giovedì 30 ottobre 2014

Per andare da Gesù, bisogna sudare “sette camicie”... ma alla fine, Lui ci darà un prezioso aiuto...




Prima di essere esaltata, l'anima viene umiliata e, prima di essere umiliata, è esaltata. Se l'anima vorrà riflettere a ciò, vedrà bene quanti alti e bassi patisce in questo cammino e come dopo aver goduto la prosperità viene qualche tempesta e travaglio, talché  le sembra che quella abbondanza le sia stata data per prepararla e rinforzarla in vista della funzione seguente, come dopo la miseria e la burrasca viene l'abbondanza e la bonaccia per cui all'anima sembra di aver fatto quella vigilia per godere poi di quella festa. Questa è la norma ordinaria dello stato di contemplazione, finché non si raggiunge quello di quiete: non si rimane mai nelle stesse posizioni, ma è tutto un salire e uno scendere.

San Giovanni della Croce - 2N 18, 3

Ascoltare Dio nel silenzio e nei limiti quotidiani


In tutto ciò che ci circonda è inscritto il nostro nome, pronunciato da Gesù    

   

 padre Carlos Padilla


È difficile ascoltare la voce di Dio nel nostro cuore e scoprire i suoi desideri, la missione che ci ha affidato. Lo Spirito Santo parla nel silenzio e noi non lo ascoltiamo, ci sono troppi rumori.

C'è un racconto che parla della leggenda di un monaco e di un tempio su un'isola. Gli dissero che le campane più belle si sentivano su quell'isola: “
Il tempio era stato situato su un'isola, a due miglia dal mare. Aveva un migliaio di campane. Campane grandi e piccole, lavorate dai migliori artigiani del mondo. Quando soffiava il vento o infuriava la tormenta, tutte le campane del tempio suonavano all'unisono, producendo una sinfonia che trascinava quanti la ascoltavano. Nel corso dei secoli, però, l'isola era sprofondata nel mare, e con lei il tempio e le sue campane. Un'antica tradizione affermava che le campane continuavano a suonare senza sosta e che chiunque ascoltasse attentamente poteva sentirle”.

L'unica cosa che desiderava era ascoltare un giorno tutte quelle campane. Una volta lì cercava di sentirle facendo silenzio, astraendosi da tutti i rumori che lo circondavano. Era tutto molto bello, il mare era stupendo: “
Rimase seduto per giorni sulla riva, di fronte al luogo in cui in altri tempi si trovava il tempio, e ascoltò, ascoltò con la massima attenzione. Ma tutto ciò che sentiva era il rumore delle onde che si infrangevano a riva. Fece ogni sforzo possibile per allontanare da sé il rumore delle onde, per poter sentire le campane, ma fu tutto inutile; il rumore del mare sembrava inondare l'universo”.

Un giorno, scoraggiato, desistette dalla sua idea: “
Forse non era destinato ad essere uno di quei fortunati ai quali era dato di sentire le campane. O forse la leggenda era sbagliata. Sarebbe tornato a casa riconoscendo il suo fallimento. Era il suo ultimo giorno sul posto e decise di andare un'ultima volta al suo luogo di osservazione. Si stese sulla sabbia, contemplando il cielo e ascoltando il suono del mare. Quel giorno non oppose resistenza a quel suono, al contrario, gli si consegnò e scoprì che il rumore delle onde era un suono davvero dolce e piacevole. Rimase presto talmente assorto in quel suono da essere appena consapevole di sé. Il silenzio che produceva nel suo cuore era così profondo... E in quel silenzio lo sentì! Il rintocco di una campanella, seguito da quello di un'altra, e di un'altra, e di un'altra ancora. E subito tutte e ciascuna delle mille campane suonavano in una gloriosa armonia, e il suo cuore fu trasportato dallo stupore e dalla gioia”.

Sogniamo di sentire la voce di Dio. Cerchiamo il silenzio e ci ritiriamo dal mondo. Non lo troviamo. I rumori della vita ci infastidiscono e li vogliamo evitare. Vogliamo fare silenzio ma non ci riusciamo, continuano ad esserci rumori, voci, grida. Dentro di noi e nel mondo che ci circonda non c'è silenzio.

Sogniamo di ritirarci in un deserto senza voci e senza uomini per ascoltare Dio. E
giustifichiamo il silenzio di Dio pensando a tanti rumori che ci infastidiscono ogni giorno. Vorremmo che ci fosse un profondo silenzio nella nostra vita per poter sentire le campane dell'anima.

La storia delle campane del monastero ci insegna a
pregare guardando il mondo che ci circonda, senza disprezzarlo, senza volerne fuggire. Quando impariamo ad ascoltare la nostra anima piena di rumori, le onde del nostro interiore, il mare di quelli che sono al nostro fianco, la vita con la sua mancanza di pace, questo giorno pieno di attività, riusciamo ad ascoltare le campane di Dio.
Quante volte, è vero, non vediamo Dio nella quotidianità! Non sappiamo dove sia, né cosa voglia da noi. Dov'è in quel dolore che proviamo, nella routine, nella nostra famiglia o nella tempesta del nostro cuore? Di fronte a una situazione difficile, a una perdita, a un insuccesso...

Piacerebbe a tutti noi che si aprisse il cielo e Dio ci dicesse: “Sono Io, sono qui”. In realtà, se facciamo silenzio, se ci ritiriamo a pregare nel profondo della nostra anima, possiamo arrivare ad ascoltare quella voce di Dio che apre il cielo, che apre le porte chiuse del nostro interiore. A volte è un sussurro. È coperta da tanti rumori della mia vita, da tante attività, alcune anche religiose, dai rumori del mio cuore.
Soffermandoci a guardare la nostra vita con gli occhi di Dio, scopriamo la via migliore per ascoltarlo. A volte la voce di Dio sono gli altri. Qualcuno ci dice qualcosa che lacera il velo e sentiamo che Dio ci ha toccati.

Lì ascoltiamo Dio. Non passando nella vita in punta di piedi, ma prendendola in mano. Non volendo astrarci da tutti i rumori del mondo, ma mettendo il nostro cuore lì, nella realtà in cui Dio ci parla.
In mezzo ai nostri rumori, è possibile ascoltare la voce di Dio che pronuncia il nostro nome, che ci dice quanto ci ama: “Il mio silenzio ha il tuo nome. La mia vita. Il mio mistero. Il mio cammino. Il mio mare. La mia riva. Le mie domande. Gesù. I miei sogni hanno il tuo nome. Il mio cuore. La mia ferita. La mia barca. La mia casa. Le mie mani. La mia professione. Gesù. La mia rinuncia ha il tuo nome. Il mio sguardo. Il mio giardino. Il mio deserto. La mia storia. Il mio oggi. Il mio futuro. Gesù. La mia croce ha il tuo nome. Il mio amore. Il mio ideale. La mia piccolezza. Il mio dono. La mia fragilità. Il mio sorriso. Gesù”.

Sì,
in tutto ciò che ci circonda è inscritto il nostro nome, pronunciato da Gesù. In tutto ciò che ci circonda è inscritto il nome di Gesù e noi lo pronunciamo timidamente. Amando il mondo in cui Cristo si è fatto carne. Proprio lì, tra gli uomini, nella mancanza di amore e di pace. Lì nasce l'eterno. Lì inizia la frontiera dell'eternità. Lì comprendiamo il senso della nostra vita e le campane di Dio nell'anima iniziano a suonare. La sua voce è dolce e chiara. Ascoltiamo Dio che ci parla ogni giorno e ci mostra il cammino.

