mercoledì 30 novembre 2016

Beato Charles de Foucauld - Strasburgo, Francia, 15 settembre 1858 - Tamanrasset, Algeria, 1 dicembre 1916 - Tema : Conversione - Eucaristia - Cristianesimo e Islam




Un giovane entra in un confessionale della chiesa di Sant'Agostino, a Parigi, si china verso il sacerdote e gli dice: «Reverendo, non ho la fede; vengo a chiederle di istruirmi». Il sacerdote lo squadra... «Si inginocchi, si confessi a Dio; crederà. – Ma non sono venuto per questo... – Si confessi!» Colui che voleva credere, sentì che il perdono era per lui la condizione della luce. Si inginocchia, e confessa tutta la sua vita. Quando il penitente ha ricevuto l'assoluzione dei peccati, il sacerdote riprende: «È a digiuno? – Sì. – Vada a comunicarsi!» Il giovane si avvicina immediatamente alla Sacra Mensa; fu la sua «seconda prima Comunione»... Siamo alla fine di ottobre del 1886. Quel sacerdote, noto per la sua arte nel dirigere le anime, è don Huvelin; quel giovane ventottenne, si chiama Charles de Foucauld.
Nato il 15 settembre 1858 a Strasburgo, in una famiglia molto cristiana, Charles perde la madre, poi, lo stesso anno 1864, il padre. Viene allora affidato, assieme alla sorella Maria, al nonno, il Signor de Morlet, colonnello in pensione. Affettuoso, zelante, studioso, Charles diventa oggetto delle tenerezze del nonno, presso il quale le collere del bambino trovano una segreta indulgenza e vengono considerate come un indice di carattere. Il Signor de Morlet e i due bambini si trasferiscono a Nancy nel 1872. A partire da allora, Charles prende l'abitudine di mescolare agli studi una massa di letture scelte senza discernimento. Alla fine degli studi, perde totalmente la fede, «e non era il solo male, confiderà più tardi... Si lanciano i giovani nel mondo senza dar loro le armi indispensabili per combattere i nemici che trovano in sè e fuori di sè, e che li attendono in massa. I filosofi cristiani hanno risposto da tanto tempo, in modo molto chiaro, a un gran numero delle domande che ogni giovane si pone febbrilmente, senza sospettare che la risposta esiste, luminosa e limpida, a due passi da lui!» Egli esigerà che i nipotini siano istruiti da insegnanti cristiani: «Non ho nessun cattivo insegnante; ma la gioventù ha bisogno di essere istruita non da persone neutre, ma da anime credenti e sante, e inoltre da uomini che sappiano rispondere delle loro convinzioni e ispirino ai giovani una ferma fiducia nella verità della fede...»

martedì 29 novembre 2016

Il libro della Fiducia di Padre Thomas de Saint Laurent


CAPITOLO I - Nostro Signore ci invita alla fiducia

Voce di Cristo, voce misteriosa della grazia che risuonate nel silenzio dei cuori, voi mormorate nel fondo delle nostre coscienze parole di dolcezza e di pace. Nelle nostre miserie presenti, ci ripetete la parola che il Maestro pronunciava così spesso durante la sua vita mortale: "Fiducia, fiducia!".
All'anima colpevole, oppressa dal peso delle sue colpe, Gesù diceva: "Abbi fiducia, figliuolo, i tuoi peccati ti son perdonati" . "Fiducia!" diceva ancora alla malata abbandonata che attendeva da lui la sua guarigione, "la sua fede ti ha salvata" . Quando i suoi apostoli tremavano di spavento, vedendolo camminare di notte sul lago di Genezareth, egli li tranquillizzava con questa affermazione rassicurante: "Abbiate fiducia! Sono io; non abbiate paura" . E la sera della Cena, conoscendo i frutti infiniti del suo sacrificio, lanciava, mentre andava alla morte, questo grido di trionfo: "Fiducia, abbiate fiducia! Io ho vinto il mondo" .
Questa parola divina, cadendo dalle sue labbra adorabili, tutta vibrante di tenerezza e di pietà, operava nelle anime una trasformazione meravigliosa. Una rugiada soprannaturale fecondava la loro aridità; delle luci di speranza dissipano le loro tenebre; una serena certezza scacciava le loro angosce, perché le parole del Signore "sono spirito e vita" . "Beati quelli che le ascoltano e le mettono in pratica" .
Come un tempo i suoi discepoli, siamo noi ora invitati da Nostro Signore alla fiducia. Perché rifiutarci di ascoltare la sua voce?

Molte anime hanno paura di Dio

Pochi cristiani, anche tra i più ferventi, possiedono questa fiducia che esclude ogni ansietà ed ogni esitazione. Diverse sono le cause di questo fatto.
Il Vangelo narra che la pesca miracolosa sbalordì san Pietro. Con la sua foga abituale, egli misurò in una sola occhiata la distanza infinita che separava la grandezza del Maestro dalla sua bassezza. Egli tremò di sacro terrore e prosternandosi, il volto contro la terra, gridò: "Allontanatevi da me, Signore, perché sono un peccatore" .
Alcune anime hanno, come l'Apostolo, questo timore. Esse sentono così vivamente le loro macchie e la loro miseria che osano appena avvicinarsi alla Divina Santità. Sembra loro che un Dio così puro debba provare una repulsione invincibile a chinarsi verso di esse. Malaugurata impressione, che imprime un contegno forzato alla loro vita interiore e talvolta la paralizza completamente.
Come si ingannano queste anime!

