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martedì 6 settembre 2016

"Vita di fede" - Tratto da “Amici di Dio” di San Josemaría Escrivá




Si sente dire, ogni tanto, che oggi i miracoli sono meno frequenti. Non sarà invece che oggi sono meno le anime che vivono vita di fede? Dio non può non mantenere la sua promessa: Chiedimi, e io ti darò le genti in eredità, e in dominio i confini della terra (Sal 2, 8). Il nostro Dio è la Verità, il fondamento di tutto quello che esiste: nulla si compie senza il suo volere onnipotente. Come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli (Gloria al Padre).
Il Signore non cambia: non ha bisogno di muoversi e correre dietro a cose che non possieda; Egli ha in sé tutto il movimento, tutta la bellezza, tutta la grandezza. Oggi come ieri. I cieli si dissolvono come fumo, la terra si logora come una veste... Ma la mia salvezza rimarrà in eterno, la mia giustizia non tramonterà (Is 51, 6).
Dio ha stabilito in Gesù Cristo una nuova ed eterna alleanza con gli uomini. Ha posto la sua onnipotenza al servizio della nostra salvezza. Se noi, sue creature, dubitiamo, se trepidiamo per mancanza di fede, dobbiamo riascoltare quello che Isaia annunciava nel nome del Signore: È forse la mia mano troppo corta per redimere oppure io non ho la forza per liberare? Ecco, con una minaccia prosciugo il mare, rendo i fiumi un deserto fino a far perire i loro pesci per mancanza d'acqua, e morire di sete gli altri loro esseri viventi. Rivesto i cieli a lutto, do loro un sacco per manto (Is 50, 2-3).

domenica 24 luglio 2016

Tribolazione e Lotta interiore di San Josemaria Escrivà



Tribolazione

L'uragano della persecuzione è buono. —Che cosa si perde?... Non si perde ciò che è già perduto. —Se non si sradica l'albero —e non c'è vento né bufera che possa sradicare l'albero della Chiesa— cadono solo i rami secchi... E quelli è bene che cadano.

D'accordo: quella persona è stata cattiva con te. —Ma tu non ti sei comportato ancor peggio con Dio?

Gesù: dovunque tu sei passato nessun cuore è rimasto indifferente. —O ti si ama, o ti si odia.

Quando un uomo-apostolo ti segue, compiendo il suo dovere, potrà sorprendermi —se è un altro Cristo!— che sollevi analoghi mormorii di avversione o di affetto?

Siamo alle solite...: Hanno detto, hanno scritto...: a favore, contro...: con buona volontà o non così buona...: reticenze e calunnie, elogi ed esaltazioni...: cose balorde e cose azzeccate...

—Sciocco, sciocchissimo! Se vai dritto al tuo fine, testa e cuore inebriati di Dio, che cosa importano il rumore del vento, il canto delle cicale, il muggito, il grugnito, il nitrito?... E poi... è inevitabile: non pretendere di mettere porte alla campagna.

Si sono sciolte le lingue e hai sofferto ingiurie che ti hanno ferito di più perché non te le aspettavi.

La tua reazione soprannaturale dev'essere perdonare —e persino chiedere perdono— e approfittare dell'esperienza per distaccarti dalle creature.

Quando viene la sofferenza, il disprezzo..., la Croce, pensa: che cos'è tutto questo a confronto di quello che merito?

Stai soffrendo una grande tribolazione? —Hai delle contrarietà? Di', molto adagio, assaporandola, questa orazione forte e virile:

“Sia fatta, si compia, sia lodata ed eternamente esaltata la giustissima e amabilissima Volontà di Dio sopra tutte le cose. —Amen. —Amen”.