Articolo tradotto da Aleteia dal sito http://www.aleteia.org/

L'INTIMA AMICIZIA CON GESU' – L'Imitazione di Cristo- Libro II - Capitolo VIII -


 
  1.     Quando è presente Gesù, tutto è per il bene, e nulla pare difficile. Invece, quando Gesù non è presente, tutto è difficile. Quando Gesù non è presente, tutto è difficile. Quando Gesù non parla nell'intimo, ogni consolazione vale assai poco. Invece, se Gesù dice anche soltanto una parola, sentiamo una grande consolazione. Forse che Maria Maddalena non balzò subitamente dal luogo in cui stava in pianto, quando Marta le disse: "C'è qui il maestro, ti chiama?" (Gv 11,28). Momento felice, quello in cui Gesù ci invita dal pianto al gaudio spirituale. Come sei arido e aspro, lontano da Gesù; come sei sciocco e vuoto se vai dietro a qualcosa d'altro, che non sia Gesù. Non è, questo, per te, un danno più grande che perdere il mondo intero? Che cosa ti può mai dare il mondo se non possiedi Gesù? Essere senza Gesù è un duro inferno; essere con Gesù è un dolce paradiso. Non ci sarà nemico che possa farti del male, se avrai Gesù presso di te. Chi trova Gesù trova un grande tesoro prezioso; anzi, trova un bene più grande di ogni altro bene. Chi perde Gesù perde più che non si possa dire; perde più che se perdesse tutto quanto il mondo. Colui che vive senza Gesù è privo di tutto; colui che vive saldamente con lui è ricco di tutto.
  2.     Grande avvedutezza è saper stare vicino a Gesù; grande sapienza sapersi tenere stretti a lui. Abbi umiltà e pace, e Gesù sarà con te; abbi devozione e tranquillità di spirito, e Gesù starà con te. Che se comincerai a deviare verso le cose esteriori, potrai subitamente allontanare da te Gesù, perdendo la sua grazia; e se avrai cacciato lui, e l'avrai perduto, a chi correrai per rifugio, a chi ti volgerai come ad amico? Senza un amico non puoi vivere pienamente; e se non hai come amico, al di sopra di ogni altro, Gesù, sarai estremamente triste e desolato.
  3.     E' da stolto, dunque, quello che fai, ponendo la tua fiducia e la tua gioia in altri che in Gesù. E' preferibile avere il mondo intero contro di te che avere Gesù disgustato di te. Sicché, tra tutte le persone care, caro, per sé, sia il solo Gesù; tutti gli altri si devono amare a causa di Lui; Lui, invece, per se stesso. Gesù Cristo, il solo che troviamo buono e fedele più di ogni altro amico, lui solo dobbiamo amare, di amore particolare. Per lui e in lui ti saranno cari sia gli amici che i nemici; e lo pregherai per gli uni e per gli altri, affinché tutti lo conoscano e lo amino. Non desiderare di essere apprezzato od amato per te stesso, poiché questo spetta soltanto a Dio, che non ha alcuno che gli somigli. Non volere che uno si lasci prendere, nel suo cuore, tutto da te, né lasciarti tutto prendere tu dall'amore di chicchessia. Gesù soltanto deve essere in te, come in ognuno che ami il bene. Sii puro interiormente e libero, senza legami con le creature. Se vuoi essere pienamente aperto a gustare "com'è soave il Signore" (Sal 33,9), devi essere del tutto spoglio e offrire a Dio un cuore semplice e puro.
  4.     Ma, in verità, a tanto non giungerai, se prima non sarà venuta a te la sua grazia trascinandoti, cosicché, scacciata e gettata via ogni cosa, tu possa unirti con Lui, da solo a solo. Quando la grazia di Dio scende sull'uomo, allora egli diventa capace di ogni impresa; quando invece la grazia viene meno, l'uomo diventa misero e debole, quasi abbandonato al castigo. Ma anche così non ci si deve lasciare abbattere; né si deve disperare. Occorre piuttosto stare fermamente alla volontà di Dio e, qualunque cosa accada, sopportarla sempre a lode di Gesù Cristo; giacché dopo l'inverno viene l'estate, dopo la tempesta una grande quiete.

martedì 28 ottobre 2014

PREGHIERA DELLA «MADONNA DELL'AIUTO» DI SUA SANTITÀ PIO XII - 1° Novembre 1954, nella Festa di Tutti i Santi.



Vergine benedetta, Madre di Dio e Madre nostra, che nei titolo di « Madonna dell'aiuto » non cessi di ricordare ai tuoi devoti i prodigi onde ci assicurasti della tua materna protezione, guarda pietosa alle nostre necessità e alle nostre miserie, e vieni ancora una volta in nostro soccorso. 
 
Dal tuo aiuto, o Maria, i poveri aspettano il pane, gl'infermi la salute, i disoccupati il lavoro, tutti la preservazione da nuove calamità e da nuove rovine. 
 
Ma il bene di cui ha soprattutto bisogno la generazione che ti prega, è il tuo Figlio, o Maria, che il mondo vorrebbe bandito dalla vita, dalla famiglia, dalla società, dove tutto si attende dalla materia, dalla forza e dagli umani disegni. 
 
Aiutaci, o Maria, a custodire gelosamente o a ritrovare questo bene, senza il quale ogni altro dono è illusione, inquietudine e veleno. 
 
Per Te, o Madre, rientri Gesù nelle menti traviate per dissiparne gli errori con la luce della sua Persona e del suo Vangelo. Rientri nei cuori pervertiti, con la purezza dei costumi, la modestia della vita, la carità, che vince ogni egoismo. Rientri nelle famiglie e nella società per riprendere i suoi diritti di Signore e di Maestro. 
 
Da Te protetti e assistiti, tutti, o Maria, sperimenteremo l'efficacia del tuo patrocinio: « Madonna dell'aiuto » ti sentiremo in tutti i momenti della nostra vita terrena: nelle avversità per non restarne abbattuti, nelle prosperità per non riuscirne corrotti; nel lavoro per ordinarlo in Dio, nella sofferenza per accettarla con umiltà. 
 
Per Te vivremo con le virtù del Vangelo, nel timor santo di Dio, nel suo amore, nella fraterna carità che benefica, sopporta e perdona. Aiutati dalla tua potente intercessione, questa vita sarà per i tuoi figli vittorioso combattimento, sarà nella fede e nella pietà sincera degna preparazione all'eterna. Così sia. 
 
Dal Vaticano, 1° Novembre 1954, nella Festa di Tutti i Santi.



PIUS PP. XII

Salmi per pregare



Salmo 20 - Preghiera per il re

Una preghiera di benedizione divina verso un re ideale e giusto, il Messia. Ben più importante della cavalleria e dei carri armati. Possiamo recitare questa preghiera a beneficio di tutti coloro che hanno autorià sul popolo, affinché il potere non si formi con la forza delle armi, ma con il diritto e la giustizia.

