giovedì 30 aprile 2015

Il più grande tra voi sia il vostro servo... Tratto dalla collana sulla Piccolezza Evangelica curati da Don Liborio Tambè



PRESENTAZIONE
1° - Il mondo di oggi attraversa una crisi profonda, estesa a tutti i livelli (religioso, morale, ambientale, socio-economico, politico).
Lo intuiscono tutti: Siamo ad una svolta epocale, foriera di radicali trasformazioni.
A noi il grandioso compito di farla svolgere positivamente,
orientandola verso più luminosi traguardi:
A noi, cioè agli “uomini di buona volontà”: ce n’è tanti ancora oggi nel mondo, nonostante le apparenze negative.
Il momento è grave e solenne…e la lotta è decisiva.
L’avanzata del “maligno” sembra, a prima vista, inarrestabile:
Il tentativo diabolico di strappare Dio dalle coscienze, dalle famiglie e dalla società si fa sempre più subdolo e insidioso.
L’umanità sembra impazzita, dietro agli idoli del     consumismo  e dell’edonismo più aberranti e invadenti.
La corruzione sembra sia penetrata in ogni settore e in ogni ambiente.
Il livello morale, in gran parte della gente, si va notevolmente abbassando, fino a giustificare qualsiasi comportamento, anche il più disonesto.

LA VIA MAESTRA DELLA SANTA CROCE – Imitazione di Cristo – Libro II - Capitolo XII



  1.     Per molti è questa una parola dura: rinnega te stesso, prendi la tua croce e segui Gesù (Mt 16,24; Lc 9,23). Ma sarà molto più duro sentire, alla fine, questa parola: "allontanatevi da me maledetti, nel fuoco eterno" (Mt 25,41). In verità coloro che ora accolgono volonterosamente la parola della croce non avranno timore di sentire, in quel momento, la condanna eterna. Ci sarà nel cielo questo segno della croce, quando il Signore verrà a giudicare. In quel momento si avvicineranno, con grande fiducia, a Cristo giudice tutti i servi della croce, quelli che in vita si conformarono al Crocefisso. Perché, dunque, hai paura di prendere la croce, che è la via per il regno? Nella croce è la salvezza; nella croce è la vita; nella croce è la difesa dal nemico; nella croce è il dono soprannaturale delle dolcezze del cielo; nella croce sta la forza delle mente e la letizia dello spirito; nella croce si assommano le virtù e si fa perfetta la santità. Soltanto nella croce si ha la salvezza dell'anima e la speranza della vita eterna. Prendi, dunque, la tua croce, e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti ha preceduto lui stesso, portando la sua croce (Gv 19,17) ed è morto in croce per te, affinché anche tu portassi la tua croce, e desiderassi di essere anche tu crocefisso. Infatti, se sarai morto con lui, con lui e come lui vivrai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagni anche nella gloria.
  2.     Ecco, tutto dipende dalla croce, tutto è definito con la morte. La sola strada che porti alla vita e alla vera pace interiore, è quella della santa croce e della mortificazione quotidiana. Va' pure dove vuoi, cerca quel che ti piace, ma non troverai, di qua o di là, una strada più alta e più sicura della via della santa croce. Predisponi pure ed ordina ogni cosa, secondo il tuo piacimento e il tuo gusto; ma altro non troverai che dover sopportare qualcosa, o di buona o di cattiva voglia troverai cioè sempre la tua croce. Infatti, o sentirai qualche dolore nel corpo o soffrirai nell'anima qualche tribolazione interiore. Talvolta sarà Dio ad abbandonarti, talaltra sarà il prossimo a metterti a dura prova; di più, frequentemente, sarai tu di peso a te stesso. E non potrai trovare conforto e sollievo in alcuno modo; ma dovrai sopportare tutto ciò fino a che a Dio piacerà. Dio, infatti, vuole che tu impari a soffrire tribolazioni senza consolazione, e che ti sottometta interamente a lui, facendoti più umile per mezzo della sofferenza. Nessuno sente così profondamente la passione di Cristo, come colui al quale sia toccato di soffrire cose simili. La croce è, dunque, sempre pronta e ti aspetta dappertutto; dovunque tu corra non puoi sfuggirla, poiché, in qualsiasi luogo tu giunga, porti e trovi sempre te stesso. Volgiti verso l'alto o verso il basso, volgiti fuori o dentro di te, in ogni cosa troverai la croce. In ogni cosa devi saper soffrire, se vuoi avere la pace interiore e meritare il premio eterno. 

martedì 28 aprile 2015

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,25-30 - Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.


 Mt 11, 25-30

In quel tempo, Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore


Riflessione

Una bellissima preghiera, quella di Gesù nel Vangelo di oggi. Con essa Lui ringrazia Suo Padre per aver preferito rivelare il Suo messaggio alle persone umili che non hanno un'istruzione particolare ma sono aperte, vogliono ascoltarlo e metterlo in pratica, anziché alle persone convinte di sapere tutto. Queste infatti, hanno le menti talmente chiuse e ancorate alle proprie convinzioni che non riescono a vedere oltre il naso. E di scribi e farisei, come allora, è pieno il mondo anche oggi.
I piccoli, tanto amati da Gesù, non sono solo i bambini secondo l'anagrafe, ma tutte le persone che in qualche modo si lasciano fare, si lasciano usare come strumento da Dio senza mettere nessun muro davanti, non solo, ma non si fanno prendere dalla fretta e dalla voglia di ottenere tutto e subito. Così infatti si comportano sì i bambini, ma quelli superbi e capricciosi. A volte sono così anch'io... Mi piace ricordare un passo di Santa Teresa di Lisieux in “La storia di un'anima”: «Poiché ero piccola e debole, il Signore si abbassava verso di me e mi istruiva in segreto sulle cose del suo amore. Se i sapienti che hanno passato la vita nello studio fossero venuti a interrogarmi, senza dubbio sarebbero rimasti stupiti di vedere una ragazza di quattordici anni comprendere i segreti della perfezione, i segreti che tutta la loro scienza non riesce a scoprire, perché per possederli bisogna essere poveri di spirito». Teresina con queste parole ci insegna a credere veramente in Gesù, alla Sua misericordia e alla Sua provvidenza. Lei infatti in tanti momenti di difficoltà non si è mai lasciata scoraggiare, ma la fede in Gesù le ha dato la forza necessaria per superare tutto.
E' vero anche che noi viviamo in una società in cui abbondano tanti problemi, tante difficoltà, tanta indifferenza, ma Gesù oggi dà alle tante anime stanche una meravigliosa parola di conforto... “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. Dobbiamo accettare questo invito e non lasciarcelo scappare, perché solo il buon Dio può regalarci la pace e la gioia del cuore e della mente. Una mente riposata infatti non si trova, come molti pensano, in uno stato di torpore, ma in uno stato di grazia. E' come un mare in tempesta... le onde si infrangono sugli scogli con violenza, ma sotto le acque sono tranquille e piene di pesci che scorrazzano beati.
Gesù ha molta simpatia per le anime in difficoltà, Lui che le ha vissute in prima persona. Gesù aiuta chi si impegna nel superare le tentazioni, come quella di voler prendere in mano le redini della propria vita. Questa è una lezione di umiltà e di mitezza che Gesù ci da.
Le nostre difficoltà infatti, iniziano a essere leggere nel momento in cui diventiamo consapevoli che la “croce” che portiamo è quella di Gesù, e che l'amore Suo renderà leggero questo peso... è Lui stesso infatti che porta la nostra Croce.
Pace e bene

