lunedì 29 agosto 2016

Tema: La misericordia di Dio si rivela nel perdono dei peccati e nella sua volontà di salvare tutti gli uomini di Don Mauro Agreste




1 - Sconvolgente misericordia di Dio
2 - Perdono, iper donum
3 - Esperienza della misericordia di Dio
4 - Amore di predilezione inclusivo di tutti
5 - La crocifissione, misericordia infinita
6 - Lo sgretolarsi del senso del peccato
7 - Che cos'è il cristianesimo?
8 - Che cosa sarà mai il cristianesimo?
9 - Accogliere il Corpo di Cristo
10 - Chi mangia e beve indegnamente …
11 - Il peccato non solo individuale
12 - La metanoia
13 - Prendere una decisione, rompere con il peccato
14 - Esempi: sant'Agostino, Sir Kirkegard
15 - L'empietà
16 - La sofferenza
17 - Combattere il peccato con la lode
18 - Perdono ricevuto e dato
19 - Stupore per quanto è grande l'amore di Dio

1 - Sconvolgente misericordia di Dio

Cosa c'è di più profondo, di più sconvolgente e di più misteriosamente quasi incomprensibile della misericordia di Dio?
Potremmo rischiare di parlarne per delle settimane intere senza per altro averne colto veramente l'essenza, perché cogliere l'essenza della misericordia di Dio significherebbe cogliere Dio stesso in ciò che ha di più intimo.
Possiamo semplicemente avere qualche intuizione su questo favoloso tema di riflessione.
La misericordia di Dio è davvero quella sorgente inesauribile dell'azione di tutti gli uomini.
Perché quando la misericordia di Dio scaturisce ed è zampillante, come in una sorgente nel cuore di un uomo, ecco che quest'uomo quasi inconsapevolmente cambia.
Come quello che succede in un deserto, quando inaspettatamente una pioggia breve e scrosciante trasforma quella valle arida in uno sbocciare di erbe e di fiori, che nessuno si sarebbe mai aspettato.
Possiamo considerare che il cuore dell'uomo, che è pur sempre un mistero, nasconde degli abissi incomprensibili di vuoto e di lontananza, ma anche dei tesori inestimabili, che Dio stesso ha nascosto nel cuore di ogni uomo.
Voi capite che pensare alla misericordia è un po' come pensare ad una cascata dirompente, che viene a colmare l'abisso del nostro cuore.
Come dice il salmo: "l'abisso chiama l'abisso con il fragore delle sue cascate".
Evidentemente il nostro cuore è un po' un abisso e noi stessi non siamo molto in grado di concepire il vuoto che può esserci dentro di noi.
Ma d'altro canto forse il lato positivo da pensare nei confronti di questo abisso è proprio questo: che più grande è il vuoto, maggiore è la capacità di contenimento; cioè a dire Dio lo può colmare in una maniera incommensurabile e quindi fare del nostro vuoto in realtà una pienezza, di gioia e di festa.

Far cambiare gli altri...


 

Gli altri non si lasciano cambiare

Si rassicuri il lettore, non siamo stati presi da un improvviso delirio di onnipotenza, che ci ha rapiti alla realtà per portarci in un mondo nel quale si possa immaginare di trasformare le persone a misura dei nostri gusti e dei nostri bisogni.
Ben sappiamo come, a dispetto dei nostri tentativi, gli altri non siano disposti a lasciarsi cambiare come a noi piacerebbe o servirebbe.
Cambiare significa rivedere il proprio modo di essere, cambiare è complicato, cambiare è faticoso e nessuno mette mano ad un'impresa così impegnativa solo perché siamo noi a chiederlo.
Potrà farlo, partendo forse anche da un nostro invito o sollecitazione, ma solo quando sarà lui stesso ad essersi preso la responsabilità di decidere in tal senso.
Ed allora per parte nostra altro non possiamo fare se non attendere il verificarsi di questo cambiamento, scontrandoci al tempo stesso con la constatazione che, a dispetto di tutte le nostre aspettative, le cose continuano ad andare per il solito verso.
Eppure non ci rassegniamo: come sarebbe tutto più facile se mia moglie ( mio marito ) la smettesse con certi suoi atteggiamenti; se mio figlio non si comportasse più in quel certo modo, se i miei genitori diventassero meno noiosi, se quella certa professoressa decidesse di essere meno esigente, se il capo ufficio non fosse così opprimente ...
E le tentiamo tutte per riuscire a trasformare gli altri secondo le nostre necessità.
Ci lamentiamo, ci arrabbiamo, chiediamo, supplichiamo, ricattiamo ...
Usiamo tutto il repertorio delle nostre strategie.
Il risultato è comunque il più delle volte deludente.

Un'impresa impossibile?

domenica 28 agosto 2016

VIVERE NELLA VERITÀ - Tratto dal libro: FRUTTI DI PREGHIERA - Ritagli da un diario - MADRE TRINIDAD DE LA SANTA MADRE IGLESIA - Fondatrice de L’Opera della Chiesa.



