domenica 24 luglio 2016

Tribolazione e Lotta interiore di San Josemaria Escrivà



Tribolazione

L'uragano della persecuzione è buono. —Che cosa si perde?... Non si perde ciò che è già perduto. —Se non si sradica l'albero —e non c'è vento né bufera che possa sradicare l'albero della Chiesa— cadono solo i rami secchi... E quelli è bene che cadano.

D'accordo: quella persona è stata cattiva con te. —Ma tu non ti sei comportato ancor peggio con Dio?

Gesù: dovunque tu sei passato nessun cuore è rimasto indifferente. —O ti si ama, o ti si odia.

Quando un uomo-apostolo ti segue, compiendo il suo dovere, potrà sorprendermi —se è un altro Cristo!— che sollevi analoghi mormorii di avversione o di affetto?

Siamo alle solite...: Hanno detto, hanno scritto...: a favore, contro...: con buona volontà o non così buona...: reticenze e calunnie, elogi ed esaltazioni...: cose balorde e cose azzeccate...

—Sciocco, sciocchissimo! Se vai dritto al tuo fine, testa e cuore inebriati di Dio, che cosa importano il rumore del vento, il canto delle cicale, il muggito, il grugnito, il nitrito?... E poi... è inevitabile: non pretendere di mettere porte alla campagna.

Si sono sciolte le lingue e hai sofferto ingiurie che ti hanno ferito di più perché non te le aspettavi.

La tua reazione soprannaturale dev'essere perdonare —e persino chiedere perdono— e approfittare dell'esperienza per distaccarti dalle creature.

Quando viene la sofferenza, il disprezzo..., la Croce, pensa: che cos'è tutto questo a confronto di quello che merito?

Stai soffrendo una grande tribolazione? —Hai delle contrarietà? Di', molto adagio, assaporandola, questa orazione forte e virile:

“Sia fatta, si compia, sia lodata ed eternamente esaltata la giustissima e amabilissima Volontà di Dio sopra tutte le cose. —Amen. —Amen”.

Io ti assicuro che raggiungerai la pace.

venerdì 15 luglio 2016

Madonna del Monte Carmelo!



Madonna del Monte Carmelo di Vert-Donnas (AO)


O Vergine benedetta,
o piena di grazia, o Regina dei santi, quanto
mi è dolce venerarti sotto
questo titolo di Madonna del Monte Carmelo!
Esso mi richiama ai tempi profetici di Elia, quando
tu fosti sul Carmelo raffigurata in quella
nuvoletta che poi, ampliandosi, si aprì in una pioggia
benefica, simbolo delle grazie santificatrici
che ci provengono da te.

Tu da molti secoli sei onorata con questo misterioso titolo,
ed ora mi rallegra il pensiero che
noi ci uniamo a tutti i tuoi devoti, salutandoti
"decoro del Carmelo", "Gloria del Libano",
"giglio purissimo", "rosa mistica" del fiorente
giardino della chiesa.

Intanto, o Vergine delle vergini, ricordati di me e mostrati
di essermi madre. Diffondi in me sempre più viva la grazia
di quella fede che ti fece beata, e infiammami di quell'amore con
cui hai amato il Figlio tuo Gesù Cristo.
Sono pieno di miserie spirituali e temporali: molti dolori
dell'anima e del corpo mi stringono da ogni parte, ed io mi rifugio
come figlio all'ombra della tua protezione materna.

Tu, Madre di Dio, che tanto puoi e tanto vali, impetrami da Gesù
benedetto i doni celesti dell'umiltà della castità, della mansuetudine,
che furono le più belle gemme dell'anima tua immacolata.
Tu concedimi di esser forte nelle tentazioni e nelle amarezze
che spesso mi travagliano.

