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mercoledì 15 agosto 2018

Figlia mia in Gesú... Tratto da “Il piccone che scava i brillanti...”(Epistolario volume I) di don Dolindo Ruotolo



Non avrei voluto annoiarvi con un'altra lettera, ma un impulso forte interiore mi costringe a farlo. Questo giorno non è indifferente per voi; è un giorno di grandi grazie spirituali e di grandi misericordie: è il giorno della vita!
Sapete voi che cosa significa gettarsi nel Cuore di Gesú, quando Egli discende immolato sugli altari? Significa farsi sostituire da Lui!
Gran cosa, o Gesú mio! È nella immolazione tua che io trovo la vita novella: tu mi supplisci, tu Sapienza infinita, e la mia mente si apre ai lumi tuoi. Io comincio così a discernere le tenebre che sono in me, e l'umiltà vera si fa strada nel cuore, quella umiltà che non è vano nascondimento, ma che è il riconoscimento vero di me come nulla, di te come tutto!
Tu vieni sull'altare, ti immoli per me... la santa Messa si celebra per me, questo inestimabile tesoro diventa mio!
Tu dunque copri le mie miserie passate e presenti... ti metti davanti a me, mi ammanti del tuo Sangue, e dai Cieli sgorga un fiume di misericordie e di grazie per l'anima mia. In me non ci sono ostacoli più: questo fiume tutto travolge, e lascia in disparte le mie pietre e la mia melma, solo perché io possa riguardarmi spesso per il nulla che sono!
Tu vieni sull'altare, e vieni per scegliere nell'aiuola il piccolo fiorellino tuo. Dove lo riporrai, o dolce Gesú?... Io non lo so; mi abbandono a te completamente, perché vivo io, ma non più io, sei tu che vivi in me!
Tu mi atterri, o Gesú mio; si benedetto! Io voglio fare solo quello che vuoi tu, sempre, non voglio più chiamarmi padrona di me... Ecco ti apro tutto il mio cuore! Possiedi le mie energie, possiedi i miei pensieri, possiedi il mio ingegno; i miei affetti, le mie sensibilità... le mie miserie! Dove passi tu spuntano i fiori, cade la rugiada, spira il vento salutare che rinnova, arde il sole benefico che feconda, e tutto diventa fiorito! È passato l'inverno dell'anima mia, o Gesú dolce, è passato!
Tu ti mostrasti a me una volta e mi attraesti quando io ero più sfiduciata della vita... ora tu mi leghi a te! Per sempre, o Gesú, per sempre; ma senza vincoli di ansietà e di oppressione! Io non ti fo anzi nessun voto: il mio voto è l'amore!. Se ti promettessi qualche cosa, sarebbe la mia volontà a promettertelo; ora la mia volontà è nulla; io so che non so concepire che cose infantili e sciocche!
Eccomi dunque a te, Gesú mio, il mio voto. è uno solo, è fervido, è ardente: fa' di me quello che vuoi, Guidami come bimba, per la mano, per forza, nelle vie della tua SS. Volontà e dei tuoi ammirabili disegni; negli atti più indifferenti il soffio della tua vita divina mi animi, di modo che per te o Gesú, non per la mia volontà, per te, non per la mia forza, per te solo, non per i miei sforzi, tutto diventi tuo, tutto, senza restrizioni, senza concorso stolto delle miserie mie!
Come bimba tua; tutta tua, legata a te, Padre mio dolcissimo, io volgo lo sguardo a te anche se debbo muovermi indifferentemente: da te aspetto la parola di vita, da te bevo questa vita nuova, da te la piglio ed in te la rifondo! Sarò sempre piena di te, sempre vuota di me; in tutto ti glorificherò, in tutto mi umilierò.
Questo lavoro mirabile lo farai tu, o Gesú, perché tu ti immoli per me questa mattina, e cosi mi leghi a te. Questo sacrificio della Messa e la santa Comunione che fo è come l'attacco del filo elettrico al motore già arrugginito... in un momento lo agita un fremito... stride, cigola sui cardini suoi e poi gira velocemente!... La ruggine non si scorge più in questo movimento nuovo di vita; la ruota, i pezzi di questo motore sembrano levigati, belli, splendenti, perché l'occhio non vi si può più fermare... Dio si compiace di te, o Gesú, e si compiace anche di me perché mi vede in te, perché mi ama in questo movimento di vita!... Lascia dunque che io mi abbracci a te, o Gesú dolce... tu sei mio!
