Tutta
la nostra perfezione consiste nell’amare il nostro amabilissimo
Dio: Charitas est vinculum perfectionis.
(Col. 3.14). Ma tutta poi la perfezione dell’amore a Dio consiste
nell’unire la nostra alla sua santissima volontà. Questo già è
il principale effetto dell’amore, dice S. Dionigi Areopagita (de
Div. Nom. c. 4.) l’unire le volontà degli amanti, sicchè abbiano
lo stesso volere. E perciò quanto più alcuno sarà unito alla
divina volontà, tanto sarà maggiore il suo amore. Piacciono sibbene
a Dio le mortificazioni, le meditazioni, le communioni, le opere di
carità verso il prossimo; ma quando? quando sono secondo la sua
volontà; ma quando non vi è la volontà di Dio, non solamente egli
non le gradisce, ma le abbomina, e le castiga. Se mai vi sono due
servi, l’un de’ quali fatica tutto il giorno senza riposare, ma
vuol fare ogni cosa a suo modo, l’altro fatica meno, ma ubbidisce
in tutto: certamente il padrone amerà questo secondo, e non il
primo. Che servono l’opere nostre allà gloria di Dio, quando non
sono secondo il suo beneplacito? Non vuole il Signore sacrifici (dice
il Profeta a Saulle), ma l’ubbidienza ai suoi voleri: Numquid
vult Dominus holocausta, et victimas, et non potius, ut obediatur
voci Domini? . . Quasi scelus idolatriae est nolle acquiescere.
(1 Reg. 15.22) L’uomo, che vuole operare per propria volontà senza
quella di Dio, commette una specie d’Idolatria, poiché allora in
vece di adorare la volontà divina, adora in certo modo la sua.
mercoledì 24 giugno 2015
lunedì 22 giugno 2015
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 7,1-5 - Togli prima la trave dal tuo occhio.
Mt
7,1-5
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Parola del Signore
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Parola del Signore
Riflessione
Gesù oggi non ci fa un invito... ma ci da un vero
e proprio ordine. Non dobbiamo giudicare e non dobbiamo condannare. Tutti, senza eccezione,
abbiamo molto da imparare da queste parole del Signore. Tutti, nell'ascoltare queste parole, dovremmo sentirci poveretti e bisognosi della Sua misericordia. Quante
volte la nostra presunzione ci acceca!!! Siamo infatti
subito pronti a scusare e giustificare i nostri
comportamenti, i nostri peccati e le nostre mancanze, ma abbiamo una
grande capacità di ingigantire e sottolineare le cose che non vanno bene negli
altri. Siamo dei fenomeni!!! E vero che esiste il bene e il
male... ma se riuscissimo a giudicare i comportamenti e non le
persone, questo sarebbe già un passo avanti, perché solo Dio può
vedere il nostro cuore e valutare il grado di consapevolezza e di gravità delle
nostre azioni.
E' vero anche che una persona retta non può non notare i comportamenti poco “igienici” di tanti fratelli, non può non notare la tiepidezza di cuore e non può neanche non notare le mancanze di amore verso il Signore. Quante volte partecipando a un matrimonio, a un battesimo, o semplicemente alle funzioni giornaliere... dobbiamo anche assistere a una sfilata di moda in cui non mancano le minigonne mozzafiato... un ginecologo non avrebbe problemi a vedere l'utero. Quante volte si sentono più le chiacchiere dei parrocchiani che la voce del povero sacerdote? Che dire poi dei telefonini che squillano in continuazione con melodie oscene? Che dire quando sistematicamente le persone sbagliano le letture del giorno? Che dire quando, prima e dopo la Messa, le persone invece di parlare con Dio parlano con il vicino? Per non parlare dei ventagli colorati, e in certi casi anche a batteria, che animano le funzioni religiose?... Farebbero invidia agli spettacoli di flamenco!!! Allora, in certi momenti il tuo cuore diventa una centrifuga, ti metti in discussione, e pensi: sto forse giudicando?... Non sai cosa fare... sei impotente di fronte a certi atteggiamenti. Se ti lamenti e denunci questi comportamenti ti inquadrano come persona presuntuosa e severa, vieni isolata e fuggita come un'appestata... se fai finta di niente e lasci scivolare tutto come se fosse una cosa normale, è come se, in qualche modo, si lasciasse Gesù solo a soffrire. Allora che fare? Bella domanda!!!... Però possiamo provare a fare una cosa: quando si presenta la tentazione di giudicare la persona e non il suo comportamento, ricordiamo un passo del libro di Giobbe: “Allora sua moglie disse: "Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!". Ma egli le rispose: "Come parlerebbe una stolta tu hai parlato!” (Gb 2, 9-10). La risposta di Giobbe è molto saggia. Infatti non le dice: sei stolta!... ma afferma che il suo modo di parlare è come quello di una persona stolta. Giobbe non condanna lei, ma il suo comportamento sbagliato. Un bell'esempio... da meditare e non dimenticare.
E' vero anche che una persona retta non può non notare i comportamenti poco “igienici” di tanti fratelli, non può non notare la tiepidezza di cuore e non può neanche non notare le mancanze di amore verso il Signore. Quante volte partecipando a un matrimonio, a un battesimo, o semplicemente alle funzioni giornaliere... dobbiamo anche assistere a una sfilata di moda in cui non mancano le minigonne mozzafiato... un ginecologo non avrebbe problemi a vedere l'utero. Quante volte si sentono più le chiacchiere dei parrocchiani che la voce del povero sacerdote? Che dire poi dei telefonini che squillano in continuazione con melodie oscene? Che dire quando sistematicamente le persone sbagliano le letture del giorno? Che dire quando, prima e dopo la Messa, le persone invece di parlare con Dio parlano con il vicino? Per non parlare dei ventagli colorati, e in certi casi anche a batteria, che animano le funzioni religiose?... Farebbero invidia agli spettacoli di flamenco!!! Allora, in certi momenti il tuo cuore diventa una centrifuga, ti metti in discussione, e pensi: sto forse giudicando?... Non sai cosa fare... sei impotente di fronte a certi atteggiamenti. Se ti lamenti e denunci questi comportamenti ti inquadrano come persona presuntuosa e severa, vieni isolata e fuggita come un'appestata... se fai finta di niente e lasci scivolare tutto come se fosse una cosa normale, è come se, in qualche modo, si lasciasse Gesù solo a soffrire. Allora che fare? Bella domanda!!!... Però possiamo provare a fare una cosa: quando si presenta la tentazione di giudicare la persona e non il suo comportamento, ricordiamo un passo del libro di Giobbe: “Allora sua moglie disse: "Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!". Ma egli le rispose: "Come parlerebbe una stolta tu hai parlato!” (Gb 2, 9-10). La risposta di Giobbe è molto saggia. Infatti non le dice: sei stolta!... ma afferma che il suo modo di parlare è come quello di una persona stolta. Giobbe non condanna lei, ma il suo comportamento sbagliato. Un bell'esempio... da meditare e non dimenticare.
Mi
sa che abbiamo un po' tutti bisogno di una bella visita oculistica.
Il male diffuso nella società di oggi infatti è la
presbiopia... Vediamo infatti molto bene i vizi delle persone a
noi vicine e li critichiamo anche con durezza, ma non vediamo i nostri difetti che spesso sono molto più gravi. Allora, chiediamo al
Signore di aiutarci a guardare i nostri fratelli con la stessa
misericordia e compassione con cui Lui guarda loro e noi. E se qualcuno, grazie al Signore, è più retto, preghi incessantemente e Gli
chieda perdono per i fratelli che sbagliano affinchè Lui ne abbia
misericordia. Gesù conosce molto bene le nostre debolezze,
ma se ci affidiamo a Lui, se perseveriamo nella preghiera, Lui
sarà felice di aiutarci a rendere il nostro cuore simile al Suo.
