domenica 31 agosto 2014

Beato Pietro Tarrès - 31 agosto - Tema: Medico - Verginità - Sacerdozio



«Mio caro amico, la tua santità è strettamente legata alla tua competenza professionale, scriveva un prete a un giovane studente di medicina. Così come è impossibile essere un buon sacerdote e al tempo stesso un cattivo cappellano, allo stesso modo, anche se per un altro motivo, non si può essere contemporaneamente un buon cristiano e un medico mediocre.» Questo studente, Pietro Tarrés , divenuto medico e poi sacerdote, è stato beatificato dal beato papa Giovanni Paolo II, il 5 settembre 2004.
Pere Tarrés è nato nel maggio 1905 nella città di Manresa, proprio nel cuore della Catalogna iberica (Spagna). Questa antica città è anche la patria spirituale di sant’Ignazio di Loyola. Il neonato riceve il Battesimo il 4 giugno, nella chiesa della Madonna del Carmine. Suo padre è fabbro-meccanico in uno stabilimento tessile. In seguito, dopo un periodo di disoccupazione, verrà assunto come autista-meccanico presso una ricca vedova della città. Nel 1908, una prima sorella, Francisca, segue Pietro, e, nel 1910, una seconda, Maria-Salut. Vedendo che tutte le carezze si rivolgono verso Francisca, Pietro viene preso da una terribile crisi di gelosia. Un giorno in cui la piccola è stata issata su un seggiolone, Pietro la spinge con forza, per farla cadere. Senza il pronto intervento del padre, la caduta della bambina avrebbe potuto avere gravi conseguenze. Ma la crisi non dura, e Pietro diventa un fratello che ama con passione. Riserva alle sue sorelle una varietà di soprannomi affettuosi dicendo loro: «Noi non faremo come quei fratelli che, quando crescono, non si amano più. Noi ci vorremo sempre bene e cercheremo di essere dei santi.» Quanto a lui, ama chiamarsi Guy, in onore di Guy de Fontgalland, un bambino parigino morto in odore di santità, di cui ha letto la vita. Un giorno, la sorella più giovane, la beniamina, si ammala gravemente. Tutto sembra perduto e l’abito per la sepoltura è pronto. Dietro suggerimento di una signora, Pietro si precipita alla fontana di Sant’Ignazio dove attinge un’acqua considerata miracolosa; quest’acqua viene data alla piccola morente che, con grande stupore di tutti, si ritrova completamente guarita.

sabato 30 agosto 2014

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 1,26-31 - Dio ha scelto quello che è debole per il mondo.



 1Cor 1, 26-31
 Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili.
Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio.
Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto, “chi si vanta, si vanti nel Signore”.


Parola di Dio

Riflessione


Che bella questa lettura!!! Mi conforta tantissimo... Quanti di noi, agli occhi del mondo, contano poco? Penso tanti... ma agli occhi di Dio, come ci suggerisce San Paolo, siamo molto speciali. E' stupendo sapere che siamo in buona compagnia... Gesù infatti, tra i Suoi discepoli ha scelto persone comuni. Diciamo pure che il nostro Gesù predilige le persone che dai “sapienti” vengono etichettate come “sciocche o insipide”. I “sapienti” storcono il naso? Dio ci sceglie!!!...
Dio infatti si diletta ad avere come amici persone umili. Diceva bene la mia Teresina di Lisieux nel libro "LA STORIA DI UN’ANIMA": “...Ho capito anche un'altra cosa: l'amore di Nostro Signore si rivela altrettanto bene nell'anima più semplice la quale non resista affatto alla grazia, quanto nell'anima più sublime; in realtà, è proprio dell'amore umiliarsi, e se tutte le anime somigliassero ai santi Dottori, i quali hanno rischiarato la Chiesa con i lumi della loro dottrina, parrebbe che Dio misericordioso non discendesse abbastanza per raggiungerli; ma egli ha creato il bimbo il quale non sa nulla e si esprime sol­tanto con strilletti deboli deboli; ha creato il selvaggio il quale, nella sua totale miseria, possiede soltanto la legge naturale per regolarsi; e Dio si abbassa fino a loro! Anzi, sono questi i fiori selvatici che lo rapiscono perché sono tanto semplici”.
Ecco... è la persona debole, indifesa e che ammette di essere tale che riceverà l'amicizia speciale di Gesù. Dobbiamo quindi toglierci le belle scarpette con i tacchetti e metterci delle scarpe più comode se vogliamo intraprendere seriamente il cammino verso Dio. Avete mai provato a camminare su una stradina di ciottolato con i tacchi? E' terribile!!! Ti incastri a ogni passo...
Molto spesso pensi di non potercela fare neanche con le scarpe comode. Pensi a Dio, alla Sua perfezione, al Suo amore grande... e tra te dici: "Io non c'è la farò mai... mi manca tutto!!!". Ma non dobbiamo scoraggiarci... Quando ci manca qualcosa nella dispensa, che facciamo? Andiamo a comprarla al supermercato. Allora, perché non approfittare delle dispense che il buon Dio ci mette a disposizione? “…O voi tutti assetati venite all'acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e senza spesa, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti” (Is 55, 1-2).
Come vedete non dobbiamo neanche metterci la manina in tasca... dobbiamo solo riconoscere che abbiamo bisogno di Lui. Ci manca la sapienza? Chiediamola a Lui... “...Se qualcuno di voi manca di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare, e gli sarà data...” (Gc 1, 5). Ci manca la forza? …Chiediamola a Lui... La fede traballa? Chiediamo a Lui di rafforzarla... Gesù non aspetta altro!!!
Con le nostre suppliche, e dopo che abbiamo riconosciuto la nostra debolezza, Dio ci equipaggerà di tutto quello che abbiamo bisogno per procedere sul suo cammino. E così potremo dire come San Paolo nella lettera ai Filippesi “Tutto posso in colui che mi dà la forza” (Fil 4, 13).
Oh Gesù mio... allora... ti prego, aumenta la mia fede perché confidi solo ed esclusivamente in Te e nella Tua bontà, e non nelle mie povere risorse... perché altrimenti... sarò spacciata!!! Io riconosco che ho bisogno di te e che tutto quello che possiedo ora viene solo da Te... Dove sta dunque il vanto?” (Rm 3, 27)... E chi si vanta?... Secondo Te... mi sono forse dimenticata cosa c'era nel mio cuore prima? E allora continuo a lodarti perché sei venuto a salvarmi senza che io ti cercassi, è stata per me una GRAZIA e io sono rinata. Da un “nessuno”... mi hai trasformato in un “gigante”... - Parbleu!!! - ... Direbbe qualcuno... Ho esagerato un po'?... Un pochetto...
Pace e bene.

venerdì 29 agosto 2014

L’OLIO SUL FUOCO - Tratto dal libro di p.Marie-Dominique Molinié o.p. “ Il coraggio di avere paura”.