Da oggi in poi la mia confidenza deve essere illimitata in te, perché tu me lo permetti. Se avessi reciso la mia chioma, se avessi posto sul capo un panno bianco, che cosa avrei fatto? Io ho reciso la mia volontà nella tua, la mia nullità nel tuo tutto!...
Se mi fossi appartata in un chiostro avrei cercato la mia pace nella solitudine, mi sarei raccolta forse più in me che in Te! Tu sei il mio ricovero, o Gesú, ed io preferisco muovermi per te solo, preferisco glorificarti con la vita che tu stesso mi hai data
Sei mio, o Gesú buono, sei mio! Ma che dico? Hai forse tu bisogno di me? No, mio Dio... sono un nulla! Ed allora io non cerco che te, non bramo che la tua gloria: fa' che la mia voce sia suggestiva per chiamare intorno a te le anime; che il mio cuore lasci dovunque impronte di fuoco per tirare a te tutto, che la mia mente, povera e nulla, sia trapassata dal tuo lume per spargere luce, per farti conoscere dovunque!
Ecco i miei propositi, o Gesú mio, ecco la mia consacrazione, ecco il mio chiostro, ecco i miei voti: tu solo.
Gesú, figlia mia, accetta le vostre offerte, e per questo vi dico che questo è giorno solenne per voi. Oramai non dovrete più preoccuparvi dell'avvenire, del modo col quale potrete agire: Egli vi guiderà come una bimba, per mano, ed alle volte anche per forza. Poco per volta vi troverete in un altro campo; senza accorgervene, vi troverete nelle sue mani, ed allora quanti segreti vi manifesterà Egli stesso!
Voi non vi allarmerete più di nulla: difetti ne troverete in voi, ed oh quanti, ma non farete altro che dirlo a Gesú, Egli vi libererà subito dalla scoria. La vita vi seguiterà a dare delle amarezze, ma Egli le muterà tutte nella sua gloria! I Vedrete il mondo sconquassato per un momento; le epidemie, le rovine, le stragi, le persecuzioni lo agiteranno, e sarete sicura di passare fra le fiamme senza bruciarvi, perché siete proprietà di Gesú. Egli saprà salvarvi, Egli saprà guidarvi. Voi non dovete fare nulla di nuovo: dovete solo offrirvi spesso a Gesú.
Prima di decidervi ad un'azione ditegli nell'intimo del cuore, con vera sincerità: Signore guidami dove vuoi tu. Non gli domandate molte cose, non gli proponete molti progetti, lasciate che Egli stesso faccia i piani e che Egli stesso li sviluppi. Seguitate ad essere gioviale, schietta, serena; non vi ammantate di malinconia; dove non può entrarvi Gesú, penserà Lui stesso a pigliarvi per mano ed a guidarvi altrove.
Oh, se tutti sapessero abbandonarsi a Gesú in tale maniera nella SS. Eucaristia, vi assicuro che il mondo si muterebbe. Questa è proprio la vita universale e ce lo dice l'Apostolo: «Restaurare tutto in Gesú, sia ciò che è di cielo, sia ciò che è di terra».
Questo è lo scopo altissimo per il quale il Verbo di Dio si fece uomo: Egli volle supplirci, e volle guidare tutte le nostre attività pigliandone possesso.
Questo è il grande segreto di una perfezione completa, nella quale non entrano né piccolezza, né pettegolezzi umani! Tante nostre preghiere oggi ricevono l'esaudimento, tanti vostri sospiri oggi si appagano... Vedrete con i fatti che non parlo a caso.
Stavo scrivendo la lezione di Religione, ed una forza mi ha costretto a scrivervi; ho dovuto spezzare tutto per farlo. Questo è anche un segno della realtà di quello che vi dico. Ve lo confesso candidamente: io mi trovo in questo stato da anni e mi consolo che tutto fa Gesú, tutto.
Quando esco amo che Egli mi diriga là dove vuole operare, e veggo che lo fa. Quando scrivo voglio che Egli operi, e lo fa... Oh quanto è buono Gesú! Vi benedico di cuore nel suo SS. Nome. Benedico le vostre sorelle e la famiglia vostra. Sapete che nella Messa ho sempre presente l'anima di Ferruccio? Dio gli ha usato misericordia.
Pregate per me, per mio fratello e credetemi sempre vostro povero servo
Dolindo Ruotolo

martedì 14 novembre 2017

CHIAMATI AD ESSERE FIGLI NEL FIGLIO - Tratto da: “Il mio ideale: Gesù, Figlio di Maria” di P. Emilio Neubert - Libro terzo