Certo
che come secondo lavoro - per chi ha il primo -... potremmo fare i
salumieri!!! Affettare i nostri vicini è molto facile e abbiamo anche una
manualità da far paura!!! Ma Gesù, a noi poveri discepoli, non
chiede ciò che è facile, ma di vivere da veri fratelli,
amandoci e rispettandoci. Proviamo allora a farci un bell'esame di
coscienza, perché tutti siamo inclini alla cattiveria e all'ipocrisia. Gesù vuole
liberarci da questi mali, e se
proviamo a recitare spesso questa preghiera: "Gesù, mite
e umile di cuore,
rendi il nostro cuore simile al Tuo” gli faciliteremo il lavoro, ci guadagneremo noi... e i nostri fratelli.
Pace
e bene
domenica 21 giugno 2015
I NOSTRI MORTI - LA CASA DI TUTTI di Don Giuseppe Tomaselli
INTRODUZIONE
In questa vita di miserie morali per giustificare le proprie
debolezze, si dice: Le passioni sono troppo forti e non sempre posso
resistere!... Del resto, dopo del peccato ricorro alla Confessione! -
Altri dicono: Io non commetto gravi peccati! Manco sempre in
certe sciocchezzuole, che sono inevitabili!... C'è invece chi pecca più di me
e con più gravità! -
Quando muore qualcuno, si vuole esclamare: Che santa persona!
Quanto bene ha fatto! Certamente è andata in Paradiso! -
Sulle tombe le iscrizioni più bugiarde e lusinghiere presentano
i trapassati quali modelli di preclare virtù.
Si è soltanto quello che si è davanti a Dio. L'uomo giudica
umanamente e spesso cade in errore. I giudizi di Dio invece sono esattissimi ed
è necessario meditarne il rigore, per vivere più santamente che sia possibile e
per venire in aiuto a coloro che, partiti da questa valle di pianto, scontano
nel Purgatorio le miserie commesse sulla terra.
PURGATORIO
Io spasimo!...
Il 3 febbraio 1944, moriva una vecchietta, prossima agli
ottant'anni. Era mia madre. Potei contemplare il suo cadavere nella Cappella
del Cimitero, prima della sepoltura. Da Sacerdote allora pensai. Tu, o donna,
da quanto io posso giudicare, non hai mai violato gravemente un solo
comandamento di Dio! - E riandai col pensiero alla sua vita.
In realtà mia madre era di grande esemplarità e devo a lei in
gran parte la mia vocazione sacerdotale. Ogni giorno andava a Messa, anche nella
vecchiaia, con la corona dei suoi figli.. La Comunione era quotidiana. Mai
tralasciava il Rosario. Caritatevole, sino a perdere un occhio mentre compiva un
atto di squisita carità verso una povera donna. Uniformata ai voleri di Dio,
tanto da chiedermi quando mio padre era disteso cadavere in casa: Che cosa
posso dire a Gesù in questi momenti per fargli piacere? - Ripeta: Signore, sia
fatta la tua volontà!
Sul letto di morte ricevette gli ultimi Sacramenti con viva
fede. Poche ore prima di spirare, soffrendo troppo, ripeteva: O Gestù, vorrei
pregarti di diminuire le mie sofferenze. Però non voglio oppormi ai tuoi
voleri; fa' la, tua volontà!... - Così moriva quella donna che mi portò al
mondo.
Basandomi sul concetto della Divina Giustizia, poco curandomi
degli elogi che potessero fare i conoscenti e gli stessi Sacerdoti, intensificai
i suffragi. Gran numero di Sante Messe, abbondante carità ed, ovunque
predicavo, esortavo i fedeli ad offrire Comunioni, preghiere ed opere buone in
suffragio.
Iddio permise che la mamma apparisse. Ho studiato ed ho fatto
approfondire la questione a bravi Teologi e si è concluso: E' stata una vera
apparizione! -
Da due anni e mezzo mia madre era morta. Ecco all'improvviso
apparire nella stanza, sotto sembianze umane. Era triste assai.
- Mi avete lasciata nel Purgatorio!... - Sinora in Purgatorio
siete stata? - E ci sono ancora!... L'anima mia è circondata di oscurità e non
posso vedere la Luce, che è Dio!... Sono alla soglia del Paradiso, vicino al
gaudio eterno, e spasimo del desiderio di entrarvi; ma non posso! Quante volte
ho detto: Se i miei figli conoscessero il mio terribile tormento, ah!, come
verrebbero in mio aiuto!...
L'arrivo di Maria a Ebron e il suo incontro con Elisabetta - Le giornate ad Ebron. I frutti della carità di Maria verso Elisabetta - Nascita di Giovanni Battista. Ogni sofferenza si placa sul seno di Maria - Circoncisione di Giovanni Battista. Maria è Sorgente di Grazia per chi accoglie la Luce - Presentazione di Giovanni Battista al Tempio e partenza di Maria. La Passione di Giuseppe - Giuseppe chiede perdono a Maria. Fede, carità e umiltà per ricevere Dio - Tratto da ''L' Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta – Libro I dal capitolo 21 al capitolo 26
L'arrivo
di Maria a Ebron e il suo incontro con Elisabetta - "L'Evangelo
come mi è stato rivelato" di
Maria
Valtorta – Libro
I capitolo 21
1
aprile 1944.
Sono
in un luogo montagnoso. Non sono grandi monti ma neppur più
colline. Hanno già gioghi e insenature da vere montagne, quali se
ne vedono sul nostro Appennino tosco-umbro. La vegetazione è folta
e bella e vi è abbondanza di fresche acque, che mantengono verdi i
pascoli e ubertosi i frutteti, che sono quasi tutti coltivati a meli,
fichi e uva: intorno alle case questa. La stagione deve essere di
primavera, perché i grappoli sono già grossetti, come chicchi di
veccia, e i meli hanno già legati i fiori che ora paiono tante
palline verdi verdi, e in cima ai rami dei fichi stanno i primi
frutti ancora embrionali, ma già ben formati. I prati, poi, sono un
vero tappeto soffice e dai mille colori. Su essi brucano le pecore, o
riposano, macchie bianche sullo smeraldo dell'erba.
Maria
sale, sul suo ciuchino, per una strada abbastanza in buono stato, che
deve essere la via maestra. Sale, perché il paese, dall'aspetto
abbastanza ordinato, è più in alto. Il mio interno ammonitore mi
dice: «Questo luogo è Ebron». Lei mi parlava di Montana. Ma io
non so cosa farci. A me viene indicato con questo nome. Non so se sia
«Ebron» tutta la zona o «Ebron» il paese. Io sento così e dico
così. Ecco che Maria entra nel paese. Delle donne sulle porte - è
verso sera - osservano l'arrivo della forestiera e spettegolano fra
di loro. La seguono con l'occhio e non hanno pace sin ché non la
vedono fermarsi davanti ad una delle più belle case, sita in mezzo
del paese, con davanti un orto-giardino e dietro e intorno un ben
tenuto frutteto, che poi prosegue in un vasto prato, che sale e
scende per le sinuosità del monte e finisce in un bosco di alte
piante, oltre il quale non so che ci sia. Tutto è recinto da una
siepe di more selvatiche o di rose selvatiche. Non distinguo bene,
perché, se lei ha presente, il fiore e la fronda di questi spinosi
cespugli sono molto simili e, finché non c'è il frutto sui rami,
è facile sbagliarsi. Sul davanti della casa, sul lato perciò che
costeggia il paese, il luogo è cinto da un muretto bianco, su cui
corrono dei rami di veri rosai, per ora senza fiori ma già pieni di
bocci. Al centro, un cancello di ferro, chiuso. Si capisce che è la
casa di un notabile del paese e di persone benestanti, perché tutto
in essa mostra, se non ricchezza e sfarzo, agiatezza certo.