DOBBIAMO RESISTERE ALLE TENTAZIONI E SOPPORTARE LE PROVE di Alberto Magno Tratto da “L’UNIONE CON DIO”



Il servizio di Dio non esclude la tentazione

Chi vorrà avvicinarsi a Dio con cuore sincero e puro, dovrà necessariamente subire la tentazione e la prova.

Come resistervi

Regola da seguire in tutte le tentazioni è questa: non acconsentirvi, appena sono sentite, ma sopportarle con pazienza, dolcezza, umiltà e longanimità.
Se si tratta di bestemmie o di cose vergognose, non si può fare di meglio che disprezzare tali immaginazioni o fantasie come futili.
Senza dubbio, la bestemmia è colpa, obbrobriosa, orribile; bisogna tuttavia sprezzare simili tentazioni senza cedere a turbamenti di coscienza. Se disprezzate così il nemico e le sue suggestioni, egli si ritirerà ben presto. E’ troppo orgoglioso per subire lo sprezzo e la noncuranza.
Il miglior rimedio è dunque di non preoccuparsene affatto, come se si trattasse di mosche che, nostro malgrado, ci volteggiano davanti agli occhi.

Durante le tentazioni non bisogna allontanarsi dalla presenza di N. Signore
Voi dunque che servite Gesù Cristo, guardatevi bene dall’allontanarvi facilmente dalla presenza del Signore, di indignarvi, lagnarvi di queste mosche, cioè delle tentazioni leggere, delle supposizioni, delle tristezze e pusillanimità, degli abbattimenti e delle mille nullità che il buon volere e un atto di elevazione a Dio possono allontanare.

L’unione a Dio si compie con la buona volontà

Per mezzo della buona volontà, l’uomo fa di Dio il proprio Signore; dei santi angeli fa i propri custodi e protettori.
La buona volontà mette in fuga le tentazioni, come la mano scaccia le mosche che si posano sulla fronte. “Pace agli uomini di buona volontà” .
La buona volontà è, per l’anima, la sorgente di tutti i beni, la madre di tutte le virtù.
Chi la possiede, tiene in sua mano, senza paura di perderlo, tutto ciò che gli è necessario per vivere bene .
Se voi volete il bene, ma non potete compierlo, Dio ve ne compenserà come se l’aveste compiuto .
Per legge eterna e immutabile Dio ha stabilito che il merito sia nella volontà, che in cielo o in inferno la volontà faccia la ricompensa o il supplizio .
La carità non è altro che una grande volontà di servire Dio, un soave desiderio di piacergli, un bisogno fervidissimo di goderlo.
La tentazione non è un peccato, ma è la prova della virtù.

La tentazione fortifica la virtù

Per mezzo della tentazione l’uomo può acquistare molti beni , tanto, più che “la vita dell’uomo sulla terra è una continua tentazione .


Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 7, 21. 24-27 - Chi fa la volontà del Padre mio, entrerà nel regno dei cieli.


 Mt 7, 21. 24-27

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Parola del Signore.

Riflessione

Il mese di dicembre, di solito, è ricco di appuntamenti religiosi: novene alla Madonna, novene di Natale, catechesi di ogni genere... ma, alla fine, tutto diventa vano se non facciamo la volontà di Dio.

Le preghiere, le devozioni, gli incontri, ci aiutano sì a raggiungere la salvezza, ma solo se le parole del Signore, entrando da un orecchio, non escono dall'altro, solo se non escono dalla nostra bocca a mo di pappagallo...

Credere dunque non è sufficiente per salvarci, dobbiamo anche fare ciò che il Signore ci chiede.

La Parola di Dio deve essere il fondamento che sostiene ogni nostra azione; e non dobbiamo leggerla né come se fossimo inseguiti dai cani, né la dobbiamo ripetere come dei pappagalli... dobbiamo invece sforzarci di meditarla e di farla nostra, così riusciremo a diventare, a poco a poco, molto a poco a poco, dei cristiani coerenti e graditi al buon Dio. Dobbiamo anche fare il possibile per avere comportamenti e atteggiamenti compatibili con la fede che diciamo di avere... Dice il Signore: "Poiché questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il culto che mi rendono è un imparaticcio di usi umani"” Is 29, 13.

Chi ha deciso di seguire Gesù non può pensare di fare la vita che faceva prima di averlo incontrato. Se facciamo i capricci e amiamo le comodità, continuiamo a costruire la nostra vita sulla sabbia. E cosa succede poi, quando siamo raggiunti da una delusione, da una difficoltà, da una disgrazia, da una tribolazione di qualsiasi genere? Succede che la nostra casa crolla come crolla una casa costruita sulla sabbia. Non voglio esagerare o mancare di carità verso chi ha veramente un problema psicologico, ma oramai, siccome oggi va di moda lo psicologo, se tu non ci vai, vuol dire che sei strano... Le parole ricorrenti oggi sono: "Sono depressa!!! Ho bisogno di parlare con qualcuno!!! Ho bisogno di qualcosa che mi rilassi!!!". Queste parole sono probabilmente il segno che la nostra casa non è costruita sulla roccia. Proviamo allora a fermarci un attimo e a pensare alla nostra vita, a come la stiamo conducendo, dove abbiamo messo Dio nella scala dei valori... proviamo anche a prendere queste parole del libro dei Proverbi “Al passaggio della bufera l'empio cessa di essere, ma il giusto resterà saldo per sempre (10,25), come una consolante promessa che assicura solidità e stabilità per chi si impegna a percorrere la via della giustizia.

Grazie Gesù mio, per la luce, per i ceffoni e per le grazie che continuamente mi fai. Grazie perché sei mio amico. Prego anche per tutte le persone che dicono: "Signore Signore"... ma poi fanno quello che vogliono; che dicono "Signore Signore"... e poi ti accoltellano alle spalle; che dicono "Signore Signore"... e poi, quando ti vedono, fanno finta di non vederti; che dicono "Signore Signore"... e poi sono sempre scorbutiche.

