sabato 26 dicembre 2015

V Mistero gaudioso - Gesù ritrovato nel tempio - Lc 2, 41-50 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton

Lc 2, 41-50
Quando Dio trasgredisce la legge

Normalmente, quando si recita il rosario, non ci si rende conto delle stranezze o dei misteri contenuti nell'episodio richiamato dalle parole: "Gesù ritrovato nel tempio". Ma a ben vedere abbiamo qui il racconto di un'enormità che, se non ce la lasciamo sfuggire, può diventare un'occasione per comprendere meglio l'agire di Dio. Il fatto sconcertante della vicenda è che la più elementare legge dell'amore: Non fare a nessuno ciò che non piace a te (Tb 4, 15), viene clamorosamente trasgredita da Dio stesso. A nessuno infatti piace lo stato di ansietà e di angoscia, quindi si dovrebbe evitare di procurare ad altri ansietà e angoscia. Ora, se Gesù voleva rimanere a Gerusalemme per intrattenersi con i dottori del tempio, la più elementare buona educazione esigeva che avvertisse Maria e Giuseppe delle sue intenzioni.
Il "peccato di omissione" commesso da Gesù è tanto più grave quanto più è intenso e puro l'amore di Maria e Giuseppe nei suoi confronti. Se uno non avvisa gli amici che non può venire ad una cena, è grave, ma se non avvisa la moglie che si trattiene a cena con gli amici, la gravità è molto maggiore a causa dell'amore più grande con cui è legato a sua moglie. Gesù dunque si assume la responsabilità di procurare apprensione e angoscia a coloro che gli sono particolarmente cari. E questo è un fatto molto misterioso.
Il guaio è che anche con l'età adulta le cose non migliorano. Quando Marta e Maria mandano a dire a Gesù che il suo amico Lazzaro è molto malato, Egli, invece di rispondere prontamente alle sorelle che sono nel dolore e nell'apprensione, Si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava (Gv 11, 6); Lazzaro muore e a Marta e Maria, oltre al dolore per la morte del fratello, se ne aggiunge un altro non meno profondo per l'incomprensibile comportamento di Gesù. In entrambi i casi, proprio coloro che sono uniti a Gesù da particolare affetto vengono feriti e turbati nel loro amore verso di Lui.

giovedì 24 dicembre 2015

Meditazione sul Natale di Eugenio Pramotton



La ricorrenza dei tempi liturgici


C'è una divisione del tempo secondo il calendario civile e ce n'è un'altra secondo il calendario liturgico. L'anno civile inizia il primo gennaio e termina il 31 dicembre, mentre quello liturgico inizia con la prima domenica di avvento, quattro domeniche prima di Natale, e termina con la festa di Cristo Re, cinque domeniche prima di Natale. In questo tempo si celebrano i momenti più significativi della storia del Bambino che diventerà Re dell'universo. Ma oltre alle imprese del Re, vengono anche ricordate le glorie dei suoi santi e della Regina Madre.

Ora, agli anni seguono gli anni e sempre la Chiesa ci ripropone la stessa serie di celebrazioni: Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua, Ascensione, Pentecoste, Assunzione... Potremmo chiederci: come mai questa insistenza, questa ripetizione monotona, non sarebbe il caso di variare un po' i programmi? Per rispondere a questa domanda conviene esaminare il problema secondo vari aspetti. Un primo aspetto è che anche la natura ha i suoi cicli, le sue stagioni, le sue ricorrenze: giorni, settimane, mesi, anni. La ripetizione è dunque un fatto naturale. Ad esempio, l'anno sportivo ogni anno ripropone le sue partite domenicali, lo sci d'inverno e il ciclismo d'estate. L'anno lavorativo ha le sue ricorrenze di fatiche, soddisfazioni, vacanze. Gli studenti hanno l'anno scolastico con i suoi ritmi e le sue scadenze. I contadini i diversi lavori nelle diverse stagioni che terminano con la gioia del raccolto e delle feste ad esso collegate. La società civile celebra ogni anno le ricorrenze più significative della sua storia. Ci sono poi i riti quotidiani: la lettura del giornale, la spesa, le chiacchiere, il pranzo la cena e da ultimo la "contemplazione" della televisione...

La familiarità con queste ricorrenze rischia però di adagiarci nel conforto e nella sicurezza che esse ci procurano. La Chiesa ci propone allora le sue ricorrenze, le sue celebrazioni e le sue feste, perché non ci dimentichiamo che la nostra vita non avrebbe alcun senso se venisse privata della sua dimensione spirituale, se non si aprisse alla luce ed alle iniziative di Dio, se non ci ricordassimo di fondare la nostra speranza in una pienezza di vita che Dio solo può concederci. Da queste prospettive e queste speranze rischiamo di venir distolti se troppo ci lasciamo prendere dai ritmi, dagli agi o dai disagi della vita presente.

Un altro aspetto è che le ricorrenze dell'anno liturgico possono costituire un richiamo o un motivo di riflessione per coloro che non credono, per gli indifferenti, o per chi è alla ricerca della verità; ma le ragioni più profonde di queste ricorrenze sono da ricercare nelle profondità inesauribili dei misteri di Dio. Così, i tempi e le feste che ogni anno la Chiesa ci propone sono un invito per coloro che credono a cercare di approfondire la conoscenza delle iniziative che Dio ha intrapreso per venire in nostro soccorso e per manifestarci il suo amore.

Il coinvolgimento diretto di Dio nella nostra storia

L'angelo del Signore parla a san Giuseppe in sogno e gli svela il mistero dell'incarnazione; si narrano inoltre le conseguenze di questo annuncio. Tratto da “La mistica citta' di Dio” - Libro IV - CAPITOLO 3 - di Suor Maria di Gesù ( Venerabile Maria di Gesù di Agreda ) - Singolarissima figura di donna, religiosa, mistica, scrittrice, della Spagna del XVII secolo, la cui fama ha superato i secoli e i continenti.



