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martedì 14 novembre 2017

CHIAMATI AD ESSERE FIGLI NEL FIGLIO - Tratto da: “Il mio ideale: Gesù, Figlio di Maria” di P. Emilio Neubert - Libro terzo


I. LA MIA MISSIONE MATERNA: TRASFORMARTI IN GESÙ
 Maria: Mio caro figlio, che partorii partorendo Gesù, nel quale vedo Gesù e che amo con l'amore stesso che porto a Gesù, hai imparato da mio Figlio primogenito ad essere per me ciò che fu egli stesso; ora voglio essere per te ciò che già sono stata per lui.
Come lui, ti sei dato tutto a me. E io per te, per Gesù presente in te e negli altri, ti ho chiamato ad essere mio figlio prediletto. Non puoi certo comprendere ancora tutto ciò che ti dico; lo comprenderai però a poco a poco.
Innanzitutto voglio occuparmi della tua educazione, come ho fatto per Gesù. Tu sei il mio «bambino», perché sei tutt'uno con lui; allevando te, continuerò ad allevare lui.
Allevarti vuol dire insegnarti a vivere pienamente della vita di Gesù, a pensare, ad amare, a volere come lui, a parlare e ad agire come lui, in una parola: a modellarti su di lui. In altri termini, intendo operare in te una trasformazione analoga a quella che il sacerdote opera nell'Ostia: per i sensi l'Ostia consacrata è sempre pane, ma per la fede è Gesù. Tu pure all'esterno resterai te stesso; ma nell'interno, sarai lui.
Pensi che sia un ideale troppo alto per te? Non ti sgomentare: conosco troppo bene il modello che devi riprodurre e l'arte di foggiare le anime a sua somiglianza. Tutti i santi sono diventati tali per me. Ciò che ho fatto per gli altri, perché non potrei farlo anche per te? Unica tua preoccupazione dev'essere quella di, lasciar fare a me e di essermi docile in tutto.
Ora ti indicherò alcune pratiche speciali che ti aiuteranno in questo lavorìo di trasformazione. Ponile in atto gradualmente. Non passare alla seguente se non dopo aver acquisito l'abitudine della precedente. Ma una volta che ne avrai adottata una, non abbandonarla mai più.
Invito al colloquioO Madre mia, diventare un santo! io, povero peccatore, così colpevole in passato, così vile al presente, così incostante forse anche in avvenire!... Ma mi abbandono a te. Tutti i miracoli ti sono possibili, anche quello di fare di me un santo! Ottienimi la grazia di non resistere mai ai tuoi desideri!
II. IMPARA A PENSARE CON I PENSIERI DI GESÙ

Venerabile Giulia Colbert e Servo di Dio Carlo Tancredi Falletti di Barolo - (Sposi) - Tancredi: Torino, 26 ottobre 1782 – Chiari, Brescia, 4 settembre 1838 - Giulia: Maulévrier, Francia, 26 giugno 1786 – Torino, gennaio 1864




TORINO, 1814. Nell'ottava di Pasqua, la marchesa Giulia di Barolo incontra una processione che accompagna il Santissimo Sacramento che viene portato a un malato. Si inginocchia. Improvvisamente, in mezzo ai canti sacri, una voce stridula grida: «Non il viatico vorrei, la zuppa!» Questa provocazione, che proviene da un detenuto della vicinissima prigione centrale, induce la giovane donna a entrarvi. Di fronte al degrado a cui sono ridotti i prigionieri, rimane scandalizzata. La visita del settore delle donne, in particolare, la colpisce profondamente: «Si gettarono per così dire su di me, racconta, gridando insieme, e il loro stato di degradazione mi provocò un dolore, una vergogna che non posso ricordare senza provare una viva emozione...»
Ritornò a casa con animo addolorato, pensando se si potesse trovare un qualche mezzo per migliorare l'esistenza fisica e morale delle prigioniere. I coniugi Barolo vedono in questa scoperta un segno della Provvidenza: per tutta la loro vita, essi si dedicheranno alle opere di misericordia.
Esilio in famiglia

sabato 11 novembre 2017

ROSARIO IN SUFFRAGIO PER LE ANIME SANTE DEL PURGATORIO - MISTERI GAUDIOSI - MISTERI DOLOROSI - MISTERI GLORIOSI



MISTERI GAUDIOSI

Nel primo Mistero si contempla l'Annunciazione di Maria Vergine e l'Incarnazione del divino Verbo