I. LA MIA MISSIONE MATERNA: TRASFORMARTI IN GESÙ
 Maria: Mio caro figlio, che partorii partorendo Gesù, nel quale vedo Gesù e che amo con l'amore stesso che porto a Gesù, hai imparato da mio Figlio primogenito ad essere per me ciò che fu egli stesso; ora voglio essere per te ciò che già sono stata per lui.
Come lui, ti sei dato tutto a me. E io per te, per Gesù presente in te e negli altri, ti ho chiamato ad essere mio figlio prediletto. Non puoi certo comprendere ancora tutto ciò che ti dico; lo comprenderai però a poco a poco.
Innanzitutto voglio occuparmi della tua educazione, come ho fatto per Gesù. Tu sei il mio «bambino», perché sei tutt'uno con lui; allevando te, continuerò ad allevare lui.
Allevarti vuol dire insegnarti a vivere pienamente della vita di Gesù, a pensare, ad amare, a volere come lui, a parlare e ad agire come lui, in una parola: a modellarti su di lui. In altri termini, intendo operare in te una trasformazione analoga a quella che il sacerdote opera nell'Ostia: per i sensi l'Ostia consacrata è sempre pane, ma per la fede è Gesù. Tu pure all'esterno resterai te stesso; ma nell'interno, sarai lui.
Pensi che sia un ideale troppo alto per te? Non ti sgomentare: conosco troppo bene il modello che devi riprodurre e l'arte di foggiare le anime a sua somiglianza. Tutti i santi sono diventati tali per me. Ciò che ho fatto per gli altri, perché non potrei farlo anche per te? Unica tua preoccupazione dev'essere quella di, lasciar fare a me e di essermi docile in tutto.
Ora ti indicherò alcune pratiche speciali che ti aiuteranno in questo lavorìo di trasformazione. Ponile in atto gradualmente. Non passare alla seguente se non dopo aver acquisito l'abitudine della precedente. Ma una volta che ne avrai adottata una, non abbandonarla mai più.
Invito al colloquioO Madre mia, diventare un santo! io, povero peccatore, così colpevole in passato, così vile al presente, così incostante forse anche in avvenire!... Ma mi abbandono a te. Tutti i miracoli ti sono possibili, anche quello di fare di me un santo! Ottienimi la grazia di non resistere mai ai tuoi desideri!
II. IMPARA A PENSARE CON I PENSIERI DI GESÙ

Venerabile Giulia Colbert e Servo di Dio Carlo Tancredi Falletti di Barolo - (Sposi) - Tancredi: Torino, 26 ottobre 1782 – Chiari, Brescia, 4 settembre 1838 - Giulia: Maulévrier, Francia, 26 giugno 1786 – Torino, gennaio 1864




TORINO, 1814. Nell'ottava di Pasqua, la marchesa Giulia di Barolo incontra una processione che accompagna il Santissimo Sacramento che viene portato a un malato. Si inginocchia. Improvvisamente, in mezzo ai canti sacri, una voce stridula grida: «Non il viatico vorrei, la zuppa!» Questa provocazione, che proviene da un detenuto della vicinissima prigione centrale, induce la giovane donna a entrarvi. Di fronte al degrado a cui sono ridotti i prigionieri, rimane scandalizzata. La visita del settore delle donne, in particolare, la colpisce profondamente: «Si gettarono per così dire su di me, racconta, gridando insieme, e il loro stato di degradazione mi provocò un dolore, una vergogna che non posso ricordare senza provare una viva emozione...»
Ritornò a casa con animo addolorato, pensando se si potesse trovare un qualche mezzo per migliorare l'esistenza fisica e morale delle prigioniere. I coniugi Barolo vedono in questa scoperta un segno della Provvidenza: per tutta la loro vita, essi si dedicheranno alle opere di misericordia.
Esilio in famiglia

sabato 11 novembre 2017

ROSARIO IN SUFFRAGIO PER LE ANIME SANTE DEL PURGATORIO - MISTERI GAUDIOSI - MISTERI DOLOROSI - MISTERI GLORIOSI



MISTERI GAUDIOSI

Nel primo Mistero si contempla l'Annunciazione di Maria Vergine e l'Incarnazione del divino Verbo

