meditazione di Eugenio Pramotton - Tratto dal sito http://www.medvan.it

venerdì 27 settembre 2013

ASCOLTARE.....



Il primo servizio che si deve al prossimo è quello di ascoltarlo. Come l’amore di Dio incomincia con l’ascoltare la sua Parola, cosi l’inizio dell’amore per il fratello sta nell’imparare ad ascoltarlo. È per amore che Dio non solo ci da la sua Parola, ma ci porge pure il suo orecchio. Altrettanto è opera di Dio se siamo capaci di ascoltare il fratello.
Chi non sa ascoltare il fratello ben presto non saprà più ascoltare Dio; anche di fronte a Dio sarà sempre lui a parlare. Qui ha inizio la morte della vita spirituale, ed infine non restano altro che le chiacchiere spirituali, …. Chi non sa ascoltare a lungo e con pazienza parlerà senza toccare veramente l’altro ed infine non se ne accorgerà nemmeno lui. Chi crede che il suo tempo è troppo prezioso per essere perso ad ascoltare il prossimo, non avrà mai veramente tempo per Dio e per il fratello, ma sempre e solo per se stesso, per le proprie parole e i propri progetti.”



DIETRICH BONHOEFFER


Il gioco disonesto della menzogna - Meditazione di Eugenio Pramotton

 

 

Il gioco disonesto della menzogna


Ognuno di noi è naturalmente incline a credere a qualsiasi affermazione proposta da altri. Questo avviene per almeno due motivi: 1 - perché ognuno di noi quando afferma qualcosa desidera essere creduto, ossia che la sua affermazione sia ritenuta vera; da cui segue che nessuno vuole essere considerato bugiardo; è naturale allora pensare che anche negli altri ci sia lo stesso desiderio. 2 - perché nessuno di noi è contento di essere ingannato; da qui nasce il proposito di non ingannare per non fare agli altri ciò che non si vorrebbe venisse fatto a sé, e, ancora una volta, è naturale pensare che anche negli altri ci sia lo stesso proposito. Bisogna considerare inoltre che, immediatamente, qualsiasi affermazione non ha motivi di credibilità se non il fatto che per sua natura ogni affermazione afferma ciò che è vero.
Ora, questo modo di funzionare dell’uomo è sfruttato dai disonesti e dai malvagi per ricavarne illeciti vantaggi. Dicendo che sono vere cose che in realtà non lo sono, cercano di piegare gli eventi a loro favore, ad esempio per arricchirsi senza fatica e a danno degli altri, per difendere o mostrare un’immagine di onorabilità e di rettitudine che non corrisponde al vero, per evitare la condanna e il castigo dovuti ad ogni azione malvagia …
Tutto questo è particolarmente grave e mostruoso perché nella menzogna c’è il massimo grado di consapevolezza nella scelta di essere contro la verità; la verità viene tuttavia umiliata e uccisa perché il proprio tornaconto deve assolutamente prevalere. Ora, la tentazione di utilizzare la menzogna per ricavarne un qualunque vantaggio, o per evitare disagi e seccature, riguarda tutti ed è in agguato sia nelle cose minime come nelle grandi. Disgraziatamente, molto spesso questa tentazione non è superata, e non è superata perché non ci alleniamo a vincerla fin da piccoli incominciando dalle cose minime. Il risultato è il clima di confusione, corruzione e diffidenza che tutti ci affligge.
La menzogna è oggi talmente diffusa e spregiudicata che è difficilissimo capire chi dice la verità e chi mente. Una ragione profonda di questo stato di cose è che, secondo quanto afferma Gesù, c’è un “padre della menzogna” (Gv 8, 44) di nome Satana che nascostamente esercita la sua influenza sul cuore dell’uomo. Se vediamo allora una società in cui abbonda la menzogna dobbiamo dire che è una società dominata dal demonio. L’antidoto, il rimedio e la forza per vincere la menzogna ci vengono offerti dallo “Spirito di Verità” (Gv 16, 13); per questo Gesù nel Vangelo ci esorta vivamente a chiedere il dono dello “Spirito Santo” (Lc 11, 13). 

 
Meditazione di Eugenio Pramotton - Tratto dal sito http://www.medvan.it

Lo specchio....

 

Non devo considerare i poveri dal loro aspetto o dalla loro apparente mentalità: molto spesso non hanno quasi la fisionomia, né l’intelligenza delle persone ragionevoli, talmente sono rozzi e materiali. Ma girate la medaglia e vedrete con la luce della fede che il Figlio di Dio, il quale ha voluto essere povero, c’è in essi raffigurato»

San Vincenzo de' Paoli
 

giovedì 26 settembre 2013

CREDENTI O CREDULONI ? - Meditazione di Eugenio Pramotton

 

Credenti o creduloni?...