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 10, 17-24 - Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.



 

Lc 10, 17-24
 

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Parola del Signore

Riflessione

Il Vangelo di oggi inizia con i 72 discepoli che rientrano dalla missione che Gesù aveva loro affidato; tutti sono molto entusiasti ed emozionati perché le cose erano andate assai bene; Gesù li aveva mandati, come agnelli in mezzo ai lupi, ad annunicare il Suo Regno, a portare la pace, a guarire i malati a scacciare i demoni.
Di primo acchito sembra che Gesù sia un “guastafeste”... Forse si aspettavano che dicesse loro: "Ma che bravi siete stati, complimenti, sono orgoglioso di voi, non me lo aspettavo...". Invece, dopo averli ascoltati, calma subito i loro animi eccitati dicendo: Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”... Ecco un modo per far scoppiare le “bolliccine”!!!
L'ammonimento di Gesù vale anche per tutti noi, che spesso, quando ci riesce qualche cosa, ci prendiamo il merito senza riconoscere che è la benevolenza di Dio che ha permesso tutto. Con il successo, il più delle volte si insunua l'orgoglio... ecco allora che, conoscendo il nostro cuore, Dio ci fa capire che non sono la nostra abilità, la nostra intelligenza o il nostro carisma ad essere decisivi per la riuscita di un'impresa, ma è solo per la Sua grazia che riusciamo a fare cose belle e imprevedibili... Non dobbiamo però scoraggiarci quando le nostre imprese non hanno successo, Dio permette anche questo... e gli amici di Gesù sanno bene che dopo aver sperimentato un fallimento, dopo aver sofferto, dopo che il loro muso si è appiattito a forza di sbattere contro le porte chiuse in faccia, dopo aver sopportato con fede tante umiliazioni e tanti no, si diventa più forti, più dolci, si diventa più solidali con chi è debole e subisce in silenzio... Ricordiamoci sempre che la nostra gioia sta nel fatto che i nostri nomi sono scritti nel Cielo. Il resto, alla fine, trova il tempo che trova...

martedì 22 novembre 2016

Rivelare Cristo a un mondo vuoto di Dio...



Chi è che conosce Dio?

Chi si sente peccatore non è lontano da Dio.
È chi si sente sano che non lo conosce.

Don Divo Barsotti - Ritiro a Biella, 28 dicembre 1988
 

Il mondo è così vuoto di Dio! Gli uomini vagano in una tenebra spessa e non sanno dove andare. E noi viviamo vicino a loro e non ci rendiamo conto dell'angoscia che stringe la loro anima, non ci rendiamo conto del vuoto della loro vita. Oggi piuttosto che contare le anime che conoscono il Signore, si potrebbero contare quelle che non lo conoscono, per le quali il Cristianesimo forse non è che un ammasso di superstizioni, una vaga speranza che essi non sanno giustificare. Essi vivono come nostri fratelli e non posseggono la ricchezza più grande della nostra anima: il Signore.
È soprattutto per renderci conto della nostra responsabilità verso di loro che viviamo l'Avvento, per renderci conto che dobbiamo essere noi la rivelazione di Cristo in un mondo pagano, che dobbiamo essere la luce del mondo, il sale della terra. E invece il Cristianesimo oggi sembra esser divenuto impotente a risanare l'umanità, sembra essere non più sorgente di calore, di vita, di luce, ma una vana reliquia di tempi passati. Nell'intimo dell'anima di tutti questi uomini è il pensiero, il timore che tutto sia finito e che nasca ora, per mezzo della scienza o della cultura, una nuova età; che tutto quel che i secoli passati ci hanno trasmesso siano sogni vani. Tutto sembra vuoto, solo un'angoscia profonda stringe le anime: il senso che né la tecnica né la filosofia né il benessere possano rispondere al desiderio del cuore. E allora gli uomini sognano una nuova religione "libera da miti", come essi dicono, perché senza di essa sembra impossibile vivere quaggiù.

lunedì 21 novembre 2016

SLANCI di AMORE a Gesù Sacramentato e a Maria SS - di don Dolindo Ruotolo




Ho sperato, Signore, nella tua misericordia ed il mio cuore esulta in Te, mio Redentore, perché mi hai salvato e colmato di beni. Tu non puoi dimenticarmi, perché sei mio Dio, non puoi nascondermi il tuo volto, perché hai dato per me il tuo Sangue; io dunque spererò sempre in Te, e leverò a Te la mia voce nei momenti della mia afflizione.
Tu che sei fortezza di quelli che sperano in Te, sai che senza il tuo aiuto, nulla può l'umana debolezza; accordaci perciò l'aiuto della tua grazia affinché, compiendo i tuoi comandamenti, possiamo piacerti con la volontà e con le opere, e piacendoti, possiamo raccogliere i tesori delle tue misericordie.
Parlami, Signore, nella pace di questo Tabernacolo di Amore, parla, che il tuo servo ti ascolta... Ti ascolto, o Gesù: Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro celeste... Non giudicate e non sarete giudicati, poiché come giudicherete gli altri sarete giudicati. T'intendo io solo così Tu ascolti la mia preghiera mio Re e mio Dio, solo così essa ascende a Te come incenso bruciato dalla carità verso il prossimo, che la muta in nube leggera e profumata di amore verso di Te.

domenica 20 novembre 2016

Dal Vangelo secondo Luca - Signore, ricordarti di me quando entrerai nel tuo regno - Lc 23, 35-43