Ti ascolti il Signore nel giorno della prova, ti protegga il nome del Dio di Giacobbe. Ti mandi l'aiuto dal suo santuario e dall'alto di Sion ti sostenga. Ricordi tutti i tuoi sacrifici e gradisca i tuoi olocausti. Ti conceda secondo il tuo cuore, faccia riuscire ogni tuo progetto. Esulteremo per la tua vittoria, spiegheremo i vessilli in nome del nostro Dio; adempia il Signore tutte le tue domande. Ora so che il Signore salva il suo consacrato; gli ha risposto dal suo cielo santo con la forza vittoriosa della sua destra. Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli, noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio. Quelli si piegano e cadono, ma noi restiamo in piedi e siamo saldi. Salva il re, o Signore, rispondici, quando ti invochiamo.

Salmo 7 - Preghiera del giusto perseguitato

lunedì 27 ottobre 2014

UNA TELEFONATA CON DIO



Controlla che il prefisso sia giusto.
Non comporre il numero senza pensarci bene per non rischiare una telefonata a vuoto.

Non irritarti quando senti il segnale di "occupato".
Attendi e riprova. Sei certo di avere composto il numero giusto?

Ricorda che telefonare a Dio non è un monologo.
Non parlare continuamente tu, ma ascolta che cosa ha da dirti Lui.

in caso di interruzione controlla se non sei stato tu stesso
ad interrompere il collegamento.

Non abituarti a chiamare Dio unicamente in casi di emergenza,
scegliendo solo il numero del pronto intervento.

Non telefonare a Dio soltanto nelle ore a tariffa ridotta,
ossia prevalentemente di Domenica.
Anche nei giorni feriali dovrebbe esserti possibile
una breve chiamata a intervalli regolari.

Ricordati sempre che le telefonate con Dio non hanno scatti.

Far colazione con Dio




Un bambino voleva conoscere Dio.
Sapeva che era un lungo viaggio arrivare dove abita Dio, ed è per questo che un giorno mise dentro al suo cestino dei dolci, marmellata e bibite e cominciò la sua ricerca. Dopo aver camminato per trecento metri circa, vide una donna anziana seduta su una panchina nel parco. Era sola e stava osservando alcune colombe. Il bambino gli si sedette vicino ed aprì il suo cestino.
Stava per bere la sua bibita quando gli sembrò che la vecchietta avesse fame, ed allora le offrì uno dei suoi dolci. La vecchietta riconoscente accettò e sorrise al bambino. Il suo sorriso era molto bello, tanto bello che il bambino gli offrì un altro dolce per vedere di nuovo questo suo sorriso.
Il bambino era incantato!
Si fermò molto tempo mangiando e sorridendo, senza che nessuno dei due dicesse una sola parola.
Al tramonto il bambino, stanco, si alzò per andarsene, però prima si volse indietro, corse verso la vecchietta e la abbracciò.
Ella, dopo averlo abbracciato, gli dette il più bel sorriso della sua vita.
Quando il bambino arrivò a casa sua ed aprì la porta, la sua mamma fu sorpresa nel vedere la sua faccia piena di felicità, e gli chiese: "Figlio, cosa hai fatto che sei tanto felice?". Il bambino rispose: "Oggi ho fatto colazione con Dio!". E prima che sua mamma gli dicesse qualche cosa aggiunse: "E sai cosa, ha il sorriso più bello che ho mai visto!".
Anche la vecchietta arrivò a casa raggiante di felicità. Suo figlio restò sorpreso per l'espressione di pace stampata sul suo volto e le domandò: "Mamma, cosa hai fatto oggi che ti ha reso tanto felice?".
La vecchietta rispose: "Oggi ho fatto colazione con Dio, nel parco!". E prima che suo figlio rispondesse, aggiunse: "E sai? E' più giovane di quel che pensavo!".

(Traduzione dallo spagnolo di un racconto di Te-La Gitana)

E io, che pensavo di essere sfrontata... ma nel 1500, una Santa mi batteva!!!!



È vero che oggi, mentre godevo del Signore, ho avuto l’ardire di lamentarmi di Sua Maestà, dicendogli: «Come! Non vi basta, Dio mio, di tenermi in questa misera vita, e che io per amor vostro l’accetti, e voglia vivere dove tutto m’impedisce di godervi, e debba mangiare, dormire, occuparmi di affari e trattare con la gente? Io sopporto ogni cosa per amor vostro, ma ben sapete, Signore, quanto ciò mi sia di tormento, e perché allora vi nascondete nei pochi istanti di cui dispongo per godere di voi? Com’è compatibile tutto questo con la vostra misericordia? Come può sopportarlo l’amore che nutrite per me? Credo, Signore, che se potessi nascondermi a voi come voi vi nascondete a me, il vostro amore per me non lo sopporterebbe: voi, infatti, ve ne state con me e mi vedete sempre. No, questo è intollerabile, mio Signore; vi supplico di considerare che è fare ingiuria a chi tanto vi ama».
Santa Teresa d’Avila - Libro della vita – Capitolo 37 n°8 



 ******
 

   Santa Teresa d’Avila si recava un giorno in una città della Spagna per una fondazione. Il tempo era avverso. Una bufera di vento e di pioggia flagellava la povera carrozza sulla quale la Santa viaggiava. Ad un tratto i cavalli sbandarono e rovesciarono i viaggiatori nell’acqua gelida del fossato, che correva lungo la strada.
Quando Santa Teresa riuscì ad uscire dall’acqua, si sentì gelare dal freddo e mentre prendeva un po’ di respiro, seduta su una pietra, non poté fare a meno di lamentarsi col Signore: - Io mi sono consacrata completamente ai tuoi interessi e tu mi lasci soffrire così? Mi tratti così?
Teresa, le rispose Nostro Signore, così tratto i miei amici!
 - Ah, è per questo, soggiunse la Santa, che ne hai così pochi!
      Sia nostra gioia e nostro vanto di essere tra questi pochi ma veri amici di Gesù, di cui Gesù ha promesso di scrivere il nome sul Suo Cuore, perché gli sono fedeli sempre, non solo nelle gioie, ma soprattutto nelle pene, nel sacrificio e nell’immolazione di tutto se stessi per il trionfo del suo Regno di carità e di grazia, di santità e di vita, di giustizia, di amore e di pace. 