Santa Caterina da Siena Vergine e dottore della Chiesa, patrona d'Italia - Siena, 25 marzo 1347 - Roma, 29 aprile 1380 - Tema: Amore e riforma della Chiesa



«Nella complessa storia dell’Europa, il cristianesimo rappresenta un  elemento centrale e qualificante, affermava il beato papa Giovanni  Paolo II, il 1° ottobre 1999, quando proclamò patrone d’Europa le sante Brigida di Svezia, Caterina da Siena e Teresa Benedetta della Croce... La fede cristiana ha plasmato la cultura del continente e si è intrecciata in modo inestricabile con la sua storia... Innumerevoli sono i cristiani che con la loro vita retta ed onesta, animata dall’amore di Dio e del prossimo, hanno raggiunto nelle più diverse vocazioni consacrate e laicali una santità vera e grandemente diffusa, anche se nascosta. La Chiesa non dubita che proprio questo tesoro di santità sia il segreto del suo passato e la speranza del suo futuro... Il ruolo di santa Caterina da Siena negli sviluppi della storia della Chiesa e nello stesso approfondimento dottrinale del messaggio rivelato ha avuto riconoscimenti significativi, che sono giunti fino all’attribuzione del titolo di Dottore della Chiesa [da parte del papa Paolo VI, il 4 ottobre 1970]».
Figlia di un tintore, Iacopo Benincasa, e di sua moglie, Lapa, Caterina e la sua sorella gemella Giovanna nascono a Siena, in Italia, il 25 marzo 1347. Vengono al mondo dopo ventidue fratelli e sorelle. Giovanna muore non molto tempo dopo e, nel 1348, i genitori Benincasa adottano un giovane orfano di dieci anni, Tommaso della Fonte. Fin dalla sua infanzia, Caterina prova un’attrazione profonda per Dio e per Maria. All’età di appena cinque anni, recita con fervore l’“Ave Maria”, che si diverte a ripetere su ogni gradino salendo o scendendo le scale. In seguito, non smetterà di raccomandare il ricorso a Maria in ogni occasione: «Maria è nostra avvocata, madre di grazia e di misericordia. Ella non è ingrata a chi la serve.» Intorno all’età di sei anni, ha una visione di Cristo che la benedice. Questa esperienza rafforza il fervore di Caterina. L’educazione religiosa che riceve comprende letture di vite di santi, di eremiti o di padri del deserto, che cerca in seguito di imitare con una vita di ascesi e di solitudine. L’attrazione di Caterina per l’ordine dei Domenicani cresce quando Tommaso entra nel noviziato San Domenico nel 1353. All’età di sette anni, Caterina fa voto di castità.

INNO AL SANGUE - Santa Caterina da Siena



Al nome di Gesù Cristo Crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo Padre in Cristo dolce Gesù. lo Catarina, serva e schiava dei servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi sposo vero della Verità e seguitatore e amatore di essa Verità. Ma non veggo il modo che possiamo gustare e abitare con questa Verità se noi non conosciamo noi medesimi. Perché nel conoscimento di noi, in verità conosciamo noi non essere, ma troviamo l'essere nostro da Dio, vedendo che egli ci ha creati alla immagine e similitudine sua (cfr. Gen. 1, 26). E nel conoscimento di noi troviamo ancora la re creazione che Dio ci fece, re creandoci a Grazia nel sangue dell'Unigenito suo Figliolo; il quale sangue ci manifesta la verità di Dio Padre. La verità sua fu questa; che egli ci creò per gloria e lode del nome suo e perché noi partecipassimo l'eterna bellezza sua, perché fossimo santificati in lui. Chi cel dimostra, che questo sia la verità? Il sangue dello immacolato Agnello. Dove troviamo questo sangue? Nel conoscimento di noi. Noi fummo quella terra dove fu fitto il gonfalone della croce: noi stemmo come vasello a ricevere il sangue che correva giù per la croce. Perché fummo noi quella terra? Perché la terra non era sufficiente a tenere ritta la croce; anco, avrebbe rifiutata tanta ingiustizia; né chiovo era sufficiente a tenerlo confitto e chiavellato, se l'amore ineffabile che Egli aveva alla salute nostra non l'avesse tenuto. Sicché dunque l'affocata carità verso l'onore del Padre e la salute nostra, il tenne. A dunque fummo noi quella terra che tenemmo ritta la croce e siamo il vaso che ricevemmo il sangue.
Chi conoscerà e sarà sposo di questa Verità, troverà nel sangue la Grazia, la ricchezza e la vita della grazia; e troverà ricoperta la nudità sua e vestito del vestimento nuziale del fuoco della carità, intriso e impastato sangue e fuoco, il quale per amore fu sparto e unito con la Deità.
Nel sangue si pascerà e notricherà di misericordia; nel sangue dissolve la tenebra e gusta la luce; perché nel sangue perde Ia nuvola dell'amore proprio sensitivo e il timore servile che dà pena: e riceve timore santo e sicurtà nel divino amore, il quale ha trovato nel sangue...
Annegatevi dunque nel sangue di Cristo crocifisso, e bagnatevi nel sangue, e inebriatevi del sangue, e saziatevi del sangue, e vestitevi di sangue. E se foste fatto infedele, ribattezzatevi nel sangue; se il demonio v'avesse offuscato l'occhio dell'intelletto, lavatevi l'occhio col sangue; se foste caduto nell'ingratitudine dei doni non conosciuti, siate grato nel sangue... Nel caldo del sangue dissolvete la tepidezza; e nel lume del sangue caggia la tenebra, acciocché siate sposo della Verità.

Epistolario 111, Lettera 102

lunedì 27 aprile 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 10, 22-30 - Io e il Padre siamo una cosa sola.


