domenica 29 gennaio 2017

Beata Maria Bolognesi - Mistica - Bosaro, Rovigo, 21 ottobre 1924 - Rovigo, 30 gennaio 1980 Mistica del XX Secolo, visse tra il 1924 e il 1980 e patì le sofferenze del Cristo sul Calvario - Esempio di straordinaria accettazione del disegno divino e di incomparabile affidamento a Nostro Signore.



Dall'infanzia all'adolescenza

Sulle sponde del Canalbianco, lungo la strada n. 16, che unisce la città di Rovigo alla città di Ferrara, a Bosaro, piccolo paese agricolo del medio Polesine, nasce, il 21 ottobre 1924, Maria Samiolo, cui il padre naturale A.G., che si rifiuterà di sposare la madre della sua bambina, non darà il proprio cognome. Fino al febbraio del 1930 Maria trascorre giorni felici in casa dei nonni materni, attingendo dal cuore di nonna Cesira Samiolo una immensa ricchezza di fede e di amore alla preghiera, che costituirà il prezioso bagaglio spirituale per il resto della vita. Con il matrimonio della mamma con Giuseppe Bolognesi, Maria si trasferisce nella famiglia del papà adottivo, da cui sarà amata forse più degli altri sei figli che verranno poi. Con il cambio di famiglia inizia per lei la lotta contro una povertà inimmaginabile: alle volte, anche per tre giorni consecutivi, ella si alimenta con sola acqua; a scuola non può disporre di carta, penna, abecedario; tanta è la fame da essere costretta a raccogliere le bucce di patata lasciate cadere dalle amiche sul «sudiciume» delle mucche: quelle bucce ella le lava e le mangia!; un'unica veste di tela ricopre Maria d'estate e d'inverno, nei giorni feriali e festivi, e le serve di coperta da notte. A casa di Maria non c'è da mangiare per nessuno, nemmeno per i topi: la lotta contro la povertà è altresì resa difficile dalla permanenza in umili e disagiate abitazioni, al punto che ne risentirà sia la salute di lei, sia anche, in un modo o nell'altro, la salute di tutti i componenti la famiglia. La povertà, costantemente presente in casa Bolognesi, costringerà Maria ad aiutare i genitori nel duro lavoro dei campi, e a dedicare molto del suo tempo nel seguire i fratellini con intelligente e amorosa disponibilità.

giovedì 26 gennaio 2017

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 4, 26-34 - L’uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.


Mc 4, 26-34
 
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore
Riflessione

La riuscita dei disegni di Dio non avviene perché siamo noi a portarli avanti. Noi faremmo troppo baccano e troppi guai... ma i disegni di Dio si compiono in silenzio, con modi e tempi a noi sconosciuti. Forse è questo che ci sconcerta...

Oggi Gesù ci invita ad avere speranza anche quando pensiamo e vediamo che i risultati non arrivano o tardano ad arrivare. Dobbiamo porre la nostra fiducia solo in Dio, con la certezza che sarà Lui a portare a termine il lavoro ed assicurare così il successo all'impresa.

E' da stolti pensare o presumere di essere noi a gestire il gioco... infatti, il più delle volte succede che più ci sforziamo a pensare, a prevedere, a fare, a correggere di quà, a voler migliorare di là... più le nostre azioni non cambiano nulla... Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Ora né chi pianta, né chi irrìga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere (1Cor 3, 67-7).

Oggi Gesù ci chiede di avere pazienza... se vogliamo che una pianta cresca bella e forte, non dobbiamo preoccuparci, o farci venire l'ansia perché vogliamo vederla fiorire all'istante sotto i nostri occhi... la natura ha i suoi tempi e noi ci stancheremmo inutilmente se volessimo vedere subito quello che si deve vedere solo più tardi, molto più tardi... Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante” (Qoelet 3, 1-2).

lunedì 23 gennaio 2017

Ostensorio del miracolo di Lanciano - Attingiamo nell'Eucaristia la forza di cui abbiamo bisogno per seguire Gesù sulla via della vita eterna !





