domenica 30 ottobre 2016

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5, 1-12 - Beati i poveri in spirito.



 Mt 5, 1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

Parola del Signore


Riflessione personale 

Con le beatitudini Gesù mette sotto sopra tutto il mondo... A quanti vogliono essere cristiani autentici Gesù fa una bella catechesi e, coloro che prendono sul serio i suoi insegnamenti, si renderanno presto conto che sono l'unica via che conduce alla felicità. Meditare sulle beatitudini significa aprire il nostro cuore a un nuovo stile di vita, significa andare controcorrente e iniziare la scalata di un alto monte, dove in cima ci attende Gesù. Ma prima di intraprendere questa avventura, dobbiamo sapere che ci saranno lungo il cammino tanti disagi... dovremo sopportare le intemperie, le fatiche, le derisioni, le cattiverie, i tradimenti, ma soprattutto dovremo sopportare e avere molta pazienza con noi stessi.
La via che porta a Cristo non è la pista di un aeroporto, ma un sentiero pieno di buche... con molte curve pericolose... e anche piena di scorciatoie che, se non stiamo attenti, saremo tentati a prendere. Non facciamoci prendere dalla bramosia di arrivare subito in cima... perché, chi parte sparato di solito si ferma abbastanza presto; se poi pensiamo di essere già arrivati dopo le prime rampe abbiamo sbagliato in pieno.
La via che porta a Dio è una sola e Lui ce l'ha indicata e tracciata... è una via in cui ha lasciato le sue orme perché sia più semplice seguirla.
E siccome il viaggio sarà lungo e faticoso, sarebbe meglio partire con lo stretto necessario evitando i pesi inutili, in montagna ciò che non è strettamente necessario rallenta solo il cammino. Purtroppo, il nostro zaino è sempre troppo pieno di miserie... sempre troppo pesante di ricchezze di ogni genere, ricchezze che appesantiscono le gambe e offuscano la vista, così, non riuscendo a vedere bene la strada, ci ritroveremo spesso con le ginocchia sbucciate e il respiro corto.

NON BISOGNA PREOCCUPARSI DI POSSEDERE LA DEVOZIONE SENSIBILE, MA DI RESTARE UNITI A DIO CON LA VOLONTA’ di Alberto Magno Tratto da “L’UNIONE CON DIO”



La devozione vera consiste essenzialmente nell’unione della volontà con Dio
Non cercate troppo avidamente la devozione attuale, le dolcezze sensibili o le lacrime; abbiate piuttosto somma cura di restare interiormente uniti a Dio con l’intelligenza e la buona volontà .
Nulla piace tanto a Dio quanto un’anima purificata dalle tracce, dalle illusioni ed immagini della creatura.
Il religioso deve essere libero dalle creature, per restare interamente unito a Dio, attaccarvisi, ed essergli intimamente incatenato.
Praticate dunque l’abnegazione di voi stessi, per seguire unicamente Gesù Cristo, vostro Signore e vostro Dio, che fu veramente povero; obbediente, casto, umile e paziente e la cui vita e morte furono di scandalo per molti, come ci dice il Vangelo .

Bisogna comportarsi verso il nostro corpo come se ne fossimo già usciti
L’anima separata dal corpo non si interessa affatto di ciò che accade al corpo abbandonato. Sia esso bruciato, impiccato o maledetto: tali oltraggi non la contristano punto ; essa pensa soltanto alla sua immutabile eternità, “all’unica cosa necessaria” di cui parla il Signore nel Vangelo.
Comportatevi dunque col vostro corpo come se ne foste già usciti; pensate costantemente all’eternità che la vostra anima deve possedere in Dio; e dirigete con cura la vostra mente verso questo unico bene di cui il Signore ha detto: “Una sola cosa è necessaria” . La vostra anima si arricchirà allora di una grande abbondanza di grazia che l’aiuterà ad acquistare la purezza dello spirito e la semplicità del cuore

IN TUTTE LE COSE L’UOMO DEVE AFFIDARSI A DIO - di Alberto Magno Tratto da “L’UNIONE CON DIO”



Il distacco dalle cose terrene riconduce l’uomo alla vera perfezione

Da tutto ciò che si è detto, si può concludere che quanto più saranno completi l’abbandono delle cose terrestri e l’unione con Dio per mezzo della volontà e dell’intelligenza, tanto più ci si avvicinerà allo stato d’innocenza e di perfezione. Che vi è di migliore, di più felice, di più dolce?
E’ dunque cosa della massima importanza tenere l’anima talmente distaccata da tutte le cose, che né il mondo, né gli amici, né la prosperità, né l’avversità, né il presente, né il passato, né l’avvenire, e neppure gli stessi peccati, almeno fino a un certo grado, siano motivo di grave turbamento.

Il paradiso in terra

Sforzatevi di vivere soltanto con Dio, fuori dal mondo, in una specie di vita spiritualizzata, come se la vostra anima fosse già separata dal corpo e nell’eternità.
Nel soggiorno dei Beati, la grande preoccupazione dell’anima non sarà il secolo, né lo stato del mondo, né la pace, né la guerra, né il buono o il cattivo tempo, né altra cosa di quaggiù, ma Dio solo sarà l’oggetto dei suoi slanci, dei suoi desideri, dei suoi amori.
Sforzatevi perciò fin da ora di staccarvi dal vostro corpo e da ogni cosa creata presente o futura.
Fissate, per quanto è possibile, immutabilmente, chiaramente, vivamente l’occhio della vostra anima sulla luce increata.
Allora l’anima vostra purificata dalle cose terrestri, sarà come un angelo unito a un corpo cui la carne non dà molestia e che non si occupa di cose vane e futili.

