SAN
FRANCESCO DI SALES – LA FILOTEA
Capitolo
XVII
L'AMICIZIA
E, PRIMA DI TUTTO, LA CATTIVA E LA FRIVOLA
L'amore
occupa il primo posto tra le passioni dell'anima: è il re di tutti i
movimenti del cuore, fa convergere tutto a sé e ci rende simili a
ciò che amiamo.
Fa attenzione, Filotea, a non amare cose cattive:
saresti irrimediabilmente e subito cattiva anche tu!
L'amicizia è
l'amore più pericoloso: gli altri amori possono anche fare a meno di
comunicare, l'amicizia invece è fondata essenzialmente proprio sulla
comunicazione. Di norma è impossibile che l'amicizia non ci faccia
partecipare delle qualità della persona amata.
Non ogni amore è
amicizia.
1. Si può amare senza essere riamati; in tal caso c'è
amore, ma non amicizia, perché l'amicizia è un amore ricambiato. Se
non è ricambiato non è amicizia.
2. Non basta che sia
ricambiato l'amore: le parti che si amano, devono saperlo. Se non lo
sanno, avranno tutto l'amore che vogliono, ma non ci sarà
amicizia.
3. In più coloro che si amano, devono avere qualche
bene in comune a base della loro amicizia.
L'amicizia si
differenzia secondo la diversità dei modi di comunicare e i modi di
comunicare si differenziano secondo i beni che costituiscono
l'oggetto dello scambio: se si tratta di beni falsi e vani,
l'amicizia è falsa e vana; se si tratta di beni veri, l'amicizia è
vera; e migliori saranno i beni, migliore sarà l'amicizia. Infatti,
allo stesso modo che il miele raccolto dalle gemme dei fiori più
deliziosi è il migliore, così l'amore fondato sullo scambio di un
bene squisito è ottimo.
Esiste in Eraclea del Ponto un genere di
miele velenoso, che fa impazzire coloro che ne mangiano. t velenoso
perché viene raccolto dalla pianta dell'aconito, presente in
abbondanza in quella regione. Lo stesso è dell'amicizia fondata
sullo scambio di beni vuoti e viziosi: risulterà totalmente falsa e
cattiva. Lo scambio di piaceri carnali è semplicemente un'attrazione
reciproca e un'esca bestiale che, tra gli uomini, non merita di
essere chiamata con il nome di amicizia; parola che del resto non ci
si sogna nemmeno di usare quando ci si riferisce agli stessi rapporti
tra i somari e i cavalli; e se nel matrimonio lo scambio si riducesse
a questo, non sarebbe possibile alcuna amicizia; ma siccome, oltre a
ciò, c'è lo scambio della vita, dell'iniziativa, degli affetti e di
una indissolubile fedeltà, ecco perché l'amicizia nel matrimonio è
vera e santa.
L'amicizia fondata sullo scambio del piacere dei
sensi è grossolana e non merita il nome di amicizia; così pure
quella fondata su virtù frivole e inutili, perché sono virtù che
dipendono dai sensi.
Do il nome di piaceri dei sensi a quelli che
sono legati in modo diretto e principale ai sensi esteriori, quali
sono il piacere di ammirare la bellezza, di ascoltare una voce dolce,
di toccare e simili.
Do il nome di virtù frivole a certe abilità
e qualità inutili che gli spiriti deboli chiamano virtù e
perfezioni. Ascolta quello che dicono la maggior parte delle
ragazze,
delle donne e dei giovanotti in genere: non esiteranno a dire che
Tizio è molto virtuoso, ha tante perfezioni, perché balla bene, sa
destreggiarsi abilmente in tutti i giochi, sa vestirsi con gusto,
canta bene, ha una brillante conversazione, ha un bell'aspetto. I
ciarlatani considerano migliori tra loro quelli che meglio riescono
nell'arte di fare i buffoni.
Siccome tutto ciò riguarda i sensi,
per tale ragione le amicizie che hanno tali fondamenti si chiamano
sensuali, vane e frivole e meriterebbero più di essere chiamate
follie che amicizie.
Di questo genere sono abitualmente le
amicizie dei giovani che riguardano i baffi, i capelli, lo sguardo,
gli abiti, il sussiego, la parlantina. Sono virtù caratteristiche
dell'età degli amanti, che hanno virtù poco solide, come la loro
peluria del mento e hanno il senno in bocciolo. Tali amicizie sono
soltanto passeggere e fondono come neve al sole.