Lc 23, 35-43
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore
Riflessione personale
In questo passo di Vangelo si mettono in evidenza due modi di pregare, due modi di affrontare le sofferenze della vita, due modi di affrontare la morte.
L'atteggiamento dei due ladroni crocifissi insieme a Gesù è opposto, ed anche la risposta di Cristo è opposta.
Stanno entrambi accanto a Gesù sofferente, ma come vediamo, stare vicino vicino a Gesù e vedere quanto soffre, non da la sicurezza della salvezza. Una persona può nascere e vivere in una famiglia praticante, può conoscere la Bibbia o le preghiere a memoria, può frequentare la Chiesa ogni giorno e tuttavia può perdersi se, come il cattivo ladrone, pretende una salvezza che non debba passare per l'umiliazione e la morte del proprio "Io"...
I due malviventi di professione, crocifissi insieme a Gesù, rappresentano in qualche modo l'intera umanità, rappresentano il bene e il male, rappresentano l'orgoglio e l'umiltà.
Il primo ladrone è disperato per la morte imminente e per il dolore della crocifissione, ma si rivolge a Gesù in modo arrogante, inoltre è molto aspro e arrabbiato.
L'altro ladrone, che è chiamato il buon ladrone, parla a Gesù in modo diverso... Il suo cuore è contrito, non c'è in lui né disperazione né arroganza, c'è soltanto pentimento. Riconosce il suo peccato e lo detesta, non cerca di nasconderlo; non dice a Gesù che cosa deve fare, ma osa fargli una richiesta, una richiesta di misericordia quando, dopo la sua morte, Gesù entrerà nel suo Regno. Si affida totalmente a Gesù e alla Sua volontà. Le parole: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno»... sono una preghiera semplice, umile e pura, proprio come piace a Gesù. Diceva bene Blaise Pascal: “La conoscenza di Dio senza la conoscenza della propria miseria genera l'orgoglio. La conoscenza della propria miseria senza la conoscenza di Dio genera la disperazione. La conoscenza di Gesù Cristo sta tra i due estremi, perché in essa troviamo Dio e la nostra miseria”.
La risposta di Gesù ai due ladroni è naturalmente opposta... Al ladrone impenitente risponde con un silenzio assordante... E' un silenzio terribile, è un silenzio privo di conforto, è un silenzio senza speranza, è un silenzio che lascia presagire chiuse le porte del Cielo.

Tu es Sacerdos in aeternum - Considerazioni sulla grandezza e sui doveri sacerdotali - di don Dolindo Ruotolo



L'unione dell'anima sacerdotale al centro della Chiesa. Il San Pietro di Roma. -
E' purtroppo facile sentir mormorare contro coloro che guidano la Chiesa Cattolica. Spesso anche anime che si dicono pie, e persino qualche ministro dell'Altare, non se ne fanno scrupolo, illudendosi di separare le persone dall'ufficio che compiono e di parlare per amore di giustizia.
E' una suggestione diabolica, che tende a sottrarre le anime dei fedeli, e molto più quelle dei Sacerdoti dal centro della vita, dal cuore stesso della Chiesa. La mormorazione è di per sé un peccato; anche quando è dissimulata sotto l'orpello della deplorazione del male e dello zelo, non può venire che dal nemico: è zizzania soprasseminata al grano per soffocarne la vita.
Nel Clero superiore e dirigente ci possono essere anche delle persone censurabili; ci sono state, ci saranno, perché la Chiesa è formata anche Essa da viatori fragili e capaci di colpe; il censurarle però non significa migliorarle, ma sottrarsi invece ai raggi benefici della loro potestà, per immergersi nella fuligginosa nube delle loro debolezze; è un errore gravissimo che porta la morte ed intacca l'unità del Corpo Mistico del Redentore. Sarebbe mortale per un bambino che avesse una certa percezione delle cose, badare al naso lungo o adunco della mamma e staccarsi dal suo petto vivificante sol perché il naso gli ripugna; non è il naso che lo nutre ma il latte, ed il latte viene dalle profondità della vita materna, non dalle sue particolari fattezze.
E' un errore staccarsi dalla vivificante unione coi capi del Corpo Mistico di Gesù, per mormorare delle loro miserie personali; è un errore, perché essendo essi canali di grazie e di vita, non ce la trasmettono se noi non l'attingiamo, come la mamma non nutre il piccino se egli stesso non succhia. La storia ci mostra che anche superiori non santi hanno potuto guidare ed alimentare anime sante anzi le hanno santificate, perché queste attingevano da essi la vita della quale erano canali ed istrumenti, senza badare alle loro debolezze personali.
Più si mormora dei capi e più si chiudono le fonti vivificanti della loro potestà; più si rifugge da essi come capi, e meno si attinge dalle ricchezze di cui sono depositari; spesso anzi la sterilità dei capi è dovuta proprio alle membra infette; sono esse che producono il disorientamento nell'azione ed impediscono il fluire delle grazie di Dio. Se un Sacerdote capisse che mormorando dei suoi Superiori sottrae ad essi la cooperazione che dovrebbe dare con le sue preghiere e la sua obbedienza al loro retto governo, invece di mormorare pregherebbe, e pregherebbe non con l'idea di... salvare un colpevole, ma con la fiducia di far scaturire dalla fonte le acque della vita.

