venerdì 1 dicembre 2023

L’UOMO DI NAZARET - GESÙ UN EBREO SINGOLARE



Lo confessiamo «vero Dio e vero uomo».

Ma come ha vissuto l’uomo Gesù? Cosa ha condiviso con gli ebrei del suo tempo? E cosa lo ha contraddistinto, rendendolo originale rispetto ai gruppi religiosi contemporanei?

di Ludwig Monti, biblista


Come viveva Gesù?


Chissà quante volte ce lo siamo chiesti… è questa anche la spinta interiore che ci anima a compiere pellegrinaggi in Giudea e Galilea, per scorgere dopo due millenni le tracce del suo passaggio. Gesù di Nazaret era un ebreo, un figlio di Israele cresciuto in Galilea, educato in famiglia nella fede del suo popolo. D’altra parte, egli si è inserito nel contesto in cui ha vissuto con tratti del tutto originali, che lo hanno portato a di differenziarsi dai gruppi religiosi del suo tempo (farisei, sadducei, erodiani, esseni).

Cerchiamo dunque di conoscere la sua vita attraverso i Vangeli, senza mai dimenticare che «in queste “biografie” i fili della storia e della fede sono così intrecciati da non poter essere facilmente distinti e isolati»

(G. Ravasi, Biogra a di Gesù, 2021).


Una giornata tipo

martedì 28 novembre 2023

Il Presepe vivente di Greccio

Il pittoresco borgo di Greccio, 90 chilometri a nord di Roma, nella valle reatina, difficilmente avrebbe trovato posto nella memoria della gente, se non fosse stato per il famoso evento del "Presepe vivente" di san Francesco (1181-1226). Circondato da boschi di querce, Greccio era certamente uno dei luoghi preferiti dal santo con il suo eremo incastonato come un nido in una parete rocciosa. Lì, nel 1223, tre anni prima di morire a soli 45 anni, Francesco volle celebrare un Natale indimenticabile e proclamare il messaggio natalizio in un modo unico, che toccò i cuori delle persone, allora come oggi.

domenica 12 novembre 2023

Vegliare nell'attesa dello Sposo divino… del Sac. Dolindo Ruotolo ( Matteo 25,1-13)


Gesù Cristo volle, con una parabola bellissima, ribadire il concetto della necessità di vigilare e di prepararsi al Giudizio finale, e presentò ai suoi uditori una scena di nozze, perché immagine viva dell'epilogo della vita della Chiesa e delle anime nell'eternità. Presso gli Ebrei la cerimonia principale del matrimonio era il corteo e la cena nuziale che lo seguiva. Si andava a prendere la sposa per condurla in casa dello sposo; il corteo era formato da amici dello sposo e da amiche della sposa che, con lampade accese, li seguivano fino alla sala del banchetto, al quale prendevano parte. È su questa gentile usanza che Gesù formò la sua parabola, una delle più belle e delicate (110).

L'applicazione del racconto è molteplice e riguarda la Chiesa e le anime consacrate a Dio. La Chiesa accompagna lo Sposo divino Gesù Cristo alla vera casa nuziale che è il Cielo e al vero banchetto nuziale che è l'eterna fruizione di Dio.

domenica 5 novembre 2023

Allora Gesù così parlò alle turbe e ai suoi discepoli: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Fate dunque e osservate tutto quanto essi vi dicono; ma non fate come essi operano”… Discorso settantaduesimo – Mt. 23, 1-12 di San Giovanni Crisostomo

L’evangelista inizia di nuovo con “allora”. Che vuol dire? Vuol dire: dopo che Gesù ha concluso il discorso di cui abbiamo parlato; dopo aver ridotto al silenzio i suoi avversari e averli obbligati a non tentarlo più; dopo aver mostrato in modo evidente che la loro malvagità è senza rimedio. Poiché ha ricordato “Il Signore ha detto al mio Signore”, si richiama di nuovo alla legge. In realtà, voi mi direte, la legge non dice nulla di simile, ma piuttosto: “Il Signore Dio tuo è un solo Signore”. Tuttavia tenete presente che la Scrittura chiama con il nome di legge tutto l’Antico Testamento, e Cristo, d’altra parte, vuol far comprendere, con quanto dice ora, che c’è un accordo perfetto tra lui e il Padre: se fosse infatti dissenziente dal Padre, avrebbe parlato contro la legge; qui invece egli ordina che si abbia tanto rispetto per la legge e che, nonostante la corruzione di coloro che l’insegnano, ci si deve attenere ad essa mettendola in pratica con fedeltà.