Capitolo
XVIII
LE
PASSIONCELLE (I FLIRTS)
Quando
queste allegre amicizie hanno luogo tra persone di diverso sesso,
senza alcuna intenzione di giungere al matrimonio, si chiamano
passioncelle; sono soltanto aborti, o meglio ancora, fantasie di
amicizie; ma non si deve dare loro il nome di amicizie o di amori
perché sono vuote e senza senso. Cionondimeno i cuori degli uomini e
delle donne vi rimangono catturati e si impegolano e si allacciano
tra di loro in affetti vani e leggeri, che hanno per fondamento
soltanto quegli scambi frivoli e quelle sciocche attrattive di cui ho
appena parlato.
Benché questi sciocchi amori finiscano
abitualmente per naufragare ed affogare in carnalità e lascivie
molto volgari, bisogna riconoscere che non è mai la prima intenzione
degli interessati tale conclusione. Altrimenti non sarebbero
passioncelle, ma impudicizie dichiarate.
A volte potranno anche
trascorrere molti anni, senza che capiti tra coloro che sono afflitti
da questa follia, un solo gesto che sia contrario alla santità del
corpo. Gli interessati si limiteranno, con varie scuse, a stemperare
i loro cuori in auguri, desideri, sospiri, complimenti e simili
scemenze e vanità.
Alcuni vogliono soltanto appagare il cuore nel
dare e ricevere amore seguendo la loro inclinazione all'amore; nella
scelta degli amori costoro non riflettono minimamente: è loro
sufficiente seguire il gusto e l'istinto; sicché, quando incontrano
una persona piacevole, senza pensare al lato interiore, né al
comportamento morale della stessa, danno subito la stura alle loro
passioncelle e si impigliano in una rete dalla quale in seguito,
faticheranno molto per liberarsi.
Altri vi si lasciano andare per
vanità perché pensano che non è piccola gloria prendere e legare i
cuori con l'amore; costoro, poiché fanno la loro scelta per vanità,
collocano le loro tagliole e tendono le loro reti in luoghi
privilegiati, eccelsi, distinti e illustri.
Altri ancora sono
spinti contemporaneamente dalla tendenza all'amore e dalla vanità, e
agiscono in questo modo perché, pur avendo il cuore fortemente
attirato dall'amore, vogliono aggiungervi anche un po' di
gloria.
Simili amicizie sono cattive, folli e vane:
cattive,
perché vengono e finiscono nel peccato della carne; rubano l'amore,
e di conseguenza anche il cuore, a Dio, alla moglie, al marito, a chi
era dovuto; folli perché non hanno basi, né motivazioni serie;
vane, perché non recano alcuna utilità, nessun onore, nessuna
gioia. Al contrario, ci fanno perdere tempo, offuscano l'onore, e non
offrono alcun piacere, a meno che non si voglia chiamare piacere
l'ansia di attendere e sperare, senza sapere né quello che si vuole,
né che cosa si attende.
Questi spiriti piccoli e deboli sono
persuasi che c'è un non so che nelle testimonianze di amore che
ricevono, ma non saprebbero precisare che cos’è; per questo la
loro brama è insaziabile ed alimenta, senza soste, nel loro cuore,
eterne diffidenze, gelosie e tormenti.
S. Gregorio di N'azianzo,
scrivendo contro le donne vanitose, dice meraviglie, a questo
proposito; cito un brano che egli indirizza alle donne, ma va molto
bene anche per gli uomini: " La tua bellezza naturale è
sufficiente per tuo marito; se poi vuoi che sia per molti uomini,
come una rete tesa per molti uccelli, che succederà? Ti piacerà
colui che ti troverà bella, ad occhiata risponderai con occhiata, a
sguardo con sguardo; presto verranno i sorrisi e le frasettine
d'amore, all'inizio, fatte scivolare di nascosto, ma presto si
giungerà alla familiarità e al chiacchiericcio manifesto. Sta
attenta, lingua mia chiacchierona, a non dire quello che verrà dopo;
ma questa verità voglio dirla: niente di tutto ciò che i giovanotti
e le donne dicono o fanno insieme in quelle folli galanterie va senza
grosse ferite. Tutte le passioncelle sono legate insieme e si
susseguono tutte, proprio come un ferro preso da una calamita che, a
sua volta, attira altri ferri uno dopo l'altro ".