Dato che i cristiani credono a delle cose folli, a delle cose dell’altro mondo, si è tentati di giudicarli come creduloni. Dobbiamo allora chiederci che differenza c’è fra un credente e un credulone. Intanto bisogna dire che l’atto di fede è un fatto inevitabile e quotidiano; nessuno di noi infatti, è in grado di dominare con la sua ragione, fatti, eventi ed enigmi, che ci sconcertano e ci interpellano suscitando interrogativi a cui non è facile rispondere. È inevitabile allora la scelta fra credere o non credere a ciò che altri dicono sugli enigmi in cui ci imbattiamo. E a volte bisogna scegliere non solo se credere o non credere, ma se credere a chi dice una cosa e chi ne dice un’altra. La scelta poi diventa particolarmente grave e vitale quando si tratta di cose che riguardano il senso della nostra vita e il suo fine ultimo. In questo caso, credere o non credere, credere a ciò che dicono gli uni o a ciò che dicono gli altri, è una questione di vita o di morte.
Ora, per effettuare questa scelta, il credente utilizza correttamente e a fondo la ragione, il credulone invece mostra sia una scarsa sensibilità nel cogliere gli aspetti paradossali e sorprendenti che si incontrano nella vita, sia uno scarso impegno nell’inevitabile fatica che comporta il discernere se è credibile oppure no chi propone qualcosa da credere. Per imparare a fare questa distinzione, oltre al corretto uso della ragione, dobbiamo diventare noi stessi credibili. L’impegno per diventare credibili e l’attitudine interiore che questo comporta, ossia l’amore per la verità e l’orrore per ogni forma di menzogna, di ipocrisia o di simulazione, permette di riconoscere per simpatia, per connaturalità, tutti coloro che posseggono la stessa attitudine.
Chi è abituato a mentire, pensa che tutti più o meno mentano, e gli è difficile pensare che ci sia qualcuno che dice solo la verità. Chi invece è abituato a cercare e a dire solo la verità, riesce in qualche modo a capire o intuire, chi dice il vero e chi mente perché riconosce o non riconosce nell’altro la sua stessa attitudine. L’amore e l’impegno nel cercare in ogni cosa la verità, fanno del credente una persona credibile, affidabile, umile, molto più incline a tacere che a parlare. Difficilmente si potranno trovare questi tratti in un credulone. Questo permette anche di giudicare l’albero dai frutti: quando vediamo delle persone credibili e affidabili, sarebbe stolto dire che sono dei creduloni e disprezzare le cose in cui credono. Chi avesse difficoltà a trovare tali persone, cerchi dalla parte dei santi e troverà ciò che di più bello può sorgere dalla terra. 
 
Meditazione di Eugenio Pramotton - Tratto dal sito http://www.medvan.it

C'E MALE E MALE.....Meditazione di Eugenio Pramotton


 

C'è male e male 1...


Tutti, per natura, fuggiamo il male; c'è però un guaio o una complicazione, ed è che il male si può dividere in due categorie: nella prima possiamo mettere i mali che subito percepiamo come tali per il dolore che ci procurano; nella seconda quelli che subito non ci procurano dolore, o almeno non troppo. Corriamo allora il rischio di non ritenerli tali, di non percepirne la gravità e quindi di non combatterli adeguatamente.
Quando ci scottiamo toccando qualcosa di caldo, subito ci ritraiamo dalla fonte di calore, quando ci tagliamo, subito medichiamo la ferita. Se qualcuno ci insulta ne proviamo dolore. Se inavvertitamente facciamo torto a qualcuno ci dispiace; se vediamo commettere delle atrocità ci addoloriamo.
Ci sono però diversi piccoli mali dai quali non ci difendiamo e non combattiamo adeguatamente. Una frase classica è la spia che dovrebbe renderci consapevoli del pericolo. E' la frase con cui cerchiamo di giustificarci quando, dopo qualche scrupolo o perplessità, concludiamo: "in fondo che male c'è". Che male c'è a dire una piccola bugia per cavarmi d'impiccio, che male c'è a guardare certi spettacoli, leggere certi libri, frequentare certi amici. A dire qualche parolaccia, che male c'è. Che male c'è a indossare la minigonna, non voglio mica essere retrogada, imbranata, inibita... Nello studio e nell'impegno professionale se con qualche sotterfugio riesco a prendere un bel voto o a fare bella figura, che male c'è ... Se con la complicità di un dottore compiacente posso sfruttare l'assistenza sanitaria per rimanere a casa dal lavoro, che male c'è ...

C'è male e male 2...