Si sofferma poi a parlare dettagliatamente della vita e del comportamento degli scribi e dei farisei, volendo dimostrare che il principale motivo per cui essi non credono in lui sta nella corruzione dei loro costumi e nel loro pazzo desiderio di gloria. Volendo, dunque, educare coloro che l’ascoltano, esordisce con un avvertimento assai importante per la loro salvezza, ordinando tassativamente di non disprezzare i loro maestri e di non ribellarsi ai sacerdoti. Ma non si limita a insistere, con tale comando, su questo argomento; lo mette in pratica egli stesso, in quanto agli scribi e ai farisei non toglie l’onore di insegnare la legge, benché essi si siano dimostrati tanto corrotti. In tal modo attira sul loro capo una condanna ancor più severa e toglie d’altra parte a coloro che li ascoltano ogni pretesto per disobbedire. Cristo non vuole che alcuno dica: il maestro che mi istruisce è cattivo, perciò sono diventato pigro e negligente; egli elimina tale pretesto. Sostiene, infatti, con tanta forza la dignità degli scribi e dei farisei, sebbene siano malvagi, che dopo così terribile accusa ordina ai suoi discepoli di fare tutto quanto essi diranno in quanto non dicono nulla di loro scienza, ma solo ciò che Dio ha ordinato loro per mezzo di Mosè.

sabato 30 settembre 2023

“Il peccatore non disperi, perché è possibile che egli passi davanti ai primi…” di San Giovanni Crisostomo

… In seguito Gesù si rivolge loro dicendo:

Cosa ve ne pare? Un uomo aveva due figlioli; e disse al primo: “Figliolo, va oggi a lavorare nella vigna”; ma quegli rispose: “Non voglio”, e poi, pentitosi, andò. Rivoltosi al secondo disse la stessa cosa. E quegli rispose: “Vado”, ma non andò. quale dei due fece la volontà del Padre? “Il primo”, risposero essi {248}.

Nuovamente Gesù li riprende mediante parabole, sottolineando da una parte la loro ingratitudine e dall’altra la docilità di coloro che essi condannano tanto inflessibilmente. La parabola dei due figli, infatti, mostra chiaramente ciò che accadde ai giudei e ai gentili. Perché avvenne che i gentili che non avevano promesso di obbedire e non avevano ascoltato mai la legge, nelle loro opere dimostrarono la loro obbedienza; mentre i giudei che avevano detto: “Tutto quanto il Signore ha detto, noi lo faremo e obbediremo”, nelle loro opere lo disobbedirono. Perché dunque i giudei non credano che con tali disposizioni d’animo la legge gioverà loro, Cristo mostra che proprio essa sarà per loro motivo di condanna; il che affermerà anche Paolo dicendo: “Non coloro che ascoltano la legge sono giusti dinanzi a Dio, ma coloro che mettono in pratica la legge saranno riconosciuti giusti”. E perché siano loro stessi a giudicarsi e a condannarsi, il Signore fa in modo che siano essi a pronunciare la propria sentenza. Allo stesso modo Cristo si comporta nella successiva parabola della vigna.

domenica 17 settembre 2023

Beato Pietro To Rot – Tema: Catechesi - Fede - Matrimonio - Poligamia – Martirio - San Giovanni Paolo II, l’ha beatificato il 17 gennaio 1995, in una solenne cerimonia tenuta a Port Moresby, durante il suo viaggio apostolico che toccò anche la Papua Nuova Guinea. La festa liturgica è stata fissata al 7 luglio.



«Se non vi sono più sacerdoti, è il catechista che sarà il buon pastore delle pecore di Gesù Cristo!» diceva, nel  1942, il beato Pierre To Rot, catechista, in occasione dell'arresto di un missionario; egli stesso doveva morire martire nel 1945, all'età di 29 anni, per aver rifiutato la poligamia; papa Giovanni Paolo II l'ha beatificato il 16 gennaio 1995.