Rolando Rivi - Tema: Seminarista - Martire



Il visitatore che entra nella chiesa di San Valentino di Castellarano, in Italia centrale, vi nota la tomba di un adolescente morto a quattordici anni, sulla quale può leggere l’iscrizione: Io sono di Gesù. “Io appartengo a Gesù” è una frase che Rolando Rivi ripeteva in ogni occasione opportuna e non opportuna. Questa appartenenza incondizionata a Gesù Cristo, confermata dalla morte sanguinosa, costituisce una risposta forte alle ideologie del XX secolo, che sostenevano che l’uomo appartiene alla razza o allo Stato; è anche una risposta cristiana alla mentalità secondo la quale l’uomo non ha altro padrone che se stesso e i suoi desideri.
Rolando è nato il 7 gennaio 1931 a San Valentino, nella diocesi di Reggio Emilia, in una famiglia numerosa di agricoltori, unita e sostenuta da una viva fede cristiana. Suo padre, Roberto, consacra il bambino fin dal giorno del suo battesimo alla Madonna del Carmelo. Dalla nonna, Rolando imparerà la devozione al Rosario. Alla scuola elementare, viene affidato alla maestra Clotilde Selmi, cristiana fervente che attinge la sua forza nella Comunione quotidiana. Un anno, nel periodo di Natale, il bambino porta al presepio un sacchetto, e dice ad alta voce: «O buon Gesù, ecco i miei peccati; ce ne sono cento, li ho contati. Ma Ti prometto che, un altr’anno, Ti porterò un sacco di virtù!» Rolando fa la sua prima Comunione il 16 giugno 1938. Verrà descritto dai suoi compagni come un bambino pieno di vitalità, dal carattere entusiasta, scatenato durante i giochi, il più veloce nella corsa, ma anche il più assiduo alla preghiera. Intelligente, dotato di un ascendente naturale, ha una personalità trascinatrice: sa organizzare le distrazioni, ma anche, una volta passata l’ora del gioco, condurre i suoi compagni in chiesa. Mostra loro come pregare il rosario, li incoraggia a servir Messa con lui e insegna loro la carità fraterna: «Se ami il Signore, allora ami tutti». Per Rolando, la carità nei confronti dei poveri è inseparabile dall’amore di Dio; quando un povero viene a bussare alla casa paterna, egli è il primo ad accoglierlo, a portargli del pane e delle coperte.

Non andiamo contro la volontà di Dio - Dalla «Lettera ai Corinzi» di san Clemente I, papa - Capp. 21, 1 - 22, 5; 23, 1-2; Funk, 1, 89-93)



Badate, carissimi, che i benefici di Dio, così grandi e numerosi, non abbiano a convertirsi in condanna per noi, se non viviamo in maniera degna di lui, vale a dire se non facciamo concordemente ciò che è buono e accetto davanti a lui. Dice infatti in un certo passo: «Lo Spirito del Signore è come una fiaccola che scruta tutti i segreti recessi del cuore» (Pro 20, 27 volg.).
Pensiamo quanto ci sia vicino, e come a lui nulla resti nascosto dei nostri pensieri e dei nostri propositi. Perciò non andiamo mai contro la sua volontà. Piuttosto che offendere Dio, non esitiamo a metterci in conflitto con gli uomini stolti e senza giudizio, tronfi e superbi e ricchi solo di parole bugiarde.
Adoriamo il Signore Gesù Cristo, il cui sangue fu versato per noi, portiamo rispetto a quelli che ci governano, onoriamo gli anziani e istruiamo i giovani nella scienza del timor di Dio, indirizziamo le nostre spose sulla via del bene. Appaiano amabili nella loro vita morale, diano prova della loro disposizione alla dolcezza, manifestino con il tacere di saper moderare la lingua, offrano uguale amore, senza preferenza di persone, a tutti quelli che santamente servono Dio.
I nostri figli facciano tesoro degli insegnamenti di Cristo; imparino quale forza abbia davanti a Dio l'umiltà, che cosa possa presso di lui un amore casto, e come il suo timore sia buono e grande. Esso salva tutti quelli che lo praticano santamente nella purezza dell'anima. Dio infatti scruta i pensieri e le intenzioni della mente. Il suo soffio è in noi e ce lo toglierà quando vorrà.
Tutto questo è confermato dalla fede che abbiamo in Cristo. Egli infatti per mezzo dello Spirito Santo così ci sprona: «Venite, figli, ascoltatemi; vi insegnerò il timore del Signore. C'è qualcuno che desidera la vita e brama lunghi giorni per gustare il bene? Preserva la lingua dal male, le labbra da parole bugiarde. Sta' lontano dal male e fa' il bene, cerca la pace e perseguila» (Sal 33, 12-15).
Compassionevole e largo di benefici verso tutti, egli è Padre che porta amore speciale verso quanti lo temono. Con dolcezza e bontà egli spande le sue grazie su coloro che si accostano a lui con cuore semplice. Perciò non abbiamo il cuore diviso, e l'anima nostra non insuperbisca per i suoi doni incomparabili e magnifici.

Dalla «Lettera ai Corinzi» di san Clemente I, papa - Capp. 21, 1 - 22, 5; 23, 1-2; Funk, 1, 89-93)

sabato 25 ottobre 2014

COMMISSIONE IN PARADISO ...... “Vada a Lourdes”



Padre Cristoforo, sacerdote e religioso dall'anima ardente, non aveva che un sogno: parlare con Dio e parlare di Dio ai fratelli. I giovani da portare a Gesù erano i suoi prediletti. Predicatore e di­rettore spirituale appassionato, nessuno poteva fermarlo nella sua missione. Ma in quegli anni, i Superio­ri gli avevano affidato un incari­co conventuale che gli rendeva quasi impossibile assentarsi an­che per breve tempo dal conven­to. Non pensava minimamente ad uscire, neppure di andare a Lourdes. La sua "obbedienza" lo voleva là. Punto e basta. Un giorno, però, fu chiamato in parlatorio. Una signora che P. Cristoforo non conosceva affat­to, gli disse: "Reverendo, lei è stato scelto come Padre Spiri­tuale di un treno di malati che vanno a Lourdes dalla nostra città". "Ma come è possibile? E chi gliel'ha detto? Io non ne so nulla". "Padre, non si stupisca troppo, adesso lo sa". "Mi oc­corre il permesso del mio Padre Provinciale". "E il suo Padre Pro­vinciale che mi manda da lei". "E chi mi dà il denaro?". "È già tut­to pagato. Deve solo venire alla nostra riunione organizzativa. Non manchi: l'aspettiamo". Il buon Cristoforo era traso­gnato. "Chi l'aveva mandata quella tale? E che cosa c'entra­va lui, povero frate? Possibile che lo voglia il P. Provinciale? Queste donne ne combinano sempre una!". Così brontolava, ma informatosi apprese che pro­prio il suo Provinciale lo man­dava a Lourdes. Non c'era che da ubbidire. Al­la data fissata, Padre Cristoforo, valigetta e breviario in mano, il cuore in festa, salì sul treno dei malati e parti. A Lourdes la Ma­donna lo attendeva.


venerdì 24 ottobre 2014

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo - Lc 13, 3 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton

Lc 13, 3
Come sempre accade quando succedono fatti tragici la gente rimane impressionata. Il Vangelo di Luca cap. 13 vv. 1-5 ne riporta due: l'uccisione violenta da parte dei soldati di Pilato di alcuni Galilei e la morte di 18 persone a Gerusalemme per il crollo della torre di Siloe. Considerando quanto accaduto Gesù dice: Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
A prima vista queste parole sembrano esagerate e non corrispondenti alla realtà, infatti, non tutti quelli che muoiono muoiono di morte violenta perché coinvolti in fatti d'armi o perché improvvisamente raggiunti da qualche calamità. E neanche si può dire che la morte violenta è sempre riservata ai peccatori mentre la morte non violenta è sempre riservata ai giusti. Allora, in che senso si debbono comprendere le parole del Signore?
Esse non devono essere riferite o applicate alle circostanze materiali o esteriori della morte, ma allo stato dell'anima di chi muore. A seconda di questo stato, indipendentemente dalle circostanze esteriori, la morte può avere un carattere tragico oppure no. Per chi non ha la fede, per chi non coltiva l'amicizia con il Signore la morte e il tempo che la precede avrà sempre un carattere tragico anche se non è investito dalla torre di Siloe o non è trafitto dalle spade di Pilato. Mentre a chi ha la fede, il Signore può far giungere le sue grazie e le sue consolazioni, così, anche se la tribolazione finale non è tolta, essa viene vissuta non come una tragedia, ma come purificazione da accettare per poter entrare finalmente nello splendore della Vita, della Luce, dell'Amore. A conferma di quanto detto possiamo osservare la differenza fra la morte di chi non si è preoccupato di acquistare e coltivare il dono della fede e la morte dei cristiani, dei martiri, dei santi.
Conviene infine considerare che la morte di chi non si converte può essere una tragedia senza rimedio, perché con l'ostinato rifiuto di aderire al Signore uno si prepara all'esclusione definitiva dalla beatitudine della vita divina.