CAPITOLO 3
397. Il dolore della gelosia afferra talmente chi ne è avvinto, che spesso, anziché scuoterlo, lo mantiene come in uno stato di veglia e gli toglie il riposo ed il sonno. Nessuno soffrì questa passione come san Giuseppe, anche se nessuno ne avrebbe avuto minor motivo, se egli avesse allora conosciuto la verità. Era dotato di grande conoscenza e luce per comprendere la santità della sua sposa divina e le sue qualità, che erano inestimabili. Presentandosi dei motivi che lo obbligavano a lasciare il possesso di un bene così grande, ne seguiva necessariamente che quanto maggiore era la conoscenza di ciò che perdeva, tanto più grande fosse il dolore di lasciarlo. Per questa ragione il dolore di san Giuseppe superò tutto quello che a questo proposito hanno sofferto gli altri uomini; nessuno infatti tenne maggiormente in considerazione là sua perdita, e nessuno poté conoscerla e valutarla come lui. Nonostante ciò, vi fu una grande differenza tra la gelosia di questo servo fedele e quella degli altri che patiscono una simile tribolazione. Infatti questa passione aggiunge al veemente e fervido amore una grande preoccupazione di conservare ciò che si ama; a questo sentimento segue per naturale necessità il dolore di perdere l'oggetto del nostro amore e l'immaginare che qualcuno potrà togliercelo. Questa sofferenza è quella che comunemente si chiama gelosia. Ora, nei soggetti che hanno le passioni disordinate per mancanza di prudenza e di altre virtù, tale pena di solito provoca diversi effetti d'ira, di furore e d'invidia contro la stessa persona amata, o contro quello che impedisce la corrispondenza dell'amore, sia questo male o bene ordinato. Pertanto si sollevano le tempeste di immaginazioni e di sospetti infondati e stravaganti, che vengono generati dalle stesse passioni e che danno origine alle velleità di bramare e di detestare, di amare e di pentirsi; l'irascibilità e la concupiscenza sono in continua lotta, e non possono essere dominate dalla ragione e dalla prudenza, perché questa sorta di male oscura l'intelletto, perverte la ragione ed allontana la prudenza.

Crescono i sospetti di san Giuseppe; egli decide di lasciare la sua sposa e prega con questa intenzione. Tratto da “La mistica citta' di Dio” - Libro IV - CAPITOLO 2 - di Suor Maria di Gesù ( Venerabile Maria di Gesù di Agreda ) - Singolarissima figura di donna, religiosa, mistica, scrittrice, della Spagna del XVII secolo, la cui fama ha superato i secoli e i continenti.



CAPITOLO 2
388. San Giuseppe, nella tempesta dei pensieri che tumultuavano nel suo rettissimo cuore, procurava talvolta con la sua prudenza di cercare un po' di calma e di riprendere vigore nella sua tormentosa angoscia, discorrendo fra sé e cercando di mettere in dubbio il nuovo stato della sua sposa. Ma da ciò lo distoglieva ogni giorno di più l'ingrossamento del grembo verginale, che col tempo si andava manifestando con maggiore evidenza. Il glorioso santo non trovava pace e passava dal dubbio, di cui andava in cerca, alla certezza veemente, nella misura in cui avanzava la gravidanza. Con la naturale progressione del suo stato, la celeste Principessa era sempre più florida, in modo che non si poteva dar luogo a dubbi di altra sorta d'indisposizione, giacché la sua gravidanza divina in tutte le maniere andava perfezionandola in avvenenza, salute, agilità e bellezza. Quindi nel santo divenivano maggiori i motivi del sospetto, più forti i lacci del suo castissimo amore e la sua pena, senza poter allontanare tutti questi affetti che contemporaneamente, in diverso modo, lo torturava-no. Infine lo vinsero a tal punto, che giunse a persuadersi del tutto dell'evidenza. E benché il suo spirito si conformasse sempre alla volontà di Dio, nella carne senti il sommo del dolore che provava nell'anima, per cui giunse fino a non trovare più alcuna via d'uscita alla sua tristezza. Si sentì abbattuto nelle forze, pur senza giungere ad una precisa infermità, di modo che assunse un aspetto macilento e gli si vedeva sul volto la profonda tristezza e malinconia che lo affliggeva. Poiché egli la soffriva da solo senza procurarsi il sollievo di comunicarla ad altri o di sfogare per qualche via l'oppressione del suo cuore, come ordinariamente fanno gli altri uomini, la tribolazione che il santo pativa veniva ad essere più grave e meno riparabile.

lunedì 21 dicembre 2015

San Giuseppe viene a sapere della gravidanza di Maria vergine, sua sposa, ed entra in grande apprensione sapendo di non avere in essa alcuna responsabilità..... Tratto da “La mistica citta' di Dio” - Libro IV - di Suor Maria di Gesù ( Venerabile Maria di Gesù di Agreda ) - Singolarissima figura di donna, religiosa, mistica, scrittrice, della Spagna del XVII secolo, la cui fama ha superato i secoli e i continenti.