Come ha
ragione questo santo Vescovo! Che cosa vuoi fare? Dare amore, non è
vero? Nessuno può dare volontariamente amore senza necessariamente
riceverne in cambio; in questo gioco chi prende è preso. L'erba
chiamata aproxis, alla sola vista riceve e genera fuoco: così sono
anche i nostri cuori. Appena vedono un'anima che brucia d'amore per
loro, si infiammano immediatamente per lei.
Voglio stare al gioco,
dirà qualcuno, ma poco per volta t'inganni: quel fuoco è forte e
penetrante più di quanto sembri. Pensi di non essere colpito che da
una scintilla, e ti accorgi che in un baleno tutto il cuore è
incendiato, ridotti in cenere i tuoi propositi e in fumo il tuo buon
nome. Grida il Saggio: Chi avrà compassione di un incantatore morso
da un serpente? E io grido con lui: pazzo e insensato, pensavi di
domare l'amore per dosarlo a tuo piacimento! Volevi divertirti con
lui, ma egli ti ha punto e morso profondamente. Sai cosa dirà la
gente? Rideranno di te perché hai voluto incantare l'amore e, pieno
di presunzione, ti sci messo in seno una serpe pericolosa che ti ha
rovinato e ci hai rimesso l'anima e l'onore.
Mio Dio, che cieca
pazzia è mai questa? Rischiare in questo modo, con garanzie così
fragili, la parte più nobile della nostra anima! Sì, Filotea,
perché Dio vuole l'uomo solo per l'anima, l'anima solo per la
volontà e la volontà solo per l'amore. Non abbiamo amore a
sufficienza nemmeno per ciò che è necessario! Voglio dire: già è
molto se ne abbiamo abbastanza per amare Dio; ciononostante,
miserabili come siamo, lo disperdiamo e dilapidiamo in cose sciocche,
vane e frivole, come se ne avessimo troppo! Quel grande Dio che aveva
riservato per sé soltanto l'amore delle nostre anime, quale
riconoscenza per la creazione, la conservazione e la Redenzione,
esigerà un conto rigoroso delle sottrazioni che avremo fatto; pensa:
ha detto che ci chiederà conto delle parole oziose; come vuoi che
non ce lo chieda delle amicizie oziose, sciocche, pazze e dannose?
Il
noce reca molto danno ai campi e alle vigne in cui è piantato,
perché è grande ed assorbe tutte le sostanze della terra, che così
non riesce a nutrire anche le altre piante; il suo fogliame è così
folto che fa un'ombra grande e spessa. Per di più attira i passanti
che, per prenderne i frutti rovinano e calpestano
tutt'intorno.
Queste passioncelle producono danni simili
all'anima; l'occupano talmente e condizionano così potentemente i
suoi movimenti, che essa non è più disponibile per alcun'altra
opera buona; le foglie, ossia i chiacchiericci, i divertimento e i
corteggiamenti sono così frequenti che non lasciano spazio; infine
attirano così numerose le tentazioni, le distrazioni, i sospetti e
tutto ciò che vi si accompagna, sicché il cuore ne è rovinato e
calpestato.
In breve, queste passioncelle, non solo allontanano
l'amore celeste, ma anche il timore di Dio; prostrano lo spirito,
indeboliscono il buon nome. In una parola è il giocattolo delle
corti, ma la peste dei cuori!
Capitolo
XIX
LE
VERE AMICIZIE
Ama
tutti, Filotea, con un grande amore di carità, ma legati con un
rapporto di amicizia soltanto con coloro che possono operare con te
uno scambio di cose virtuose. Più le virtù saranno valide, più
l'amicizia sarà perfetta.
Se lo scambio avviene nel campo delle
scienze, la tua amicizia sarà, senza dubbio, molto lodevole; più
ancora se il campo sarà quello delle virtù, come la prudenza, la
discrezione, la fortezza, la giustizia.
Ma se questo scambio
avverrà nel campo della carità, della devozione, della perfezione
cristiana, allora sì, che si tratterà di un'amicizia perfetta. Sarà
ottima perché viene da Dio, ottima perché tende a Dio, ottima
perché il suo legame è Dio, ottima perché sarà eterna in Dio.
