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domenica 6 novembre 2016

Dalle omelie di San Giovanni Maria Vianney – Tratto da “Ho visto Dio in un uomo” di padre Serafino Tognetti CFD



Lavorare per il cielo
Molti sono i cristiani, figli miei, che non sanno assolutamente perché sono al mondo... “Mio Dio, perché mi hai messo al mondo?”. “Per salvarti”. “E perché vuoi salvarmi?”, “Perché ti amo”. Com’è bello conoscere, amare e servire Dio! Non abbiamo nient’altro da fare in questa vita. Tutto ciò che facciamo al di fuori di questo è tempo perso. Bisogna agire soltanto per Dio, mettere le nostre opere nelle sue mani... Svegliandosi al mattino bisogna dire: “Oggi voglio lavorare per te, mio Dio! Accetterò tutto quello che vorrai inviarmi in quanto tuo dono. Offro me stesso in sacrificio. Tuttavia, mio Dio, io non posso nulla senza di te: aiutami!”. Oh! Come rimpiangeremo, in punto di morte, tutto il tempo che avremo dedicato ai piaceri, alle conversazioni inutili, al riposo anziché dedicarlo alla mortificazione, alla preghiera, alle buone opere, a pensare alla nostra miseria, a piangere sui nostri peccati! Allora ci renderemo conto di non aver fatto nulla per il cielo.
Che triste, figli miei! La maggior parte dei cristiani non fa altro che lavorare per soddisfare questo “cadavere” che presto marcirà sotto terra, senza alcun riguardo per la povera anima, che è destinata ad essere felice o infelice per l’eternità. La loro mancanza di spirito e di buon senso fa accapponare la pelle!
Vedete, figli miei, non bisogna dimenticare che abbiamo un’anima da salvare ed un’eternità che ci aspetta. Il mondo, le ricchezze, i piaceri, gli onori passeranno; il Cielo e l’Inferno non passeranno mai. Stiamo quindi attenti!
I santi non hanno cominciato tutti bene, ma hanno finito tutti bene. Noi abbiamo cominciato male: finiamo bene, e potremo un giorno congiungerci a loro in cielo.
Confidare in Dio

mercoledì 2 novembre 2016

I “Vianney” del XX secolo – Tratto da “Ho visto Dio in un uomo” di padre Serafino Tognetti CFD



Primo quadretto. Un prete a SanPietroburgo.
Silvano del monte Athos è una delle grandi figure del monachesimo ortodosso russo. È il santo della misericordia di Dio. Pochi sanno che egli fu indirizzato al monte Athos da un parrocco padre Ivan, che esercitava il suo ministero in una parrocchia della periferia di San Pietroburgo. L’incontro che Silvano ebbe con quel santo sacerdote, quando era ragazzo, lo segnò per tutta la vita. “Dopo san Serafino di Sarov -scrive Silvano del monte Athos – ci è stato dato San Giovanni (Ivan) di Cronstad. La suapreghiera, come una colonna, si innalzava al cielo...L’abbiamo visto pregare con i nostri occhi. Mi ricordo che quando lasciava la chiesa, al termine della liturgia, il popolo lo circondava invocando la sua benedizione. Anche in mezzo ad una folla così numerosa, la sua anima rimaneva sempre fissa in Dio e non perdeva la pace. Padre Ivan amava gli uomini e non cessava di pregare per loro”.
Gli innumerevoli pellegrini, ricchi o poveri, giovani o ignoranti, che accorrono verso di lui, cercano il prete, l’uomo dell’intercessione, oltre che il profeta che scruta i cuori, guarisce i corpi e provoca conversioni sconvolgenti.
Si tratta di qualcosa di assolutamente inaudito nella storia della Chiesa ortodossa russa: infatti il clero secolare, spesso meschino e poco istruito, a volte dedito al vino e brutale, con famiglia numerosa (il prete nell’ortodossia può essere sposato), a volte addirittura utilizzato dallo stato per fini polizieschi, è quasi sempre considerato appartenente ad una categoria spirituale inferiore. Il popolo russo preferisce rivolgersi ai monaci, molti dei quali vivono nella solitudine di immense foreste o isole lontane, sognando la santità, e la santità assoluta. Ivan di Cronstad invece non è né un monaco né un “folle in Cristo”: fa parte del clero secolare, sposato, legato ad un povero gregge che non abbandonerà mai, nell’angolo più povero della città di Cronstad, alla periferia di San Pietroburgo. Nacque il 19 ottobre 1829, era figlio dell’archivista della parrocchia. Faceva abbastanza fatica a scuola, ma era affascinato dal mondo di Dio, soprattutto dalla liturgia così ricca di segni, di incensi, di croci, di icone. Della vita scolastica del collegio ricorda: “Dovevo fare tutto da solo, i miei compagni di classe non mi aiutavano per niente. Erano tutti più dotati di me”. Uscito dalla scuola, si orienta decisamente verso il sacerdozio: vuole essere prete. Ivan cerca soprattutto la preghiera, l’unione con Dio. Essa è il “senso della vita, l’unico”. Nel frattempo il padre muore, e Ivan diviene l’unico sostegno della famiglia: deve aiutare la madre e le sorelle. Deve fare l’impiegato e tutto quello che guadagna lo spedisce a casa. Ha anche un periodo spiritualmente difficile, con tentazioni di fede. Ne esce con il gran mezzo della preghiera. “La preghiera ardente, accompagnata dalle lacrime, ha la forza non solo di purificare i peccati, ma anche di guarire i malati, di rinnovare l’essenza dell’uomo e di rigenerarlo. Lo dico per esperienza”. Poco dopo sposa Elisabetta Nesvistsky, una donna eccezionale, figlia dell’arciprete di Cronstad. 