Io ti assicuro che raggiungerai la pace.

domenica 26 giugno 2016

San Josemaría Escrivá de Balaguer – Barbastro, Spagna, 9 gennaio 1902 - Roma, 26 giugno 1975 - Tema: Santificazione del lavoro e dei doveri del proprio stato


 
Qualcuno chiedeva un giorno ad un sacerdote: «Perchè Le hanno dato del pazzo? - Pensi, rispose questi, che sia una pazzia da poco pretendere che si possa e si debba esser santi in mezzo alla strada, che possano e debbano esser santi tanto colui che vende gelati in un carrettino, quanto la domestica che passa il tempo in cucina, il direttore di una banca, il docente universitario, e colui che lavora i campi, e il facchino che si carica i bagagli sulle spalle? Sono tutti chiamati alla santità! L'ultimo Concilio (Vaticano II) l'ha ribadito ora, ma all'epoca, nel 1928, non veniva in mente a nessuno. Era così logico pensare che fossi pazzo...» Quel sacerdote era il Beato Josemaría Escrivá de Balaguer.
«Come curate bene questi fiori!»
«Per amare Dio e servirlo, spiegava il Beato Josemaría, non è necessario fare cose eccezionali. Cristo chiede a tutti gli uomini, senza eccezioni, di essere perfetti come è perfetto il suo celeste Padre (Matt. 5, 48). Per la maggior parte degli uomini, esser santi suppone la santificazione del lavoro, la santificazione nel lavoro, la santificazione degli altri attraverso il lavoro, e anche il fatto di incontrare Dio sulla strada della propria vita». Passando un giorno davanti a due giardinieri, disse loro: «Come curate bene queste piante, tutti questi fiori... Cosa pensate che valga di più? Il vostro lavoro o quello di un ministro?» E siccome non trovavano nulla da rispondere: «Dipende dall'amore di Dio che ci mettete. Se mettete più amore di un ministro, il vostro lavoro vale di più».

mercoledì 18 marzo 2015

Nella bottega di Giuseppe – Tratto dal libro “ Gesù che passa” di San Josemaría Escrivá



La Chiesa intera riconosce in san Giuseppe il suo protettore e patrono. Nel corso dei secoli si è parlato di lui, sottolineando i vari aspetti della sua vita, che lo mostrano costantemente fedele alla missione ricevuta da Dio. È per questo che, da molti anni, mi piace invocarlo con un titolo che mi sta a cuore: Padre e signore nostro.

San Giuseppe è realmente un padre e signore che protegge e accompagna nel cammino terreno coloro che lo venerano, come protesse e accompagnò Gesù che cresceva e diveniva adulto. Dall'intimità con lui si scopre inoltre che il santo Patriarca è maestro di vita interiore: ci insegna infatti a conoscere Gesù, a convivere con Lui, a sentirci parte della famiglia di Dio. San Giuseppe ci insegna tutto ciò apparendoci così come fu: un uomo comune, un padre di famiglia, un lavoratore che si guadagna la vita con lo sforzo delle sue mani. E anche questo fatto ha per noi un significato che è motivo di riflessione e di gioia.

domenica 4 gennaio 2015

"L'Epifania del Signore" - Tratto da " È Gesù che passa " di Josemarià Escrivà




Non molto tempo fa, ho avuto occasione di ammirare un rilievo in marmo che rappresentava l'adorazione dei Magi al Dio Bambino. Gli facevano corona altri rilievi raffiguranti quattro angeli, ognuno con un simbolo: un diadema, il mondo coronato dalla croce, una spada, uno scettro. In questo modo plastico, utilizzando segni ben noti, si è voluto illustrare l'avvenimento che oggi commemoriamo: alcuni sapienti — la tradizione dice che erano dei re — si prostrano davanti a un Bambino, dopo aver domandato a Gerusalemme: Dov'è il re dei giudei che è nato? (Mt 2, 2).

Anch'io, spinto da questa domanda, contemplo ora Gesù adagiato in una mangiatoia (Lc 2, 12), cioè in un posto adatto solo agli animali. Dove sono, Signore, la tua regalità, il diadema, la spada, lo scettro? Gli appartengono, ma non ne fa uso; regna avvolto in fasce. È un re che appare a noi inerme, indifeso; un piccolo bambino. Come non ricordare le parole dell'Apostolo: Spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo? (Fil 2, 7).