Nell’orazione della Messa di san Lorenzo si chiede a Dio di spegnere la fiamma dei nostri Vizi. Questa fiamma non è una metafora: per causa sua ogni Vita cristiana che va fino in fondo, cioè fino alla santità, è un martirio. Non bisogna pronunciare questa parola alla leggera. Si dice qualche volta: "Sopporto un vero martirio!". Ma il vero martirio va fino alla morte. Finché le nostre sofferenze non superano un certo limite, non siamo ancora nel mistero della sofferenza che da soli non possiamo raggiungere. Anche se si tratta della morte dell’uomo vecchio, è già un martirio subire questa morte. Se non si accetta questo, a che cosa serve rinnovare le promesse del nostro battesimo? Solo quelli che accettano questa guarigione con tutte le sue implicazioni, possono dire di aver donato a Dio tutto il loro cuore e di amare con tutte le loro forze. Questo martirio è una misericordia, ma se non lo si accetta, non si potrà approfittare in pienezza del Sangue di Gesù Cristo. Per dire che si tratta di un martirio, mi avvalgo pure del sermone di sant’Agostino in occasione della festa di san Lorenzo: "Anche se non siamo bruciati sulla graticola del carnefice, questo Viene vantaggiosamente sostituito dalla fiamma della fede". Ciò presuppone che si tratti di una fiamma e che abbia gli stessi effetti: se no, non è una cosa seria! Dice ancora: "Noi non bruciamo corporalmente, ma bruciamo d’amore". Il nostro peccato è di leggere ciò come fosse letteratura. Il Creatore del sole può essere meno scottante del sole? Quando ci si lascia consumare da Lui si subisce realmente il martirio del fuoco, ma questo martirio ha una dolcezza che si conosce solo lasciandosi fare senza opporre resistenza... Sulla terra, finché resistiamo, Dio non ci fa sentire tutta la forza di questa fiamma - perfino nel purgatorio o nell’inferno, Egli attenua molte cose.

lunedì 25 agosto 2014

LA STORIA DEL MIO CROCIFISSO...




Diversi anni fa avevo deciso di comprare un Crocifisso da mettere nella mia stanza, ma lo volevo di resina e che assomigliasse a quello della mia Parrocchia. Ho iniziato le ricerche in internet... In tantissimi siti si vendevano Crocifissi di ogni genere e prezzo, ma quello che piaceva a me costava caro e in quel momento non potevo permettermelo. E così, a voce alta e con gli occhi rivolti verso il cielo, ho esclamato: “Oh Gesù caro... ma quanto costi?!” Io lo volevo in resina, perché quelli in ferro color argento o oro, che costavano pochi euro, mi davano un senso di tristezza. Una persona per questa mia affermazione aveva osservato: “Scusa Paola... ma un Crocifisso non deve mica farti ridere...!!!”. E' vero, ma a me Gesù in Croce non mi dava e non mi da un senso di angoscia, al contrario... a me da tanta gioia. E così non mi sono rassegnata... dopo diversi giorni finalmente trovo un negozio online con sede in Sicilia, vedo che vendono il “mio Crocifisso”. Era quello che stavo cercando... Stupendo!!! Guardo il prezzo... insomma!!!... si avvicinava ai cinquanta euro. “Però” - mi son detta - “Non sei davvero a buon mercato!!!, ma ti compro ugualmente!!!”. E così ho fatto l'ordine. Per il pagamento ho scelto di ricaricare la “Poste-Pay” del titolare della ditta. Era domenica, non trovando un tabacchino aperto per fare l'operazione, ho dovuto aspettare l'indomani. Difronte all'ufficio dove lavoravo c'era un bar tabaccheria, ma ahimè... non facevano le ricariche. Così ho pensato: “Oh Signore... mi sa che questo acquisto non sa da fare!!!”. Ma durante la pausa ho deciso di andare da un'altra parte. Non lontano dall'ufficio si trova un altro tabacchino difronte a una Chiesa, mi faccio il segno della Croce e dico: “Gesù... sto andando a ordinarti!!!”. Entro e do gli estremi per l'acquisto, pago e ricevo tre euro di resto. Invece di mettere le monete nel portafoglio chiedo un gratta e vinci dello stesso importo. Gratto davanti al titolare e, con grande stupore, vedo che ho vinto centocinquanta euro!!!. Oh Signore!!! In quel momento mi son sentita morire... Il titolare mi guarda e vedendo la mia faccia non molto contenta mi domanda: “Scusi... ma non è felice di aver vinto?”. Io accenno un sorriso, non potevo dirgli che mi sentivo molto in colpa... Era come se il buon Dio mi avesse mollato un ceffone e detto: “Brutta taccagna che non sei altro!!! Ti sei messa a brontolare per cinquanta euro... tiè!!!”. E così, tra la gioia di aver ricevuto questo regalo e il dolore per il ceffone, sono rientrata al lavoro. Aspettavo con ansia il pacco e ogni volta che pensavo a quello che era successo ridevo da sola. Finalmente arriva il corriere con una scatola grandissima, la scarto subito e, appena vedo il Crocifisso mi viene una grande commozione, gli dico: “Ma quanto sei bello!!!”. Prendo subito chiodo e martello e vado in camera, guardo un un po' le pareti per scegliere il posto più adatto per appenderlo. Penso in un primo tempo di metterlo sopra il capezzale del letto, ma scarto subito questa ipotesi e dico: “Se ti metto sopra la mia testa, poi, come faccio a vederti?”. Decido allora di appenderlo alla mia destra, sopra il termosifone. Perfetto... come si dice: “Due piccioni con una fava!!!”... Io lo posso adorare difronte e Lui, in inverno, sta al calduccio...
La notte non riesco a distogliere lo sguardo da Lui... Ma ahimè, c'era qualcosa che non mi quadrava. Lo guardavo e riguardavo... non capivo cosa non quadrava. La sera vado in Chiesa e, prima della Santa Messa, mi siedo come ogni giorno difronte al Crocifisso, lo guardo e i miei occhi cadono sui Suoi piedi. Oh Signore!!!! I piedi, il chiodo!!! Ecco cosa non quadrava!!! Il Gesù della mia Parrocchia aveva il piede destro sopra quello sinistro... il mio invece aveva il piede sinistro su quello destro. Tra me ho pensato: “Ma guarda un po'... mi hanno rifilato un bidone!!!”. Siccome sono un po' testarda ho voluto fare delle ricerche e così ho scoperto questo su un sito che parla della Sindone:

Le ferite ai piedi: osservando la parte posteriore, risulta che, sulla croce, i due piedi erano incrociati; il piede sinistro era collocato davanti al destro che poggiava direttamente sul palo della croce e, dalla ferita, si nota chiaramente il punto in cui era stato infisso il chiodo.

Povero Gesù mio...” - mi son detta - “Ti hanno sbagliato anche il piede!!!” Quando ho fatto notare questo particolare alle persone della Parrocchia... apriti cielo!!! Loro non avevano mai fatto caso alla posizione dei piedi, e guardandomi con aria di sufficienza mi hanno detto: “Scusa, ma che fai?... ti metti a guardare i piedi di Gesù?”... - “Certo!” - Rispondo io, “Una persona che ama qualcuno è attenta a ogni particolare!!!”... Da quel giorno penso che mi abbiano “odiata”... Aih! Aih! Aih!...
Il mio Crocifisso è sempre al suo posto, mi fa tanta compagnia e mi da tanto coraggio. Spero che Lui sia contento di stare a casa mia, non gli faccio mai mancare le mie coccole. Ecco la storia del mio Crocifisso.