O Madre di Misericordia e Nostra Signora del Suffragio, noi vi offriamo questa decina del Rosario in onore del mistero dell'Incarnazione
Vi domandiamo per i meriti di Gesù, che si fece prigioniero per noi nel vostro purissimo seno, di liberare dal loro carcere le povere anime del Purgatorio, a Te tanto care; sono anime che Gesù ha redento col suo preziosissimo Sangue. Fa' che con le preghiere e con altri mezzi, che sono nelle nostre mani, le anime dei fedeli defunti scontino le loro colpe; e al più presto passino dal pianto al riso, dall’esilio alla patria, dalle tenebre del Purgatorio alla luce sfavillante dei cieli.
Pater, dieci Ave, Eterno riposo

Nel secondo Mistero si contempla la visita di Maria Vergine a santa Elisabetta

 O Madre di Misericordia e Nostra Signora del Suffragio, noi vi offriamo questa decina del Rosario in onore del mistero della vostra Visita a Santa Elisabetta
Vi domandiamo per la carità allora usata verso la vostra parente di visitare e soccorrere le povere anime del Purgatorio. Muoviti a pietà di quelle anime sofferenti. Sono le tue figlie, le spose del tuo Gesu, le future abitatrici del Cielo. Ebbene, consolale col tuo materno sorriso; abbrevia il tempo del loro purgatorio e fa' che presto vengano a Te in Cielo per godere con Te e cantare a Te in eterno inni di amore.
Pater, dieci Ave, Eterno riposo.

lunedì 23 ottobre 2017

“ Il sorriso della “straccivendola” - Venerabile Elisabetta Maria Satoko Kitahara - E' stata una farmacista giapponese, proclamata venerabile da Papa Francesco il 22 gennaio 2015



In tutti i tempi Chiesa cattolica vuol dire l’universale molteplicità, riflettuta da fedeli di diverse razze, nazioni e culture, che hanno preso sul serio il Vangelo di Gesù e lo hanno applicato alla propria vita. Un esempio bello, da noi in Europa poco conosciuto, è quello della giovane farmacista Satoko Kitahara del Giappone. La sua umile testimonianza di fede ispirò molte persone per il divino e indirizzò al bene il loro ambiente di vita. Con il passare degli anni le azioni cristiane di Satoko non hanno perso nulla del loro carisma mariano.

Il 28 marzo del 1948 era una bella giornata di primavera; la giovane studentessa di farmacia, Satoko Kitahara, usciva dalla sua elegante casa situata in un quartiere di Tokyo per far visita ad una collega di studio a Yokohama. Erano passati appena tre anni da quando tutto il Giappone, paralizzato, dopo il bombardamento atomico su Hiroshima e Nagasaki, aveva sentito la voce dell’Imperatore Hirohito rivolgere al popolo l’appello “di sopportare l’insopportabile” : cioè la capitolazione. Alla fine della guerra tredici milioni di giapponesi erano senza casa. A Tokyo, mezzo distrutta, circa in diecimila vivevano come ratti, in capanne di latta e rimesse. Il loro cibo quotidiano consisteva in appena due ciotole di riso. La cosa peggiore però era la disperazione e il numero spaventoso di suicidi.
Anche la giovane Satoko, elegantemente vestita, aveva molte domande inquietanti sul vero senso della vita e ne discuteva con la sua amica lungo le vie di Yokohama. Arrivate davanti alla Chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù, Satoko sentì di dover entrare. Per tutte e due era la prima volta che entravano in una Chiesa cattolica. Cercarono di orientarsi in quell’ambiente silenzioso e ignoto. In fondo, a sinistra, su un altare si trovava una statua di gesso a grandezza naturale, una donna con una ragazza inginocchiata ai suoi piedi, S. Bernadette, come Satoko seppe successivamente. “Vedevo per la prima volta una rappresentazione di Maria”, raccontò più tardi. “Fissavo la statua e provai un’attrazione molto forte, inspiegabile. Fin dall’infanzia mi accompagnava un desiderio forte e indefinibile per tutto ciò che è puro”.