giovedì 25 febbraio 2016

“Se la mia lingua non può dirti continuamente che ti amo, almeno voglio che il mio Cuore te lo ripeta ogni volta che respiro” - L’uomo Vianney




Il ritratto umano del Curato d'Ars
Il Curato d’Ars non si fece mai fotografare, pur esistendo già,al tempo, le prime rudimentali macchine fotografiche, quei baracconi che oggi sono pezzi di antiquariato ma che, a quei tempi, già funzionavano. Don Vianney era troppo umile| per poter mettersi in posa: nọn ci fu verso di convincerlo. Gli fecero parecchi ritratti, ma tutti improvvisati, perché egli non accettò mai di mettersi in posa. Una volta un ritrattista, fingendosi un devoto fedele, si mise seminascosto in chiesa tra le prime file, tenendo un quaderno sotto la giacca per dipingere il Santo mentre predicava. Il Santo, accortosene, lo rimproverò benevolmente, e disse che se avesse dipinto un'oca,quello sarebbe stato il ritratto del Curato d’Ars più appropriato.
L’attenzione andava a Dio, non a quel povero strumento che era lui stesso. L'unica foto che si ha del Curato è quando egli ormai non poteva più fare niente per protestare: poche ore dopo la morte, Oltre la foto, in quella occasione gli fecero il calco facciale, dal quale ricavarono la statua che si trova ad Ars, e che quindi possiamo a ragione definire come il vero volto del Curato d’Ars. Ma per noi è bello poterlo conoscere anche attraverso le descrizioni che fece chi lo conobbe.  Come era Giovanni Maria Vianney?