The end

sabato 23 agosto 2014

Beato p. Giovanni Mariano della Croce - Garcia Mendez - protomartire della Congregazione dei Sacerdoti del S. Cuore - S. Esteban de los Patos (Avila), 25 settembre 1891 – Valenza, 23 agosto 1936



P. Giovanni Mariano Garcia Mendez nasce il 25 settembre 1891 a S. Esteban de los Patos; villaggio umile e ridente, a pochi chilometri da Avila. Suoi genitori sono due contadini: Mariano Garcia Hernandez ed Emeteria Mendez Grande.
Al fonte battesimale, sul crepuscolo del 27 settembre, al nome Mariano sono aggiunti altri nomi dal suo parroco don Generoso Gutierrez. Ma saranno più numerosi i fratelli e le sorelle che lo seguono: quattordici. Riceve la Cresima quando ancora balbetta e incerto cammina per la casa. Ha appena un anno e mezzo il 3 aprile 1893 quando mons. Munoz Herrera, vescovo di Avila lo unge con il sacro Crisma. Ricevere un sacramento è sempre una festa, una gioia dell’anima e questo vogliono donare al piccolo Mariano i suoi genitori; accade spesso in questi tempi specie nelle famiglie profondamente cristiane.
Riceve la prima comunione a sette anni. Avviene un capovolgimento della sua vita. Almeno così dicono i suoi fratelli: “La prima comunione lo trasformò completamente. Fino allora aveva giocato con noi e con gli altri ragazzi; dopo la prima comunione la sua allegria si trasformò in accoglimento". Giunge anche presto per lui il tempo di rendersi utile alla famiglia e di partecipare al lavoro dei campi. Riesce bene; ma riesce bene anche come organizzatore di processioni mariane, che lui bambino e i suoi coetanei snodano per le vie del paese. Spesso lo si trova in chiesa solo soletto in preghiera ai piedi della Madonna.

mercoledì 20 agosto 2014

Beato Abouna Yaacoub – Tema: (padre Giacomo): Libano - Centri di accoglienza - Catechismo ------ Bienheureux Abouna Yaacoub (Père Jacques) - Thèmes principaux: Liban - Centres d'accueil - Catéchisme


 

«I poveri sono degli assegni nelle nostre mani all’ordine della Provvidenza divina. Se voi comprendeste bene chi è Colui che i poveri rappresentano sulla terra, li servireste in ginocchio. State certi che la banca della Provvidenza non andrà mai in fallimento», diceva padre Yaaqub alle Religiose Francescane della Croce del Libano che egli aveva fondate per il servizio dei malati e dei poveri. Questo prete cappuccino ha spiegato un’energia straordinaria per riuscire a cancellare i segni della povertà, della malattia e dell’ignoranza che erano state imposte al Libano da determinate circostanze.

Khalil Haddad, che diventerà padre Giacomo (Abuna Yaaqub), è nato il 1° febbraio 1875, a Ghazir nel Libano, in una famiglia che conterà quattordici figli, di cui sei moriranno in tenera età. I suoi genitori sono sarti. Sua madre gli insegna: «Farai tutto e sopporterai tutto per amore di Dio... Nei momenti difficili, prega il rosario.» Suo padre è un uomo pio ma severo nell’educazione dei figli. Khalil riceverà da lui un gran buon senso, unito al senso dell’umorismo e della determinazione. L’infanzia di Khalil trascorre tranquillamente. Tuttavia, gli succede un incidente la vigilia di un 15 agosto: con degli amici, sale sulla terrazza della chiesa dove, secondo un costume locale, si sparge della cenere imbevuta di petrolio per accendere un fuoco nella notte. Improvvisamente, i suoi abiti prendono fuoco. Parte correndo, ma la sua fuga attizza l’incendio e mette in pericolo la sua vita. Fortunatamente, si riesce a spegnere le fiamme, da cui il giovane non ha ricevuto nessuna bruciatura. Egli considera questo fatto di essere stato preservato come un favore del cielo.

«No, no, non io!»

San Bernardo (1090-1153)


an Bernardo (1090-1153) si fece monaco a Citeaux e, tre anni dopo, divenne il primo abate di Clairveaux in Francia. Le doti di natura e di grazia profuse in questo letterato, teologo e mistico, gli hanno dato un fascino suo proprio. La sua opera rimane ancor oggi di grande valore. Nei sermoni sul Cantico dei Cantici, egli ci tramanda, da artista consumato, il frutto d'una lunga esperienza spirituale.

IL VERBO MI HA VISITATO

Sopportate un po' della mia stoltezza (2 Cor. 11, 1)... Ammetto e lo confesso con semplicità che il Verbo mi ha visitato, ed anche molto spesso. Ma, sebbene frequentemente egli sia penetrato in me, non ho mai, in nessun caso, avvertito il momento della sua venuta. Ho sentito che era presente; ricordo che è stato con me; talvolta ho potuto anche presentire che egli sarebbe venuto; ma non ho mai avvertito il suo arrivo o la sua partenza. Com'è egli venuto o andato? Non lo so... Non è per gli occhi che egli entra, poiché non ha né forma né colore che si possono discernere; non per le orecchie, perché il suo arrivo non produce suono alcuno; la sua presenza non può nemmeno essere avvertita dal tatto, poiché è intoccabile. Di dove è dunque venuto? Dobbiamo creder che egli non sia venuto affatto, poiché non proviene dall'esterno? In realtà, non rientra nel numero delle cose esteriori. Ma egli non avrebbe modo di venire neppure dall'intimo di me stesso, poiché egli è buono e in me, lo so benissimo, non v'è nulla di buono. Sono salito sino al vertice di me stesso, e ho visto che il Verbo risiedeva ancor più in alto. Come un esploratore curioso, san disceso nel più profondo del mio essere, ma egli era ancor più in basso. Allorché ho rivolto gli sguardi verso l'esterno, ho constatato che egli era ancora al di là di tutto quel che mi è esteriore; poi mi san rivolto verso l'interno, ma egli era ancor più nell'intimo. Ho riconosciuto alfine la verità di quelle parole che avevo letto nella Scrittura: In lui viviamo, ci muoviamo e siamo (Atti, 17,28). Beato colui che è inabitato dal Verbo, vive per lui e da lui è mosso.

Mi domanderete allora: poiché non possono scoprirsi le tracce della sua venuta, come ho potuto sapere che egli era presente? Perché è vivente ed efficiente; appena penetrato in me, ha ridestato l'anima mia assopita, ha vivificato, intenerito, spronato il mio cuore intorpidito e arido come pietra. Ha cominciato a strappare e a distruggere, a edificare e a piantare, a innaffiare la mia aridità, a rischiarare le mie tenebre, a schiudere ciò ch'era sbarrato, a infuocare la mia tiepidezza ed anche a raddrizzare i sentieri tortuosi ed a spianare i tratti rugosi dell'anima mia, sì ch'essa potesse benedire il Signore e tutto quello che è in me benedicesse il suo santo Nome (cf. Sal. 102, 1)...

Dai moti del cuore ho avvertito che egli era là. Ho riconosciuto la sua forza e la sua potenza perché i vizi e le passioni si estinguevano nella calma. Il mettere in discussione e sotto accusa i sentimenti miei più nascosti mi ha portato ad ammirare la profondità della sua sapienza. Ho sperimentato la sua dolcezza e la sua bontà per il lieve progresso della mia vita. E vedendo rinnovarsi il mio spirito nell'intimo di me stesso, ho scoperto un po' della sua bellezza. Infine, abbracciando con uno sguardo l'insieme di queste esperienze ho tremato dinanzi ali 'immensità della sua maestà.

Sermon sur la Cantique, 4-6. 
 