Gv 10, 22-30


Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa dela Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Parola del Signore
Riflessione

Ci risiamo!!! Ecco l'ennesimo interrogatorio di terzo grado sull'identità di Gesù da parte dei Giudei.
"Ei tu... fino a quando hai intenzione di tenerci all'oscuro?... Sei o non sei il Cristo?".
Che barba... che noia... Sempre le stesse domande, avrà pensato Gesù!!! Certo che le zanzare sono meno fastidiose!!!
A questo punto, Gesù dà una risposta a mio avviso un po' forte che avrebbe fatto affondare chiunque, ma loro, imperterriti, resistono...
In poche parole dice loro che, siccome non riescono a riconoscerlo per quello che è nonostante le sue opere, non appartengono al Suo gregge. Bella mossa Gesù!!! Infatti, chi appartiene a Cristo ascolta e riconosce la Sua voce e Lo segue. E' come se avesse tatuato un marchio di appartenenza, un marchio indelebile... chi lo porta, anche se sarà tormentato da dubbi di ogni sorta, resisterà.
Ma quando noi siamo tormentati dai dubbi? Quando non ci fidiamo di Gesù, ma di noi stessi... Quando ci facciamo prendere dal pessimismo e dallo sconforto, quando vogliamo mollare tutto e fare di testa nostra... Quando tutto ci sembra perduto e non riusciamo a vedere una via d'uscita... Quando guardiamo intorno a noi e iniziamo a invidiare gli empi. Quando ci domandiamo se la decisione di amare il Signore sia stata una scelta giusta... Così, alla fine, peggioriamo la situazione... "Quando lo spirito immondo esce dall'uomo, si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo e, non trovandone, dice: Ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed essi entrano e vi alloggiano e la condizione finale di quell'uomo diventa peggiore della prima" (Lc 11, 24-26). In questi momenti stai male... allora preghi, gemi e invochi il Signore. Se poi hai la fortuna di avere accanto una persona speciale che ti aiuta... questi attimi, che sembrano non finire mai, finiscono... e chiedi perdono a Dio perché, in qualche modo, lo hai tradito. Ma dopo si è più forti di prima e si continua ad andare avanti e a lottare. Ricominci a sorridere e a sperare. Attenzione... questo nostro rialzarci velocemente fa imbufalire chi, come i Giudei, continua a voler stare nel dubbio; allora iniziano a fare il loro gioco preferito: cercare di trovare una breccia per colpirti, a questo scopo usano diverse tattiche. Iniziano a cercare difetti dove non ci sono e, qualche volta, li inventano pur di screditarti... mettono in dubbio ogni cosa che fai... cercano di demolire le tue speranze e i tuoi sogni. Vogliono insomma che tu diventi come loro. Si ritengono talmente perfetti che non provano minimamente a mettersi in discussione, continuano così a percorrere vie tortuose e, come centrifughe ambulanti, ruotano intorno al loro ombelico a velocità incredibili.
Ma chi cerca in tutti i modi di seguire Cristo fra sofferenze e incomprensioni, non verrà mai abbandonato da Lui. Lui non permetterà che vincano le tenebre, ne sono certa... "Il Signore è buono con chi spera in lui, con l’anima che lo cerca" (Lam 3, 25).
Il Signore conosce il nostro desiderio di fare il bene e conosce anche il nostro dolore, il nostro rammarico per quei momenti in cui non ci siamo fidati di Lui.
Preghiamo sempre il buon Dio di rafforzare la nostra fede, preghiamolo di continuare a disturbarci... perché chi non vuole essere disturbato da Gesù, ma vuole vivere come gli pare e piace, percorre una via molto pericolosa.
Voglio concludere con una bellissima preghiera:

O Dio, fonte di ogni bene,
che esaudisci le preghiere del tuo popolo
al di là di ogni desiderio e di ogni merito,
effondi su di noi la tua misericordia:
perdona ciò che la coscienza teme
e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare.

Pace e bene

Dagli Atti degli Apostoli -At 11, 1-18 - Dio ha concesso anche ai pagani che si convertano perché abbiano la vita.



 
At 11, 1-18
In quei giorni, gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano dicendo: «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!».
Allora Pietro cominciò a raccontare loro, con ordine, dicendo: «Mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e in estasi ebbi una visione: un oggetto che scendeva dal cielo, simile a una grande tovaglia, calata per i quattro capi, e che giunse fino a me. Fissandola con attenzione, osservai e vidi in essa quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli del cielo. Sentii anche una voce che mi diceva: “Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”. Io dissi: “Non sia mai, Signore, perché nulla di profano o di impuro è mai entrato nella mia bocca”. Nuovamente la voce dal cielo riprese: “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano”. Questo accadde per tre volte e poi tutto fu tirato su di nuovo nel cielo. Ed ecco, in quell’istante, tre uomini si presentarono alla casa dove eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi. Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell’uomo. Egli ci raccontò come avesse visto l’angelo presentarsi in casa sua e dirgli: “Manda qualcuno a Giaffa e fa’ venire Simone, detto Pietro; egli ti dirà cose per le quali sarai salvato tu con tutta la tua famiglia”. Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi. Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: “Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo”. Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».
All’udire questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».
Parola di Dio
Riflessione

Pietro, raccontando la visione della tovaglia con sopra gli animali, si è voluto difendere dalle accuse di chi lo criticava aspramente per aver accolto l'ospitalità degli abitanti di Cesarea, reputati dagli stessi discepoli di Gesù persone non degne di essere avvicinate, tanto meno di essere convertite.
Ed ecco i due primi partiti politici!!!... I circoncisi e i non circoncisi. Noi, poi, ci siamo fatti prendere la mano e li abbiamo fatti crescere di numero!!!
Dobbiamo imparare molto dal comportamento di Pietro in quella circostanza. Quando infatti ci troviamo difronte a persone che non vogliono schiodarsi dalla loro posizione, dalle loro polemiche o presunzioni, l'unico modo per convincerle è raccontare storie realmente vissute da noi... cose che sappiamo non, "per sentito dire", ma per l'esperienza o le esperienze attraverso cui Dio ci ha condotto o ci conduce. Questa infatti è la testimonianza che inchioda gli increduli... e se non ce ne vengono in mente... è meglio tacere e stare al nostro posto, perché raccontare le storie degli altri o farle proprie, non risulta molto efficace per convincere i dubbiosi.
Succede allora che qualcuno, nel sentire queste esperienze personali rimanga turbato, altri invece sono indotti a riflettere.
Certo, a volte è rischioso parlare delle nostre esperienze con Dio. Abbiamo infatti paura che queste storie vengano rifiutate... una paura infondata, perché Dio ci dice di non temere.
Tanti di noi hanno delle esperienze da raccontare. Inoltre, fare memoria del passato, ricordare i tempi bui, serve a farci scoprire che Gesù era con noi e ci aiutava a superare quei momenti, anche se noi non lo sapevamo...
Guardare sia indietro sia avanti con la luce della fede, serve a farla crescere e a incoraggiarci a procedere con fiducia nel cammino.
Per Pietro quindi, l'esperienza della visione, condivisa con gli altri discepoli, era guardare avanti con fede... la sua missione infatti era quella di far crescere la Chiesa e far conoscere Dio a tutti, senza distinzione di razza o religione. Pietro, non si lascia quindi intimorire dalla situazione nuova in cui il Signore lo conduce, anche se poi, qualche tempo dopo, gli verrà la fifa... e inciamperà nuovamente.
Questo apostolo inizia a piacermi sempre di più... in qualche modo mi conforta e mi dà buone speranze!!!
Poco tempo dopo infatti, Pietro avrà paura delle critiche della gente e eviterà di mangiare insieme a dei pagani. Questa sua "deffaillance" non è piaciuta molto all'apostolo Paolo e, se non ricordo male, hanno avuto dei contrasti per questo.
Torniamo alla lettura. Pietro racconta la sua visione e i suoi sentimenti... ossia la sua sensazione di imbarazzo e di disgusto nell'osservare gli animali "impuri" sulla tovaglia, e che, secondo l'ordine della voce udita, doveva uccidere e mangiare; lui protesta contro questo ordine rispondendo che non avrebbe mai e poi mai fatto entrare niente di zozzo nel suo corpo. Pietro... Pietro... ma l'esperienza passata, dove l'hai lasciata?... MAI DIRE MAI!!!... E così, dopo che la voce per ben tre volte gli ha detto: “Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”, dopo il suo disgusto e le sue proteste, la risposta dal cielo alla fine arriva... “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano”... non solo... la visione si concretizza. In quel momento infatti tre uomini bussano alla porta, proprio come i tre ripetuti richiami della tovaglia, ma la loro tovaglia è l'invito a Pietro di andare a casa di un ufficiale pagano. Questo ufficiale stava pregando in casa sua proprio nello stesso momento in cui Pietro stava pregando sul terrazzo. Come Sara e Tobia!!!...
La preghiera di entrambi quindi, anche se fatta in città diverse, sale a Dio nello stesso momento e viene accolta all'istante. E così Pietro, senza esitare, obbedisce a Dio e va. Racconterà poi agli altri discepoli come lo Spirito Santo sia sceso su tutta la famiglia dell'ufficiale. A questo punto tutti si rassicurano, perché si ricordano le parole del loro Gesù: “Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo”... E così, accogliendo con stupore questo fatto, iniziano a lodare Dio per ciò che aveva compiuto.
Allora anche noi, come Pietro, proviamo a lasciarci guidare dalla voce di Dio, proviamo a essere più docili ai Suoi richiami perché, senza accorgercene, ci troveremo ad aver compiuto ciò che Dio voleva... non solo, Lui ci farà vedere anche gli esiti del nostro “SI”.
La cosa bella è che Pietro non ha cercato nessuno... stava tranquillamente pregando sul terrazzo di casa. Quante volte sarà capitato a noi di stare in un angolo a pregare e poi... abbiamo sentito il campanello suonare o abbiamo ricevuto una mail... e la nostra vita ha preso una direzione nuova o è stata trasformata? E se di primo acchito pensi: "Mò sì... che sono inguaiata!!!"... Lasciamoci fare, perché se nessuno di noi ha cercato volutamente una certa situazione, il buon Dio ha già la soluzione. Noi no... ma Lui si!!!
Pace e Bene