Allorché poi si compirà, secondo la volontà di Dio, la giornata
del mio terreno pellegrinaggio, fa' che all'anima mia sia donata
la gioia del paradiso, per tua intercessione
e per i meriti di Gesù Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Card. Alfonso Capecelatro

giovedì 14 luglio 2016

SAN CAMILLO DE LELLIS - Bucchianico (Chieti), 25 maggio 1550 Roma, 14 luglio 1614 - UN UOMO CHE SAPEVA AMARE - (Patrono dei malati e degli operatori sanitari)



UN UOMO A TERRA


L'alba del 2 febbraio 1575 spuntò, come tutte le altre, fredda, pallida, sorniona illuminando di toni lividi il Gargano che si svegliava pigramente al nuovo giorno, rivestito del suo abito invernale. Nell'aria vibrava quel sacro silenzio che incute paura e rispetto verso gli strani misteri dei boschi e delle selve e induce l'uomo ad interrogarsi sui grandi perché della vita.
Se li poneva anche un giovane sui venticinque anni, male in arnese e congestionato in volto, che, alto e nerboruto com'era, troneggiava a cavalcioni di uno striminzito asinello, il quale, carico di qua e di là del basto di due otri di vino, ora arrancando ora annaspando, procedeva faticosamente per il sentiero che si snodava lungo la valle detta «dell'inferno».
Un uomo qualunque, ora, anche se le sue dimensioni lo avvicinavano a un gigante e il suo passato era stato abbastanza avventuroso. Camillo lo chiamavano gli amici e nessuno sembrava ricordarsi della famiglia «de Lellis» dalla quale pure discendeva e che vantava ancora un certo prestigio tra la nobiltà fedele alla Corte di Spagna.
Perché si era ridotto in quello stato? Che senso aveva avuto la sua vita? Valeva la pena ostinarsi a continuarla così, esposta all'incertezza del domani e soprattutto priva di valori e di interessi che non fossero la passione per le armi e per il gioco,? Gli interrogativi si accavallavano esasperanti nella sua mente già stanca per una notte insonne e tormentata e si esprimevano in brividi e in scossoni che l'asinello incassava pazientemente.

DIO E' TUTTO, IL RESTO E' NULLA

Glieli aveva messi in testa un frate cappuccino, Padre Angelo, la sera prima dopo la magra cena, seduti sotto un pergolato di viti nell'orto del Convento a S. Giovanni Rotondo dov'era giunto da Manfredonia per uno scambio di merci tra le due comunità francescane. Gli aveva parlato con semplicità ma anche con fervore: «Dio è tutto; il resto, tutto il resto, è nulla! Salvare l'anima che non muore è l'unico impegno per chi vive una vita breve e sospesa come quella dell'uomo sulla terra!». Le parole e il viso luminoso del frate che le diceva si erano infiltrate profondamente in lui ed erano scese lungo tutto il corpo per rimescolargli il sangue. E sì che ne aveva sentite di prediche!...
A dire il vero qualche cosa di nuovo, di strano aveva già avvertito dentro di sè in quegli ultimi tempi: un desiderio di pace interiore, un'aspirazione alla tranquillità, un più intenso interesse per le occupazioni che gli permettevano di guadagnarsi vitto e alloggio dai Cappuccini di Manfredonia, dov'era approdato stanco, povero e sfiduciato dopo aver passato un sacco di avventure e aver giocato l'ultima carta che gli rimaneva, quella dell'elemosina.
Anche la vecchia passione per il gioco d'azzardo e l'ansia di evadere da una vita di doveri precisi si erano un po' affievolite, lasciando il posto ad una più sensibile attenzione per l'amicizia e la cordialità dei suoi ospiti e a qualche timido segno di risveglio religioso. L'ultimo Natale poi era stato un po' diverso dal solito, e i frati se n'erano accorti, quasi per istinto, anche senza l'aiuto di particolari manifestazioni esteriori.
C'era dunque una certa disponibilità, ma questa volta Camillo sentiva che gli si chiedeva di cambiare non più soltanto qualcosa, ma tutto; e avvertiva un malessere strano, indefinibile, un senso d' angoscia e di paura che s'intrecciava misteriosamente e dolorosamente con la tensione verso un mutamento di rotta, verso Qualcuno che l'aspettava con le braccia aperte.  