San Leonardo da Porto Maurizio - Tema: Missioni popolari - Salvezza - Inferno - Peccato - Misericordia - Le tre Ave Maria - Via Crucis



In occasione del suo viaggio in Angola, papa Benedetto XVI ha rilevato un'obiezione spesso fatta ai missionari del Vangelo: «Perché non lasciamo gli altri in pace? Essi hanno la loro verità ; e noi, la nostra. Cerchiamo di convivere pacificamente, lasciando ognuno com'è, perché realizzi nel modo migliore la propria identità ». Il Papa ha risposto: «Se noi siamo convinti e abbiamo fatto l'esperienza che, senza Cristo, la vita è incompleta, le manca una realtà – anzi la realtà fondamentale –, dobbiamo essere convinti anche del fatto che non facciamo ingiustizia a nessuno se gli presentiamo Cristo e gli diamo la possibilità di trovare, in questo modo, anche la sua vera autenticità, la gioia di avere trovato la vita. Anzi, dobbiamo farlo, è un obbligo nostro offrire a tutti questa possibilità di raggiungere la vita eterna» (Omelia nella chiesa di São Paulo di Luanda, 21 marzo 2009). Tra i predicatori che hanno preso sul serio questo dovere di annunciare la salvezza a tutti è San Leonardo da Porto Maurizio.
Il 20 dicembre 1676, a Porto Maurizio, sulla costa ligure, nel nord Italia, viene al mondo un bambino posto con il battesimo sotto il patrocinio dei Santi Paolo e Girolamo. Dirà in seguito di aver ricevuto la grazia di avere dei genitori molto bravi. La sua giovinezza è esemplare; trascina facilmente i compagni a pregare e a fare opere buone. Uno dei suoi autori spirituali preferiti è San Francesco di Sales di cui ha sempre con sé il libro Introduzione alla vita devota. Trova sostegno morale e spirituale negli incontri di giovani organizzati dai gesuiti e degli oratoriani; vi attinge un crescente fervore per la pratica delle virtù, accompagnato dal desiderio delle penitenze. Nei giorni di festa, percorre le strade e le piazze di Roma, e, sfidando lo sprezzo e gli insulti, esorta tutti coloro che vogliono ascoltarlo a recarsi a sentire i sermoni nelle chiese.
Parole che vanno diritto al cuore

sabato 19 novembre 2016

DOTI ED EFFICACIA DELLA PREGHIERA. E’ NECESSARIO CONSERVARE IL CUORE NEL RACCOGLIMENTO INTERIORE di Alberto Magno Tratto da “L’UNIONE CON DIO”



La carità e le altre grazie si ottengono per mezzo della preghiera

Ma noi siamo incapaci di acquistare la carità ed ogni altro bene, e nulla ci è possibile offrire da noi stessi al Signore, che è l’autore di tutti i beni.
Tutto ciò che noi abbiamo, ha avuto inizio da Dio e gli appartiene. Una cosa sola è nostra; Dio stesso ce la indicò con la sua parola e i suoi esempi, quando ci ha insegnato a ricorrere alla preghiera in tutte le necessità, in tutti i casi della vita.

L’umiltà e la confidenza in Dio rendono la preghiera efficace
Dobbiamo ricordarci che noi siamo colpevoli, miserabili, poveri, mendicanti, infermi, indigenti, sudditi, schiavi, fanciulli, e che in noi vi è soltanto una desolazione completa.
Sforziamoci dunque, di umiliare profondamente la nostra anima nella prosternazione, nell’amore e nel timore; facciamo regnare in noi il raccoglimento e la pace; aggiungiamo ai progressi misurati, sinceri, semplici della modestia, la grandezza dei desideri, l’ardore e i gemiti del cuore, la semplicità e sincerità dello spirito e poi supplichiamo Iddio ed esponiamogli con grande confidenza i pericoli che ci minacciano da ogni parte.
Liberi e fermi, senza esitazione, affidiamoci e offriamoci completamente a lui fino nella più intima fibra.
Non siamo noi forse delle creature che gli appartengono realmente e assolutamente?
Non serbiamo per noi nulla di noi stessi e allora s’adempirà in noi la parola del beato Padre del deserto, Isacco, il quale, a proposito della preghiera disse: “Noi saremo con Dio un solo spirito e Dio solo sarà per noi tutto e in tutte le cose, quando la perfetta carità con la quale egli per il primo ci ha amati sarà passata nell’intimo del nostro cuore . Ciò avverrà, quando tutto il nostro amore ed ardore, i nostri desideri e sforzi, tutti i nostri pensieri, tutto ciò che vediamo, diciamo, speriamo, sarà Dio stesso; quando l’unità che esiste tra il Padre e il Figlio, tra il Figlio e il Padre, sarà passata nei nostri sensi e nella nostra anima.

giovedì 17 novembre 2016

LA CONFESSIONE FREQUENTE - Prima parte - di BENEDETTO BAUR O.S.B. Arciabate di Beuron





