martedì 23 luglio 2019

Mons. Alexandre-Antonin Taché – O.M.I - (23 July 1823 – 22 June 1894)




Il 25 agosto 1845, un giovane missionario, che non è ancora prete, e neppure diacono, si presentava a mons. Provencher, vescovo dei territori del Grande Nord, in Canada: «Suddiacono! Ma è di preti che ho bisogno! esclama il prelato... Mi mandano dei bambini, mi ci vogliono degli uomini!» Al "bambino" a cui rivolgeva questa accoglienza poco cordiale, mons. Provencher affiderà ben presto la sua immensa diocesi. Sarà l'inizio dell'evangelizzazione del Nord canadese da parte degli Oblati di MARIA Immacolata (OMI), nota con il nome di Epopea bianca.
Alexandre Antonin Taché è il terzo figlio di Charles Taché e di Louise de la Broquerie. Per parte di padre, discende dalla stirpe di Louis Joliette (1645-1700), l'esploratore del Missisippi; per parte di madre, è imparentato con la venerabile Marguerite d'Youville, fondatrice delle Suore Grigie, che furono la provvidenza degli orfani del Nord. Alessandro nasce il 23 luglio 1823 a Fraserville nel Québec e riceve il Battesimo il giorno stesso. Il signor Taché muore nel 1826, lasciando la moglie vedova a vent'otto anni. Quest'ultima non si risposa; alleva i suoi figli a Boucherville, presso i suoi genitori, con l'aiuto di un fratello celibe. Nel 1832, la famiglia si stabilisce nel maniero di Sabrevois. La signora Taché coltiva la sua grande cultura con lo studio regolare. Nello sfondo di una vita pacifica e pia, inizia i propri figli alla botanica, all'astronomia, alla storia e alla filosofia.
L'influenza di uno sguardo

sabato 13 luglio 2019

San Fedele da Sigmaringa (Sigmaringen 1578 - Seewes1622)



Ogni volta che si evoca un santo, viene in mente il nome di un capolavoro; eppure quale fu la loro ambizione? Rispondere all'amore di Dio, amare il prossimo come se stessi – ciò presuppone che si siano anche amati umilmente, così come li aveva fatti Dio; e che, al di là di se stessi, abbiano amato come ci ha amato Cristo. In fin dei conti, lasciando che Egli agisse in loro, persone di tutte le razze e di tutte le lingue, hanno lasciato, nel nostro mondo, una scia di assoluta bellezza.
(Régine Pernoud)


I cappuccini, nel 1972, hanno ricordato il 350 anniversario del martirio di un loro confratello, S. Fedele da Sigmaringa. Con decreto del Vicariato di Roma, 6 febbraio 1973, in Via Monti di Pietralata, Roma, settore nord, venne costituita la parrocchia intitolata a lui,a S. Fedele martire. Chi è costui? Una risposta, pur breve, tuttavia sicura ed esauriente, la troverai leggendo queste pagine. Alla fine della lettura, ti accorgerai di aver fatto conoscenza con un Santo « mai sentito ». Proverai ammirazione per un grande missionario e per un eroico martire. Spontaneamente, ti sentirai convinto a metterti in ginocchio per pregarlo e a metterti con impegno ad imitarlo. E' quanto ti augura, con cordialità e sincerità, il tuo parroco.


Padre GEREMIA LUNARDI, dei cappuccini
Roma, 24 aprile 1973, nella festa di S. Fedele martire.


IN UNA POZZA DI SANGUE
Ore 9 della mattina del 24 aprile 1622, quarta domenica dopo Pasqua. Sul pulpito della chiesa di Seewis (Svizzera), affollata di pochi fedeli e da molti calvinisti, è salito un cappuccino, per la predica. E' un frate di statura mediocre, dalla faccia piuttosto rotonda e ben colorita, con fronte spaziosa, occhi vivaci, barba corta e ricciuta di color biondo. Il suo nome di religioso: padre Fedele da Sigmaringa. Sulla sponda del pulpito era stato collocato un biglietto, su cui era scritto: Oggi predicherai e non più. Padre Fedele, in silenzio, lo legge. Resta pensoso, un istante. Senza la minima esitazione, inizia la sua predica, svolgendo un tema desunto dalla lettera di Paolo apostolo agli Efesini: Un solo Signore, un'unica fede, un solo battesimo (Ef 4,5). La voce non tradisce emozione: ha il tono franco di sempre, che scaturisce spontaneo dalla convinzione. Espone con chiarezza, con pronuncia spiccata e chiara, all'uditorio inquieto. «Basta! Smettila!» è il rabbioso invito di alcuni. «Fuoco! fuoco!», grida un soldato, entrando in chiesa. L'uditorio scatta in piedi, alcuni presi dal panico, altri da soddisfazione rabbiosa. Fischiano le palle, crepitano le munizioni che erano state apprestate precedentemente, in segreto, nel paese in cui covava la ribellione. Si dà ordine al padre Fedele di scendere dal pulpito. Nella chiesa e fuori, è un pandemonio.