 

martedì 19 agosto 2014

San Bernardo di Chiaravalle Abate e dottore della Chiesa - Digione, Francia, 1090 - Chiaravalle-Clairvaux, 20 agosto 1153 - Scritti dei Santi sull'adorazione


(Saint Bernard and the Virgin Oil on canvas, 1645-1652 CANO, ALONSO Museo Nacional del Prado)
 
O Spirito Santo,

anima dell'anima mia, in te solo posso
esclamare: Abbà, Padre.
Sei tu, o Spirito di Dio,
che mi rendi capace di chiedere
e mi suggerisci che cosa chiedere.

O Spirito d'amore,
suscita in me il desiderio
di camminare con Dio:
solo tu lo puoi suscitare.

O Spirito di santità,
tu scruti le profondità dell'anima
nella quale abiti, e non sopporti in lei
neppure le minime imperfezioni:
bruciale in me, tutte,
con il fuoco del tuo amore.

O Spirito dolce e soave,
orienta sempre più la mia volontà

verso la tua,
perchè la possa
conoscere chiaramente,
amare ardentemente
e compiere efficacemente.

AMEN

Dal De Diligendo Deo

Secondo Bernardo esistono quattro gradi sostanziali dell'amore, che presenta come un itinerario, che dal sé esce, cerca Dio, e infine torna al sé, ma solo per Dio. I gradi sono:

1) L'amore di se stessi per sé: «[...] bisogna che il nostro amore cominci dalla carne. Se poi è diretto secondo un giusto ordine, [...] sotto l'ispirazione della Grazia, sarà infine perfezionato dallo spirito. Infatti non viene prima lo spirituale, ma ciò che è animale precede ciò che è spirituale. [...] Perciò prima l'uomo ama sé stesso per sé [...]. Vedendo poi che da solo non può sussistere, comincia a cercare Dio per mezzo della fede, come un essere necessario e Lo ama.»

2) L'amore di Dio per sé: «Nel secondo grado, quindi, ama Dio, ma per sé, non per Lui. Cominciando però a frequentare Dio e ad onorarlo in rapporto alle proprie necessità, viene a conoscerlo a poco a poco con la lettura, con la riflessione, con la preghiera, con l'obbedienza; così gli si avvicina quasi insensibilmente attraverso una certa familiarità e gusta pura quanto sia soave.»

3) L'amore di Dio per Dio: «Dopo aver assaporato questa soavità l'anima passa al terzo grado, amando Dio non per sé, ma per Lui. In questo grado ci si ferma a lungo, anzi, non so se in questa vita sia possibile raggiungere il quarto grado.»

4) L'amore di sé per Dio: «Quello cioè in cui l'uomo ama sé stesso solo per Dio. [...] Allora, sarà mirabilmente quasi dimentico di sé, quasi abbandonerà sé stesso per tendere tutto a Dio, tanto da essere uno spirito solo con Lui. Io credo che provasse questo il profeta, quando diceva: -Entrerò nella potenza del Signore e mi ricorderò solo della Tua giustizia-.»

Nel De diligendo Deo, dunque, San Bernardo presenta l'amore come una forza finalizzata alla più alta e totale fusione in Dio col Suo Spirito, che, oltre a essere sorgente d'ogni amore, ne è anche «foce», in quanto il peccato non sta nell'«odiare», ma nel disperdere l'amore di Dio verso il sé (la carne), non offrendolo così a Dio stesso, Amore d'amore.

Dagli scritti

…“Non sembri assurdo ciò che ho detto, che anche Dio vive di una legge; non lo direi di una legge che non fosse quella della carità. Che cosa infatti in quella suprema e beata Trinità conserva quella suprema e ineffabile unità, se non la carità? E’, dunque, una legge, una legge del Signore, la legge della carità, che stringe in unità la Trinità e la racchiude in un legame di pace. Ma non si creda, a questo proposito, che io concepisca la carità come una qualità, come un qualche accidente. Io la concepisco come la sostanza stessa di Dio, il che non è una dottrina nuova né insolita, dato che Giovanni dice “Dio è carità”. Perciò la carità può essere giustamente definita Dio.”

Miracolo di Calanda - Miguel Juan Pellicer – Tema: Miracolo - Madonna del Pilastro, «del Pilar» - Ordine soprannaturale


«Con la sua rivelazione, Dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé», insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica. «La risposta adeguata a questo invito è la fede. Con la fede l'uomo sottomette pienamente a Dio la propria intelligenza e la propria volontà« Il motivo di credere non consiste nel fatto che le verità rivelate appaiano come vere e intelligibili alla luce della nostra ragione naturale. Noi crediamo per l'autorità di Dio stesso che le rivela, il quale non può né ingannarsi né ingannare. Nondimeno, perché l'ossequio della nostra fede fosse conforme alla ragione, Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua rivelazione» (CCC, 142-143,156).

In primo luogo, si tratta di accreditare colui che parla a nome di Dio. Uomini di Israele, ascoltate, dichiara san Pietro, il giorno di Pentecoste, Gesù di Nazaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni« voi l'avete inchiodato sulla croce« e l'avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato (At 2, 22-24). «In questa testimonianza – spiega il Papa Giovanni Paolo II – è racchiusa una sintesi dell'intera attività messianica di Gesù di Nazaret« I «prodigi e segni»« testimoniavano che Colui che « [li] compiva era veramente il Figlio di Dio» (Udienza generale [UG] dell'11 novembre 1987). Similmente l'evangelista Giovanni afferma: Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome (Gv 20,30-31).

Inoltre, i fedeli stessi faranno, nei secoli successivi, dei «segni miracolosi» nel nome di Gesù; il Divino Maestro l'ha annunciato ai suoi apostoli: Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi (Gv 14,11-12). «Si tratta di «segni» miracolosi compiuti dai tempi apostolici ad oggi, il cui scopo essenziale – precisa Giovanni Paolo II – è di far vedere il destino e la vocazione dell'uomo al Regno di Dio» (UG del 13 gennaio 1988). Tuttavia, questi «miracoli-segni» si sono scontrati in alcuni con un pregiudizio antisoprannaturale che «vorrebbe limitare la potenza di Dio o restringerla all'ordine naturale delle cose, quasi per una auto-obbligazione di Dio a stare alle sue leggi» (UG del 9 dicembre 1987). Di conseguenza, sono molte oggi le persone che negano l'esistenza o anche solo la possibilità del miracolo, seguendo l'esempio di autori celebri la cui influenza è lungi dall'essersi esaurita.

Nessuna gamba di legno!

Nel 1874, Émile Zola visita il santuario di Lourdes. Davanti ai numerosi ex-voto della grotta, egli dichiara, con ironia: «Vedo molti bastoni, molte stampelle, ma non vedo nessuna gamba di legno». Voleva dire che mai, a Lourdes o altrove, si era visto un arto mancante o amputato riprendere vita e ricrescere. Analogamente, Jean-Martin Charcot, celebre neurologo della sua epoca (1825-1893): «Consultando il catalogo di guarigioni cosiddette «miracolose» di Lourdes, non si è mai constatato che la fede abbia fatto rispuntare un arto amputato». Queste dichiarazioni sotto forma di sfida mirano a distruggere, nel nome della ragione e dello spirito critico, la credenza nell'esistenza di un mondo soprannaturale. Ernest Renan dichiara senza ambagi: «Quello che noi confutiamo è il soprannaturale« Fino ad ora, non è mai avvenuto un «miracolo» che potesse essere osservato da testimoni degni di fede e constatato con certezza» (Prefazione della Vie de Jésus).

lunedì 18 agosto 2014

Sotto la tua protezione troviamo rifugio....