L
bello poter amare sulla tetra come si ama in cielo, e imparare a
volersi bene in questo mondo come faremo eternamente nell'altro. Non
parlo qui del semplice amore di carità, perché quello dobbiamo
averlo per tutti gli uomini; parlo dell'amicizia spirituale,
nell'ambito della quale, due, tre o più persone si scambiano la
devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente un solo
spirito. A ragione quelle anime felici possono cantare: Com'è bello
e piacevole per i fratelli abitare insieme. Ed è vero, perché il
delizioso balsamo della devozione si effonde da un cuore all'altro
con una comunicazione ininterrotta, di modo che si può veramente
dire che Dio ha effuso la sua benedizione e la sua vita su simile
amicizia per i secoli dei secoli.
Mi sembra che tutte le altre
amicizie siano soltanto fantasmi a confronto di questa e i loro
legami anelli di vetro e di giaietto, a confronto del legame della
devozione che è tutta di oro fino.
Non stringere amicizie di
altro genere; intendo dire quelle che dipendono da te. Non devi
lasciar cadere, né disprezzare quelle che la natura e i doveri
precedenti ti obbligano a intrattenere: quali quelle con i parenti, i
soci, i benefattori, i vicini e altri; ripeto, mi riferisco a quelle
che tu scegli liberamente di persona.
Può darsi che qualcuno ti
dica che non bisogna avere alcun genere di particolare affetto o
amicizia, perché ciò ingombra il cuore, distrae lo spirito, dà
luogo ad invidie; ma si sbagliano. Negli scritti di molti santi e
devoti autori, hanno letto che le amicizie particolari e gli affetti
fuori dell'ordine sono molto dannosi per i religiosi; pensano che la
regola valga per tutti, ma su questo ci sarebbe molto da
dire.
Premesso che in un monastero ben ordinato, il progetto
comune è di tendere tutti insieme alla vera devozione, è evidente
che non sono necessari questi scambi particolari, per timore che,
mentre si cerca in particolare ciò che è comune, non si passi dalle
particolarità alle parzialità. Ma per coloro che vivono tra la
gente del mondo e abbracciano la vera virtù, è indispensabile
stringere un'alleanza reciproca con una santa amicizia; infatti
appoggiandosi ad essa, ci si fa coraggio, ci si aiuta, ci si sostiene
nel cammino verso il bene.
Coloro che camminano in piano non hanno
bisogno di prendersi per mano, ma coloro che si trovano in un cammino
scabroso e scivoloso si sostengono l'un l'altro per camminare con
maggiore sicurezza. I religiosi non hanno bisogno di amicizie
particolari, ma coloro che vivono nel mondo, sì, per darsi
reciprocamente sicurezza e aiuto in tutti i passaggi pericolosi che
devono affrontare. Nel mondo, non tutti tendono allo stesso fine, non
tutti hanno lo stesso spirito; bisogna dunque riflettere e stringere
amicizie secondo i nostri programmi; questa particolarità crea
veramente una parzialità, ma è una santa parzialità che non crea
divisioni se non quella del bene dal male, delle pecore dalle capre,
delle api dai fuchi, che sono separazioni necessarie.
IR fuor di
dubbio, e nessuno si sogna di negarlo, che Nostro Signore nutrisse
un'amicizia più tenera e personale per Giovanni, Lazzaro, Marta,
Maddalena; lo dice la Scrittura. Sappiamo che S. Pietro aveva una
predilezione per Marco e per Santa Petronilla; S. Paolo per S.
Timoteo e S. Tecla. S. Gregorio di Nazianzo si gloria cento volte
dell'amicizia che aveva per S. Basilio e così la descrive: " Si
aveva l'impressione che in noi due ci fosse una sola anima con due
corpi. P, vero che non bisogna prestare fede a coloro che dicono che
tutto è in tutto; tuttavia è vero che tutti e due eravamo in
ciascuno e ciascuno nell'altro; coltivare la virtù e ordinare i
programmi della nostra vita alle speranze future; questo era il modo
di uscire da questa terra mortale, prima di morire ".
S. Agostino
dice che S. Ambrogio voleva molto bene a S. Monica, per le rare virtù
che ammirava in lei, ed ella gli voleva bene come a un angelo di
Dio.
Ma ho torto -a farti perdere tempo per una cosa così chiara.