La Madre Trinidad nasce a Dos Hermanas (Siviglia) il 10 febbraio 1929.

    Un giorno –il 7 dicembre 1946– Dio passò potentemente sulla sua anima e la chiamò a Sé. Ella si consegnò a Lui senza riserve. Gesù nel Tabernacolo si costituì suo unico Maestro. È stato per lei la sua verità, la sua via e l’amore soggiogante della sua giovinezza. Così la preparava progressivamente per un incontro trascendentale.

    A partire dal 18 marzo 1959, Dio incominciò a riversarsi sulla sua anima in modo così inimmaginabile, da renderla fonte luminosa per effondersi attraverso di lei nella Chiesa.

    La introdusse nel suo seno e le mostrò il suo mistero. La inondò con la sua luce e la immerse nella sua vita. E, addentrandola in Lui, le fece contemplare le meraviglie del suo amore per l’uomo, che si riassumono in Cristo che si dona a noi per mezzo di Maria nel seno della Chiesa. 
La Madre Trinidad ha conosciuto anche il Getsemani della Chiesa. La vide straziata e vestita a lutto nella notte della sua prostrazione. Dio divenne nella sua anima grido urgente in richiesta di aiuto alla Chiesa. Allora lei si lanciò a cercargli una legione di anime.

    Questa donna sorprendente porta inciso a fuoco nel suo spirito che la vita della Chiesa in tutta la sua verità, ricchezza, profondità e magnificenza è per tutti, e che a tutti bisogna manifestarla e comunicarla. Per questo, la legione di anime che ha cercato per aiutare la Chiesa abbraccia, come la Chiesa stessa, ogni tipo di persone: Sacerdoti e laici, uomini e donne consacrati a Dio con i loro tre voti di castità, povertà ed obbedienza, e coniugi, giovani, adolescenti e bambini.

    Questa sorgente di sapienza divina sta sgorgando viva a fiotti nei quasi 700 discorsi e più di 300 video, dove trasmette con fuoco ed espressione la sua testimonianza, e nei suoi numerosi scritti. Tutto ciò costituisce la ricchezza spirituale e dottrinale necessaria per portare a termine la missione trascendentale de L’Opera della Chiesa.

SEMPLICITÀ EVANGELICA 

Beata Maria Antonia di San Giuseppe (María Antonia de Paz y Figueroa) Vergine - Silípica, Santiago del Estero, Argentina, 1730 – Buenos Aires, Argentina, 7 marzo 1799 - La beatificazione è stata celebrata il 27 agosto 2016, presso il parco Francisco de Aguirre di Santiago del Estero, presieduta dal cardinal Amato come inviato del Santo Padre.



La Venerabile Maria Antonia de Paz y Figueroa è nata nel 1730 a Santiago del Estero, in Argentina. Discendeva da una famiglia illustre di conquistatori e governanti. La sua infanzia è stata vissuta  nella fattoria paterna a contatto con gli aborigeni. A 15 anni decide di dedicarsi a Dio. Alcuni abitanti di Santiago del Estero deplorano la decisione perché era molto carina, con lineamenti delicati e grandi occhi. A quel tempo non c'erano ordini religiosi attivi, così  decise di indossare una tunica nera e vivere con altre donne il resto della vita.

Guidata da un sacerdote gesuita di nome Gaspar Juárez si dedica ad aiutare e a istruire i bambini, a cucinare e a cucire, curare gli ammalati e fare elemosina.

Nel 1767 Carlo III di Spagna decide di espellere i Gesuiti dell'America. Maria Antonia aveva 37 anni e ha voluto ripristinare gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio. Questa sua decisione non fu ben accolta dalla comunità, perché c'era un ambiente ostile a tutto ciò che era gesuita, ma ha continuato la sua idea di organizzare questa pia pratica. I partecipanti hanno vissuto in uno spazio chiuso per diversi giorni ad ascoltare le lezioni e a riflettere sulla propria vita per  poter attuare  il bene Maria Antonia invita le persone a partecipare a questi ritiri tra il 1768 e il 1770. Cammina a piedi nudi sulla terra di Santiago del Estero, Silípica, Loreto, Salavina, Soconcho, Atamasqui, ecc. Decide inoltre di andare in altre province come a Catamarca, La Rioja, Jujuy, Salta e Tucumán. Il vescovo di Tucumán  permise questa sua iniziativa e così cominciano a diffondersi questa pratica religiosa. I frutti degli esercizi sono noti per il bene che fanno per le persone e le loro vita cambia. Gli esercizi duravano 10 giorni e erano effettuati durante l'anno. Le signore vivevano con le loro cameriere e gli uomini, che erano separati dalle donne durante gli esercizi, vivevano con i contadini. 


martedì 23 agosto 2016

Elisabetta Sanna , membro dell’Unione dell’Apostolato Cattolico, verso la beatificazione - La mistica sarda, nata a Codrongianos, Sassari, 23 aprile 1788, sarà elevata all’onore degli altari sabato 17 settembre 2016 nella spianata davanti alla basilica di Saccargia dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per i Santi, espressamente delegato da papa Francesco.