martedì 12 luglio 2016

Dal libro del Profeta Isaia 1, 10-17 - Contro l'ipocrisia


Udite la parola del Signore, voi capi di Sòdoma;
ascoltate la dottrina del nostro Dio, popolo di Gomorra!
«Che m'importa dei vostri sacrifici senza numero?»
dice il Signore.
«Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco.
Quando venite a presentarvi a me, chi richiede da voi che veniate a calpestare i miei atri?
Smettete di presentare offerte inutili, l'incenso è un abominio per me;
noviluni, sabati, assemblee sacre, non posso sopportare delitto e solennità.
I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono per me un peso; sono stanco di sopportarli.
Quando stendete le mani, io allontano gli occhi da voi.
Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto.
Le vostre mani grondano sangue.
Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista.
Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l'oppresso, rendete giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova».
Parola di Dio
Riflessione
Dio oggi è molto contrariato e si serve del profeta Isaia per denunciare un male molto diffuso: l'ipocrisia.
Ma con chi è irritato Dio? Con i pagani o con i cristiani di nome e non di fatto? A chi sono dirette le omelie dei sacerdoti? Alle persone che stanno dentro o a quelle che stanno fuori? Penso che la risposta sia ovvia...
Dobbiamo metterci bene in testa che le bastonate, Dio o i suoi ministri, le danno ai cristiani che assistono la Messa e non a quelli che si trovano belli spaparanzati in qualche spiaggia a prendere il sole. Le raccomandazioni o i rimproveri sono diretti a chi sta ascoltando in quel momento. Mettiamoci dunque l'animo in pace... la lettura di oggi è per chi crede di essere un vero discepolo, ma, stringi stringi, non lo è... è per chi si diverte a fare il doppio gioco... come se Dio non vedesse i veri pensieri del cuore. Ricordiamoci che volenti o nolenti, prima o poi, un giorno dovremmo rendere conto di tutto. E allora saranno “sorci vivi”!!! O qualcuno è davvero convinto che l'inferno non esiste e che Dio è così buono che perdona tutti? Certo, è  buono, vuole perdonare tutti, ma per essere perdonati bisogna pentirsi, provare dolore per i propri peccati, desiderare di riparare il male commesso...
Chi conoscendo Dio continua a fare i cavolacci propri e crede di cavarsela stando un po' con Dio e un po' con il mondo, si rende colpevole più di chi non conosce Dio.
Chi è lontano da Dio è perché non lo ha mai incontrato veramente, immagina allora che la vera felicità la può trovare solo nel mondo e nelle creature. Chi non conosce Dio non fa né sacrifici né digiuni, e non gli passa minimamente per l'anticamera del cervello di compiere certi atti.
Così mi sono chiesta: ma allora, come fanno le persone che non hanno mai incontrato Dio ad avere il desiderio di conoscerlo e di convertirsi?
Questa è la missione dei fedeli, dei ministri, dei consacrati, mi può rispondere qualcuno... e allora io dico: buonanotte!!! Campa cavallo che l'erba cresce!!! Allora sì... che conosceranno Dio!!! Se non interviene Lui personalmente, mi sa che staranno fuori per sempre!
Ma allora non ci sono speranze di far crescere il Regno di Dio?... Certo che ci sono... e i veri discepoli del Signore, sono la risposta. Il problema è che i veri discepoli fra i fedeli, fra i ministri, fra i consacrati... sono molto pochi e sono massacrati da ogni parte.
I veri amici del Signore sono le persone in regola con Dio, non perché praticano tanti riti, tanti atti di culto, perché fanno sacrifici o digiuni, ma perché cercano di praticare i due precetti fondamentali della legge, ossia cercano di amare veramente Dio e il prossimo, inoltre si lasciano condurre docilmente sulla via dell'umiltà. Come diceva don Divo Barsotti: “Dio non ha bisogno delle mie opere, della mia vita, ma ha bisogno del mio nulla, della mia povertà”. Ma se uno è orgoglioso non entrerà mai in sintonia con Dio.
I cristiani, tutti, sono chiamati a partecipare alla redenzione del genere umano. Dio mette lo Spirito e noi le nostre azioni, le nostre preghiere, la nostra piccola fede. Ma attenzione... possiamo darGli il nostro aiuto a patto di lasciarci fare da Lui, se siamo docili al Suo richiamo... “Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è meglio del grasso degli arieti” (1Sam 15, 22).