LA TRISTEZZA - San Francesco di Sales - Filotea



Dice S. Paolo che la tristezza secondo Dio opera la penitenza per la salvezza; la tristezza del mondo, invece, opera la morte. La tristezza può essere quindi buona o cattiva: dipende dagli effetti che produce in noi.
E’ certo che ne fa più di cattivi che di buoni, perché di fatto i buoni effetti sono soltanto due: la misericordia e la penitenza; quelli cattivi invece sono sei: l’angoscia, la pigrizia, lo sdegno, la gelosia, l’invidia, l’impazienza. Il che ha fatto dire al Saggio: La tristezza ne uccide molti e non giova a nulla; infatti contro due soli rigagnoli buoni che zampillano dalla sorgente della tristezza, ce ne sono sei di cattivi!
Il nemico si serve della tristezza per portare le sue tentazioni contro i buoni; da un lato cerca di rendere allegri i peccatori nei loro peccati, e dall’altro cerca di rendere tristi i buoni nelle loro opere buone; e come non gli riuscirebbe di attrarre al male se non presentandolo in modo piacevole, così non potrebbe distogliere dal bene se non facendolo trovare sgradevole.
Il maligno gode nella tristezza e nella malinconia, perché lui è, e lo sarà per l’eternità, triste e malinconico; per cui vorrebbe che tutti fossero così!  

Dal libro della Sapienza - Sap 11, 22-12, 2 - Hai compassione di tutti, perché ami tutte le cose che esistono.



Sap 11, 22-12, 2

Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia,
come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
Hai compassione di tutti, perché tutto puoi,
chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,
aspettando il loro pentimento.
Tu infatti ami tutte le cose che esistono
e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato;
se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata.
Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta?
Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza?
Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue,
Signore, amante della vita.
Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.
Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano
e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato,
perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.

Parola di Dio

Riflessione

"Hai compassione di tutti, perché tutto puoi,chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,aspettando il loro pentimento"...
Mi sento al settimo cielo... Questo brano è un inno alla potenza, alla pazienza e al perdono infinito del nostro Signore Gesù Cristo!
Mi viene in mente una preghiera che dopo la coroncina della divina misericordia recitiamo nella Chiesa della Santissima Trinità: Cuore di Gesù che tutto sai, che tutto puoi, che tutto vedi, Cuore di Gesù per noi provvedi, Divino cuore di Gesù, converti i peccatori...
Ti ringrazio o mio Gesù perché anche le parole di oggi è come se fossero indirizzate a me... io mi sento veramente amata da Te. Io sento che Tu mi ha voluta veramente e non sono nata per sbaglio. Sento che Tu ami questa minuscola pulce come se fosse un elefante, ma che  tutto può in Colui che le da forza... sento che Tu mi ami nonostante le mie continue cadute... sento che Tu sei paziente quando punto i piedi... sento che Tu mi perdoni quando mi pento di vero cuore... sento che Tu mi dici che devo sopportare con gioia tutto il mio nulla, proprio come Tu sopporti me... “Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature” (Sal 145, 9).

Io ci sto provando, ce la sto mettendo tutta, anche se mi rendo conto che non è così semplice: è un lungo allenamento; e se arriverò ad amare la mia povetà, alla fine amare gli altri diventerà per me spontaneo e naturale. Infatti, quando una persona si ama così come è, con tutte le sue fragilità, con tutte le sue miserie e cadute e non desidera essere più bella fisicamente, più brillante, più forte, più istruita, più ricca... è come se dicesse a Dio che quando l'ha creata ha fatto una “cosa molta buona”... Quando, al contrario, siamo scontenti di noi e ci lamentiamo in continuazione perché vorremmo essere diversi, è come se dicessimo a Dio che quando ci ha creati ha sbagliato qualcosa, come se non ci avesse messo molto impegno o che forse mentre ci creava si è distratto un attimo... No, niente del genere: ognuno di noi è unico per Lui, ognuno di noi è speciale per Lui, ognuno di noi è come la pupilla dei Suoi occhi.
Un giorno un monaco mi ha detto: "Cara Paola, tu non devi domandarti se Dio è contento di te, ma devi chiederti se tu sei contenta di Lui"...

L'ex-lebbroso Zaccaria e la conversione di Zaccheo, pubblicano che ha fatto fermentare il lievito del Bene – Maria Valtorta da “L'EVANGELO COME MI É STATO RIVELATO” - Capitolo 417 – Volume 6°.



Vedo una vasta piazza, pare un mercato, ombrosa di palme e di altre piante più basse e fronzute. Le palme crescono qua e là senza disciplina e ondeggiano il ciuffo delle foglie che crepitano ad un vento caldo e alto, che solleva un polverume rossastro come venisse da un deserto, o per lo meno da luoghi incolti, di terra rossastra. Gli altri alberi, invece, fanno come un porticato lungo i lati della piazza, un porticato d'ombra, e sotto si sono rifugiati venditori e compratori in una gazzarra irrequieta e urlante. In un angolo della piazza, proprio là dove la via principale sfocia, vi è un primordiale ufficio di gabella.
Vi sono bilance e misure, un banco a cui è seduto un ometto che sorveglia, osserva e riscuote, e col quale tutti parlano come fosse conosciutissimo. So essere Zaccheo il gabelliere, perché molti lo chiamano, chi per interrogarlo sugli avvenimenti della città, e sono i forestieri, e chi per versargli le loro tasse. Molti si stupiscono della sua preoccupazione. Infatti pare distratto e assorto in un pensiero. Risponde a monosillabi e delle volte a cenni.
Cosa che stupisce molti, perché si capisce che solitamente Zaccheo è loquace. Qualcuno gli chiede se si sente male, oppure se ha parenti malati. Ma egli nega. Solo due volte si interessa vivamente. La prima, quando interroga due che vengono da Gerusalemme e che parlano del Nazareno, raccontando miracoli e predicazione. Allora Zaccheo fa molte domande: «È proprio buono come lo dicono? E le sue parole corrispondono ai fatti? La misericordia che Egli predica la usa poi realmente? Per tutti? Anche per i pubblicani? È vero che non respinge nessuno?». E ascolta e pensa e sospira. Un'altra volta è quando uno gli accenna ad un uomo barbuto che passa sul suo asinello carico di masserizie. «Vedi, Zaccheo? Quello è Zaccaria il lebbroso. Da dieci anni viveva in un sepolcro. Ora, guarito, ricompra gli arredi per la sua casa vuotata dalla Legge quando lui e i suoi furono dichiarati lebbrosi». «Chiamatelo».

venerdì 28 ottobre 2016

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 19,1-10 - Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.