Nell’epoca moderna si è pensato che la luce della fede potesse bastare per le società antiche, ma non servisse per i nuovi tempi, per l'uomo diventato adulto, fiero della sua ragione, desideroso di esplorare in modo nuovo il futuro. In questo senso, la fede appariva Come una luce illusoria, che impediva all'uomo di coltivare l'audacia del Sapere... La fede è stata intesa come un salto nel vuoto che compiamo per mancanza di luce, spinti da un sentimento cieco; o come una luce soggettiva, capace forse di riscaldare il cuore, di portare una consolazione privata, ma che non può proporsi agli altri come luce oggettiva e comune per rischiarare il cammino” (Papa Francesco, enciclica Lumen fidei, 29 giugno 2013, 2-3).

Tuttavia, recenti miracoli eucaristici, sottoposti alle analisi della tecnica moderna, portano una luce che conferma i dati della fede e ricordano alla scienza che essa non può rendere ragione di tutta la realtà. Questi miracoli forniscono una prova della presenza reale oggettiva del Corpo e del Sangue del Signore nel Santissimo Sacramento.
Una sostanza sanguinante
Il 18 agosto del 1996, padre Alejandro Pezet celebra la Messa nella chiesa del centro commerciale della città di Buenos Aires, in Argentina. Termina di dare la Santa Comunione, quando una donna viene a dirgli che ha visto un'ostia che qualcuno ha buttata via in fondo alla chiesa. Andando al luogo indicato, il sacerdote vede l'ostia sporca; la mette in un piccolo contenitore con dell'acqua che ripone nel tabernacolo della cappella del Santissimo Sacramento. Il lunedì 26 agosto, aprendo il tabernacolo, vede, con suo grande stupore, che l'ostia è diventata una sostanza sanguinante. Ne informa mons. Jorge Bergoglio, vescovo ausiliare del cardinal Quarracino e futuro Papa, che dà istruzioni perché l'ostia così trasformata venga fotografata da un professionista. Le fotografie, scattate il 6 settembre, mostrano chiaramente che l'Ostia, divenuta un frammento di carne sanguinante, è molto aumentata di dimensioni. Per tre anni, rimane Conservata nel tabernacolo, e tutta la vicenda viene mantenuta Segreta; ma, Constatando che l'ostia non subisce alcuna decomposizione visibile, mons. Bergoglio decide di farla analizzare scientificamente.

domenica 22 gennaio 2017

LA LOTTA SPIRITUALE – DI SILVANO DEL MONTE ATHOS




Tutti coloro che si sono messi al seguito del Signore nostro Gesù Cristo sostengono una lotta spirituale. I Santi, attraverso una lunga esperienza, hanno imparato dallo Spirito santo a combattere questa guerra. Lo Spirito santo li guidava e li consigliava, e dava loro la forza di vincere i nemici; mentre senza lo Spirito santo l'anima non può neppure incominciare questa lotta perché da sola non sa e non comprende né dove, né quali sono i suoi nemici.
Beati noi, cristiani ortodossi, perché viviamo protetti dalla misericordia di Dio. Per noi è facile combattere: il Signore ha avuto pietà di noi e ci ha dato lo Spirito santo, che vive nella nostra Chiesa. Una sola è la nostra afflizione: che non tutti conoscano Dio e quanto egli ci ama. E questo amore riecheggia nell'anima di chi prega, e lo Spirito di Dio dà testimonianza all’anima della sua salvezza.
Il nostro combattimento si svolge ogni giorno ed a ogni ora. Se rimproveri un fratello o lo giudichi o lo contristi, allora hai perso la tua pace. Se hai accolto un pensiero di vanità o hai disprezzato il fratello, hai perduto la grazia. Se sei assalito da un pensiero impuro e non lo scacci subito, l'amore di Dio fuggirà dalla tua anima e resterai privo di fiducia nella preghiera. Se ami il potere o il denaro, non conoscerai mai l’amore di Dio. Se vuoi fare la tua volontà, sei ormai sconfitto dal nemico e lo scoraggiamento si impadronirà dell'anima tua. Se odi tuo fratello, questo significa che ti sei staccato da Dio e che uno spirito malvagio ti tiene in suo potere.
Ma se tu fai del bene al fratello, troverai la tranquillità di coscienza. Se rinuncerai alla tua volontà, con questo respingerai i nemici ed otterrai la pace dell'anima. Se perdoni a tuo fratello le offese ed ami i nemici, riceverai la remissione dei tuoi peccati, e il Signore ti farà conoscere l’amore dello Spirito santo. E quando ti sarai completamente umiliato, allora troverai anche perfetto riposo in Dio.
Quando l'anima è umile e lo spirito di Dio dimora in lei, l’uomo gode la beatitudine dell’amore divino e non teme più nessun male qui sulla terra, ma desidera rimanere sempre umile davanti a Dio ed amare il fratello. Ma se l’anima cede alla vanità, la sua festa è finita, perché la grazia l’abbandona ed essa non può più pregare con spirito puro, ma è assalita e tormentata da pensieri malvagi.