martedì 4 agosto 2015

LA PREGHIERA È IL NOSTRO TESORO - San Giovanni Maria Vianney



Dal «Catechismo» di san Giovanni Maria Vianney, sacerdote

L'opera più bella dell'uomo è quella di pregare e amare

    Fate bene attenzione, miei figliuoli: il tesoro del cristiano non è sulla terra, ma in cielo. Il nostro pensiero perciò deve volgersi dov'è il nostro tesoro. Questo è il bel compito dell'uomo: pregare ed amare. Se voi pregate ed amate, ecco, questa è la felicità dell'uomo sulla terra.
    La preghiera nient'altro è che l'unione con Dio. Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, è preso da una certa soavità e dolcezza che inebria, è purificato da una luce che si diffonde attorno a lui misteriosamente. In questa unione intima, Dio e l'anima sono come due pezzi di cera fusi insieme, che nessuno può più separare.
    Come è bella questa unione di Dio con la sua piccola creatura! È una felicità questa che non si può comprendere. Noi eravamo diventati indegni di pregare. Dio però, nella sua bontà, ci ha permesso di parlare con lui. La nostra preghiera è incenso a lui quanto mai gradito.
    Figliuoli miei, il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio. La preghiera ci fa pregustare il cielo, come qualcosa che discende a noi dal paradiso. Non ci lascia mai senza dolcezza. Infatti è miele che stilla nell'anima e fa che tutto sia dolce.
    Nella preghiera ben fatta i dolori si sciolgono come neve al sole. Anche questo ci dà la preghiera: che il tempo scorra con tanta velocità e tanta felicità dell'uomo che non si avverte più la sua lunghezza. Ascoltate: quando ero parroco di Bresse, dovendo per un certo tempo sostituire i miei confratelli, quasi tutti malati, mi trovavo spesso a percorrere lunghi tratti di strada; allora pregavo il buon Dio, e il tempo, siatene certi, non mi pareva mai lungo.
    Ci sono alcune persone che si sprofondano completamente nella preghiera come un pesce nell'onda, perché sono tutte dedite al buon Dio. Non c'è divisione alcuna nel loro cuore. O quanto amo queste anime generose! San Francesco d'Assisi e santa Coletta vedevano nostro Signore e parlavano con lui a quel modo che noi ci parliamo gli uni agli altri.
    Noi invece quante volte veniamo in chiesa senza sapere cosa dobbiamo fare o domandare! Tuttavia, ogni qual volta ci rechiamo da qualcuno, sappiamo bene perché ci andiamo. Anzi vi sono alcuni che sembrano dire così al buon Dio: «Ho soltanto due parole da dirti, così mi sbrigherò presto e me ne andrò via da te». Io penso sempre che, quando veniamo ad adorare il Signore, otterremmo tutto quello che domandiamo, se pregassimo con fede proprio viva e con cuore totalmente puro.

lunedì 3 agosto 2015

San Giovanni Maria Vianney - Sacerdote - Dardilly, Francia, 8 maggio 1786 - Ars-sur-Formans, Francia, 4 agosto 1859 - Tema: Peccato - Confessione - Eucaristia



La sera del 19 febbraio 1818, dopo aver percorso a piedi i trenta chilometri che separano Ecully dal villaggio di Ars (vicino a Lione), Giovanni Maria Vianney, giovane sacerdote, chiede la strada della sua nuova parrocchia ad un pastorello. Questi mette sulla buona strada lo sconosciuto, e, a titolo di ringraziamento, si sente dire: «Amichetto mio, mi hai indicato la via per Ars; ti mostrerò la via del Cielo».
«Rendiamo grazie a Dio per i santi che hanno costellato la storia della Francia» (Giovanni Paolo II, 25 settembre 1996). Forse che i santi non hanno la missione di indicarci la via che porta al Cielo? San Benedetto, nel Prologo della sua Regola, ci dice: «Cingiamoci i fianchi della fede e della pratica delle opere pie; sotto la guida del Vangelo, avanziamo sulle vie del Signore, al fine di meritare di vedere Colui che ci ha chiamati nel suo regno. Ma se vogliamo abitare nella dimora di tale regno, bisogna che vi corriamo attraverso le opere pie, senza le quali non vi si giunge».
San Giovanni Maria Vianney, una delle fiaccole che rischiarano la nostra strada, ci aiuta, con il suo esempio, ad agire secondo la vocazione cristiana.
Un pastorello sotto il terrore
1793. Il Terrore. A Lione, sulla piazza des Terreaux, la ghigliottina non smette di funzionare. Le chiese sono chiuse. Lungo le strade, solo i basamenti delle croci sussistono: uomini venuti da Lione hanno abbattuto le croci. Solo il santuario dei cuori rimane inviolato nei veri fedeli. Giovanni Maria Vianney, nato nel 1786, passa l'infanzia in quest'atmosfera di rivoluzione.

La preghiera - Curato d’Ars-San Giovanni Maria Vianney



Per mostrarvi il potere della preghiera e le grazie che essa vi attira dal cielo, vi dirò che è soltanto con la preghiera che tutti i giusti hanno avuto la fortuna di perseverare. La preghiera è per la nostra anima ciò che la pioggia è per la terra. Concimate una terra quanto volete, se manca la pioggia, tutto ciò che farete non servirà a nulla. Così, fate opere buone quanto volete, se non pregate spesso e come si deve, non sarete mai salvati; perché la preghiera apre gli occhi della nostra anima, le fa sentire la grandezza della sua miseria, la necessità di fare ricorso a Dio; le fa temere la sua debolezza.