A Codrongianos (Sassari), il 23 aprile 1788, da una famiglia di agricoltori, ricca di fede e di figli, nasce Elisabetta Sanna. Nella sua casa si lavora, si prega, mai si nega l’elemosina ai poveri. Quando ha appena tre mesi, un’epidemia di vaiolo causa la morte di molti bambini ed anche lei ne viene colpita. Guarisce, ma rimane con le braccia leggermente storpie e le articolazioni alquanto irrigidite. Ciò non le impedisce di crescere, imparando a sopportare il suo handicap, come cosa naturale e a sbrigare al meglio le faccende domestiche, a presentarsi sempre ordinata e pulita.
Dalla famiglia, riceve il dono di un’intensa vita cristiana, fin da piccola, così che a sei anni riceve la Cresima, il 27 aprile 1794, da Mons. Della Torre, Arcivescovo di Sassari. Poco dopo, è affidata a una certa Lucia Pinna, terziaria francescana, assai attiva in parrocchia, animatrice di un gruppo di donne dedite all’adorazione eucaristica, al Rosario, al soccorso dei poveri: ogni giorno. Lucia, benché analfabeta, come quasi tutte le donne di quei tempi, è una singolare catechista in mezzo alle ragazze del borgo e della campagna. Alla sua scuola, Elisabetta impara a conoscere Gesù e a volergli bene.

Giovane catechista

A dieci anni, la prima Confessione e la prima Comunione. Frequenta il catechismo tenuto da Don Luigi Sanna, cugino del papà, e al catechismo porta le compagne, dicendo: «Dai, vieni che è bello». Ella stessa, giovanissima, pur non sapendo né leggere né scrivere, diventa piccola catechista. Un giorno, guardando il Crocifisso, sente una voce interiore che le dice: «Fatti coraggio e amami!».
Quindicenne, raduna le ragazze nei giorni festivi in casa sua e insegna loro la dottrina cristiana e a pregare con il Rosario. Suo fratello, Antonio Luigi – dal quale ha imparato a intensificare il culto alla Madonna – entra in Seminario a Sassari dove diventerà sacerdote. Elisabetta, rimanendo nel mondo si iscrive alla Confraternita del Rosario e a quella dello Scapolare del Carmelo. Una giovinezza serena, piena di lavoro, di colloquio con il Signore Gesù, di apostolato.
Vorrebbe farsi suora; sicuramente, essendo handicappata, non pensa a sposarsi, eppure, ventenne è cercata in sposa da giovani buoni. Così il 13 settembre 1807, a 19 anni, celebra il matrimonio con un certo Antonio, un vero buon cristiano di modeste condizioni. Una festa semplice e serena, un totale affidamento al Signore e alla Madonna, è l’inizio della loro vita coniugale. Antonio è un marito e padre esemplare che stravede per la sua sposa e le dà totale fiducia. Agli amici dice: «Mia moglie non è come le vostre, è una santa!». Elisabetta dirà: «Io non ero degna di tale marito, tanto era buono». La loro famiglia è modello per tutto il paese.

lunedì 22 agosto 2016

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 23,13-22 - Guai a voi, guide cieche.


Mt 23,13-22

In quel tempo, Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.
Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».