CAPITOLO 1

375. Era già in corso il quinto mese della divina gravidanza della Principessa del cielo, quando il castissimo Giuseppe suo sposo cominciò a riflettere sull'ingrossamento del suo grembo verginale, perché nella perfezione naturale e nella delicata costituzione della sua sposa umilissima, come ho detto in precedenza, si poteva scoprire agevolmente ogni eventuale cambiamento. Un giorno, mentre Maria santissima usciva dalla sua stanza, san Giuseppe la guardò con particolare attenzione e comprese con maggiore certezza la novità, senza che il ragionamento potesse smentire ciò che agli occhi era già evidente. L'uomo di Dio restò ferito nel cuore con un dardo di dolore, che lo penetrò fin nella sua parte più intima, senza trovare resistenza alla forza delle sue ragioni. La prima era l'amore castissimo, ma molto intenso e vero, che aveva per la sua fedelissima sposa, nella quale fin dal principio il suo cuore aveva più che confidato; inoltre, col piacevole tratto e con la santità senza pari della grande Signora, questo vincolo dell'anima di san Giuseppe si era sempre più confermato nella stima di lei. Siccome ella era tanto perfetta nella modestia e nell'umile maestà, il santo, oltre al diligente riguardo di servirla, aveva un desiderio, quasi connaturale al suo amore, di vedersi corrisposto dalla sua sposa. E il Signore dispose ciò in questo modo, affinché, per essere ricambiato, il santo mettesse una maggiore sollecitudine nel servire e stimare la divina Signora.
376. San Giuseppe soddisfaceva questo compito come fedelissimo sposo e dispensatore del mistero che tuttavia gli era nascosto. Quanto più era intento a servire e a venerare la sua sposa e quanto più il suo amore era purissimo, castissimo, santo e giusto, tanto maggiore era il desiderio di vedersi da lei corrisposto. Ciò nonostante non glielo manifestò mai, sia per la riverenza alla quale lo obbligava l'umile maestà della sua sposa, sia perché quella sollecitudine non gli era mai pesata per la sua piacevole conversazione e la sua purezza più che angelica. Quando però si trovò in questo frangente, venendogli attestata dalla vista la novità che non poteva negare, la sua anima restò divisa per la sorpresa. Tuttavia, per quanto sicuro che nella sua sposa vi era quel nuovo fatto, non diede al giudizio più di quanto non poteva negare agli occhi. Essendo uomo santo e retto, sebbene vedesse l'effetto, sospese il giudizio riguardo alla causa; se, infatti, si fosse persuaso che la sua sposa era colpevole, senza dubbio sarebbe morto di dolore.

La Madonna e Napoleone - Tratto da “ Ecco la tua Mamma “ - del Cardinale Angelo Comastri





Spesso ho raccolto dalle labbra della mia mamma questa esclamazione: «Figlio mio, l’orgoglio accieca!». Lì per lì non ho dato tanto peso al valore di queste parole, ma poi la vita me ne ha svelato il senso profondamente vero e veramente profondo. Quante volte ho toccato con mano che l’orgoglio è un’autentica cecità! Quante volte ho verificato che, a causa dell’orgoglio, alcune persone non riescono a stabilire un rapporto reale e leale neppure con i fatti e le situazioni più evidenti. Un caso singolare è Napoleone Bonaparte: a motivo del suo smisurato orgoglio, egli ha guardato con diffidenza anche la Madonna e l’ha sentita come una presenza scomoda, ingombrante e fastidiosa. Ecco i fatti. Napoleone nasce ad Ajaccio, in Corsica, il 15 agosto 1769. Divenuto adulto, Napoleone avrebbe dovuto gioire nel ricordare la sua nascita nello stesso giorno in cui la Chiesa ricorda la nascita di Maria al cielo: era una coincidenza così bella da far vibrare il cuore di chiunque. No, Napoleone ne fu irritato perché l’orgoglio, appunto, accieca.

venerdì 18 dicembre 2015

SEGRETO PER VALORIZZARE LA VITA : L’UNIRSI AL SACRO CUORE DI GESU’




Queste parole sono tratte dal Messaggio che il Signore affidò a sorella Josefa Menèndez r.s.c.j. il testo si trova nel libro “ Colui che parla dal Fuoco”
Il mio Amore tanto può, che dal nulla può ricavare alle anime immensi tesori: quando unendosi a Me al mattino offrono tutta la loro giornata con l’ardente desiderio che il mio Cuore se ne serva per il vantaggio delle anime.. quando con amore compiono ogni loro dovere momento per momento. Quali tesori accumulano in un giorno! Non è l’azione in sé che ha valore ma l’intenzione e l’unione al mio Cuore. L’anima che vive una vita costantemente unita alla mia, mi glorifica e lavora molto al bene delle anime. Il suo lavoro è forse per sé insignificante, ma se lo immerge nel mio Sangue e lo unisce al lavoro che feci nella mia vita mortale ne trarrà gran frutto. Se l’anima si trova calma le è facile pensare a Me, ma se è oppressa dall’angoscia non tema! Mi basta uno sguardo: la capisco e quello sguardo otterrà dal mio Cuore le più tenere delicatezze. Il mio Cuore non è soltanto un abisso di Amore ma anche una abisso di Misericordia. Conosco tutte le miserie umane, di cui neppure le anime più amate vanno esenti: ho voluto che le loro azioni anche minime potessero rivestirsi per mezzo mio di un valore infinito. Poco m’importano le miserie: voglio l’amore. Poco m’importano le debolezze: ciò che voglio è la fiducia. Voglio che il mondo sia salvo, che vi regni, l’unione e la pace, che le anime non si perdano! Aiutami in quest’Opera d’amore !! Desidero che le mie parole siano conosciute, saranno Luce e Vita per un gran numero di anime, la Grazia accompagnerà le mie parole e quelli che le faranno conoscere.”
Gli insegnamenti di Nostro Signore sono mirabilmente sintetizzati nell’offerta della giornata al Sacro Cuore di Gesù dell’Apostolato della Preghiera.