Invece di obbedire, noi cristiani, che facciamo?... Facciamo sacrifici senza numero, digiuni in bella vista, preghiere e orazioni in quantità industriale, sempre in bella vista, per cercare esclusivamente il nostro interesse, solo perché ci si sente meglio. Non lo facciamo per Dio, infatti, appena questi atti non ci soddisfano più ecco che ne cerchiamo altri. E' incredibile... non riusciamo a stare fermi un attimo, né con le mani, né con il cervello e tanto meno con la bocca... “Tu cerchi un occupazione perché non sai sostenere il vuoto dell'attesa” (don Divo Barsotti).
Oggi Dio parla chiaro... Ci dice che non ne può più di questo nostro fare, fare e fare... è stanco dei nostri comportamenti ipocriti e non li gradisce affatto. Il solo sacrificio che gradisce è la conversione sincera... Praticate la giustizia e la fedeltà; esercitate la pietà e la misericordia ciascuno verso il suo prossimo. Non frodate la vedova, l'orfano, il pellegrino, il misero e nessuno nel cuore trami il male contro il proprio fratello" (Zc 7, 9 -10).
Amore e misericordia... che belle parole. Oggi non si sente parlare d'altro! E' la moda del momento! Parole, parole, soltanto parole, diceva una canzone di Mina... Chissà perché non si tramutano in fatti!
Oramai con queste due parole ci si sciacqua la bocca! Dovrebbero inventare un collutorio: “MISERICORDIADENT”... farebbe un gran successo!
Ed ecco l'elenco mitico che esce dalla bocca di tanti: devi avere misericordia per il tuo fratello... devi amare tutti i fratelli... non devi dire bugie... devi fidarti di Dio qualunque cosa accada... devi ubbidire agli eventi... devi accettare con amore il fratello diverso... devi considerare tuo fratello superiore a te... devi perdonare tutti...
Devi... devi... devi..., perché non "dobbiamo"?!... Armiamoci e partite, diceva Napoleone!
Quanto è bello mettere un macigno sulle spalle degli altri... "Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! (Lc 11, 46).
Dunque, tante belle parole, peccato che chi le predica tutte d'un fiato, spesso, non ne pratica neanche una! Ma dobbiamo stare molto attenti alle parole del Signore: Le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista.
Che valle di lacrime è questa vita!
Gli amici di Gesù, i pochi che ha, sono tartassati da ogni parte, soffrono tanto vedendo il peccato nei luoghi dove non dovrebbe esistere. Si sentono soli, troppe barbarie intorno e non possono far nulla, non rimane loro che gemere verso Dio... “Chi fa è cieco e chi vede è impotente”, diceva sempre don Divo Barsotti.
"Perchè stai ancora in questa Chiesa piena di scandali e vizi? - chiedeva Lutero ad Erasmo da Rotterdam, invitandolo a lasciare i sacramenti e ad unirsi a lui nella riforma protestante. - Io sopporto la Chiesa perché la Chiesa sopporta me" - rispose Erasmo.
Chiediamo al buon Dio di aumentare la nostra fede, affinché le miserie che vediamo e che subiamo non ci facciano allontanare da Lui. Chiediamogli di aiutarci a non mollare mai davanti alle cattiverie e alle ingiustizie. Supplichiamolo di darci la forza di perdonare chi ci è ostile, di darci la dolcezza del cuore con chi è ingiusto con noi, chiediamogli l'umiltà per fare silenzio quando vorremmo dire la nostra e rispondere per le rime; molta pazienza per sopportare le prove e i tanti rompiscatole che non ci mancano mai, ma sopratutto chiediamogli perdono per tutte le volte che noi abbiamo offeso l'AMORE, per tutte le volte che siamo stati infedeli, per quando abbiamo pregato tanto per pregare, per quando abbiamo dato solo per farci "ammirare dagli uomini", per quando abbiamo girato la faccia davanti a un povero cristo. Guariscici dall'ipocrisia, perché è un male terribile e non da gloria a Te o Signore! Non entriamo noi e non facciamo entrare i nostri fratelli! Aiutaci Gesù...
Signore, ascolta la nostra preghiera. Noi, in cambio, come poveretti ti possiamo offrire tutto quello che abbiamo, e cioè il nostro nulla. Non è uno scambio molto vantaggioso, almeno per Te! Ma mi sà che non possediamo altro che miserie e quel poco di buono che riusciamo a fare è opera Tua. Di che cosa ci possiamo vantare?!... Ma sono sicura che da tutte le nostre miserie, Tu, puoi ricavarne qualcosa di bello...
Pace e bene