Parola del Signore
Riflessione


Oggi Gesù fa un rimprovero molto severo agli scribi e ai farisei. Questi infatti, oltre a non ascoltare veramente la Parola di Dio, cercano in vari i modi di sviare le persone allontanandole dalla via del Maestro. Questi rimproveri però, valgono anche per noi oggi, perché l'ipocrisia è diventata quasi una cosa normale come il peccato... Come si dice... "così fan tutti!!!".
Quante cose si fanno solo per apparire nascondendo la vera intenzione? Si vuole far credere infatti che il proprio “zelo” è per la gloria di Dio e la salvezza delle povere anime, ma la realtà è che, sotto sotto, la vera ragione è un'altra:... il proprio onore, il proprio profitto... Così facendo non si ingannano solo gli altri, ma anche se stessi. La farsa però ha sempre un tempo contato... prima o poi le magagne vengono a galla. Il “GUAI A VOI” che Gesù in questo brano dice per ben tre volte, è un avvertimento molto serio e lo dobbiamo tenere sempre a mente. Il Signore, quando ha dato le chiavi del Suo Regno a Pietro, ha anche dato ad ognuno di noi un duplicato di quelle chiavi. A ognuno di noi infatti Il buon Dio ha affidato un compito e dobbiamo stare molto attenti a come lo svolgiamo. Dobbiamo essere insomma degli esempi sani in questa società un pochetto malandata. Specialmente noi adulti dobbiamo essere degli specchi sempre puliti, in modo da riflettere la luce vera, quella di Cristo. Dobbiamo insegnare la verità e non “sputare” solo sentenze. Molto spesso invece, chi scandisce condanne ha più bisogno di misericordia di altri. Chi non sperimenta infatti la bontà e la pietà del Signore è portato alla rigidità verso tutti. Nel momento in cui ci mettiamo la maschera dell'ipocrisia, nel momento in cui ci erigiamo a sapientoni, a persone perfettine, a persone caritatevoli, a persone pie, nel momento in cui usiamo male il potere che ci è stato dato per abusare e approfittare del più debole, siamo dei mostri!!!... "Chi usa i poteri di cui dispone in modo tale da spingere ad agire male, si rende colpevole di scandalo e responsabile del male che, direttamente o indirettamente, ha favorito. «È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono» (Lc 17,1)" Dal CCC al n° 2287.
Con il nostro pessimo esempio contribuiamo a “fabbricare” mostri e le nostre Chiese saranno sempre più vuote. A questo proposito mi viene in mente una frase, detta naturalmente con ironia, da un don: ”D'estate non c'è molta gente in chiesa perché sono tutti fuori a evangelizzare!!!”. Uauuuuuu... poveri noi!!!
Comunque, l'unico comportamento che al Signore piace, è quello delle persone vere e aperte. Aperte all'amore di Dio e del prossimo.... La chiusura mentale e spirituale, di fatto chiude le porte al Cielo e per Gesù questo atteggiamento è molto preoccupante, perché in qualche modo trascina anche altri in un tunnel buio e senza via d'uscita. Gli ipocriti infatti sono come gli attori di una fiction televisiva... sempre alla ricerca di consenso e successo... e più persone li seguono più si sentono sicuri e invincibili. Il problema di questi “attori” è che, quando le cose non vanno secondo i loro schemi, si infuriano come delle iene... Le persone che non hanno una maschera, vengono viste dagli ipocriti come degli elementi da eliminare o da allontanare. Non vogliono attorno a sé dei disturbatori. Gesù era un grande “disturbatore”... disturbava il loro “quieto vivere”, oscurava il loro "prestigio", la loro presunta "sapienza"... e quindi andava eliminato.
Evitiamo allora di considerarci i padroni di quella “preziosa chiave” che il buon Dio ci ha donato... perché Lui potrebbe togliercela quando vuole... e lo farà tranquillamente nel momento in cui nota che apriamo una porta che non è quella del Cielo ma che introduce in un altro regno.
Preghiamo il buon Dio di rafforzare la nostra fede, perché più avremo fiducia in Lui, meno cadremo nella rete di tante persone che vendono lucciole per lanterne. Chiediamogli di rinnovare il nostro cuore in modo da diventare persone autentiche, coerenti, buone e comprensive con tutti, anche con gli antipatici!!! E sono tanti... Preghiamo anche il Signore di avere in dono una guida saggia e generosa per la nostra vita di fede... e chi avesse già questo dono lo custodisca molto gelosamente. Lo sto facendo!!! Grazie Gesù e, come ti dico sempre, accetta il mio sforzo e la mia buona volontà... non voglio finire con una macina da asino al collo e gettata in mare!
Pace e bene.

sabato 20 agosto 2016

Beato te se i tuoi piedi ti accompagneranno a visitare chi è solo...




Sono un ragazzo di 22 anni, sono in ospedale e mi è passato per la mente di scriverti alcune righe ... spero che tu abbia un po’ di tempo per leggerle.

Sono Marco, ho i capelli lunghi, sono uno dei tanti ragazzi che hai visto passare per strada con la moto a tutta velocità, forse qualche volta mi avrai visto, ma non avrai avuto tempo di fissarmi perché avevo fretta; il semaforo rosso non mi diceva niente, mi interessava solo correre. Un giorno sono capitato sotto una macchina, volevo fare un sorpasso, ma non ci sono riuscito; non ricordo niente di quanto mi è successo ... mi sono trovato in ospedale senza una mano e senza una gamba. Per una o due ore ho cercato di pensare che era solo un sogno, ma invano! Adesso questa è la mia realtà: non ho una mano e mi manca anche una gamba ... Ma che strano! Adesso che dovrei essere triste sento una grande pace dentro di me. Avendo urtato così forte mi sono accorto di avere la vita ... che non ho mai valorizzato.