venerdì 20 gennaio 2017

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 1, 10-13. 17 - Siate tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi




Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.
Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?
Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

Parola di Dio

Riflessione personale

I fedeli della Chiesa di Corinto sono divisi tra loro e Paolo sottolinea quanto siano assurde queste discordie. E caro Paolo… sapessi oggi!!!
L’apostolo delle genti fa dunque osservare che Cristo è uno per tutti e che nessuno è stato crocifisso per la salvezza degli uomini se non Gesù. Gli amici veri del Signore hanno gli stessi pensieri, gli stessi sentimenti e il loro modo di comportarsi è molto simile, questo perché sono animati dallo stesso Spirito di Cristo. I diversi doni e carismi non devono essere di ostacolo all’amore fraterno, ma devono contribuire all'edificazione reciproca e a far crescere l’amore per Gesù.
Oggi invece, come allora, ci sono troppe divisioni nelle nostre comunità e questo crea scandalo per quelli che sono lontani da Dio, inoltre indeboliscono la stessa comunità. A questo proposito mi vengono in mente i tanti gruppi di diverse spiritualità che ci sono nelle nostre parrocchie. Ho sempre notato una sorta di chiusura nei confronti della stessa Chiesa di Cristo. Quando li senti parlare è come se il pensiero del padre fondatore fosse staccato da Gesù, come se la verità appartenesse solo a quel determinato gruppo. A mio parere assomigliano a una sorta di setta o a partiti politici; ma Gesù è uno solo e la verità è una sola.
E’ anche naturale che una persona sia attratta da una certa spiritualità piuttosto che un’altra; c'è chi è più sensibile alla spiritualità carmelitana, francescana, domenicana... e c'è chi può essere attratto dalla freschezza, dalla limpidezza nello scrivere, dal genio di diversi padri fondatori, ma non per questo si deve criticare la Madre Chiesa per far prevalere i propri punti di vista e le proprie regole; ci possono anche essere dei fratelli che decidono di non appartenere a nessun gruppo.

Alcune pagine, le più belle, di Don Orione – Tratto da “Nel nome della Divina Provvidenza”