Che male c'è a mettersi un po' in mostra, a desiderare di essere al centro dell'attenzione ... che male c'è ad eccedere un po' nel mangiare, nel bere, nel fumare ... Il guaio è che i piccoli mali, se li trascuriamo, creano in noi sia un'abitudine al male che un'insensibilità e un'allergia nei confronti del bene; ci conducono così inevitabilmente verso mali più gravi e più grandi. Il grande male, che subito non fa male, anzi, ci procura gioia, sollievo, emozione, è quando più o meno consapevolmente decidiamo di vivere secondo un nostra visione della vita svincolata da regole ed obblighi morali troppo rigidi, svincolata da ogni riferimento alle leggi e al progetto di Dio, convinti scioccamente di potercela cavare con il sostegno ed il conforto provenienti dai tanti che hanno fatto la nostra stessa scelta: la scelta di Adamo ed Eva, la scelta del figlio più giovane nella parabola del figliol prodigo.
Ma non è possibile che un grande male prima o poi non faccia male, anzi, molto male, tanto male da ridurci in fin di vita, in bilico fra la vita e la morte, sull'orlo dell'abisso della disperazione. Questo vale sia per i singoli che per le comunità nazionali e internazionali. Quante corruzioni, calamità, guerre e atrocità si sono abbattute e si abbattono sull'umanità a causa del suo allontanamento da Dio!
"Stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione.", "Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere".


Meditazione di Eugenio Pramotton Tratto dal sito http://www.medvan.it

mercoledì 25 settembre 2013

C'è misericordia e Misericordia - Meditazione di Eugenio Pramotton



C'è un'idea di misericordia secondo lo spirito del mondo e c'è la Misericordia secondo lo Spirito di Dio.
Molti, partendo dal fatto che Dio è buono e perdona, si sentono autorizzati e pretendono autorizzare tutti a fare quello che vogliono, tanto alla fine non ci potranno essere conseguenze gravi e irrimediabili, altrimenti Dio non sarebbe più buono e misericordioso. Così con sorprendente facilità e ingenuità si sente dichiarare pubblicamente che la tale o tal altra persona deceduta è ormai felice, ha finito di soffrire, gode senz'altro della visione di Dio... L'ingenuità e la stoltezza di simili affermazioni sta nel fatto di non comprendere la formidabile profondità e grandezza del libero rapporto d'amore che il Creatore vuole instaurare con la sua creatura. Dio vuole che liberamente noi possiamo dirgli di si o di no, e farà il possibile e l'impossibile perché gli diciamo di si, ma se ostinatamente insistiamo a dirgli di no fino all'ultimo istante utile concesso alla scelta, è come se la Giustizia di Dio si vedesse costretta a dire basta alla Misericordia, perché spingersi oltre un certo limite significherebbe violare le regole del gioco ossia la nostra libertà. Può così accadere che Dio sia costretto a lasciare che l'uomo, irrimediabilmente deciso nel suo rifiuto, sperimenti l'eterna e dolorosa conseguenza della sua scelta.
La pericolosità dell'idea di misericordia secondo lo spirito del mondo sta nel fatto di illudere l'uomo sulla natura fondamentale del suo rapporto con Dio, nel senso che gli fa erroneamente credere che le sue scelte non siano da interpretare come un si o un no all'amore di Dio e che queste scelte non comporteranno alla fine un si o un no definitivo la cui conseguenza sarà la beatitudine o l'inferno.

Meditazione di Eugenio Pramotton - Tratto dal sito http://www.medvan.it/

mercoledì 18 settembre 2013

IL VALORE DEL SILENZIO



Il Valore del Silenzio

Questa riflessione sul Silenzio e sul suo valore biblico psicologico è nata
per coloro che affrontano una vocazione religiosa ed in modo particolare monastico.
Tuttavia la maggioranza delle indicazioni, pur nella differenza vocazionale, come insegnerebbe S. Francesco di Sales,
è ottima anche per lo stato di vita laicale e coniugale.
 
Introduzione
L'anima che cerca Dio è chiamata a fare il salto vero di uscire fuori da se stessa, solo così si ritroverà. 
 L'esitazione è una grande nemica, perché spesso non è frutto di prudenza ma di poco amore e di poca fiducia.
Dio ci attende con slancio generoso; Egli ha dato tutto e chiede tutto, quel tutto che noi possiamo.
   Se ti tenta l’abisso, domanda al Signore di circondarti di solitudine, di immergerti nel silenzio da Lui abitato, colmato, dove Egli si manifesta. Da parte tua, cerca di vivere così.
   Per quanto possibile, nella puntuale obbedienza e nella carità perfetta, cercherai di evitare quattro cose, che sono il maggior ostacolo al silenzio interiore e che impediscono l’abituale contemplazione:
il mormorare interiore; le critiche interne; le ossessioni/fantasmi; la preoccupazione di te sé.
   Superati questi ostacoli, la Cristificazione è più radicale.
 