L’amabile provvidenza di Dio

Sant’Antonio Maria Claret - Sallent (Catalogna, Spagna), 23 dicembre 1807 - Fontfroide (Francia), 24 ottobre 1870 - Tema: Apostolato sacerdotale



«Sapete che c'è una cosa che non ho mai potuto capire? È che, pur essen- do Nostro Signore infinitamente buono e amandoci senza misura, gli uomini lo amino così poco!» Queste parole ci rivelano il cuore di un grande apostolo, sant'Antonio Maria Claret.

Venuto al mondo l'antivigilia del Natale 1807, nella città industriale di Sallent, provincia di Barcellona, in Catalogna (Spagna nord-orientale), Antonio Claret viene battezzato il giorno della nascita del Salvatore. I suoi genitori, tessitori di cotone, sono profondamente cristiani. Le prime parole che insegnano ai loro figli sono i santi nomi di Gesù e di Maria. Il giovane Antonio ne deriva una grande devozione verso la Santissima Vergine di cui ama frequentare i santuari. Il giorno della sua prima Comunione, si considera il ragazzo più felice del mondo. È molto presto attratto verso il sacerdozio, ma suo padre lo destina al mestiere di tessitore e Antonio si appassiona a questa arte di cui diventa ben presto un esperto. Ragazzo modello, deve ciò nondimeno lottare per essere fedele al Signore. La lussuria e l'avarizia gli si presentano sotto forma di tentazioni seducenti. Per vincerle, si sforza di pregare di più, soprattutto la Santissima Vergine. In seguito, nel suo Catechismo della Dottrina Cristiana, darà questo consiglio salutare: «Se sei assalito da qualche tentazione, invoca Maria in quel momento, venera la sua immagine, e ti assicuro che se la invochi costantemente..., ti aiuterà senza fallo e tu non peccherai».

Troppi ostacoli

Un giorno, il giovane si rende conto che, nonostante la sua fedeltà alla preghiera quotidiana, incontra nel mondo troppi ostacoli per vivere in unione con Dio. Mentre si trova in chiesa, si vede assalito da così tante distrazioni che, malgrado i suoi sforzi per scacciarle, ha «in testa più macchine di quanti siano i santi in Cielo». Quando suo padre gli parla di un'offerta che permetterebbe di ingrandire la loro fabbrica, si scontra con l'esitazione di suo figlio. In effetti, da qualche tempo, quest'ultimo sente risuonare nel suo cuore le parole del Vangelo: A che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? (Mt 16,26). Poco dopo, un incidente gli fa sfiorare la morte; allora, comprendendo che Dio lo chiama, decide di abbandonare tutto.

domenica 8 ottobre 2017

“Ringraziate per tutto!” Tratto da “Trionfo del Cuore” LA GRATITUDINE CHIAVE DELLA FELICITÀ PDF - Famiglia di Maria Luglio - Agosto 2014 N° 26