Caro amico/a, solo adesso mi sono accorto di essere vivo; quando stavo in discoteca mi sembrava di esserlo, ma in realtà lì ero morto, ero come un giocattolo, saltavo, gridavo al suono della musica mentre le luci annebbiavano i miei occhi. Che sciocco! Sai? Oggi vedo il sole e ringrazio il Creatore per gli occhi: sono 22 anni che li ho e non mi ero mai reso conto di averli; ho scoperto un mondo nel quale vivevo, ma che non conoscevo. Ho scoperto un altro mondo, quello della sofferenza; oh, quante cose ho visto in ospedale! Ma ora sento in me una grande pace; oggi ho asciugato le lacrime di un ragazzo che ha perso sua madre, e ho preso in braccio un bambino malato, ho regalo un sorriso ad un anziano che era solo e tutto ciò sta riempiendo un vuoto che avevo dentro di me. Sai? Ti confesso che mai come ora sento il bisogno di amare, di cantare, di ringraziare il Signore per questa meravigliosa vita che mi ha donato.

Se questa lettera ti arriverà vorrei domandarti una cosa: tu ancora hai le mani e i piedi, hai tutto il corpo ... vero? Ma ti accorgi di essere vivo? Dove vanno i tuoi piedi? Cosa fanno le tue mani? Beato te se i tuoi piedi ti accompagneranno a visitare chi è solo, beato te se le tue mani asciugheranno una lacrima. Spero che anche tu possa vedere il mondo con occhi nuovi. Ti auguro tutto il bene del mondo. Ciao.
Marco.

Lettera pubblicata su Anime e corpi – 1994 - n. 171, pag. 56-57

venerdì 19 agosto 2016

Dalla lettera agli Ebrei - Eb 12, 5-7. 11-13 - Il Signore corregge colui che egli ama.



                                  
                                     Eb 12, 5-7. 11-13

Fratelli, avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a figli:
«Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d’animo quando sei ripreso da lui; perché il Signore corregge colui che egli ama e percuote chiunque riconosce come figlio».
È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre? Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.
Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.

Parola di Dio

Riflessione

La lettura di oggi è una esortazione molto bella che ci aiuta a correre verso Cristo, ma sopratutto ci aiuta a non scoraggiarci nei momenti di tribolazione, di sofferenza, di angoscia, di deserto... che in questa vita non mancano mai! Purtroppo, molto spesso, ci capita di essere stanchi per le grandi afflizioni, e non solo per le nostre ma anche per quelle delle persone che amiamo.
Quando siamo stanchi e oppressi dobbiamo però sempre ricordarci di quanto e come ha sofferto il nostro Gesù per salvarci dalla dannazione eterna; Lui conosce la medicina giusta per curarci. Se vogliamo un giorno vedere il volto glorioso di Dio e stare al Suo cospetto, dobbiamo accettare tutte le sofferenze e le prove che il Padre Celeste permette nella nostra vita e, come dicono tanti santi, chiedere al buon Dio la Croce, perché è l'unica medicina che ci salva dalla perdizione eterna.
Naturalmente tra il dire e il fare, come dice il proverbio, c'è di mezzo il mare... A volte è difficile accettare con gioia la mano pesante di Dio... ma chi ha a cuore la vita eterna deve sottomettersi a questo stato di cose e sopportare con pazienza e umiltà tutte le correzioni del buon Dio... Perché il Signore corregge chi ama, come un padre il figlio prediletto” (Pr 3, 12). Quindi mettiamoci l'animo in pace... il buon Dio manda le prove a quelli che ama veramente ed esercita su di loro una cura paterna straordinaria. Dobbiamo solo ringraziarlo se ci sta con “il fiato sul collo”, perché se non agisse così ci lasceremmo andare e per noi sarebbe la fine.
E' anche vero che a volte si ha l'impressione che i cattivi prosperino, mentre i discepoli del Signore subiscono una miriade di prove, allora con il salmista ci lamentiamo: Non c'è sofferenza per essi, sano e pasciuto è il loro corpo. Non conoscono l'affanno dei mortali e non sono colpiti come gli altri uomini” (Sal 73, 4-5).