E
molto ordine.
sabato 20 giugno 2015
LETTERA ENCICLICA LAUDATO SI’ DEL SANTO PADRE FRANCESCO SULLA CURA DELLA CASA COMUNE
1. " Laudato si’, mi’ Signore ", cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».[1]
2. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.
Niente di questo mondo ci risulta indifferente
3. Più di cinquant’anni fa, mentre il mondo vacillava sull’orlo di una crisi nucleare, il santo Papa Giovanni XXIII scrisse un’Enciclica con la quale non si limitò solamente a respingere la guerra, bensì volle trasmettere una proposta di pace. Diresse il suo messaggio Pacem in terris a tutto il “mondo cattolico”, ma aggiungeva “e a tutti gli uomini di buona volontà”. Adesso, di fronte al deterioramento globale dell’ambiente, voglio rivolgermi a ogni persona che abita questo pianeta. Nella mia Esortazione Evangelii gaudium, ho scritto ai membri della Chiesa per mobilitare un processo di riforma missionaria ancora da compiere. In questa Enciclica, mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune.
4. Otto anni dopo la Pacem in terris, nel 1971, il beato Papa Paolo VI si riferì alla problematica ecologica, presentandola come una crisi che è «una conseguenza drammatica» dell’attività incontrollata dell’essere umano: «Attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione».[2] Parlò anche alla FAO della possibilità, «sotto l’effetto di contraccolpi della civiltà industriale, di […] una vera catastrofe ecologica», sottolineando «l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità», perché «i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo».[3]
venerdì 19 giugno 2015
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,24-34 - Non preoccupatevi del domani
In
quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
Parola del Signore
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
Parola del Signore
Riflessione
Il vangelo di oggi è molto
confortante, specialmente per la nostra società in cui le paure e
le preoccupazioni per il futuro sono enormi. Come fare a non agitarsi
quando non si trova un lavoro, quando non riesci ad arrivare alla
fine del mese, quando non puoi curarti come devi, quando hai difficoltà
a pagare le bollette? Gesù oggi ci dice che non dobbiamo
preoccuparci. Lui infatti ha in mano la situazione e conosce le nostre preoccupazioni. Per questo ci esorta a non
essere troppo inquieti, qualunque cosa accada ci penserà
Lui. Infatti, il cibo, l'abbigliamento e le bevande, sono importanti
e indispensabili, ma a volte ci agitiamo più del dovuto per procurarci cose non strettamente necessarie. Certo che, oltre l'orologio, abbiamo anche un metro
diverso da quello del cielo!!! Gesù infatti ci dice che possiamo
andare avanti con molto meno, ma noi non sempre siamo molto d'accordo con Lui... Quante volte ci lasciamo prendere la mano da
spese inutili che alla fine vanno a finire nella
pattumiera? Quando si diventa schiavi del denaro è finita, cerchi di averne sempre di più
per soddisfare ogni capriccio... ci illudiamo di poter placare con il denaro la fame e la sete del nostro cuore ma alla fine siamo più vuoti di prima. Ci ritroviamo così ad avere un bel
padrone che diventa anche una bella gatta da pelare!!!
Chi ha Dio ha tutto, non ha più
bisogno di nulla. Fare la volontà di Dio... questa dovrebbe essere la
nostra unica preoccupazione. A tutto il resto ci penserà il Signore,
perché Lui sa molto bene di cosa abbiamo bisogno.
Chi segue Dio non può tenere due
piedi in una scarpa... o si decide per la luce o per le tenebre. Non si cerca il
Signore solo quando si ha bisogno e poi chi si è visto si è
visto... come si dice: grazie e buonanotte al secchio!!! La
penombra con Gesù non esiste. Quindi evitiamo di voler seguire Dio
quando ci pare e nel modo che ci pare, perché così
inganniamo solo noi stessi. Dio conosce i nostri cuori, con
Lui non si può barare. Tante persone, anche tra i credenti, vogliono la benedizione del Signore ma non vogliono
rinunciare ai tesori terreni. Invece dobbiamo scegliere se avere Dio
come tesoro o avere un tesoro terreno come Dio. Non c'è molta scelta... o l'uno
o l'altro...
Se preghiamo con il cuore, se riceviamo i Sacramenti che la Chiesa ci mette a disposizione,
se instauriamo un rapporto intimo con Gesù, acquisteremo fiducia in Dio e accetteremo tutto ciò che Lui ha preparato per noi fin dalla
creazione del mondo.
Noi siamo
stati creati per condividere con Lui la Sua gloria. Ma se viviamo
con l'angoscia per il cibo, l'abbigliamento e le bevande, sprechiamo la nostra vita.
Quando ci facciamo prendere da quest'ansia significa che non abbiamo fede in Lui.
Gesù allora cerca di confortarci prendendo come esempio i fiori del campo e gli
uccellini del cielo. Loro infatti valgono molto meno di noi, ma se il Padre si prende cura di loro a maggior ragione si prenderà cura di ogni nostra necessità. Ma per far si che il
Signore ci dia tutto dobbiamo cercare di mettere nel
nostro cuore prima di tutto il regno e la giustizia di Dio. Dobbiamo cercare prima di tutto le cose di
lassù e tutto il resto ci sarà dato in sovrappiù, perché Dio
conosce ogni nostra vera necessità più e meglio di noi.
Lui riesce a provvedere a ogni cosa in un modo così perfetto da
fare quasi paura. E che tempismo!!! Molto spesso ti lascia senza
parole.
Allora, basta affannarsi per ogni cosa, basta essere in ansia per ogni situazione avversa e imprevista, perché Gesù non ci darà mai un carico troppo pesante e superiore alle nostre forze, sarà Lui infatti a portarlo con noi. Tutto è sotto il suo controllo, e senza di Lui non possiamo fare niente. Anzi, a dire il vero riusciamo a fare bene una cosa... i disastri... per quelli siamo bravissimi!!!
Chiediamo al buon Dio di darci sempre più fede per cercare come tesoro solo ed esclusivamente Lui, per avere la gioia e la pace che hanno solo quelli che hanno Gesù nel cuore... Basta pensare al passato, perchè Gesù ci ha messo una bella toppa, e basta pensare al futuro perchè questo appartiene a Dio e a nessun altro. La preoccupazione va bene, ma misurata, l'affanno non deve esistere per chi ha come tesoro l'amore del Signore. La Provvidenza divina non è una bella favola. Esiste davvero... Molti pensano che avere fiducia nella Provvidenza significa sfruttare qualcuno, ma non è così... perchè un vero credente non tenterebbe mai il Signore. E' vero anche che a volte ti fa sudare freddo... ma all'ultimo istante arriva sempre. Non manca mai agli appuntamenti... e i bidoni, generalmente, sono un'esclusiva di alcuni uomini o donne di questa terra!!!
Allora, basta affannarsi per ogni cosa, basta essere in ansia per ogni situazione avversa e imprevista, perché Gesù non ci darà mai un carico troppo pesante e superiore alle nostre forze, sarà Lui infatti a portarlo con noi. Tutto è sotto il suo controllo, e senza di Lui non possiamo fare niente. Anzi, a dire il vero riusciamo a fare bene una cosa... i disastri... per quelli siamo bravissimi!!!