Il Signore nostro si è incarnato per manifestarci la volontà del Padre, e ci ammaestra fin dalla culla. Gesù ci cerca — con vocazione che è vocazione alla santità — affinché assieme a Lui portiamo a compimento la Redenzione. Ascoltiamo il suo primo insegnamento: dobbiamo corredimere cercando non il trionfo sul nostro prossimo, ma su noi stessi. A imitazione di Cristo, dobbiamo annullarci e metterci al servizio degli altri, per condurli a Dio.

Dov'è il re? Dove cercarlo se non là dove vuole regnare, cioè nel cuore, nel tuo cuore? Per questo si fa bambino: chi non ama infatti una piccola creatura? Dov'è allora il re, il Cristo che lo Spirito Santo cerca di formare nella nostra anima? Non può essere di certo nella superbia che ci separa da Dio, non nella mancanza di carità che ci isola. Lì Cristo non c'è; lì l'uomo resta solo.

Ai piedi di Gesù Bambino, nel giorno dell'Epifania, davanti a un Re che non porta segni esterni di regalità, noi diciamo: Signore, strappa la superbia dalla mia vita, distruggi il mio amor proprio, la mia smania di affermazione, di impormi sugli altri. Fa' che l'identificazione con te sia il fondamento della mia personalità. 

venerdì 21 novembre 2014

TIEPIDEZZA – Tratto da “ Cammino” di Josemaría Escrivá




Capitolo 1 - Carattere



Punto 16 - Tu, uno qualunque? Tu... del gregge!? Ma se sei nato per essere un leader! In mezzo a noi non c'è posto per i tiepidi. Umìliati, e Cristo ti accenderà di nuovo con fiamme d'Amore.

 
Punto 17 - Attento a non cadere in quella malattia del carattere che ha per sintomi la mancanza di stabilità in tutto, la leggerezza nell'operare e nel dire, la superficialità...: in una parola, la frivolezza.
E la frivolezza —non dimenticarlo—, che rende i tuoi programmi quotidiani così vuoti (così “pieni di vuoto”), farà della tua vita, se non reagisci in tempo —non domani: adesso!— un fantoccio, morto e inutile.

Capitolo 9 - Propositi



Punto 257 - Stai lì come un sacco di sabbia. —Da parte tua, non fai nulla. E così non è strano che cominci a sentire i sintomi della tiepidezza. —Reagisci.

 

Capitolo 14 - Tiepidezza

 
Punto 325 - Lotta contro quella fiacchezza che ti fa pigro e rilassato nella vita spirituale. —Bada che può essere il principio della tiepidezza..., e, come dice la Scrittura, i tiepidi Dio li vomiterà.


Punto 326 - Mi addolora vedere il pericolo della tiepidezza che ti minaccia, quando non ti vedo camminare seriamente verso la perfezione nel tuo stato.
—Di' con me: la tiepidezza, no! Confige timore tuo carnes meas —dammi, Dio mio, un timore filiale che mi faccia reagire!

Punto 327 - Lo so che eviti i peccati mortali. —Vuoi salvarti! —Ma non ti preoccupa quel continuo cadere deliberatamente nei peccati veniali, benché ogni volta tu senta la chiamata di Dio a vincerti.
—È la tua tiepidezza a farti avere questa cattiva volontà.

 
Punto 328 - Che poco Amore di Dio hai quando cedi senza lottare perché non è un peccato grave!

 
Punto 329 - I peccati veniali fanno un gran danno all'anima. Per questo, capite nobis vulpes parvulas, quae demoliuntur vineas, dice il Signore nel “Cantico dei cantici”: date la caccia alle piccole volpi che distruggono la vigna.

 
Punto 330 - Che pena mi fai: non senti ancora dolore per i tuoi peccati veniali! —Perché, fino a quel momento, non avrai cominciato ad avere una vera vita interiore.
Punto 331 - Sei tiepido se fai pigramente e di malavoglia le cose che si riferiscono al Signore; se vai cercando con calcolo o con furbizia il modo di diminuire i tuoi doveri; se non pensi che a te stesso e alla tua comodità; se le tue conversazioni sono oziose e vane; se non aborrisci il peccato veniale; se agisci per motivi umani.