CUORE DIVINO DI GESU’, io ti offro, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini nella Grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre.
In particolare per…


Il Signore concede grazie speciali a chi offre a Dio il lavoro che fa.

NOVENA DI FIDUCIA



O GESU' , affido al tuo Cuore….
(per intercessione di Sorella Josefa o Santa Margherita Alacocque.. quell’anima… quell’intenzione… quel dolore… quell’affare)

Guarda.. e poi fa quanto il Cuore ti dirà…Lascia agire il Tuo Cuore…

Conto su di Te… di Te mi fido… a Te mi abbandono… O Gesù sono sicura di te!


C’E’ SEMPRE QUALCUNO CHE TI VUOLE AIUTARE


- Nei dubbi ripeti:
SACRO CUORE DI GESU’, CONFIDO IN TE!
Troverai la luce.

- Nella solitudine, quando gli altri ti dimenticheranno ripeti:
SACRO CUORE DI GESU’, CONFIDO IN TE!
Ti sentirai Gesù vicino.

- Nella lotta contro le tentazioni ripeti:
SACRO CUORE DI GESU’, CONFIDO IN TE!
Troverai la vittoria.

- Nello scoraggiamento ripeti:
SACRO CUORE DI GESU’, CONFIDO IN TE!
Ti sentirai sollevato.

- Nell’angoscia e nel timore ripeti:
SACRO CUORE DI GESU’, CONFIDO IN TE!
Sarai consolato

- In ogni difficoltà che ti si presenta ripeti:
SACRO CUORE DI GESU’, CONFIDO IN TE!
Troverai la forza per vincerla.

- Nell’ansietà per i tuoi cari ripeti:
SACRO CUORE DI GESU’, CONFIDO IN TE!
Saranno protetti.

Le anime con una fiducia illimitata in Me sono le ladre delle mie grazie”

Gesù a San Faustina Kowalska



giovedì 17 dicembre 2015

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 1,16.18-21.24 - Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.


Mt 1,16.18-21.24

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.
 

Parola del Signore. 

Riflessione

Giuseppe e Maria, erano una coppia di fidanzati come tanti giovani di oggi, con tante speranze, con tanti sogni e tanti progetti in cantiere. Ma il Signore per loro aveva altri pensieri e così ha deciso di rivoluzionare la loro modesta vita. Non penso sia stato facile per entrambi accettare tutto questo. Chissà quanti pensieri, quante domande senza risposta,quanti dubbi. Io ad esempio gli avrei detto: Scusa... ma perché proprio a me?... Con tutte le coppie che ci sono al mondo, proprio me dovevi andare a cercare? Attenzione... magari in cuor loro possono averlo anche pensato, questo non lo sappiamo. In ogni caso sia Maria sia Giuseppe hanno risposto sì, con tanta perplessità, tanta paura e qualche dubbio, specialmente lui. A Maria infatti l'angelo le aveva annunciato quello che stava per succedere a breve, con Giuseppe invece è dovuto intervenire per togliergli i dubbi su questo “particolare” disegno di Dio. In ogni caso ci vuole una grande fede per accettare un disegno del genere e Giuseppe evidentemente ne aveva tanta.

Beata Nemesia (Giulia) Valle Vergine - Aosta, 26 giugno 1847 - Borgaro Torinese, Torino, 18 dicembre 1916


1847-1862
UN’INFANZIA SEGNATA

Giulia Valle nasce ad Aosta il 26 giugno 1847, donando tanta felicità a una coppia giovane e benestante di Donnas che aveva già perso prematuramente i due figli precedenti. Anselmo Valle e Maria Cristina Dalbard, suoi genitori, la conducono al fonte battesimale il 26 giugno 1847, presso l'antica collegiata di Sant' Orso e la chiamano Maddalena, Teresa, Giulia. Segue la nascita di Vincenzo. La sua infanzia trascorre serena, tra il lavoro di modista della mamma e i viaggi e i commerci del padre. Animata da un profondo senso religioso, Maria Cristina Dalbard ispira ai due figli, accanto ad una visione serena della vita, anche un’autentica apertura verso gli altri e un’indole generosa che orientano il temperamento particolarmente vivace e luminoso e la naturale curiosità della piccola Giulia.

Nel corso del 1850, per esigenze di lavoro, Anselmo Valle deve trasferirsi in Francia, a Besançon e decide di portare con sé l’intera famiglia. Il soggiorno, purtroppo, si interrompe traumaticamente per la morte prematura della moglie Maria Cristina, quando Giulia ha solo cinque anni. Insieme a Vincenzo, è affidata al nonno paterno e a una zia nubile, in un ambiente troppo austero, nel quale i due fratelli percepiscono tutta la tristezza di essere orfani.

Quando Giulia compie 11 anni, per continuare gli studi viene mandata di nuovo a Besançon, in un educandato delle Suore della Carità, dove apprende bene la lingua francese, diventa abile nel suonare il pianoforte, nel ricamare e nel dipingere, arricchisce la sua cultura e si accosta ai testi dei grandi maestri della spiritualità cattolica, da Vincenzo de’ Paoli a Francesco di Sales.


martedì 15 dicembre 2015

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 21,28-32 - « I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio »


Mt 21, 28-32.
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Parola del Signore
Riflessione
La Parola che Gesù oggi ci propone è un po' severa... naturalmente non vale solo per i capi religiosi di quel tempo, incoerenti e molto furibondi... ma per ognuno di noi. Non dobbiamo però prenderla come una condanna, ma come un invito alla conversione continua. Convertirsi infatti significa assomigliare a Gesù e ci vuole tempo... penso tutta una vita.
La parabola di oggi ci deve sollecitare a essere sempre migliori, per questo Gesù ci mette davanti un caso molto frequente che tutti abbiamo avuto modo di osservare. La storia è dunque quella di due figli, entrambi imperfetti, chiamati dal loro padre a lavorare nella vigna di famiglia. Il primo figlio, un po' ribelle, dice subito: “Non ne ho voglia”... (un ragazzo di oggi avrebbe detto: "Mollami!"), ma alla fine ubbidisce. Il secondo figlio, apparentemente buono, subito dice: “Si, Signore”, ma poi continua a fare i comodi suoi.