O Madre di Misericordia e Nostra Signora del Suffragio, noi vi offriamo questa decina del Rosario in onore del mistero dell'Incarnazione
Vi domandiamo per i meriti di Gesù, che si fece prigioniero per noi nel vostro purissimo seno, di liberare dal loro carcere le povere anime del Purgatorio, a Te tanto care; sono anime che Gesù ha redento col suo preziosissimo Sangue. Fa' che con le preghiere e con altri mezzi, che sono nelle nostre mani, le anime dei fedeli defunti scontino le loro colpe; e al più presto passino dal pianto al riso, dall’esilio alla patria, dalle tenebre del Purgatorio alla luce sfavillante dei cieli.
Pater, dieci Ave, Eterno riposo

Nel secondo Mistero si contempla la visita di Maria Vergine a santa Elisabetta

 O Madre di Misericordia e Nostra Signora del Suffragio, noi vi offriamo questa decina del Rosario in onore del mistero della vostra Visita a Santa Elisabetta
Vi domandiamo per la carità allora usata verso la vostra parente di visitare e soccorrere le povere anime del Purgatorio. Muoviti a pietà di quelle anime sofferenti. Sono le tue figlie, le spose del tuo Gesu, le future abitatrici del Cielo. Ebbene, consolale col tuo materno sorriso; abbrevia il tempo del loro purgatorio e fa' che presto vengano a Te in Cielo per godere con Te e cantare a Te in eterno inni di amore.
Pater, dieci Ave, Eterno riposo.

lunedì 23 ottobre 2017

“ Il sorriso della “straccivendola” - Venerabile Elisabetta Maria Satoko Kitahara - E' stata una farmacista giapponese, proclamata venerabile da Papa Francesco il 22 gennaio 2015



In tutti i tempi Chiesa cattolica vuol dire l’universale molteplicità, riflettuta da fedeli di diverse razze, nazioni e culture, che hanno preso sul serio il Vangelo di Gesù e lo hanno applicato alla propria vita. Un esempio bello, da noi in Europa poco conosciuto, è quello della giovane farmacista Satoko Kitahara del Giappone. La sua umile testimonianza di fede ispirò molte persone per il divino e indirizzò al bene il loro ambiente di vita. Con il passare degli anni le azioni cristiane di Satoko non hanno perso nulla del loro carisma mariano.

Il 28 marzo del 1948 era una bella giornata di primavera; la giovane studentessa di farmacia, Satoko Kitahara, usciva dalla sua elegante casa situata in un quartiere di Tokyo per far visita ad una collega di studio a Yokohama. Erano passati appena tre anni da quando tutto il Giappone, paralizzato, dopo il bombardamento atomico su Hiroshima e Nagasaki, aveva sentito la voce dell’Imperatore Hirohito rivolgere al popolo l’appello “di sopportare l’insopportabile” : cioè la capitolazione. Alla fine della guerra tredici milioni di giapponesi erano senza casa. A Tokyo, mezzo distrutta, circa in diecimila vivevano come ratti, in capanne di latta e rimesse. Il loro cibo quotidiano consisteva in appena due ciotole di riso. La cosa peggiore però era la disperazione e il numero spaventoso di suicidi.
Anche la giovane Satoko, elegantemente vestita, aveva molte domande inquietanti sul vero senso della vita e ne discuteva con la sua amica lungo le vie di Yokohama. Arrivate davanti alla Chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù, Satoko sentì di dover entrare. Per tutte e due era la prima volta che entravano in una Chiesa cattolica. Cercarono di orientarsi in quell’ambiente silenzioso e ignoto. In fondo, a sinistra, su un altare si trovava una statua di gesso a grandezza naturale, una donna con una ragazza inginocchiata ai suoi piedi, S. Bernadette, come Satoko seppe successivamente. “Vedevo per la prima volta una rappresentazione di Maria”, raccontò più tardi. “Fissavo la statua e provai un’attrazione molto forte, inspiegabile. Fin dall’infanzia mi accompagnava un desiderio forte e indefinibile per tutto ciò che è puro”.

