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sabato 2 luglio 2022

AMORE DI GESÙ VERSO GLI UOMINI NEL PATIRE PER ESSI... di Sant’Agostino Roscelli



(Prima Istruzione)


S. Lorenzo Giustiniani, parlando della divina carità, dice che il nostro amore verso Dio, per essere vero e sincero, deve portare con sé questi tre caratteri, cioè:

1) pensare frequentemente a Dio;

2) parlare volentieri di Dio;

3) patire per Dio.

Questi stessi sono i caratteri che deve avere l'amore che dobbiamo al prossimo, perché, come abbiamo detto un'altra volta, l'amore di Dio e l'amore del prossimo sono due fratelli, due figli della stessa madre: la carità.

Come chi pensa frequentemente a Dio, parla volentieri di Dio con amore sincero; così mostra che ama di vero amore il suo prossimo, colui che per il suo prossimo fa tutto il bene possibile: dice quanto sa in suo favore e soffre per lui qualunque oltraggio.

Al contrario, come non può dire di amare Dio colui che pensa poco a Lui, che non sa articolare parola di Dio né delle Sue perfezioni infinite, e non vuole soffrire alcuna cosa per Dio, per la Sua gloria ed onore; così si deve dire che non ama il prossimo colui che per un suo fratello, per una sua sorella, per un suo compagno, per un suo amico, anzi per un suo stesso nemico, non fa quanto può, non dice quanto sa in suo favore, e non vuole tollerare un benché minimo disturbo.

Ma Gesù Cristo, Signore nostro, è un vero amico, il solo fedele fra quanti ne possiamo avere; Egli ci ama con schietto e sincero amore, e proprio perché ci ama di vero amore, noi troviamo espressi mirabilmente nel Suo amore verso di noi i tre caratteri accennati sopra.

mercoledì 4 maggio 2022

MODO DI AMARE GESÙ CRISTO... di Sant’ Agostino Roscelli



L'amore verso Gesù Cristo, come è il primo tra i doveri del cristiano, è anche il fondamento della più dolce e più sicura confidenza della nostra eterna salute. Come senza di Lui non possiamo far niente di bene, così senza di Lui non potremo mai conseguire la gloria del Cielo, quella gloria beata che è solo frutto dei Suoi meriti, poiché le nostre azioni non sono meritorie, se non in quanto passano per quella fonte di Paradiso che sono i meriti infiniti di Gesù.

Egli è la sola via che ci conduce al Cielo; la sola chiave misteriosa di Davide che ci può aprire le porte eterne della celeste Gerusalemme, le quali - come dice S. Giovanni nell'Apocalisse - nessuno può aprire se Egli le chiude, e nessuno può chiudere se Egli ce le apre.

Gesù Cristo, dunque, come è tutta la nostra speranza, deve essere ancora l'unico nostro anelito: per Lui deve essere tutto il nostro cuore, a Lui devono essere rivolti tutti i nostri pensieri e i nostri desideri, a Lui devono essere dirette tutte le nostre azioni. Pieni di santa confidenza dobbiamo dire con l'apostolo Paolo: «Chi ci separerà dall'amore di Gesù Cristo? Forse la tribolazione o l'angustia, la fame o la nudità, i pericoli, le persecuzioni, la spada?» No, mai. Siamo certi che, con la divina grazia né la morte né la vita né gli Angeli né i Principati né le Potestà né le altezze né le profondità né le cose presenti né le future né alcuna creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio che è in Gesù Cristo, nostro Signore.

Dopo avervi esposto i principali motivi che noi abbiamo di amare Gesù Cristo, voglio insegnarvi ora la maniera con cui possiamo tradurre in pratica questo santo amore. State attente, perché l'argomento non può essere più dolce né più importante.

lunedì 11 aprile 2022

VENERDÌ SANTO: MEDITAZIONE SUI DOLORI DI MARIA - PASSIO DOMINI NOSTRI IESU CHRISTI di Sant' Agostino Roscelli

Chiesa del Carmine - Sassari

Oggi la migliore di tutte le Madri perde il migliore di tutti i Figli: è Maria che perde Gesù e lo perde nel più barbaro modo e nel più lacrimevole stato. Come esprimere l'inesprimibile dolore del cuore di Maria?

Come posso io commentarvi, con i miei detti, un argomento così efficace a richiamare la vostra attenzione e contemplare un martirio così straordinario che, come fece agonizzare l'anima della Vergine, così vuole che soffra l'anima di chi ascolta? Ciò nonostante, io non debbo venir meno al mio dovere, e sono costretto oggi a parlare dell'Addolorata; lasciate almeno che, al ricordo lugubre del dolore, io unisca una consolante pausa e vi inviti da una parte a vedere quanto patì Maria nella passione del Figlio e dall'altra a considerare quanto meritò nella sua massima sofferenza. Così voi riconoscerete in Maria la grande donna simboleggiata in quella mirra eletta, che non lascia di spargere all'intorno la fragranza del più soave profumo.

Il singolare martirio della beatissima Vergine era già stato predetto molto tempo innanzi da Simeone, in quel giorno stesso in cui Ella presentò al Tempio il suo Figlio. Voi sapete come quel buon vecchio, tenendo tra le mani il Divino Infante e vaticinando l'avvenire di Lui, rivolto alla Madre disse: «La tua anima stessa sarà trafitta da un'acutissima spada; spada non di ferro materiale che strazia il corpo, ma di un terribile dolore che trapassa e divide il cuore». Lo predisse il santo profeta, mosso dallo spirito di Dio: Maria ne accolse e conservò sempre nell'animo la ferale espressione ed ora viene il tempo che il funesto vaticinio si avvera.

Quanto diverso fu questo annunzio da quello che le aveva recato dal cielo l'arcangelo Gabriele! Allora fu detta: «Piena di Grazia», ora è piena di angustia e di tormento; allora le si annunziò che il Signore era con lei, ora Ella sta per perderlo nella più atroce maniera; allora fu chiamata benedetta e felice fra tutte le donne, ora è di tutte la più desolata ed afflitta.

Già è compiuto ogni tristo annunzio, la sentenza di morte per l'Innocente è ormai scritta e pubblicata. Gesù, in mezzo a due malfattori, attorniato da vili soldati, accompagnato da immensa folla che schiamazza contro di Lui, portando lo strumento dell'olocausto sulle spalle, incontra lungo la via la dolente Genitrice. È tutto insanguinato e piagato nella persona, ansante per lo sfinimento delle forze, pallido e contraffatto nel volto, incoronato nel capo da acutissime spine. O Gesù, che dolorosa figura è mai questa!

Immaginate, o mie sorelle, di ascoltare le grida, gli urli, i singhiozzi e le acerbe, impietose calunnie della turba.