Capitolo 16 - Formazione


Punto 368 - Ti annoi? —È perché tieni desti i sensi e addormentata l'anima.

 
Capitolo 17 - Il piano della tua santità

Punto 414 - Che pena un “uomo di Dio” pervertito! —Ma fa ancora più pena vedere un “uomo di Dio” tiepido e mondano.



 

venerdì 15 agosto 2014

La Vergine Santa, causa della nostra letizia – Tratto dal libro “ E Gesù che passa” di Josemaria Escrivà



Assumpta est Maria in coelum, gaudent angeli (antifona dei Vespri della festa dell'Assunzione), Maria è stata assunta da Dio, in corpo e anima, nei Cieli. Ne gioiscono gli angeli e gli uomini. Perché ci pervade oggi questa letizia intima, perché sentiamo il cuore traboccante e l'anima inondata di pace? Perché celebriamo la glorificazione di nostra Madre, ed è naturale che i suoi figli, costatando l'onore tributatole dalla Trinità Beatissima, sentano una grande allegrezza.
Cristo, suo Santissimo Figlio, nostro fratello, ce la diede come Madre sul Calvario quando disse all'Apostolo Giovanni: Ecco tua madre (Gv 19, 27). Noi tutti l'abbiamo ricevuta, assieme al discepolo amato, in quel momento di immensa afflizione. Maria Santissima ci ha accolti nel dolore mentre si compiva l'antica profezia: Una spada ti trafiggerà l'anima (Lc 2, 35). Tutti siamo suoi figli; Ella è Madre dell'umanità intera. E oggi l'umanità commemora la sua ineffabile Assunzione: Maria è accolta in Cielo, figlia di Dio Padre, madre di Dio Figlio, sposa di Dio Spirito Santo. Più di Lei, soltanto Dio.
Stiamo contemplando un mistero d'amore. La ragione umana non riesce a comprendere. Solo la fede può spiegare come una creatura umana sia stata elevata a una dignità così grande da essere il centro d'amore su cui convergono le compiacenze della Trinità divina. Sappiamo che è un segreto divino. Ma, trattandosi di nostra Madre, ci sentiamo capaci, per così dire, di capire di più di quanto non ci sia concesso in altre verità di fede.
Come ci saremmo comportati se avessimo potuto sceglierci la madre? Credo che avremmo scelto quella che abbiamo, ma l'avremmo colmata d'ogni grazia. Così fece Gesù. Essendo onnipotente, sapientissimo e l'Amore stesso (Deus caritas est, Dio è amore [1 Gv 4, 8]), il suo potere compì per intero tutto il suo volere.
È un ragionamento che i fedeli hanno scoperto da tempo: Era conveniente — scrive san Giovanni Damasceno — che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina. Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa celeste. Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla Croce, ricevendo nel corpo il dolore che le era stato risparmiato nel parto, lo contemplasse seduto alla destra del Padre. Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre e schiava di Dio (SAN GIOVANNI DAMASCENO, Homilia II in dormitionem B.V. Mariae, 14 [PG 96, 742]).

martedì 8 luglio 2014

"Allegria" Tratto da “Cammino” di san Josemaría Escrivá


 

Leggi adagio questi consigli. Medita con calma queste considerazioni. Sono cose che ti dico all'orecchio, in confidenza d'amico, di fratello, di padre. E queste confidenze le ascolta Dio. Non ti racconterò nulla di nuovo: intendo ridestare i tuoi ricordi per far emergere qualche pensiero che ti colpisca; così migliorerai la tua vita, ti avvierai per cammini d'orazione e d'Amore, e diverrai finalmente un'anima di criterio.

657 La vera virtù non è triste e antipatica, bensì amabilmente allegra.

658 Se le cose riescono bene, rallegriamoci, benedicendo Dio che ci mette l'incremento. —Riescono male? —Rallegriamoci, benedicendo Dio che ci fa partecipi della sua dolce Croce...

659 L'allegria che devi avere non è quella che potremmo chiamare fisiologica, da animale sano, ma quella soprannaturale, che procede dall'abbandonare tutto e dall'abbandonare te stesso nelle braccia amorose di nostro Padre-Dio.