La verità però è che i malvagi possono anche godere in questa vita, ma volenti o nolenti, alla fine, non potranno sfuggire al giudizio di Dio. Succederà proprio come al personaggio della parabola degli invitati alle nozze... “Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì” (Mt 22, 11-12). Quando Dio emette la sua sentenza non avremo più il coraggio di spiccicare una parola, neanche per giustificarci, perché saranno le nostre opere, viste nella sua luce, che parleranno da sole... e così non ci resterà che ammutolire come pesci!
Quindi forza e coraggio a tutti gli affaticati, agli oppressi, ai tartassati... perché Dio ci dice che dobbiamo vedere la Sua disciplina non come una punizione, ma come un privilegio concesso solo ai Suoi migliori amici per farli diventare delle persone speciali e, come sappiamo, solo le prove, le tribolazioni, le ristrettezze... cambiano il nostro brutto carattere e il nostro comportamento, perchè come dice il salmista: L'uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono” (Sal 49, 13).
Tutte le cose che ci capitano non capitano mai a caso... sono sempre predisposte da Lui o permesse da Lui per il nostro bene, anche se noi, sopratutto le prove, non riusciamo a vederle come un bene, ma, ben che vada, le consideriamo una medicina molto amara; ma se Dio non ci sgridasse e non ci punisse significherebbe che il suo amore per noi non sarebbe molto consistente... Chi risparmia il bastone odia suo figlio, chi lo ama è pronto a correggerlo” (Pr 13, 24).
Ci da speranza sapere che quanto patiscono ora gli amici del Signore lo hanno già patito tutti i santi, e, se Dio è stato fedele con loro, lo sarà anche con noi. Purtroppo noi, poveretti, non siamo così splendidi come i santi e nei momenti di tribolazione ci lamentiamo con le solite mitiche frasi: "Perchè mi stai facendo questo? Che ti ho fatto? Non mi merito tutto questo!"... Inoltre, dopo aver mormorato, arriviamo a pensare che Dio è adirato con noi o che non ci ama così tanto. La sofferenza infatti, anche se viene dall'amore di Dio, non piace a nessuno; il suo vero significato però lo si comprende solo dopo, ed esattamente quando ne vediamo i frutti che sono la pace interiore e la giustizia... ma per arrivare a gustare i frutti ci vuole pazienza, fiducia, perseveranza... non dobbiamo mai perdere la speranza, perché Dio mantiene sempre le Sue promesse.
Il nostro guaio è che non prendiamo sul serio le correzioni di Dio, rischiamo così di non imparare niente per anni e anni facendo sempre gli stessi errori... diciamo pure che vaghiamo nel deserto tra una disgrazia e un altra e, più Lui ci corregge, più noi siamo ribelli... oppure, se prendiamo sul serio la sua disciplina, dopo un periodo prolungato di prove, ci stanchiamo, ci scoraggiamo, ci sentiamo sconfitti, vogliamo mollare, pensiamo che seguire il Signore sia veramente assurdo e impossibile. Io dico che è veramente impossibile, ma la vita cristiana consiste proprio nell'attraversare situazioni umanamente impossibili con il soccorso della Grazia, col tempo ci rendiamo poi conto che questo è molto bello. Sto imparando, con tanti sforzi e tanto allenamento quotidiano, ad affrontare le prove nel modo giusto, ossia con lo sguardo fisso su Gesù, e vedo che si sono molto rafforzate quelle virtù cristiane che prima erano piuttosto scarse...
Chiediamo al buon Dio di aumentare la nostra piccola fede affinché il nostro cuore si apra alla Sua misericordia; chiediamogli il dono di confidare sempre nella Sua provvidenza; pensiamo che nelle pene sopportate con amore si nasconde un seme dal potere salvifico eccezionale. 
Voglio concludere questa mia povera riflessione con un pensiero molto bello tratto dal Sermone 21 sul Cantico dei Cantici di San Bernardo di Chiaravalle... Nel momento della prova, ripeti a te stesso per prendere coraggio: Attirami dietro a te, Signore; corriamo all'aroma dei tuoi profumi (Ct. 1, 3). Così la speranza non ti verrà meno nel momento della sventura, né la prudenza nel giorno della gioia. Nel bel mezzo dei successi e dei fallimenti di questi tempi instabili, la tua anima conserverà, ad immagine dell'eternità, un costante equilibrio. Tu benedirai il Signore in tutti i tempi e così al centro di un mondo vacillante, tu troverai la pace, una pace per così dire incrollabile; comincerai a rinnovarti ed a riformarti a immagine e somiglianza di un Dio la cui serenità dura in eterno”.