Chiediamo al buon Dio di darci sempre più fede per cercare come tesoro solo ed esclusivamente Lui, per avere la gioia e la pace che hanno solo quelli che hanno Gesù nel cuore... Basta pensare al passato, perchè Gesù ci ha messo una bella toppa, e basta pensare al futuro perchè questo appartiene a Dio e a nessun altro. La preoccupazione va bene, ma misurata, l'affanno non deve esistere per chi ha come tesoro l'amore del Signore. La Provvidenza divina non è una bella favola. Esiste davvero... Molti pensano che avere fiducia nella Provvidenza significa sfruttare qualcuno, ma non è così... perchè un vero credente non tenterebbe mai il Signore. E' vero anche che a volte ti fa sudare freddo... ma all'ultimo istante arriva sempre. Non manca mai agli appuntamenti... e i bidoni, generalmente, sono un'esclusiva di alcuni uomini o donne di questa terra!!!
Aiutami o
Gesù a non farmi dominare dalle preoccupazioni, che non mi mancano
e che, ne sono certa, non mi mancheranno, perchè queste sono comuni sia ai buoni sia ai cattivi, sia agli
amici sia ai nemici del Signore. Grazie mille...
Pace e bene
giovedì 18 giugno 2015
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6, 19-23 - Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore
Mt
6, 19-23
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».
Parola del Signore
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».
Parola del Signore
Riflessione
Il
brano del Vangelo di oggi ci aiuta a riflettere un pochetto sulla
nostra vita, sul nostro modo di vivere, sui nostri desideri, sulle
nostre priorità.
Ci
sono troppe cose che occupano il nostro cuore e non sono
l'essenziale. Troppi beni che non sono Dio ci attraggono come una
calamita; sul momento danno un senso di appagamento, ma alla fine deludono, dopo un po' ci stancano e allora cerchiamo altri beni, sempre futili. Siamo come quei bambini che appena ricevono un
bel giocattolo ne diventano pazzi, ma poi, dopo un po' lentusiasmo svanisce, lo gettano via e ne chiedono un'altro... non siamo mai
contenti!!!
La
cosa triste è che i veri amici di Gesù sono molto pochi e troppi cristiani cercano di fare andare d'accordo Cristo con il mondo. Si va avanti per frasi fatte... bisogna
amare tutti, bisogna avere misericordia e carità con tutti... Quanto
miele!!! Quanta ipocrisia!!!
A
parole siamo veramente dei fenomeni... peccato che con i fatti siamo
un po' scarsi!!! Diceva bene don Divo Barsotti: “La vita
dell'uomo è un dramma e quale dramma!!! Crediamo di vivere la nostra
vita, ma in fondo o in noi vive Dio o vive in noi il maligno”.
Se
per un attimo ci fermassimo a osservare e a riflettere su tutto quello che ci
circonda: le persone che incontriamo, i
nostri comportamenti, gli ambienti in cui operiamo... ci renderemmo
conto che siamo dei disastri... Troppo spesso pensiamo che la
felicità sia nel raggiungere un certo prestigio sociale, nel fare carriera, nell'avere un bel conto in
banca, nei viaggi, nel fare la bella vita, nel piacere
sessuale - meglio se con un'amante -, nel bere e nel mangiare
con gli amici senza preoccuparci del fegato o dello stomaco che, prima o poi, si
costituiranno parte civile... per non parlare dello shopping sfrenato e maniacale... Ecco,
siamo ossessionati da tutte queste cose... allora mi domando: dove
sta il nostro cuore? O meglio: abbiamo un cuore? La tiepidezza,
l'approssimazione, la cecità, la sordità, la superbia e chi più ne
ha più ne metta... sono il nostro tesoro... la nostra collezione
privata... la nostra pensione... Se le cose che desideriamo sono
queste è come mettere la nostra vita in una cassaforte con la
maniglia... è come imbarcarsi su una nave senza timone, inevitabilmente sarà in balia del mondo; sarà una una vita senza meta, senza
senso... sarà una vita alla deriva... Diceva bene padre Marie Dominique Molinié nel libro - Beati gli umili - “Se decidete di essere
padroni del vostro destino, sarà meglio che rinunciate alla
religione cristiana perché rischiate di giungere al bacio di Giuda.
Dio non vi chiede di smettere subito di essere peccatori, vi prende
così come siete, ci penserà Lui a trasformarvi; vi chiede solo di
accogliere la Sua Alleanza. Dopo di che non avrete altro da fare che
essere fedeli a questo patto”... e ...“Se vi capita di
incontrare una persona fedele a questo patto, osservatela bene:
vedrete che non è schiava di niente e di nessuno. E' libera”.
Il
nostro problema forse è questo: non
osserviamo... non
siamo attenti ai particolari... non
guardiamo negli occhi. Perché?… Forse perché sappiamo che i nostri occhi sono come una porta del
cuore, se la apriamo si può vedere l'interno e
noi non siamo molto disposti ad accettare e mostrare la nostra nudità... allora il nostro
sguardo è sempre fisso sul pavimento.
L'occhio
limpido non ha bisogno di nascondere nulla, al contrario un occhio
tenebroso rivela cattiveria, invidia, superbia, tortuosità, avidità...
e non può certo trasmettere né felicità
né gioia.
Chiediamo allora al buon Dio di aumentare la nostra
fede in modo da avere un cuore meno duro e meno arido... una
ventosa lavora bene se l'oggetto da risucchiare si trova in
un ambiente umido.
Dovremmo
sempre tenere a mente che le ricchezze si possono perdere, il lavoro
si può perdere, l'auto si può distruggere, la salute non è di ferro per nessuno... e la morte fisica prima o poi arriva per tutti, ma una
cosa non verrà mai meno: l'amore e la fedeltà di Dio per
noi... “Se stimerai come polvere
l'oro e come ciottoli dei fiumi l'oro di Ofir, allora sarà
l'Onnipotente il tuo oro e sarà per te argento a mucchi. Allora sì,
nell'Onnipotente ti delizierai e alzerai a Dio la tua faccia” (Gb 22, 24-26).
Quindi,
se il nostro tesoro è qualcosa di materiale, allora sicuramente lo
perderemo... se il nostro tesoro è l'approvazione degli uomini, lo
perderemo ugualmente, perché l'uomo è talmente incostante... oggi sei alle stelle e domani alle stalle... se il nostro tesoro è
l'ossessione per la bellezza, per la cura del corpo, anche quello un
bel giorno svanirà... e ci ritroveremo pieni di rughe e cellulite
da far invidia al pianeta mercurio.
Se
invece ci lasciamo amare da Gesù, avremo un tesoro in cielo. Gesù
non ci chiede prima di tutto di amarlo, anche perché non saremo mai in grado di
amarlo come Lui ci ama, ma ci chiede di lasciarci amare. Se però ci
ostiniamo a fuggirlo mi sa che non ci aspetta un bel futuro... e un bel
giorno anche il vestito che qualcuno ci metterà sarà bucato dalle
tarme... “Le vostre ricchezze sono
imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme; il
vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro
ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le
vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi
giorni!” (Gc 5, 2-3).
Dio
è l’unico e autentico tesoro che può salvare la nostra anima...
tutti gli altri tesori sono e saranno sempre deludenti. Che
Dio abbia misericordia di noi e ci aiuti, perché essere dei veri
cristiani oggi è una bella sfida!!!... Non è facile e, come diceva
padre Molinié, bisogna essere “folli” per amare Dio... chi ci
prova viene travolto dal mondo... e
non solo dalle persone fuori, ma anche da quelle all'interno della Chiesa... a volte, come diceva Teresa d'Avila, è proprio lì che il demonio si
insinua:
"Oh, che enorme disgrazia, che
enorme disgrazia è quella degli ordini religiosi – sia di uomini
sia di donne – dove non si osserva la Regola, dove, in uno stesso
monastero si seguono due strade: una di virtù e di religione,
l’altra di rilassamento, e tutt’e due quasi ugualmente battute.