Pietro To Rot è nato nel 1916 a Rakunai nell'attuale Papua Nuova Guinea (Oceania). Isola più grande della Francia, la Nuova Guinea è circondata da numerosi arcipelaghi; vi abitano più di mille tribù che parlano settecento dialetti diversi . Questa regione è stata evangelizzata da missionari francesi e tedeschi a partire dal 1890; il padre di Pietro To Rot, To Puia, è il capo di un villaggio; cattolico molto stimato, insegna egli stesso a suo figlio gli elementi fondamentali del catechismo, mentre sua madre gli insegna a pregare. La scuola del villaggio è tenuta dai missionari; il bambino vi si mostra attivo e pieno d'interesse per la religione. È noto per la sua prontezza nel rendere servizio; molto agile nell'arrampicarsi sugli alberi di cocco, va volentieri a fare la raccolta delle noci di cocco per conto degli abitanti anziani del villaggio. Questa gentilezza stupisce da parte di un figlio di capo, che potrebbe pretendere che lo si serva. Ma la parola di Nostro Signore: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere (At 20,35) gli ha colpito il cuore.

A scuola, il giovane Papuano si mostra birichino, ma la sua franchezza (virtù rara tra i Tolai, etnia alla quale egli appartiene) è totale. Nel 1930, padre Laufer, che è incaricato della parrocchia di Rakunai, chiede al padre del bambino se non potrebbe farlo studiare in vista del sacerdozio. L'innalzamento di un papuano al sacerdozio era allora rarissima. A questa proposta lusinghiera, To Puia risponde con saggezza: «Penso che i tempi non siano maturi perché uno dei miei figli, o un altro uomo di qui diventi prete. Ma se vuoi mandarlo alla scuola di catechisti di Taliligap, sono d'accordo». L'adolescente parte quindi per questa scuola dove giovani scelti studiano allo scopo di fornire un sostegno ai missionari, poco numerosi in quell'immenso campo di apostolato. Attivo e ottimista, Pietro si reca con eguale entusiasmo agli Uffici religiosi, alle lezioni o ai lavori manuali (la scuola deve in gran parte la sua sussistenza al lavoro agricolo degli allievi). Egli stimola i compagni spesso portati all'indolenza sotto il bruciante clima equatoriale. La comunione quotidiana, la confessione frequente, la recita del rosario sono la sua forza contro le tentazioni. Poco per volta, corregge il proprio temperamento faceto di cui sono vittima i suoi professori. Ma rimane un compagno allegro, impareggiabile nel disarmare gli attaccabrighe con le sue battute.

Nel 1934, avendo dato ogni soddisfazione, Pietro To Rot riceve dal suo vescovo la croce di catechista, poi viene inviato nel suo villaggio natale per aiutare padre Laufer. Egli esercita sui cristiani una sorveglianza discreta, incoraggia i tiepidi a partecipare alla Messa domenicale, prepara i peccatori a un seria confessione, riconduce le pecore disperse all'ovile del Buon Pastore. Ama soprattutto fare conoscenza con la gente. Il suo zelo lo porta a combattere le pratiche di stregoneria ancora vive, anche tra i cristiani.

Testimoni diretti

sabato 5 agosto 2023

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello... di San Giovanni Crisostomo

Abbiamo visto fin qui che Gesù Cristo ha intrattenuto a lungo i suoi discepoli sui pericoli, sulla morte e sulla sua stessa passione, e ha predetto l’uccisione violenta che essi subiranno, dopo aver dato loro i severi comandi di rinunziare a se stessi e di prendere la loro croce. Dato, però, che questi dolori si riferiscono alla vita terrena e sono attuali, mentre i beni che essi otterranno sono ancora soltanto nella speranza e nell’attesa, come, ad esempio, il salvar la propria vita perdendola, la venuta di Cristo nella gloria del Padre, la distribuzione delle ricompense, il Maestro ora intende soddisfare anche la loro vista, rendendoli testimoni diretti, per quanto è possibile in questa vita terrena, della gloria nella quale egli verrà il giorno del giudizio. E in questo modo consola il turbamento e il dolore che essi, e in particolare Pietro, provano al pensiero della loro morte e di quella del Signore. Osservate che fa ora Gesù, dopo aver parlato dell’inferno e del regno dei cieli. Dicendo, infatti, che « chi vorrà salvare la sua vita la perderà; chi invece perderà la vita sua per amor mio, la ritroverà », e assicurando che « renderà a ciascuno secondo il suo operato », ha alluso evidentemente al cielo e all’inferno. Ebbene, pur avendo parlato sia dell’uno che dell’altro, fa vedere ai discepoli il regno dei cieli, mentre lascia l’inferno nelle sue tenebre. Perché mai? Se egli avesse ancora a che fare con anime rozze e imperfette,  certamente darebbe loro anche un’immagine dell’inferno per impressionarli: siccome però gli apostoli hanno ormai la mente e la volontà ben disposte, li esorta e li attira con l’immagine della bellezza e della felicità del cielo. Ma oltre a questo motivo ve n’è un altro: è più conveniente e consono al Signore dare ai discepoli un’immagine del cielo, non dell’inferno. Tuttavia, egli non tralascia di rappresentarlo; in molte occasioni, infatti, pone sotto gli occhi un quadro dell’inferno: ad esempio quando parla dell’episodio del mendico Lazzaro e del ricco malvagio , oppure quando ricorda quel servo che con tanta esosità pretende dal suo compagno i cento denari , o menziona quell’uomo che si presenta al banchetto di nozze con l’abito sudicio , e in molti altri casi.