DIO E MIA MADRE

...Dio e mia madre! Ecco i due grandi pensieri che sono la luce, la guida, il freno delle giovinezze non ancora corrotte. Ma ogni giovane deve un giorno uscire dalla famiglia per entrare nella società. In quel giorno difficile egli deve trovarsi di fronte ad uomini che gli parlano un linguaggio tutto opposto a quello udito nella famiglia o nel collegio cristiano dove venne educato; uomini che disprezzano tutto ciò che la madre e il prete gli hanno insegnato a stimare. Questi uomini, le loro massime, i loro esempi, la loro influenza, il loro disprezzo, sono ciò che si chiama il mondo. Allora bisogna che ognuno faccia la sua scelta. O vincere il rispetto umano, e seguire, miei cari giovani, il primo amico della nostra infanzia, Gesù, che ci addita la via della croce, – o soffocare la voce della coscienza e mettersi nelle vie del mondo.
Moltissimi abbracciano il secondo partito. Perché? Perché Gesù Cristo impone una legge d’umiltà e di mortificazione, e promette una felicità futura, mentre il mondo promette una libertà senza confini e una felicità presente. A seguir il mondo, se lo seguite, avrete grande libertà di mente, non avrete il disturbo di tanti pensieri dell'anima.
Avrete una grande libertà di vita; non avrete l’incomodo di tanti doveri che la religione impone. Avrete una gran libertà di soddisfazioni; giacché mentre Gesù Cristo ci dice che chiunque fa un peccato commette un’iniquità, il mondo ci assicura che anche facendo ciò che il Vangelo chiama peccato si può essere uomini onesti e camminare a fronte alta. Ecco le promesse del mondo. Ma è poi vero che si ottengano questa felicità e questa libertà? Ah no, figliuoli miei, no! Vedete, io ne ho conosciuti tanti ragazzi! Erano buoni e mi volevano bene, e nel Signore anch'io volevo bene a loro, ed erano felici. Poi è venuto come un soffio arido, e vari se ne sono andati, perduti tra la folla, in cerca di una vaga e ben diversa felicità, poveri figli! Ed ora, ogni tanto, qualcuno, disilluso e pentito, si ricorda del tempo felice e scrive... e sono lettere che fanno piangere, poveri e cari i miei antichi ragazzi!

giovedì 19 gennaio 2017

Padre Angelo Paoli Carmelitano e apostolo della carità - Casola in Lunigiana, Massa Carrara, 1 settembre 1642 - Roma, 20 gennaio 1720




I primi anni 
Argigliano è un piccolo paese della Lunigiana, terra dell’alta Toscana, nascosto tra boschi di castagni, colli di vitigni ed uliveti. Questo piccolo villaggio sorge in una vallata ai piedi del monte Pisanino avvolto alle spalle dall’imponenza delle vette dell’Appennino mentre il degradare delle colline va scendendo verso il Tirreno in lembi di pianure coltivate a grano. E’ in questo minuscolo paesino, a quel tempo un villaggio di una trentina di famiglie, che l’1 settembre del 1642 nacque Francesco Paoli. Francesco era il primo di sette fratelli nati dal matrimonio di Angelo con Santa Morelli, una coppia di contadini stimati dalla piccola società in cui vivevano per la loro onestà e per la loro fede semplice e forte. La condizione economica della famiglia non era ricca ma il lavoro di babbo Angelo ed i pochi beni posseduti, permettevano alla numerosa famiglia di godere di una vita abbastanza agiata. Il loro primo figlio ricorderà più volte e con gratitudine, l’educazione cristiana impartita dai genitori che spronavano i loro figli all’esercizio delle virtù cristiane, ad avere orrore del peccato ed a ricordarsi dei poveri che molte venivano soccorsi dai coniugi Paoli. La generosità di papà Angelo era così grande al punto che portò la sua famiglia in ristrettezze economiche quando questi si fece garante di un amico presso un creditore. Non potendo l’amico pagare il suo debito, il creditore non lo condonò ma volle essere pagato dal suo garante. Il debito portò la famiglia Paoli quasi in povertà, ma Angelo, lavorando con notevole sforzo e sacrificio, riuscì a sanare nel tempo l’indigenza procurata senza far mai mancare alla sua famiglia il necessario per vivere. 

domenica 15 gennaio 2017

Dalla lettera agli Ebrei - Eb 5,1-10 - Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì.


Eb 5,1-10

Fratelli, ogni sommo sacerdote è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza. A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo.
Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato», gliela conferì come è detto in un altro passo:
«Tu sei sacerdote per sempre,
secondo l’ordine di Melchìsedek».
Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek.