sabato 9 luglio 2016

ABBANDONO DI DIO (Volontà di Dio - pena infinita - preziosa aridità solitudine - spoglio di sé) - Tratto da “ Vita e brani scelti “ di Santa Veronica Giuliani.




La fede è un porto sicuro, ma ci sono momenti in cui essa vacilla. Veronica ha vissuto il buio e l’incertezza come condivisione del senso di vuoto che sperimenta chi è lontano da Dio perché privo di fede, ma la Santa ha saputo rendere preziosi questi momenti di sofferenza. La sofferenza, infatti, non è mai vana, ma ha una sua misteriosa fecondità.

Sono stata, per molti giorni, provata, oggi sentivo di non poterne più. Stavo un poco e chiamavo il Signore; ma vedevo che non mi voleva ascoltare. Mi ritrovavo priva di Lui: questa era la pena che superava tutte le altre. Meglio che potevo dicevo: Sii benedetto, mio Dio! Sono contenta di fare il tuo volere. Se vuoi che me ne stia così, eccomi pronta a tutto. Non voglio altro che la tua volontà. E poi aggiungevo: Tua sono, Signore, non più mia, e al di sopra di tutte le cose amo Te! Mio Bene, Te solo voglio, Te solo bramo, Te solo desidero.
E poi, di nuovo, mi mettevo a chiamarlo, con più specie di titoli e di nomi. Nulla mi recava sollievo; anzi mi accendevo più di desiderio,
e con questo si aggiungeva pena su pena. Alla fine, non giovandomi niente, tutta mi riposavo nella sua divina volontà e questa mi teneva in pace fra le mille inquietudini che sentivo. Tutto procedeva dalla lontananza del mio sommo Bene. Sentivo che non potevo più tollerare una tale assenza. (D I, 372)

SANTA VERONICA GIULIANI - Mercatello, Urbino, 27 dicembre 1660 - Città di Castello, 9 luglio 1727 - Breve biografia



INTRODUZIONE
Avvicinandoci all'esperienza terrena di S. Veronica Giuliani, la cosa che più ci sorprende è quella di scoprirla una persona come noi, vicina alla nostra esperienza di creature fragili e imperfette. Forse questa affermazione a qualcuno sembrerà un paradosso, ma immergersi nella lettura del suo dia­rio, fin dalle prime pagine che narrano la sua infan­zia, è un po' come ritrovare qualcosa di noi stessi. A soli 17 anni Orsola, questo è il suo nome di battesimo, diventa sr. Veronica entrando, nel Monastero delle Cappuccine di S. Chiara, a Città di Castello, monastero che oggi porta il suo nome. Per obbedienza al suo confessore, e poi al vescovo, lì ella ricorda gli anni dell'infanzia, la sua vocazio­ne che sembra essere nata con lei; descrive minu­ziosamente i suoi colloqui con Dio e con la Madonna. Ogni giorno registra fedelmente ciò che vive nell'intimità del "giardino chiuso" della clau­sura conventuale: le prove e le aridità di spirito; le sofferenze fisiche e interiori; l'infinita varietà di espe­rienze mistiche che, passando attraverso la stimma­tizzazione, culminano nello sposalizio celeste.
Il silenzio rigoroso della Regola cappuccina, è il fondamento necessario della sua vita di preghiera e in lei diviene ascolto di Dio che le parla, applica­zione prima, rapimento, poi unione trasformante: "Dio fa con l'anima mia come il ferro con la cala­mita".
Procedendo nella lettura del Diario, ci succede­rà di affezionarci a tal punto a Veronica da farne la nostra compagna di viaggio, amica e confidente, guida e maestra, in una vita che sarà a poco a poco sempre più trasfigurata; sofferta sì, ma offerta nella gioia, nella pace, nell'abbandono incondizionato alla Sapienza e Misericordia di Dio.
"A maggior gloria di Dio e per adempiere il suo santo volere, con mia mortificazione e rossore, incomincio dunque a mettere in esecuzione il comando che VR. m'impone in virtù di santa obbedienza, di manifestar­vi il principio della mia vita".
 
Capitolo I
L'INFANZIA
"Da piccola tutti mi chiamavano fuoco"
"Così a cinque anni ... a chi facevo un dispetto, a chi un altro. Non so cosa vi fosse: penso venisse dalla bontà delle mie sorelle, perché più le crociavo [impor­tunavo], più bene mi volevano; non solo loro, ma tutti di casa. Io ero di proprio capo, e, come volevo una cosa, non mi quietavo mai finché non l'avevo vinta. Ero la più piccola, ma volevo stare sopra tutte, e tutte volevo che facessero a mio modo; e in effetti mi contentavano in tutto".