Pace e bene

giovedì 18 agosto 2016

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 37,1-14 - Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.



Ez 37,1-14

In quei giorni, la mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annuncia loro: “Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete. Saprete che io sono il Signore”». Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai, ed ecco apparire sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro.
Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell’uomo, e annuncia allo spirito: “Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano”». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: “Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti”. Perciò profetizza e annuncia loro: “Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò”». Oracolo del Signore Dio.
Parola di Dio

Riflessione

Ezechiele, guidato dallo Spirito di Dio, viene teletrasportato in una pianura estesa colma di ossa. Questa visione del profeta è grandiosa, ma allo stesso tempo, se la guardiamo con gli occhi del mondo, è un pochetto macabra. Infatti, è terribile la descrizione delle ossa inaridite che riprendono vita... sembra di assistere alla proiezione di un film horror!!!
Ma se la guardiamo con gli occhi della fede, questa visione appare come un messaggio di speranza e di fiducia. Quando infatti ci sentiamo con le “ossa rotte” e siamo convinti che tutto oramai sia perduto, dobbiamo ricordarci questo passo di Ezechiele. Se ci affidiamo a Dio con tutto il cuore e con umiltà, è possibile per tutti rinascere a vita nuova.
Quello che dobbiamo ricordarci però, è che diventare nuova creatura non dipende né dalla nostra buona volontà, né dal nostro impegno, anche se sono necessari, ma è la Parola di Dio accolta nel cuore che ci sprona e ci mette in movimento. Evitiamo allora di fare i super uomini pensando di riuscire a fare ogni cosa da soli... Non fa conto del vigore del cavallo, non apprezza l'agile corsa dell'uomo... Il Signore si compiace di chi lo teme, di chi spera nella sua grazia (Dal salmo 146).
Poi, una volta accolta la Sua Parola e accettato senza brontolare troppo i percorsi un po' strani per cui il Signore ci fa passare, il Suo Spirito ci farà rivivere... Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra(Salmo 104,30). L'alito di Dio è come un vento gelido che penetra nelle ossa. La cosa istintiva che viene da fare per non morire dal freddo è mettersi in movimento. “Ma dopo tre giorni e mezzo, un soffio di vita procedente da Dio entrò in essi e si alzarono in piedi, con grande terrore di quelli che stavano a guardarli” (Ap 11,11). Dobbiamo allora pregare sempre con fiducia, e chiedere al Signore che apra i nostri sepolcri e ci faccia uscire da questo immenso cimitero dove ci siamo murati vivi da soli. Viviamo in una società in cui non siamo mai contenti, siamo senza speranza e niente ci consola. A volte mi domando: "Ma come possiamo pretendere di portare la luce agli altri se noi non abbiamo il coraggio di uscire dalle nostre tombe?". Ascoltiamo della Parola di Dio solo quello che più ci garba e continuiamo a stare tranquillamente sepolti nei nostri egoismi, nell'indifferenza e nel buonismo. Chiediamo al buon Dio, ogni giorno, di rafforzare la nostra fede in modo da uscire fuori dalle nostre tombe per ricominciare a vivere da veri cristiani. Chiediamogli ogni giorno di essere inondati dal Suo Spirito, perché la nostra vita spirituale è scossa da tanti terremoti che ci seppelliscono. Non siamo a posto una volta per sempre, ma abbiamo bisogno che Gesù viva dentro di noi sempre... Dobbiamo considerare Gesù come una persona viva che è accanto a noi in ogni istante della vita, dobbiamo parlare con Lui come con un amico vero, dobbiamo ridere con Lui e piangere con Lui... Ma non tutti riescono ad avere questo tipo di rapporto con Gesù e, a volte, anche tra cristiani, Lui non è compreso. Molti vedono infatti Dio come a un Essere irraggiungibile... quasi da temere... A questo proposito mi viene in mente una frase che ho letto, proprio stamattina, e sono rimasta fulminata. Allora ho pensato: “Non sono poi così sbagliata!!!”. Fra Marcello Van infatti diceva: “Quante anime, nella loro relazione con Dio, hanno ancora paura di Lui, come di un essere molto elevato e molto lontano? Non avvertendo quel che è l'Amore, la gente non osa mai permettersi il minimo pensiero di intimità con Dio”. Non è stupendo?... Finalmente qualcuno che la pensa come me!!! E Gesù, grazie al Sacramento dell'Eucaristia si rende vivo dentro di noi, ogni giorno... “E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi (Rm 8,11). Io spero solo che il buon Dio mantenga intatto il nostro rapporto così com'è, perché non voglio una “fede adulta”, ma voglio continuare a essere per Lui una “briciola” insignificante. E poi, se ci pensiamo bene... il buon Dio non ha bisogno di piatti succulenti ed elaborati al Suo banchetto, di quelli può averne quanti ne vuole... Lui invece ha bisogno di quello che non possiede: la mia piccolezza. Preghiamo allora come il salmista: Poiché siamo prostrati nella polvere, il nostro corpo è steso a terra. Sorgi, vieni in nostro aiuto; salvaci per la tua misericordia” (dal Salmo 43).
E così: Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saranno rigogliose come erba fresca (dal Cantico Is. 66).
Pace e bene

lunedì 8 agosto 2016

Dal Vangelo secondo Matteo -Mt 25,1-13 - Ecco lo sposo! Andategli incontro!


Mt 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Parola del Signore
Riflessione