660 Non scoraggiarti mai, se sei apostolo. —Non c'è ostacolo che tu non possa superare.

—Perché sei triste?

661 Faccia lunga..., modi bruschi..., aspetto ridicolo..., aria antipatica: è così che speri di incoraggiare gli altri a seguire Cristo?

662 Manca la gioia? —Pensa: c'è un ostacolo fra Dio e me. —Indovinerai quasi sempre.

663 Per porre un rimedio alla tua tristezza, mi chiedi un consiglio. —Ti darò una ricetta che proviene da buone mani: dall'apostolo Giacomo.

—“Tristatur aliquis vestrum?” —Sei triste, figlio mio? —“Oret!” —Fa' orazione! Prova e vedrai.

664 Non essere triste. —Abbi una visione più... “nostra” —più cristiana— delle cose.

665 Voglio che tu sia sempre contento, perché la gioia è parte integrante del tuo cammino.

—Chiedi questa stessa gioia soprannaturale per tutti.

666 Laetetur cor quaerentium Dominum”. — Si rallegri il cuore di coloro che cercano il Signore.

—Ecco una luce, per indagare sui motivi della tua tristezza.

giovedì 26 giugno 2014

"La volontà di Dio" - Tratto da “Cammino” di san Josemaría Escrivá





Leggi adagio questi consigli. Medita con calma queste considerazioni. Sono cose che ti dico all'orecchio, in confidenza d'amico, di fratello, di padre. E queste confidenze le ascolta Dio. Non ti racconterò nulla di nuovo: intendo ridestare i tuoi ricordi per far emergere qualche pensiero che ti colpisca; così migliorerai la tua vita, ti avvierai per cammini d'orazione e d'Amore, e diverrai finalmente un'anima di criterio.


754 Ecco la chiave per aprire la porta ed entrare nel Regno dei cieli: “Qui facit voluntatem patris mei qui in coelis est, ipse intrabit in regnum coelorum” —colui che fa la volontà del Padre mio..., questi entrerà!

755 Dal fatto che tu e io ci comportiamo come Dio vuole —non dimenticarlo— dipendono molte cose grandi.

756 Noi siamo pietre, blocchi da costruzione, che si muovono, che sentono, che hanno una volontà liberissima.

Dio stesso è lo scalpellino che ci smussa gli spigoli, aggiustandoci, modificandoci, secondo il suo desiderio, a colpi di martello e di scalpello.

Non cerchiamo di sfuggire, non cerchiamo di schivare la sua Volontà, perché, in ogni caso, non potremo evitare i colpi. —Soffriremo di più e inutilmente e, invece della pietra levigata e pronta per edificare, saremo un mucchio informe di ghiaia che la gente calpesterà con noncuranza.

domenica 22 giugno 2014

"I mezzi" - Tratto da “Cammino” di san Josemaría Escrivá



Leggi adagio questi consigli. Medita con calma queste considerazioni. Sono cose che ti dico all'orecchio, in confidenza d'amico, di fratello, di padre. E queste confidenze le ascolta Dio. Non ti racconterò nulla di nuovo: intendo ridestare i tuoi ricordi per far emergere qualche pensiero che ti colpisca; così migliorerai la tua vita, ti avvierai per cammini d'orazione e d'Amore, e diverrai finalmente un'anima di criterio.


470 Ma... e i mezzi? —Sono gli stessi di Pietro e di Paolo, di Domenico e di Francesco, di Ignazio e di Saverio: il Crocifisso e il Vangelo...

—Forse ti sembrano piccoli?

471 Nelle imprese d'apostolato è bene —è un dovere— considerare anche i mezzi terreni a tua disposizione (2 + 2 = 4), ma non dimenticare mai che devi contare, per fortuna, su di un altro addendo: Dio + 2 + 2...

mercoledì 19 marzo 2014

Nella bottega di Giuseppe - San Josemaria Escriva - Tratto dal libro " E' Gesu' che passa"





Nella bottega di Giuseppe

La Chiesa intera riconosce in san Giuseppe il suo protettore e patrono. Nel corso dei secoli si è parlato di lui, sottolineando i vari aspetti della sua vita, che lo mostrano costantemente fedele alla missione ricevuta da Dio. È per questo che, da molti anni, mi piace invocarlo con un titolo che mi sta a cuore: Padre e signore nostro.