Eugenio Pramotton             Dal sito     http://www.medvan.it/

SACERDOTI CHE CELEBRANO IN FRETTA di Don Dolindo Ruotolo



Noi facciamo in fretta quello che ci dà fastidio, quello che ci è di peso. Il tempo ci sembra lungo, come sembra interminabile una strada che si ha fretta di attraversare. Quando si tratta con una persona noiosa, pur se si deve parlare di un affare importante, si affretta la conversazione per liberarsene.
Il dire la Messa in fretta è il segno più autentico del nessuno amore che il Sacerdote ha per Gesù, ed è quindi per Gesù un peso sul suo Cuore Divino.
Egli si dona per infinito amore e con infinito amore, come si donò nell'ultima Cena; per questo amore infinito la sua delizia è il conversare coi figliuoli degli uomini. L'Evangelo ci dice che desiderò con desiderio grande di stare con gli Apostoli, e che avendoli amati, li amò sino alla consumazione di questo amore. Né gli Apostoli né Lui avevano fretta: gli Apostoli, ancora rozzi, facevano cena, e a pranzo nessuno ha fretta; Gesù si donava loro con infinito amore, e voleva a lungo trattenersi con loro. Uno solo aveva fretta di uscire dal Cenacolo, ed era Giuda; per uno solo Gesù stesso sembrava avere fretta, ed era Giuda. Ciò che fai, fallo presto, gli disse Gesù, addolorato sino alla morte, avendo detto in un'intima angoscia del Cuore: In verità, in verità vi dico, uno di voi mi tradirà. Aveva fretta il traditore, perché doveva complottare con gli Scribi e i Farisei; aveva fretta Gesù di liberarsene, perché quel traditore era per il suo Cuore un'angoscia mortale.

Quando il Sacerdote va all'Altare con fretta, e acciabatta, è pieno di pensieri del mondo, è privo di amore, celebra per un vile interesse, vende il suo Maestro e lo tradisce nel momento stesso nel quale dovrebbe amarlo nell'azione più grande di amore. Egli sta all'Altare, è vestito dei paramenti sacri, compie l'azione sacra del più sublime amore, ha l'apparenza dell'azione amorosa, ma non fa che dare un bacio di tradimento. Un bacio segnale di tradimento, un bacio pagato con l'elemosina che raccoglie dalla Chiesa dove celebra. Giuda ebbe i trenta denari in moneta sacra del Tempio, e per quella moneta tradì Gesù. Stette nella Cena con la fretta di compiere il tradimento, stette nella Cena per assicurarsi che il Maestro andasse nell'Orto, e Gesù dovette dirlo, per darvi convegno agli Apostoli, capì che andava a pregare in quell'Orto, e aveva fretta di avvisarne il Sinedrio: Andate a catturarlo, e conducetelo con cautela perché non vi sfugga.
Perché il Sacerdote ha fretta nella Messa? Perché ha l'appuntamento col mondo, perché ha da sbrigarsi per i suoi interessi materiali, perché rifugge dall'amore di Gesù.

Anche il bacio traditore Giuda lo diede in fretta, perché non poteva attardarsi su quel volto divino che odiava, non poteva sopportare l'effluvio di amore che spandeva intorno, perché voleva sfuggire a quell'occhio, che intravide al chiarore delle fiaccole, e che gli penetrava l'anima peccatrice.
Il Sacerdote sente il rimorso della propria indegnità, l'Ostia divina è come occhio che lo guarda e lo rimprovera: Amico, a che sei venuto all'Altare? Con un bacio, con un'azione sacra di amore tradisci il tuo Redentore?
Giuda ebbe fretta nel Cenacolo ed ebbe fretta anche nel sopprimersi. Andò a gettare le monete nel Tempio, e andò in fretta a strangolarsi! Il Sacerdote che ha fretta, trova anche lui il laccio delle passioni impure, vi si lega, si sospende all'albero della impurità, muore alla grazia, e i suoi visceri si commuovono nella morte dei sensi: crepuit medius.
O Gesù, o Gesù, converti i Sacerdoti frettolosi, e fa' che gustando il tuo amore, cerchino sull'Altare la gioia della tua compagnia, e il caldo della tua carità.

Napoli, 15 dicembre 1956


COLLOQUIO DI TENEREZZE FILIALI CON GESU’ SACRAMENTATO



A Santa Teresa del Bambino Gesù, Dottore della Chiesa (19 ottobre 1997). Padre Dolindo e Teresa di Gesù Bambino: due grandi cuori, così simili, pur nelle diversità caratteriali e nelle vicende della vita. Nell'abbandono totale a Gesù e al Padre Celeste, tramite l'affidamento a Maria Immacolata, essi additano alle anime la piccola, ma impegnativa via della più alta santità.

Teresa, umile e povera, traccia la «piccola via» dei fanciulli che si abbandonano al Padre con una «au­dace fiducia». Centro del suo messaggio, il suo atteggiamento spirituale è proposto a tutti i fedeli.

(Giovanni Paolo II, Parigi, 24 agosto 1997).

Dio solo!

Gesù alle anime:

Gesù tutto amore per voi, vita, pace, e benedi­zione abbondante + + + Amen!

Voi vi confondete quando io vi parlo, figlie mie carissime, e vi pare che la mia parola vi raggiun­ga e passi, senza che possiate assimilarla. Eppu­re essa rimane nell'anima vostra e vi fruttifica, rimane nella Chiesa e vi diventa un germe futuro di vita per tante anime.

Le comunicazioni fatte a voi, sono fatte anche a moltissime schiere di anime che un giorno par­teciperanno ai doni che voi avete avuti. La mia parola poi rimane in eterno, poichè diventa per i Beati oggetto di contemplazione perenne.

Ecco, del colloquio che vi diedi, in qualcuna di voi è rimasto soltanto il potermi dire qualche volta: «Buon giorno, Gesù mio!»

Anche di questo sono contento, poiché il salu­to del vostro amore è per me un colloquio di amore. Fate appello allo Spirito Santo e fate ri­corso a Maria, affinché le grazie che avete porti­no in voi un frutto abbondante.

Non vi scoraggiate. La vostra vita è un perenne sbocciare di nuovi fiori; ogni giorno ve ne porta uno nuovo, anzi una nuova fioritura; li cogliete, vivete del loro profumo, appassiscono in voi e lasciano la semente nella Chiesa. Anche se tutto perisse, anche se degli scritti che avete non rima­nesse traccia, rimarrebbero i germi di vita nella vita della Chiesa. Perciò io non mi stanco di par­larvi, e vi do sempre nuovi doni di amore, ali­mentando il cuore vostro e quello della Chiesa.