Quale è lo scopo della confessione frequente?
Può ricevere frequentemente il sacramento della penitenza chi ricade continuamente in un peccato mortale e vuole ottenerne il perdono da Dio. Non è questo il senso nel quale noi qui parliamo di confessione frequente. Ciò che qui intendiamo è la frequente confessione di una persona che generalmente non commette nessun peccato mortale, che vive dunque una vita di unione con Dio, e che a Lui è legata nell’amore. Anche questi commette infedeltà e mancanze d’ogni genere, e soffre di varie debolezze, abitudini e tendenze disordinate, nella lotta contro la concupiscenza e l’amor proprio. Egli non resta indifferente all’aver mancato in varie occasioni, sia pure in cose senza alcuna sostanziale importanza, e all’aver agito contro la propria coscienza. Ciò che gli preme è di purificare la sua anima da ogni macchia di peccato o di errore, di conservarla pura e di rafforzare la volontà nella lotta per avvicinarsi a Dio. Per questa ragione egli ricorre spesso, eventualmente anche tutte le settimane, alla confessione. Egli cerca una purificazione interiore, cerca un consolidamento della volontà, una nuova energia per lo sforzo diretto a raggiungere la perfetta unione con Dio e con Cristo. Sa bene di non essere minimamente obbligato in coscienza a confessare i peccati veniali che ha commesso. Sa essere esplicita dottrina della Chiesa che i peccati veniali possono venir taciuti nella confessione, perché esistono molti altri mezzi con i quali la colpa dei peccati veniali viene tolta dall’anima. Tali mezzi sono tutti gli atti di una vera contrizione soprannaturale, tutte le preghiere per il perdono del peccato, tutte le opere assunte e i dolori sopportati con spirito di penitenza e di espiazione. Sono inoltre tutti gli atti di perfetta carità verso Dio e Cristo, tutte le azioni e le opere di cristiano amor del prossimo scaturite da moventi soprannaturali, come tutte le opere compiute e i sacrifici offerti per amore soprannaturale. Un altro mezzo è costituito dal giusto uso dei cosiddetti Sacramentali, per es. dell’acqua benedetta, da una serie di preghiere liturgiche come il Confiteor, L’Asperges e, specialmente, dalla partecipazione alla S. Messa e dalla frequenza alla S. Comunione: per mezzo della S. Comunione noi «veniamo liberati dalle colpe quotidiane» (Concilio di Trento, sess. 13, cap. 2). Quanto facile ha reso dunque la misericordia di Dio all’anima che compie un sincero sforzo, il riparare immediatamente una mancanza nella quale sia incorsa!
I. Quando esistono tante vie per purificare l’anima dal peccato veniale anche all’infuori del sacramento della penitenza, quale senso e quale valore ha la confessione dei peccati veniali? In che cosa consiste l’«utilità» di questa confessione, della quale parla il Concilio di Trento? Esso dice: «I peccati veniali, con i quali non ci escludiamo dalla grazia di Dio e nei quali cadiamo più di frequente, vengono giustamente (recte) e utilmente accusati nella confessione, come è dimostrato dall’uso delle persone pie» (sess. 14, cap. 5).

domenica 13 novembre 2016

L'ANIMA DI OGNI APOSTOLATO di Dom Jean-Baptiste Gustave Chautard


 Prima Parte

Capitolo I
Le opere e perciò anche lo zelo sono voluti da Dio

E’ attributo della natura divina l’essere generosa. Dio è bontà infinita e la bontà non desidera altro che diffondersi e comunicare il bene di cui gode.
La vita mortale del Signore non è stata altro che una manifestazione di questa inesauribile generosità. Il Vangelo ci mostra il Redentore che semina sul suo cammino i tesori amorosi di un Cuore avido di attirare gli uomini alla verità e alla vita.
Quella fiamma di apostolato, Gesù Cristo la comunicò alla Chiesa che è un dono del suo amore, diffusione della sua vita, manifestazione della sua verità, splendore della sua santità. Animata dallo stesso fuoco, la mistica Sposa di Cristo continua, lungo il corso dei secoli, l’opera d’apostolato del suo divino Modello.
O ammirabile disegno e universale legge stabilita dalla divina Provvidenza! L’uomo deve conoscere la via della salute per mezzo dell’uomo [1]. Soltanto Gesù Cristo ha versato il Sangue che riscatta il mondo; Egli solo avrebbe potuto conferirgli la virtù di agire immediatamente sulle anime, come fa attraverso l’Eucarestia; ma Egli ha voluto eleggersi dei cooperatori per diffondere i suoi benefici. Per quale ragione? Certamente perché così l’esigeva la Maestà Divina, ma non meno lo spingevano le sue tenerezze verso l’uomo. Se al più grande dei monarchi è conveniente governare solitamente per mezzo di ministri, quale condiscendenza da parte di Dio, nel degnarsi di associare povere creature alle sue opere e alla sua gloria!
Nata sulla Croce, sgorgata dal costato trafitto di Cristo, la Chiesa perpetua col ministero apostolico l’opera benefica e redentrice dell’Uomo-Dio. Questo ministero voluto da Cristo diventa così il fattore essenziale della diffusione della Chiesa tra le nazioni e lo strumento il più ordinario delle sue conquiste.

venerdì 11 novembre 2016

Supplica al Signore...




Signore Gesù, nostro Redentore e Dio nostro,
tu sei giusto, tu sei buono, tu sei santo,
noi, noi siamo cattivi,
i nostri atti di giustizia sono come un panno immondo,
noi non meritiamo nulla, tutti sono migliori di noi,
tuttavia osiamo chiederti un po' di pietà, non per i nostri meriti che non ne abbiamo, ma perché tu sei buono, lento all'ira e grande nell'amore;
la tua pietà ci renda misericordiosi,
la tua bontà ci renda buoni,
la tua santità ci renda santi;
non ascoltare le nostre belle parole, ma guarda la nostra grande miseria e questo basta, perché l'abisso della nostra miseria basta a supplicare l'abisso della tua bontà;
noi non meritiamo nulla, tutti sono migliori di noi,
ti supplichiamo, fa che lo possiamo dire in verità e nella pace...
Tutto ti diciamo, tutto ti affidiamo per l'intercessione di Maria e del suo sposo...

Eugenio Pramotton

AMORE E SOLITUDINE di Fr. M.D. Molinié, o.p.