S. Girolamo, S. Agostino, S. Gregorio, S. Bernardo e tutti i più
grandi Servi di Dio hanno avuto amicizie personali senza pregiudizio
per la loro perfezione. S. Paolo, rimproverando ai Gentili il
disordine morale della vita, li accusa di essere gente senza affetto,
ossia gente incapace di amicizia. S. Tommaso, come del resto tutti i
buoni filosofi, dice che l'amicizia è una virtù: certamente parla
dell'amicizia personale perché, dice, la vera amicizia non può
essere estesa a molte persone.
La perfezione dunque, non consiste
nel non avere amicizie, ma nell'averne una buona, santa e bella.
Capitolo
XX
LA
DIFFERENZA TRA LE VERE AMICIZIE E QUELLE FUTILI
Fa
attenzione, Fílotea: voglio metterti in guardia perché tu non corra
pericolo. Non so se tu sappia che il miele di Eraclea, molto
velenoso, assomiglia incredibilmente al miele comune; e il pericolo
di prendere uno per l'altro è reale, come pure quello di mischiarli:
nel qual caso l'inganno è anche peggiore perché la buona qualità
dell'uno non impedisce l'effetto velenoso dell'altro.
Bisogna fare
attenzione a non lasciarsi trarre in inganno nelle amicizie,
soprattutto quando si stringono tra persone di sesso diverso, poco
importa per quale motivo; spesso Satana si sostituisce a coloro che
amano.
Si comincia sempre dall'amore virtuoso, ma, se non si è
molto saggi, si insinua presto l'amore frivolo, poi si passa
all'amore sensuale, poi a quello carnale; il pericolo esiste persino
nell'amore spirituale, se non si fa molta attenzione; benché in
questo sia molto più difficile la confusione e l'equivoco, perché
la sua purezza e il suo nitore rendono più evidenti le brutture che
Satana vuole insinuarvi: ecco perché il diavolo, quando ci prova, fa
le cose con maggior finezza e tenta di far scivolare le brutture
quasi impercettibilmente.
Distinguerai l'amicizia mondana da
quella santa e virtuosa, esattamente come si distingue il miele di
Eraclea dall'altro: il miele di Eraclea è più dolce al palato dei
miele ordinario; è l'aconito che gli aumenta la dolcezza; così fa
abitualmente l'amicizia mondana che sforna a ripetizione quantità
enormi di parole melliflue, una pioggia di frasette appassionate e di
lodi sulla bellezza, la grazia e le qualità sensuali: l'amicizia
sana invece ha un linguaggio semplice e schietto, loda soltanto la
virtù e la grazia di Dio, unico suo fondamento.
Il miele di
Eraclea, una volta ingoiato, provoca dei capogiri; allo stesso modo
l'amicizia futile provoca dei disorientamenti di spirito che rendono
insicura la persona nella castità e nella devozione. La conducono a
sguardi languidi, vezzosi, insistiti; a carezze sensuali, a sospiri
equivoci, a piccole lamentele di non essere amati a sufficienza; ad
artifici ben mascherati, ma abili e cattivanti: galanterie, abuso di
baci e altre libertà e familiarità che portano alla volgarità e
sono sicuro presagio di una imminente resa dell'onestà.
L'amicizia
santa, invece, ha occhi semplici e casti; gli atti di cortesia sono
controllati e schietti; se ci sono sospiri, saranno per il cielo, le
libertà solo per lo spirito, i lamenti saranno soltanto perché Dio
non è abbastanza amato, prova infallibile dell'onestà.
Il miele
di Eraclea turba la vista; l'amicizia mondana turba il senno, di modo
che coloro che ne sono colpiti, pensano di agire bene mentre agiscono
male, e sono convinti che le loro scuse, i loro pretesti, e le loro
parole sono motivi validi. Temono la luce e amano le tenebre.
L'amicizia santa invece ha gli occhi luminosi e non si nasconde, anzi
si fa vedere volentieri dalla gente per bene.
Infine il miele di
Eraclea lascia un forte sapore amaro in bocca: avviene lo stesso
nelle false amicizie che si tramutano e finiscono in parole e
richieste carnali e degne delle fogne; in caso di rifiuto,
esploderanno le ingiurie, le calunnie, le imposture, le tristezze, le
confessioni e le gelosie che si concludono quasi sempre
nell'abbrutimento e in isterismi; l'amicizia pulita è sempre uguale
nell'onestà, educata e amabile, e si muta soltanto in una unione
degli spiriti più pura e più perfetta, immagine vivente
dell'amicizia beata che regna in Cielo.