San Giuseppe è realmente un padre e signore che protegge e accompagna nel cammino terreno coloro che lo venerano, come protesse e accompagnò Gesù che cresceva e diveniva adulto. Dall'intimità con lui si scopre inoltre che il santo Patriarca è maestro di vita interiore: ci insegna infatti a conoscere Gesù, a convivere con Lui, a sentirci parte della famiglia di Dio. San Giuseppe ci insegna tutto ciò apparendoci così come fu: un uomo comune, un padre di famiglia, un lavoratore che si guadagna la vita con lo sforzo delle sue mani. E anche questo fatto ha per noi un significato che è motivo di riflessione e di gioia.

Celebrando oggi la sua festa, desidero rievocare la sua figura rifacendomi a quello che di lui ci dice il Vangelo, in modo da scoprire meglio quello che Dio, per mezzo della vita semplice dello sposo di Maria, ci vuoi far conoscere.

San Giuseppe nel Vangelo

Sia Matteo che Luca ci parlano di san Giuseppe come di un uomo che discende da una stirpe illustre: quella di Davide e Salomone, i re di Israele. I particolari storici di questa ascendenza sono piuttosto incerti: delle due genealogie riportate dagli evangelisti, non sappiamo quale corrisponda a Maria, Madre di Gesù secondo la carne, e quale a Giuseppe, padre di Gesù secondo la legge degli ebrei. Non sappiamo nemmeno se la città natale di Giuseppe sia Betlemme, dove si recò per il censimento, o Nazaret, dove viveva e lavorava.

Sappiamo invece che non era ricco: era un lavoratore come milioni di uomini in tutto il mondo; esercitava li mestiere faticoso e umile che Dio, prendendo la nostra carne e volendo vivere per trent'anni come uno qualunque tra di noi, aveva scelto per sé.

La Sacra Scrittura dice che Giuseppe era artigiano. Alcuni Padri aggiungono che fu falegname. San Giustino, parlando della vita di lavoro di Gesù, dice che fabbricava aratri e gioghi (1); forse per queste parole sant'Isidoro di Siviglia conclude che Giuseppe era fabbro. Comunque era un operaio che lavorava al servizio dei suoi concittadini, con un'abilità manuale derivante da lunghi anni di sforzi e di sudore.


Dai racconti evangelici risalta la grande personalità umana di Giuseppe: in nessuna circostanza si dimostra un debole o un pavido dinanzi alla vita; al contrario, sa affrontare i problemi, supera le situazioni difficili, accetta con responsabilità e iniziativa i compiti che gli vengono affidati.

Non sono d'accordo con il modo tradizionale di raffigurare san Giuseppe come un vecchio, anche se riconosco la buona intenzione di dare risalto alla verginità perpetua di Maria. Io lo immagino giovane, forte, forse con qualche anno più della Madonna, ma nella pienezza dell'età e delle forze fisiche.

Per praticare la virtù della castità non c'è bisogno di attendere la vecchiaia o la perdita del vigore. La purezza nasce dall'amore, e non sono un ostacolo per l'amore puro la forza e la gioia della giovinezza. Erano giovani il cuore e il corpo di Giuseppe quando contrasse matrimonio con Maria, quando conobbe il mistero della sua Maternità divina, quando le visse accanto rispettando quell'integrità che Dio affidava al mondo come uno dei segni della sua venuta tra gli uomini. Chi non è capace di capire tale amore vuol dire che sa ben poco del vero amore e che ignora totalmente il senso cristiano della castità.


mercoledì 5 marzo 2014

La conversione dei figli di Dio - Omelia pronunciata il 2 marzo 1952, prima domenica di Quaresima Tratto dal libro " E' Gesu' che passa " di Josemaria Esciva' da pag.121 a pag 139