L'anima:

Gesù mio dolcissimo, amore infinito, mi dico­no che debbo essere seria con Te, e che debbo evitare con Te le parole del sentimento.

Mi vogliono arcigna, severa, di poche parole, sobria, quasi circospetta, perché è epoca senza carità e senz'amore, e tutti si atteggiano a superuomini severi... Mio Gesù, che brutte faccie si vedono, e nella loro implacabile severità quan­to sono buffe!

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12, 54-59 - Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?


Lc 12, 54-59 

In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Parola del Signore
Riflessione

Il buon Dio quando ci ha creati ci ha dato, tra tante cose, gli occhi per contemplare la natura con i suoi infiniti colori e un cuore per scoprire i segni che ci indicano ciò che sta oltre le cose. Certo che noi saremmo pure dei poveretti, ma in una cosa siamo invincibili... siamo dei bravi meteorologi! Hai visto Gesù?... Almeno in qualcosa siamo bravi!!!
Quando invece si tratta di scegliere tra il bene e il male, ci giriamo dall'altra parte e facciamo finta di essere distratti. Ops... non me ne sono accorta... non l'ho fatto apposta. Così è molto comodo! Ponzio Pilato ci chiederebbe i diritti d'autore!!!
Gesù continua a chiamarci “ipocriti”... che brutta parola!!!... Ci considera degli attori... oh poveri noi. Ma ha ragione, molto spesso fingiamo che non ci siano segni o non vogliamo vederli.
Le parole che Gesù ci rivolge oggi assomigliano proprio a un lamento. E' come se Lui fosse deluso di noi perché mettiamo molto più impegno per conoscere le stupidaggini che per scoprire i segni della salvezza.
Dobbiamo continuamente chiedere al Signore di aiutarci a essere Suoi amici, a vedere con i suoi occhi, a fare silenzio dentro di noi, ad abbandonarci nelle Sue braccia e a lasciarci guidare senza dimenarci troppo.
Solo così, in ogni avvenimento, bello o brutto, potremo riconoscere la Sua mano. Gesù infatti ci parla ogni giorno attraverso la nostra coscienza, attraverso le persone che ci mette accanto in continuazione e attraverso gli eventi. Ma siccome per noi tutto è scontato, trascuriamo questi segni e non diamo ad essi la giusta importanza.
Siamo sinceri... quanti di coloro che frequentano la Chiesa e che si accostano ai sacramenti riconoscono come si deve Gesù nell'Eucaristia? Quanti fanno la comunione per abitudine e in modo tiepido? Ahimè... penso tanti...
Quando ci accostiamo al banchetto per ricevere Gesù Eucaristia, dobbiamo sapere veramente cosa stiamo facendo. Unirci a Gesù significa accettare le Sue regole... accettare insomma di prendere la Sua Croce senza dettare noi le regole... E così, una volta che accettiamo di far parte della Sua combriccola, Lui ci riempirà di consolazioni... che possono essere un sorriso inaspettato, una gentilezza, un aiuto materiale, un aiuto spirituale. Tutti queste grazie sono i segni che Lui ci invia ogni santo giorno. Lui è infatti presente in tutto e in tutti, cerchiamolo con fede... “Se cercherai in ogni cosa Gesù, troverai certamente Gesù. Se invece cercherai te stesso, troverai ancora te stesso, ma con tua rovina. Infatti, se non cerca Gesù, l'uomo nuoce a se stesso, più che non possano nuocere i suoi nemici e il mondo intero”. (Dal cap. VII del II libro dell'Imitazione di Cristo). Dunque, se facciamo silenzio dentro di noi e spegniamo la centrifuga del nostro cuore, forse riusciremo a riconoscere i segni di Dio e a convertirci prima di arrivare davanti al giudice di lassù.
La riconciliazione è uno dei temi tanto cari a Gesù, e dovrebbe essere tanto caro anche a noi...
Allora chiediamo al buon Dio di aumentare la nostra fede per vedere i segni del Suo amore disseminati nelle nostre giornate, e se ci capita di avere qualche "avversario" a cui non vogliamo assolutamente perdonare i torti subiti, chiediamogli il dono della riconciliazione e del perdono. Gesù ci avverte: “...perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio” (Lc 6 , 38).
Pace e bene

Lo Spirito intercede per noi - Dalla «Lettera a Proba» di sant'Agostino, vescovo - (Lett. 130, 14, 27 - 15, 28; CSEL 44, 71-73)



Chiunque chiede al Signore un'unica cosa e quella sola cerca di ottenere (cfr. Sal 26, 4), chiede con certezza e sicurezza e non teme che gli possa nuocere quando l'ha ottenuta. Ma, senza di essa, nulla potrebbe giovargli tutto ciò che avrà ottenuto, pregando come si conviene. Questa cosa è l'unica e vera vita, la sola beata, perché in essa si godono le delizie del Signore per l'eternità, dopo di essere divenuti immortali e incorruttibili nel corpo e nell'anima. E' la cosa alla quale va subordinata la domanda di ogni altro dono, l'unica che non si sbaglierà mai a chiedere. Chiunque avrà conseguito questa vita, avrà tutto ciò che vuole, né potrà desiderare colà di avere cosa che non conviene.
In essa infatti si trova la sorgente della vita, di cui ora dobbiamo aver sete quando preghiamo, finché viviamo nella speranza e non vediamo ancora quello che speriamo di vedere quando saremo sotto la protezione delle sue ali. Per ora poniamo dinanzi a lui ogni nostro desiderio di inebriarci dell'abbondanza della sua casa e di dissetarci al torrente delle sue delizie; perché presso di lui è la sorgente della vita e nella sua luce vedremo la luce (cfr. Sal 35, 8-10).

giovedì 23 ottobre 2014

IL NEGOZIO DEL CIELO


 

Molto tempo fa camminavo per il sentiero della VITA e trovai un cartello che diceva: "IL NEGOZIO DEL CIELO" e la porta si aprì lentamente, quando me ne resi conto ero già dentro.
Vidi molti angeli fermi dappertutto, uno di loro mi consegnò un cesto e mi disse: "Tieni, compra con attenzione, tutto ciò di cui un cristiano necessita è nel negozio!".
Per prima comprai la PAZIENZA, l’AMORE era nello stesso scaffale, più in basso c’era la COMPRENSIONE che serve ovunque uno vada.
Comprai due scatole di SAPIENZA e due borse di FEDE. Mi sorprese la scatola del PERDONO.
Comprai FORZA e CORAGGIO, per aiutarmi in questa corsa che è la vita.
Avevo già pronto il cesto quando mi ricordai che mi serviva GRAZIA e non potevo dimenticare la SALVEZZA che offrivano gratis: così ne presi abbastanza per salvarmi e salvarti. Arrivai alla cassa per pagare il conto poiché credevo di avere già tutto ciò di cui un buon cristiano necessita, ma quando stavo per arrivare vidi la PREGHIERA e la misi nel mio cesto pieno, perché sapevo che, una volta fuori, l’avrei usata.
La PACE e la FELICITÀ erano nei piccoli scaffali a lato della cassa, così ne approfittai e ne presi, l’ALLEGRIA pendeva dal soffitto e ne strappai un po’ per me.
Arrivai alla cassa e chiesi: "Quanto le devo?".
Egli mi sorrise e mi rispose: "Porta il tuo cesto ovunque tu vada!".
"Sì, ma quanto le devo?".
Egli mi sorrise ancora e mi disse: "Non ti preoccupare, GESÙ CRISTO PAGÒ I TUOI DEBITI MOLTO TEMPO FA!".

mercoledì 22 ottobre 2014

Papa Francesco con Ratzinger e Wojtyla in una foto del 1979.