Lc 19,1-10

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Parola del Signore


Riflessione

Ecco una bella storia di conversione radicale!!!

Zaccheo, un uomo che non solo aveva il difetto di essere ricco, ma era anche un esattore delle tasse, quindi non molto amato dal popolo. Che gente!!! Per fortuna oggi gli esattori delle tasse sono molto più amati... Ogni giorno infatti, quando rientriamo a casa, guardiamo nella cassetta delle lettere sperando di trovare una bella cartella esattoriale!!! Si... si...

Quest'uomo però, nella sua vita era destinato a incontrare Dio... come tanti di noi. La sua curiosità di vedere Gesù non era casuale... evidentemente la calamita che il buon Dio mette nel cuore dei suoi figli aveva iniziato a funzionare. In ogni caso è Dio che decide quando e come...

Zaccheo dunque, preso da curiosità, supera i limiti della sua statura arrampicandosi su una pianta. La bassa statura forse non era solo di tipo fisico... Se consideriamo la statura fisica io dovrei essere sempre appesa a un albero... In ogni caso è un esempio di coraggio per molti di noi... Se vogliamo che Gesù ci guardi con amore, se vogliamo che ci chiami per nome, se vogliamo che si auto-inviti a casa nostra... dobbiamo sforzarci di cercarlo abbandonando tutte le nostre paure e tutte le nostre perplessità.La bassa statura può anche essere vista come una figura dei nostri limiti, degli ostacoli che incontriamo ogni giorno, dei nostri peccati, delle nostre mancanze, dei nostri bla bla bla... che ci impediscono di vedere oltre. Dobbiamo allora darci da fare come ha fatto Zaccheo, il quale aveva un desiderio talmente grande di vedere Gesù che è stato esaudito.

Beata Chiara Luce Badano -Tema: Cancro - Focolari - Chiara Badano detta Chiara Luce (Sassello, 29 ottobre 1971 – Sassello, 7 ottobre 1990) è stata una giovane appartenente al Movimento dei Focolari, morta a diciotto anni per un tumore osseo. Dichiarata venerabile dalla Chiesa cattolica il 3 luglio 2008, è stata proclamata beata il 25 settembre 2010. La sua data di culto è stata stabilita al 29 ottobre.


«Giovani, non abbiate paura di essere santi!» Questo appello lanciato dal beato Giovanni Paolo II nell’agosto 1989, alle Giornate  Mondiali della Gioventù di Santiago de Compostela, risuonava nel cuore di Chiara, una giovane italiana diciottenne. Dalla sua camera di malata, seguiva l’avvenimento alla televisione e offriva le sue sofferenze per i giovani. Ventun anni più tardi, il 3 ottobre 2010, dalla Sicilia, papa Benedetto XVI la proponeva loro come esempio: «Sabato scorso, a Roma, è stata proclamata beata... Chiara Badano... [che] è morta nel 1990, a causa di una malattia inguaribile. Diciannove anni pieni di vita, di amore, di fede. Due anni, gli ultimi, pieni anche di dolore, ma sempre nell’amore e nella luce, una luce che irradiava intorno a sé e che veniva da dentro: dal suo cuore pieno di Dio! Com’è possibile questo? Come può una ragazza di 17  - 18 anni vivere una sofferenza così, umanamente senza speranza, diffondendo amore, serenità, pace, fede?»
Il 29 ottobre 1971, dopo undici anni di matrimonio, Ruggero e Maria Teresa Badano vedono finalmente realizzarsi il loro desiderio più caro, con l’arrivo della loro prima e unica figlia: Chiara, nata a Sassello, paese della Liguria, nell’entroterra del golfo di Genova. «Quando è arrivata, testimonierà suo padre, questo ci è subito apparso un dono. L’avevo chiesto alla Vergine in un santuario della nostra diocesi. Questa bambina coronava la nostra unione.» Sua madre aggiungerà: «Cresceva bene, sana, e ci dava una grande gioia. Ma sentivamo che non era solo nostra figlia. Era prima di tutto figlia di Dio, e dovevamo educarla così, rispettando la sua libertà.» Mentre Ruggero percorre tutta l’Italia al volante del suo camion, Maria Teresa lascia il suo lavoro per dedicarsi all’educazione della loro figlia: «Ho compreso, dirà, l’importanza di rimanere costantemente accanto ai propri figli, non tanto parlando, ma con l’essere madre, vale a dire amando, e insegnando loro ad amare.»

mercoledì 26 ottobre 2016

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 13,22-30 - Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.