Il cristiano conta per tutto su Dio solo, e niente su se stesso. Sì, è per mezzo della preghiera che tutti i giusti hanno. perseverato... Del resto, ci accorgiamo noi stessi che appena trascuriamo le nostre preghiere, perdiamo subito il gusto delle cose del cielo: pensiamo solo alla terra; e se riprendiamo la preghiera, sentiamo rinascere in noi il pensiero e il desiderio delle cose del cielo. SI, se abbiamo la fortuna di essere nella grazia di Dio, o faremo ricorso alla preghiera, o saremo certi di non perseverare per molto tempo nella via del cielo.

L'anima tiepida - San Giovanni Maria Vianney- Curato d’Ars



Penso che desiderate sapere qual è lo stato di un'anima tiepida. Ebbene, eccolo: un'anima tiepida non è ancora totalmente morta agli occhi di Dio, perché la fede, la speranza e la carità, che sono la sua vita spirituale, non sono ancora totalmente spente. Ma è una fede senza zelo, una speranza senza fermezza, una carità senza ardore...
Niente lo tocca [il cristiano in stato di tiepidezza]: egli ascolta la parola di Dio, è vero; ma spesso si annoia. Ascolta con fatica, per abitudine, come una persona che pensa che ne sa abbastanza, o che fa già abbastanza. Le preghiere un po' lunghe lo disgustano. La sua mente è così piena dell'azione che ha appena finito, o di quella che sta per fare... che la sua povera anima è come in agonia.
Da vent'anni quell'anima è piena di buoni desideri, senza aver modificato per nulla le sue abitudini. Essa è simile ad una persona che invidia chi sta su un carro di trionfo, ma non si degna neanche di alzare un piede per salirvi. Non vorrebbe però rinunciare ai beni eterni per quelli della terra. Ma essa non desidera né uscire da questo mondo, né andare in cielo, e se potesse passare il suo tempo senza croce e senza dolori, non chiederebbe mai di uscire dal mondo. Se la sentite dire che la vita è tanto lunga e miserabile, è soltanto quando tutto non va secondo i suoi desideri. .Se il buon Dio, per obbligarla in qualche modo a staccarsi dalla vita, le manda croci o indigenze, eccola che si tormenta, si addolora, si abbandona ai lamenti, ai brontolii, e spesso ad una specie di disperazione. Sembra non voler più riconoscere che è il buon Dio che le manda queste prove per il suo bene, per staccarla dalla vita e attirarla a Sé. Cosa ha fatto per meritarle? pensa in se stessa, molti altri più colpevoli di lei non ne subiscono altrettante.