 
 
Sotto la tua protezione troviamo rifugio,
santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche
di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o vergine gloriosa e benedetta.
  Sub tuum praesidium confúgimus,
sancta Dei Genetrix.
nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus,
sed a periculis cunctis libera nos semper,
Virgo gloriosa et benedicta. 
 

venerdì 15 agosto 2014

La Vergine Santa, causa della nostra letizia – Tratto dal libro “ E Gesù che passa” di Josemaria Escrivà



Assumpta est Maria in coelum, gaudent angeli (antifona dei Vespri della festa dell'Assunzione), Maria è stata assunta da Dio, in corpo e anima, nei Cieli. Ne gioiscono gli angeli e gli uomini. Perché ci pervade oggi questa letizia intima, perché sentiamo il cuore traboccante e l'anima inondata di pace? Perché celebriamo la glorificazione di nostra Madre, ed è naturale che i suoi figli, costatando l'onore tributatole dalla Trinità Beatissima, sentano una grande allegrezza.
Cristo, suo Santissimo Figlio, nostro fratello, ce la diede come Madre sul Calvario quando disse all'Apostolo Giovanni: Ecco tua madre (Gv 19, 27). Noi tutti l'abbiamo ricevuta, assieme al discepolo amato, in quel momento di immensa afflizione. Maria Santissima ci ha accolti nel dolore mentre si compiva l'antica profezia: Una spada ti trafiggerà l'anima (Lc 2, 35). Tutti siamo suoi figli; Ella è Madre dell'umanità intera. E oggi l'umanità commemora la sua ineffabile Assunzione: Maria è accolta in Cielo, figlia di Dio Padre, madre di Dio Figlio, sposa di Dio Spirito Santo. Più di Lei, soltanto Dio.
Stiamo contemplando un mistero d'amore. La ragione umana non riesce a comprendere. Solo la fede può spiegare come una creatura umana sia stata elevata a una dignità così grande da essere il centro d'amore su cui convergono le compiacenze della Trinità divina. Sappiamo che è un segreto divino. Ma, trattandosi di nostra Madre, ci sentiamo capaci, per così dire, di capire di più di quanto non ci sia concesso in altre verità di fede.
Come ci saremmo comportati se avessimo potuto sceglierci la madre? Credo che avremmo scelto quella che abbiamo, ma l'avremmo colmata d'ogni grazia. Così fece Gesù. Essendo onnipotente, sapientissimo e l'Amore stesso (Deus caritas est, Dio è amore [1 Gv 4, 8]), il suo potere compì per intero tutto il suo volere.
È un ragionamento che i fedeli hanno scoperto da tempo: Era conveniente — scrive san Giovanni Damasceno — che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina. Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa celeste. Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla Croce, ricevendo nel corpo il dolore che le era stato risparmiato nel parto, lo contemplasse seduto alla destra del Padre. Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre e schiava di Dio (SAN GIOVANNI DAMASCENO, Homilia II in dormitionem B.V. Mariae, 14 [PG 96, 742]).

L'ASSUNZIONE DI MARIA, EPILOGO DELL'INCARNAZIONE DEL SIGNORE- San Germano di Costantinopoli


San Germano di Costantinopoli

Nato verso il 635 nella città di cui sarebbe diventato patriarca al termine della sua carriera, Germano di Costantinopoli (+ 733) è il primo vescovo che denunciò con autorità la politica iconoclasta e fu perciò costretto dall'imperatore Leone Isaurico (729) a rassegnare le dimissioni. Come vescovo di Cizico, tuttavia, si era mostrato in passato meno drastico circa il monotelismo dell'imperatore Filippico (712). Come panegirista della santa Vergine, san Germano ci ha lasciato sette discorsi in cui l'incomparabile purezza della Madre di Dio e la sua mediazione universale sono esaltate con termini entusiasti.

O tempio vivente della santissima divinità del Figlio unico, Madre di Dio, io lo ripeto con azioni di grazie, veramente la tua assunzione non ti ha per nulla allontanata dai cristiani. Tu vivi incorruttibile e tuttavia tu non sei lontana da questo mondo di corruzione; anzi, tu sei presso chi ti invoca e coloro che ti cercano con fede ti trovano. Era conveniente che il tuo spirito restasse sempre possente e vivente e che il tuo corpo fosse immortale. Come avrebbe mai potuto la dissoluzione della carne ridurti in cenere e polvere, tu che hai salvato l'uomo dallo sfacelo della morte con l'incarnazione di tuo Figlio? E se tu hai lasciato la terra, è perché il mistero di questa incarnazione prodigiosa si manifesti in tutta la sua evidenza...

giovedì 14 agosto 2014

MARIA SAGRARIO ELVIRA MORAGAS CANTARERO (1881 — 1936) MONACA PROFESSA DELL'ORDINE DELLE CARMELITANE SCALZE - MARTIRE SPAGNOLA - Beatificazione: 10 maggio 1998 - Festa: 15 agosto




Elvira Moragas Cantarero nacque l'8 gennaio 1881 da una famiglia profondamente cristiana a San Martino di Tillo presso Toledo.  A quattro anni con la famiglia si trasferì a Madrid dove il padre continuò a svolgere la sua attività di farmacista fino al 1909, anno in cui morì; la sorella maggiore di Elvira, Sagrario, morì ad appena undici anni, nel 1890, fra la costernazione della famiglia. Elvira ricevette un’educazione e formazione umanistica dal padre che poi proseguì e perfezionò nella scuola delle Mercedarie di San Fernando a Madrid."
Frequentò gli studi superiori con ottimi risultati nell’Istituto Cardenal Cisneros e poi si iscrisse alla Facoltà di Farmacia dell’Università madrilena. Unica donna fra 80-85 studenti, dal 1900 al 1905 frequentò con profitto gli studi universitari laureandosi a ventiquattro anni con ottimi voti.
Ottenuta la laurea prese ad aiutare suo padre nella farmacia ed alla sua morte iniziò a gestirla personalmente, divenendo quasi sicuramente la seconda donna spagnola titolare di un’attività farmaceutica. Due anni dopo perse anche la mamma e restò sola con il fratello Riccardo che restò sempre unito a sua sorella.
Ebbe almeno due pretendenti, cosa naturale per una ragazza di qualità così fuori del comune. Il primo fu congedato presto per la sua giovane età. L'altro sentiva per Elvira molta attrazione e la frequentava piuttosto assiduamente.
Si mostrava corretto, educato e rispettoso. Però Dio vegliava su questa donna di elezione. Un giorno ella si accorse della cattiva condotta del giovane e delle sue idee antireligiose. Immediatamente ruppe con lui, senza far caso a tutte le sue minacce. Rinunciò per sempre alle idee dell'amore umano e si volse all'Amore senza limiti.