giovedì 23 aprile 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6, 52-59 - La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.




Gv 6, 52-59

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

Parola del Signore

Riflessione

Gesù oggi, come allora, chiede a tutti una cosa... diciamo pure una clausola: per entrare nel Suo Regno dobbiamo accettare la Sua Persona.
Mangiare la Sua carne e bere il Suo sangue significa entrare in comunione con Gesù, significa seguirLo, significa credere nella Sua Parola e agire di conseguenza. Solo se partecipiamo a questa comunione con Lui, vivremo, penseremo e agiremo come Lui.
Oggi, purtroppo, non sempre chi si avvicina all'Eucarestia dà il giusto valore a questo Dono, troppo spesso Lo si riceve con molta superficialità. Diceva bene San Giovanni Paolo II: “L'Eucarestia è un dono troppo grande per sopportare ambiguità e diminuzioni”.
Quando assisto a certi comportamenti tiepidi in Chiesa, mi viene una tristezza e penso: povero Gesù... cosa deve vedere!!!... Persone che entrano in casa Sua e non salutano a dovere il padrone di casa... persone che vanno dritte alla statua del primo Santo e iniziano a versare monetine nella cassetta... persone che fanno il segno della croce tanto velocemente da farti venire il capogiro... persone che chiacchierano con il vicino come se stessero su una panchina dei giardini pubblici... senza curarsi di chi a fianco a loro prega in silenzio... persone che durante la liturgia continuano a parlottare e poi, all'improvviso, con tanta nonchalance, si alzano e prendono la comunione. Allora mi domando: ma con quale fervore, con quale amore, con quale animo puro prendono il Signore?
E' vero che nessuno di noi è degno di un simile dono, è vero anche che siamo tutti dei poveretti, ma accostarci a questo fuoco con una tuta antincendio significa non volerci far bruciare da questo amore incandescente.
Come si fa a non tremare sentendo le parole del sacerdote: “La comunione del Tuo corpo ed del Tuo sangue, Signore Gesù Cristo, non diventi per noi giudizio di condanna, ma per la Tua misericordia, sia rimedio di difesa dell'anima e del corpo”. Io tremo... e non mi vergogno. Il mistero è infatti troppo grande per rimanere insensibili... ma sto in silenzio, e, consapevole delle mie fragilità, mi affido completamente all'unica persona che possa rendermi libera, che mi ridà la dignità di figlia di Dio. Una figlia di Dio che desidera essere amata e amare, una figlia di Dio consapevole di non saper amare come Lui.
Proviamo allora noi cristiani a recuperare il fervore eucaristico. Noi cattolici siamo molto fortunati... nessuna religione ha un simile dono. Dio si unisce a noi per stabilire una relazione d'amore unica e speciale. Lui ci ama così tanto e vuole che diventiamo come dei gemelli omozigoti nel grembo di Sua madre... che ci nutriamo dalla stessa placenta così da avere il necessario per vivere e per crescere.
Ascoltiamo Sant'Agostino quando dice: “Perciò fratelli, non esitiamo a mangiare un tale pane nel timore di consumarlo interamente e non trovare poi di che mangiare. Si mangi il Cristo: mangiato, è vivente, perché, ucciso, è risorto”.
Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra piccola fede, e chi ha avuto la grazia di conoscere chi è veramente Gesù, preghi per tutti i fratelli, affinché Dio possa ammorbidire un pochetto i loro cuori, perché possa incendiarli con il fuoco del suo amore e possa aumentare la cerchia dei Suoi amici... che al momento non sono tanti!!!
Ascoltiamo infine un bellissimo consiglio di San Giovanni Bosco: Dopo la S. Comunione, trattenetevi almeno un quarto d'ora a fare il ringraziamento. Sarebbe una grave irriverenza se, subito dopo aver ricevuto il Corpo-Sangue-Anima-Divinità di Gesù, uno uscisse di chiesa o, stando al suo posto, si mettesse a ridere, chiacchierare, guardare di qua e di là per la chiesa....
Pace e bene

martedì 21 aprile 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 8,1-8 - Andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.



 
At 8,1-8
In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samarìa.
Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Sàulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere.
Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.
Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città.