Anzi, ho detto male ugualmente, perché per i nostri peccati è più
battuta quella più imperfetta la quale, essendo più larga, è
preferita... Io non so perché ci meravigliamo che ci siano tanti
mali nella Chiesa, quando coloro che dovevano essere i modelli da cui
tutti imparassero virtù hanno così profondamente cancellata
l’impronta lasciata dallo spirito dei santi negli ordini religiosi.
Piaccia alla divina Maestà di porvi il rimedio che vede necessario!
Amen" (Cap. 7 punto 5 del Libro della vita).
Se noi, laici e consacrati, provassimo a seguire veramente la
scuola di Santa Teresa d'Avila, sicuramente il mondo andrebbe meglio. Il problema è che siamo cristiani di nome, ma non dei veri
testimoni... Con il nostro comportamento troppo spesso
diamo scandalo sia a quelli che stanno dentro, sia a quelli che
stanno fuori... e spesso non permettiamo ad
altri di entrare...
Gli uomini di Chiesa qualche volta non sono diversi da discutibili uomini politici... molti ministeri vengono dati a persone che non se lo meritano perché non hanno né le capacità né il desiderio di acquisirle, a
persone che non hanno un carisma riconosciuto, a persone che, più che piacere a Dio, vogliono piacere agli uomini, magari atteggiandosi a maestri dei
fratelli... Ma io mi domando: cosa potrò mai imparare da una
persona che con i suoi comportamenti, con le sue parole, con il suo
sguardo dimostra di avere molte più lacune e miserie di me? Con
questo non voglio dire che sono giusta... al contrario... ma mi reputo
una persona desiderosa di crescere e il mio
desiderio di assoluto mi porta a non accontentarmi di poco... voglio
insomma che a Gesù, quando mi guarda, gli brillino gli occhi... voglio
essere il vanto di Gesù... voglio essere la Sua principessa e non mi
accontenterò delle briciole che qualcuno vorrebbe appiopparmi... voglio il meglio e, se ancora non l'ho trovato,
continuerò a cercarlo, sono sicura che Dio vede questo mio grande
desiderio, questa mia grande sofferenza e mi esaudirà...
Mio
caro Gesù, sono consapevole di essere responsabile di ciò che
diffondo: luce o buio. Spero con tutto il cuore di non deluderti mai, fa che il mio cuore sia colmo di luce e il sorriso sulle mie labbra
sia veritiero. Se così non fosse,
guarisci
i miei occhi,
fa che abbia uno sguardo
chiaro per riconoscere la strada giusta, quella che porta a te, fa
che la mia condotta brilli davanti ai fratelli e renda gloria al Tuo
nome. Voglio possedere il
tesoro più grande... TE!... e
voglio che anche gli altri possano vederti come ti vedo io e
averti per amico come lo sei per me.
Pace
e bene
martedì 16 giugno 2015
Dal Vangelo secondo Matteo -Mt 6,1-6.16-18 - Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Mt
6, 1-6. 16-18
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
Parola del Signore
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
Parola del Signore
Riflessione
Ecco
tre opere stupende che dipingono l'uomo giusto davanti al Signore:
l'elemosina, la preghiera e il digiuno. Tutte queste opere
però devono essere pure... non dobbiamo quindi investire risorse nella pubblicità dicendo a tutti che facciamo volontariato, che preghiamo o che
pratichiamo il digiuno. Ma se vogliamo piacere a
Dio, e poi essere da Lui ricompensati, dobbiamo fare tutto senza che
nessuno lo venga a sapere. Gesù infatti su questi punti desidera un
po' di discrezione e, come esempio, se lo vogliamo, possiamo prendere Sua Madre e il
Suo nascondimento.
Quante volte invece ci preoccupiamo di avere i primi posti nelle
cerimonie o celebrazioni pubbliche! Quante volte ci affatichiamo in mille opere e in svariate associazioni, solo per essere visti, lodati, ammirati... e così abbiamo già la nostra ricompensa.
Ma
Gesù non ha bisogno di manifestazioni pubbliche, e mi sa che non
gli garbano neanche i comizi... "Io vado nelle case dei poveri e
distribuisco le buste della spesa... io recito il rosario tante volte
al giorno... io ogni venerdì digiuno... io... io... io...". Ma che
barba!!! Tutto questo è bello se si fa senza la pretesa di essere
osservati dagli altri, altrimenti è meglio tapparsi la bocca e non
fare niente!!! "Voi vi ritenete giusti davanti agli uomini,
ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che è esaltato fra gli uomini è
cosa detestabile davanti a Dio” (Lc 16, 15)... oppure: “Gente infedele! Non sapete che amare il
mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende
nemico di Dio” (Gc 4, 4).
La cosa bella che possiamo osservare è che Gesù, per ben tre
volte, dice: “...e
il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. Perché
questa insistenza?
Evidentemente
il Signore sa che molte volte facciamo l'orecchio da
mercante e così, per essere sicuro che il Suo insegnamento non vada
ai quattro venti, insiste per tre volte. Il Padre che vede... Non si
deve pensare che voglia giocare all'agente 007, Lui non spia la
nostra vita per farci del male, ma il Suo sguardo è tenero,
intimo, benevolo. Uno sguardo che ci stimola a essere migliori, a essere
perfetti, proprio come Lui. Uno sguardo insomma, che dà pace e
trasforma tutta la nostra vita senza troppo chiasso. Proprio come fa
un papà con il suo bambino che combina delle marachelle... non
sempre servono gli sculaccioni che terminano in strilli e pianti, ma a volte basta un silenzioso sguardo d'amore e il bambino
comprende molto meglio la lezione.
Allora,
chiediamo al buon Dio di darci lo spirito giusto per compiere queste
tre pratiche. Cerchiamo di evitare le bramosie per il superfluo che spesso non
ci facciamo mancare... e doniamo con gioia ai nostri fratelli; a volte basta anche una sola telefonata per confortare qualcuno, per
farlo sorridere e per alleviare le sue pene. ChiediamoGli anche di darci più amore,
in modo che la nostra preghiera sia fatta con il cuore e non solo
con le labbra, che sia una preghiera fiduciosa e insistente. Nelle nostre parrocchie invece, a volte succede che tanti, al posto del breviario sembra che abbiano un registratore, al momento opportuno schiacciano il tasto PLAY e parte la preghiera automatica... così la preghiera, che dovrebbe essere un bellissimo dialogo con
Gesù, va a farsi benedire!!! E infine chiediamoGli di
aiutarci nella pratica del digiuno. Una pratica a volte
faticosa che non è solo rinunciare a qualche dolcetto, o saltare un
pasto, ma anche il combattere contro
qualche vizietto come il fumo, il bere, il divertimento vivace, il
vociferare. Come diceva bene Benedetto XVI nel 2011: “Il digiuno, in particolare, “significa l’astinenza dal cibo, ma
comprende altre forme di privazione per una vita più sobria”, ma
questo “è il segno esterno di una realtà interiore, del nostro
impegno, con l’aiuto di Dio, di astenerci dal male e di vivere del
Vangelo. Non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di
Dio”.
Entriamo
quindi nella nostra camera, chiudiamo la porta e
preghiamo... Proviamo a fare come Eliseo che riportò
in vita il figlio della Sunammita (2Re 4, 33) e la nostra preghiera farà vivere la nostra anima. Il Signore infatti, che vede nel
segreto, ci ricompenserà.