Parola di Dio
Riflessione

Non dobbiamo mai dimenticare il caro prezzo che Gesù ha pagato per la nostra redenzione. Lui si è fatto uno di noi... ha compatito le nostre sofferenze e le ha condivise. Quale testimone migliore di Lui poteva rappresentarci in questo mondo? Gesù infatti durante la Sua vita terrena si è mostrato come uomo “perfetto”. Con la Sua obbedienza totale alla volontà di Dio, anche nell'agonia, ci ha dato un esempio da imitare. Percorrendo il cammino della sofferenza prima di noi ci ha tracciato il qualche modo il sentiero. Quando si deve attraversare una boscaglia chi lo fa per primo dovrà faticare un po' di più per tagliare l'erbaccia o i rami che impediscono di avanzare, ma una volta che il passaggio è libero chi lo segue sarà avvantaggiato.
Le orme che Gesù ha lasciato sono molto evidenti e vale la pena seguirle. Una volta intrapreso il sentiero, pieno anche di insidie e trappole, ti ritrovi all'improvviso, come si dice per gli aerei: a un punto di non ritorno. Non si può più tornare indietro e, anche con tanta fatica, continui a seguire Gesù, cerchi in tutti i modi di non perderlo di vista e di non deluderlo.
Seguire veramente Gesù a volte è una faticaccia e comporta anche tante sofferenze, ma come diceva Santa Rosa da Lima: “Al di fuori della croce non vi è altra scala per salire al cielo”.

sabato 14 gennaio 2017

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. Gv 1, 29-34 + Dal Vangelo secondo Giovanni




In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Parola del Signore 
 
Riflessione personale

L’uomo è capace di fare tante cose, sopratutto disastri… ma i suoi peccati non riesce ad eliminarli con le sole sue forze. Ecco perché Dio Padre ha mandato sulla terra Suo Figlio a pagare i debiti accumulati dai peccati di tutti gli uomini. Certo che gli siamo costati cari! Gesù Cristo ha preso su di se tutte le nostre miserie, tutte le nostre fragilità, tutte le nostre cattiverie, tutti i nostri egoismi, e chi più ne ha… più ne metta! Ecco perché, salendo al calvario, Gesù cadde diverse volte… il peso di tutte le nostre iniquità era megagalattico!!!
Dobbiamo riconoscere che purtroppo noi uomini siamo dei pessimi testimoni del Cristo; al contrario di Giovanni Battista che rendeva testimonianza al Salvatore non tanto a parole, ma con la sua condotta; lui infatti non ha mai cercato la sua gloria, ma quella di Gesù. A che serve dire che si è credenti se poi si continua a condurre una vita mondana? A che serve dire che si è credenti se non si imita la vita di Gesù con tutto quello che comporta?

La semplice ubbidienza - di Dietrich Bonhoeffer - Sequela




Quando Gesù chiese al giovane ricco una povertà volontaria, questi comprese che non c'era via di mezzo: si trattava di ubbidire o di disubbidire. Quando Levi fu chiamato via dalla dogana e Pietro dalle sue reti non c'era dubbio sulla serietà della chiamata di Gesù: lasciassero tutto e lo seguissero! Quando Pietro fu chiamato ad uscire sul mare mosso, dovette alzarsi e osare il primo passo. Una sola cosa veniva loro chiesta: di fidarsi della Parola di Gesù; di ritenere questa Parola una base più solida di ogni sicurezza di questo mondo. Le forze che cercavano di frapporsi fra la Parola di Gesù e l'ubbidienza non erano, allora, meno potenti di oggi. Vi si opponevano il buon senso, la coscienza, il senso di responsabilità, la pietà; persino la legge ed il principio della Sacra Scrittura cercavano di impedire questa 'esaltazione' priva di ogni legge. Ma la chiamata di Gesù annientava tutto e si faceva ubbidire. Era la Parola stessa di Dio. Si chiedeva semplice ubbidienza.
Se Gesù, oggi, parlasse ad uno di noi in questa maniera tramite la Sacra Scrittura, noi ragioneremmo come segue: Gesù comanda una cosa ben precisa, è vero. Ma se Gesù comanda, io devo sapere che egli non pretende mai un'ubbidienza legalistica; egli vuole una sola cosa, che io creda. La mia fede, però, non dipende da povertà o ricchezza o alcunché di simile; purché io abbia fede, posso essere povero o ricco. Non importa che io abbia ricchezze o meno, basta che io possegga i beni come se non li possedessi, e che nel mio intimo sia libero da questi, che non resti attaccato in cuor mio alle ricchezze.