L’amabile provvidenza di Dio

Sant’Antonio Maria Claret - Sallent (Catalogna, Spagna), 23 dicembre 1807 - Fontfroide (Francia), 24 ottobre 1870 - Tema: Apostolato sacerdotale



«Sapete che c'è una cosa che non ho mai potuto capire? È che, pur essen- do Nostro Signore infinitamente buono e amandoci senza misura, gli uomini lo amino così poco!» Queste parole ci rivelano il cuore di un grande apostolo, sant'Antonio Maria Claret.

Venuto al mondo l'antivigilia del Natale 1807, nella città industriale di Sallent, provincia di Barcellona, in Catalogna (Spagna nord-orientale), Antonio Claret viene battezzato il giorno della nascita del Salvatore. I suoi genitori, tessitori di cotone, sono profondamente cristiani. Le prime parole che insegnano ai loro figli sono i santi nomi di Gesù e di Maria. Il giovane Antonio ne deriva una grande devozione verso la Santissima Vergine di cui ama frequentare i santuari. Il giorno della sua prima Comunione, si considera il ragazzo più felice del mondo. È molto presto attratto verso il sacerdozio, ma suo padre lo destina al mestiere di tessitore e Antonio si appassiona a questa arte di cui diventa ben presto un esperto. Ragazzo modello, deve ciò nondimeno lottare per essere fedele al Signore. La lussuria e l'avarizia gli si presentano sotto forma di tentazioni seducenti. Per vincerle, si sforza di pregare di più, soprattutto la Santissima Vergine. In seguito, nel suo Catechismo della Dottrina Cristiana, darà questo consiglio salutare: «Se sei assalito da qualche tentazione, invoca Maria in quel momento, venera la sua immagine, e ti assicuro che se la invochi costantemente..., ti aiuterà senza fallo e tu non peccherai».

Troppi ostacoli

Un giorno, il giovane si rende conto che, nonostante la sua fedeltà alla preghiera quotidiana, incontra nel mondo troppi ostacoli per vivere in unione con Dio. Mentre si trova in chiesa, si vede assalito da così tante distrazioni che, malgrado i suoi sforzi per scacciarle, ha «in testa più macchine di quanti siano i santi in Cielo». Quando suo padre gli parla di un'offerta che permetterebbe di ingrandire la loro fabbrica, si scontra con l'esitazione di suo figlio. In effetti, da qualche tempo, quest'ultimo sente risuonare nel suo cuore le parole del Vangelo: A che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? (Mt 16,26). Poco dopo, un incidente gli fa sfiorare la morte; allora, comprendendo che Dio lo chiama, decide di abbandonare tutto.

domenica 8 ottobre 2017

“Ringraziate per tutto!” Tratto da “Trionfo del Cuore” LA GRATITUDINE CHIAVE DELLA FELICITÀ PDF - Famiglia di Maria Luglio - Agosto 2014 N° 26


Dire “grazie” è così facile, ma spesso è anche tanto difficile. Talvolta è forse solo l’abitudine a non renderci del tutto consapevoli del bisogno che abbiamo l’uno dell’altro: in primo luogo di Dio, poi anche di molte altre persone che a volte non conosciamo; come, ad esempio, il contadino che ha munto la mucca, grazie al quale noi al supermercato possiamo comperare il latte. Non ce ne rendiamo conto e non sentiamo il bisogno di ringraziare. Quando poi gli manca qualcosa o le cose non corrispondono a quanto desiderato, l’uomo si lamenta subito e diventa scontento. In fondo è una forma di incredulità, perché se fossimo convinti che, nel Suo amore, Dio si occupa di noi perfino nelle cose più banali, non ci lamenteremmo subito quando una situazione non corrisponde alle nostre aspettative o è contraria ai nostri piani. Chi dice grazie, testimonia l’importanza della gratitudine. Questa è una delle verità fondamentali dell’umanità: tutta la nostra vita, dalla nascita alla morte, è un dono; la nostra anima, il nostro corpo, i nostri talenti, tutto è un dono di Dio, che noi abbiamo ricevuto senza aver fatto nulla, senza aver presentato alcuna richiesta. I nostri genitori ci hanno donato il loro affetto e le loro premure, senza i quali non avremmo potuto sviluppare la nostra personalità. Se da giovani siamo stati convinti di avere in mano le redini della nostra vita e di riuscire a realizzarla secondo la nostra volontà, nella vita spirituale dobbiamo riconoscere che siamo sempre e solo coloro che ricevono tutto in dono. In tutti i sacramenti, dal Battesimo all’Eucarestia, riceviamo gratuitamente, e senza alcun merito da parte nostra, il dono più grande che un uomo possa ricevere: la presenza in noi del Dio in tre Persone. Come risposta ci resta solo una profonda gratitudine: “Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la Sua misericordia”. (Sal 107)
Una persona riconoscente è una persona umile