Lc 13,22-30

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Parola del Signore
Riflessione
 
In questo brano Gesù ci spiega che la salvezza richiede uno sforzo da parte nostra. La strada per arrivare a Lui infatti, non è dura... ma molto dura... perché prima di attraversare la porta stretta, la si deve individuare. Una volta però che l'abbiamo focalizzata, allora sarà più facile entrarci e se non riusciremo ad entrare, sarà perché il padrone di casa ha chiuso per bene i battenti. Questo, naturalmente, non significa che Gesù non è misericordioso o che non voglia la salvezza di tutti, ma non possiamo neanche pretendere di essere amici di Gesù a metà... senza cambiare le nostre abitudini, i nostri gusti, le nostre comuni distrazioni e specialmente senza porci la domanda su cosa accadrà dopo la nostra morte.
Chi decide di seguire Gesù deve essere consapevole che non è un gioco... ma dobbiamo accettare di convertirci continuamente. Per passare attraverso un cunicolo stretto di una grotta o passare attraverso un metal detector di un aereoporto, bisogna essere un pochetto magri nel primo caso e sbarazzarci di cose metalliche nell'altro. Così è la vita spirituale. Se vogliamo entrare per la porta stretta dobbiamo metterci a dieta... dobbiamo evitare tutti quei comportamenti poco consoni a un vero cristiano e sforzarci di compiere ogni santo giorno il nostro dovere con amore. La nostra salvezza dipende molto dal tipo di dieta che decidiamo di fare.

martedì 25 ottobre 2016

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 13, 18-21 - ll granello crebbe e divenne un albero.




 Lc 13, 18-21

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Parola del Signore

Riflessione

Nel Vangelo di oggi Gesù si aspetta da noi due cose: la prima è che cresca in noi l'amore che Lui ci ha messo nel cuore; e la seconda è che perseveriamo nel cammino di fede fino all'incontro con Lui, "finché non fu tutta lievitata"... Solo quando ci troveremo faccia a faccia con Lui sapremmo se il nostro impasto sarà degno di essere "cibo per il Cielo".
Questo Vangelo viene a volte rappresentato con l'immagine di un granellino di senape giallo, pacioccone, sorridente, con a fianco un grande albero e tanti uccellini colorati sui rami fra le foglie. Nella seconda immagine c'è invece una donna che lavora la farina. Tutte immagini carine, è vero... ma se ci pensiamo bene potremmo anche vedere attraverso queste immagini l'autobiografia di Gesù.
L'uomo che getta il seme è Dio Padre che, un bel giorno, ha deciso di mandare il Suo unico figlio sulla terra. Come sappiamo però, Gesù non è stato catapultato da un aereo, ma è stato concepito per opera dello Spirito Santo e seminato, non in una terra arida, ma nel grembo di Maria Santissima... giardino molto curato, giardino preservato fin dalla creazione del mondo per essere l'unico adatto ad accogliere il Verbo di Dio. Gesù si è fatto piccolo proprio come un granellino di senape, è nato in una grotta al freddo, riscaldato da un po' di paglia e dal calore di animali. Più piccolo di così!!!

sabato 22 ottobre 2016

Dal libro del Siràcide - Sir 35, 1-15 - Chi adempie i comandamenti offre un sacrificio che salva.




 Sir 35, 1-15

Chi osserva la legge vale quanto molte offerte;
chi adempie i comandamenti offre un sacrificio che salva.
Chi ricambia un favore offre fior di farina,
chi pratica l’elemosina fa sacrifici di lode.
Cosa gradita al Signore è tenersi lontano dalla malvagità,
sacrificio di espiazione è tenersi lontano dall’ingiustizia.
Non presentarti a mani vuote davanti al Signore,
perché tutto questo è comandato.
L’offerta del giusto arricchisce l’altare,
il suo profumo sale davanti all’Altissimo.
Il sacrificio dell’uomo giusto è gradito,
il suo ricordo non sarà dimenticato.
Glorifica il Signore con occhio contento,
non essere avaro nelle primizie delle tue mani.
In ogni offerta mostra lieto il tuo volto,
con gioia consacra la tua decima.
Da’ all’Altissimo secondo il dono da lui ricevuto,
e con occhio contento, secondo la tua possibilità,
perché il Signore è uno che ripaga
e ti restituirà sette volte tanto.
Non corromperlo con doni, perché non li accetterà,
e non confidare in un sacrificio ingiusto,
perché il Signore è giudice
e per lui non c’è preferenza di persone.

Parola di Dio

Riflessione

Ogni cristiano dovrebbe tenere a mente una cosa: non sono i riti che contano... quello che vale agli occhi del buon Dio sono l'elemosina, la giustizia e l'astensione dal peccato. Se si rispettano queste regole, si ama... altrimenti no!!! Le pie pratiche e le “dolci parole” non servono a un bel niente se non sono avvalorate dai fatti... Ci vogliono dei gesti concreti. Dunque, la legge che dobbiamo rispettare se vogliamo che ciò che facciamo sia gradito veramente al Signore, è quella dell'Amore. Dio sa molto bene quanto sia difficile oggi essere dei bravi cristiani... per questo ha mandato Suo figlio. Non abbiamo più scuse... Adesso abbiamo un modello da seguire... "Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore" (Ef 5, 1-2).
"L’offerta del giusto arricchisce l’altare"... Quando facciamo qualche sacrificio per altri fratelli, siamo noi che riceviamo di più... siamo noi che diventiamo più ricchi e saremo noi che alla fine ringrazieremo perché abbiamo ricevuto qualcosa che non avevamo... E' come la storia della vedova di Sarepta con Elia: una storia di scambio di doni... La donna infatti ha creduto alla promessa di Dio e ha condiviso quel poco che aveva, così alla fine è diventata ricca perché Dio ha premiato la sua generosità, infatti i vasi che contenevano la farina e l'olio non si svuotavano mai. Imitiamo allora anche noi la fiducia in Dio della vedova, diamo a Lui tutto ciò che possediamo.
Dio non vuole da noi le cose carine, ma desidera ciò che Lui non possiede... ossia le nostre miserie... e una volta che noi le deponiamo sotto la Sua Croce Lui le brucerà, le trasformerà e il fumo sarà per Lui un profumo.