giovedì 12 gennaio 2017

Dalla lettera agli Ebrei - Eb 4, 12-16 - Accostiamoci con fiducia piena al trono della grazia.

Eb 4, 12-16
 

Fratelli, la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.
Dunque, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.

Parola di Dio

Riflessione personale 

Dobbiamo prendere sul serio la Parola di Dio... e nessun vero cristiano dovrebbe sottrarsi all'impegno di leggerla e meditarla. La Bibbia non è un libro da posizionare su uno scaffale a prendere la polvere, ma dovrebbe essere il miglior nutrimento per la nostra anima. La Parola di Dio è l'unica che può uccidere il peccato e darti una nuova vita.
Ma perché, allora, la nostra società, ferita e piena di cicatrici, ne sta tanto alla larga? Forse perché non si vuole comprendere che l'uomo, malato com'è, per riacquistare la salute deve accettare di subire un'operazione? Forse è questo il problema... l'intervento chirurgico!!!...
Un intervento radicale fa paura a tanti, diciamo pure a tutti... ma molto spesso è inevitabile se vogliamo essere salvati. E l'unico chirurgo che può salvare l'anima e il corpo è Dio. A dire il vero usa degli arnesi e dei metodi un pochetto strani, ma, a quanto pare, molto efficaci!!! E' anche vero che la Parola di Dio è come uno tsunami, quando arriva investe tutta la persona, tutta l'anima, tutto il cuore e ti devasta. La Parola di Dio, distrugge tutte le sicurezze, tutte le convinzioni, tutti i nostri schemi, tutti i luoghi comuni, tutti i ripari in cui ci illudiamo di trovare riparo. La Parola di Dio trasforma la tua vita e, dopo averla accolta, niente è più come prima. Pensiamo ad esempio alla chiamata di Levi... Gesù lo guarda, dice una semplice parola: “Seguimi”... e vedete voi cosa è riuscito a combinare!!! Ma noi, spesso, preferiamo vedere Dio in modo più mieloso: Dio è misericordioso... Dio perdona... Dio aspetta... Dio non dà ceffoni a nessuno... A Dio basta poco... Come se l'inferno fosse vuoto!!! Questo è il risultato della "Grazia a buon mercato"... come la chiamava Dietrich Bonhoeffer.

NICOLA BUNKERD KITBAMRUNG (1895 – 1944) - SACERDOTE DIOCESANO - MARTIRE TAILANDESE -Beatificazione: 5 marzo 2000 - Festa: 12 gennaio



NICOLA BUNKERD KITBAMRUNG nacque nel distretto di Nakhon Chaisri, provincia di Nakhon Pathom, allora missione di Bangkok, a circa 30 km dalla capitale della Tailandia, il 31 gennaio 1895. Suo padre Joseph Poxang si era unito in matrimonio cattolico, il 20 novembre 1893, con Agnes Thiang. Al battesimo, il 5 febbraio seguente, ricevette il nome di Benedetto, che appare solo nel certificato di battesimo; per tutto il resto fu sempre chiamato Nicola.
Nicola fu il primo di sei figli della famiglia e fu educato cristianamente in contatto con i missionari delle Missioni Estere di Parigi. Non solo serviva le Sante Messe, ma manifestava un'indole schiva, fuggiva i cattivi compagni e sceglieva con cura le sue compagnie. A tredici anni, nel 1908, fu inviato nel Seminario Minore del Sacro Cuore di Bang Xang, ove fece gli studi medi, occupandosi anche di catechesi giovanile. Terminati i corsi, nel 1920, fu ammes­so al Seminario Maggiore di Penang, allora centro internazionale di studi teo­logici e ora anche sede diocesana suffraganea di Kuala Lumpur (Malaysia); in quell'isola ebbe modo di conoscere, tra i compagni, anche studenti birmani.