S.Gregorio di Nazianzo
dice che il pavone quando fa la ruota, emette il suo verso
caratteristico e si pavoneggia, eccitando le femmine che l'odono,
alla lubricità. Allo stesso modo, quando vedi un uomo pavoneggiarsi,
agghindarsi e così parato, avvicinarsi per fare chiacchiericcio, per
sussurrare, mercanteggiare alle orecchie di una donna matura o di una
giovane, e tutto senza alcuna intenzione di matrimonio, beh, sta
certa che è soltanto per tentarla a qualche impudicizia; la donna
onorata turerà le proprie orecchie per non udire il verso di quel
pavone e la voce dell'incantatore che vuole sedurla; se ascolterà
sarà l'inizio della perdita del cuore.
I giovani che fanno gesti
leziosi, smancerie, e carezze, o dicono parole che non vorrebbero che
fossero udite dai loro padri, madri, mariti, mogli o confessori,
dimostrano in tal modo che si stanno occupando non proprio dell'onore
e della coscienza.
La Madonna rimase turbata vedendo un Angelo in
sembianza di uomo, perché era sola e la stava lodando con molta
solennità: non dimentichiamo che erano lodi celesti! 0 Salvatore del
mondo! La purezza teme un Angelo in forma umana; perché la nostra
purità non dovrebbe temere un uomo, anche se in sembianza di Angelo,
quando tesse lodi sensuali o almeno umane?
Capitolo
XXI
CONSIGLI
E RIMEDI PER COMBATTERE LE CATTIVE AMICIZIE
Ma
che cosa fare per combattere gli amori futili, le stranezze, le
pazzie, le brutture cui ho accennato? Appena ne avverti i primi
sintomi, volgiti subito dall'altra parte e, respingendo nel modo più
assoluto quelle stupidità, corri presso la Croce del Salvatore,
afferra la sua corona di spine e cingine il tuo cuore di modo che
quelle piccole volpi non possano avvicinarsi.
Sta bene attenta a
non scendere a patti con il nemico; non dire: lo ascolterò, ma poi
non farò nulla di quanto mi suggerirà; gli presterò orecchio, ma
gli rifiuterò il cuore. Filotea, in tali circostanze, devi essere
intransigente: il cuore e le orecchie sono collegati, e com'è
impossibile arrestare un torrente che scende a valle dalla montagna,
così è difficile impedire che l'amore entrato in un orecchio non
scenda presto nel cuore.
Secondo Alcmeone le capre respirano per
le orecchie e non per le froge; Aristotele lo nega; io non ne so
niente, ma di certo so che il nostro cuore respira per l'orecchio, e
siccome inspira ed espira i suoi pensieri per mezzo della lingua,
respira anche per l’orecchio, per mezzo del quale riceve i pensieri
degli altri. Proteggiamo dunque scrupolosamente le nostre orecchie
dai colpi d'aria delle parole inutili; in caso contrario ben presto
il nostro cuore ne sarà contagiato.
Sotto nessun pretesto devi
ascoltare proposte oscene di alcun genere: è questo il solo caso in
cui non corri pericolo di essere incivile e scortese.
Ricordati
che hai consacrato il cuore a Dio, gli hai dato il tuo amore, e
sarebbe un sacrilegio sottrargliene anche una briciola soltanto;
rinnova la tua offerta con mille propositi e promesse e rimani in
quelle come un cervo nel suo rifugio e poi invoca Dio. Egli ti verrà
in aiuto: prenderà il tuo amore sotto la sua protezione, per farlo
vivere unicamente in Lui.
Se poi sei già incappata nelle reti di
quei futili amori, allora sento l'obbligo di dirti che ti sarà
difficile sbarazzartene. Mettiti alla presenza della divina Maestà,
riconosci l'enormità della tua miseria, la tua debolezza, la tua
vanità; poi con l'impegno massimo di cui sarai capace, detesta
quegli amori già iniziati, rinnega la sciocca manifestazione che ne
hai fatto, rinuncia a tutte le promesse ricevute e, con una volontà
forte e risoluta, decidi nel cuore e risolviti a mai più
ricominciare quei giochi e quelle schermaglie d'amore.
Se poi ti è
possibile allontanarti fisicamente dalla persona coinvolta, sono
d'accordissimo, perché, allo stesso modo che coloro i quali sono
stati morsi da un serpente, non possono guarire facilmente in
presenza di coloro che già sono stati morsi a loro volta, la persona
ferita d'amore difficilmente riuscirà a guarire da quella passione,
finché sarà vicina a quella ferita dallo stesso morso.