Ogni persona saggia, prima di uscire da casa, guarda dalla finestra se è in arrivo un temporale, e se il cielo minaccia pioggia sarebbe da stolti andare al lavoro senza l'ombrello... Quando si conosce in anticipo un pericolo e non si prendono precauzioni, è come andare a spasso con la stoltezza!!!
Con questa bellissima parabola Gesù oggi ci dà due avvertimenti importanti.
Il primo è che dobbiamo essere sempre pronti per l'incontro con Lui, perché nessuno conosce il proprio futuro e non sappiamo quando Dio ci chiamerà a rapporto. Dobbiamo quindi essere sempre pronti, perché adesso è il tempo che Dio ci concede per prepararci... Chi vive la vita in questo modo, come se ogni giorno fosse l'ultimo, dorme tranquillo... a parte chi soffre d'insonnia!!! Amare infatti è pensare alla vita eterna.
Il secondo insegnamento è quello che ci sono delle cose che non si possono prestare. Il proprio rapporto con Gesù, la propria fiducia, il proprio lasciarsi lavorare da Lui e la propria fedeltà... non si possono cedere a nessuno. Il mio “SI” a Gesù è una “MIA” risposta personale. Nessuno può dirlo al mio posto. Nessuno...
Tutti i cristiani “aspettano” Cristo, ma non tutti sono pronti. Infatti nella parabola di oggi tutte le dieci vergini aspettano lo sposo... ma per cinque di loro ci sarà una brutta sorpresa. Il ritardo dello sposo mette infatti in luce la mancanza di amore di metà di esse (è terribile...!!! è come se dicesse che metà dei cristiani manca di amore). Questo ci deve far riflettere... quante volte pensiamo che Dio tardi agli appuntamenti da noi prefissati? Quante volte brontoliamo perché i nostri desideri non vengono esauditi nei tempi e nei modi che vorremmo? Quante volte ci stanchiamo di aspettare e facciamo di testa nostra? Ma tutto questo ritardo ha una logica... Se infatti Gesù ci accontentasse all'istante, non si potrebbe capire se ci affidiamo veramente a Lui in ogni circostanza, o se invece, venendo meno l'entusiasmo iniziale e vedendo deluse le nostre attese, viviamo una vita cristiana fiacca, abitudinaria, più preoccupati della nostra tranquillità che della venuta dello Sposo. Insomma ci addormentiamo...
A dire il vero tutte e dieci le vergini si addormentano, ma quello che fa la differenza è l'olio che solo cinque di esse si erano preparate in anticipo (Hanno preso l'ombrello)...
La preghiera fiduciosa, la Parola di Dio letta, ascoltata e meditata ogni giorno, i piccoli gesti di attenzione e di carità fraterna, sono come l'olio che noi mettiamo nei "piccoli vasi", ossia gli strumenti per alimentare la nostra lampada. Una lampada, come sappiamo, produce luce e calore, la luce è la fede e il calore è l'amore, entrambi dobbiamo alimentare con l'olio contenuto nei piccoli vasi... ecco come possiamo rialzarci dal sonno per andare incontro al Signore senza arrossire quando, nell'ora che non ci aspettiamo, arriverà.
Gesù mio, ti prego, aumenta la mia fede, aumenta il mio amore, così, quando sentirò: “Il Big Ben ha detto stop”... non sarò lasciata fuori dalla porta ed esclusa dal Tuo convitto. Non voglio essere una lucetta decorativa, ma una luce vera, sempre accesa, capace di rischiarare sia il mio buio più nero, sia il buio delle persone che Tu hai posto accanto a me. Ma quando Tu dici:  "Vegliate, non dormite!" ...non pensi a me... vero? Tutto mi puoi dire, tranne che dormo!!! Come secondo lavoro potrei fare il panettiere!!! Se mi fai dormire qualche ora in più... credimi... non mi offendo! Grazie.
Pace e bene

Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)- Breslavia, Polonia, 12 ottobre 1891 - Auschwitz, Polonia, 9 agosto 1942





La Croce di Cristo! Nella sua costante fioritura, l'albero della Croce porta sempre frutti rinnovati di salvezza. Per questo i credenti si rivolgono alla Croce con fiducia, traendo dal suo mistero d'amore il coraggio e la forza per camminare sulle tracce di Cristo crocifisso e risuscitato. Il messaggio della Croce è così entrato nel cuore di tanti uomini e di tante donne, trasformando la loro esistenza.
Un esempio eloquente di tale straordinario rinnovo interiore è il percorso spirituale di Edith Stein. Una giovane alla ricerca della verità, grazie all'opera discreta della grazia divina, è diventata una santa e martire: si tratta di Teresa Benedetta della Croce, che ripete oggi a tutti, dall'alto dei Cieli, le parole che hanno segnato la sua esistenza: Quanto a me, non sia mai che mi glori d'altro che della Croce di Nostro Signore Gesù Cristo (Gal. 6, 14)» (Omelia di Papa Giovanni Paolo II, in occasione della canonizzazione di Santa Teresa Benedetta della Croce, l'11 ottobre 1998).
Edith Stein è nata il 12 ottobre 1891, a Breslavia (oggi Wroclaw, in Polonia), in una famiglia ebraica. Ha tre anni, quando suo padre muore all'improvviso. Sua madre assume allora con coraggio la direzione di un'importante azienda di commercio di legname, e, in pari tempo, l'educazione dei sette figli. Molto rispettosa delle pratiche della Sinagoga, essa è il modello indiscusso di tutta la famiglia. «Potevamo leggere nell'esempio di nostra madre, scriverà Edith, il vero modo di comportarci. Quando diceva: è un peccato, questo termine esprimeva il colmo della bruttura e della cattiveria, e ne rimanevamo sconvolti». Tuttavia, i figli di questa donna esemplare non condivideranno il suo profondo attaccamento al Giudaismo. Ben presto, i fratelli maggiori di Edith parteciperanno solo per pietà filiale alle feste religiose familiari.