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse su un alto monte in disparte . Un altro evangelista parla di « otto giorni dopo ». Non c’è contraddizione tra queste due notazioni di tempo, e i due evangelisti sono perfettamente d’accordo tra di loro. Uno di essi, evidentemente, computa anche il giorno in cui Cristo parlò ai discepoli e quello in cui condusse gli apostoli alla montagna, mentre l’altro annota soltanto l’intervallo tra il giorno dell’ultimo discorso e quello della trasfigurazione. Considerate qui con quanta sapienza l’evangelista Matteo non trascura di citare apertamente i nomi degli apostoli che furono a lui preferiti in questa circostanza. Si comporta così, in molte occasioni, anche l’evangelista Giovanni, quando ad esempio riferisce con tutta verità le lodi che Gesù rivolge a Pietro. Sta di fatto che in quel coro di giusti erano del tutto sconosciute l’invidia e la vanagloria. Gesù dunque, dopo aver preso con sé i tre primi apostoli, « li condusse su un alto monte, in disparte ».

domenica 11 giugno 2023

Gesù annuncia solennemente il Pane della Vita. Il popolo non capisce... di don Dolindo Ruotolo


Il popolo, dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, era deciso a proclamare Gesù re d'Israele, e perciò, quando si accorse che Egli improvvisamente si era appartato e che gli Apostoli non c'erano più, rimase in attesa tutta la notte, nella speranza di rintracciarlo al mattino. Non deve stupire questo, poiché la folla, saziata da un cibo miracoloso, era anche fisicamente fortificata e, entusiasmata com'era, non voleva farsi sfuggire l'occasione di farla finita con la propria miseria e d'inaugurare un regno di benessere materiale e di prosperità. Essendo vicina la Pasqua, non faceva eccessivamente freddo ma, pur se il tempo fosse stato rigido, non sarebbe stato di ostacolo alla decisa volontà del popolo, che nei suoi impeti è irrefrenabile.

mercoledì 10 maggio 2023

Da poliziotto a Sacerdote...


"Sono sacerdote per dire agli uomini che Dio esiste e si fa trovare", ha testimoniato ad un Congresso online di Medjugorje Marco Leonhart, un tedesco che oggi ha 48 anni. È stato poliziotto per vent'anni e come guardia del corpo ha accompagnato importanti personalità della vita pubblica. Oggi è cappellano a Illertissen (D). Lui stesso ci racconta come tutto è accaduto.

Il 28 giugno 2020, insieme ad altri tre diaconi della diocesi di Ratisbona, sono stato ordinato sacerdote dal vescovo Mons. Bertram Meier in una solenne Messa pontificale nel duomo della città, rispettando tutte le norme sul coronavirus. Il vescovo ha iniziato l'omelia con un detto di antica saggezza: "Scegli una professione che ami e non dovrai lavorare neanche un giorno della tua vita" . È davvero così, anche se il lavoro di sacerdote non è propriamente il mio "lavoro", ma un servizio che riempie tutta la mia vita, nella consapevolezza che tutto ciò che faccio per amore del Signore va a beneficio delle anime che Lui mi ha affidato. Questa è una differenza grande, sostanziale rispetto a quello che ho sperimentato nei miei primi vent'anni di vita professionale nel mondo. 

mercoledì 3 maggio 2023

IL MIO CUORE APPARTIENE ALL' AFRICA...