1 - Soffocare il mormorio interiore
L'anima creata e ricreata con il Battesimo è stata avvolta da un silenzio che è pudore e creazione.
Il Silenzio è musica, è danza estetica in cui Dio colma l'anima vergine della Sua presenza.
Man mano il mondo vi irrompe con il suo "rumore" e con il suo mormorio.. cercando di soffocare la voce di Dio. Ecco perché urge un ritorno al Silenzio Battesimale.
La disciplina del Silenzio compie, congiuntamente alla Grazia, quello che i sedimenti del tempo hanno accumulato sulla nostra anima confusa, obnubilata, disturbata dal rumore esterno ed interno.
Porre le condizioni esterne del Silenzio sono le prime condizioni per un silenzio interno che spegne la fuga da sé e fa ritornare alla consapevolezza battesimale con un cuore da adulti e da bambini allo stesso tempo. Ecco perché Gesù ci dice "se non ritornerete come bambini.." non parla di ritornare infantili, ma bambini.  
   
a. Il Mormorio dei ricordi.
  Il peccato originale ci ha ferito al punto tale da cristallizzarci sul ricordo del male. Non solo ciò è controproducente ai fini di una crescita ma ci fa perdere una quantità smisurata di tempo ed energia.
Il male è un “nulla”: perché ricordarsene? Occorre pensare solo alla grazia che ci ha salvato, alla Sua eterna giovinezza e fioritura. Dio ha distrutto tutto: Lui non fa collezione di “nulla”!
Serbare per Lui un cuore finalmente contrito, pacifico e tenero: questa è la compunzione.
 
Altro aspetto significativo è la desatellizzazione dai ricordi. Siamo ancorati come amebe ai ricordi, mentre essi vanno totalmente ridimensionati in Dio. Quel tale ci ha fatto così... mio padre era inesistente.. mia madre mi ha abbandonato.. quel compagno/a mi ha tradito... quei compagni di scuola mi hanno preso in giro... lo stato mi ha tolto tutto...
I ricordi pian piano diventano idolatria, un culto costante delle nostre paure e ansie.. però così facendo dimentichiamo che tutto può essere cambiato dalla Grazia e che, solo se noi viviamo nella Grazia, possiamo cambiare il passato in un futuro fecondo. C'è una forma sottile di lussuria nel coltivare i ricordi, una sensualità disordinata che ci impedisce di aderire al reale e ci incatena per il futuro. Fa silenzio, Taci, dobbiamo dire a questi ricordi, taci nel nome di Cristo. Come Egli, il maestro diceva a satana. Questo è lavoro e fatica, ma è prima ancora scelta, scelta di essere liberi e di fissarci solo in Dio. Come S. Paolo, non guardare a quanto ti sta dietro, ma a ciò che hai davanti: Gesù Cristo.
   Fuggi - nei limiti del possibile - i contatti vivi con quanto ti fa presente ciò che hai lasciato: visite, conversazioni, lettere che ti ravvivano l’immagine di un mondo che si fa tanta fatica a dimenticare! Per quanto l’obbedienza e la carità vere lo permettono riduci i rapporti orali ed epistolari con l’esterno. La memoria è un accumulatore terribile; conserva tesori per future distrazioni. Quanto più il tuo spirito sarà libero da immagini mondane, tanto più risplenderà in te la luce del volto di Dio.
   Consegnare nella tenerezza ogni relazione terrena nel cuore di Dio, anche quella significativa, è l'unico modo di amare con passione e rispetto. Amare tutti e ciascuno in Lui. E’ un amore infinitamente più profondo e più efficace. Augura ai tuoi amici l’amore di Dio: è l’unico vero bene. Glielo otterrà la fedeltà alla tua sequela Christi; il compromesso invece impedirà a Dio di donarsi a coloro che ami. Gesù per salvarci ha abbandonato sua madre. Di fatto, separandosene se l’è unita più strettamente. Si stava bene presso il focolare di Nazaret, e l’andarsene ha spezzato i cuori e fatto scorrere le lacrime. La morte del cuore di Cristo che lascia la propria famiglia per servire il Regno è il continuum scelto e necessario che il Verbo del Padre ha cominciato con l'incarnazione (Fil. 2).. non c'è incarnazione senza desatellizzazione, non c'è desatellizzazione senza silenzio, non c'è peso esatto dei ricordi senza amore.
 
b. Disciplina la curiosità   
La Curiosità, il sapere e la conoscenza sono cosa buona ma bisogna stare attenti al morbo della concupiscenza che le può inquinare. Dietro il sapere si può nascondere una sottile lussuria "originale" che non pilota la ricerca verso la vita contemplativa, che è il fine  e il principio di ogni battezzato. Conoscere, adorare e amare e lodare Dio è il l'alfa e l'omega di ogni Cristiano prostrandosi dinanzi al trono di Dio cantando, con la voce o con il silenzio: “Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza sono il nostro Dio per i secoli dei secoli”.
   Sono da tener lontane soprattutto tre curiosità:
  quella delle “novità”
  del comportamento altrui
  infine, forse la più temibile, la curiosità intellettuale, che si ammanta di apparenti  pretesti e indurisce nell’orgoglio.
 
  Conosci il mondo ma per pregare per esso, “senza voltarti indietro”. L’amore di Dio (che abbraccia quello del prossimo) è la sola realtà che ti può trascinare alla sequela di Gesù, e con te il mondo. A questa azione efficace nulla aggiunge quanto sai di esso. Pochi però sono capaci di capirlo. Tra i mali peggiori dell'uomo vi è la mormorazione che nasce da una "lussuriosa" curiosità, dal gossip salottiero; dinamica deviante delle relazioni su cui, purtroppo, si imposta buona parte della televisione e dei mass-media. Quello che ascolti circa una persona, le sue entrate o uscite, risveglia in te immagini, riflessioni, critiche, valutazioni interiori: è questo che Dio non ama.
 