Pace
e bene.
domenica 14 giugno 2015
L'Amore più grande - Sacra Sindone
Preghiera davanti alla Sindone
davanti
alla Sindone, come in uno specchio,
contempliamo il mistero della tua passione e morte per noi.
È l’Amore più grande
con cui ci hai amati, fino a dare la vita per l’ultimo peccatore.
È l’Amore più grande,
che spinge anche noi a dare la vita per i nostri fratelli e sorelle.
Nelle ferite del tuo corpo martoriato
meditiamo le ferite causate da ogni peccato:
perdonaci, Signore.
Nel silenzio del tuo volto umiliato
riconosciamo il volto sofferente di ogni uomo:
soccorrici, Signore.
Nella pace del tuo corpo adagiato nel sepolcro
meditiamo il mistero della morte che attende la risurrezione:
contempliamo il mistero della tua passione e morte per noi.
È l’Amore più grande
con cui ci hai amati, fino a dare la vita per l’ultimo peccatore.
È l’Amore più grande,
che spinge anche noi a dare la vita per i nostri fratelli e sorelle.
Nelle ferite del tuo corpo martoriato
meditiamo le ferite causate da ogni peccato:
perdonaci, Signore.
Nel silenzio del tuo volto umiliato
riconosciamo il volto sofferente di ogni uomo:
soccorrici, Signore.
Nella pace del tuo corpo adagiato nel sepolcro
meditiamo il mistero della morte che attende la risurrezione:
ascoltaci,
Signore.
Tu
che sulla croce hai abbracciato tutti noi,
e ci hai affidati come figli alla Vergine Maria,
fa’ che nessuno si senta lontano dal tuo amore,
e in ogni volto possiamo riconoscere il tuo volto,
che ci invita ad amarci come tu ci ami.
e ci hai affidati come figli alla Vergine Maria,
fa’ che nessuno si senta lontano dal tuo amore,
e in ogni volto possiamo riconoscere il tuo volto,
che ci invita ad amarci come tu ci ami.
+
Cesare
Nosiglia
Arcivescovo di Torino
Custode Pontificio della S. Sindone
Commento
dei Padri al Vangelo della deposizione
Gli
scritti dei padri accompagnano oggi la meditazione del pellegrino sul
racconto della deposizione di Cristo nel sepolcro, racconto evocato
dalla Sindone. Il loro commento ci guida a vedere la scena, a
scoprirne il valore spirituale, a interiorizzarne il senso. Gli
autori di questi brani sono diversi per provenienza e periodo
storico, ma accomunati da un amore profondo per la Parola di Dio;
Parola che risuona nella contemplazione della Sindone, icona di Gesù
Cristo.
Nella
meditazione lo sguardo cade su alcune cose e si incontrano persone; i
padri ci aiutano a scoprire il valore simbolico di ogni elemento che
scaturisce dalla Parola.
Il
telo, simbolo della purezza , è considerato non solo candida veste
per il Signore Gesù, ma anche per tutta la Chiesa. E' paragonato
alla tovaglia posta sull'altare del banchetto eucaristico; nonché
alla tovaglia che Pietro vede calare dal cielo (At 10,11) portando
ogni genere di animale, simbolo della chiesa che accoglie anche
uomini pagani. Il lenzuolo semplice ed essenziale richiama l'umiltà
del cuore puro che accoglie Cristo; contro ogni sfarzo e ostentazione
di ricchezza.
I
padri si avvicinano a Giuseppe, scrutando le sue azioni; egli è
considerato il discepolo fedele, pienamente consapevole dell'umanità
di Cristo, per il quale organizza la sepoltura, e non ancora giunto,
forse, alla fede nella resurrezione. Giuseppe che vigila il sepolcro
richiama, al momento della morte di Gesù, l'altro Giuseppe, che lo
accolse al suo nascere, vegliandolo nella grotta di Betlemme. Anche
il suo cuore svela carità: Giuseppe, in qualche modo, vestendo il
corpo nudo di Cristo, si è fatto prossimo.
I
Padri si sforzano di immaginare questo sepolcro, di visitarlo, di
entrarvi dentro; addirittura di parlarvi come fosse un essere
vivente; anche quando si tratta del sepolcro della Madre di Dio. Non
mancano le domande su dove il sepolcro fosse situato, da chi e come
fosse stato costruito, per poi trasferirlo presto sul piano
spirituale, considerandolo un giardino. La grotta di Betlemme è
misteriosa anticipazione della pietra del sepolcro: le immagini si
scoprono legate una all'altra, a racchiudere un unico messaggio
d'amore e di salvezza. La roccia tagliata è simbolo della durezza
del mondo pagano in cui Cristo è chiamato a restare; un sepolcro che
non ha confini perché quell'uomo racchiuso nella tomba è già
nell'alto del cielo; nuovo perché mai un uomo vi era stato deposto
prima, sigillando così la novità assoluta della morte di Cristo,
morte presto destinata a sottrarsi per lasciare che si faccia
presente il Risorto.
Queste
pagine emanano i profumi del sepolcro: mirra e aloe. "Unguento
mistico" dice Ambrogio, in cui la Chiesa riunisce in un unico
soave odore la diversità delle genti.
Nella
scena emerge anche Maria, partecipe nel dolore. Non solo è notata
dai Padri, ma gli stessi elementi della scena tornano al momento
della sua sepoltura. E' lei che sollecita la sepoltura del figlio
Gesù, lei invita Giuseppe d'Arimatea a trovare degna sistemazione
per il corpo.
sabato 13 giugno 2015
IL CIELO - Un grande tetto per tutti - Tratto dalla rivista n.2/2015 L'Araldo (SACERDOTI DEL S. CUORE DEHONIANI)
“Dio
disse: “Sia la luce!”. E la luce fu. Dio vide che la luce era
cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e
le tenebre notte. Dio disse: “Sia il firmamento in mezzo alle acque
per separare le acque dalle acque”. Dio fece il firmamento e separò
le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il
firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo”.
Che
bello che sarebbe dormire all’aperto, sdraiati in un bel prato
verde, a pancia in su, e guardare in alto per ammirare il Cielo. È
come un grande e immenso teatro dove il buon Padre
ci
offre diversi spettacoli gratuitamente in ogni ora del giorno e della
notte, come la pioggia, che disseta tutti gli esseri viventi, o
l’arcobaleno, una meraviglia che ci fa sempre rimanere senza fiato.
Guardandolo ci rendiamo conto di quanto siamo piccoli rispetto alla
magnificenza dell’Universo che ha creato il Signore e allo stesso
tempo ci accorgiamo di quanto è bella la nostra casa, la Terra, di
cui il Cielo è lo stupendo tetto. Sin dai tempi della Bibbia,
infatti, gli uomini hanno decantato la bellezza del firmamento come
un dono e un simbolo del Signore.
sabato 6 giugno 2015
Giovanni Crisostomo - De inani gloria et de educandis liberis
Trattato
La
vanagloria
1.
Ora fece qualcuno ciò che richiesi? Pregò qualcuno Dio per noi e
per tutto il corpo della chiesa, cosicché si spegnesse l’incendio
generato dalla vanità, che ha guastato tutto il corpo, ha diviso un
solo corpo in molte membra ed ha lacerato l’amore?
Infatti
come una belva piombata su un corpo nobile e delicato ed incapace di
difendersi, così vi ha conficcato i denti lordi ed iniettato il
veleno e diffuso un grande fetore ed alcune parti, dopo averle
mutilate, ha gettato via, altre ha dilaniato, altre ha divorato. Ed
anche se fosse stato possibile vedere con gli occhi la vanità e la
chiesa, qualcuno avrebbe visto uno spettacolo miserando e molto più
penoso di ciò che avviene negli stadi: il corpo gettato via, quella
che sta ritta sopra e guarda da ogni parte e respinge chi la assale e
non si allontana mai né desiste.