Orsola, nasce a Mercatello sul Metauro il 28 dicembre 1660. È graziosissima: capelli biondi; gran­di occhi azzurri, profondi e penetranti; un viso per­fetto, dolcissimo, dai lineamenti delicati e, quando ride, le vengono le fossette nelle gote. Il suo carat­tere vivace riempie di gioia e di vita tutta la casa.
Ci diverte e ci consola sapere che anche la santa da bambina gioca, ride, piange, si arrabbia, vive tra i contrasti del suo carattere irruente e delle incli­nazioni naturali, anche se decisamente orientate verso un unico interesse: Dio.

mercoledì 6 luglio 2016

Santa Maria Goretti - Castità - Pudore - Martirio - Perdono


Poco più di un secolo fa, il 6 luglio 1902, si spegneva Maria Goretti, «l'Agnese del ventesimo secolo», come la chiamò Papa Pio XII in occasione della canonizzazione, il 26 giugno 1950. Ma Dio, come dice san Paolo, ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti; Dio ha scelto ciò che nel mondo è umile e disprezzato e ciò che è nulla... perchè nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio (1 Cor. 1, 27-29). In occasione di un pellegrinaggio nel luogo del martirio della giovane santa, il 29 settembre 1991, Papa Giovanni Paolo II sottolineava: «Dio ha scelto, ha glorificato una semplice contadinella, di origine povera. L'ha glorificata con la potenza del suo Spirito... Carissimi fratelli e sorelle! guardate Maria Goretti... È diventata letizia per la Chiesa e fonte di speranza per noi».
Maria nasce il 16 ottobre 1890 a Corinaldo, provincia d'Ancona (Italia), in una famiglia povera di beni terreni, ma ricca di fede e di virtù: tutti i giorni, preghiere in comune e rosario; la domenica, Messa e santa Comunione. Maria è la terza dei sette figli di Luigi Goretti e di Assunta Carlini. Fin dal giorno dopo la nascita, viene battezzata e consacrata alla Santa Vergine. Riceverà il sacramento della Cresima all'età di sei anni.
Dopo la nascita del quarto figlio, Luigi Goretti, troppo povero per sopravvivere nel suo paese d'origine, emigra con la famiglia verso le vaste pianure, all'epoca ancora malsane, della campagna romana. Si stabilisce a Le Ferriere di Conca, al servizio del Conte Mazzoleni. Lì, Maria non tarda a rivelare un'intelligenza ed un giudizio precoci. Non farà mai un capriccio, mai una disubbidienza, non dirà mai una bugia. È veramente l'angelo della famiglia.
In capo ad un anno di lavoro spossante, Luigi è colpito da una malattia che lo stronca in dieci giorni. Per Assunta ed i figli, comincia un lungo calvario. Maria piange spesso la morte del padre ed approfitta di ogni occasione per inginocchiarsi davanti al cancello del cimitero: il papà si trova forse in Purgatorio, e siccome essa non ha i mezzi per far dire Messe per il riposo della sua anima, si sforza di supplire con preghiere. Non bisognerebbe pensare che la bambina pratichi la bontà naturalmente. I suoi progressi stupefacenti sono il frutto della preghiera. Sua madre dirà che il rosario le era diventato in un certo modo necessario, ed infatti lo porta sempre attorcigliato attorno al polso. Attinge alla contemplazione del crocifisso un intenso amore per Dio ed un profondo orrore per il peccato.

domenica 3 luglio 2016

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 10,1-12 - La vostra pace scenderà su di lui.


 