Miei cari Amici,
un’anima d’orazione, vivamente cosciente della trascendenza divina, e della solitudine in cui essa ci immerge, mi ha detto: “Nell’ora della morte sarò sola di fronte a Dio: cerco di abituarmi a questo fin da quaggiù.”
Anch’io ho pensato a lungo che nell’ora della morte saremo inesorabilmente soli... per scoprire oggi che avevo torto: scrivo questa lettera per spiegarmi!
Non appena l’anima si separa dal corpo, evidentemente, non è più sola: è in presenza della Corte celeste, in particolar modo della Santa Vergine, dell’Angelo custode, del nostro santo patrono, ecc. Sono presenti anche le anime del Purgatorio e, per i reprobi... i demoni!
Ma ciò che chiamiamo morte corrisponde piuttosto agli ultimi istanti della nostra vita, generalmente definiti agonia, con tutte le sue sofferenze fisiche e morali. È soprattutto in quel momento che pensavo sarei stato solo. Ma, rileggendo il Vangelo e la Bibbia, ho scoperto il mio errore...
Ai piedi della Croce stavano Maria e il discepolo che Gesù amava.” La Chiesa è rimasta affascinata da queste parole e da secoli canta lo Stabat Mater per contemplare la Compassione di Maria, in occasione della Settimana Santa e della festa della Madonna dei Sette Dolori. La Chiesa è talmente consapevole dell’importanza di questa presenza da richiederla con insistenza nella salutazione angelica: “Prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte.”
Maria conta così tanto per Gesù che, in quell’ora suprema, le rivolge ancora la parola, così come a Giovanni: “Donna, ecco tuo Figlio... ecco tua madre.” Parla anche al Buon Ladrone (che dunque non è morto “solo”): “Questa sera sarai con me in Paradiso.” Se Gesù si lamenta della solitudine, lo fa piuttosto con il Pa- dre: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”
Tutto questo sconvolge le nostre corte vedute sulla solitudine e sulla morte. La Chiesa ci offre San Giuseppe come patrono della buona morte. Giuseppe non è morto solo davanti all’infinito metafisico, ma “circondato” da Maria e da Gesù, il Verbo Incarnato in Persona. Maria era una creatura, e anche Gesù nella sua umanità: questo è il modello della “buona morte,” quella che noi dobbiamo domandare.

giovedì 10 novembre 2016

Dal Vangelo secondo Luca - 17, 26-37 - Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva



In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata». Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Parola del Signore
Riflessione
Il  Vangelo di oggi è un pochetto inquietante...
Certo che chi legge questo passo e continua a vivere la sua vita sempre alla ricerca di piaceri, di sicurezze e di comfort esagerati come se nulla potesse accadergli, è veramente duro di cervice!!!
Gesù oggi ci parla di due avvenimenti molto conosciuti: il diluvio e la distruzione di Sodoma e Gomorra. I periodi storici sono diversi, ma due cose hanno in comune: la prima è che la gente continuava a vivere serenamente senza Dio facendo come si dice oggi: i propri "porci comodi"... e la seconda è che la distruzione è avvenuta senza preavviso. Eh caro Gesù... ma lo sai che oggi ti avrebbero denunciato? Lo sai che bisogna dare sempre il preavviso? Eh... ma quante cose ti devo dire?
In ogni caso Gesù, con questo vangelo, cerca di svegliarci tutti da un sonno che è molto simile a quello che aveva addormentato gli uomini al tempo di Noè e al tempo di Lot... il comportamento degli uomini di oggi non è molto diverso da quello degli uomini di allora.
Continuiamo a essere sempre preoccupati e in ansia per le cose di questo mondo e, invece di gareggiare nello stimarci a vicenda, invece di aiutarci nelle cose di Dio, ci facciamo lo sgambetto gli uni gli altri, gareggiamo per essere considerati i primi della classe, per accaparrarci i primi posti, per essere "ammirati e riveriti dagli uomini". Le nostre giornate sono centrate sulla costruzione di noi stessi. Ci alziamo di buon mattino e stiamo ore davanti all'armadio per scegliere il vestitino più adatto, poi c'è il trucco... guai a uscire senza il cemento sul viso... poi i capelli... oh Signore!!! Assomiglio al moccio Vileda!!! Bisogna che vada subito dal parrucchiere... per non parlare dei tacchetti e della borsa da abbinare... dimenticavo... anche la cintura deve essere dello stesso colore... Poi ci sono le unghie, oh mamma... bisogna rifare il french... il brillantino è cascato... Oh Signore, quanto corriamo per queste stupidaggini e quanto ci affanniamo!!!... E perdiamo di vista la cosa essenziale: la nostra salvezza, la Vita Eterna... Quanta miseria spirituale in questo mondo!!! La si taglia col coltello. Oh Gesù... abbi pietà di noi! Ci alziamo di buon mattino per farci belle - per modo di dire -... e a Gesù diamo solo le briciole... Ebbene, un pochetto mi vergogno a dirlo: io, ero una di queste donne... ma grazie al cielo, il buon Dio senza troppi complimenti ha pensato bene di togliermi tutte queste cose, e ora mi sembrano tutte sciocchezze... Affannarsi per queste cose è davvero stupido... Ma a questo punto, per consolarmi un po', non posso non pensare a Santa Teresa d'Avila che al capitolo 2 del libro della sua vita scrive: Cominciai a portare abiti di lusso e a desiderare di piacere, cercando di far bella figura; a curare molto le mani e i capelli, a usare profumi e a far ricorso a tutte le possibili vanità, che erano molte, essendo io molto raffinata. Non avevo cattiva intenzione, perché non avrei voluto che mai nessuno offendesse Dio per causa mia. Ebbi per molti anni esagerata cura della mia persona e di altre ricercatezze nelle quali non scorgevo alcuna colpa. Ora so quanto nocive dovevano essere”. E ora posso dire anch'io come lei: “Provo tanta gioia nel pensare che le mie infedeltà fanno meglio conoscere la vostra misericordia, che mi sento mitigare il dolore delle gravi offese che vi ho fatte”. Abbiamo dunque tutti qualche speranza. Teresa era una di noi!!! Cerchiamo però di imitare quello che ha fatto dopo...