 
 LORO NON POTEVANO MINIMAMENTE IMMAGINARE...MA DIO AVEVA GIA' DECISO TUTTO.....
 
 
 
 
 

Poesia scritta da San Giovanni Paolo II, in occasione di un incidente mortale sul lavoro, avvenuto nella cava di calcare in cui aveva lavorato come manovale dal 1940 al 1944.



CAVA DI PIETRA

Non era solo.
I muscoli che alzavano la mazza, gonfi di energia, lo innestavano in una folla immensa.
Durò sinchè i suoi piedi calcarono la terra.
Poi una pietra gli frantumò le tempie, gli spezzò le fibre del cuore.
Raccolsero il suo corpo, lo portarono via in una lunga fila silenziosa.
Da lui grondava ancora la fatica, i torti subiti.
Loro vestiti con le tute grigie, le scarpe grosse nel fango,
erano il simbolo di tutto ciò che deve cambiare nella situazione dell’uomo.
Il tempo si fermò sui contagiri, le lancette scattarono
precipitando sullo zero.
La pietra bianca si avvinghiò al suo essere, fece di lui stesso una pietra.
Chi toglierà la pietra dal suo corpo?
Chi crescerà di nuovo pensieri fra le tempie fracassate?
Così si sgretola l’intonaco sui muri.
Lo stesero in silenzio sopra un mucchio di ghiaia.
Venne affranta la moglie, venne il figlio da scuola.
Fino a quando?
Deve passare ad altri la sua collera.
Essa era vista in lui ad un amore suo, ad una
verità tutta sua.
Possono le generazioni utilizzarla soltanto come pietra, privarlo del suo significato autentico?
E di nuovo rimossero la ghiaia.
Il carrello riprese a muoversi, tra i fiori.
La sega elettrica incise nuovamente la cava.
Ma il compagno si porta via con lui la struttura più intima del mondo.
Esploderà l’amore finalmente, un giorno, quanto più alimentato
dall’ira dell’oppresso.

Karol Wojtyla (1956 -  In memoria di un compagno di lavoro)

" Risuona Anima Mia " - Amore Infinito - San Giovanni Paolo II - (Placido Domingo)




Karol Wojtyla

Adesso che fai parte della schiera dei Santi....prega per noi.


 

lunedì 20 ottobre 2014

Beato Giuseppe Puglisi - Sacerdote e martire - Brancaccio, Palermo, 15 settembre 1937 - Brancaccio, 15 settembre 1993

IL BENE SI COMPIE NEL SILENZIO... IL MALE RISPONDE CON VIOLENZA... MA DIO SI PRENDERÀ CURA DI NOI.
Beati i perseguitati per la giustizia, perchè di essi è il Regno dei Cieli.


Don Giuseppe Puglisi, meglio conosciuto come padre Pino Puglisi (Palermo, 15 settembre1937 – Palermo, 15 settembre1993), è stato un presbitero italiano, ucciso da Cosa nostra il giorno del suo 56º compleanno a motivo del suo costante impegno evangelico e sociale. Il 25 maggio2013, sul prato del Foro Italico di Palermo, davanti ad una folla di circa centomila fedeli, è stato proclamato beato. La celebrazione è stata presieduta dall'arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, mentre a leggere la lettera apostolica, con cui si compie il rito della beatificazione, è stato il cardinale Salvatore De Giorgi, delegato da papa Francesco. È il primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia.

"Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
- Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio" ( Gv 15  18,20 - 16,2).

giovedì 16 ottobre 2014

Maria, donna vera - di Tonino Bello



Vi confesso che rimango sconcertato anch' io.
Quando penso alla Madonna (questo sogno incredibile sognato dal Signore), e poi vedo alla televisione le lacrime delle madri palestinesi, o scorgo sulle riviste missionarie i volti denutriti delle donne dell' Amazzonia, o apprendo da certi impietosi reportages le condizioni subumane delle ragazze del Bangladesh, io mi chiedo se abbia qualcosa da spartire con queste infelici creature la storia di Maria.
E quando sulla pubblica strada incrocio "una di quelle", che la miseria, più che lo smarrimento, ha spinto a vendersi per sopravvivere, mi domando se Maria tirerebbe diritto anche lei, come faccio io nella mia intemerata prudenza. Mi risulta, comunque, molto difficile immaginare quali parole, fermandosi, uscirebbero dalla sua bocca.
Così pure ogni volta che ascolto la pena di tante donne violentate dai loro uomini, tenute sotto sequestro dai loro padri, o confiscate nei diritti più elementari dalle prevaricazioni del maschio, faccio una gran fatica a supporre quale rapporto ci possa essere tra Maria e queste creature, la cui mansuetudine sembra spesso dolcezza ma è rassegnazione, si esprime come condiscendenza ma è avvilimento, mostra i lampi del sorriso ma nasconde la malinconia delle lacrime.
Anche, però, quando penso a certe donne apparentemente emancipate, mi ritorna con insistenza il problema del loro confronto con Maria.
Chi sa che la soubrette del varietà di provincia o la soprano della Scala di Milano non invochino il suo nome prima di esibirsi sul palcoscenico? O la fotomodella del rotocalco per adulti e la campionessa di pattini a rotelle non ne avvertano il fascino sovrumano? O che la violinista della filarmonica di Filadelfia e l'entraineuse di un locale notturno d'alta classe non ne percepiscano la dimensione spirituale? Che cosa pensano di lei le hostess dei boeing intercontinentali, o le componenti del corpo di ballo del Bolscioi? A parte la catenina d'argento con la medaglietta di lei appesa al collo, quali reazioni suscita il nome di Maria nelle atlete della Nazionale di pallacanestro in giro per il mondo, o nelle presentatrici della televisione, o nelle eleganti protagoniste dei salotti letterari?
Maria, insomma, è buona solo come punto di riferimento per le monache di clausura e per le ragazze tutte casa e chiesa, o è l'aspirazione struggente di ogni donna che voglia vivere in pienezza la sua femminilità?
Le donne della terra la guardano con tenerezza perché nella sua vita terrena ha riassunto i misteri dolorosi di tutte le loro soggezioni? O perché è il simbolo eloquente di chi sperimenta i misteri gaudiosi dell' esodo dai "laghi amari" dell'antica condizione servile? O perché è l'immagine che sintetizza i misteri gloriosi della definitiva liberazione della donna da tutte le schiavitù che, nel corso della storia, ne hanno sfigurato la dignità?
Sono domande, forse un po' dissennate, alle quali non so dare una risposta, ma per le quali so fare una preghiera.
Santa Maria, donna vera, icona del mondo femminile umiliato in terra d'Egitto, sottomesso alle sevizie dei faraoni di ogni tempo, condannato al ruolo di abbrustolirsi la faccia dinanzi alle pentole di cipolle, e a cuocere i mattoni per la città dei prepotenti, noi ti imploriamo per tutte le donne della terra.
Da quando sul Calvario ti trafissero l'anima, non c'è pianto di madre che ti sia estraneo, non c'è solitudine di vedova che tu non abbia sperimentato, non c'è avvilimento di donna di cui non senta l'umiliazione.
Se i soldati spogliarono Gesù delle sue vesti, il dolore spogliò te dei tuoi prestigiosi aggettivi. E apparisti semplicemente donna, al punto che il tuo unigenito morente non seppe chiamarti con altro nome: «Donna, ecco tuo figlio».
Tu che rimanesti in piedi sotto la croce, statua vivente della libertà, fa' che tutte le donne, ispirandosi alla tua fierezza femminile, sotto il diluvio delle sofferenze di ogni specie, al massimo pieghino il capo ma non curvino mai la schiena.
Santa Maria, donna vera, icona del mondo femminile che ha intrapreso finalmente le strade dell' esodo, fa' che le donne, in questa faticosa transumanza quasi da un' èra antropologica all' altra, non si disperdano come gli Ebrei «nel mare dei giunchi». Ma sappiano individuare i sentieri giusti che le portino lontano dalle egemonie dei nuovi filistei. E perché la tua immagine di donna veramente riuscita possa risplendere per tutte, come la nube luminosa nel deserto, aiuta anche la tua Chiesa a liberarti da quelle caparbie desinenze al maschile con cui ha declinato, talvolta, perfino la tua figura.
Santa Maria, donna vera, icona del mondo femminile approdato finalmente nella Terra Promessa, aiutaci a leggere la storia e a interpretare la vita, dopo tanto maschilismo imperante, con le categorie tenere e forti della femminilità.
In questo mondo così piatto, contrassegnato dall'intemperanza del raziocinio sulla intuizione, del calcolo sulla creatività, del potere sulla tenerezza, del vigore dei muscoli sulla morbida persuasione dello sguardo, tu sei l'immagine non solo della donna nuova, ma della nuova umanità preservata dai miraggi delle false liberazioni.
Aiutaci, almeno, a ringraziare Dio che, se per umanizzare la terra si serve dell'uomo senza molto riuscirei, per umanizzare l'uomo vuol servirsi della donna: nella certezza che stavolta non fallirà.
Tonino Bello