Parola di Dio
Riflessione
Il martirio di Stefano non placca gli animi delle persone che non avevano riconosciuto Gesù come il Messia. Assettate infatti di odio e di vendetta, scatenano contro la Chiesa di Gerusalemme uno tsunami.
Mi sa che Satana continuava ad avere problemi di insonnia in quel periodo... non dormiva un attimo!!!
E così scatena una grande persecuzione contro i cristiani. Famiglie intere vengono trascinate in prigione, altri, più fortunati, tanto per dire... riescono a scappare. Immaginiamo l'angoscia di questi fratelli... devono infatti abbandonare le loro case, gli amici, il poco che avevano, insomma, tutto... e andare all'avventura, in un paese nuovo, che non parla la stessa lingua... devono far fronte a una serie di turbolenze non facili da gestire e da sopportare.
Anche oggi tanti stranieri, che in molti paesi del mondo sono perseguitati per motivi religiosi o politici e vanno da una parte all'altra del mondo sopportando tanti disagi e sofferenze, possono trovare solidarietà nelle persecuzioni dei primi cristiani.
Eppure i cristiani della lettura di oggi che si disperdono, non si lasciano scoraggiare o intimorire troppo, ma continuano a edificare la Chiesa di Dio... “Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola”. Questo è un bellissimo insegnamento per noi, perché quando c'è una persecuzione di qualsiasi genere, dobbiamo pensare che l'opera di Dio non viene ostacolata, ma misteriosamente progredisce con il concorso di uomini e circostanze impensabili e imprevedibili.
Gli Apostoli, invece, rimangono con vero coraggio in città. Si prendono così cura dei pochi rimasti e vanno a consolare e ad aiutare quelli che erano tenuti in carcere con chissà quante cattiverie.
E mentre uomini pii seppellivano Stefano, un uomo di nome Paolo di Tarso cercava con tutta la sua forza di seppellire la Chiesa. Quindi, le persecuzioni non ci devono impedire di continuare a spargere il profumo di Cristo, ma devono stimolarci ad andare dove Dio ci manda, perché, guidati da Lui, possiamo far conoscere Cristo in ogni luogo. Allora non dobbiamo temere... dobbiamo fidarci di Lui in ogni situazione. Non sempre è facile, perché tutti abbiamo un po' paura del futuro, soprattutto quando non abbiamo la minima idea di dove il Signore voglia condurci, ma ci deve consolare il fatto che Lui ha le idee molto chiare... sa ciò che fa. Gesù non ha problemi di miopia e ha sotto controllo ogni vicenda!!!
Abbiamo tanti motivi per avere fede in Dio!!! Permettiamogli di modellarci a Sua immagine, cerchiamo di percepire in ogni vicenda il Suo profumo, e Lui lo diffonderà anche su quelli che ci stanno accanto. Pazienza dobbiamo avere!!! Una foresta non spunta all'improvviso!!!
La cosa bella è vedere la gioia nella città di Samaria, dove Filippo inizia a predicare la salvezza di Cristo. Questa gioia non è altro che il risultato della rinuncia a noi stessi, perché nel momento in cui ci dichiariamo peccatori e mettiamo Dio al primo posto, la gioia si impadronisce del nostro cuore. Infatti, quando una persona si rende conto di essere stata salvata, la gioia è grande come quella degli abitanti di Samaria.
Pace e bene

FELICITÀ DI QUELLI CHE GODONO IL SOMMO BENE Sant'Anselmo




Nato nel 1033 ad Aosta, Anselmo sognava fin dall'infanzia di raggiungere Dio e ancor giovane si dedicò allo studio e alla preghiera. Dopo essersi lasciato un po' sedurre dalle attrattive del mondo, giunse in Normandia e, a 27 anni, si fece monaco nell'abbazia di Bec, di cui poi divenne abate. Nel 1093 dovette lasciare il monastero per divenire arcivescovo di Canterbury, dove, a causa delle investiture laiche, ebbe a lottare con il re d'Inghilterra. Esiliato per ben due volte, ebbe la gioia di finire i suoi giorni nella propria diocesi nel 1109, essendosi infine ristabilita la pace.

Perché dunque, debole uomo, vai vagando attraverso tante cose alla ricerca dei beni della tua anima e del tuo corpo? Ama l'unico Bene nel quale si trovano tutti gli altri e questo sarà sufficiente... Cosa infatti ami, o corpo, cosa desideri, o anima? In Dio si trova tutto ciò che è amabile o desiderabile.
Ti piace la bellezza? I giusti risplenderanno come il sole (Mt. 13, 43). L'agilità, la forza o la libertà del corpo, svincolato da ogni ostacolo? Saranno come gli angeli di Dio (Mt. 22, 30)... Se chiedi una vita lunga e sana, in Dio troverai un'eternità di salute e una salute eterna, poiché i giusti vivranno in eterno (Sap. 5, 16)... Vuoi saziarti e inebriarti? Saranno saziati quando apparirà la gloria di Dio (Sl. 16, 15) e inebriati dall'abbondanza della sua casa (cfr. Sl. 35, 9). Ami la melodia? Lassù i cori angelici cantano senza fine la lode di Dio. Cerchi le delizie più caste? Li disseterai, o Dio, al torrente delle tue delizie (Sl. 35, 9). Ami la sapienza? La sapienza di Dio in persona si manifesterà loro. L'amicizia? Ameranno Dio più di se stessi, si vorranno un bene vicendevole e Dio li amerà più di quanto essi potranno mai amarsi: essi infatti ameranno Dio, se stessi e gli altri per Dio, mentre Dio amerà sé e loro per se stesso. Ami la concordia? Avranno tutti una sola volontà, perché non ci sarà altra volontà che quella di Dio... Gli onori e le ricchezze? I servi buoni e fedeli, Dio li metterà a capo di molti beni (cfr. Lc. 12, 44); di più, saranno chiamati figli di Dio (Mt. 5, 9) e dei, e lo saranno veramente, perché lì dove è il Figlio, saranno anch'essi, eredi di Dio e coeredi di Cristo (Rom. 8, 17)...
Immensa è la felicità là dove si trova un bene così grande! Se sovrabbondassi di tutte queste cose, che gaudio per te, cuore umano, cuore bisognoso, cuore che non solo conosce il dolore, ma anzi è oppresso dalla sofferenza! Chiediti nell'intimo se ti sarà possibile contenere la gioia di una tale beatitudine. Certamente se un altro, che tu ami proprio come te stesso, godesse questa beatitudine, sarebbe raddoppiata la tua gioia, perché saresti felice per lui come per te. Se poi due o tre o parecchi altri avessero la stessa felicità, tu godresti per ciascuno come per te stesso... Così nella pienezza d'amore che lega gli innumerevoli beati, dove nessuno amerà l'altro meno di se stesso, ciascuno godrà per gli altri come per sé. Se dunque il cuore dell'uomo sarà appena capace di contenere la sua gioia, in che modo potrà accogliere in sé tanta felicità di un così gran numero di beati? Poiché nella misura in cui uno ama un altro, altrettanto gode del suo bene; in quella perfetta felicità, come ciascuno amerà infinitamente più Dio che se stesso e gli altri, così godrà maggiormente della felicità di Dio, che della sua e di quella degli altri.
  
Proslogion

sabato 18 aprile 2015

Meditazione sul Vangelo di Eugenio Pramotton - APRÌ LORO LA MENTE PER COMPRENDERE LE SCRITTURE - (Lc 24, 44 - 48)



Lc 24, 44 - 48

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.