Cinque secoli di fede e di storia - Ecco l'origine dei Candelieri – SASSARI 14 Agosto




La melodia del piffero e il ritmo del tamburo, la fatica dei portatori e il contegno dei gremianti, i colori degli addobbi e l’allegria della folla che in un lungo abbracio accompagna i dieci candelieri lungo tutto il percorso che taglia il centro storico. Sono gli ingredienti della Festa dei Candelieri, che si celebra a Sassari ogni 14 agosto. Dieci imponenti ceri lignei vengono trasportati da piazza Castello alla chiesa di Santa Maria di Betlem, dove allo scoccare della mezzanotte vengono deposti attorno al simulacro della Vergine dormiente per ricevere la benedizione.
La storia. La festa dei Candelieri di Sassari trae la sua origine dalla festa dell’Assunta che si celebrava a Pisa alla vigilia della Solennità, il 14 agosto. Il Comune di Sassari fin dal secolo XI intratteneva con la città toscana dei rapporti economici molto stretti e ospitava entro le sue mura una cospicua colonia di pisani, che vi restarono fino al 1284 (anno nel quale, in seguito alla disfatta della Meloria, i pisani furono costretti da Genova ad abbandonare la città). La colonia pisana era strutturata secondo il modello della madrepatria, e aveva perciò dei propri consoli e magistrati e delle proprie tradizioni, tra le quali l’oblazione dei candeli in onore dell’Assunta di Mezzo Agosto. La festa di Pisa era disciplinata dagli Statuti della Repubblica, dai quali si traggono molte notizie storiche sull’oblazione dei candeli. Questa festa divenne a pieno titolo una tradizione sassarese, e anche dopo l’esodo dei toscani essa fu conservata. Originariamente la festa prevedeva l’offerta alla chiesa madre di Santa Maria di Pisa di un certo quantitativo di cera vergine destinata alle funzioni liturgiche. Questo obbligo era esteso anche alle colonie pisane insediate in Sardegna. Erano le corporazioni cittadine delle arti e dei mestieri a prendere su di sé questo compito in nome del popolo. La cera veniva trasportata verso la Cattedrale per mezzo di un corteo religioso. Nelle città toscane essa veniva modellata artisticamente fino a formare costruzioni particolari (a Lucca), oppure veniva utilizzata per abbellire delle imponenti colonne di legno e di carta (così per la festa di s. Giovanni Battista a Firenze).

MASSIMILIANO KOLBE..... dare la VITA per l’OPERA di un ALTRO



Al tempo in cui Padre Massimiliano Kolbe nasce, nel gennaio 1894 - la Polonia non esiste più sulla carta geografica perché smembrata sotto lo Zar russo, il Kaiser prussiano e gli Asburgo. Zdunska Wola -il paese natìo- si trova sotto il potere zarista. La comunità polacca vive nella minaccia di vedersi imporre la lingua russa e la religione ortodossa. Giulio, il padre di Kolbe, verrà perseguitato dai russi a causa della sua partecipazione alla lotta di Indipendenza. Anche il fratello di Kolbe, Francesco, morirà per la patria, nel lager di Dachau.
Allo scoppiare del I° conflitto mondiale nel 1914 Kolbe è in Italia, a Roma, dove si trova con altri sei fra i più brillanti studenti polacchi dell’Ordine Francescano, per conseguire due lauree. Nel ’17 il mondo è col fiato sospeso: il Comunismo è salito al potere in Russia, la Chiesa è perseguitata, i monaci imprigionati nei gulag. In Italia gli austro-ungarici hanno sfondato a Caporetto e dilagano nella pianura veneta. E’ l’anno in cui Kolbe insieme ad alcuni amici fonda la Milizia dell’Immacolata, Associazione cattolica battagliera che negli anni ’30 conterà circa 700 mila iscritti e il cui giornale, “il Cavaliere” raggiungerà il milione di copie mensili.
Lo studente Kolbe eccelle in matematica: risolve problemi complessi più velocemente dei suoi insegnanti! Appassionato di fisica, progetta veicoli interplanetari,è un dotto astronomo. Gioca a calcio e soprattutto a scacchi; gioca non solo per far piacere agli altri ma perchè gli piace vincere. Come professore ha P. Stefano Ignudi uno dei più grandi studiosi della Divina Commedia, che consolida in lui lo spirito apologetico. Durante una manifestazione della Massoneria per le vie di Roma Kolbe dice a un amico: E’ possibile che i nemici di Dio debbano tanto adoperarsi,e noi rimanere oziosi al più pregare senza però agire?

mercoledì 13 agosto 2014

Massimiliano Kolbe - al battesimo Raimondo - nasce l'8 gennaio del 1894 a Zdunska Wola non molto lontano da Lodz (Polonia), figlio di Giulio e Maria Dabrowska.



Nella sua adolescenza, si sente affascinato dall'ideale di San Francesco d' Assisi ed entra nel seminario minore dei Francescani conventuali di Leopoli.
Dopo il noviziato è inviato a Roma, al Collegio Internazionale dell'Ordine, per gli studi ecclesiastici. Nell'anno 1915 consegue il diploma in filosofia e nel 1919 in teologia.
Mentre l'Europa è sconvolta dalla Prima Guerra Mondiale,Massimiliano sognauna grande opera al servizio dell'Immacolata per l'avvento del Regno di Cristo.
La sera del
16 ottobre 1917, fonda con alcuni compagni la "Milizia dell'Immacolata". Il suo fine è la conversione e la santificazione di tutti gli uomini attraverso l'offerta incondizionata alla Vergine Maria.
Nel 1918 è ordinato sacerdote e nel 1919, completati gli studi ecclesiastici, ritorna in Polonia per iniziare a Cracovia un lavoro di organizzazione e animazione del movimento della Milizia dell'Immacolata.
Come strumento di collegamento tra gli aderenti al movimento fonda la rivista "Il Cavaliere dell'Immacolata"
La città dell'Immacolata (Niepokalanow)
Nell'anno 1927 stimolato dal notevole incremento di collaboratori consacrati e dal crescente numero di appartenenti alla M.I., trasferisce il centro editoriale a Niepokalanow, o "Città dell'Immacolata", vicino Varsavia, dove saranno accolti più di 700 religiosi, che si dedicano all'utilizzo dei mezzi di comunicazione sociale per evangelizzare il mondo. Nell'anno 1930 con altri quattro frati, parte per il Giappone, dove fonda "Mugenzai no Sono" o "Giardino dell'Immacolata", nella periferia di Nagasaki, e stampa una rivista mariana. Questa "città" rimase intatta quando nel 1945 esplose, a Nagasaki, la bomba atomica. Nel 1936, rientra in Polonia, sollecitato dalla crescita della comunità religiosa e dall'espansione dell'attività editoriale: undici pubblicazioni di cui un quotidiano di grande ripercussione nella classe popolare con una tiratura 228.560 copie e il Cavaliere con un milione di copie.
Il primo settembre del 1939, scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Anche Niepokalanow è bombardata e saccheggiata. I religiosi devono abbandonarla. Gli edifici sono utilizzati come luogo di prima accoglienza per profughi e militari. Il 17 febbraio 1941 Padre Kolbe è arrestato dalla Gestapo e incarcerato nel carcere Pawiak di Varsavia. Il 28 maggio dello stesso anno è deportato nel campo di sterminio di Auschwitz, nel quale gli viene assegnato il numero 16670.
I frati lasciano Niepokalanow
Alla fine di luglio avviene l'evasione di un prigioniero. Come rappresaglia il comandante Fritsch decide di scegliere dieci compagni dello stesso blocco, condannandoli ingiustamente a morire di fame e di sete nel sotterraneo della morte.
Con lo stupore di tutti i prigionieri e degli stessi nazisti, Padre Massimiliano esce dalle file e si offre in sostituzione di uno dei condannati, il giovane sergente polacco Francesco Gajowniezek.
In questa maniera inaspettata ed eroica Padre Massimiliano scende con i nove nel sotterraneo della morte, dove, uno dopo l'altro, i prigionieri muoiono, consolati, assistiti e benedetti da un santo.
Il 14 agosto 1941, Padre Kolbe termina la sua vita con un'iniezione di acido fenico. Il giorno seguente il suo corpo è bruciato nel forno crematorio e le sue ceneri sparse al vento. Il 10 ottobre 1982, in Piazza San Pietro, Giovanni Paolo II dichiara "Santo" Padre Kolbe, proclamando che "San Massimiliano non morì, ma diede la vita..."