lunedì 11 settembre 2017

San Giovanni Gabriele Perboyre, martire Tema: Apologetica - Puech, Francia, 1802 - Vuciang, Cina, 11 settembre 1840


«Aumenta il numero di coloro che, di fronte alla presente evoluzione del mondo, si pongono le domande più fondamentali o le percepiscono con una nuova acuità. Che cos'è l'uomo? Cosa significano la sofferenza, il male, la morte?... Che cosa accadrà dopo questa vita?» (C. Vaticano II, Gaudium et spes, 10). La questione dello scopo della nostra vita si annovera fra le più fondamentali. La risposta che vi si dà condiziona l'orientamento di tutti i nostri atti. Eppure, di fronte a questo vasto quesito, i nostri contemporanei sono spesso smarriti. Il seguente racconto ci aiuterà a capire.

Il Nord, un grado di più, un grado di meno

Di notte, in piena tempesta tropicale e a diecimila metri al di sopra dell'Oceano Pacifico scatenato, il comandante del Boeing 747 Tahiti-Hawaii spiega personalmente la situazione ai quattrocento passeggeri terrorizzati:

«L'aereo attraversa una testata di ciclone che culmina troppo in alto perchè la si possa sorvolare... per colmo di sventura, l'impianto elettrico è totalmente fuori uso... lo stesso vale per la bussola di scorta... Deriva notevole a causa di venti molto violenti... nessun riferimento esterno: nè stelle, nè punti di orientamento... quando sarà finita l'ultima goccia di carburante, fra due ore, i reattori si spegneranno».

Una voce strozzata chiede: «Che cosa le occorrerebbe, comandante, per trarci d'impaccio? – Il Nord! La direzione del nord, un grado di più, un grado di meno... altrimenti rischiamo di girare a vuoto... un'unica direzione può riportarci sull'isola, e mi ci vuole assolutamente il nord per calcolarla».

1° passeggero: «Comandante, mia moglie è dotata di una grande intuizione, è ereditario in lei, sente le cose; il nord è di là...» – 2° passeggero: «Assolutamente no! La radioestesia è una scienza affidabile ed ho con me il pendolino: Guardate!...» – 3° passeggero: «Ma no! In parapsicologia, si pratica la trasmissione del pensiero: concentrandomi sulle onde cerebrali dell'uomo radar di Hawaii, mi verrà indicata la direzione giusta...» – 4° passeggero: «Errore! L'astrologia ci salverà. L'oroscopo di oggi mi garantisce il successo in tutte le mie scelte, ne approfitti e giri in quella direzione...» – 5° passeggero: «Scusate tanto! Sono all'ottava reincarnazione. Nella mia precedente esistenza, ero un piccione viaggiatore...» – 6° passeggero: «Per cortesia! Con che diritto affermate così, perentoriamente ed esclusivamente le vostre convinzioni private? Poichè questa questione pubblica ci concerne tutti, in nome del rispetto, della tolleranza e della libertà, che ciascuno si esprima democraticamente, e che la maggioranza arrivi ad un consenso quanto alla direzione del Nord...» E così via.

Fino al 360° passeggero, che aveva una bussola. Era un modello vecchio, che non sembrava un granché, però indicava il Nord. Salvi? Andiamoci piano! Sentite il concerto di proteste e di dubbi che si scatena contro il detentore della bussola? Sentite che baccano fanno la suscettibilità e l'amor proprio offeso di ciascuno? Insomma, è verosimile che uno solo abbia ragione contro tutti? Chi è mai quello lì, per affermare che è l'unico depositario della verità!