Fissare lo sguardo sull’eterno, o su quanto ti riflette automaticamente la sua bellezza: la natura e le anime nelle quali si riflette. Ti basta sapere che Dio ama tanto gli uomini, che tiene nelle sue mani il loro cuore e ha effuso su di loro il frutto dei meriti dei santi. I contemplativi "salvano" il mondo proprio perché lo portano costantemente a Dio e lasciano a Lui il potere della storia. Potere che è sempre attivo ma che desidera l'assenso del contemplativo e del non-mormoratore per operare efficacemente in tante micro e macro situazioni.
   Prega per chi ne ha incarico. Servi chi serve; prima di criticare o di aver coscienza critica abbi coscienza orante e adorante verso coLui che tutto può e tutto sa. Se Dio è la tua unica preoccupazione (Mt. 6,24-34) tu ti occupi del mondo e servi fratelli e le sorelle.
   Avere la brama delle confidenze con la scusa di servire nasconde la lussuria di porsi al posto di Dio. Servi con il silenzio e quando Dio vuole con l'ascolto, impara da Maria che è l'immagine della perfetta silente adoratrice di Cristo.
Chi ha servito Cristo meglio di Maria? Chi ha cambiato la storia meglio di Maria discepola silente di Cristo? Chi ha lodato e restituito il potere al Padre meglio di Maria silente alla Passione?
   Se vuoi conservare limpido lo specchio della tua anima, non permettere che lo turbi il pensiero inutile del prossimo. Se non sei incaricato del comportamento altrui, non cercare di sapere come fanno; non formulare giudizi interiori nei loro confronti, soprattutto circa i loro difetti o le loro colpe. Prega perché Dio sia amato e servito da tutti.  Sta in pace quando gli altri non fossero quel che devono essere: fa’ in modo di esserlo tu. Sii specchio di Dio e null'altro. Solo Dio basta (S. Teresa).
  Il tuo libro preferito sarà la sacra Scrittura. Lì sarai illuminato dal Verbo. E’ cibo prelibato. Leggila con cuore umile - come ti comunichi -, con lo stesso scopo: trovare Dio. Assaggiala, assaporala, versetto per versetto, come avviene in clima di preghiera. Ogni lettera dettata da Dio è colma di Lui. Adoralo nella lettera. Gusterai l’ebbrezza della comunione alla Luce, al Verbo che Dio ha pronunciato nel tempo con parole dalle risonanze eterne. Lì troverai la scienza dei santi; l’altra scienza vale solo se sorretta da questa. Lo scientismo svanirà e rimarrà solo la scienza che è adorazione di coLui che tutto può e sa e che tutto governa con le Sue mani di Padre amoroso.
 
c. Non dare spazio alle Preoccupazioni
  Gesù che conosce bene il nostro cuore ci invita a non caricarci della preoccupazione (Mt. 6,24-34).
Egli sa bene come la preoccupazione ci avvolge come una morse e inquina tutta la nostra esistenza. Essa non dipende solo da una predisposizione psicologica e da ferite del nostro passato affettivo-genitoriale ma anche da una poca fiducia in Dio. La preoccupazione è legata strettamente allo scrupolo e al bisogno di perfezione e tranquillità che ci portiamo dentro e pertanto spesso essa è una reale mancanza di fede e di abbandono in Dio. I santi, cultori dell'Infanzia spirituale, hanno ben compreso che la chiave della crescita è legata la silenzio delle preoccupazioni, all'abbandono confidente nelle mani di Dio. Tutto accade per ché Dio o lo vuole o lo permette.. solo nel silenzio possiamo comprendere quando Dio ci chiama ad accogliere e quando invece ci chiama ad agire per trasformare la realtà che ci ha consegnato. Se non c'è il silenzio ci sono mostri deformi nati dalla preoccupazione che alimentano la preoccupazione.
 Dal silenzio c'è l'ascolto della voce di Dio: “Dum medium silentium tenerent omnia, et nox in suo cursu medium iter haberet, omnipotens sermo tuus, Domine, de coelis a regalibus sedibus venit: Mentre un profondo silenzio avvolgeva ogni cosa e la notte era a metà del suo percorso, la tua onnipotente parola venne dai cieli, dal trono regale”.
   Dio viene quando dorme ciò che appartiene alla terra.
 