IL DESIDERIO DELLA VITA ETERNA; LA GRANDEZZA DEI BENI PROMESSI A QUELLI CHE LOTTANO - L'imitazione di Cristo – Libro III - Capitolo quarantanovesimo





PAROLE DEL SIGNORE


Figlio, quando senti infonderti dall'alto il desiderio della felicità eterna ed aspiri ad uscire dalla dimora del corpo, per poter contemplare il mio splendore senza alternativa d'ombra, allarga il tuo cuore ed accogli con ogni desiderio questa santa ispirazione. Rendi grazie, quanto più t'è possibile, alla somma Bontà, che agisce con te con tanta benignità, che ti visita con indulgenza, che ardentemente ti eccita, che potentemente ti solleva, perché per il tuo proprio peso tu non abbia ad inclinare verso le cose della terra. Questo desiderio, infatti, non è frutto del tuo pensiero o del tuo sforzo, ma soltanto della degnazione della grazia di Dio e del suo sguardo, allo scopo che tu progredisca nelle virtù ed in una più profonda umiltà, preparandoti alle future battaglie, stretto a Me con tutto l'affetto del cuore e desideroso di servirMi con fervente zelo. Figlio, spesso il fuoco arde, ma la fiamma non sale senza fumo. Allo stesso modo, in alcuni divampa il desiderio delle cose celesti, e tuttavia essi non sono liberi dalla tentazione degli affetti carnali. Perciò, quello che chiedono a Dio con tanto desiderio, non lo compiono con perfetta rettitudine per la sua gloria. Così è spesso anche il tuo desiderio del Cielo, perché tu stesso vi hai immesso un fermento così poco confacente. Non è, infatti, puro e perfetto ciò che è inquinato dall'interesse proprio.

venerdì 11 dicembre 2015

Gesù ricordati! - Poesia di Teresa di Gesù Bambino



1 – Ricordati la gloria del Padre, e i divini splendori che tu lasciasti, esiliandoti sulla terra per riacquistare tutti i poveri peccatori. Oh, Gesù! Abbassandoti verso la Vergine Maria tu velasti l'infinità tua gloria e grandezza. Ma di quel seno materno che fu l'altro tuo Cielo, ricordati!
2 – Il dì della tua nascita, ricordati, gli Angeli lasciando il cielo han cantato: Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà!(Lc. 2, 14). Dopo diciannove secoli tu colmi la tua promessa; e la pace è la ricchezza dei tuoi figli. Per gustare sempre la tua pace ineffabile, eccomi a te.
3 – Eccomi a te, nascondimi tra le tue fasce, io voglio restar sempre nella tua culla: dove, cantando con gli angeli, potrò ricordarti le feste di questi giorni. Oh, Gesù, ricorda i pastori e i Re Magi, che ti offersero in gioia i loro doni ed il cuore: e la schiera degli innocenti, che ti dettero il sangue.
4 – Ricordati che tu preferisti le braccia di Maria al tuo trono regale; bambinello, per campar la tua vita non avevi nient'altro che il latte verginale! Invitami al festino d'amore che t'offre Maria, fratellino Gesù; degnati d'invitarmi e ricordati della tua sorellina che ti fece battere il cuore!

L’UMILTA’ INTERIORE



Tu, Filotea, mi chiedi di condurti avanti nell’umiltà: quello che ho detto finora riguarda più il campo della saggezza che quello dell’umiltà; quindi andiamo avanti.
Molti non vogliono pensare alle grazie che Dio ha loro dato personalmente, non ne hanno il coraggio perché temono di cadere nella vanagloria e nel vuoto compiacimento. E qui si sbagliano: S. Tommaso d’Aquino dice che il mezzo per giungere all’amore di Dio è il pensiero dei suoi benefici; meglio li conosciamo e più amiamo Dio.
Direi proprio che niente può umiliarci di fronte alla misericordia di Dio quanto i suoi benefici, e niente può umiliarci di fronte alla sua giustizia quanto le nostre offese. Pensiamo a quello che Egli ha fatto per noi e a quello che noi abbiamo fatto contro di Lui; e, come dobbiamo pensare ai nostri peccati più piccoli, dobbiamo pensare alle sue grazie più piccole. Non dobbiamo temere che il conoscere i doni che ha posto in noi ci gonfi; è sufficiente che abbiamo sempre presente questa verità: ciò che di buono c’è in noi non viene da noi.
Rifletti: i muli, animali pesanti e maleodoranti, non cessano di essere tali solo perché sono carichi di mobili preziosi e profumati appartenenti al principe. Che cosa abbiamo di buono che non ci sia stato dato?

Beata Maria Vergine di Guadalupe - 12 dicembre - Maria.. Nostra Signora di Guadalupe, raduna i tuoi figli sotto il tuo manto di stelle



Il racconto più antico delle apparizioni della Santissima Vergine all’indio Juan Diego sul picco di Tepeyac, viene chiamato “Nican Mopohua”, composto in lingua Náhuatl, nella metà del secolo XVI. L’autore, contemporaneo ai fatti, riproduce i giri di parole e le maniere colloquiali tipiche, ripetitive e ingenue che la Madonna adopera con Juan. È una conversazione piena d’amore e di fiducia di un uomo semplice con sua Madre.