martedì 12 agosto 2014

Santa Giovanna Francesca di Chantal - 12 agosto



S. Giovanna Francesca di Chantal nasce a Digione il 23 gennaio 1572 e muore nel Monastero della Visitazione di Moulins il 13 dicembre 1641.
Giovane vedova, madre di quattro figli, il suo temperamento appassionato e generoso l’ ha lanciata in una ricerca ardente di Dio.
Vi vedo, mi pare, mia cara Figlia, con il vostro cuore vigoroso che vuole potentemente e me ne compiaccio, ma vorrei di più?” (lettera di S. Francesco di Sales): così inizierà la grande amicizia spirituale che spingerà Giovanna Francesca di Chantal sul cammino della santità.
Fu sposa teneramente amata e che amava con lo stesso ardore il proprio marito, morto prematuramente in un incidente di caccia; donna intelligente, madre amorosa ed educatrice eccezionale; caritatevole verso gli afflitti e i miserabili, serviti di propria mano per anni; vedova afflitta, ma non disperata nella prova; donna forte che sa sopportare per lunghi sette anni la tirannia di una serva-padrona nel castello del proprio suocero.

lunedì 11 agosto 2014

Santa Chiara d'Assisi - BENEDETTO XVI - 15 settembre 2010




Cari fratelli e sorelle,
una delle Sante più amate è senz’altro santa Chiara d’Assisi, vissuta nel XIII secolo, contemporanea di san Francesco. La sua testimonianza ci mostra quanto la Chiesa tutta sia debitrice a donne coraggiose e ricche di fede come lei, capaci di dare un decisivo impulso per il rinnovamento della Chiesa.
Chi era dunque Chiara d’Assisi? Per rispondere a questa domanda possediamo fonti sicure: non solo le antiche biografie, come quella di Tommaso da Celano, ma anche gli Atti del processo di canonizzazione promosso dal Papa solo pochi mesi dopo la morte di Chiara e che contiene le testimonianze di coloro che vissero accanto a lei per molto tempo.
Nata nel 1193, Chiara apparteneva ad una famiglia aristocratica e ricca. Rinunciò a nobiltà e a ricchezza per vivere umile e povera, adottando la forma di vita che Francesco d’Assisi proponeva. Anche se i suoi parenti, come accadeva allora, stavano progettando un matrimonio con qualche personaggio di rilievo, Chiara, a 18 anni, con un gesto audace ispirato dal profondo desiderio di seguire Cristo e dall’ammirazione per Francesco, lasciò la casa paterna e, in compagnia di una sua amica, Bona di Guelfuccio, raggiunse segretamente i frati minori presso la piccola chiesa della Porziuncola. Era la sera della Domenica delle Palme del 1211. Nella commozione generale, fu compiuto un gesto altamente simbolico: mentre i suoi compagni tenevano in mano torce accese, Francesco le tagliò i capelli e Chiara indossò un rozzo abito penitenziale. Da quel momento era diventata la vergine sposa di Cristo, umile e povero, e a Lui totalmente si consacrava. Come Chiara e le sue compagne, innumerevoli donne nel corso della storia sono state affascinate dall’amore per Cristo che, nella bellezza della sua Divina Persona, riempie il loro cuore. E la Chiesa tutta, per mezzo della mistica vocazione nuziale delle vergini consacrate, appare ciò che sarà per sempre: la Sposa bella e pura di Cristo.

sabato 9 agosto 2014

Beato don Michele Rua - Tema: Don Bosco - Salesiani - Educazione


In una mattina del 1847, san Giovanni Bosco distribuisce medaglie ai bambini accorsi sul suo passaggio. Un ragazzo d'una decina d'anni, dall'aria timida, gli si para davanti e tende la mano. «Ah, sei tu, Michele! Cosa vuoi? – Una medaglia... – Una medaglia? No. Ancor meglio. – E cosa allora? – Tieni, è per te!» E così dicendo, don Bosco tende la mano sinistra aperta, ma vuota, e, con l'altra, tenuta perpendicolarmente, fa il gesto di tagliarla in due, per offrirgliene la metà. «Andiamo! Prendi! Prendi, ti dico!» Prendere, ma cosa? La mano rimane vuota. Che cosa vuol dire, si chiede il ragazzo. Parecchi anni dopo, don Bosco chiarirà l'enigma: «Caro Michele, tu ed io, nella vita, divideremo sempre tutto: dolori, preoccupazioni, responsabilità, gioie ed il resto, tutto il resto, tutto ci sarà comune».
Michele Rua è nato a Torino il 9 giugno 1837, ultimo di nove figli. Suo padre, Giovanni Battista Rua, muore il 2 agosto 1845. Vedova, la Signora Rua conserva l'alloggio all'interno della Manifattura. Una domenica dell'autunno 1845, Michele spinge la porta del famoso patronato di don Bosco. Questi gli si avvicina, gli mette per qualche istante la mano sul capo e lo fissa stranamente. Michele è ben presto conquistato dalla bontà del giovane sacerdote, che, provvidenzialmente, lo accoglie al patronato due mesi dopo la morte del padre. Il patronato non è banale: poichè nessun proprietario ne vuol sapere di quei ragazzi troppo rumorosi, esso erra da un posto all'altro. Don Bosco è oggetto di molte critiche. Un giorno, il cappellano della Manifattura d'armi dice a Michele: «Ma come? Non sai che don Bosco è gravemente malato? – Non è possibile; l'ho incontrato ieri l'altro. – Ma sì, ti dico, è malato di un male da cui si guarisce solo difficilmente: è la testa che non funziona!» Un po' più tardi, il direttore della Manifattura insiste: «Povero don Bosco! Non sai che la testa gli gira?» Cinquant'anni più tardi, don Michele Rua confesserà: «Se mi avessero parlato così di mio padre, non ne sarei stato più rattristato».

Video Edith Stein

giovedì 7 agosto 2014

La voragine della supplica fiduciosa - Lettera n.34 -



Miei cari Amici,

per quasi un anno ho cambiato alloggio una volta al mese, prima di stabilirmi a N. D. St. Eustase. Poco importano le ragioni di queste peregrinazioni, ma sono addolorato per non aver potuto trovare il tempo di dare mie notizie alla maggior parte di voi. Provo oggi a riscattarmi offrendovi il riassunto di una conferenza di cui potete richiedere la cassetta (ma preferisco il riassunto). Vi parlo di supplica, offritela per me a motivo dei miei spostamenti e aggiungeteci un rendimento di grazie per il mio soggiorno nellAbbazia che mi ha benevolmente accolto...