sabato 24 maggio 2014

Voi siete del mondo - CURATO D’ARS



Vorreste essere di Dio e accontentare il mondo. Sapete cosa sono tali persone? Sono persone che non hanno ancora perso interamente la fede, e alle quali rimane ancora qualche attaccamento al servizio di Dio; esse non vorrebbero abbandonare tutto, perché esse stesse biasimano coloro che non frequentano piu le funzioni sacre, ma non hanno abbastanza coraggio per rompere col mondo, e per rivolgersi dalla parte del buon Dio. Questa gente non vorrebbe dannarsi, ma non vorrebbe neanche scomodarsi. Sperano di potersi salvare, senza farsi troppa violenza. Hanno in mente che il buon Dio essendo casi buono, non li ha creati per perderli, che in fin de' conti perdonerà loro, che verrà un tempo nel quale si daranno al buon Dio, si correggeranno, lasceranno le loro cattive abitudini. Se, in qualche momento di riflessione, essi mettono la loro povera vita un po' dinanzi agli occhi, se ne lamentano, e qualche volta verseranno anche delle lacrime...
Ahimè! quale triste vita conducono coloro che vorrebbero essere del mondo senza smettere di appartenere a Dio! Andiamo un po' avanti e capirete ancora meglio; vedrete quanto è ridicola la loro stessa vita. In certi momenti li sentirete pregare il buon Dio o fare un atto di contrizione, in altri momenti li sentirete bestemmiare, forse lo stesso Santo Nome di Dio, se qualche cosa non va come loro vogliono. La mattina, li avete visti alla santa Messa, cantare o sentire le lodi di Dio e, lo stesso giorno, li vedete tenere i discorsi più infami... Gli stessi occhi che, la mattina, hanno avuto la grande gioia di contemplare Gesù Cristo stesso nell'ostia santa, durante il giorno guarderanno volontariamente gli oggetti più disonesti, e questo, con piacere. Ieri, avete visto tale uomo fare la carità al suo prossimo, o rendergli un servizio, oggi, cercherà di ingannarlo, se può trovarvi profitto. Solo qualche istante fa, quella madre augurava ogni specie di benedizioni ai suoi figli, e adesso che l'hanno contrariata, essa li carica di ogni specie di sciagure: vorrebbe non averli mai visti, vorrebbe essere lontana da essi tanto quanto ne è vicina; finisce per mandarli al diavolo, per sbarazzarsene! A momenti essa manda i suoi figli alla santa messa o a confessarsi. Altri momenti, li manderà al ballo, o almeno farà finta di non saperlo, o lo proibirà loro ridendo, il che vuol dire: «Vacci! ». Una volta dirà a sua figlia di essere prudente, di non frequentare le cattive compagnie e un'altra volta la lascia passare ore intere con i ragazzi, senza dirle nulla. Andiamo! povera madre, lei è del mondo! Crede di essere di Dio per. qualche apparenza di religione che pratica. Si sbaglia: lei è del numero di coloro ai quali Gesù ha detto: «Guai al mondo! ». Guardate queste persone che credono essere di Dio e che sono del mondo: non si fanno scrupolo di prendere al loro vicino, ora della legna, or qualche frutto e mille altre cose. Finché sono adulate nelle loro azioni che fanno per quel che riguarda la religione, lo fanno anzi con molto piacere, mostrano molta premura, sono brave per dare consigli agli altri. Ma sono esse disprezzate o calunniate? Le vedete allora scoraggiarsi, tormentarsi perché sono trattate in quel modo. Ieri, volevano soltanto del bene a coloro che hanno fatto loro del male, oggi non possono più sopportarli, spesso neppure vederli, né parlar loro
CURATO D’ARS

sabato 10 maggio 2014

LA COMUNIONE EUCARISTICA – CURATO D’ARS



Quale gioia per un cristiano che ha la fede, che, alzandosi dalla santa Mensa, se ne va con tutto il cielo nel suo cuore!... Ah, felice la casa nella quale abitano tali 'cristiani!... quale rispetto bisogna avere per essi, durante la giornata. Avere, in casa sua, un secondo tabernacolo dove il buon Dio ha dimorato veramente in corpo e anima!...,
- Forse, mi direte ancora: se questa felicità è così grande, perché dunque la Chiesa ci dà il comandamento di comunicarci una volta ogni anno?
- Questo comandamento non è fatto per i buoni cristiani, esiste soltanto per i cristiani pusillanimi e indifferenti verso la salvezza della loro povera anima. Agli inizi della Chiesa, la più grande punizione che si poteva imporre ai cristiani era di privarli di tale felicità; ogni volta che avevano la gioia di assistere alla santa Messa, avevano la gioia di comunicare. Mio Dio! com'è possibile che dei cristiani rimangano tre, quattro, cinque e sei mesi, senza dare questo nutrimento celeste alle loro povere anime? La lasciano morire di inedia!... Mio Dio! che guaio e quale accecamento!... avendo tanti rimedi per guarirla e un cibo così adatto a conservarla in salute!...
La Chiesa, vedèndo quanto già i cristiani perdevano di vista la salvezza delle loro povere anime, sperando che il timore del peccato facesse loro aprire gli occhi, dette loro un comandamento che li obbligava a comunicarsi tre volte all'anno, a Natale, a Pasqua e a Pentecoste. Ma in seguito, vedendo che i cristiani diventavano sempre più insensibili alla loro disgrazia, la Chiesa ha finito per non obbligarli più ad avvicinarsi al loro Dio, tranne una volta all'anno.
O mio Dio! che disgrazia e quale accecamento che un cristiano sia obbligato a mezzo di leggi a cercare la sua felicità!
PASSI SCELTI DEI SERMONI