IL BAMBINO E IL VECCHIO...




Disse il bambino: «A volte lascio cadere il Cucchiaio».
Disse il vecchio: «Succede spesso anche a me!
Il bambino sussurrò: «Ho bagnato i pantaloni!
«Lo faccio anch'io», sorrise il vecchietto.
Disse il bambino: «lo piango spesso».
Il vecchio annuì: «Anch'io».
«Ma la cosa peggiore di tutte», disse il bambino, «è che nessuno presta attenzione a me».
In quel momento sentii il calore di una vecchia mano rugosa sulla sua manina paffuta. «So cosa vuoi dire», disse il vecchietto (Shel Silverstein).


Dall'inizio alla fine, la vita è fragile.

PIO ESERCIZIO QUOTIDIANO PER MANTENERSI CONTINUAMENTE ALLA PRESENZA ATTUALE DI DIO di Alberto Magno Tratto da “L’UNIONE CON DIO”



Vantaggi del raccoglimento

Quantunque voi dobbiate sempre stare raccolti in voi stessi, nei limiti permessi della debolezza umana, dovete tuttavia ogni giorno, se nulla vi si oppone, presentarvi con qualche esercizio particolare allo Sposo celeste della vostra anima: sforzarvi di unirvi a Lui, sia che sentiate devozione, sia che non ne sentiate affatto.

Bisogna scegliere una determinata ora per unire particolarmente l’anima a Dio
Per far questo, vi sceglierete un’ora speciale; per questo scopo potete servirvi, e con grandissimo vantaggio, dell’esercizio che vi abbiamo precedentemente raccomandato, dandovi delle formule di aspirazione .
Ma vogliamo anche insegnarvi un altro mezzo che i maestri di vita spirituale giudicano della più grande utilità.

Per compiere l’esercizio di unione con Dio bisogna pentirsi dei propri peccati
Comincerete dunque col raccogliere i vostri sensi e le vostre forze, poi vi prostrerete in spirito ai piedi di Gesù Cristo, piangerete con dolore ed umiltà i vostri peccati e li getterete nell’abisso della misericordia di Dio, perché egli li consumi, li distrugga, li annienti; ecciterete in voi il vivo desiderio di non avere mai offeso un Padre così buono, per meritare con ciò di piacergli come se realmente non l’aveste offeso mai.

Proporsi di evitare il peccato

Proporrete poi, con l’aiuto della grazia, di evitare tutto ciò che a Dio dispiace, chiederete che vi perdoni per i meriti di Gesù Cristo, della beatissima Vergine Maria e di tutti i santi.
Domanderete di essere lavati nel sangue prezioso di Gesù Cristo, di essere perfettamente guariti e santificati, ed avrete infine ferma fiducia di ottenere l’intera remissione dei vostri peccati e un completo perdono.

lunedì 7 novembre 2016

LE ARIDITA E LE STERILITA’ DELLO SPIRITO – San Francesco di Sales - Filotea


Quando ti troverai nelle consolazioni, cara Filotea, farai dunque come ti ho detto; ma il bel tempo, così gradevole, non durerà in eterno; anzi qualche volta ti capiterà di sentirti così vuota e lontana dal sentimento della devozione, che avrai la sensazione che la tua anima sia una terra deserta, senza frutti, arida, senza sentieri e senza piste per camminare verso Dio; senza nemmeno un filo d’acqua della sua grazia per irrigarla. L’aridità è tale che tutto fa temere che l’anima sarà presto ridotta simile a un terreno totalmente incolto e abbandonato. L’anima che si trova in questo stato, sinceramente merita compassione, soprattutto quando la sensazione di aridità è molto profonda; in tal caso l’anima si ciba giorno e notte di lacrime, proprio come Davide, mentre il nemico, per farla disperare, la deride con mille angustie e le chiede: Poveretta! e dov’è il tuo Dio? In quale via lo troverai? Chi potrà darti la gioia della sua santa grazia?
Che farai in simili occasioni, Filotea? Guarda da dove viene il male: spesso siamo noi stessi causa delle nostre aridità e sterilità.
Come la madre rifiuta lo zucchero al figlio soggetto ai vermi, così Dio ci priva delle consolazioni quando noi ne ricaviamo vuote emozioni e andiamo soggetti ai vermi della presunzione. Dio mio, hai fatto bene ad umiliarmi! Sì, perché prima che tu mi umiliassi io ti avevo offeso.
Quando trascuriamo di raccogliere le dolcezze e le delizie dell’amore di Dio nel tempo opportuno, il Signore le allontana da noi per punire la nostra pigrizia. L’israelita che non raccoglieva la manna di buon mattino, una volta sorto il sole, non gli era più possibile, perché si scioglieva.
A volte ci adagiamo in un letto di soddisfazioni sensuali e di consolazioni caduche, come la Sposa del Cantico dei Cantici. Lo Sposo delle nostre anime bussa alla porta del nostro cuore, ci invita a ricominciare di nuovo i nostri esercizi spirituali, ma noi vogliamo mercanteggiare, perché ci dispiace lasciare quelle gioie, e separarci dalle false soddisfazioni; allora egli passa oltre e ci lascia nella nostra pigrizia. In seguito poi, quando lo cercheremo, faticheremo molto a trovarlo. Ce lo meritiamo, perché siamo stati sleali e infedeli al suo amore e abbiamo rifiutato di viverne l’esperienza per seguire l’amore delle cose del mondo.