L’INGIUSTA(!?) MALEDIZIONE DEL FICO - (Mc 11, 12-25 || Mt 21, 18-19) - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton





(Mc 11, 12-25 || Mt 21, 18-19)

Siamo verso la fine della vita terrena di Gesù; dopo il suo ingresso trionfale a Gerusalemme sul dorso di un asino, gli evangelisti Matteo e Marco raccontano un episodio molto strano e sorprendente che ha lasciato stupiti (Mt 21, 20) i discepoli di allora e dovrebbe stupire anche quelli di oggi. Un mattino Gesù, con quanti lo seguono, si incammina da Betania verso Gerusalemme e: mentre uscivano da Betania ebbe fame (Mc 11, 12). Conviene subito osservare che è piuttosto strana questa fame già al mattino e dopo aver fatto poca strada. Betania infatti dista da Gerusalemme meno di tre chilometri (Gv 11, 18). E poi, se Gesù aveva fame poteva provvedere prima di partire. Le stranezze, di cui la Sacra Scrittura è piena zeppa, sono un segnale importante da non trascurare per almeno due motivi: il primo è che proprio indagando, ruminando e chiedendo luce sulle stranezze corriamo poi il rischio di ricevere in dono i frutti saporosi nascosti nella parola e nel progetto di Dio. Il secondo motivo è che le stranezze hanno il compito di non lasciarci tranquilli e di invitarci a non accontentarci di spiegazioni superficiali o insufficienti; ci invitano ad approfondire, a desiderare di capire meglio e a pazientare magari per anni e anni, o anche secoli e secoli, prima di trovare quella spiegazione o quella luce che finalmente rallegra, pacifica o risveglia il nostro cuore. Le stranezze ci suggeriscono anche che siamo immersi in una storia e in un progetto pensati da una mente divina, e sarebbe da parte nostra una presunzione o un’ingenuità pretendere di capire in poco tempo questo progetto; inoltre la sua comprensione piena, soddisfacente e definitiva non è per questo mondo; qui vediamo come in uno specchio, in maniera confusa (1 Cor 13, 12), camminiamo nella fede e non ancora in visione (2 Cor 5, 7).

venerdì 21 ottobre 2016

LA SANTA CONFESSIONE di S. Francesco di Sales – Filotea - introduzione alla vita devota - Capitolo XIX



Il nostro Salvatore ha lasciato alla sua Chiesa il sacramento della Penitenza o Confessione perché potessimo purificarci dalle nostre iniquità, per numerose che siano, tutte le volte che ci infanghiamo. Perciò, Filotea, non tollerare mai per lungo tempo che il tuo cure rimanga contagiato dal peccato, disponendo tu di un rimedio sempre pronto e facile da applicare. La leonessa che si è unita ad un leopardo corre immediatamente a lavarsi per togliere da sé il lezzo, perché il leone, avvertendolo, non si adombri e si irriti. L’anima che ha acconsentito al peccato deve avere orrore di se stessa e ripulirsi immediatamente, per rispetto alla Maestà divina che sempre la segue. Perché vogliamo lasciarci morire spiritualmente quando abbiamo a disposizione un rimedio così sicuro? Confessati devotamente e umilmente ogni otto giorni, e, se puoi, ogni volta fai la comunione, anche se non avverti nella coscienza il rimorso di alcun peccato mortale. In tal caso, con la confessione, non soltanto riceverai l’assoluzione dei peccati veniali confessati, ma anche una grande forza per evitarli in avvenire, una grande chiarezza per distinguerli e una efficace grazia per rimediare a tutto il danno che ti hanno causato. Praticherai la virtù dell’umiltà, dell’obbedienza, della semplicità e della carità; con il solo atto della Confessione praticherai più virtù che con qualsiasi altro. Abbi sempre un sincero dispiacere dei peccati che confessi, per piccoli che siano, e prendi una ferma decisione di correggerti. Molti si confessano dei peccati veniali per abitudine, quasi meccanicamente, senza pensare minimamente ad eliminarli; e così per tutta la vita ne saranno dominati e perderanno molti beni e frutti spirituali. Se, per esempio, ti confessi di aver mentito senza recar danno, o di aver detto qualche parola grossolana, o di aver giocato troppo, pentiti e fa proposito di correggerti; è un abuso confessare un peccato, sia mortale che veniale, senza aver intenzione di emendarsene, perché la Confessione è stata istituita proprio per quello scopo. Non fare accuse generiche, come fanno molti, in modo macchinale, tipo queste: Non ho amato Dio come era mio dovere; Non ho ricevuto i Sacramenti con il rispetto dovuto, e simili. Ti chiarisco il motivo: ciò dicendo tu non offri alcuna indicazione particolare che possa dare al confessore un’idea dello stato della tua coscienza; tutti i Santi del Paradiso e tutti gli uomini della terra potrebbero dire tranquillamente la stessa cosa.

A CHI SOFFRE.....



Statua di San Giuda Taddeo - Chiesa di Sant'Antonio Abate di Sassari


A CHI SOFFRE
Dio ha concesso a San Giuda Taddeo poteri straordinari di intervento presso il Trono della Sua Misericordia. L'esperienza di tanti secoli di ininterrotta devozione durante i quali innumerevoli e straordinari miracoli sono scesi sull'umanità intera per l'intervento di San Giuda Taddeo - ci dimostra come le preghiere a questo grande Santo siano particolarmente gradite al cuore di Gesù Misericordioso. Migliaia di sofferenti invocano giornalmente il suo miracoloso intervento, ed è specialmente nei casi difficili e critici che il suo mirabile aiuto viene esperimentato. Venite, sì, venite tutti voi che soffrite ogni sorta di mali, che siete afflitti, sconsolati, sfiduciati, oppressi, venite ai piedi del grande consolatore San Giuda Taddeo; esponete a Lui le vostre necessità, riponete nel suo aiuto così potente tutta la vostra fiducia forte ed incrollabile, superate la diffidenza, il dubbio, l'ansia e soprattutto non abbandonatevi alla disperazione: siete nelle braccia di un grande Santo! Dovere esser quindi certi che egli vi consolerà ed esaudirà.
A questa fiducia aggiungete la costanza nella preghiera, anche se tutto vi sembra impossibile ad ottenere; San Giuda Taddeo, ricordatelo, opera per vie misteriose, usa mezzi di esaudimento e di consolazione ai quali noi, piccole creature, non pensiamo neanche. La fiducia, quindi, nella potenza di questo eccezionale Patrono, accompagnata dalla preghiera perseverante, saranno i canali attraverso i quali il Sacro Cuore di Gesù farà scendere la Sua divina grazia sulle sofferenze di noi, spesso distratti e peccatori.