La conversione dei figli di Dio
[Omelia pronunciata il 2 marzo 1952, prima domenica di Quaresima]
Siamo entrati nel tempo di Quaresima, tempo di penitenza, di purificazione, di conversione. Non è un compito facile. Il cristianesimo non è un cammino comodo: non basta “stare” nella Chiesa e far passare gli anni. Nella nostra vita, vita di cristiani, la prima conversione — quel momento irripetibile, indimenticabile, in cui si vede con tanta chiarezza tutto ciò che il Signore ci chiede — è importante; però ancora più importanti e difficili sono le conversioni successive. Per agevolare l’opera della grazia divina che si manifesta in esse, occorre conservare un animo giovane, invocare il Signore, ascoltarlo, scoprire ciò che in noi non va, chiedere perdono.
Invocabit me et ego exaudiam eum, se mi invocherete vi ascolterò, dice il Signore
1
. Considerate quanto è meravigliosa la sollecitudine di Dio verso di noi; è sempre disposto ad ascoltarci, sempre attento alla parola dell’uomo. In ogni tempo — ma ora in modo speciale, perché il nostro cuore è ben disposto, deciso a purificarsi — Egli ci ascolta e non sarà sordo alle richieste di un cuore contrito e umiliato
2
.
Il Signore ci ascolta per intervenire, per entrare nella nostra vita, liberarci dal male, colmarci di bene: Eripiam eum et glorificabo eum
3
, ci libererà e ci glorificherà. Ecco la speranza della gloria: ritroviamo qui, come già in altre occasioni, l’inizio di quell’intimo movimento che è la vita spirituale. La speranza di questa glorificazione accresce la nostra fede e stimola la nostra carità. In tal modo le tre virtù teologali, virtù divine che ci fanno simili a Dio nostro Padre, diventano operanti.
Quale miglior modo di cominciare la Quaresima? Il rinnovamento della fede, della speranza e della carità è la fonte dello spirito di penitenza, che è desiderio di purificazione. La Quaresima non è solo un’occasione per intensificare le nostre pratiche esteriori di mortificazione: se pensassimo che è solo questo, ci sfuggirebbe il suo significato più profondo per la vita cristiana, perché quegli atti esterni — vi ripeto — sono frutto della fede, della speranza, dell’amore.
Qui habitat in adiutorio Altissimi, in protectione Dei coeli commorabitur4, abitare sotto la protezione di Dio, vivere con Dio: in questo consiste la rischiosa sicurezza del cristiano. Bisogna persuadersi che Dio ci ascolta, che è accanto a noi: e il nostro cuore si riempirà di pace. Ma vivere con Dio è indubbiamente un rischio, perché il Signore non si accontenta di condividere: chiede tutto. E avvicinarsi un po’ di più a Lui vuoi dire essere disposti a una nuova conversione, a una nuova rettificazione, ad ascoltare più attentamente le sue ispirazioni, i santi desideri che egli fa sbocciare nella nostra anima, e a metterli in pratica.
1 Sal 90, 15 (introito della Messa). 2 Sal 50, 19. 3 Sal 90, 15 (introito della Messa). 4 Sal 90, 1.

venerdì 24 gennaio 2014

Una fede manifestata dalle opere - San Josemaría Escrivá, Cristo presente nei cristiani





La considerazione della dignità della missione cui Dio ci chiama, può far sorgere nell'animo umano la presunzione, la superbia. Ci può accecare una falsa coscienza della vocazione cristiana, che ci fa dimenticare che siamo di fango, che siamo polvere e miseria; ci fa dimenticare che il male non è solo nel mondo, intorno a noi, ma anche dentro di noi e si annida nel nostro stesso cuore, rendendoci capaci di ogni bassezza ed egoismo. Solo la grazia di Dio è roccia ben ferma; noi siamo sabbia, e sabbia mobile. Se diamo uno sguardo alla storia degli uomini o alla situazione attuale del mondo, ci addolora vedere che, dopo venti secoli, sono così pochi gli uomini che si chiamano cristiani; e quelli che si onorano di questo nome sono spesso infedeli alla loro vocazione.