L'unica risposta

sabato 19 agosto 2017

San Giorgio Preca Sacerdote - La Valletta, Malta, 12 febbraio 1880 - 26 luglio 1962



L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”, affermava il beato Paolo VI nell'enciclica Evangelii nuntiandi.
Sancto Giorgio Preca ha messo in pratica, in anticipo, l'idea espressa da Paolo VI; diceva a coloro che gli vivevano accanto: «Non ci dobbiamo limitare a predicare la fede, dobbiamo viverla.» Pioniere nel campo della catechesi e nella promozione del ruolo dei laiciv fd nell'apostolato, che il Concilio Vaticano II incoraggerà in modo particolare (Apostolicam actuositatem), egli è chiamato il «secondo Apostolo di Malta», dopo san Paolo.
Settimo di nove figli, Giorgio Preca nasce il 12 febbraio 1880 a La Valletta, capitale dell'isola di Malta, nei pressi di un santuario dedicato alla Madonna del Monte Carmelo. Riceve il Battesimo cinque giorni dopo. Il padre, uomo d'affari benestante, diventerà ispettore della Sanità. Malta è allora una colonia britannica che si sta orientando verso l'indipendenza; otterrà la sua autonomia nel 1964. Nonostante una reale povertà dell'isola, l'economia è in crescita. Malta ha allora una popolazione per il 99% cattolica; vi si trovano molte opere religiose.
Salvato dalle acque

venerdì 18 agosto 2017

La potenza della mitezza...



"Niente è forte come la dolcezza”.
Per esperienza personale ne era profondamente convinto il santo vescovo di Ginevra, Francesco di Sales (1567-1622). La mitezza, un arma vincente? Nella vita quotidiana, al lavoro, per strada,spesso persino in famiglia, ci troviamo di fronte ad ingiustizie, aggressioni, rabbia, impazienza, mancanza di autocontrollo, durezza del cuore, disprezzo e assenza di pace. Da cristiani, noi in che modo reagiamo? Ripaghiamo con la stessa moneta o ci rivolgiamo allo Spirito Santo, perché Egli ci dia il Suo amore e la mitezza, quel dono che è l'unica arma con la quale si combattono e si vincono gli eccessi del male?


Gesù stesso, l'Agnello di Dio, fino alla morte in Croce, affrontò con mitezza tutte le sue sofferenze. Per questo ci ha donato questa promessa piena di speranza: "Beati i miti, perché erediteranno la terra”. (Mt 5,5)
Significa conquistare i cuori delle persone affinché il regno di Dio si diffonda. Tanti santi testimoniano questa verità evangelica. Basti pensare alle due donne romane, la beata Anna Maria Taigi (1769-1837) e la beata Elisabetta Canori Mora (1774-1825). Anna Maria, madre di sette figli e illuminata consigliera di Papi, possedeva un carattere gaio e gentile, ma per placare il temperamento burbero del marito Domenico, ebbe estremamente bisogno di tanto umile amore e pazienza.
A 92, anni durante il processo di beatificazione della moglie, egli stesso testimoniò: "Spesso tornavo a casa stanco, di malumore e irascibile, ma ella sempre sapeva addolcirmi e rallegrarmi. Sapeva ben tacere... aveva tanta buona maniera, tanta piacevolezza che mi faceva passare ogni malumore... Le debbo essere grato perché mi ha rimosso alcuni difetti, ma con un amore perfetto e con una tale bontà, che non si trovano più ai giorni nostri”.
Per Anna Maria fu una “Via Crucis” percorsa per amore di Gesù. Ella raggiunse la sua meta. Accadde quasi lo stesso con la sua amica, più giovane di cinque anni, anche lei oggetto di tante grazie mistiche, Elisabetta Canori Mora. Per trent'anni sopportò l'infedeltà del marito Cristoforo e la povertà nella quale egli aveva ridotto la sua famiglia prima benestante. Con molta preghiera e con l'aiuto del suo padre Spirituale, riuscì a perdonarlo, trattandolo sempre con bontà e offrendo tutte le sofferenze per la sua conversione.