martedì 10 gennaio 2017

Le Battaglie del Signore: come si vincono




Il male del mondo, i peccati, gli errori ci cagionano una grande pena, quando cerchiamo il bene. La pena è doppia: al principio della vita dello spirito si sente un dolore urtante per i disordini del mondo; si soffre più per il disordine per l'ingiustizia che per l'amore di Dio offeso. In questo caso lo zelo è più fragoroso; si freme, si vuole parlare, si crede un danno quando non si può parlare -si può cadere anche in urti, in fatti violenti ecc.
Quando cresce l'amore di Dio, allora si prova più dolore per l'offesa sua, e più che parlare si sente il bisogno di riparare. Il dolore è più profondo e lo zelo è più calmo, più caritatevole, più pietoso, perché riguarda il peccatore nella luce della bontà di Dio che pure lo sopporta.
Noi camminiamo in un mare dove sono tutti naufraghi e dove pochi sono nell'arca di salute. Sono come i naufraghi del diluvio universale che andavano contro l'abisso e sposavano, ridevano, compravano, vendevano, motteggiando Noè che faticosamente costruiva la sua arca. Noi camminiamo fra appestati che coprono i loro bubboni purulenti con le vesti dell'eleganza, fra gente che scivola nell'abisso e non se ne accorge. Siamo fra piccoli vermi che levano altera la fronte viscida di sozzure contro il Signore. Che pena non poter far nulla! Eppure Dio ci dà le armi per combattere, purché noi viviamo con Gesù.
Bisogna avere una grande fiducia nella Provvidenza di Dio; Egli sa trarre da questo male il bene. Dio non è un vinto dalle sue creature ma un Re infinitamente grande, che lascia correre tanto male, proprio perché è infinitamente grande e buono.

domenica 8 gennaio 2017

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1, 14-20 - Convertitevi e credete nel Vangelo.


 Mc 1, 14-20
 
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore
Riflessione personale
 

Giovanni Battista in questo ultimo periodo ci ha annunciato la venuta di Cristo, il nostro Liberatore, il nostro Salvatore; se siamo stati attenti il Vangelo di oggi non ci dovrebbe cogliere impreparati: “Convertitevi e credete nel Vangelo”... Ma cosa significa convertirsi e credere nel Vangelo? Significa forse andare in Chiesa? Significa forse recitare orazioni fino alla nausea? Significa forse fare tante opere?... Molti purtroppo lo credono, e, se ci pensiamo bene, è molto triste. Troppi infatti si professano discepoli di Gesù ma, chissà perché, pensano diversamente da Lui e camminano per vie molto diverse dalle Sue.  Questa incoerenza di tanti cristiani è un vero scandalo per la Chiesa di Dio, per tutte le anime che si sforzano quotidianamente a seguire il Signore come si deve.
Gesù passa continuamente sul mare delle nostre vicende umane, dove tante anime sono intente a pescare tutto ciò che luccica, ma che non serve alla salvezza eterna.
La chiamata di Dio a qualsiasi stato: religioso o laico, è un dono immensamente grande che non solo dobbiamo accogliere con sollecitudine, ma che dobbiamo anche custodire con cura. L’unico modo per conservare questa grazia è la preghiera costante. Troppe anime invece si comportano come Giuda, chiamato da Dio, ma con un cuore che non si è staccato dalle ricchezze, dai piaceri del mondo... non si è staccato dal proprio IO.