2 - Evita le critiche e i giudizi interni
   Osserva, anche per un solo giorno, il corso dei tuoi pensieri: ti sorprenderà la frequenza e la vivacità delle tue critiche interne con immaginari interlocutori, se non altro con quelli che ti stanno vicino. Qual è di solito la loro origine?
   Questo: lo scontento a causa dei vicini più stretti che non ci vogliono bene, non ci stimano, non ci capiscono; sono severi, ingiusti o troppo gretti con noi o con altri “oppressi”. Siamo scontenti dei nostri fratelli soprattutto dei più vicini: la Famiglia, gli amici, i conoscenti, i colleghi di lavoro, ecc.
   Allora nel nostro spirito si crea un tribunale, nel quale siamo procuratore, presidente, giudice e giuria; raramente avvocato, se non a nostro favore. Si espongono i torti; si pesano le ragioni; ci si difende; ci si giustifica; si condanna l’assente. Da qui nasce  la vendetta, il rancore, la rabbia, con un enorme spreco di forze e, cosa peggiore, il declino totale della nostra maturazione.
Solo chi si radica in Dio nel silenzio capisce il vantaggio dell'essere disprezzati  e derisi non per passività civile o morale ma per fortezza interiore. Dal tuo tribunale interiore purtroppo non esce mai nulla di buono; si falsifica la capacità di giudizio di te stesso e degli altri e, cosa disdicevole, non camminerai nella verità con i tuoi fratelli.
 L'atteggiamento di Gesù in questo è esemplare, Egli, nel pretorio, taceva. Quando il turbine della tua indignazione irrompe, ripeti con tranquilla dolcezza: “Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito santo”. Sprofondati nell’amore, nella gloria e nella gioia delle Persone divine; non pensare a te stesso. Nulla turba la radiosa e impassibile felicità della santissima Trinità. Non ha valore né importanza quello che pensano gli uomini: sei quello che Dio vede, nulla più.
Il dovere contemplativo è un dovere che nasce dallo Spirito. Dalla tua contemplazione nascono le tue ragioni e la tua capacità di convincere; la Verità compie la Sua strada sia attraverso te che oltre te stesso. Sarà lo Spirito che ti dirà di tacere o di parlare ma solo se dai priorità al Silenzio. Lo zelo per la casa del Signore è cosa seria ma nasce dall'adorazione e dal silenzio prima che dall'orgoglio ferito.
Magari fosse così anche la vita politica; magari il sociale nascesse dal silenzio e non da una gara di parole ci sarebbe un vero progresso etico e collettivo invece di una babele delle passioni.
 
3 - Combatti le ossessioni e i fantasmi del cuore
  Le idee e le immagini che affiorano alla mente sono spesso fantasmi che prendono corpo da un guazzabuglio interiore. Per questo esse vanno filtrate alla luce di Dio. Ridimensionate, evangelizzate, purificate, collocate nella Sua Luce. Altrimenti esse ti divorano portandoti alla dissociazione del sé.
   Fissarsi nel "credere" poco amato, detestato, perseguitato, incompreso; essere geloso, invidioso o ribelle nei confronti di qualcuno reale o immaginario che ci fa ombra spiritualmente, dal punto di vista estetico, del tatto o della virtù; preoccuparsi dei propri parenti, del loro avvenire o del nostro; turbarsi, indignarsi dell’imperfezione altrui; lasciarsi prendere dalla preoccupazione d’intervenire presso persone che non sono soggette alla nostra giurisdizione e alla nostra autorità. Tutto questo propone sclerosi del cuore: la Sclerocardia.
   Un Certosino propone questa terapia, che mi sembra buona.
   Primo: l’ossessione non ha generalmente un reale fondamento. L’ossessione è una chimera generata dall’esuberanza della nostra immaginazione, della nostra ipersensibilità, della mancanza dell’oblio di sé, o del poco disprezzo per noi stessi. Questo monaco pensa che sia fondamentale rettificare la stessa facoltà di giudizio (ritenendola falsa), perché non vede le cose come sono realmente. E’ possibile una rettifica? Almeno - egli scrive - prendi un tempo per riflettere. Prima di ragionare, aspetta che i tuoi nervi e l’effervescenza della tua immaginazione si calmino. Prendi le distanze: qualche giorno di pazienza. Con il distacco e la pace le cose riprenderanno le loro esatte proporzioni. Quando sei agitato, non discutere, non decidere, non agire.
L’emozione turba la ragione; la passione sconvolge il giudizio; l’amor proprio rende ingiusti.
   Sii umile, almeno per sottoporre il tuo giudizio a un’altra persona che non è toccata da quanto ti preoccupa, magari a un sacerdote, che ha la grazia di stato per discernere.
   E così conclude il nostro certosino: “Un’anima che non abbia lumi naturali, ma lo riconosca e si sottometta al giudizio di un direttore (anche se questi non avesse che un giudizio medio), per questo solo fatto sarebbe liberata da scrupoli e pensieri vani da cui sarebbe colpita un’altra anima. Rimanere mite, aperto, docile: ecco i grandi rimedi contro le idee sbagliate, la cui insistenza rischia di rendere infelice la vita del solitario e di togliergli la sua dignità”.
   Secondo: l’ossessione ha un fondamento reale. Può accadere. Chi non è ammalato qualche volta, affaticato, incompreso, perseguitato? E oggettivamente. La vita dei santi è ricca di simili esempi. La Provvidenza pota, scalpella, leviga, martella le anime servendosi di chi sta vicino. La persecuzione da parte delle persone buone è anche una prova. L’idea lancinante, tirannica può essere giusta e fondata; ma eccessiva diventa l’importanza che riveste nella nostra vita. Non è vero che non si possa vivere felici, amare Dio nella pace, santificarci nella gioia. Difetti, passioni, errori, ingiustizie degli altri ti purificano e ti liberano dall’amor proprio. Nella fede e nell’umiltà, esponiti ai colpi di Dio e ama i suoi strumenti. Piegarsi e battere in ritirata quando si ha torto è di tutti. Con Gesù Cristo, accetta pacificamente e nel silenzio di essere molestato ingiustamente. Tutto il tuo essere si rivolta; la tua fierezza si irrigidisce; la tua sensibilità freme. Ma al di sopra della tempesta brilla la luce di Gesù: il servo non è di più del Maestro. Sugli elementi sconvolti imponi ciò che ti dettano la fede e l’amore: lì è la croce, e nella croce c’è la salvezza. Offriti come vittima, tenendo lo sguardo fisso su Cristo che sanguina, umiliato dai carnefici, dal sudore, dagli sputi... Nella preghiera fa tuo lo spirito delle Beatitudini. Ti troverai a giudicare tutto come il tuo Maestro, e ogni pena diverrà diletto.
   “Chi vuole venire dietro a Me, rinneghi sé stesso: prenda la sua croce e mi segua”. Questa è l'unica strada sicura dove Cammina Cristo.. e tu?
   