Santa Margherita Maria Alacoque - Verosvres, Autun, Francia, 1647 - Paray-le-Monial, 17 ottobre 1690 - Tema : Sacro Cuore - Misericordia - Riparazione - Sofferenza - Umiltà


 

«Dappertutto, nella società, nei nostri paesi, nei quartieri, nelle fabbriche e negli uffici, nei nostri incontri fra popoli e razze, il cuore di pietra, il cuore arido, deve trasformarsi in un cuore di carne, aperto ai fratelli, aperto a Dio. Ne va della pace. Ne va della sopravvivenza dell'umanità. Ciò supera le nostre forze. È un dono di Dio. Un dono del suo Amore» (Giovanni Paolo II, 5 ottobre 1986 a Paray-le-Monial). Tale dono dell'amore era stato annunciato dal profeta Ezechiele: Vi darò un cuore nuovo e porrò in voi uno spirito nuovo: toglierò il cuore di pietra dal vostro corpo, e vi darò un cuore di carne (Ez. 36, 26).
Ma come si realizza questa trasformazione tanto necessaria per il bene dell'umanità e la salvezza delle anime? Come entra nel cuore degli uomini, lo Spirito Santo? È per opera di Gesù Cristo: sul Calvario, il Cuore di Cristo, trafitto dalla lancia del soldato, diventa la fonte da cui il Padre celeste fa scendere sugli uomini le grazie della conversione e della partecipazione alla vita divina.
Alle soglie dei tempi moderni, santa Margherita Maria è stata scelta dalla divina Provvidenza per ricordare a tutta la Chiesa ed al mondo la profondità dell'amore di Cristo. Essa «ha conosciuto il mistero sconvolgente dell'amore divino. Ha conosciuto tutta la profondità delle parole d'Ezechiele: Vi darò un cuore. Durante tutta la sua vita celata in Cristo, fu segnata dal dono di quel Cuore che si offre senza limiti a tutti i cuori umani» (Giovanni Paolo II, id.).

mercoledì 15 ottobre 2014

Teresa d’Avila - Esclamazioni


 

Voi dite: Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, ed io vi consolerò. Che altro vogliamo, Signore? Che domandiamo? Che cerchiamo? Per quale motivo la gente del mondo si perde se non per andare in cerca di felicità? O Dio, Dio mio! È possibile questo, Signore? Oh, che pena! Che grande accecamento! Noi cerchiamo, infatti, la felicità dov’è impossibile trovarla! Abbiate pietà, Creatore, delle vostre creature! Vedete, noi non capiamo noi stessi, né sappiamo quel che desideriamo, né siamo nel giusto chiedendo quel che chiediamo. Illuminateci, Signore; considerate che la vostra luce è più necessaria a noi che a quel cieco il quale era tale dalla nascita, perché questi desiderava vedere la luce e non poteva, ma noi, Signore, non vogliamo vedere. Oh, che male grave e incurabile! Qui, mio Dio, deve manifestarsi il vostro potere, qui deve brillare la vostra misericordia!

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Oh, Signore! Riconosco la vostra divina potenza. E se voi siete potente, come in realtà siete, cosa c’è d’impossibile a colui che può tutto? Vogliate, dunque, Signore mio, vogliate! Per quanto miserabile io sia, credo fermamente che possiate tutto ciò che volete, e quanto più sono grandi le meraviglie che sento dire di voi, pensando che potete fare ancora di più, la mia fede si fortifica maggiormente e credo con più salda convinzione che esaudirete la mia richiesta. E come meravigliarsi di ciò che fa l’Onnipotente? Voi sapete bene, mio Dio, che pur fra tutte le mie miserie, non ho mai trascurato di riconoscere la vostra grande potenza e misericordia. Tenete conto, Signore, del fatto che almeno in questo non vi ho offeso. Ricuperatemi, Dio mio, il tempo perduto concedendomi la vostra grazia per il presente e per il futuro, affinché compaia davanti a voi con la veste nuziale perché, se lo volete, lo potete.

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Oh, mio Signore, quale vero amico voi siete, e quanto potente, poiché potete ciò che volete, e non smettete mai di amare chi vi ama! Vi lodino tutte le creature, Signore dell’universo! Oh, poter gridare al mondo intero quanto voi siete fedele ai vostri amici! Tutte le cose mancano, ma voi, Signore di tutte, non mancate mai! È poco ciò che lasciate patire a chi vi ama. Oh, mio Signore, con quanta delicata cura, con quanta dolcezza li sapete trattare! Oh, felice chi non ha mai esitato ad amare altri che voi! Sembra, o Signore, che voi mettiate rigorosamente alla prova chi vi ama, affinché nell’eccesso del patimento si intenda l’eccesso ancor più grande del vostro amore. Oh, Dio mio, potessi avere ingegno, dottrina, e disporre di parole nuove per esaltare le vostre opere come lo sente l’anima mia! Mi manca tutto, mio Signore, ma se voi non mi lasciate senza la vostra protezione, io non mancherò a voi. Si levino pure contro di me tutti i dotti, mi perseguitino tutte le creature, mi tormentino tutti i demoni, ma non mancatemi voi, Signore, perché ho già fatto esperienza del guadagno che si ricava dal confidare solo in voi.

Santa Teresa d’Avila