Non è così facile comprendere le Scritture

Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture. Questa annotazione ci fa comprendere che se Gesù non fosse intervenuto, i suoi discepoli avrebbero continuato a non comprendere le Scritture. Eppure i discepoli erano familiari con le Scritture fin da piccoli: sia perché istruiti dai genitori, sia perché le sentivano leggere nella sinagoga. Crescendo, poi, avevano potuto consolidare e assimilare sempre meglio la loro conoscenza. Inoltre, nei tre anni trascorsi al seguito di Gesù, le occasioni per ascoltare e riflettere sulle Scritture non erano certo mancate, e il maestro che avevano non era inferiore a nessuno in Israele. Eppure quelle Scritture tante volte ascoltate e meditate, le conoscevano ma non le comprendevano. Come mai? Evidentemente comprendere le Scritture non è né così facile né così semplice.
Se le Scritture non erano comprese da persone di buona volontà, che vivevano in un ambiente favorevole in cui esse erano venerate e studiate con costanza e impegno, se non erano comprese da chi aveva seguito il Signore per tre anni, cosa potranno mai comprendere coloro a cui non passa nemmeno per l'anticamera del cervello che è necessario attingere dalle Scritture ciò che è decisivo per la salvezza della propria vita?
Purtroppo, molti, ragionano più o meno in questo modo: “Perché sprecare tempo ed energie per un'attività di cui non si vede l'utilità? Ci sono molte cose più interessanti da fare nella vita”. Eppure si possono fare un sacco di cose interessanti nella vita ma, a lungo andare, se non sappiamo il senso di ciò che facciamo, anche la più interessante delle attività perde il suo sapore, anche la più interessante delle attività si trasforma in disgusto e noia.
Ma l'interrogativo rimane: “Come mai i discepoli del Signore non comprendevano le Scritture?”. Da notare che questo fatto è messo in evidenza anche nell'episodio della manifestazione di Gesù risorto ai discepoli di Emmaus: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!... E spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui” (Lc 24, 25-27). Anche i discepoli di Emmaus avrebbero continuato a non comprendere le Scritture se il Signore non le avesse spiegate loro, se non avesse “aperto loro la mente”.

venerdì 17 aprile 2015

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 2,1-5 - Gesù Cristo è vittima di espiazione per i nostri peccati e per quelli di tutto il mondo.



Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.

Parola di Dio
Riflessione
 
Che bella lettura questa di oggi! E' una esortazione forte, ma carica di speranza. Forte, perché tutti noi, anche se spesso non vogliamo ammetterlo, pecchiamo... e anche quando facciamo i nostri bei propositi, alla fine ci caschiamo. Siamo così abituati a peccare che, in fondo, i nostri peccati non sembrano neanche così gravi. Non solo... molto spesso siamo convinti delle nostre pie pratiche... le consideriamo perfette... e ci stupiamo se Gesù non ascolta le nostre preghiere. Diciamo pure che non riflettiamo abbastanza sulle nostre miserie e di quanto possano dispiacere al nostro Gesù. Siamo più preoccupati di piacere agli uomini che a Lui.
Oggi però San Giovanni ci da una grande speranza. Questa speranza si chiama Gesù... che con il suo sacrificio ci ha perdonato ogni cosa. Tutto questo ci deve far gioire, ci deve ammorbidire il cuore. Gesù infatti è il rimedio alle nostre sofferenze... è la via che ci conduce alla salvezza eterna. Non è meraviglioso sapere che Gesù si presenta a Suo Padre come nostro avvocato e intercede per noi? E' come se gli dicesse: “Caro babbino... caro giudice... ecco i segni della Croce sul mio corpo... Come vedi, ho pagato il riscatto per tutti gli uomini... adesso puoi liberarli e dare loro il tuo sorriso, la tua pace e la tua gioia... Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore”  (Eb 7, 25).
Però... un bell'avvocato con i fiocchi!!!
Approfittiamo allora di questo dono, che ci permette di essere tutti figli Suoi e di essere in comunione con Lui. Andiamo spesso da Lui e ravvediamoci veramente, perché i problemi della vita, anche se tanti, sono nulla in confronto ai problemi che dovremmo affrontare nel “piano di sotto”...
Se stiamo in comunione con Lui, se viviamo con Lui e per Lui, avremo la forza e il coraggio di affrontare ogni cosa. Diffidiamo delle nostre convinzioni "molto teoriche", perché spesso siamo troppo sicuri di noi stessi e diamo per scontato di conoscere il Cristo solo perché andiamo in Chiesa e conosciamo a memoria alcuni brani delle scritture. Non basta conoscere il Vangelo per dire di conoscere Gesù... bisogna viverlo!!! Mi viene in mente a questo punto una frase che ho sentito in un ritiro spirituale... p. Pierluigi diceva: “conoscere a memoria le ricette di cucina e non mangiare, vuol dire morire di fame... oppure: conoscere tutto su cosa Gesù dice del matrimonio e della fedeltà, e fare poi una vita dissoluta non serve a niente... E' un grande insulto all'intelligenza!!!”.
Naturalmente, dobbiamo conoscere Gesù e le scritture, ma poi dobbiamo metterle in pratica se vogliamo avere in noi l'amore di Dio.
Non è facile seguire sempre il Signore, specialmente in questa società, ma dobbiamo provarci. E se Gesù è misericordioso, sempre ci aspetta e ci perdona... non siamo autorizzati a vivere come ci pare e piace commettendo ogni sorta di stupidaggine, tanto poi il buon Dio perdona.
Quindi... un piccolo sforbicino da parte nostra, poi Gesù ci sosterrà lungo il cammino, perché vedendo la nostra buona volontà... vedendo il nostro desiderio di diventare santi, ci aspetterà, ci darà la Sua mano e non ci lascerà mancare nulla di quanto ci è veramente necessario. Diceva bene Jean-Pierre De Caussade in Abbandono alla divina Provvidenza: Quando Dio vive nell'anima, questa deve abbandonarsi totalmente alla sua provvidenza; quando l'anima vive in Dio, essa si munisce con cura e con regolarità di tutti i mezzi che ritiene in grado di condurla a questa unione” e ancora... Non c'è che da adempiere fedelmente gli elementari doveri cristiani e quelli del proprio stato; accogliere con rassegnazione le croci che li accompagnano e sottomettersi all'ordine della Provvidenza in tutto quello che si presenta da fare e da soffrire, senza andarne alla ricerca”.
Allora chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede, e quando ci troviamo a dover passare per sconfitte, disfatte che ci fanno cadere le braccia, non spaventiamoci... perché Gesù si trova proprio al centro delle nostre tribolazioni... è lì che Lui ci attende; è lì che Lo incontrimo, è lì che instaura con noi un rapporto di vera amicizia e di vero amore. Mi piace concludere questa mia povera riflessione con un passo tratto dal Discorso 1 sulla risurrezione del Signore del Beato Guerrico d'Igny: Ora, fratelli, quale testimonianza rende la gioia del vostro cuore al vostro amore per Cristo?... Oggi nella Chiesa tanti messaggeri proclamano la risurrezione e il vostro cuore esulta e grida: “Gesù, mio Dio, è vivo, me l'hanno annunciato! A questa notizia, il mio spirito scoraggiato, tiepido e assopito dal dolore, ha ripreso vita. La voce che proclama la buona notizia risveglia dalla morte persino i più colpevoli...” Fratello, l'indizio da cui riconoscerai che il tuo spirito ha ripreso vita in Cristo è questo: Se dice: “Se Gesù è vivo, mi basta!” Parola di fede e ben degna degli amici di Gesù!... “Se Gesù è vivo, mi basta!”
Così sia anche per ognuno di noi.
Pace e bene

Eccomi Signore



Eccomi Signore, un nuovo giorno inizia ed io son qui che aspetto la tua Benedizione: sia su di me la tua grazia affinché io non tema nel cammino che debbo fare.