La storia inizia nel dicembre del 1531. Allora, racconta il Nican Mopohua, dieci anni dopo la conquista della città del Messico, terminata la guerra e con la pace nel paese, cominciò a germogliare la fede e la conoscenza del vero Dio che dà la vita. L’evangelizzazione avanzava a grandi passi. Sembravano lontani quei riti brutali a cui dovevano sottostare i nativi per accontentare i loro idoli assetati di sangue.
La liberazione dal male e dall’errore grazie ai Sacramenti e alla dottrina cristiana piovve come un balsamo sul cuore del popolo e la grazia operò il meraviglioso miracolo della conversione. A soli dieci anni dall’arrivo della fede nell’antico regno azteco, il Signore volle mostrare che metteva l’evangelizzazione del nuovo continente sotto il manto della sua Santissima Madre, Mediatrice di tutte le grazie. 
Successe,  si legge nel Nican Mopohua, che un indio, di nome Juan, un povero uomo del popolo, e nativo di Cuauhtidlan, un sabato si mise in cammino di buon’ora verso Città del Messico per andare a imparare la dottrina cristiana. Nell’attraversare il piccolo valico di Tepeyac, sul picco sentì un canto meraviglioso di moltissimi uccelli. Pieno di meraviglia, a quell’uomo sembrò di essere in Paradiso. E quando di colpo il canto cessò, e ci fu silenzio, si sentì chiamare da dietro il masso: “Juanito, Juanito Diego”. Pieno di gioia si diresse dove proveniva la voce e vide una bella Signora in piedi che gli diceva di avvicinarsi. Arrivatole davanti si accorse della sua soprannaturale statura: i suoi vestiti splendevano come il sole; e dalla roccia su cui Lei stava provenivano raggi luminosi.

ATTO DI RIPARAZIONE del Venerabile Padre Dehon




Ecco il Cuore che ha tanto amato gli uomini.
Eppure dalla maggior parte di essi, e spesso anche dai suoi prediletti,
non riceve che freddezza, indifferenza e ingratitudine.
Noi abbiamo sentito, o Signore, i tuoi dolorosi lamenti.
Tu stesso hai rivelato a Santa Margherita Maria, discepola del tuo Cuore,
che questa ingratitudine ti è più dolorosa di tutte le sofferenze della tua passione.
Se, come tu stesso dicevi, gli uomini corrispondessero almeno in parte al tuo amore, tu stimeresti un nulla tutto quello che hai fatto per loro.
Proprio questa riposta d’amore noi vogliamo darti fin d’ora, o Signore. Solo col nostro amore di compassione e di riconoscenza noi ti possiamo consolare.
Potessimo anche noi darci interamente a quella vita di immolazione, d’abbandono e di amore che il tuo Cuore così ardentemente desidera.
Come Maria Maddalena, noi vogliamo spargere sui tuoi piedi e sul tuo capo il profumo di un’umile amore e di una fervida devozione.
Come la Veronica, noi ti vogliamo consolare di tutti gli oltraggi che tanto amareggiano il tuo Cuore.
Come la tua santissima Madre, come S. Giovanni e i tuoi fedeli amici del Calvario, anche noi vogliamo esserti vicini per i molti che pur amati ti hanno abbandonato. 
Potessimo, col nostro zelo apostolico, conquistarti tutti i cuori.
Amato sia dappertutto, il Cuore di Gesù.
A lui lode e azione di grazie, ora e sempre. Amen.

Venerabile Padre Dehon

«BABBO, LEGGIMI QUESTE PAROLE!»


In una chiesa di Lione si predica la missione. Un giorno una bambina sui sette anni, si presenta al Missionario e gli chiede una Medaglia di Maria Immacolata. Egli le domanda sorridendo che cosa ne voglia fare, e la bambina: - Voi avete detto che chi reciterà tre volte le parole che vi sono incise: "O Maria, concepita ecc. " si convertirà, e così spero di riuscire anch'io a convertire un'anima...

Il pio missionario sorride, le dà la medaglia e la benedice. Eccola a casa; va da suo padre, lo accarezza e con tutta grazia: - Vedi - gli dice - che bella medaglia mi ha dato il missiona­rio! Fammi il favore di leggere quelle paroline che vi sono scritte all'interno.

Il padre prende la medaglia e legge a mezza voce: «O Maria con­cepita ecc.» La fanciulla giubila, ringrazia il babbo ed esclama tra sè: - Il primo passo è fatto!

Poco dopo è di nuovo dal babbo, ad accarezzarlo e baciarlo; ed egli sorpreso: - Ma che cosa vuoi, bambina mia?

- Ecco - disse - vorrei che mi leggessi una seconda volta quel­la bella preghiera, che sta incisa sulla mia medaglia... - ed intanto gliela pone sott'occhio.

Il padre si annoia, la manda a giuocare; ma che volete? Quell'an­gioletto sa tanto fare che il buon uomo deve cedere e legge: «O Maria concepita senza peccato ecc.- Poi le restituisce la medaglia dicendole: - Ora sarai contenta; va' e lasciami stare.

La fanciulla se ne va festante... Ora deve studiare il modo di far­gliela ripetere una terza volta, e la bimba attende il giorno seguente. Al mattino, mentre il babbo è ancora a letto, la piccina pian pia­nino, gli va vicino e lo prende con tanta dolcezza, che il buon uomo è costretto, per accontentarla, a rileggere una terza volta la giaculatoria.

La bimba non vuole di più e salta dalla gioia.