domenica 23 marzo 2014

Essere amati da Dio


O figli miei, quanto Dio è buono! Quale amore ha avuto e ha tuttora per noi! Lo capiremo bene soltanto in paradiso!
E' per noi che il buon Dio ha prodotto il sole che ci illumina, l'aria che respiriamo, il fuoco che ci riscalda, l'acqua che beviamo, il frumento che ci nutre, i vestiti che ci coprono.
Siamo come piccoli bambini, non sappiamo camminare nella via del cielo, titubiamo, cadiamo, se la mano del buon Dio non è sempre li per sostenerci.
Dio non ci perde di vista così come una madre non perde di vista il suo bambino che incomincia a muovere il piede.
Si ama una cosa in proporzione del prezzo che ci è costata: giudicate da qui l'amore che Nostro Signore ha per la nostra anima che gli è costata tutto il suo sangue! Per questo, Egli è affamato di comunicazioni e di relazioni con essa.
Il buon Dio ci ha creati e messi al mondo perché ci ama; Egli vuole salvarci perché ci ama...
Il suo amore è di ogni momento e di una uguale intensità.
Il buon Dio è tanto sollecito a concederci il perdono quando lo chiediamo a lui, quanto una madre è pronta a ritirare il suo figlio dal fuoco.
Non è il peccatore che ritorna a Dio per chiedergli perdono, ma è Dio stesso che corre dietro al peccatore 'e che lo fa ritornare a Lui.
Nostro Signore è sulla terra come una madre che porta il suo bambino in braccio. Questo bambino è cattivo, dà calci a sua madre, la morde, la graffia, ma la madre non ci fa neanche caso; ella sa che se lo molla, cadrà, non potrà camminare da solo. Ecco come è Nostro Signore; egli sopporta tutti i nostri maltrattamenti, sopporta tutte le nostre arroganze, ci perdona tutte le nostre sciocchezze, ha pietà di noi malgrado noi...
La misericordia di Dio è come un torrente straripato; trascina i cuori al suo passaggio.
Dio è così buono che, nonostante gli oltraggi che gli facciamo, ci porta in paradiso quasi nostro malgrado. E' come una madre che porta in braccio il suo bambino al passaggio di un precipizio. E' interamente occupata ad evitare il pericolo, mentre il suo bambino non smette di graffiarla e di maltrattarla.
Ogni volta che m'inquieto della Provvidenza, il buon Dio mi punisce delle mie inquietudini mandandomi soccorsi inattesi.
E' soprattutto la fiducia che Dio ci chiede. Quando Egli è incaricato di tutti i nostri interessi, ne va della sua giustizia e della sua bontà nell'aiutarci e nel soccorrerci.
Le nostre riserve asciugano la corrente delle sue misericordie... e le nostre diffidenze fermano i suoi favori.
Sarete ricchi nella misura in cui conterete soltanto sulla Provvidenza.
«Chiedete e riceverete ». Soltanto Dio può fare simili promesse e mantenerle.
Curato D’Ars -  SCRITTI SCELTI

venerdì 7 marzo 2014

Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno. Dal Vangelo secondo Matteo Mt 9,14-15

    Dal Vangelo secondo Matteo Mt 9,14-15
    Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.
    In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
    E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

    Parola del Signore

Digiuno, elemosina, preghiera: in ogni circostanza.