Il
mutamento del luogo è molto utile per calmare la febbre e
l'agitazione causate sia dal dolore che dall'amore. Il ragazzo di cui
parla S. Ambrogio nel II libro della Penitenza, ritornò da un lungo
viaggio completamente guarito dai futili amori che l'avevano
attanagliato prima; alla sciocca amante che, incontrandolo gli disse:
Non mi conosci? sono sempre la stessa! Sì, certo, rispose, ma sono
io che non sono più lo stesso. La lontananza aveva operato in lui
quel felice mutamento.
S. Agostino dice che per alleviare il
dolore per la morte dell’amico si allontanò da Tagaste, dove
quegli era morto, e se ne andò a Cartagine.
Ma chi non può
allontanarsi? Deve troncare ogni conversazione privata, gli incontri
segreti, gli sguardi languidi, i sorrisi e in genere tutti gli scambi
e gli ammiccamenti che possono nutrire questo fuoco maleodorante e
fuligginoso. Se poi le circostanze esigono che si rivolga la parola
al complice, deve essere per dichiarare, con una coraggiosa, breve e
seria protesta, il divorzio definitivo che abbiamo giurato. Grido a
voce alta, a chiunque sia caduto in questi lacci passionali: taglia,
tronca, spezza. Non bisogna perdere tempo a discutere queste futili
amicizie; bisogna strapparle non perdere tempo a sciogliere i nodi;
bisogna spezzarli è tagliarli; tanto quei cordoni e quei legami non
hanno alcun pregio.
Non bisogna avere riguardi per un amore che è
contrario all'amore di Dio.
Ma, dopo avere in questo modo spezzate
le catene di quell'infame schiavitù, è possibile che resti qualche
strascico. I marchi e le piaghe dei ferri rimarranno impressi nei
piedi, ossia negli affetti. Non fa nulla, Filotea, se tu hai
concepito per il tuo male tutto l'orrore che merita; se farai così
non sarai più agitata dalle ansie; proverai soltanto un forte orrore
per quell'amore infame e per tutto quello ad esso collegato e sarai
libera da ogni altro affetto per la persona che hai lasciato; ti
rimarrà soltanto un amore purissimo per Iddio.
Se poi, a causa
dell'imperfezione del pentimento, rimane in te qualche inclinazione
cattiva, procura per la tua anima una solitudine mentale, come ti ho
già insegnato, e ritirati in essa con tutte le tue facoltà, e con
mille slanci ripetuti dello spirito, rinuncia alle tue inclinazioni,
rinnegale con tutte le forze; datti alla lettura dei Libri santi più
di quanto non sei solita fare, confessati e comunicati più spesso,
con umiltà e sincerità parla di tutte queste suggestioni e
tentazioni al tuo direttore spirituale, se ti è possibile; o almeno
con qualche anima dalla fede profonda e molto prudente; sta certa che
il Signore ti libererà da tutte le passioni, se tu continuerai
fedelmente questi esercizi.
Ma, mi dirai, non è ingratitudine
rompere così drasticamente un'amicizia? lo ti dico: quant'è bella
l'ingratitudine che ti rende accetta a Dio! Filotea, non sarà
ingratitudine, ma anzi un'azione meritoria in favore del tuo amante;
perché, spezzando i tuoi legami, romperai anche i suoi; e se anche,
sul momento, non saprà apprezzare la sua felicità, lo farà ben
presto e con te canterà in ringraziamento: 0 Signore, tu hai
spezzato i miei legami, io ti sacrificherò la vittima di lode e
invocherò il tuo santo Nome.
Capitolo
XXII
QUALCHE
ALTRO CONSIGLIO A PROPOSITO DELLE AMICIZIE
L'amicizia
richiede un intenso scambio tra coloro che si vogliono bene:
diversamente non può nascere e tanto meno mantenersi. Ecco perché
avviene spesso che agli scambi che sono alla base dell'amicizia, se
ne aggiungano molti altri che si insinuano insensibilmente da cuore a
cuore: e così gli affetti, le tendenze e le opinioni passano in
continuazione da uno all'altro.
Questo soprattutto quando
all'affetto si aggiunge la stima; in tal caso apriamo il cuore
all'amico con molta larghezza per cui, con essa, entrano con facilità
in noi tutte le sue tendenze e le sue opinioni, poco importa se siano
buone o cattive.