Il babbo è meravigliato di tanta festa; ne vuol sapere la ragione e la bambina gli spiega ogni cosa: - Babbo mio, anche tu hai detto tre volte la giaculatoria della Madonna; dunque andrai a confessarti e comunicarti e così farai contenta la mamma. E tanto tempo che non vai più in chiesa!... Il missionario infatti ha promesso che chi avesse detto, anche solo tre volte, la giaculatoria della Immacolata, si sarebbe convertito!...

Il babbo è commosso: non può rifiutare e baciando il suo angio­letto: - Sì, sì, - le promette, - andrò anch'io a confessarmi e ren­derò contenta te e la tua buona mamma.

Mantenne la parola ed in quella casa si amarono più ancora che per il passato.

Tratto da BERNADETTE E LE APPARIZIONI DI LOURDES p. Luigi Chierotti C.M.

RESISTERE ALLE TENTAZIONI - L'Imitazione di Cristo - Libro I - Capitolo XIII


RESISTERE ALLE TENTAZIONI
  1.     Finché saremo al mondo, non potremo essere senza tribolazioni e tentazioni; infatti sta scritto nel libro di Giobbe che la vita dell'uomo sulla terra (Gb 7,1) è tutta una tentazione. Ognuno dovrebbe, dunque, stare attento alle tentazioni e vigilare in preghiera (1Pt 4,7), affinché il diavolo non trovi il punto dove possa esercitare il suo inganno; il diavolo, che mai non posa, ma va attorno cercando chi possa divorare (1Pt 5,8). Nessuno è così avanzato nella perfezione e così santo da non aver talvolta delle tentazioni. Andare esenti del tutto da esse non possiamo. Tuttavia, per quanto siano moleste e gravose, le tentazioni spesso sono assai utili; perché, a causa delle tentazioni, l'uomo viene umiliato, purificato e istruito. I santi passarono tutti per molte tribolazioni e tentazioni, e progredirono; invece coloro che non seppero sostenere le tentazioni si pervertirono e tradirono. Non esiste una istituzione così perfetta, o un luogo così nascosto, dove non si trovano tentazioni e avversità. L'uomo non è mai del tutto esente dalla tentazione, fin che vive. Ciò per cui siamo tentati è dentro di noi, poiché siamo nati nella concupiscenza. Se vien meno una tentazione o tribolazione, un'altra ne sopraggiunge e c'è sempre qualcosa da sopportare, perché abbiamo perduto il bene della nostra felicità. Molti, di fronte alle tentazioni, cercano di fuggire, ma cadono poi in esse anche più gravemente. Non possiamo vincere semplicemente con la fuga; ma è con la sopportazione e con la vera umiltà che saremo più forti di ogni nemico. Ben poco progredirà colui che si allontana un pochino e superficialmente dalle tentazioni, senza sradicarle: tosto ritorneranno ed egli sarà ancor peggio. Vincerai più facilmente, a poco a poco, con una generosa pazienza e con l'aiuto di Dio; più facilmente che insistendo cocciutamente nel tuo sforzo personale. Accogli frequentemente il consiglio di altri, quando sei nella tentazione; e non essere aspro con colui che è tentato, ma dagli conforto, come desidereresti fosse fatto a te.  

sabato 5 dicembre 2015

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési - Fil 1, 4-6. 8-11 - Siate integri e irreprensibili per il giorno di Cristo.



 Fil 1, 4-6. 8-11

Fratelli, sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

Parola di Dio


Riflessione

La seconda lettura di oggi è una lettera che Paolo scrive mentre si trova in prigione a motivo di Cristo, ma, nonostante tutto, rivolge ai Filippesi parole di grande affetto. Queste poche righe, infatti, sono colme di stima verso una comunità che, evidentemente, lo ha sostenuto quando si trovava tra loro per annunciare la buona novella.
In questa lettera affettuosa ci sono tanti consigli utili per tutti, specialmente per chi non ha ancora trovato una “vocazione” che gli calzi a pennello... ci incoraggia inoltre a non aver paura di rimanere in “panne” nel cammino di fede, anche quando si fa duro, perché il buon Dio, quando inizia una cosa, la porta a compimento senza fallire... i fallimenti succedono solo quando vogliamo fare di testa nostra.
Attenzione però, Dio inizia, è vero... e Dio porta a compimento, e questo è altrettanto vero, ma in mezzo ci sta un bel buco... e questo va coperto da noi, va coperto con il nostro impegno, va coperto con il nostro si. Dobbiamo insomma lasciarci fare da Lui, perché solo Lui porta a compimento ciò che ha iniziato, ma con la nostra collaborazione.
Prendiamo ad esempio una conversione “lampo”, la mia... Dio ha iniziato, Dio mi ha chiamata a ... io ho risposto si... e così mi sono trovata “inguaiata”!!!

venerdì 4 dicembre 2015

II desiderio della contemplazione di Dio....Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti, che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti



"Orsù, misero mortale, fuggi via per breve tempo dalle tue occupazioni, lascia per un po' i tuoi pensieri tumultuosi. Allontana in questo momento i gravi affanni e metti da parte le tue faticose attività. Attendi un poco a Dio e riposa in lui.
Entra nell'intimo della tua anima, escludi tutto tranne Dio e quello che ti aiuta a cercarlo, e, richiusa la porta, cercalo. O mio cuore, di' ora con tutto tè stesso, di' ora a Dio: Cerco il tuo volto. ' II tuo volto, Signore, io cerco ' (Sal 26, 8).
Orsù dunque. Signore Dio mio, insegna al mio cuore dove e come cercarti, dove e come trovarti. Signore, se tu non sei qui, dove cercherò te assente? Se poi sei dappertutto, perché mai non ti vedo presente? Ma tu certo abiti in una luce inaccessibile. E dov'è la luce inaccessibile, o come mi accosterò a essa? Chi mi condurrà, chi mi guiderà a essa sì che in essa io possa vederti? Inoltre con quali segni, con quale volto ti cercherò? O Signore Dio mio, mai io ti vidi, non conosco il tuo volto.
Che cosa farà, o altissimo Signore, questo esule, che è così distante da te, ma che a te appartiene? Che cosa farà il tuo servo tormentato dall'amore per te e gettato lontano dal tuo volto? Anela a vederti e il tuo volto gli è troppo discosto. Desidera avvicinarti e la tua abitazione è inaccessibile. Brama trovarti e non conosce la tua dimora. Si impegna a cercarti e non conosce il tuo volto.
Signore, tu sei il mio Dio, tu sei il mio Signore e io non ti ho mai visto. Tu mi hai creato e ricreato, mi hai donato tutti i miei beni, e io ancora non ti conosco. Io sono stato creato per vederti e ancora non ho fatto ciò per cui sono stato creato.
Ma tu, Signore, fino a quando ti dimenticherai di noi, fino a quando distoglierai da noi il tuo sguardo? Quando ci guarderai e ci esaudirai? Quando illuminerai i nostri occhi e ci mostrerai la tua faccia? Quando ti restituirai a noi?
Guarda, Signore, esaudiscici, illuminaci, mostrati a noi. Ridonati a noi perché ne abbiamo bene: senza di te stiamo tanto male. Abbi pietà delle nostre fatiche, dei nostri sforzi verso di te: non valiamo nulla senza te.
Insegnami a cercarti e mostrati quando ti cerco: non posso cercarti se tu non mi insegni, ne trovarti Se non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti, che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti."
Sant'Anselmo, vescovo - Dal «Proslògion» - (Cap. 1: Opera omnia, ed. Schmitt, Seckau-Edimburgo 1938, 1, 97-100)

mercoledì 2 dicembre 2015

Non chiunque mi dice: Signore, Signore... la casa costruita sulla roccia o sulla sabbia - Mt 7, 21-27 - Meditazione di Eugenio Pramotton

 

 Mt 7, 21-27

Come già altre volte (Mt 15,8), il Signore richiama i suoi ascoltatori alla necessità della coerenza fra il dire e il fare, ed invita ad aderire a Lui non solo con le parole ma anche con i fatti. Parlare è sempre molto più facile che fare, e il fatto che il Signore vuole da noi è che gli facciamo dono della nostra volontà, perché solo così riuscirà a salvarci veramente, solo così riuscirà a condurci nel suo Regno per una strada che Lui solo conosce.
Lui solo conosce in profondità la natura delle malattie spirituali che ci affliggono, Lui solo conosce le operazioni a cui dovrà sottoporci e le terapie che dovremo seguire per riacquistare la salute. Ma non potrà sottoporci a nessuna operazione, non ci prescriverà nessuna terapia se non decidiamo liberamente di metterci nelle sue mani, se non decidiamo seriamente di affidargli la nostra vita dicendo: Non la mia, ma la tua volontà sia fatta.
Qualcuno potrebbe dire: A me non sembra proprio di essere ammalato. Conviene allora riflettere sul fatto che c'è una salute del corpo e c'è una salute dell'anima e chiederci: quando possiamo dire che il corpo è in buona salute e quando possiamo dire altrettanto dell'anima? Possiamo dire che il nostro corpo è in buona salute quando progredisce ordinatamente verso il suo pieno sviluppo, e una volta che l'ha raggiunto è in grado di contrastare tutti quei fattori che, minacciando la sua integrità, tendono a poco a poco a fargli perdere le sue funzioni fino a farlo morire. Così, anche la nostra anima è in buona salute quando progredisce ordinatamente verso il suo pieno sviluppo, verso la sua piena vitalità, ed è in grado di resistere a tutto ciò che minaccia la sua integrità o rischia di intossicarla fino a farla morire.
Ma quando possiamo dire che un'anima progredisce verso il suo pieno sviluppo o verso la sua piena vitalità? Un'anima progredisce verso il suo pieno sviluppo quando progredisce in lei l'amore di Dio e l'amore del prossimo; un'anima raggiunge la pienezza di vita quando l'amore di Dio e l'amore del prossimo hanno raggiunto in lei quella perfezione a cui Dio la vuole condurre. Un'anima è viva quando è vivo in lei l'amore di Dio. Ora, ognuno di noi ha un'anima che rispetto all'amore di Dio e del prossimo può essere: quasi morta, più o meno ammalata, più o meno in via di guarigione; in ogni caso ognuno di noi ha un'anima che non potrà rivivere, guarire, o giungere alla pienezza della vita se non accetta seriamente e liberamente di mettersi nelle mani di Dio, cioè di fare la sua volontà.

E perché mi turbo e mi complico? Perché temo io? di don Dolindo Ruotolo



Gesù all'anima:
« Quando crederai il mondo abbandonato ai prepotenti e ai tiranni, e tutto schierato contro la Chiesa, allora sappi che il trono del mostro è minato e che si dissolve in un baleno per una pietruzza dal monte che lo percuote. Lasciami fare perché io armonizzo la libertà e le esigenze della divina gloria, e lascio il corso agli uomini cattivi per poi trarne la divina gloria. Anche nel piccolo lo vedrai, perché certi violenti spariranno dalla sera al mattino e le famiglie riacquisteranno la pace e la prosperità.
Adora Dio e lascia a Lui, che tutto vede e dispone e permette, la cura del pacifico ordine dei mondo. Lasciati dunque portare anche tu dalle misteriose vie della sua Provvidenza e prega...

Oh la preghiera! Prega, prega, prega e sii certo di operare pregando, perché la più potente delle azioni è la preghiera.