Curato D’Ars - Passi scelti dei sermoni

Leggiamo nella Sacra Scrittura che il Signore diceva al suo popolo, parlandogli della necessità di fare delle opere buone per piacerGli e per far parte del numero dei santi: «Le cose che vi chiedo non sono al di sopra delle vostre forze; per farle, non è necessario innalzarvi fino alle nubi, né attraversare i mari. Tutto ciò che vi comando è, per cosi dire, a portata di mano, nel vostro cuore e attorno a voi ». Posso ripetere la stessa cosa: è vero, non avremo mai la fortuna di andare in cielo se non facciamo opere buone; ma non ci spaventiamo: ciò che Gesù Cristo ci chiede, non sono cose straordinarie, né al di sopra delle nostre capacità; non chiede a noi di stare tutto il giorno in chiesa, neanche di fare grandi penitenze, cioè fino a rovinare la nostra salute, e neppure di dare tutto il nostro avere ai poveri ( benché sia verissimo che siamo obbligati a dare ai poveri quanto possiamo, e che lo dobbiamo fare per piacere a Dio che ce lo comanda e per riscattare i nostri peccati). E' pur vero che dobbiamo praticare la mortificazione in molte cose, domare le nostre inclinazioni... Ma, mi direte voi, ce ne sono più d'uno che non possono digiunare, altri che non possono dare l'elemosina, altri che sono talmente occupati che spesso riescono a stento a fare la loro preghiera al mattino e alla sera; come dunque potranno salvarsi, dal momento che bisogna pregare di continuo e bisogna necessariamente fare opere buone per conquistare il cielo? Visto che tutte le vostre opere buone si riducono alla preghiera, al digiuno e all'elemosina, potremo fare facilmente tutto questo, come vedrete.
Sì, anche se avessimo una cattiva salute o fossimo addirittura infermi, c'è un digiuno che possiamo facilmente fare. Fossimo pure del tutto poveri, possiamo ancora fare l'elemosina e, per quanto grandi fossero le nostre occupazioni, possiamo pregare il buon Dio senza essere disturbati nei nostri affari, pregare alla sera e al mattino, e persino tutto il giorno. Ed ecco come. Noi pratichiamo un digiuno che è assai gradito a Dio, ogni volta che ci priviamo di qualche cosa che ci piacerebbe fare, perché il digiuno non consiste tutto nella privazione del bere e del mangiare, ma nella 'privazione di ciò che riesce gradito al nostro gusto; gli uni possono mortificarsi nel modo di aggiustarsi, gli altri nelle visite che vogliono fare agli amici che hanno piacere di vedere, gli altri, nelle parole e nei discorsi che amano tenere; questi fa un grande digiuno ed è molto gradito a Dio allorché combatte il suo amor proprio, il suo orgoglio, la sua ripugnanza a fare ciò che non ama fare, o stando con persone che contrariano il suo carattere, i suoi modi di agire...
Vi trovate in una occasione nella quale' potreste soddisfare la vostra golosità? Invece di farlo, prendete, senza farlo notare, ciò che vi piace di meno... Si, se volessimo applicarci bene, non soltanto troveremmo di che praticare ogni giorno il digiuno, ma ancora ad ogni momento della giornata.
Ma, ditemi, c'è ancora un digiuno che sia più gradito a' Dio del fare e del soffrire con pazienza certe cose che spesso vi sono molto sgradevoli? Senza parlare delle. malattie, delle infermità e di tante altre afflizioni che sono inseparabili dalla nostra miserabile vita, quante volte non abbiamo l'occasione di mortificarci, accettando ciò che ci incomoda e ci ripugna? Ora è un lavoro che ci annoia, ora una persona antipatica, altre volte è un'umiliazione che ci costa di sopportare. Ebbene, se accettiamo tutto questo per il buon Dio, e unicamente per piacergli, questi sono i digiuni più graditi a Dio...
Diciamo che c'è una specie di elemosina che tutti possono fare.
Vedete bene che l'elemosina non consiste soltanto nel nutrire chi ha fame, e nel dare vestiti a chi non ne ha; ma sono tutti i favori che si rendono al prossimo, sia per il corpo, sia per l'anima, quando lo facciamo in spirito di carità. Quando abbiamo poco, ebbene, diamo poco; e quando non abbiamo, diamo in prestito, se lo possiamo. Colui che non può provvedere alle necessità degli ammalati, ebbene, può visitarli, dir loro qualche parola di consolazione, pregare per loro, affinché facciano buon uso della loro malattia. SI, tutto è grande e prezioso agli occhi di Dio, quando agiamo per un motivo di religione e di carità, perché Gesù Cristo ci dice che un bicchiere d'acqua non rimane senza ricompensa. Vedete dunque che, benché siamo assai poveri, possiamo facilmente fare l'elemosina.
Dico che, per grandi che siano le nostre occupazioni, c'è una specie di preghiera che possiamo fare di continuo, anche senza distoglierci dalle nostre occupazioni, ed ecco come si fa. Consiste, in tutto quello che facciamo, nel non fare altro che la volontà di Dio. Ditemi, vi pare molto difficile lo sforzarsi di fare soltanto la volontà di Dio in tutte le nostre azioni, per quanto piccole esse siano?
Curato D’Ars - Passi scelti dei sermoni