Per mezzo secolo p. Heinrich Oesterle ha svolto un lavoro da pioniere missionario in Congo. Sebbene il 4 settembre 2022 abbia compiuto 92 anni, il gentile sacerdote tedesco, con la sua aria serena, continua a sprizzare gioia di vivere. Il nostro p. Lorenzo, anch'egli missionario da quasi 30 anni tra i Rom, ha detto spontaneamente e con riverenza del suo anziano amico sacerdote: "È affascinante che, nonostante tutte le difficoltà vissute da p. Oesterle, non ci sia in lui nulla di amaro. Se a 90 anni sarò ancora un sacerdote e un missionario come lui, potrò solo esserne grato". Volentieri "père Henri", come è chiamato ancora oggi dai fedeli della sua missione in Congo, ci ha scritto qualcosa della sua vita estremamente movimentata, così ricca di avvenimenti che nessun libro, per quanto voluminoso, potrebbe contenere.

domenica 30 aprile 2023

La soave parabola dell'ovile e della pecorella. Gesù Cristo è la porta. Egli dona la vita e la dona abbondantemente… del Sac. Dolindo Ruotolo


Gesù Cristo, addoloratissimo perché i capi del sinedrio avevano cacciato fuori della sinagoga il cieco nato da Lui guarito, volle mettere in guardia il popolo contro quelli che si arrogavano il diritto di guidarlo, non per nutrirlo spiritualmente ma per sfruttarlo e allontanarlo dalle fonti della grazia.

Era infatti terribile la situazione delle anime, proprio in quel tempo nel quale il Signore compiva le promesse fatte nel corso di tanti secoli e nel quale si preparavano loro i pascoli abbondanti della Verità e della grazia. Quelli che avrebbero dovuto condurle a questi pascoli e che avrebbero dovuto far loro riconoscere il Redentore alla luce delle profezie, delle promesse e delle figure che in Lui si compivano, le allontanavano da Lui con tutte le arti più scellerate, tradendo così il mandato avuto da Dio. Essi attribuivano a fanatismo il movimento del popolo verso Gesù e credevano che Egli lo sobillasse; rifiutavano qualunque luce e, lungi dal commuoversi di fronte a miracoli strepitosi, ne prendevano occasione per risentirsi di più contro il Redentore e per bistrattare quelli che lo seguivano. Avrebbero dovuto per primi accoglierlo, ricevere da Lui il mandato di pascolare il gregge e condurlo nelle vie della salvezza ai pascoli eterni; invece lo rinnegavano, e proprio per questo costituivano degli intrusi.

martedì 25 aprile 2023

AMORE E IMMOLAZIONE - Chi ama Gesù Cristo sopporta tutti i mali di questa vita… di Sant’Alfonso Maria de Liguori


                                             La carità tutto soffre (1 Cor 13, 7)

Dice il p. Baldassarre Alvarez che chi non porta incisi sul cuore le sofferenze, la povertà e i disprezzi sofferti da Cristo, sappia che non ha fatto alcun profitto nella via della perfezione.(1)

Pazienza nelle sofferenze e malattie fisiche

Trattiamo prima di tutto delle sofferenze e malattie fisiche che, abbracciate con pazienza, ci assicurano una grande corona di meriti.

San Vincenzo de' Paoli dice: «Se conoscessimo la preziosità delle infermità, le riceveremmo con la stessa gioia con cui si ricevono i più grandi regali» (2) Trovandosi quindi il Santo continuamente provato dalle infermità che lo tormentavano giorno e notte, le sopportava con tale pace e serenità, senza il minimo lamento, da dare la sensazione di godere ottima salute.

Che bello vedere un infermo che sopporta tutto con volto sereno, come appunto faceva san Francesco di Sales! Questi, stando infermo, confidava al medico tutto il suo male, ma poi gli ubbidiva, prendendo puntualmente le medicine prescritte, senza lamenti. Proprio all'opposto si comportano certi ammalati che anche per un piccolo fastidio se ne lagnano con tutti e vorrebbero che tutti, parenti e amici, stessero accanto a loro a compatirli. Santa Teresa esortava così le sue religiose: «Sorelle, sappiate soffrire qualcosa per amore del Signore senza gridarlo al mondo intero!» (3).