lunedì 8 luglio 2019

Madonna del Carmine “ Decor Carmeli” Maria





Sorella degli Eremiti del Monte Carmelo

Verso la fine del secolo XII la terza crociata (1189-1192) riconquista il litorale palestinese tra Tiro (Libano) e Giaffa (Palestina) che verrà difeso per 50 anni, garantendo la sopravvivenza anche a un piccolo gruppo di eremiti (pellegrini europei) che avevano scelto di vivere insieme "in ossequio di Gesù Cristo" una vita di meditazione della Parola del Signore, di preghiera dei Salmi, di Eucaristia, di lavoro, di mensa, di accoglienza, in una valletta del promontorio del Monte Carmelo, dove c'è la fonte detta di Elia, il grande profeta che sul Carmelo operò il massacro di 400 sacerdoti del dio Baal. Prima di loro vi abitava una comunità di monaci greci. Ciascuno ha la sua grotta per riposare e si riuniscono per pregare, lavorare, mangiare e prestarsi servizio. Si sono scelti uno di loro a guida della fraternità, probabilmente un sacerdote, che chiamano priore (primus inter pares = il primo tra uguali), e si danno uno stile di vita proprio, senza rifarsi alle Regole di antichi Ordini religiosi.
Dato che Gerusalemme è in mano dell'Islam, il Patriarca, delegato del Papa per la Terra Santa, si mette al sicuro nella fortezza di San Giovanni d'Acri, porto sul Mediterraneo, a 30 km circa dal promontorio del Carmelo. Gli eremiti della fonte di Elia colgono l'occasione della presenza (1206-1214) del Patriarca, Alberto degli Avogadro di Vercelli, per chiedergli di stilare per loro una regola, una forma di vita, secondo il loro modo di convivenza. Il santo Patriarca (verrà pugnalato da un cavaliere cristiano richiamato da lui per comportamento scandaloso) la compone e la promulga con la sua autorità di delegato pontificio: è regola approvata dalla Chiesa. Gli elementi essenziali della spiritualità degli eremiti sono chiari: totale dedizione a Gesù Cristo; assidua lettura e meditazione della Bibbia; preghiera personale, vegliando, e comunitaria, partecipando all'Eucaristia e alla Liturgia delle Ore; fraternità e reciproca assistenza; esercizio delle virtù teologali e forte ascesi: umiltà, obbedienza, povertà, lavoro, silenzio, digiuno; ascesi retta dalla prudenza illuminata dalla fede. Nella Regola Albertina i modelli da contemplare sono: Gesù Cristo, Paolo, i profeti (il salmista, Isaia), i santi Padri. Non c'è cenno all'abito che vestono, né a una denominazione della comunità.

domenica 7 luglio 2019

Beato Pierre (Pietro) Vigne - Privas (Francia), 20 agosto 1670 - Rencurel, 8 luglio 1740



La conversione interiore

Pietro Vigne, nacque a Privas, cittadina dell'Ardèche, in Francia, il 20 agosto 1670; quinto figlio di Pietro e Francesca Gautier, fu battezzato il 24 agosto dello stesso anno nella parrocchia cattolica di San Tommaso; padrino e madrina furono rispettivamente il fratello Francesco e la sorella Eleonora. Pietro riceveva allo stesso tempo una buona educazione e una seria istruzione che con il passare del tempo arricchivano la sua personalità vivace e ardente. Il parroco di San Tommaso notò la sua maturità tanto da sceglierlo come testimone della sua parrocchia facendogli firmare i “Registri di Cattolicità” cioè dei battesimi, dei matrimoni e delle sepolture.
Sin dall'adolescenza, Pietro conobbe le tensioni religiose che segnarono la sua terra natale; egli vide le divisioni della Chiesa e conobbe anche la miseria e l'ignoranza in cui viveva parte dei suoi contemporanei. Alla fine del periodo adolescenziale, possiamo situare, con ogni probabilità, un avvenimento trasmesso dalla “tradizione” che non trova documentazione storica: avendo il giovane Pietro abbandonato la fede cattolica, mentre si recava a Ginevra per conseguire il dottorato di “pastore evangelico”, incrociò un sacerdote cattolico che portava il Santo Viatico ad un malato; egli continuò il cammino senza inchinarsi, ma il suo cavallo s'impennò e cadde sulle zampe anteriori, costringendolo a rendere omaggio a Cristo presente nell'Eucaristia. Il giovane sconvolto e illuminato dalla grazia cambiò strada per entrare nel seminario di Viviers.
Dal racconto di questa “tradizione” deduciamo la profonda realtà che essa racchiude: Pietro è stato trasformato da una travolgente grazia eucaristica che ha prodotto in lui una conversione interiore. “O Gesù, - affermerà più tardi - Sole di Luce… Gesù più grande, più perfetto ancora di quanto io possa dire, Ti adoro, dal più profondo del mio cuore…” Da questa esperienza deriviamo inoltre la sua straordinaria devozione eucaristica, la sua vocazione sacerdotale, il suo impegno missionario e la fondazione della Congregazione delle Religiose del SS. Sacramento.
Il sacerdote