Chi
dunque caccerà questa fiera? È compito di colui che stabilì questa
lotta di inviare, invocato da noi, i suoi angeli, e, dopo aver chiuso
come con freni la sua bocca ardita e sfrontata, di cacciarla in
questo modo. Ma colui che stabilì la lotta farà questo allorquando
non la ricercheremo, una volta cacciata; se invece la manderà via,
ordinando che quella fiera per noi terribile stia lontana, e noi,
dopo essere stati salvati e dopo che quella sarà stata cacciata nel
suo antro, levatici con mille ferite la cercheremo di nuovo, la
desteremo e la ecciteremo, allora egli non avrà più pietà di noi e
non ci risparmierà: "Chi infatti avrà pietà di un incantatore
morsicato da un serpente e di tutti coloro che si accostano alle
fiere?".
2.
Che fare allora? Come potremmo liberarci del cattivo e malvagio
demonio? Infatti è un demonio che ha un aspetto amabile.
LA MENZOGNA - AGOSTINO DI IPPONA
1.
1. Riguardo alla menzogna c’è un grosso problema: un problema che
spesso anche nei comportamenti della vita di ogni giorno ci crea
pensieri. Succede infatti che noi a cuor leggero chiamiamo menzogna
ciò che menzogna non è, mentre poi riteniamo lecito il mentire
quando si tratta di una menzogna giustificata, come quando è detta a
fin di bene o per misericordia. Tratteremo il problema con premura e
attenzione, mettendoci alla ricerca insieme con quanti come noi
cercano la verità. Se poi abbiamo o no trovato qualcosa, non lo
diremo noi parlando con leggerezza, ma al lettore attento lo rivelerà
sufficientemente la stessa trattazione. È infatti, il presente, un
problema assai oscuro, che nei suoi meandri cavernosi sfugge spesso
all’acume dell’investigatore; e succede che a volte ti vedi
sfuggire di mano ciò che avevi trovato, mentre a volte te lo vedi
riapparire per poi dileguarsi di nuovo. Alla fine tuttavia la nostra
disamina, raggiunta una certezza maggiore (per dire così), ci
consentirà di delineare la soluzione che adottiamo. E se in questa
ci sarà qualcosa di errato (è infatti proprio della verità
liberare da ogni errore, mentre la falsità è inclusa in ogni
errore), io ritengo che non si sbagli mai con più cautela di quando
si sbaglia per l’eccessivo amore alla verità e per un eccesso di
zelo nel rigettare la falsità. Questo procedimento è ritenuto
un’esagerazione dagli ipercritici, ma, se si interrogasse proprio
la verità, essa direbbe che non si è ancora abbastanza in regola.
Orbene, chiunque tu sia che vieni a leggere, astieniti dalle critiche
prima che abbia letto l’opera intera; così sarai meno severo nel
giudicare. Non fermarti poi a sottilizzare sulla forma letteraria,
poiché abbiamo speso molto lavoro sul contenuto, volendo anche
terminare in breve tempo un’opera così necessaria allo svolgimento
della vita quotidiana: motivo per cui la rifinitura dell’eloquio è
stata limitata o quasi trascurata del tutto.
mercoledì 3 giugno 2015
Dal libro di Tobìa -Tb 6,10-11; 7,1.9-17; 8,4-9 - Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia.
In
quei giorni, erano entrati nella Media e già erano vicini a
Ecbàtana, quando Raffaele disse al ragazzo: «Fratello Tobìa!».
Gli rispose: «Eccomi». Riprese: «Questa notte dobbiamo alloggiare
presso Raguèle, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata
Sara»
Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobìa disse: «Fratello Azarìa, conducimi diritto dal nostro fratello Raguèle». Egli lo condusse alla casa di Raguèle, che trovarono seduto presso la porta del cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: «Salute, fratelli, siate i benvenuti!». Li fece entrare in casa.
Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobìa disse a Raffaele: «Fratello Azarìa, domanda a Raguèle che mi dia in moglie mia cugina Sara». Raguèle udì queste parole e disse al giovane: «Mangia, bevi e sta’ allegro per questa sera, poiché nessuno all’infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla a un altro uomo all’infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità. L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte in cui entravano da lei. Ora, figlio, mangia e bevi; il Signore sarà con voi».
Ma Tobìa disse: «Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo». Rispose Raguèle: «Lo farò! Ella ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Abbi cura di lei, d’ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, o figlio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace».
Raguèle chiamò sua figlia Sara e, quando venne, la prese per mano e l’affidò a Tobìa con queste parole: «Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè lei ti viene concessa in moglie. Tienila e, sana e salva, conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi conceda un buon viaggio e pace». Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese l’atto di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobìa la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere.
Poi Raguèle chiamò sua moglie Edna e le disse: «Sorella mia, prepara l’altra camera e conducila dentro». Quella andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e le disse: «Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!». E uscì.
Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobìa si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, àlzati! Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza». Lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: “Non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui”. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto. Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!». Poi dormirono per tutta la notte.
Parola di Dio
Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobìa disse: «Fratello Azarìa, conducimi diritto dal nostro fratello Raguèle». Egli lo condusse alla casa di Raguèle, che trovarono seduto presso la porta del cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: «Salute, fratelli, siate i benvenuti!». Li fece entrare in casa.
Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobìa disse a Raffaele: «Fratello Azarìa, domanda a Raguèle che mi dia in moglie mia cugina Sara». Raguèle udì queste parole e disse al giovane: «Mangia, bevi e sta’ allegro per questa sera, poiché nessuno all’infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla a un altro uomo all’infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità. L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte in cui entravano da lei. Ora, figlio, mangia e bevi; il Signore sarà con voi».
Ma Tobìa disse: «Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo». Rispose Raguèle: «Lo farò! Ella ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Abbi cura di lei, d’ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, o figlio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace».
Raguèle chiamò sua figlia Sara e, quando venne, la prese per mano e l’affidò a Tobìa con queste parole: «Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè lei ti viene concessa in moglie. Tienila e, sana e salva, conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi conceda un buon viaggio e pace». Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese l’atto di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobìa la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere.
Poi Raguèle chiamò sua moglie Edna e le disse: «Sorella mia, prepara l’altra camera e conducila dentro». Quella andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e le disse: «Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!». E uscì.
Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobìa si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, àlzati! Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza». Lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: “Non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui”. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto. Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!». Poi dormirono per tutta la notte.
Parola di Dio
Riflessione
La
storia d'amore di Tobia e Sara verrebbe vista oggi come una storia
improponibile!!!
La
lettura di oggi inizia con un viaggio... Tobia parte per fare una
commissione a suo padre Tobi. Deve infatti recarsi da un parente per
ritirare dei soldi che aveva depositato presso di lui. In
realtà, Dio ha imbastito questa storia per crearne un'altra. La vera
ragione infatti è la guarigione di Tobi dalla cecità e la
liberazione di Sara dal demonio Asmodeo. Sara era una donna non molto “fortunata” in amore!!!...
Questo
modo di fare è tipico del Signore!!! Quante volte ci sarà
capitato di obbedire a degli eventi che ci conducono in una situazione
inaspettata?... Allora la nostra vita cambia e prosegue verso una nuova direzione... E cosa diciamo in queste
occasioni?… Il "caso" ha voluto che... Ma nella
vita cristiana il “caso” non esiste... esistono invece il progetto di Dio e la sua Provvidenza.