Le api che raccolgono il miele di Eraclea cercano
soltanto il miele, ma con esso succhiano anche le qualità velenose
dell'aconito sul quale fanno la raccolta.
A questo proposito,
Filotea, bisogna mettere in pratica la parola che il Salvatore delle
anime nostre era solito ripetere e che gli antichi ci hanno
insegnato: Sii abile cambiavalute, batti buona moneta; ossia, non
accettare il denaro falso con il buono, né l'oro di bassa lega con
l'oro fino; separa il metallo prezioso dal vile. Fai
attenzione perché nessuno va esente da imperfezioni.
E che motivo
c'è di ricevere alla rinfusa difetti e imperfezioni dell'amico
assieme alla sua amicizia? E’ evidente che bisogna volergli bene
nonostante le sue imperfezioni, ma non bisogna voler bene alle sue
imperfezioni e prenderle su di noi; l'amicizia richiede che ci
comunichiamo il bene, non il male.
A somiglianza di coloro che
cavano la ghiaia dal Taro e separano l'oro che trovano Per portarlo
via, mentre lasciano il resto sulla riva del fiume, coloro che
comunicano con l'amico devono saper separare la sabbia delle
imperfezioni e non lasciarla penetrare nelle loro anime.
S. Gregorio
di Nazianzo ci dice che molti, i quali volevano bene e ammiravano S.
Basilio, erano talmente portati alla sua imitazione, che lo
scimmiottavano anche nelle sue imperfezioni esteriori, nel suo modo
di parlare lentamente e con lo spirito assorto e pensoso, nel taglio
della barba e nel modo di camminare. Noi vediamo dei mariti, delle
mogli, dei figli, degli amici, che hanno tanta stima dei loro amici,
dei loro padri, dei loro mariti, delle loro mogli, che per
condiscendenza o imitazione, prendono da loro, assieme all'amicizia,
mille piccole tendenze cattive.
Questo non deve accadere: ciascuno
ne ha abbastanza dei propri difetti senza bisogno di caricarsi anche
di quelli degli altri; aggiungo che l’amicizia non soltanto non lo
richiede, ma al contrario, ci obbliga a darci reciprocamente una mano
per liberarci da tutte le forme di imperfezione.
E’ fuor di
dubbio che bisogna sopportare con dolcezza l'amico nelle sue
imperfezioni, ma non incoraggiarlo in quelle, e ancor meno
trasferirle in noi.
Parlo soltanto di imperfezioni; quanto ai
peccati non bisogna accettarli e sopportarli nemmeno nell'amico.
Un'amicizia che lascia morire l'amico senza prestargli aiuto, è
un'amicizia debole e cattiva; vedere un amico che muore di un ascesso
e non avere il coraggio di dare il colpo di bisturi per salvarlo, non
è amicizia.
L'amicizia vera e vitale non sopravvive tra i
peccati. Si dice che, dove si adagia, la salamandra spegne il fuoco;
il peccato distrugge l'amicizia in cui si annida: se si tratta di un
peccato passeggero, l'amicizia lo mette immediatamente in fuga con la
correzione; ma se ci rimane e ci si ferma, l'amicizia perisce
immediatamente, perché per vivere ha bisogno della virtù; da qui
risulta molto chiaro che non è possibile peccare per
amicizia.
L'amico diventa nemico quando vuole condurci al peccato
e merita di perdere l'amicizia se vuol condurre l’amico alla rovina
e alla dannazione; una delle prove più sicure di una falsa amicizia
è vederla praticata tra persone viziose, qualunque sia il genere di
peccato che le accomuna. Se colui al quale vogliamo bene è preda del
vizio, la nostra amicizia è sicuramente viziosa; giacché se non può
avere per base una solida e sincera virtù, è giocoforza che sia
fondata su una virtù apparente o su qualche aspetto sensuale.
Una
società costituita tra i commercianti per il profitto temporale ha
soltanto l'apparenza di vera amicizia. Essa non ha per fine l'amore
delle persone, ma l'amore del denaro.
Infine eccoti due massime,
fondamentali colonne della vita cristiana; una è del Saggio: Chi
teme Dio incontrerà una buona amicizia; l'altra è di S. Giacomo:
L'amicizia di questo mondo è nemica di Dio.