 
PREGHIERA A SAN GIUDA TADDEO (Da recitarsi ogni giorno davanti all'immagine del Santo)
Eccoci, dinanzi a Te, glorioso Apostolo S. Giuda per offrirti l'omaggio della nostra devozione e del nostro amore. Tu fai amorosamente sentire a quanti t'invocano il tuo potente aiuto e patrocinio, e come non sia vana la fiducia riposta nella bontà del tuo cuore. Appunto per questo noi Ti offriamo l'omaggio della nostra devozione, memori dei favori già ricevuti e pieni di gratitudine per l'assistenza concessa. Ma nello stesso tempo ci sentiamo spinti a supplicarti che non cessi mai il tuo aiuto e protezione. Tu, che oltre da particolarissimo amore, fosti legato da vincoli di parentela al Redentore Divino Gesù, fonte di ogni bene, ottienici le grazie a noi necessarie per condurre una vita santa, ed impetraci anche quelle benedizioni che siano segno della divina compiacenza. Deh! che Iddio benedica, per tua intercessione o caro Santo Apostolo i fedeli che Ti onorano e promuovono il tuo culto, quanti spinti dal tuo esempio lavorano per la gloria ed il bene delle anime; deh, che quanti Ti pregano, e tra questi anch'io - sentano in cuore di essere esauditi: e la grazia divina scenda a corroborare la debolezza di tutti, affinché amando e servendo l'infinita maestà e bontà divina ci sia concessa la corona ed il gaudio dei servi fedeli. Così sia. Un Pater, Ave, Gloria.
 
CON APPROVAZIONE ECCLESIASTICA 1977 

giovedì 20 ottobre 2016

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni -Ef 4, 1-13 - Raggiungere la misura della pienezza di Cristo.




Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

Parola di Dio

Riflessione

Paolo si autodefinisce “prigioniero a motivo del Signore”... e sembra che ne sia pure molto fiero!!! A dire il vero non ha tutti i torti, perché lui non è schiavo di nessuno, la sua prigionia è accettata liberamente ed è stato lui stesso a consegnare la sua vita a Gesù. Quando siamo schiavi e prigionieri del mondo siamo veramente in prigione, mentre quando siamo prigionieri del Signore siamo veramente liberi.
E così Paolo, dopo questa presentazione un pochetto “particolare”, che a dire il vero non è molto promettente – non a tutti infatti verrebbe in mente di seguire i suoi consigli sapendo la fine che ha fatto lui: finire in prigione. Caro Paolo, non potevi iniziare la lettera in modo più soft?... Ad esempio: "Io, amico caro e speciale del Signore, vi esorto...".
Comunque, nonostante l'inizio un po' avventuroso, Paolo offre alcune indicazioni molto utili per vivere in pienezza il nostro battesimo, per uno stile di vita consono alla nostra vocazione: "Sforzati di presentarti davanti a Dio come un uomo degno di approvazione, un lavoratore che non ha di che vergognarsi, uno scrupoloso dispensatore della parola della verità" (2 Tim 2, 15).
Ognuno di noi è stato scelto da Dio e ognuno di noi ha l'onore di essere Suo figlio. Dunque, se vogliamo presentarci un giorno davanti a Lui "Santi e immacolati nell'amore", dobbiamo cercare di rigare diritto. Uno degli impegni più grandi di ogni vero cristiano, non è: fare, fare, fare... ma piuttosto "lasciarci fare", è pensare a quello che Dio ha fatto e continua a fare per noi, è guardare come ama Lui e non accontentarci di come non amiamo noi.

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 18,9-14 - Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.


In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore

Riflessione

E' una malattia terribile quella del “fariseo” e pochi ne sono immuni. Non si fa altro che vantare i propri meriti (come se gli altri non avessero virtù), con la convinzione di essere i soli giusti e a posto agli occhi del Signore.
Ma Dio invece non approva questo atteggiamento, perché nessuno di noi è giusto, tutti commettiamo dei peccati, anche se la frase mitica che esce spesso dalla nostra bocca è: “io non farei mai una cosa del genere... io non direi mai quella cosa... io... io... io... Che pena facciamo!!! Caterina da Siena dava un nome a questa malattia e la chiamava “la nuvola della superbia”; essa impedisce di avere uno sguardo veritiero sia sui nostri atteggiamenti sia su quelli degli altri. La cosa buffa è che la stessa mancanza, fatta da noi o da un altro, viene pesata in maniera diversa, diciamo pure che falsiamo la bilancia. Quindi, oltre a essere presuntuosi e ciechi, siamo anche disonesti. Perfetto!!! Non ci manca niente!!!
L'unica cosa che ci tocca fare, se vogliamo che Dio ci ascolti, è usare la stessa compassione che Lui usa con noi e con gli altri, non solo, dovremmo imitare il pubblicano e pregare con le sue stesse parole: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”, è una preghiera fatta di una sola frase, ma va all'essenziale e non è una filastrocca... quella la si dice ai bambini per farli addormentare... e il nostro Gesù non soffre di insonnia!!! Quindi proviamo a non esigere niente da Dio, ma facciamo affidamento su di Lui e speriamo nella Sua grande misericordia. Lui non vuole dei figli obbedienti come soldatini, ma dei figli capaci di amare con tutto il cuore e con tutta l'anima.
Pace e bene

martedì 18 ottobre 2016

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12, 39-48 - A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto.