Festa della Natività di Maria 1995

Fr. M. D. Molinié o.p.

LA VORAGINE DELLA SUPPLICA FIDUCIOSA

Cè una voragine della supplica fiduciosa, nella quale ci si butta o non ci si butta.
Limmagine della voragine, può far pensare ai buchi neri della fisica moderna, al Maelstrom di Edgar Allan Poe, a un ciclone o alle cascate del Niagara... o ancora al vuoto in cui si lancia un paracadutista. Ciò suppone evidentemente un certo coraggio, diver-so però da quello degli alpinisti o dei soldati. Buttarsi in acqua o nel vuoto richiede un coraggio diverso da quello di arrampicarsi o di lottare... richiede il coraggio di buttarsi!
Si dice che nella vita spirituale è il primo passo quello che costa. In questo caso non può valere la stessa affermazione perché il primo passo è nello stesso tempo anche lultimo, come per gli Angeli: Satana non ha accettato di buttarsi nella voragine della supplica fiduciosa.

mercoledì 6 agosto 2014

Dal Vangelo secondo Matteo -Il suo volto brillò come il sole - Mt 17,1-9

Mt 17,1-9 

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Parola del Signore

Riflessione

La Trasfigurazione non è altro che un piccolo e sfizioso antipasto in attesa di assaporare le pietanze che ci attendono in cielo. I tre discepoli hanno avuto l'onore di vedere e gustare per primi questo piatto, ma noi, se ci mettiamo all'ascolto della Parola del Signore, questa luce la possiamo assaporare ogni giorno, a condizione di lasciarci trasformare completamente come Lui desidera. Ma attenzione... una volta che permettiamo alla luce di entrare nel nostro cuore, non diventiamo immuni dalle sofferenze, al contrario... come dice infatti San Paolo nella seconda lettera a Timoteo “...con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.”
E' veramente con la forza di Gesù che riusciamo a sopportare, senza brontolare troppo, le sofferenze di ogni giorno. Questa forza non è altro che la pace che Dio, per grazia, mette dentro di noi. E' come il miele che addolcisce tutte le bevande, i genitori lo mischiano con lo sciroppo amaro, così, alla fine, riusciamo a gustare anche la medicina più orrenda, non solo, chiediamo anche il bis... Mia madre, da piccola, mi fregava sempre!!!
Le parole che Gesù dice ai discepoli terrorizzati sono molto confortanti... Alzatevi e non temete”... l'esortazione del Padre poi, è per tutti noi... Ascoltatelo”.
Pace e bene.

venerdì 1 agosto 2014

Lettere di una bambina morta a otto anni



Miei cari Amici,
il testo che oggi vi propongo costituisce per me un enigma sotto tutti i punti di vista. Quando l’ho ricevuto si presentava sotto la forma di un piccolo opuscolo grigio, senza il nome dell’editore né dell’autore e senza nemmeno una data che consentisse di risalire alla fonte. Il contenuto? Delle lettere inviate da una bambina di nome Stella a un’adolescente di nome Lena: o è una finzione letteraria, o l’autrice e la destinataria sono realmente esistite...
Questo opuscolo ciclostilato mi è stato donato verso il 1996 da un seminarista. Ne aveva trovate 300 copie in uno scatolone nell’abbazia di Champagne-sur-Rhône: ne ha presa una e me l’ha mostrata. Le ho prestato un’attenzione distratta... e oggi la ritrovo, stupefatto di non essermi accorto prima di un simile gioiello!
Non riesco a credere che si tratti di un’opera di fantasia, e mi assumo il rischio di presentarvela come autentica. Pur non potendo sostenere il confronto con gli scritti del Beato Rafael, le pagine che leggerete ci portano nelle profondità della via d’infanzia dove Stella sembra muoversi d’istinto, senza aver avuto, apparentemente, alcuna decisione da prendere, immersa com’era fin dalla nascita in una povertà totale dell’intelligenza e del cuore.

Vi trasmetto dunque questo piccolo tesoro che mi affascina, nella speranza che affascini anche voi e che abbiate voglia come me di saperne di più... e quindi forse di aiutarmi.
Vi ringrazio fin d’ora, e vi do la mia benedizione.

Avvento 2000
Fr. M.D. Molinié, o.p.

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,54-58 - Non è costui il figlio del falegname? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?


Mt 13,54-58

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Parola del Signore
Riflessione

Il mondo non è cambiato dai tempi di Gesù. La gelosia infatti indurisce il cuore delle persone fino al punto da non sopportare che una persona, cresciuta sotto i propri occhi, possa essere il Messia. Anche oggi tanta gente è convinta di sapere tutto di te senza averti mai  frequentato veramente. La presunzione che c'è nel cuore umano impedisce di vedere il buono o il bello nei fratelli. «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua».
Quando la Parola di Dio non garba molto o è scomoda, nel cuore di tanti suscita un pochetto di insofferenza, disagio, e, alla fine, una reazione anche violenta, soprattutto tra le persone che dovrebbero accoglierla con più entusiasmo. La fede ottiene miracoli, ma le persone incredule non saranno mai destinatarie di un miracolo del Signore perché non riuscirebbero a vederlo. Se manca la fede infatti, la forza e l'amore di Gesù non possono guarire, non possono salvare. "Aumenta la nostra fede!". Il Signore rispose: "Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe" (Lc 17 , 6).
Gesù non ha problemi di udito... non è sordo alle nostre sofferenze e al nostro pianto... Dobbiamo però cercare di non fare di testa nostra, ma di ricorrere a Lui che tutto può... Non solo dobbiamo essere certi che Dio ci salverà, ma dobbiamo anche saper aspettare ed essere fiduciosi quando in certi momenti sta in silenzio e sembra lontano... non ci dobbiamo scoraggiare, ma dobbiamo continuare a pregare anche se non otteniamo il risultato sperato. Dobbiamo credere con tutto il cuore che nessuna preghiera resterà senza risposta. I tempi di Dio infatti non sono i nostri... Me ne sono accorta!!! Diceva bene don Divo Barsotti: “Prima che Dio salvi l'uomo, bisogna che l'uomo esperimenti fino in fondo la sua incapacità di agire; bisogna che esperimenti fino in fondo l'inutilità della sua vita e della sua morte”.
Quando saremo stati umiliati per benino, quando saremo diventati umili, Gesù ci darà udienza... Di un Dio così ci si può fidare. Credetemi!!! Fede e preghiera... ecco le due ali che ci permettono di volare verso Gesù. Lui ci aspetta, ci osserva e, come il padre del figliol prodigo ci viene incontro con le braccia spalancate. E' anche vero che la nostra piccola fede molto spesso è messa a dura prova da tante situazioni... ecco perché dobbiamo sempre chiedere al buon Dio di accrescere la nostra fede. Molte volte pensiamo che il nostro posticino in paradiso sia garantito dalle opere che facciamo, dai Rosari che recitiamo e dalle Sante Messe a cui partecipiamo... Che presuntuosi!!! Quello che ci salva infatti non è tanto essere praticanti, ma essere credenti... A questo proposito mi viene in mente una frase mitica di don Divo Barsotti: “Io non stupisco che siano pochi i credenti, ma mi stupisco che ce ne possano essere”... Preghiamo allora con Sant' Agostino: Credo Signore, che io creda sempre più fermamente; spero Signore, che io speri più fiduciosamente; amo Signore, che io ami più ardentemente”.
Pace e bene