4 - Non preoccuparti di te stesso
   Non parlare di te con te stesso in maniera morbosa e insistente. I momenti di esame di coscienza vanno fatti alla Luce di Dio, la quale non giudica mai ma ti accoglie e ti da l'esatta dimensione della realtà che sei e in cui vivi.
   Tre cose ne inquinano la trasparenza, ed è bene evitarle.
a. Non trarre conclusioni sulle difficoltà della tua vita
  Non sai che la vita è una lotta?
   Se bisogna rinnegare sé stessi, prendere la propria croce, seguire Gesù al Calvario, perché stupirsi che occorra lottare, soffrire, sanguinare, piangere? Le tue difficoltà nascono da che ti sta intorno, dal tuo lavoro, dalle tue miserie fisiche e morali; forse dalle tre cose contemporaneamente. Tu tuffati nel Signore e nella Sua Grazia: ".. senza di Te non ho alcun bene... per i santi uomini nobili è tutto il mio amore"(Sl. 16); "tu sei il mio pastore, in Te non manco di nulla" (Sl 26).
Non è questione di auto-convinzione ma di presa di coscienza del reale. Dio è con te e veglia la tua vita e il tuo sonno. Abbi fiducia.
b. Non sopravvalutare le tue pene e i tuoi sacrifici
  Al momento del tuo battesimo o della tua Confermazione non hai acconsentito a tutto? “Accoglimi, Signore...”. Ogni giorno, nell’Eucarestia, la Chiesa ti offre come vittima pura, santa, immacolata con Gesù e tu vi acconsenti. Se capisci il mistero della croce e il senso della vita cristiana, non ti impietosirai di te stesso. Dio ama chi dona con gioia.
   Lascia che Cristo soffra in te; offrigli il tuo corpo e il tuo cuore, perché possa “portare a compimento nel Suo corpo mistico quanto ha iniziato sul Calvario”. Sia che tu sia laico o religioso, questa è la vita, vivere i misteri di Cristo nella tua carne!
c. Non avere un “amore ambizioso” della tua anima
  Impara a cogliere la Grazia dell'istante. Solo chi cerca e vive il silenzio la coglie; solo così si può aderire a ciò che Dio ti dice, momento per momento. Cerca di piacere a Dio, ora, e nulla più.
Non affliggerti per quello che non puoi fare, e neppure, in un certo senso, per le tue miserie morali. Ti vorresti bello, irreprensibile. E’ una chimera, forse orgoglio. Fino alla fine rimarremo peccatori, oggetto dell’infinita misericordia, prediletta da Dio. Non venire a patti con il male; ma nello stesso tempo prendi le distanze dalla tua perfezione morale. Lo scrupolo che alimenta il perfezionismo è figlio della perdizione. La santità è innanzitutto teologale, ed è lo Spirito che la effonde nei nostri cuori; non siamo noi a crearla.
  Non confrontare il tuo cammino con altri. Vi sono santi di ogni tipo. La tua santità è un segreto di Dio, e non te lo rivelerà. Fa’ quanto puoi. Tu sei membro del corpo mistico di Cristo, forse il meno nobile, ma non inutile. Di’ dal profondo ma sereno: “Santa Maria, Madre di Dio, prega per me, povero peccatore”. E vivi in pace, sotto la protettrice ala di Dio che ti ama.
 