 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Parola del Signore

Riflessione

Il tema di oggi è la vigilanza; Gesù, con la Sua ammonizione, ci fa un bel regalino... ci avverte in anticipo di un pericolo imminente e, se lo ascoltiamo, eviteremo di farci del male.
Ma Pietro, come al solito, pensa di essere migliore degli altri... con un po' di compiacimento e una certa presunzione chiede a Gesù: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?”. Caro Pietro, anche tu, come tutti gli altri, devi vigilare, anzi, forse di più, visto quello che hai combinato dopo!!!... O pensi,  perché stai vicino al Maestro, di poter stare su un'amaca a pancia all'aria!?... Scendi dal Tabor e inizia a pedalare!!!
Attenzione, l'atteggiamento del caro Pietro, a me molto simpatico, è molto comune anche oggi... Pietro infatti rappresenta in qualche modo ognuno di noi... con le proprie debolezze, con le proprie miserie, con le proprie infedeltà e sopratutto con la propria spavalderia. 

Tenersi pronti...
A molti, anche cristiani, non piace troppo questo avvertimento del Signore, infatti fanno gli scongiuri... Ma l'incontro con Gesù e la Sua venuta, non devono necessariamente accadere con la morte... "Ti voglio bene... però se tardi ad arrivare è meglio o se non arrivi per niente è ancora meglio". Dobbiamo metterci in testa che Gesù è vivo e vegeto, è già presente nella nostra quotidianità e non vorrebbe certo aspettare la fine della vita terrena per incontrarci. Ma noi non Lo aspettiamo, non desideriamo vederLo molto presto, abbiamo paura di Lui... allora non riusciamo a riconoscerLo e a coccolarLo come dovremmo.
Non dobbiamo neanche pensare che chi è vigilante e cerca di tenere l'abito lindo, sia sempre sulla soglia di casa con la valigia in mano pronto a partire per l'altra vita... semplicemente non è ossessionato dalla morte fisica, ma cerca di vivere in questo mondo senza troppi debiti con Dio e con i fratelli. Allora... perché non iniziare oggi? Cosa aspettiamo a cambiare? Se sapessimo infatti che oggi è l'ultimo giorno della nostra vita, cosa faremmo? Forse vorremmo chiedere perdono a tante persone o dire quella parola che poco spesso ci esce dalla bocca: ti voglio bene o ti amo, faremmo qualche sorriso in più al mondo e chissà quante altre cose... Sapere per tempo di un pericolo a cui andiamo incontro è una vera benedizione e Gesù oggi ci da questa possibilità. Se dobbiamo fare un viaggio in qualche paese tropicale e ci avvertono che sarebbe meglio fare dei vaccini e noi non ce ne curiamo, la nostra negligenza potrà avere conseguenze gravi per noi e per le persone a noi vicine. Dobbiamo quindi decidere se accettare questo avvertimento oppure no.

sabato 15 ottobre 2016

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12, 13-21 - Quello che hai preparato, di chi sarà?



 Lc 12, 13-21
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Parola del Signore

Riflessione

Il Vangelo di oggi inizia con la storia di due fratelli che litigano per un'eredità non condivisa. Che incivili, dico io!!! Meno male che oggi non abbiamo questi problemi!? Infatti, non si litiga, ci si ammazza!!!... Quante liti per questo motivo, famiglie intere che si sfasciano per colpa dell'ingordigia.
Gesù dunque è interpellato da uno dei fratelli perché faccia da giudice nella loro causa. Ma mi sa che si è rivolto alla persona sbagliata!!! Gesù non sgrida il fratello, come forse si sarebbe aspettato l'altro: “Ei tu... brutto mascalzone, dai a tuo fratello quanto gli spetta!!!...”. No, niente del genere, ma Gesù, dopo aver dato una risposta da lasciare stecchito chiunque: "O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?"... fà una bella raccomandazione e poi racconta una parabola.
La raccomandazione di Gesù

L’AVARIZIA – Tratto dal libro “ I 7 vizi capitali di Dag Tessore



La parola «avarizia» ha assunto in italiano il significato di «tirchieria», ma nel contesto dei sette vizi capitali mantiene il suo significato originario, equivalente al latino avaritia, che significa «avidità», e più precisamente «avidità di denaro» (in greco filargyría). Questa, dice san Paolo, «è la radice di tutti i mali» (1 Tm 6, 10). L'avarizia dunque è la brama di possedere e accumulare denaro.
Il denaro, al pari di qualunque altro oggetto di scambio, è in sé utile come strumento per procurarsi cibo, vestiario e ciò che serve per vivere. Ma di fatto l'uso del denaro è ormai degenerato al punto di considerarlo principalmente il modo per soddisfare i propri desideri e capricci. Ne consegue che, quanto più l’uomo è schiavo dell’attaccamento e del desiderio, tanto più ha bisogno di denaro e ne diventa dipendente. Quanto più, ad esempio, sono presenti le passioni della gola e della lussuria, sunto più cresce quella dell’avarizia, poiché il denaro promette (illusoriamente) di soddisfare le altre due, passioni. «Ognuno [dei sette vizi] infatti — dice san Gregorio – è tanto intimamente collegato agli altri, che davvero l’uno è prodotto dall’altro» (Commento morale a Giobbe, XXXI, 45, 89). D'altro canto, l’abitudine ad accumulare denaro, nata dalla brama di acquistare beni materiali e di appagare i propri desideri e piaceri, finisce con il diventare un vizio a sé stante, per cui anche chi è ricchissimo continua a correre dietro ai soldi (cf. Qo 5, 9), ormai semplicemente per abitudine radicata, per ripetizione meccanica, per assuefazione. È divenuta una malattia.