Dire “grazie” è così facile, ma spesso è anche tanto difficile. Talvolta è forse solo l’abitudine a non renderci del tutto consapevoli del bisogno che abbiamo l’uno dell’altro: in primo luogo di Dio, poi anche di molte altre persone che a volte non conosciamo; come, ad esempio, il contadino che ha munto la mucca, grazie al quale noi al supermercato possiamo comperare il latte. Non ce ne rendiamo conto e non sentiamo il bisogno di ringraziare. Quando poi gli manca qualcosa o le cose non corrispondono a quanto desiderato, l’uomo si lamenta subito e diventa scontento. In fondo è una forma di incredulità, perché se fossimo convinti che, nel Suo amore, Dio si occupa di noi perfino nelle cose più banali, non ci lamenteremmo subito quando una situazione non corrisponde alle nostre aspettative o è contraria ai nostri piani. Chi dice grazie, testimonia l’importanza della gratitudine. Questa è una delle verità fondamentali dell’umanità: tutta la nostra vita, dalla nascita alla morte, è un dono; la nostra anima, il nostro corpo, i nostri talenti, tutto è un dono di Dio, che noi abbiamo ricevuto senza aver fatto nulla, senza aver presentato alcuna richiesta. I nostri genitori ci hanno donato il loro affetto e le loro premure, senza i quali non avremmo potuto sviluppare la nostra personalità. Se da giovani siamo stati convinti di avere in mano le redini della nostra vita e di riuscire a realizzarla secondo la nostra volontà, nella vita spirituale dobbiamo riconoscere che siamo sempre e solo coloro che ricevono tutto in dono. In tutti i sacramenti, dal Battesimo all’Eucarestia, riceviamo gratuitamente, e senza alcun merito da parte nostra, il dono più grande che un uomo possa ricevere: la presenza in noi del Dio in tre Persone. Come risposta ci resta solo una profonda gratitudine: “Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la Sua misericordia”. (Sal 107)
Una persona riconoscente è una persona umile

lunedì 11 settembre 2017

San Giovanni Gabriele Perboyre, martire Tema: Apologetica - Puech, Francia, 1802 - Vuciang, Cina, 11 settembre 1840


«Aumenta il numero di coloro che, di fronte alla presente evoluzione del mondo, si pongono le domande più fondamentali o le percepiscono con una nuova acuità. Che cos'è l'uomo? Cosa significano la sofferenza, il male, la morte?... Che cosa accadrà dopo questa vita?» (C. Vaticano II, Gaudium et spes, 10). La questione dello scopo della nostra vita si annovera fra le più fondamentali. La risposta che vi si dà condiziona l'orientamento di tutti i nostri atti. Eppure, di fronte a questo vasto quesito, i nostri contemporanei sono spesso smarriti. Il seguente racconto ci aiuterà a capire.

Il Nord, un grado di più, un grado di meno

Di notte, in piena tempesta tropicale e a diecimila metri al di sopra dell'Oceano Pacifico scatenato, il comandante del Boeing 747 Tahiti-Hawaii spiega personalmente la situazione ai quattrocento passeggeri terrorizzati:

«L'aereo attraversa una testata di ciclone che culmina troppo in alto perchè la si possa sorvolare... per colmo di sventura, l'impianto elettrico è totalmente fuori uso... lo stesso vale per la bussola di scorta... Deriva notevole a causa di venti molto violenti... nessun riferimento esterno: nè stelle, nè punti di orientamento... quando sarà finita l'ultima goccia di carburante, fra due ore, i reattori si spegneranno».

Una voce strozzata chiede: «Che cosa le occorrerebbe, comandante, per trarci d'impaccio? – Il Nord! La direzione del nord, un grado di più, un grado di meno... altrimenti rischiamo di girare a vuoto... un'unica direzione può riportarci sull'isola, e mi ci vuole assolutamente il nord per calcolarla».

1° passeggero: «Comandante, mia moglie è dotata di una grande intuizione, è ereditario in lei, sente le cose; il nord è di là...» – 2° passeggero: «Assolutamente no! La radioestesia è una scienza affidabile ed ho con me il pendolino: Guardate!...» – 3° passeggero: «Ma no! In parapsicologia, si pratica la trasmissione del pensiero: concentrandomi sulle onde cerebrali dell'uomo radar di Hawaii, mi verrà indicata la direzione giusta...» – 4° passeggero: «Errore! L'astrologia ci salverà. L'oroscopo di oggi mi garantisce il successo in tutte le mie scelte, ne approfitti e giri in quella direzione...» – 5° passeggero: «Scusate tanto! Sono all'ottava reincarnazione. Nella mia precedente esistenza, ero un piccione viaggiatore...» – 6° passeggero: «Per cortesia! Con che diritto affermate così, perentoriamente ed esclusivamente le vostre convinzioni private? Poichè questa questione pubblica ci concerne tutti, in nome del rispetto, della tolleranza e della libertà, che ciascuno si esprima democraticamente, e che la maggioranza arrivi ad un consenso quanto alla direzione del Nord...» E così via.