Il «prezzo elevato» della grazia... di Dietrich Bonhoeffer



La grazia a caro prezzo
La grazia a buon prezzo è il nemico mortale della nostra Chiesa. Noi oggi lottiamo per la grazia a caro prezzo.
Grazia a buon prezzo è grazia considerata materiale da scarto, perdono sprecato, consolazione sprecata, sacramento sprecato; grazia considerata magazzino inesauribile della Chiesa, da cui si dispensano i beni a piene mani, a cuor leggero, senza limiti; grazia senza prezzo, senza spese. L'essenza della grazia, così si dice, è appunto questo, che il conto è stato pagato in anticipo, per tutti i tempi. E così, se il conto è stato saldato, si può avere tutto gratis. Le spese sostenute sono infinitamente grandi, immensa è quindi anche la possibilità di uso e di spreco. Che senso avrebbe una grazia che non fosse grazia a buon prezzo?
Grazia a buon prezzo è grazia intesa come dottrina, come principio, come sistema; è perdono dei peccati inteso come verità generale, come concetto cristiano di Dio. Chi la accetta, ha già ottenuto il perdono dei peccati. La Chiesa che annunzia questa grazia, in base a questo suo insegnamento è già partecipe della grazia. In questa Chiesa il mondo vede cancellati, per poco prezzo, i peccati di cui non si pente e dai quali tanto meno desidera essere liberato. Grazia a buon prezzo, perciò, è rinnegamento della Parola vivente di Dio, rinnegamento dell'incarnazione della Parola di Dio.

Figlia mia in Gesù... Tratto da “Il piccone che scava i brillanti...”(Epistolario volume I) di don Dolindo Ruotolo




Questa volta rispondo un poco in ritardo, benché, essendo più breve il viaggio da Napoli a Roma, questa mia vi giungerà per domenica. E prima sento il bisogno di dirvi che il vostro ragionamento non calza troppo bene, quando voi dite che non potete essere associata all'opera di misericordia del buon Gesù. Perché? Ho forse cercato io l'anima vostra, o non è stato Lui stesso che vi ha cercata?
La prima volta che vi vidi in Chiesa genuflessa a pregare, quando io stavo genuflesso alla porta di S. Gennariello, vi debbo confessare che sentii fin d'allora che Gesú vi prediligeva e dissi tra me: «Ecco un'anima che sta bene nei piani del caro Gesú ». Io sono convinto di una grande verità, che le forze soprannaturali passano nel mondo per il ministero e per il sacrificio della donna; sono convinto che Dio per le grandi opere sue sceglie sempre come tramite le donne, ed è la storia che ce lo dice.
Scelse anche per il Verbo suo eterno la Vergine SS., scelse per i grandi Santi qualche anima che li avesse come sostenuti nell'opera che loro affidava: Santa Chiara, Santa Teresa, Santa Caterina, ecc. sono state tutte argomento di conferma di quello che vi dico.
Dio non vuole che alcuno possa gloriarsi di ciò che non è proprio, e per questo ha stabilito per gli uomini questa Provvidenza mirabile, che è stata come consacrata nella sublime missione di Maria SS.
Noi comunemente apprezziamo l'opera materiale che si compie, Dio invece legge nel fondo dei cuori, e dinanzi al suo cospetto le preghiere, le lacrime, il sacrificio di una donna, valgono quanto tutto un apostolato.
Non dite dunque che siete inutile, intrusa, indegna. Tutt'altro. Io sento che tra le anime elette a cooperare alla glorificazione di Dio voi siete una delle principali. Questo deve umiliarvi, deve darvi la volontà di donarvi sempre più a Dio, deve farvi essere pronta alle disposizioni della sua SS. Volontà, ma non deve farvi credere che sia assurdo quello che vi dico.
Dio elegge precisamente ciò che è stolto per confondere ciò che è sapiente, elegge ciò che è debole per confondere ciò che è forte, elegge «le cose ignobili e spregevoli », anzi « le cose che non sono» per distruggere quelle che credono di essere. Cosi ha eletto me al suo Sacerdozio ed a quelle opere che ne sono conseguenza, cosi elegge voi e vi associa alla sua misericordia.