venerdì 5 luglio 2019

Amare Dio e il prossimo: la grande via della salvezza e della pace – del Sac. Dolindo Ruotolo




Un dottore della Legge che seguiva Gesù per scrutarlo, e forse per tenerlo d'occhio, ascoltando le sue allusioni al compimento della speranza dei re e dei Profeti e alla beatitudine di quelli che vi prendevano parte, volle metterlo alla prova con una domanda schiettamente spirituale. Egli volle vedere quali nuove teorie avesse insegnato in contrasto con le antiche. La situazione psicologica, diciamo così, del dottore fu questa: Gesù parlava del compimento del regno messianico ma non diceva esplicitamente in quel momento che il Messia era Lui. Il dottore volle scrutare quale fosse il suo preciso pensiero e domandò che cosa dovesse fare per possedere la vita eterna, per dissimulare la sua intenzione di scrutarlo e per vedere, dopo questa prima domanda, quale nuova concezione Egli avesse del regno trionfante d'Israele e in qual modo se ne dichiarasse propagatore.

martedì 2 luglio 2019

Beati Lucchese e Buonadonna - Sposi - Terziari francescani




Con la benedizione del matrimonio, si riceve la forza per amarsi ed essere fedeli l'uno all'altra e in quanto sacramento, la grazia di portare su di sé i limiti e gli errori dell'altro come fossero i propri. Qualsiasi marito e qualsiasi moglie sbaglia a volte così come ogni madre a volte sbaglia col figlio. Non siamo onniscienti e onnipotenti: non vediamo tutti gli elementi, non possiamo controllare nemmeno quelli che vediamo e l'egoismo umano a volte gioca brutti scherzi inconsci anche nel cuore più adorabile. In altre parole, non siamo Dio e guai a chi venera idoli anche all'interno del matrimonio. Ma una volta che ci si rende conto di questo, una volta che Dio è messo sul trono, nel matrimonio entra un enorme potere, per cui gli errori e i peccati dei due che sono stati fatti uno, possono servire per la reciproca santificazione.

(Gilbert Keith Chesterton)

Lucchese o Lucesio o Lucchesio nacque verso il 1180 a Gaggiano di Cedde, un piccolo paese a pochi chilometri da Poggibonsi, da famiglia contadina. Sposò Buona (o Buonadonna), giovane di una ricca famiglia di Borgo Marturi, dalla quale ebbe due figli. Si interessò di affari e di politica. Alcuni nemici lo avversarono tenacemente fino a costringerlo a lasciare Gaggiano. Si trasferì allora con la famiglia a Poggibonsi. Egli fu un uomo giovane, di bell’aspetto, buon parlatore con una gran voglia di entrare nella cerchia della gente che contava nella nuova cittadina. Gli furono d’ostacolo la sua origine rurale e il fatto di essere uno “straniero”, arrivato cioè da poco in città. Ma non si diede per vinto. Come un certo Bernardone di Assisi, volle anche lui arricchirsi nel più breve tempo possibile, e si gettò a capofitto negli affari.
Divenne commerciante di generi alimentari e praticò il cambio di valuta: Poggibonsi è sulla via Cassia, una delle strade più battute nel Medioevo da “romei” (i pellegrini diretti a Roma) e commercianti, e vi circolavano varie monete, in particolare senesi, pisane e fiorentine. Non soddisfatto, tentò nuove vie. Investì gran parte dei beni di famiglia nell’acquisto di derrate alimentari. Diventò grossista di grano e di biade, ne ammassò grandi quantitativi per dominare la piazza e poter speculare sui prezzi nei frequenti momenti di carestia. Lucchese diventò un uomo maturo. Si arricchì e la scalata sociale sembra riuscirgli. Fu a questo punto che nella sua vita intervenne qualcosa di nuovo. La mano di Dio lo raggiunse forse attraverso nuovi contrasti o dispiaceri. In spazi sempre più ampi di silenzio e di solitudine, cercò un nuovo senso da dare alla vita che corre via veloce.
Gli affari non gli bastavano più e lentamente diede ad essi meno importanza.