Fino al 360° passeggero, che aveva una bussola. Era un modello vecchio, che non sembrava un granché, però indicava il Nord. Salvi? Andiamoci piano! Sentite il concerto di proteste e di dubbi che si scatena contro il detentore della bussola? Sentite che baccano fanno la suscettibilità e l'amor proprio offeso di ciascuno? Insomma, è verosimile che uno solo abbia ragione contro tutti? Chi è mai quello lì, per affermare che è l'unico depositario della verità!

L'unica risposta

sabato 19 agosto 2017

San Giorgio Preca Sacerdote - La Valletta, Malta, 12 febbraio 1880 - 26 luglio 1962



L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”, affermava il beato Paolo VI nell'enciclica Evangelii nuntiandi.
Sancto Giorgio Preca ha messo in pratica, in anticipo, l'idea espressa da Paolo VI; diceva a coloro che gli vivevano accanto: «Non ci dobbiamo limitare a predicare la fede, dobbiamo viverla.» Pioniere nel campo della catechesi e nella promozione del ruolo dei laiciv fd nell'apostolato, che il Concilio Vaticano II incoraggerà in modo particolare (Apostolicam actuositatem), egli è chiamato il «secondo Apostolo di Malta», dopo san Paolo.
Settimo di nove figli, Giorgio Preca nasce il 12 febbraio 1880 a La Valletta, capitale dell'isola di Malta, nei pressi di un santuario dedicato alla Madonna del Monte Carmelo. Riceve il Battesimo cinque giorni dopo. Il padre, uomo d'affari benestante, diventerà ispettore della Sanità. Malta è allora una colonia britannica che si sta orientando verso l'indipendenza; otterrà la sua autonomia nel 1964. Nonostante una reale povertà dell'isola, l'economia è in crescita. Malta ha allora una popolazione per il 99% cattolica; vi si trovano molte opere religiose.
Salvato dalle acque

venerdì 18 agosto 2017

La potenza della mitezza...



"Niente è forte come la dolcezza”.
Per esperienza personale ne era profondamente convinto il santo vescovo di Ginevra, Francesco di Sales (1567-1622). La mitezza, un arma vincente? Nella vita quotidiana, al lavoro, per strada,spesso persino in famiglia, ci troviamo di fronte ad ingiustizie, aggressioni, rabbia, impazienza, mancanza di autocontrollo, durezza del cuore, disprezzo e assenza di pace. Da cristiani, noi in che modo reagiamo? Ripaghiamo con la stessa moneta o ci rivolgiamo allo Spirito Santo, perché Egli ci dia il Suo amore e la mitezza, quel dono che è l'unica arma con la quale si combattono e si vincono gli eccessi del male?


Gesù stesso, l'Agnello di Dio, fino alla morte in Croce, affrontò con mitezza tutte le sue sofferenze. Per questo ci ha donato questa promessa piena di speranza: "Beati i miti, perché erediteranno la terra”. (Mt 5,5)
Significa conquistare i cuori delle persone affinché il regno di Dio si diffonda. Tanti santi testimoniano questa verità evangelica. Basti pensare alle due donne romane, la beata Anna Maria Taigi (1769-1837) e la beata Elisabetta Canori Mora (1774-1825). Anna Maria, madre di sette figli e illuminata consigliera di Papi, possedeva un carattere gaio e gentile, ma per placare il temperamento burbero del marito Domenico, ebbe estremamente bisogno di tanto umile amore e pazienza.
A 92, anni durante il processo di beatificazione della moglie, egli stesso testimoniò: "Spesso tornavo a casa stanco, di malumore e irascibile, ma ella sempre sapeva addolcirmi e rallegrarmi. Sapeva ben tacere... aveva tanta buona maniera, tanta piacevolezza che mi faceva passare ogni malumore... Le debbo essere grato perché mi ha rimosso alcuni difetti, ma con un amore perfetto e con una tale bontà, che non si trovano più ai giorni nostri”.
Per Anna Maria fu una “Via Crucis” percorsa per amore di Gesù. Ella raggiunse la sua meta. Accadde quasi lo stesso con la sua amica, più giovane di cinque anni, anche lei oggetto di tante grazie mistiche, Elisabetta Canori Mora. Per trent'anni sopportò l'infedeltà del marito Cristoforo e la povertà nella quale egli aveva ridotto la sua famiglia prima benestante. Con molta preghiera e con l'aiuto del suo padre Spirituale, riuscì a perdonarlo, trattandolo sempre con bontà e offrendo tutte le sofferenze per la sua conversione.