Le me mani siano operose e le mie labbra siano sempre pronte a ringraziarti: dammi Signore la forza per combattere la mia grande debolezza, quella di non essere mai troppo pronto a fare la tua volontà.

Signore che io non vacilli mai e se mai accadesse, Amami con un amore ancor più grande e cingimi del tuo abbraccio silenzioso.

Io mi ridesterò allora sicuro perché mai Tu permetterai che io mi senta abbandonato… portami dove vuoi ed io verrò con Te.

Indicami Tu la via ed io la seguirò, ma entra su presto nel mio cuore perché è ora che io cominci il mio lavoro: sarà dolce e bello stare insieme, così non sarò mai solo.

Fin dal mio risveglio ti ho cercato, Amato mio, vieni presto a prendere il tuo posto in me, il mio cuore è tuo, mio Gesù.

Santa Caterina Tekakwitha Vergine - Osserneon (Auriesville), New York, 1656 - Caughnawaga, Canada, 17 aprile 1680


 
Caterina Tekakwitha era nata nel 1656 da genitori irochesi nel la regione di Ossernenon, ora nello Stato di New York, dove pochi anni prima i Gesuiti Jogues, Goupil, de La Lande erano stati martirizzati. Rimasta orfana, visse sotto la tutela di uno zio, avverso al cristianesimo. Tuttavia, i principi che la buona mamma, cattolica, aveva instillato in lei e la grazia di Dio fecero crescere in essa l’anelito a divenire cristiana. Nel 1667 l’incontro con tre missionari Gesuiti contribuì a far crescere in lei tale aspirazione: il loro Superiore, P. de Lamberville, decise di conferirle il Sacramento del Battesimo il giorno di Pasqua 1676 con il nome di Caterina (Kateri). Da allora visse con fervore il suo rapporto personale con Cristo crocifisso. L’amore per Gesù era talmente intenso che Caterina, distanziandosi dalle tradizioni tribali degli irochesi, sotto impulso divino non acconsentì ad unirsi in matrimonio con un giovane designato dai capi tribù: essa intendeva vivere in unione con Cristo. Ciò fu motivo di opposizione e minacce alle quali Caterina non cedette; tuttavia nel 1677 fu deciso che essa si trasferisse ad altro villaggio molto lontano, nell’attuale Canada, in cui era presente una fervente comunità di cristiani. Accolta con ammirazione per le sue virtù, contrariamente a tutti gli usi, a Natale 1677 Caterina fu ammessa a ricevere l’Eucaristia. Visse poi ancora tre anni come membro del villaggio dando esempio delle virtù cristiane, specialmente di carità verso le persone sofferenti e bisognose. Convinto della sua purezza e del suo amore per la persona di Cristo, il 25 marzo 1679 il suo direttore, P. Cholenec, le permise di fare al Signore voto di verginità perpetua; fu il primo riconoscimento di questo tipo tra gli indiani del Nord America. Il 17 aprile 1680, consumata dalla febbre, spirò serenamente dicendo come ultime parole: «Gesù, ti amo!»

Stella dei Nativi e Luce brillante per tutti! Noi ringraziamo Dio per il tuo eroico coraggio, la tua costante perseveranza ed il tuo profondo amore per la Croce. Prega per noi affinchè il nostro amore per Cristo si accresca e possiamo imitarti nel seguire la volontà di Dio anche quando sorgono delle difficoltà.
Preghiamo in nome di Cristo. Amen.

giovedì 16 aprile 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 5,34-42 - Gli apostoli se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.




  At 5,34-42

In quei giorni, si alzò nel sinedrio un fariseo, di nome Gamalièle, dottore della Legge, stimato da tutto il popolo. Diede ordine di far uscire [gli apostoli] per un momento e disse: «Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini. Tempo fa sorse Tèuda, infatti, che pretendeva di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quelli che si erano lasciati persuadére da lui furono dissolti e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse gente a seguirlo, ma anche lui finì male, e quelli che si erano lasciati persuadére da lui si dispersero. Ora perciò io vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest’opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!».
Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero flagellare e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.
E ogni giorno, nel tempio e nelle case, non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo.

Parola di Dio
Riflessione

Nelle letture di questi ultimi giorni, notiamo come Dio gestisce tutte le situazioni impensabili per gli uomini prendendosi quasi beffa di loro. Lui, come non mai, è all'opera per far avanzare il Suo Regno, e si avvale della collaborazione degli apostoli ai quali ha dato il potere di compiere miracoli in Suo nome. Questo perché il popolo vedesse la Sua vera potenza e in qualche modo venisse confermata la loro predicazione. Come sappiamo bene noi poveri umani, le parole a volte non bastano, vogliamo vedere qualche fuoco d'artificio, anche se poi, dopo un pochetto finisce il rumore e finisce la festa!!! Dobbiamo stare invece dalla parte vincente, cioè con Gesù, non per ottenere miracoli fisici - comunque sempre graditi ma che a volte confondono le persone - ma per ottenere ciò che Dio ci vuole dare veramente, ossia la guarigione spirituale. Se ci pensiamo bene, quando Dio guarisce il nostro cuore, i problemi fisici o altri, anche se sono un'infinità... vengono visti sotto un'altra luce.
Tornando alla lettura, tutti questi prodigi non vengono visti molto bene dai capi dei sacerdoti... sono letteralmente spaventati al pensiero di perdere il loro potere e, nonostante sappiano che solo nel nome di Dio si possano fare certi miracoli, continuano ad avere più paura degli uomini che del Signore. Stolti!!! E così continua l'odio verso Gesù al tal punto da non chiamarlo con il Suo nome... "Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare più nel nome di costui, ed ecco voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quell'uomo" (Atti 5, 28).
Ma Dio sembra quasi burlarsi di loro... perché dietro il consiglio di Gamaliele di risparmiare momentaneamente la vita degli apostoli, c'era Lui. Infatti, questo fariseo riesce a calmare i cari "colleghi" con un pochetto di buonsenso, ricorda loro diverse insurrezioni della storia passata che sono poi svanite nel nulla perché in qualche modo non erano opera di Dio, ma se invece, continua Gamaliele,  tutto quello che stava succedendo era un Suo disegno, allora sarebbero stati guai seri... insomma sarebbero stati belli che fritti!!!
E così, grazie a Gamaliele, per il momento la vita degli apostoli viene risparmiata, ma non vengono lasciati andare a mani vuote... per la loro grande cattiveria e invidia prima del congedo ricevono il "ben servito"... un pacchetto di 39 frustate. Ma gli apostoli sono oramai pronti a soffrire o a morire per il loro Signore, e niente e nessuno poteva farli smettere di predicare Gesù morto e risorto.
La cosa meravigliosa è vedere dopo le frustate la loro gioia... non certo per essere stati massacrati, ma perché in quel modo erano stati resi simili a Gesù... "Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi" (Mt 5, 11-12)... Hanno osservato quindi, in tutti i sensi, le parole di Gesù... e pensare che sembravano poco attenti!!!
Proviamo anche noi a non farci abbattere dai problemi di ogni giorno, proviamo a sorridere anche quando agli occhi del mondo non è il caso... perché Gesù può risolvere ogni nostra difficoltà, materiale o spirituale, in modo sorprendente, quando e come a Lui piacerà... e se non lo fa o ci lascia attendere, non vuol dire che ha perso i Suoi "poteri", ma semplicemente perché ha in mente un altro disegno, migliore, perché vuole renderci forti nelle nostre debolezze. E come diceva bene San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi (12, 10) “Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.”
Allora preghiamo in continuazione il buon Dio di aumentare la nostra fede, in modo da essere luce nel mondo e non una lampadina da 15 watt!!!
Pace e bene