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Parola del Signore

Riflessione
Gesù oggi propone lo stile di vita che ogni vero cristiano deve adottare per portare ai fratelli la buona novella.
Prima di tutto ci esorta a pregare... perchè il lavoro è tanto e pochi sono quelli che accettano questo incarico. Sfido io... dopo quello che ci dice in seguito!!!
Finchè infatti si tratta di pregare, ci va pure bene, il problema viene dopo, quando Gesù dice: “...vi mando come agnelli in mezzo a lupi”.
Caro Gesù, capisci che non sono parole molto confortanti le Tue?... Sinceramente, sapere in anticipo di finire tra i dentini di qualche lupo, non è la nostra massima aspirazione!!! E' come se qualcuno mi dicesse: "Cara Paola, perché non vai a farti un bel tufo in quel lago delizioso?... Però attenta... è abitato da una famiglia di coccodrilli affamati". A meno che aspiri a diventare un paio di scarpe o una borsa di coccodrillo! - Anche se molto care o pregiate preferisco stare sulla terra ferma -.
Seguire Gesù e annunciare il Vangelo dunque, non è così scontato né facile. Primo, perché si trova sempre tanta ostilità, tante difficoltà e sopratutto tante porte chiuse in faccia... Secondo, evangelizzare è una cosa seria e, molto spesso, ci troviamo a dover fare i conti con l'impotenza e la miseria che c'è in noi e attorno a noi.
Chi ama il Signore e cerca di fare la Sua volontà si ritrova spesso con le mani e piedi legati; le cattiverie e le incomprensioni sono tante... sembra quasi che gli uomini riescano ad offrire solo questo: un cuore doppio, instabile, sempre inquieto, turbato, scortese impaziente... Diciamo pure che la situazione in cui ci troviamo non è molto confortevole, come si dice: siamo messi male!!!
Ma ogni cristiano deve tenere sempre a mente una cosa molto importante, venendo al mondo Dio ha dato un compito a ognuno di noi e, se non lo portiamo a termine, la nostra vita sarà senza senso.
Chiediamo allora al buon Dio di rafforzare la nostra fede per avere il coraggio e la forza di testimoniare la verità, nella certezza che Lui sarà al nostro fianco e ci difenderà da chi vuole continuare a vivere nella menzogna; se poi verremmo criticati, sarà segno che siamo veramente amici di Gesù.
Diceva bene don Divo Barsotti: “Mi basta che vi sia uno solo che crede perché tutto sia fatto; perché basta che tu dia la possibilità allo Spirito Santo di entrare in te, di vivere in te. E' come aprire una diga dove premono milioni e milioni di ettolitri d'acqua. Basta una piccola fessura e l'acqua ha una tale potenza da rovesciare tutto, anche muraglie di larghezza... tutto, la forza dell'acqua! Così la mia speranza in Dio, così la mia fede in Dio deve avere la capacità di rompere e spazzare via ogni tristezza, ogni scoraggiamento, ogni avvenimento, Egli mi ama! Dobbiamo cantare, ricordare dal mattino alla sera e non basta, anche di notte bisogna cantare: Dio ci ama!”
Allora fidiamoci di Dio... Lui verrà in nostro soccorso e ogni ostacolo sarà rimosso.
Ebbene, perché avrebbero dovuto temere d'andare tra i lupi coloro con cui c'era l'Agnello che ha vinto il lupo?... diceva Sant'Agostino.
Ma prima di partire per questa avventura Gesù ordina alcune cose: “...non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada”...
Iniziamo bene!!! Non bastano i lupi, anche senza valige e maleducati: non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada”!!!
Il messaggio però, non penso sia di essere maleducati...
Gesù con queste parole ci fa capire che per diventare dei bravi discepoli, dobbiamo prima di tutto liberarci dai bagagli inutili, dobbiamo spogliarci di tutto ciò che potrebbe appesantire e rallentare il cammino. L'anima infatti arriva a Dio per la strada del nulla, ossia ponendo la fiducia in Lui solo; per questo deve rinunciare alle proprie sicurezze e avere come unico punto di appoggio Dio. La messe è molta, gli operai sono pochi, il compito è arduo; si tratta infatti di andare fra gente bastonata, ferita, smarrita in questa società caotica, sempre in cerca di nuovi stimoli, sempre più violenta, sempre più senza Dio, ubriaca di beni che non saziano, di potere, di soldi, di sogni che continuamente deludono, di illusioni che si infrangono, di inquietudini che non trovano risposte... L'equipaggiamento previsto per questa impresa è la fiducia in Dio e la forza del Suo amore... uniche attrezzature capaci di smuovere i cuori induriti. Non aspettiamoci però facili successi. Può succedere infatti che i cuori induriti diventino ancora più duri. Diceva bene Cornelio a Lapide: “I cuori induriti, i quali non sono che fango, tanto più dissecano e s'induriscono, quanto più Dio cerca d'infiammarli del fuoco del Suo amore”.
Ringraziamo allora il buon Dio per averci dato questo dono stupendo: LA FEDE... e non vergogniamoci di rispondere a chi ci domanda: "Ma tu, come fai a essere così felice e serena?"... - La mia gioia è avere Gesù come mio migliore amico! -.
Pace e bene
P.S.
Perdonate questi pensieri un po' sconnessi, vorrei dire di più e meglio, ma non ne sono capace...