martedì 25 luglio 2017

San GIOVANNI CRISOSTOMO - COMMENTO AL VANGELO DI S. MATTEO - Discorso sessantacinquesimo – Mt. 20, 17-28



Nell’ascendere a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e, strada facendo, disse loro: «Ecco, saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà dato nelle mani dei gran sacerdoti e degli scribi. Essi lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai gentili per farlo schernire, flagellare e crocifiggere; e il terzo giorno risorgerà”.

1. –Gesù, venendo dalla Galilea, non si dirige subito a Gerusalemme. Compie prima molti miracoli, chiude la bocca ai farisei, parla ai suoi discepoli della povertà, dicendo: “Se vuoi essere perfetto, vendi quanto hai”, della verginità: “Chi è capace d’intendere, intenda”, dell’umiltà: “Se voi non vi convertite e non diventate come i fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli”, della ricompensa in questa vita: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, riceverà il centuplo in questo mondo”, e delle ricompense nell’aldilà: “e avrà in eredità la vita eterna”.
Solo dopo aver dato tutti questi insegnamenti, si avvia verso Gerusalemme e, prima di giungervi, parla ancora ai suoi discepoli della passione. È naturale, infatti, che gli apostoli, non volendo che ciò accada, si siano scordati di essa; perciò Gesù richiama continuamente alla loro memoria l’evento allo scopo di preparare e di esercitare, con questo reiterato richiamo, il loro spirito, e consolare la loro tristezza. Necessariamente parla loro “in privato”, in quanto non conviene che la notizia di tali eventi si divulghi tra la moltitudine e se ne parli troppo chiaramente. Nessun profitto deriverebbe da tale preannuncio. Se gli stessi apostoli ne restano turbati, tanto più si spaventerebbe la folla. Voi mi chiederete: Ma la passione non è stata mai predetta al popolo? Vi rispondo che, per la verità, è stata predetta, ma in modo oscuro, allorché disse: “Disfate questo tempio e io in tre giorni lo riedificherò”, oppure quando dichiarò: “Questa generazione chiede un prodigio, ma non le sarà dato altro che il segno del profeta Giona”, o, quando annunziò: “Ancora per poco tempo sono con voi; mi cercherete e non mi troverete”.
Ma agli apostoli non parla oscuramente: come parlava loro di altri argomenti con maggior chiarezza che alla folla, nello stesso modo parla loro anche di questo. Voi potreste chiedermi allora a quale scopo egli accenna al popolo della passione in termini così velati che esso non è in grado d’intendere le sue parole. Gesù si comporta così perché in seguito il popolo si ricordi che egli è andato volontariamente alla passione, avendo piena consapevolezza e non essendo stato costretto da inevitabile necessità. Ai discepoli, al contrario, predice la sua passione non per quest’unica ragione, ma perché, come già vi dissi, fortificati nell’attesa, sopportino più facilmente l’idea della sua morte, ed essa non li turbi e li atterrisca come accadrebbe, invece, se la passione li cogliesse di sorpresa, non essendo preventivamente informati. Perciò si limita dapprima ad annunziar loro la sua morte; poi, dopo averli abituati a quest’idea e averli esercitati in essa, rivela anche tutte le altre circostanze, dicendo che sarà in mano ai gentili perché lo scherniscano, lo flagellino. Dice loro queste cose affinché, quando vedranno sopravvenire simili sciagure, attendano anche la risurrezione preannunziata insieme. E giustamente merita d’essere creduto anche nella predizione della risurrezione, proprio perché non nasconde le sue sofferenze, neppure quelle che appaiono le più ignominiose.