Dio ha stabilito per noi un futuro splendido, spetta a noi decidere se
obbedire agli eventi e lasciarci guidare, come ha fatto Tobia con
l'angelo Raffaele, o agire di testa nostra camminando da soli per vie che riteniamo più comode. Nel viaggio Tobia non è solo... è
accompagnato infatti da Raffaele. Questo per dirci la dolcezza e la
premura del buon Dio... Lui infatti sa molto bene che in questa
valle di lacrime abbiamo bisogno di un fratello che cammini
insieme a noi, che ci tenga per mano, che ci incoraggi, che ci
sproni, che ci aiuti nei momenti di difficoltà, che ci corregga, che
ci faccia scendere dal gradino quando ci esaltiamo troppo, insomma, che
condivida con noi le nostre gioie e i nostri dolori.
Ritorniamo
a questa storia d'amore fantastica... un caso di matrimonio legato
alla morte.
C'era
una giovane donna di nome Sara che per ben sette volte si sposa (io dico... coraggiosa!!!) ma, la prima notte, prima di unirsi,
muoiono tutti i mariti... Oggi alcune trasmissioni televisive
ci sarebbero andate a “nozze” e avrebbero soprannominato Sara
come la “mantide religiosa”!!!... Altro che maledizione!!!
Ma questa povera donna era perseguitata dal demone
Asmodeo... il principe della cupidigia e della discordia
coniugale che le uccideva tutti i mariti. La
giovane si dispera così tanto che nella sua mente si fa insistente
il pensiero del suicidio, ma desiste dal proposito pensando al dolore che avrebbe
procurato ai propri genitori con questo gesto disperato. Lei
dunque non pensa solo a se stessa, ma anche al dolore che può procurare agli altri.
Quante
volte ci siamo sentiti abbandonati, disperati, impotenti di fronte
a tante ingiustizie... senza una via di scampo, soli a combattere
contro i mulini a vento? Quante volte pensiamo che Dio ci abbia
abbandonati? Quante volte pensiamo che Dio non ascolti le nostre
preghiere? Quante volte pensiamo che Dio faccia delle preferenze e favorisca addirittura le persone stolte? Quante volte diciamo: non è giusto!!!
Quante volte pensiamo che Dio faccia con noi un gioco crudele? Quante
volte ti fa vedere delle situazioni meravigliose, te le mette
davanti, te le fa assaporare e poi... te le toglie? A volte mi domando
che senso abbia... Ma un vero cristiano deve continuare ad avere
fiducia in Dio; allora non rimane altro da fare che gemere e
supplicare il suo intervento: "O Dio vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto"... Così ha fatto Sara... Lei prega e
Dio ascolta la sua umile preghiera. A questo punto entra in ballo
Tobia... Il Signore lo invia come strumento per salvare Sara dalla
maledizione e lui, con l'aiuto dell'angelo, non si sottrae al compito e inizia l'avventura...
Tobia
da ascolto all'angelo che gli dice di fermarsi per la notte a casa di
un fratello di nome Raguèle, ma la richiesta dell'angelo non si
ferma qui... gli dice che dovrà prendere in sposa una giovane donna
di nome Sara senza nascondergli i sette “incidenti”
passati. La reazione di Tobia è quella di una persona
normale... ha paura... Chi infatti non tiene alla propria pellaccia?
Comunque, anche se titubante, si fida delle parole dell'angelo e si fida di Dio, a differenza del futuro suocero che, molto
preoccupato e molto imbarazzato, pensa già a come occultare il cadavere!!!
Dobbiamo
imparare tanto da Tobia... Lui si affida a Dio e così fa la barba al
diavolo!!!
Quante
volte ci capitano così tante disavventure da far invidia a una collezione
di automobiline... siamo allora convinti di sapere già come andrà a finire, proprio come il papà di Sara... non
abbiamo più speranza... non pensiamo minimamente che le cose possano
prendere un'altra piega. Ecco
perché ogni giorno dobbiamo chiedere al buon Dio di aumentare la
nostra fede... perché solo la nostra fiducia totale in Lui renderà innocuo
il demonio... demonio che non fa altro che uccidere continuamente
le nostre speranze...
La
ricetta? La preghiera!!!
E'
quello che fanno Tobia e Sara per tre giorni consecutivi... i due
sposini, prima di unirsi come marito e moglie pregano... mettono Dio al
primo posto... Diciamo pure che è un modo bellissimo di
ringraziare il Signore per averli fatti incontrare; e un'unione vissuta nella luce di Dio non potrà non portare buoni frutti. Ma prima di mettersi a pregare Tobia si ricorda delle parole dell'angelo dette durante il
viaggio. Doveva infatti fare una sorta di “esorcismo”... bruciare
il fegato e il cuore di un pesce in un piccolo braciere. Di primo
acchito mi sono domandata: ma che ci azzecca il fegato e i cuore di
un pesce?... Ci azzecca... ci azzecca... Nel fegato si trova il fiele
che, come sappiamo, è molto amaro e può avvelenare chi lo assorbe. La
lussuria è il veleno di ogni tipo di rapporto... per questo il fegato
viene bruciato insieme al cuore che, colmo di questo veleno, è reso
duro come una pietra; l'amarezza del fiele e la durezza di cuore rendono impossibile e invivibile ogni matrimonio e ogni rapporto umano. La preghiera quindi, purifica e trasforma tutto ciò che impedisce all'amore di
crescere. La lussuria viene trasformata dalla preghiera in un
"donarsi" e il "fuoco" dell'amore momentaneo viene purificato
dalla Parola di Dio per non estinguersi mai più... La Parola di Dio
è l'unico nutrimento per non far fallire un matrimonio o una
qualsiasi relazione.
Pace
e bene
lunedì 1 giugno 2015
Vivere nello Spirito - Henri J. M. Nouwen
Vivere
nel presente - Senza rimpianti e senza "se"
È
difficile vivere nel presente. Il passato e il futuro continuano a
tormentarci. Il passato con la colpa, il futuro con le ansie. Tante
cose sono accadute nella nostra vita per le quali ci sentiamo a
disagio, pieni di rimpianti, di rabbia, di confusione o, per lo meno,
ambivalenti. E tutti questi sentimenti sono spesso colorati di colpa.
La colpa che dice: "Dovevi fare qualcosa di diverso da quello
che hai fatto; dovevi dire qualcosa di diverso da quello che hai
detto". Questi "dovevi" continuano a farci sentire in
colpa rispetto al passato e ci impediscono di essere pienamente
presenti nel momento attuale.
Peggiori
della colpa sono però le nostre ansie. Le nostre ansie riempiono la
nostra vita di "se": "se perdo il lavoro, se mio padre
muore, se non ci sarà abbastanza denaro, se l'economia va male, se
scoppia una guerra?". Tutti questi "se" possono
talmente riempire la nostra mente che diventiamo ciechi ai fiori nel
giardino e ai bambini nelle strade, o sordi alla voce grata di un
amico.
I
veri nemici della nostra vita sono questi "dovevi" e questi
"se". Ci spingono indietro nell'inalterabile passato e in
avanti verso un imprevedibile futuro. Ma la vera vita ha luogo qui ed
ora. Dio è un Dio del presente. Dio è sempre nel momento presente,
che quel momento sia facile o difficile, gioioso o doloroso. Quando
Gesù parlava di Dio ne parlava sempre come di un Dio che è quando e
dove noi siamo. "Chi ha visto me ha visto il Padre. Chi ascolta
me ascolta il Padre." Dio non è qualcuno che era o che sarà,
ma Colui che è, e che è per me in questo momento. Perciò Gesù è
venuto a spazzar via il peso del passato e le ansie del futuro. Egli
vuole che noi scopriamo Dio proprio là dove siamo, qui e ora.
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