Conclusione 
   Cerca il silenzio in Dio
cerca il silenzio per Dio
vivi il silenzio in Dio
Egli scenderà presso di te
e troverà dimora come nel seno di Maria
e dal quel silenzio gravido e fecondo
Dio rinnoverà ogni cosa
dentro di te e fuori di te..
Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio
Santa Madre di Dio
non disprezzare le suppliche di noi
che siamo nella prova
ma liberaci da ogni male
o Vergine gloriosa e benedetta. 
GLORIA AL PADRE,
AL FIGLIO,
ALLO SPIRITO SANTO.
AMEN!
 

Tratto dal Sito: Sanpietrocelestino

martedì 17 settembre 2013

HO SETE DI TE



  
E' vero...

Sto alla porta del tuo cuore, giorno e notte. Anche quando tu non stai ascoltando, anche quando tu dubiti che possa essere Io, Io sono lì. Aspetto anche il più piccolo segno di una tua risposta, anche l'invito sussurrato nel modo più lieve che Mi permetta di entrare.
E voglio che tu sappia che, ogni volta che Mi inviti, Io vengo – sempre, non c’è dubbio. Vengo in silenzio e senza essere visto, ma con potere e amore infinito, e portando i frutti abbondanti del Mio Spirito, Vengo con la Mia misericordia, con il Mio desiderio di perdonarti e guarirti, e con un amore per te ben oltre quello che puoi comprendere – un amore grande come quello che ho ricevuto dal Padre ("Come il Padre ha amato me, cosi anch’io ho amato voi". Gv 15, 9).
Io vengo – con il desiderio ardente di consolarti e di darti forza, di risollevarti e di fasciare tutte le tue ferite. Ti porto la Mia luce, per dissolvere le tue tenebre e tutti i tuoi dubbi.
Vengo con il Mio potere, cosi che Io possa portare te ed ogni tuo fardello; con la Mia grazia, per toccare il tuo cuore e trasformare la tua vita; ed offro la Mia pace per placare la tua anima.
Io ti conosco in pienezza – conosco tutto ciò che ti riguarda. Tutti i capelli del tuo capo ho contato. Niente della tua vita è privo d’importanza ai Miei occhi, Io ti ho seguito attraverso gli anni, e ti ho sempre amato – anche nei tuoi smarrimenti. Conosco ogni tuo problema. Conosco tutte le tue necessità e le tue preoccupazioni. E certo, conosco tutti i tuoi peccati. Ma ti dico ancora che Io ti amo – non per ció che hai fatto o non hai fatto – ti amo per te stesso, per la tua bellezza e la dignità che il Padre Mio ti ha donato creandoti a sua immagine. È una dignità che hai spesso dimenticato, una bellezza che hai offuscato con il peccato. Ma Io ti amo così come sei, e ho versato il Mio Sangue per riconquistarti. Se soltanto Me lo chiederai con fede, la Mia grazia raggiungerà tutto ciò che nella tua vita ha bisogno di cambiare; e Io ti darò la forza di liberarti dal peccato e dal suo potere distruttivo.

lunedì 16 settembre 2013

La leggenda dell' Ulivo . . .




Quando dovevano mettere in croce Gesù, il sommo sacerdote Caifa mandò a cercare due lunghe e robuste travi di legno per la croce del Nazzareno...
nel bosco si sparse, col vento, la voce di questa ricerca ... le palme tremavano dalla paura e non volevano essere il legno buono per la croce e
persero le lunghe foglie e si svuotarono nell'interno... gli incaricati le esaminarono e le scartarono e loro erano felicissime di non poter essere utili... allora si diressero verso l'uliveto... gli ulivi alla notizia.... uno per uno furono assaliti da un dolore immenso... non volevano essere loro il legno della croce.... volevano morire... volevano sradicarsi dalla terra e dal dolore si attorcigliarono su se stessi si strappavano le viscere....volendo sprofondare nascondersi dalla vista degli uomini.... loro non volevano essere complici dell'uccisione del figlio del Creatore e mentre piangevano si ridussero a delle forme rattrappite storte inutili per qualsiasi cosa ... gli uomini....nel vedere quei mostri di alberi ne furono quasi spaventati e si diedero alla fuga dimenticandosi del motivo della ricerca del legno.. gli ulivi furono felici e dalla felicità piansero, e le lacrime si tramutarono in piccole goccie, chiamate ulive, buone per ogni
cosa per nutrire, per alleviare, per far scivolare ..per abbellire, per dar la benedizione e viatico per i morenti... è il dono a loro fatto dal Padre creatore per essersi rifiutati di diventar complici dell'uccisione del proprio figlio... e quando qualcuno guarda quelle opere d'arte e si sofferma a pensare ne è quasi affascinato senza saperne il motivo ... se qualcuno
insensato dice: che brutto che è quel tronco d'albero... l'ulivo sornione e millennario risponde felice "non importa l'esterno...quel che conta è il
cuore"