sabato 8 ottobre 2016

LA LUSSURIA – Tratto dal libro “ I 7 vizi capitali “ di Dag Tessore



La lussuria è essere schiavi del sesso. Godere dei piaceri della carne non è in sé lussuria, se però si è capaci di farne a meno. Quante persone rovinano se stesse, la propria famiglia e la società a causa di questa passione divenuta irresistibile! Chi commette adulterio in molti casi si rende conto di agire male, confessa di farlo perché “non riesce a resistere”: ecco l’ammissione della propria dipendenza e assuefazione.
Non è difficile mettersi in osservazione di se stessi: se a un uomo si avvicina una donna bella e sensuale, o a una donna un uomo attraente, quali moti si producono nel corpo e nella mente? Come farebbe un etologo con una cavia, così bisogna studiare ciò che avviene in noi stessi, le palpitazioni, la tempesta di sensazioni, l’agitarsi del respiro, l’affluire del sangue al petto e alla testa e ogni altro fenomeno psichico e fisico che si produce in seguito a una stimolazione vagamente erotica. Soltanto così, senza nascondersi nulla, con un contatto reale con il proprio corpo, si comincia a prendere atto di come opera in noi la passione della lussuria, per poi imparare a tenerla sotto controllo. «Indaga dentro di te quali siano gli indizi delle tue passioni, non stancarti di cercare e troverai che ne hai molte, che non conoscevi e non riuscivi a individuare, poiché siamo malati».(6). Soprattutto in questo campo le reazioni automatiche, provocate dall’abitudine di assecondare inconsapevolmente la passione, sono innumerevoli: è sfruttando questi automatismi che la pubblicità, ad esempio, ricorre a immagini, a voci e ad altre più o meno esplicite allusioni erotiche, sapendo che ognuno di noi, se non è addentro alla pratica quotidiana dell’introspezione e della consapevolezza, può essere indotto a comprare qualunque cosa, ad aderire a qualunque offerta, a intraprendere qualsiasi impresa e persino a seguire qualsiasi ideologia se si riesce a far presa sulla sua lussuria con espedienti sufficientemente efficaci ed eccitanti, ma allo stesso tempo non troppo evidenti (pochi forse intraprenderebbero una grande spesa o un grande lavoro se si rendessero conto di farlo solo perché “ammaliati” dal personale femminile della ditta, ad esempio). 

venerdì 7 ottobre 2016

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 17, 11-19 - Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.



 Lc 17, 11-19

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Parola del Signore



Riflessione

L'ironia di Gesù è splendida!!!... “Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?”.
Quante volte anche a noi è capitato di fare del bene a qualcuno con vero amore, senza interesse, e poi non riceviamo né un grazie, né un sorriso? In questi casi io dico sempre: "Un grazie no, eh?!... Mica porta sfortuna?!... Ma santa pazienza!!!". "Grazie" è una parola così semplice, ma dimenticata da tanti!
Quanto è bello invece ricevere un grazie, una carezza o un sorriso... Molte volte basta poco per alleviare un pochetto le nostre tribolazioni. Questi comportamenti di amore non sono scontati neanche tra i fratelli di fede, l'apertura del cuore e la riconoscenza non sono così frequenti come sarebbe giusto aspettarsi.
A me viene “freddo” quando devo fare qualche favore a delle persone ingrate... perché è come se non apprezzassero quello che fai, è come se fossero indifferenti alle tue attenzioni e al tuo impegno... puoi fare bene o male, per loro non cambia.
Oggi Gesù si rattrista per questo comportamento ingrato, e anche se fa dell'ironia non è detto che non soffra... anzi... forse chi fa della sana ironia soffre più degli altri. A volte anche un genitore fa dell'ironia quando un figlio non ringrazia... e gli dice: "Ei tu, giovanotto... non ti sei dimenticato niente?".
La cosa bella è che Gesù guarisce tutti... Lui vuole guarire tutti, ma attenzione, solo a uno di questi dice: “...la tua fede ti ha salvato”.
Dunque Gesù guarisce tutti, ma uno solo su dieci è anche "salvato"... ed esattamente chi riconosce la grazia ricevuta e la misericordia di Gesù; chi riconosce che senza di Lui non poteva fare nulla.
Guarire non significa essere salvati. Possiamo anche dire che nove sono stati guariti dalla lebbra del corpo, ma non sono stati guariti dalla lebbra del cuore... Quella sparisce solo se evitiamo di fare gli avari con Dio, sparisce quando riconosciamo con gratitudine quello che Lui ci dona ogni giorno. Perché, purtroppo, a volte siamo pure convinti di meritare tutto ciò che abbiamo... Mi sa che è più facile guarire da una malattia del corpo che dall'ingratitudine, e questa è pure contagiosa!!! Solo dopo aver fatto i conti con Dio possiamo essere salvati. Il Sacramento della Riconciliazione serve a questo... «Andate a presentarvi ai sacerdoti».
In qualche modo è il “foglio di dimissioni” che rilasciano in ospedale per attestare che sei finalmente guarito. Quando il Sacerdote dice: "Io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" la nostra anima si trova in grazia di Dio e, per il momento, “salvata”... Dico per il momento perché siamo talmente fragili che non ci dura tanto questa “grazia”... i nostri propositi vanno presto a farsi “friggere”... Ma Dio, nonostante la nostra continua infedeltà, continua a essere fedele, continua ad amarci e continua a guarirci. Tutti noi infatti, ogni tanto, ci comportiamo come i nove lebbrosi guariti, incapaci, una volta che otteniamo quello che desideriamo, di ringraziare il Signore. Diciamo che ci "dimentichiamo", che non è colpa nostra... è che abbiamo la memoria un po' labile!!! Oh poveri noi!!!
Se abbiamo una malattia grave e il medico ci guarisce, la prima cosa che diciamo è: "Grazie dottore!"... poi alla prima occasione, generalmente a Natale o a Pasqua, gli regaliamo un bel cesto natalizio o una colomba. E' un modo carino per dirgli che gli siamo grati e abbiamo apprezzato molto quanto ha fatto per noi.