Riflessione di Eugenio Pramotton - Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 3, 16-21 - Dio ha mandato il Figlio nel mondo, perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.



Gv 3, 16-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Riflessione

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Questo significa che se Dio non avesse mandato il suo Figlio nel mondo noi saremmo tutti perduti, la nostra vita non avrebbe alcun senso, noi brancoleremmo nelle tenebre combinando disastri, guai, ingiustizie, violenze, abomini… Ma i guai, le ingiustizie, le violenze, gli abomini ci sono stati, ci sono e ci saranno anche se il Figlio unigenito di Dio è venuto nel mondo; quindi, bisogna dire che non basta che il Figlio di Dio sia presente nel mondo, ma occorre anche che noi lo ascoltiamo e lo accogliamo, è necessario che noi crediamo in Lui. Non basta che ci sia la luce nel mondo, bisogna che noi la desideriamo e la cerchiamo, perché la luce ci è necessaria più di qualunque altro bene sulla terra. Cosa ci serve infatti avere molti beni, cosa ci serve poterne avere sempre di più, cosa servono le nostre relazioni, le nostre attività, i nostri divertimenti, se non sappiamo che senso dare a tutto il nostro agitarci?
Non solo, ma per poco che ci fermiamo a riflettere, possiamo sapere in maniera certissima che tutto quello che abbiamo ci verrà tolto. Se, fra un impegno e l'altro ci fermiamo a riflettere, non possiamo non vedere, non possiamo non sentire che qualcosa non va in noi e nel mondo, non possiamo non sentire un certo disagio, una certa inquietudine… è come se sulla nostra vita e su quella del mondo pesasse una maledizione, una condanna. Ma noi facciamo di tutto per non pensare a queste cose, facciamo di tutto per non ammettere che siamo dei disgraziati, poveri, ciechi, nudi, cattivi… ecco perché il vangelo non ci dice niente, ecco perché Gesù non è conosciuto e non è amato, perché Lui e le sue parole si rivolgono a coloro che sentono che c'è qualcosa che non va, sentono che stanno andando verso la perdizione, verso il non senso, l'assurdità e la morte; ma chi non bara, chi non si tappa le orecchie, chi non resiste alla Luce, che in un primo tempo mostra in maniera inequivocabile e implacabile la nostra poco brillante situazione, è nelle disposizioni giuste per sentire l'annuncio di una “buona novella”: Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
E la prima cosa da credere è che, per quanto la nostra situazione possa apparire tragica, senza vie d'uscita, senza speranza, Gesù vuole e può salvarci, Gesù può impedire che le tenebre e la morte abbiano l'ultima parola, Lui può sollevare il nostro sguardo e aprire il nostro cuore per accogliere una vita che non è di questo mondo, Gesù vuole donarci una vita che Lui solo possiede ed è una vita eterna. Ma se non crediamo in Lui la condanna che pesa su di noi farà il suo corso, se non crediamo che Lui solo può donarci la vita eterna, quello che ci attende è la morte eterna perché non abbiamo creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
 
Eugenio Pramotton

mercoledì 15 aprile 2015

Guarda la stella, invoca Maria



Madoninna nella comunità Foyer de Charité -La Salera- Casa per esercizi spirituali - EMARESE – (AOSTA) - Un'oasi di preghiera e di pace


O tu che nell’instabilità continua della vita presente
t’accorgi di essere sballottato tra le tempeste
senza punto sicuro dove appoggiarti,
tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella
se non vuoi essere travolto dalla bufera.
Se insorgono i venti delle tentazioni
e se vai a sbattere contro gli scogli delle tribolazioni,
guarda la stella, invoca Maria!
Se i flutti dell’orgoglio, dell’ambizione,
della calunnia e dell’invidia
ti spingono di qua e di là, guarda la stella, invoca Maria!
Se l’ira, l’avarizia, l’edonismo
squassano la navicella della tua anima,
volgi il pensiero a Maria!
Se turbato per l’enormità dei tuoi peccati,
confuso per le brutture della tua coscienza,
spaventato al terribile pensiero del giudizio,
stai per precipitare nel baratro della tristezza,
e nell’abisso della disperazione, pensa a Maria!
Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità,
pensa a Maria, invoca Maria!
Maria sia sempre sulla tua bocca e nel tuo cuore.
E per ottenere la sua intercessione, segui i suoi esempi.
Se la segui non ti smarrirai,
se la preghi non perderai la speranza,
se pensi a lei non sbaglierai.
Sostenuto da lei non cadrai,
difeso da lei non temerai,
con la sua guida non ti stancherai,
con la sua benevolenza giungerai a destinazione.
 
S. Bernardo


lunedì 13 aprile 2015

MADRE, STRINGIMI A GESÙ!


Madonnina nella grotta -Foyer de Charité – Salera - EMARESE – (AOSTA)

O Maria, Madre mia, conservami
il fervore di spirito, il buon gusto
e la squisitezza nel fare il bene.
Il mio pensiero ritorni spesso a te,
di te parli la mia bocca,
a te sospiri il mio cuore.
Fammi umile e sarò santo.
Illumina la mia mente con le verità
che riguardano te e il Figlio tuo.
Introducimi nel Cuore di Gesù,
meta ultima degli affetti miei.
O Madre, stringimi a Gesù
e aiutami a diventare
pazzo d’amore per Lui. Così sia.

(S. Giovanni XXIII)